Il percorso della memoria, sulle tracce di Camillo Sbarbaro

Il percorso della memoria, sulle tracce di Camillo Sbarbaro

Con questo nuovo articolo vogliamo segnalare un sentiero ancora oggi poco conosciuto che si stacca dal percorso dell’acquedotto storico e raggiunge la collina di Montesignano.

Gli Acciottolati della Val Bisagno

Gli Acciottolati della Val Bisagno

Ospitiamo con molto piacere sul nostro sito l’intervento di Luca Riggio sui risseu della Val Bisagno (a cura del Laboratorio SAN LUCA) Mi presento: mi

La Coop, l’albergo e la clausula di salvaguardia

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Recentemente abbiamo appreso dall’articolo de Il Secolo XIX del 13.10.2016 “Nuova Coop in Val Bisagno, via libera sempre più vicino” che la Coop, tramite il suo

Guerrilla gardening!

Guerrilla gardening!

In attesa di scendere di nuovo per strada il prossimo Sabato 19 Novembre insieme al Comitato di Piazza Adriatico e al Centro documentazione Val Bisagno

Il percorso della memoria, sulle tracce di Camillo Sbarbaro

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Con questo nuovo articolo vogliamo segnalare un sentiero ancora oggi poco conosciuto che si stacca dal percorso dell’acquedotto storico e raggiunge la collina di Montesignano. Il sentiero è percorribile facilmente come deviazione dal percorso principale in circa 30 minuti di cammino.

Il percorso è ricco di testimonianze storiche e culturali d’importanza monumentale con una peculiarità che lo rende unico: i luoghi attraversati sono stati esplicitamente menzionati dal Poeta Camillo Sbarbaro nella poesia “Tramonto a Pontecarrega“. Ancora oggi i luoghi attraversati dal poeta, a quasi cinquant’anni dalla sua morte, si possono facilmente riconoscere anche se avulsi e a volte nascosti dietro l’intensa urbanizzazione del secolo scorso e del passato recente.

Il fascino evocativo di questo percorso è ancora oggi straordinario perché molto del paesaggio descritto dal poeta è ancora leggibile e in grado di emozionare.

Scopriamo questo percorso che idealmente abbiamo chiamato “percorso della memoria, sulle tracce di Camillo Sbarbaro” perché molti hanno dimenticato che questo tracciato un tempo era frequentato da Camillo Sbarbaro. Forse questo paesaggio così evocativo, tanto da essere menzionato dal poeta, ha contribuito a stimolarlo verso quella “tematica della natura” così ricorrente nei suoi testi. I tesori nascosti di valore paesagistico sono ancora oggi straordinariamente intensi e di grande rilevanza per la memoria storica di tutta la Val Bisagno.

Molti, la natura li disturba; i più non la vedono. In lei io mi verso. È la sola costanza, la sola fedeltà che conosco nell’incertezza di tutto” – Camillo Sbarbaro

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Il percorso inizia idealmente come deviazione al percorso principale dell’acquedotto storico in corrispondenza di Salita della Chiappa. Il punto è facilmente riconoscibile per la presenza di uno strano manufatto a pianta quadrata. Si tratta dell’antica garitta del dazio, oggi purtroppo in rovina. Dalla garitta s’imbocca Salita della Chiappa in direzione valle e si raggiunge via Lodi e si prosegue verso Via Piacenza.

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Si percorre un breve tratto lungo la sponda destra del Bisagno lungo Via Piacenza. Da questo punto guardando le sponda sinistra possiamo ammirare il paesaggio descritto da Sbarbaro (Rif. 1) dove in alto svetta la nostra meta: la Chiesa di San Michele Arcangelo di Montesignano. La chiesa ha origini che risalgono al quattrocento, come testimoniano gli affreschi recentemente rinvenuti con gli ultimi restauri. Il campanile che domina l’accesso alla valle del Rio Mermi, come un segnavia, indica la presenza dell’antico valico di crinale che porta verso Sant’Eusebio e Bavari.

Scendendo lungo Via Piacenza s’incontra Ponte Carrega, primo riferimento esplicito nella poesia di Sbarbaro.

S’ingannarono i miei occhi quella sera o Pontecarrega è in mattone (Rif 2)

Al tempo di Camillo Sbarbaro la strada di scorrimento della sponda sinistra non esisteva ancora e il ponte conservava ancora tutte le sue originali arcate.

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Veduta della Chiesa di San Michele dalla sponda sinistra del torrente Bisagno

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Pontecarrega al tempo del Poeta Sbarbaro

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Pontecarrega come appare oggi

Attraversata la strada di scorrimento, dopo la prima rotonda, guadagnano nuovamente il percorso storico, più o meno dove finiva l’antico ponte prima del suo restringimento, ovvero in corrispondenza a Salita alla Chiesa di Montesignano. Qui incontriamo il secondo riferimento esplicito nella poesia di Sbarbaro.

La stagione arruginiva il cono cui la borgata s’inerpica, pezzato di vigne (Rif 3)

L’antica borgata di Ponte Carrega a cui il poeta si riferisce è quella parte dell’abitato di Pontecarrega che sale verso la Chiesa di Montesignano le cui colline erano un tempo tappezzate di vigne. Il borgo è tuttora esistente ma le colline, in parte edificate, sono ancora oggi ben tenute con alberi da frutto e siepi.

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“il cono cui la borgata s’inerpica, pezzato di vigne”, il borgo esiste ancora ma è rimasto dietro i depositi delle ex. Officine Guglielmetti

 

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Borgata di Pontecarrega come appare oggi, verso Salita alla Chiesa di Montesignano

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il percorso sale verso Salita alla Chiesa di Montesignano

Superate le prime case la strada risale con i caratteristici tratti di una mulattiera acciottolata ma le pietre sono visibili solo al primo tornante mentre l’inizio del percorso è purtroppo ricoperto d’asfaltato. Il gruppo di edifici che si attraversa costituiscono il nucleo storico di Pontecarrega, probabilmente coevo con il ponte da cui prende il nome.

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Particolare della cartografia militare del Genio sardo rappresentante Pontecarrega con gli edifici della borgata omonima. Ignazio Porro, 1835

Consigliamo di soffermarsi sui particolari perché nel retro del borgo è ancora visibile il profilo dell’argine originale del Bisagno prima del suo restringimento. Il profilo coincide con il confine degli orti urbani ancora esistenti e ben mantenuti dietro gli edifici della borgata.

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Borgata storica di Pontecarrega ancora esistente dietro le ex. Officine Guglielmetti

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Particolare di un cortile nella borgata

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Inizio di Salita alla Chiesa di Montesignano (loc. detta “porte chiuse”)


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Pompa idraulica per pozzo in uno dei cortili della borgata

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Risalita dopo il primo tornante di Salita alla Chiesa di Montesignano

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Salita dopo il secondo tornante di Salita alla Chiesa di Montesignano

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Ultimo tratto della salita prima di arrivare alla Chiesa di San Michele Arcangelo di Montesignano

Al termine della salita la mattonata s’interrompe bruscamente per l’allargamento di Via Mogadiscio che sale verso S. Eusebio.

Finalmente siamo arrivati al sagrato della Chiesa di Montesignano, San Michele Arcangelo, e scopriamo il terzo riferimento esplicito nella poesia di Sbarbaro

Dal rogo scampavano solo le querce del sagrato.(Rif 4)

Il sagrato della chiesa è caratterizzato ancora oggi dall’antico mosaico acciottolato, uno dei più belli della Val Bisagno. Uno dei due lecci (Quercus ilex) a cui il Poeta si riferiva è ancora presente con i sui 300 e passa anni di esistenza.

San Michele Arcangelo di Montesignano

Sagrato della Chiesa San Michele Arcangelo di Montesignano

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Facciata della Chiesa di San Michele Arcangelo di Montesignano

 

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Una delle due querce rimasta come era al tempo di Camillo  ..”dal rogo scamparono solo le querce del sagrato”

Dal sagrato della Chiesa s’affacciano davanti a noi i crinali del parco dei forti, notiamo sulla sinistra Forte Sperone, poi spostandoci sulla destra in ordine Forte Puin e Forte Diamante con la sua inconfondibile forma a piramide. Questo paesaggio non è sfuggito al Poeta che così lo rappresenta:

I torvi picchi dei Forti in corona erano giganti che assistevano alla nascita d’una rosa” 

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Vista del parco dei forti dal sagrato della Chiesa, il paesaggio descritto dal poeta e forse come queste le nuvolaglie a cui si riferiva?

 

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Pontecarrega dal sagrato della Chiesa, “..un attimo dopo la borgata si splendette di un più raccolto lume.”

Per visitare la Chiesa consigliamo di contattare la Parrocchia o la Confraternita del Santissimo Sacramento e Santa Maria di Terpi, una delle confraternite più antiche della vallata e della città, la cui fondazione risale a 541 anni fa. Il nucleo originario della attuale chiesa è già presente infatti nel 1475, anno a cui si fa risalire la nascita della Confraternita e dell’oratorio, trasformato poi in chiesa parrocchiale nel 1818. Al suo interno si conservano opere della scuola genovese del seicento, da Orazio De Ferrari al Biscaino. Svetta per importanza la grande pala d’altare del fiammingo Cornelius De Wael, uno dei primi fiamminghi a lavorare in pianta stabile a Genova nella prima metà del seicento. Anche i marmi degli altari sono importanti: negli anni della trasformazione da oratorio a chiesa parrocchiale vennero acquisiti gli antichi marmi di San Domenico, demolito proprio in quegli anni per far spazio al Teatro Carlo Felice. Meritano ancora citazioni il ciclo di affreschi realizzati sulla volta dal Passano nel 1846 e l’ampio e prezioso corredo di stoffe e di cristi processionali della Confraternita. La statua lignea della Madonna del Maragliano è invece oggi conservata nella nuova sede parrocchiale in Via Terpi.

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cappa processionale della Confreternita, da poco restaurata

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La Madonna del Maragliano, conservata in Via Terpi

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Tracce degli affreschi quattrocenteschi ritrovati dietro il coro

 

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Particolare della pala d’altare di C. De Wael

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Ancora tracce degli antichi affreschi del ‘400 recentemente ritrovati

Non sappiamo se il Poeta ha proseguito oltre il sagrato, noi consigliamo di proseguire verso la borgata in località Terpi risalendo l’omonima mattonata fino alla Villa Durazzo-Grimaldi-Chiarella, la cui fabbrica risale agli inizi del seicento, e che fu anche sede del Comune di Bavari.(Rif. 5) dove notiamo come il paesaggio si apre nuovamente con i verdi crinali di S. Eusebio, di Monte Ratti e di Quezzi con la caratteristica torretta di costruzione sabauda. 

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Villa monumentale Durazzo-Grimaldi del secolo XVI. Il palazzo fu anche proprietà Raggi, Grillo-Cattaneo, Burlando e Chiarella

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Affresco interno alla villa

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Androne interno della villa

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Vista del campanile da Terpi


Il nostro percorso giunge a termine ma per ripercorrere le orme di Sbarbaro occorre ridiscendere nuovamente da dove siamo venuti.

Al ritorno, esprimeva l’ultima luce la vetrata limone dei “Paolotti(Rif. 6) 

I Paolotti è il nome di una delle tante osterie di Pontecarrega. Di questo luogo rimangono ancora molti ricordi nella memoria collettiva degli abitanti perché sono disponibili alcune fotografie su come si svolgeva la vita sociale di un tempo.

Anche in questo caso l’antica osteria è ancora riconoscibile nel contesto avulso e disordinato dell’urbanizzazione. I discutibili interventi urbanistici di recente realizzazione non hanno saputo cogliere e interpretare al meglio i valori della memoria, forse si poteva armonizzare con maggiore efficacia l’esigenze del nostro tempo con il prezioso tessuto storicamente consolidato che rappresenta un collegamento ideale, storicamente certo, tra i due parchi monumentali dei forti di Genova, quelli del versante occidentale e quelli del versante orientale, collegamento tanto auspicato per una effettiva valorizzazione di questo immenso patrimonio culturale.

Si ricorda per chi volesse ristorarsi, che la vecchia osteria dei Paolotti è ancora esistente, ma oggi si chiama trattoria “al Ciclamino”.

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Momento di socialità all’inizio del secolo scorso presso l’osteria dei Paolotti

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Insegna riconoscibile dell’osteria Paolotti

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L’antica osteria dei Paolotti, oggi trattoria “Il Ciclamino” e l’antica borgata di Pontecarrega ancora oggi riconoscibile nonostante l’aggressiva l’urbanizzazione del nostro tempo

 Vogliamo concludere la nostra breve descrizione con queste ultime parole

Sul ponte di tozza pietra bambinelle si davano la mano a girotondo” 

Di là del fiume il Caffè dei Velocipedisti sbadigliava dai buchi delle porte la noia della giornata.
Pontecarrega, rosso fiore colto dagli occhi una sera; come un ricordo d’amore tra le pagine chiuso.

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   Il testo integrale della poesia e la galleria storica è disponibile a questo <link>

Camillo Sbarbaro 

Video su Camillo Sbarbato Città Metropolitana di Genova

Per approfondimenti su Camillo Sbarbaro e la tematica della natura

Camillo Sbarbaro, proposta di lettura del prof. Silvio Guarnieri

Alcune poesie

il mio cuore si gonfia per te terra,Camillo Sbarbaro

A volte, mentre vado per le strade – Camillo Sbarbaro

Svegliandomi il mattino – Camillo Sbarbaro

Talor mentre cammino, Camillo Sbarbaro

Forse un giorno, sorella – Camillo Sbarbaro

Padre che muori tutti i giorni un poco – Camillo Sbarbaro

Padre se tu non fossi – Camillo Sbarbaro

La trama delle lucciole – Camillo Sbarbaro

Gli Acciottolati della Val Bisagno

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Ospitiamo con molto piacere sul nostro sito l’intervento di Luca Riggio sui risseu della Val Bisagno

(a cura del Laboratorio SAN LUCA)

Mi presento: mi chiamo Luca Riggio, e da dieci anni mi occupo di acciottolati liguri (di rissêu, per dirla alla ligure) realizzandoli, restaurandoli e documentandoli. Essendo valbisagnino sono felice di condividere brevemente qui le mie ricerche, per cultura ma anche per dare lo spunto di una bella gita.
Usciamo dal centro città e risaliamo il torrente: 1) sotto la fermata Brignole della metro è stato scoperto il cinquecentesco sagrato di Santa Maria degli Incrociati, tra i più antichi della città, e proprio lì ne trovate una porzione e qualche foto; 2) a sinistra, in via s.Bartolomeo degli Armeni, c’è Villa Pallavicino delle Peschiere, con molti splendidi acciottolati ben conservati nel giardino, ma occorre chiedere il permesso all’amministrazione; 3) a destra in alto c’è la Madonna del Monte, datato 1904, con bel tappeto quadrato con stemmi, restaurato da Armando Porta; 4) risalendo il fiume, sopra il cimitero spicca la Chiesa di S.Bartolomeo di Staglieno, sagrato ricco con interessanti e insolite tessiture bianche e nere, ben restaurato di recente; 5) dall’altro lato, dominante su Ponte Carrega, abbiamo il magico sagrato della Chiesa di S.Michele Arcangelo, con i grigi e i bianchi incerti tipici degli acciottolati più antichi e rustici –i ciottoli sono piuttosto grossi e a km.0: i disegni, archetipici, asimmetrici e imprevedibili, tendono a confondersi con lo sfondo grigio; 6) poco più avanti, sul lato sinistro, c’è la Chiesa vecchia di S.Gottardo, un sagrato grande e accurato ma quasi completamente distrutto; 7) in ottime condizioni invece il sagrato della Chiesa dell’Assunta di Molassana, in via S.Felice, con la caratteristica M mariana coronata in un fine riquadro bianco e nero in mezzo al piazzale di bianchi e grigi ; 8) più avanti, sempre sulla sinistra per noi che risaliamo, imbocchiamo la strada per Creto – dopo qualche tornante troviamo la meravigliosa Chiesa di S.Siro di Struppa, con un grande sagrato nuovo indegno di lei, da menzionare in negativo per la poca cura del progetto e della posa e per i ciottoli impropri – istruttivo il confronto con i pochi metri quadri antichi davanti all’adiacente Oratorio; 9) seguiamo ancora questa strada e troviamo S.Giovanni Battista di Aggio, sagrato lungo e stretto a “frecce” bianche e nere, datato 1894, con un bel panorama; 10) tornati a valle proseguiamo di poche centinaia di metri e imbocchiamo via Trossarelli: la prima Chiesa, quella di S.Cosimo, è una delle tante che hanno perso il proprio rissêu (come anche Fontanegli e S.Eusebio), ma per fortuna dopo troviamo S.Martino di Struppa, 1887, e nella penombra degli alberi possiamo ammirare un grande e insolito sagrato bianco e nero – davanti all’ingresso un fiore “optical” a dodici petali e quattro spirali, di casa nel Levante ligure ma qui strane; 11) proseguiamo nella risalita del Bisagno, usciamo dalla città, prendiamo la SS 45 e svoltiamo a sinistra sul ponte direzione Davagna. Dopo qualche km troviamo la chiesa di S.Andrea di Càlvari, con acciottolato non molto grande, grigio, a ciottoli piuttosto grandi ma con posa estremamente accurata, tessitura originale e ottimo stato di conservazione; 12) il penultimo di questo giro si trova a Terrusso, sull’altra sponda del Bisagno, bivio sulla SS 45 a destra salendo, ed è un grande regalo per chi ama la cultura popolare: più rustico di quello di Calvari, con ciottoli più grandi e con tanti disegni evidentemente improvvisati e un po’ misteriosi, effetto accentuato dal fatto che la differenza tra bianchi e grigi, già in partenza non netta, si è ridotta col tempo; 13) purtroppo chiudiamo il giro con una nota dolente: il grande sagrato di S.Alberto di Bargagli è stato per metà asfaltato, e per metà è in stato di abbandono: incredibile il degrado a cui ho assistito nel giro di pochi anni, tra poco sarà del tutto illeggibile.

Luca Riggio
classe 1963, ha trovato nell’acciottolato il punto di equilibrio tra uomo e natura, di incontro tra spirito e materia, esempio di progresso umanistico e sostenibile (approfondimenti sul sito www.laboratoriosanluca.it), riproduzione riservata.

San Bartolomeo di Staglieno

San Bartolomeo di Staglieno – (Nota 1)

San Michele Arcangelo di Montesignano

San Michele Arcangelo di Montesignano

San Martino di Struppa

San Martino di Struppa

San Giovanni Battista di Terrusso

San Giovanni Battista di Terrusso

Sant'Alberto di Bargagli

Sant’Alberto di Bargagli

 

Nota (1) : Il sagrato della Chiesa di San Michele di Montesignano è stato menzionato nella Poesia di Camillo Sbarbaro, “Tramonto a Ponte Carrega”, nella raccolta Truccioli.

La Coop, l’albergo e la clausula di salvaguardia

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Recentemente abbiamo appreso dall’articolo de Il Secolo XIX del 13.10.2016 “Nuova Coop in Val Bisagno, via libera sempre più vicino” che la Coop, tramite il suo braccio immobiliare Talea, ha presentato lo scorso  settembre un progetto di modifica morfologica dei terreni in area inondabile nelle aree ex Officine Guglielmetti (SU 403_16).

Un adeguamento funzionale che, stando a quanto sostenuto dai proponenti, sarebbe idoneo a sbloccare il vincolo del Piano di Bacino, causa principale che aveva fermato l’iter di approvazione del maxi centro commerciale con annesso albergo e ancora fermo anche a seguito della recente bocciatura del TAR (Vedi articolo Repubblica 11.11.2016)

Dall’articolo de Ii Secolo XIX apprendiamo che il Vice Sindaco Bernini attende il responso dagli uffici tecnici dell’urbanistica e sostiene che “se fosse superata quella criticità, altri vincoli non ce ne sarebbero”.

L’articolo indica che il progetto Talea è pienamente compatibile con il PUC di recente approvazione. Al termine dell’articolo si fa ancora riferimento alla famosa clausola di salvaguardia (Vedi ad esempio articolo 10.12.2014) , ovvero che se Coop non riuscirà ad ottenere l’approvazione di quanto ha intenzione di realizzare, il Comune dovrà restituire 25 milioni di euro e riprendersi l’area venduta da AMI nel 2010 tramite pubblico incanto.

Con questo nostro post intendiamo fare chiarezza su alcune affermazioni che, a nostro avviso, riteniamo incomplete e non totalmente corrette.

La Coop acquisisce l’area delle ex Officine Guglielmetti il giorno 28 dicembre 2010, dopo che l’azienda AMI S.p.A. (azienda mobilità infrastrutture) interamente partecipata dal Comune di Genova, l’aveva messa in vendita tramite gara pubblica. Il bando fu pubblicato il 20 novembre 2009, poi a seguito di richiesta di proroga, rimandato il 26 febbraio 2010.

Il bando precisava che l’aggiudicazione sarebbe stata sottoposta alla “condizione sospensiva” dell’approvazione della variante al PUC di Genova il cui relativo procedimento amministrativo si trovava in itinere al momento della pubblicazione del bando di vendita.

L’offerta di Talea S.p.A. è stata l’unica pervenuta e il prezzo offerto fu di 25.118.000,00 euro su una base d’asta non ribassabile di 25.000.000,00 euro.

Nell’atto di compra vendita disponibile agli atti, si evince che la Talea S.p.A. si è determinata all’acquisto dell’area sul presupposto essenziale, noto ad AMI, di poter realizzare nel settore 2 dell’area, nel caso di un progetto unitario esteso, una razionalizzazione delle funzioni e una ricomposizione architettonica della totalità dell’area con ampliamento della (GSV) Grande Struttura di Vendita alimentare esistente integrata con funzioni commerciali.

Nello stesso atto si evince che con la variante al PUC adottata con deliberazione C.C. n. 57/2009, CC. n. 106/09 e CC. n. 50/10, l’area è diventata urbanisticamente idonea alla trasformazione urbanistica indicata da Coop.

Da quanto sopra esposto emerge chiaramente che la restituzione della quota versata al Comune per l’acquisto dell’area è una eventualità condizionata solo se il compratore non potesse realizzare quanto prevedeva di fare con la variante al PUC del 2010 che però non prevedeva la funzione ricettiva ovvero l’albergo nel settore 2 e che tra l’altro impone anche forti limiti nelle altezze dei nuovi edifici.

Nella nuova versione del PUC del 2015 permangono i limiti indicati nel PUC del 2010 che andavano bene a Coop all’atto della compravendita. Infatti in tale periodo la Coop aveva accordi con la Sogegross per il suo trasferimento in quelle aree, ma poi la Sogegross ha dirottato il suo trasferimento nei nuovi spazi commerciali disponibili nel nuovo edificio ex Italcementi-Bricoman.

Le attuali intenzioni di Coop per valorizzare le aree sono diverse da quelle che prevedeva nel 2010 al momento della compravendita, perché oggi il mercato immobiliare è cambiato vista la scarsa domanda delle aree a destinazione produttiva, artigianale, industriale.

Nel 2013 Talea al fine di meglio valorizzare l’investimento ha richiesto al Comune la possibilità di realizzare una variante al PUC del 2010, chiedendo la possibilità di costruire un albergo con l’istanza S.U. 294/13 dove si chiedeva oltre alla destinazione ricettiva anche la rimozione del vincolo in altezza dei nuovi edifici nel settore 2.

Con quanto sopra esposto riteniamo che non sia del tutto veritiera l’affermazione che il progetto presentato da Coop sia ad oggi completamente compatibile con il PUC vigente. L’iter di approvazione dovrà dunque superare un ulteriore approvazione da parte del Consiglio Comunale che potrà accogliere o rigettare, nel libero esercizio delle proprie funzioni, questa variante senza il timore di dover restituire i soldi perché in questo caso la clausola di salvaguardia non sarebbe applicabile. Le richieste di Coop con l’istanza S.U. 294/13 vanno ben oltre le iniziali destinazioni urbanistiche previste dal PUC del 2010 e di quanto Coop voleva realizzare al momento dell’acquisto delle aree.

Qui sotto riportiamo stralcio del PUC vigente dove si evince che nel sub settore 2 non è prevista la destinazione ricettiva.

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La variante proposta da Coop nel 2013 propone una riduzione delle superfici edificabili complessive, ma nello stesso tempo chiede di eliminare i vincoli in altezza dei nuovi volumi proprio nel settore 2, ovvero laddove la valle del Mermi si apre e offre maggiore visibilità al paesaggio. Per esempio la storica Chiesa di S.Michele di Montesignano e le sue colline, fino alla torretta di Quezzi, saranno completamente sovrastate dal nuovo impattante edificio alberghiero. 

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(foto realizzata dal nostro staff che mostra indicativamente come impatterà il nuovo edificio Coop sul paesaggio della Val Bisagno)

Qui sotto indichiamo lo stralcio della richiesta di variante dell’istanza S.U. 294/13 proposta da Talea dove si evince che sono proprio i vincoli in altezza a voler essere eliminati dal piano urbanistico e di fatto danneggiando irreversibilmente la visibilità e il paesaggio in uno dei punti più interessanti della Val Bisagno.

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Questa proposta non sembra coerente con i valori sponsorizzati da Coop, normalmente così attenta ai valori dell’ambiente e del territorio, ma così distratta quando questi valori confliggono con i propri interessi imprenditoriali.

Eppure questi sono i luoghi decantati dal Poeta Camillo Sbarbaro, luoghi che per la Val Bisagno sono ancora ricchi e significativi di valori e di identità.

Chiediamo a Coop e al Comune di evitare l’ennesimo scempio della Val Bisagno; chiediamo ai consiglieri comunali di oggi e del prossimo consiglio comunale di rigettare con forza la variante al PUC proposta nel 2013 e di invitare il proponente a migliorare il proprio disegno progettuale in modo da valorizzare soprattutto i tessuti urbani storicamente consolidati, quelli in grado di dare identità ai luoghi, mostrare bellezza e non degrado. Questo dovrebbe essere il primo punto di qualsiasi programma politico per la Valbisagno.

Questo dovrebbe essere il primo punto di una Cooperativa che dice “di non voler vendere solo scatolette”.

Crediamo che le cose si possano fare bene con piena soddisfazione da tutte le parti nel rispetto del territorio.

Per questo noi Amici di Ponte Carrega avevamo chiesto alla Coop Liguria un percorso garantito per una progettazione partecipata del nuovo insediamento. Questo percorso è stato chiesto portando concrete proposte progettuali alternative come esempio di una progettazione più rispettosa per il territorio. Tutto ciò era stato chiesto, ad esempio, anche in un ambito istituzionale prestigioso quale è stato il X Congresso Mondiale di Mediazione Comunitaria svoltosi a Genova nel 2014. Queste richieste sono state fatte continuamente nel tempo e ormai già da diversi anni ma per fare tutto questo occorre che sia veramente disponibile l’interlocutore principale: il proponente, la Coop Liguria.

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(incontro con Coop al X Congresso Mondiale di Mediazione comunitaria per chiedere ufficialmente un percorso di partecipazione al progetto ex-officine Guglielmetti – percorso in seguito negato)

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Noi ci siamo!.. e insieme a molte altre realtà associative presenti nel territorio difenderemo questo bene comune perché riteniamo che il patrimonio paesaggistico della Val Bisagno sia oggi più che mai in pericolo per questa operazione.