I primi mesi del ritorno della nostra amatissima ferrovia!

  Un calorosissimo bentornato a tutti con il primo appuntamento della nuova stagione con la nostra amata ferrovia. Sono passati poco meno di quattro mesi da quel

Storia e tradizioni della Val Bisagno: Fontanegli e la lavorazione del corallo

La Media Valle della Valbisagno è formata da antiche frazioni in cui gli abitanti si occupavano prevalentemente di agricoltura. Ma c’è un paese che in

Via Madre di Dio

Il proposito di questo documento video di Samantha Woods sulla demolizione dell’intero quartiere di Via Madre di Dio a Genova,e quindi della costruzione di nuovi

Alcune osservazioni presentate al Municipio IV sul nostro quartiere

Il documento è stato inviato in Municipio alla fine di Luglio. -sistemazione idraulica Rio Torre In merito ai lavori di sistemazione idraulica del Rio Torre si

Nuovi alberi e nuove bocche di lupo per il quartiere

Nuovi alberi e nuove bocche di lupo per il quartiere

Dopo i sopralluoghi degli scorsi mesi e la presentazione di osservazioni da parte della nostra associazione registriamo sia da parte pubblica (Municipio IV Media Val

Proposta di Regolamento sulla collaborazione tra cittadini ed amministrazione per la cura, la gestione e la rigenerazione in forma condivisa dei beni comuni urbani

Proposta di Regolamento sulla collaborazione tra cittadini ed amministrazione per la cura, la gestione e la rigenerazione in forma condivisa dei beni comuni urbani

Qui di seguito trovate il pdf della bozza di testo del Regolamento sulla Collaborazione tra cittadini e amministrazione presentato il 27 Luglio in Municipio IV

I primi mesi del ritorno della nostra amatissima ferrovia!

 

Un calorosissimo bentornato a tutti con il primo appuntamento della nuova stagione con la nostra amata ferrovia.

Sono passati poco meno di quattro mesi da quel fatidico 21 Maggio 2016, allorché il nostro gioiello è stato finalmente riaperto. Molte cose sono cambiate da quella data e ancora molte cambieranno da dopo l’Estate in avanti, soprattutto a livello di integrazione con gli altri mezzi di trasporto. Il bilancio dunque è assolutamente positivo e fa quindi ben sperare. I treni sono sempre stati pieni, molto spesso infatti si sono dovute aggiungere carrozze per far fronte alla domanda sempre crescente, e da tutta Europa, specialmente dalla Germania, fervono richieste per treni speciali, comitive scolastiche e molte altre iniziative.

img_1013

Foto 1 Vettura A5 con la colorazione originale nei pressi di Sant’ Olcese Tullo

Dai dati statistici, e come hanno riportato alcuni giornali poco più di un mese fa, sono oltre 30000 i viaggiatori, tra turisti, pendolari, curiosi o più semplicemente tra chi voleva passare una gita fuori porta, diversa dalle altre, che si sono avvicendati in questo periodo. Al dato registrato al 23 Luglio erano esattamente 28845 per un totale di 883 corse effettuate, di cui ben 4 straordinarie nel ponte del 2 Giugno, con una media giornaliera di 800 persone. Ecco un video realizzato il giorno della riapertura.

Si tratta di un risultato straordinario se si consideravano le medie giornaliere di sempre e degli ultimi anni fino alla momentanea chiusura dall’USTIF (Ufficio Speciale Trasporti a Impianto Fisso), mentre non c’è certamente da meravigliarsi se si analizza l’attaccamento che da sempre la città e l’entroterra hanno dimostrato, la passione grazie ai quali è stata possibile la riapertura. Anzi c’ è stata una ancora più forte dimostrazione, se mai ce ne fosse stato ancora il bisogno, la necessità, di attaccamento.

Sono state inoltre previste agevolazioni per le famiglie e una maggiore integrazione che riguarda i titoli di viaggio, quindi sia a livello urbano che extraurbano, al fine di favorire l’interscambio tra il mezzo e gli altri vettori, rivolte a coloro i quali si devono recare quotidianamente in città, con particolare riferimento alle categorie degli studenti, pendolari e con la creazione di pacchetti turistici

Notizie sui dati tecnici e rinnovamento

A livello di notizie, dati tecnici sul ripristino al 100% della linea, si sono completati gli ultimi ritocchi per evitare alcuni rallentamenti che avevano creato qualche piccolo disagio. In particolare si sono conclusi nei primi giorni del mese di Luglio le ultime fasi dei lavori all’armamento ferroviario, svolti tipicamente di notte per non intralciare la regolare circolazione dei convogli, con il rinnovamento delle tratte nei pressi della galleria di Crocetta e del curvone di Sant’ Olcese e successivamente presso la galleria Trensasco, tra i pali 454/459 e nella zona del palo 412.

Oltre a questo sono state completamente realizzate delle cunette e dei cunettoni, sul versante della Val Bisagno, in modo da prevenire fenomeni di erosione della massicciata in caso di piogge intense e persistenti. Questi interventi sono stati effettuati di giorno, fra un treno e l’altro, grazie all’ausilio di un dumper-betoniera caricato sul carro ferroviario a pianale ribassato 476 .

13631406_662010550634189_6214844908401063736_n

Foto 2  Lavori all’armamento sulla linea

Iniziative

Dopo aver riportato le ultime notizie passiamo ora alle numerose iniziative che si sono organizzate durante il periodo estivo. Molto lustro, risalto è stato dato in merito alla iniziativa, da parte del noto portale “Food in Italy” di proporre un interessante itinerario enogastronomico attraverso il suggestivo fascino, unico ed assolutamente inconfondibile, della nostra amata ferrovia, dal nome Viaggio tra i Sapori delle valli liguri sul trenino di Casella. Si tratta, come detto, di una occasione irripetibile di riscoperta delle nostre tradizioni culinarie, vinicole a strettissimo contatto con la natura ed un paesaggio mozzafiato che non ha nulla da invidiare alle più blasonate ferrovie svizzere. Senza essere presuntuosi possiamo quindi definirla il Bernina italiano, se non altro per la fiammante nuova colorazione delle vetture.

admin-ajax1

 Foto 3 Vettura A9 con la nuova colorazione a Casella paese

Si sono potuti possibile degustare i prodotti tipici della nostre zone, tra cui focacce, il famoso salame di Sant’ Olcese, formaggi tipici, persino i pesci d’acqua dolce del torrente Scrivia, torta pasqualina fiino ad arrivare alla frutta, ai dolci e al vino DOP( Denominazione di Origine protetta ) della val Polcevera. Tra i dolci, non potevano e non possono mancare ovviamente il pandolce, anche se in anticipo di qualche mese rispetto al periodo, i canestrelli di Avosso, per chi non lo conoscesse un piccolo paese alle spalle di Casella e gli amaretti locali.

Tra le manifestazioni da poco concluse, dal 31 Agosto all’11 Settembre, c’è da sottolineare il grandissimo successo dello spettacolo a cura del Teatro Cargo dal titolo “Donne in guerra”, a bordo del Treno storico, quello con la locomotiva elettrica più vecchia d’Italia, la mitica 29, inizialmente in forza sulla Ferrovia Adriatico Sangritana.

img_1006

Foto 4 Locomotore 29 della FGC

Si tratta infatti del più grande esempio di longevità per quanto riguarda un locomotore elettrico, una delle prime macchine a corrente continua ad alto potenziale, che comunque era nata in Liguria, essendo stata costruita nel 1924 dalla T.I.B.B.( Tecnomasio Italiana Brown Boveri) di Milano per la parte elettrica, e di Vado Ligure, l’attuale stabilimento della Bombardier, per la parte meccanica ed entrò in servizio il 10 Luglio di quell’anno.

Tra tutte le lodi ci teniamo, ci tengo a precisare, anche una piccola nota non dico critica ma comunque che sta a testimoniare quanto il concetto della sicurezza sia uno dei punti cardine della nostro gioiello, come deve essere per ogni mezzo di trasporto, pubblico o privato che sia. Mi riferisco in particolare all’ inutile polemica immediatamente seguente al tragico incidente ferroviario del 14 Luglio in Puglia, lungo la linea in dote alla Ferrotranviaria S.P.A., nel tratto tra Carenzo e Barletta, da parte del Comitato Pendolari della Genova – Milano in merito ad eventuali rischi di sicurezza.

Come sappiamo tutti, e come ampiamente chiarito dal presidente dell’Associazione Amici della Ferrovia Andrea Martinelli in un giustissimo comunicato di precisazione, si tratta di due ferrovie assolutamente non paragonabile sotto tutti i punti di vista, utenza, numero di viaggi, basti pensare che ogni giorno la ferrovia pugliese compie oltre 600 corse contro le 18 nostre, lunghezza della tratta, distanza e numero di fermate, lunghezza dei convogli, segnalamento.

Da ribadire con estrema chiarezza che non centra affatto il binario unico,il quale può essere una discriminante solo se non si raddoppia il tracciato in presenza di traffico tale da giustificare  l’investimento, ma che non costituisce affatto un pericolo, tenuto conto che quasi la metà delle ferrovie in Europa, private e pubbliche, sono a semplice binario, e tra queste purtroppo annoveriamo anche quella che tutto dovrebbe essere fuorché a binario singolo, la linea internazionale costiera per la Francia.

Veniamo quindi al segnalamento, l’ago della discordia. Come dice infatti il decreto DM. 28T/2005 prima e il D.Lgs 15/VII/2015 n. 112 poi, è stata esclusa dall’obbligo di attrezzare linea e mezzi con un sottosistema di bordo evoluto atto al controllo della marcia treno, ossia simile all’S.C.M.T.(Sistema di Controllo Marcia Treno) ed affini, proprio in virtù delle caratteristiche particolari della linea, velocità massima 35 km/h, media 25 km /h, tracciato tortuoso che di fatto la rendono paragonabile ad una tranvia extraurbana piuttosto che ad una vera e propria ferrovia, sull’esempio della ferrovia a cremagliera Principe – Granarolo, di fatto una tranvia esercita infatti con veicoli tranviari tipo Castegini risalenti al 1929 e soprattutto i tram milanesi interurbani, con la superstite Comasina –  Limbiate, esercita con veicoli, i cosiddetti “Treni bloccati”, convogli formati da tre vetture piuttosto datati.

Concludendo, vi diamo l’appuntamento al prossimo articolo, sperando che lo si possa finalmente iniziare con alcune novità, su tutte il rinnovo per il materiale rotabile con il tanto sospirato Tram – Treno dell’AnsaldoBreda.

Storia e tradizioni della Val Bisagno: Fontanegli e la lavorazione del corallo

La Media Valle della Valbisagno è formata da antiche frazioni in cui gli abitanti si occupavano prevalentemente di agricoltura. Ma c’è un paese che in questo si è differenziato da ogni altro: Fontanegli, il paese a forma di cuore. Prima di addentrarci in questo discorso, conosciamolo meglio. Situato su una collina nel versante sinistro del torrente Bisagno, facente parte del comune di Bavari. È nato da piccole famiglie contadine nei pressi della “via del sale”, creando così un luogo di ristoro per i mercanti. Il suo nome, come si può intuire, è stato ispirato dalla presenza di numerose sorgenti naturali, infatti il termine “Fontanegli” deriva dalla forma dialettale “Fontaneggi”. Per la sua posizione soleggiata e tipicamente fresca, questa vallata è stata scelta come luogo di villeggiatura da importanti famiglie nobili, di cui possiamo ancora trovare tre ville: Villa Ferretto, Villa Centurione Thellung e Villa Raggi. Villa Ferretto, di origine seicentesca, è stata proprietà dei marchesi omonimi e successivamente di altre famiglie molto conosciute nella Valbisagno. La seicentesca Villa Centurione Thellung é situata più in basso rispetto le altre ville ed è meno visibile, dicerie popolari affermano che qui Goffredo Mameli, abbia scritto l’Inno d’Italia. Villa Raggi è anch’essa di epoca seicentesca e, dopo un periodo di totale abbandono é stata in parte ricostruita e restaurata. Proprio la famiglia Raggi si prestò a donare soldi per restaurare ed ingrandire l’antica chiesa di San Pietro, apostolo di Fontanegli, di cui le prime notizie si hanno nel 1198. Ma ora ritorniamo al discorso iniziale. Nella grande vallata della Valbisagno era tradizione coltivare la terra, occuparsi del bestiame, preoccuparsi del proprio mulino e accogliere i mercanti provenienti dalla “via del sale”, tutto questo avveniva anche a Fontanegli, ma c’era una cosa che la caratterizzava da tutti gli altri paesi vicini: la lavorazione del corallo. Genova, che era molto gelosa del suo primato nella lavorazione di gioielli di corallo, tra il ‘600 e ’800 si proteggeva con delle leggi studiate appositamente e acconsentiva a pochissimi paesi al di fuori delle Mura questo tipo di commercio. Un aneddoto lo possiamo trovare nell’avventura poco fortunata di Giacinto Lastrego di Fontanegli, un grande artista in questo settore. Dopo essersi  distinto a Genova, decise di provare il salto di qualità trasferendosi in Toscana, ma una volta trasferitosi, gli vennero sequestrati tutti i suoi beni e imprigionarono il padre, costringendolo a tornare a lavorare nel paese natale. La lavorazione del corallo avveniva in laboratori specifici in  mano a delle grandi botteghe artigiane, di cui si ricordano soprattutto la “Francesco e Raffaele Costa”, i “Morando” e i “Dellepiane”. La materia prima arriva direttamente dalla Sardegna, ma anche da India e Giappone. Si aveva una vastissima richiesta di compratori dalle grandi città di tutta Europa, soprattutto dalla Russia. Tutte le polveri e gli avanzi di corallo venivano riciclati per la realizzazione dei pavimenti alla veneziana, insomma, non si buttava assolutamente nulla. Naturalmente questo lavoro avveniva soprattutto nelle tradizionali case-botteghe a conduzione famigliare, ricordi di cui ormai non si ha più traccia. Durante l’ottocento queste attività persero di interesse ma restò ugualmente viva grazie alle donne di paese che durante l’inverno cercavano di “arrotondare” le entrate della propria famiglia. Questa è una delle tante storie di un passato che purtroppo si sta perdendo, ma che tutti insieme possiamo mantenere viva. Questa era Fontanegli, il paese che per alcuni dei suoi attuali abitanti ha la forma di un cuore…di corallo!

Paolo Congiu, fotografo e appassionato di storia e tradizioni della Val Bisagno.

L’articolo è tratto dal numero di Giugno 2016 “Noi in 20 Pagine, il notiziario della Polisportiva Alta Val Bisagno”, dalla rubrica C’era una volta.

FullSizeRender

Via Madre di Dio

Il proposito di questo documento video di Samantha Woods sulla demolizione dell’intero quartiere di Via Madre di Dio a Genova,e quindi della costruzione di nuovi edifici, è quello di far sì che la la cittadinanza, le persone, possano farsi una idea propria delle motivazioni che portano le amministrazioni pubbliche a compiere determinate scelte anziché altre; sopratutto far sì che, proprio la cittadinanza ,osservi sempre più da vicino simili fenomeni più che mai attuali, si interroghi, ed interroghino i responsabili, cercando di valutarne insieme rischi e benefici.

Il documento video, caricato da Ghett Up Tv sul forum: http://forum.ghettuptv.net/node/82

Se si osserva “La forma della città” di Pasolini (https://www.youtube.com/watch?v=btJ-EoJxwr4) si può notare come egli mette in paragone la forma di una città antica, ormai “naturalizzata”, con una città moderna, di stampo fascista, costruita ad hoc per l’uomo moderno. Pasolini valorizza e vuole salvaguardare in entrambe i casi la popolarità, cioè il popolo come “artista” nel costruire un antico borgo e il popolo nei suoi usi e costumi, rimasto nella sua genuinità e umiltà nonostante l’architettura fu pensata per un altro “tipo di uomo” Nel corso di alcune ricerche ho scoperto un “piccolo mondo” ormai andato perduto, il primo borgo di Genova e nucleo da cui si sviluppò il famoso centro storico genovese, Via Madre di Dio.

I palazzi, le case, le botteghe, le trattorie sono state costruite dal popolo per il popolo. Si creò dunque un centro di scambi, dialogo e cultura. Nei vicoli del quartiere riecheggiavano canti popolari, i bambini giocavano liberi e le donne lavavano i panni comunitariamente nel trogolo.
Via madre di Dio negli anni della grande guerra fu colpita dalle bombe, del resto come tanti altri luoghi, lasciando “scarni” alcuni edifici, ma questo non impedì ai cittadini di continuare a vivere nelle proprie abitazioni adiacenti; nonostante ciò per il volere di pochi e per cause ufficialmente non identificabili, è stato distrutto un intero quartiere portando via con sé tradizioni usi e costumi. Proteste e resistenze da parte della comunità non sono servite poiché il parere di essi stessi non è stato ascoltato.
Ciò che più sconcerne è che nel medesimo lasso di tempo in cui è stato abbattuto un intero quartiere medievale, la coscienza del patrimonio culturale era già viva nelle persone, tant’è vero che nel 1974 fu istituito il ministero dei beni culturali da Giovanni Spadolini.
Oggi al posto di Via Madre di Dio troviamo i giardini di Baltimora, un praticello incorniciato da nuovi palazzoni dell’architettura brutalista e nascosti in questa zona si posso trovare alcune tracce di un ipotetico passato. E. Turri ne “Il paesaggio e il silenzio” asserisce che: “Quando negli anni ’60 del 900 s’imposero le trasformazioni indotte dal miracolo economico, non furono molte le voci che, in Italia, si sollevarono per lamentare le offese patite del paesaggio (…) Ed è in quel periodo della storia Italiana che il nostro paesaggio comincia a morire. Si intende per morte una storia di trasformazioni così profonde che è venuto meno, per alcune generazioni, il riferimento a scenari di vita, a immagini e testimonianze nel territorio che si ponevano come elementi di identità e la cui perdita ha provocato perciò stesso una sorta di straniamento, di disorientamento”.
Quando Turri scrive di alcune generazioni a cui manca uno scenario di vita che testimonia il passato di un territorio, io posso affermare che la mia generazione, e quelle successive, subiscono inconsciamente questo stato di straniamento, poiché io ho scoperto quasi per caso l’estrapolamento del nucleo della mia città. Se è vero che l’identificazione e l’orientamento sono aspetti primari dello stare al mondo, credo che spetta a noi il recupero di un ricordo collettivo da mandare avanti per poi poterci orientare e progredire in una società consapevole (testo di Samantha Woods).

Per concludere vorremmo sottolineare come sia forte il legame del nostro quartiere con Via Madre di Dio: quando nel 1970 il quartiere del centro storico fu raso al suolo i suoi abitanti furono  dispersi per gli atri quartieri cittadini, tra i quali Piazza Adriatico e Via Mogadiscio. Memori di quello scempio, il Manifesto della nostra associazione si è intitolato “No ad un’altra via Madre di Dio” (http://www.amicidipontecarrega.it/manifesto/)
un stralcio del video proiettato sulle memorie di Via Madre di Dio, opera di Samantha Woods

un stralcio del video di Samantha Woods proiettato sulle memorie di Via Madre di Dio su Ponte Carrega