Archive for Beni Comuni

Video nuova illuminazione del ponte

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Video nuova illuminazione di Ponte Carrega

4 luglio ore 19:00: vi aspettiamo all’inaugurazione del nuovo impianto di illuminazione di Ponte Carrega!

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In occasione della stondaiata inaugurale del XIII° Festival dell’Antico Acquedotto di domenica 4 luglio si terrà l’attesa inaugurazione del nuovo impianto di illuminazione dello storico Ponte Carrega.

PROGRAMMA:

STONDAIATA A PONTECARREGA
partenza da Ponte Carrega
con Mauro Pirovano, Fabio Biale
Pier Franco Morando, Fabrizio Spiniello
incursione di Rino Giannini
Dal ponte che nell’Ottocento permetteva il passaggio dei carri da una sponda all’altra del Bisagno, la passeggiata prevede la visita – nei cento anni dalla nascita dell’artista Emanuele Luzzati – della ex sala mensa operaia di Gavette, decorata a graffito all’inizio degli anni ’50 da Lele Luzzati e Dario Bernazzoli.
Alle ore 19.00 è prevista l’inaugurazione della nuova illuminazione sul Ponte Carrega, con i rappresentanti dell’associazione, del Municipio IV e di Iren.
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INGRESSO GRATUITO CON POSTI LIMITATI
Prenotazione obbligatoria 353.4289366 (lun – ven 10.00 – 13.00 | 15.00 – 17-30)

 

Potrebbe essere un'immagine raffigurante muro di mattoni, attività all'aperto e il seguente testo "DOM 4 LUG ORE 17.00 STONDAIATE IREN VIA RIACENZ STONDAIATA A PONTECARREGA ECARREG"

Una nuova illuminazione per Ponte Carrega

PontePali
Ecco la nostra sorpresa per il nostro amato Ponte Carrega!!!
Il progetto di installazione di una nuova illuminazione per ponte Carrega da noi presentato lo scorso anno al Comitato territoriale di #Iren Genova ha ricevuto il finanziamento! E oggi dopo tanta attesa il progetto sta diventando realtà!
Il nostro grande ringraziamento va quindi a Iren per aver creduto in questo progetto di riqualificazione e al Municipio 4 Media Val Bisagno per aver supportato e sostenuto l’iniziativa!
L’installazione avverrà in questi giorni a cura di #Aster che si sta anche occupando del taglio dei fichi e delle infestanti ai lati del Ponte
..stiamo già pensando a una bella festa di inaugurazione per tutto il quartiere!!

 

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Lavori in corso al lavatoio di Staglieno!

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Proseguono con grande lena i lavori di restauro del lavatoio di Staglieno da parte dell’associazione Amici di Ponte Carrega con l’obiettivo di riaprire l’area alla cittadinanza dal mese di settembre.

Negli ultimi sabati di lavoro è stato rifatto con la calce l’intonaco della vasca, il cui acquisto è stato possibile attraverso il Patto di collaborazione con il municipio IV Media Val Bisagno.

È stato poi ripristinato il marciapiede in lastre di Luserna: alla lastra donata dal Sertoli e tagliata gratuitamente da D’avolio Marmi si sono aggiunte le ultime lastre tagliate direttamente sul posto dai nostri meravigliosi volontari!

Infine è stato rimosso il cemento che ostruiva l’antica calotta in marmo originaria di fine ottocento, ora finalmente tornata libera e completamente visibile così come la vedevano i nostri bisnonni e le nostre bisnonne un secolo fa.

Nei prossimi sabato prima della pausa estiva si cercherà di finire il tetto che secondo le prescrizioni della soprintendenza deve essere in metallo zincato.

Nel frattempo pubblichiamo qui di seguito alcune foto del “working in progress”.

A presto per gli altri aggiornamenti sul trogolo di Staglieno!

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Sabato 5 giugno torna il Guerrilla gardening nel quartiere!

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Convenzione con la biblioteca Saffi per i soci APC

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L’associazione Amici di Ponte Carrega e la Civica biblioteca Saffi di Molassana hanno sottoscritto un progetto di collaborazione per agevolare il prestito bibliotecario sul territorio.

Il progetto ha per ora una durata semestrale: ogni mese sarà messo a disposizione dei soci dell’associazione una selezione di libri e periodici delle collezioni della Biblioteca Saffi e Campanella con particolare attenzione alla sezione di storia locale e di libri per bambini.

Ringraziamo la biblioteca Saffi e in particolare la responsabile delle biblioteche della val Bisagno Elena Ghigliani e Rossella Restivo.
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Primo maggio in Piazza

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Si è svolta nella mattinata del primo maggio la distribuzione di giocattoli e abiti per bambini e di generi alimentari di Genova Solidale e circoli operai con la collaborazione della nostra associazione, nell’ambito del progetto della spesa sospesa che entra proprio in questi giorni nella 54° settimana di attività.
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AAA Cercasi volontari!

Dopo

Insieme all’amico Bruno Calabria, a Rita Martini del CAI e alla Federazione per la salvaguardia e la valorizzazione dell’acquedotto storico della Val Bisagno stiamo cercando di mettere insieme una squadra di volontari per iniziare la pulizia da rovi e infestanti dell’area dell’ex bocciofila a San Bartolomeo di Staglieno.
Obiettivo: rendere questa area pubblica di nuovo fruibile per i camminatori dell’acquedotto storico con la creazione di una piccola area di sosta.
Si inizia mercoledi 5 e giovedi 6 maggio (intera giornata).
Chi avesse la possibilità di dare una mano in questi giorni o in altre date o nel fine settimana può contattarci su: info@amicidipontecarrega.it.

L'ex bocciofila ricoperta di rovi

L’ex bocciofila ricoperta di rovi

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Grazie mille

Gli appuntamenti settimanali con la Spesa Sospesa

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Questa Settimana n. 53 di #spesasospesa si apre martedì 27 aprile alla Basko di San Gottardo e all’Ekom di piazzale Bligny dove troverete rispettivamente i volontari Carlo (Co.ser.co) e Flavio.
Venerdì 30 aprile troverete Federica del #serviziocivile all’Ins di San Gottardo. Nella giornata di sabato la raccolta alimentare proseguirà grazie ai volontari del reparto AGESCI Genova48 di Montesignano e dei Circoli operai preso l’Ins e la Basko di San Gottardo.

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Il video della presentazione del libro “Fa un po’ caldo: breve storia del cambiamento climatico”

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Se vi foste persi la presentazione del libro “Fa un po’ caldo – breve  storia del riscaldamento globale” organizzata dall’associazione Amici di Ponte Carrega in occasione dell’Earth Day 2021 o voleste rivederla, vi proponiamo il link della registrazione sul nostro canale YouTube:

Buona visione!

Il nostro 25 aprile in Piazza e nelle strade del quartiere

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Questo 25 aprile, oltre al corteo e alla deposizione delle corone presso le targhe dei partigiani, abbiamo installato due nuovi cartelli nelle vie di Ponte Carrega per raccontare la storia della resistenza nel nostro quartiere: il primo è la didascalia della targa di marmo che ricorda la nascita della resistenza in val Bisagno nell’ottobre 1943 presso l’osteria del Varni in via Laiasso: la porta che si trova a fianco alla targa fu il primo deposito di armi di quella che diventerà la Brigata Guglielmetti.

La seconda targa è stata installata all’altezza del civico 7 di via Ponte Carrega, dove viveva Maria Cappellotto a cui il partigiano Pietro Pinetti scrisse la sua ultima straziante lettera prima di essere fucilato dai nazifascisti.

Questi atti non sono solo esercizi di memoria o mere commemorazioni: servono a noi stessi, in primo luogo, per il nostro spirito e per nostra ispirazione, per andare avanti: ascoltare le parole di un condannato a morte per la libertà ci ricorda ciò che non va sprecato e ciò per cui, ancora oggi, vale la pena vivere e lottare.

Viva il 25 aprile, sempre!

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Presentazione del libro Fa un po’ caldo – breve storia del riscaldamento globale e dei suoi protagonisti

Il riscaldamento globale influisce sulla vita quotidiana delle singole persone. Anche sulla tua.
Scopriamo insieme come evitare che a Milano faccia caldo come a Casablanca, che la città di Jakarta sprofondi sott’acqua e che gli alligatori tornino a colonizzare il circolo polare artico (spoiler: è già successo!)
Ne parleremo giovedì 22 aprile dalle ore 18:00 sulla piattaforma Google Meet al seguente link: https://meet.google.com/pmk-gpib-qer insieme agli autori del libro “Fa un po’ caldo, breve storia del riscaldamento globale e dei suoi protagonisti” Federico Grazzini e Sergio Rossi e con Marco Costi e Matteo Dellacasagrande degli Amici di Ponte Carrega.
Il libro è edito da Fabbri Editori 
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Passeggiate e ciclabili: Il Bisagno sostenibile in una tesi di laurea e su La Repubblica

Ieri, 19 aprile 2021, l’Associazione Amici di Ponte Carrega è comparsa  insieme all’amica Francesca Viani su La Repubblica in un articolo a firma di Rosangela Urso.

Riportiamo qui sotto il testo dell’articolo, buona lettura!

 

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Se questa è periferia….

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Nel 2018, dopo l’inaugurazione del percorso della memoria di Camillo Sbarbaro, l’Associazione Amici di Ponte Carrega istruì la pratica per la segnalazione della quercia del sagrato della chiesa di San Michele per chiederne il riconoscimento monumentale.

La segnalazione, accompagnata da un dossier di 24 pagine, fu inviata alla Regione Liguria.

Come già anticipato ( http://www.amicidipontecarrega.it/2020/08/28/la-quercia-del-sagrato-della-chiesa-di-montesignano-diventa-monumentale/) dopo due anni di attesa, la quercia del sagrato (Quercus ilex) è stata inserita dal Ministero delle Politiche agricole nella lista degli alberi monumentali d’Italia ai sensi della D.Dir. n. 9022657 del 24/07/2020.

Con la quercia di Montesignano sono 7 gli alberi riconosciuti di interesse culturale e monumentale della città di Genova, come potete vedere dal link qui riportato: <Link>

Ora grazie all’architetto e amico Stefano Repetto, cultore di storia antica della val Bisagno e amante del bello, possiamo aggiungere qualche altro nuovo particolare a questa vicenda, grazie alla ricerca di archivio da lui fatta. Riportiamo quanto da lui raccontato e lo ringraziamo:

“Verso il mezzogiorno del 26 febbraio 1831 il massaro Luigi Ratto di Giovanni mise a dimora sullo spiazzo antistante la chiesa di San Michele due alberi di elce (leccio). La realizzazione dell’acciottolato sul sagrato fu terminata il 20 ottobre 1841, cioè 180 anni fa”.

Nelle prossime settimane sarà apposta una bella targhetta d’ottone a ricordo del vincolo posto.

Nel frattempo celebriamo questo bel riconoscimento per la nostra amata quercia con questo splendido video a cura di Mauro Pirovano e Lafilmaker:

 

 

 

 

 

 

Storie IN Scatola intervista Fabrizio Spiniello

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Spesa Sospesa: un articolo a firma di Ferruccio Sansa

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Con il permesso dell’autore, il giornalista e consigliere regionale Ferruccio Sansa, pubblichiamo l’articolo da lui scritto e pubblicato sul suo sito internet dopo aver partecipato a una serata di spesa sospesa e dopo aver sentito il nostro punto di vista sul tema.

Ringraziamo Ferruccio per il suo partecipato contributo e vi riportiamo qui di seguito il link per leggere l’articolo: https://www.ferrucciosansa.it/anarchici-comunisti-e-cattolici-ecco-i-giovani-che-portano-cibo-e-fanno-rinascere-genova/ :

Anarchici, comunisti, cattolici, ambientalisti, comitati. Semplicemente ragazzi. “Neanche Draghi è riuscito a riunire uno schieramento così”, scherzano. Entrano dai magazzini della parrocchia di San Michele Arcangelo in via Terpi ed escono con uno, due, dieci scatoloni. Li ammassano come possono sulle auto stipate all’inverosimile. E si ritrovano sul piazzale per dividersi le strade. Ogni scatola ha un nome. Ogni nome è una persona, una famiglia. Qualcuno che ha bisogno di cibo.

 

I ragazzi della Val Bisagno andranno da loro, porteranno pasta, biscotti, tonno in scatola. Ma anche qualche parola, uno sguardo scambiato su un pianerottolo, sopra la mascherina. La pandemia ha portato nuova povertà nelle famiglie di Genova, ma ha anche risvegliato forze che non sapevamo di avere. Il virus ha diviso i destini, ma ha unito le forze.

Una rete che coinvolge tante realtà associative della Val Bisagno, da Sant’Eusebio a Struppa passando per Molassana.

Cosi tutti i mercoledì sera le truppe di trenta, quaranta ragazzi partono per il loro viaggio. Un lavoro che richiede un lungo impegno: andare nei supermercati a chiedere ai clienti di fare la spesa anche per chi non ce la fa. Poi portare tutto nella chiesa di via Terpi dove ogni settimana la generosità della gente permette di raccogliere centinaia di scatoloni. E alla fine arrivano loro, i ragazzi con le loro auto, e distribuiscono a centinaia di famiglie. Almeno duecento.

 

Certo, non sarà la salvezza, ma è già molto, una spesa che permette di tirare avanti una settimana senza l’incubo del cibo che manca. Sì, proprio così, a Genova (ma anche Imperia, Savona, La Spezia), magari nell’appartamento accanto al nostro, c’è chi oggi ha fame. Gente che un anno fa viveva come noi, aveva magari un lavoro, mandava i figli a calcio e prenotava le vacanze. Poi il filo si è spezzato, ed era un filo troppo corto: il mutuo per la casa, il finanziamento per l’auto, la tv. E, chissà, magari avevi appena dato fondo ai risparmi per concederti il primo viaggio tutti insieme. O per tornare a casa se venivi da lontano. Ci sono immigrati, ovvio, ma anche tanti italiani. Il bisogno li ha colti impreparati. Lo vedi dalle case, dall’androne del condominio, elegante, pulito, con la passatoia rossa e lo specchio alla parete. Lo intravedi quando si apre la porta dall’ingresso ordinato e dignitoso.

 

Ma da un mese all’altro ti trovi a pensare a come tirare avanti. Ma proprio mangiare. Comprare i libri per tuo figlio, anche solo un quaderno e una matita. E chissà se sia più difficile vincere la fame oppure l’orgoglio quando ti tocca ammettere che hai bisogno di aiuto.

 

Non c’era tanto bisogno appena un anno fa. E chissà, ti chiedi, se esistessero già allora questi ragazzi comparsi all’improvviso con gli scatoloni in mano. C’erano eccome, nei Circoli Operai, negli scout, nei cortei dei Friday For Future, nei gruppi di Legambiente, nella parrocchia, nell’associazione degli Amici di Ponte Carrega, tra i volontari del servizio civile. Ma adesso sono insieme; li unisce il desiderio, è anche questo un bisogno, di non lasciare indietro nessuno. Li richiama la necessità di dare il proprio contributo in una città, un Paese, dove i giovani non hanno voce.

 

C’erano, sì, eravamo noi che non li vedevamo.

 

Questi ragazzi che caricano le auto, girano per le strade. Che suonano a centinaia di porte: ogni campanello una storia. C’è l’operaio turco che da trent’anni vive in Italia e qui si sente a casa, ma d’un tratto, proprio nei giorni del lockdown, ha scoperto di avere un tumore. E adesso sta qui, nel Paese che ormai sente suo, aggrappato al niente. A servizi sociali che annaspano, a un conto in banca ormai prosciugato. C’è la famiglia di un rifugiato politico Urdu che non ha un luogo dove tornare perché nel suo paese lo sbatterebbero in galera. E ci sono anche tanti italiani, anziani a un passo dalla pensione che tirano avanti come possono per raggiungere la meta. Ma soprattutto, sì, incontri tanti giovani, coppie di trent’anni che avevano già dipinto la camera preparando l’arrivo di un figlio. Ragazzi che facevano i cuochi, che avevano messo su una piccola impresa, che erano architetti. Gente che aveva studiato e ha una laurea nel cassetto del tinello. Ora stanno ad aspettare chissà cosa nelle stanze che piano piano perdono i profumi, i colori.

 

Stasera attendono la telefonata dei ragazzi della Val Bisagno che arrivano e portano il cibo, senza fare domande. Soprattutto senza dare l’idea di fare l’elemosina. “È capitato a loro, ma potevamo essere noi”, dicono prima che la porta si apra. Già, può succedere a tanti. La lista presto potrebbe allungarsi, e molto, quando a marzo finirà il blocco dei licenziamenti. E meno male che c’è il reddito di cittadinanza, quella scialuppa di salvataggio che tanti avevano criticato e oggi evita la disperazione. I ragazzi hanno ormai imparato come comportarsi: suonano, salutano, giusto due parole, porgono lo scatolone. Senza cerimonie che sembrerebbero pietà. Qualcuno ringrazia e chiude la porta. Altri invece tengono lo scatolone in mano, a mezz’aria, e cominciano a parlare. Sera dopo sera, frase dopo frase, ci si scambiano i pacchi e le vite. Quelle esistenze che intravvedi appena nei portafoto appoggiati sui mobili dell’ingresso. C’è chi richiude rapido la porta, tenendo alta la mascherina per non essere guardato, e chi invece si offre per compiere servizi di quartiere. Un po’ per sdebitarsi, per guadagnarsi quel pacco, un po’ per uscire da questo lockdown imposto dal virus e talvolta dall’avvilimento. Così un signore di mezza età viene arruolato per tenere gli orti di quartiere, una coppia di pensionati decide di prestare servizio sul sentiero dell’antico Acquedotto che rischia di andare in malora.

 

“Loro hanno bisogno di noi e noi di loro”, racconta Fabrizio Spiniello degli Amici di Ponte Carrega. Anche aiutare ti aiuta. Ma dopo, una volta tornato alla tua vita, ti resta il peso: “Il problema non è risolto, il nostro è un servizio di emergenza. Non si può pensare che diventi la regola. Purtroppo, dopo tanti tagli, c’è un grande vuoto: i servizi sociali si stanno rassegnando a delegare a noi. Ci chiamano per affidarci la sorte di persone e famiglie che non riescono a seguire. Non può essere così”, dice Fabrizio. Le istituzioni che si arrendono e si appoggiano ai cittadini.

 

Ma un servizio pubblico non può diventare carità. La città deve affrontare questa povertà nuova e non meno dolorosa. Questa povertà con le Nike, lo smart phone con la scheda ormai scarica e la Playstation – ma non il cibo – che abbiamo imparato ad associare a una sconfitta. Addirittura a una colpa.

 

Guardi i ragazzi partire con i loro scatoloni e capisci che oggi le nostre città rischiano la sconfitta. Ma forse comincia anche la rinascita.

 

Copyright Ferruccio Sansa 2020

 

Quando le parole non servono: una riflessione sulla spesa sospesa

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Pubblichiamo con grande piacere una riflessione scritta da Luna Scoglio, volontaria del Servizio Civile – Garanzia Giovani che si è appena concluso, sulla Spesa Sospesa:

Sono in piedi da due ore, e inizio anche ad avere un po’ freddo. Ci sono gli spifferi, e ogni volta che la porta scorrevole si apre, entra una folata di vento. Il mio umore non è dei migliori, chiunque abbia lavorato a contatto con il pubblico sa quanto le persone possano essere sgradevoli. All’ordine del giorno vi sono persone che non salutano, che ti ignorano malamente, scortesi, frettolose… E tu sei lì, e ti chiedi come si sia possibile fingere di non vedere una raccolta alimentare. Come si fa ad essere indifferenti sapendo che, se il carrello rimane vuoto, c’è qualcuno che rischia di non avere un pasto in tavola? Alle poche persone che si fermano a parlare, chiedendo informazioni, racconto che ci sono tante, troppe famiglie a beneficiare di questo aiuto. “Come fate a sfamarne così tante?”, mi chiedono i passanti. E io provo a raccontare che è uno sforzo collettivo, che ci sono tante persone come me che dedicano una parte del proprio tempo per fare questa raccolta. Una reazione frequente in cui mi imbatto e l’ammirazione, di sicuro. Eppure, il problema è proprio questo: come tradurre la buona volontà degli interessati in qualcosa di concreto? Come spingere le persone ad impegnarsi in prima persona? Mentre continuano a frullarmi in testa queste domande, arrivano varie persone: è quasi l’ora di punta e c’è un viavai di persone di tutte le età. Come sempre, porgo un volantino e invito a mettere qualcosa in più nel cartello, qualcosa da donare. Un signore mi passa davanti e mi fa un cenno, avvicinando le mani alla testa, come a voler dire “c’ho da fare, lasciami in pace”. Mi irrito all’istante, sento il fuoco divampare dentro. Il costo, sia in termini di denaro che in termini di tempo, per acquistare un bene in più facendo la spesa per casa propria, è pressocchè nullo! Con che coraggio le persone mi rispondono che non hanno tempo? E voglia? É inconcepibile, e la maleducazione, è la ciliegina sulla torta. Ovviamente lascio correre, non posso e non voglio discutere con nessuno. Ci rimango male, ma a questo tipo di manifestazioni di disinteresse, già dopo qualche ora, ci si fa l’abitudine. E invece, una gioia inaspettata. Il signore che due minuti prima mi aveva snobbata allegramente, mi si avvicina e mi porge un tesserino: «Ente Nazionale Sordi». In quel momento un’ondata di stati d’animo mi ha attraversato: lo stupore, l’imbarazzo, la curiosità. Quell’individuo che mi stava davanti, non solo non era stato scortese nei miei confronti, ma addirittura era tornato indietro per darmi spiegazioni. La comunicazione poi, è andata avanti, io non saprei descrivere come: gesti, suoni, dita che disegnano lettere sulle pareti lisce intorno a noi. La vita che sprizzava quest’uomo, mi ha contagiato: la voglia di comunicare, l’entusiasmo per quello che stavo facendo… Ha mostrato più interesse di tutte le altre persone incontrate quel pomeriggio messe assieme, ed è tornato, a spesa conclusa, con un intero sacchetto di cibo da donare. E non ho potuto fare a meno di rallegrarmi. Fare una qualsiasi attività di volontariato, comporta dei momenti in cui ci si ritrova a riflettere su quello che si sta facendo. Prima fra tutte, la consapevolezza che basterebbe un contributo minimo di tutti per ottenere un risultato grandioso. Sono davvero imprescindibili le immagini dei bambini con gli occhi grandi e i pancini gonfi per ricordare alle persone che c’è chi ha fame? Le pubblicità progresso? Non basterebbe invece elaborare la quantità di dati e informazioni che i media riportano sulla povertà crescente in Italia per rendersi conto che il problema è impellente? «Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo», diceva Gandhi. Le parole non servono, ma basta un buon cuore.

Luna Scoglio

 

Grazie ragazzi!

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Lo scorso venerdì 26 marzo si è concluso il ciclo di Servizio Civile – Garanzia Giovani per l’emergenza covid di cui siamo stati partner con Legambiente Liguria e Cooperativa La Comunità.

I ragazzi sono stati una forza fondamentale per permettere il funzionamento del progetto della spesa sospesa che la nostra associazione, insieme ad altre realtà del territorio, sta portando avanti da quasi un anno.

Il nostro ringraziamento va a questo gruppo di ragazzi che ha lavorato, in piena emergenza, svolgendo un servizio encomiabile per tutta la comunità.

Per questo motivo vogliamo ringraziarli uno per uno: Luna, Chiara, Federico, Arianna, Tamara.

Grazie grazie grazie!

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Dal generale al particolare, e poi dal particolare di nuovo al generale. Perchè il decentramento e i municipi sono una soluzione al governo partecipato della città e non solo

SINDACO PERCHÉ VUOLE CAMBIARE? (La Repubblica 09/01/2021)

“Entro fine febbraio vogliamo concludere per migliorare l’efficienza, cioè avere il massimo risultato al minimo costo, e l’efficacia, che è il risultato percepito dai cittadini. È fondamentale ridefinire il rapporto e il ruolo Comune-Municipio, lavorare sul meccanismo di ripartizione di compiti, funzioni e risorse, e sul processo della costruzione delle decisioni politiche e amministrative.”

Lo stesso sindaco dichiara “Più fondi per le manutenzioni ma voglio municipi più efficienti

In cosa consistono l’efficacia e l’efficienza proclamate dal sindaco Marco Bucci, che preferisce definirsi manager più che politico? E qual è la percezione dei cittadini? Come si costruisce quella percezione che può portare effettivamente a un processo di costruzione delle decisioni pubbliche e amministrative?

La gestione di una città, specie una città complessa come Genova, richiede sicuramente un’organizzazione sistemica e funzionale a garantire una risposta efficace ed efficiente alle sue esigenze. La città è però anche comunità, cioè insieme di persone che condividono relazioni di molteplice natura, e che vivono un territorio vasto e diversificato. Ciascun cittadino vive il proprio contesto quotidiano, ha rapporti con il proprio quartiere, con il vicinato e con il contesto ambientale (anche se sempre più raramente) in cui è inserito. In questa rete di relazioni le persone maturano aspirazioni, desideri, frustrazioni, consapevolezza di sé e degli altri, più in generale, vivono. Ecco perché la Città è qualcosa di estremamente complesso. L’insieme delle persone e delle relazioni che si formano tra di esse danno vita ai quartieri, che in una città come Genova sappiamo essere molto diversi tra loro. I quartieri vengono poi a formare i Municipi, fino ad arrivare alla città tutta, che non è quindi un’entità a sé il cui governo possa essere definito in un unico palazzo. È invece l’insieme di percorsi locali, che dovrebbero essere chiamati a incontrarsi tra loro in modo da costruire una progettazione collettiva.

Il problema del decentramento, quindi, non è da trattare con canoni di efficienza puramente economica. L’obiettivo deve essere quello di promuovere esperienze di appartenenza consapevole tra territori, che è politico, prima che gestionale. La città va quindi ripensata come relazione di soggetti particolari con lo scopo di rendere possibile a tutti i livelli la partecipazione alla progettazione collettiva in cui collocare il proprio “specifico particolare”, assieme a quello degli altri, capendo cosa si sacrifica, perché e per cosa, con quali prospettive, in ragione di quali vincoli e opportunità. Se l’obiettivo è questo, la complessità non è più un ostacolo alla realizzazione efficiente dell’obiettivo, anzi. Riconoscere la complessità delle relazioni e delle particolarità descritte sopra, è il primo passo per instaurare un processo di costruzione delle decisioni pubbliche e amministrative, così come dichiarato dal sindaco Bucci. Ridurre “il risultato percepito dai cittadini” a una mera realizzazione efficiente di un operato (riparare una buca?) non va nella direzione di una percezione consapevole del ruolo che i cittadini possono avere nell’affermare il proprio percorso in relazione a quello di altre parti della città, ma si ridurrebbero, i cittadini, ad osservatori plaudenti di un operato deciso altrove.

Sulla base di cosa, quindi, i Municipi non sono definibili efficienti ed efficaci per il sindaco Bucci? Se i Municipi sono ridotti a esecutori amministrativi di quanto stabilito altrove, allora sicuramente la soluzione più efficace è di minimizzarne il ruolo politico. Se l’obiettivo è invece quello di garantire l’incontro con le territorialità da parte dell’amministrazione comunale, per recepirle e riportarle nella gestione della città tutta, allora non si può valutare l’efficienza dei Municipi sui canoni proposti dal nostro sindaco.

Nel Municipio IV Media Val Bisagno sono molti gli esempi di partecipazione attiva da parte di cittadini e associazioni, spesso legati al Municipio da patti di collaborazione, per la cura del verde e del quartiere in genere (pulizia del Bisagno, cura dell’acquedotto storico, recupero di terreni abbandonati per la realizzazione di orti sociali/comunitari). Quale consapevolezza esiste a livello comunale di questi percorsi? Percorsi che non sono di semplice cura del territorio, ma di costruzione di consapevolezza e relazioni. L’ultimo esempio di questo tipo di percorsi riguarda il progetto della “Spesa sospesa”, iniziato con la deliberazione di Giunta Municipale 10 del 10.04.2020. In collaborazione col Municipio e le ATS è stata costruita, in aiuto alle famiglie in forte difficoltà, una rete per la fornitura di beni di prima necessità e supporto all’accesso a fondi di sostegno. Ci ha sorpresi ricevere, ancora lo scorso novembre da parte del centro volontariato del Comune, una richiesta di volontari per il supporto a persone vulnerabili con oggetto: “riattivazione del servizio #TIFACCIOLASPESA”. Lo stupore viene dal fatto che il progetto “Spesa sospesa” non si è mai fermato da aprile scorso. Al contrario, le famiglie che ne usufruiscono continuano a crescere, segnalate anche dalle ATS, e sempre grazie a cittadini cha hanno deciso di regalare il proprio tempo per rispondere ai bisogni delle persone che vivono il territorio. Nuovamente ci chiediamo quale consapevolezza esista di questo percorso a livello comunale. È davvero la soluzione più efficace quella di reclutare volontari a livello centrale senza avere conoscenza dei percorsi già esistenti sui territori?

La valutazione di efficacia ed efficienza di un processo devono quindi essere ridefiniti rispetto all’obiettivo che si vuole perseguire, senza dimenticare che il processo stesso dovrebbe costituire parte dell’obiettivo da raggiungere. La costruzione di consapevolezza nei cittadini, che è il nostro primo obiettivo, passa attraverso la presa di coscienza della complessità dei territori da parte di più persone possibili. La soluzione non può essere, quindi, quella di smantellare luoghi in cui coltivare consapevolezza e partecipazione per fornire risposte veloci in nome dell’efficienza. Piuttosto è doveroso inserire risposte efficaci nella complessità che è propria di quei territori, in modo che i cittadini non siano, appunto, spettatori plaudenti, ma attori consapevoli.

Continua la raccolta firme per l’oratorio di San Rocco sull’Acquedotto storico

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