Archive for Cultura

Presentazione del libro Fa un po’ caldo – breve storia del riscaldamento globale e dei suoi protagonisti

Il riscaldamento globale influisce sulla vita quotidiana delle singole persone. Anche sulla tua.
Scopriamo insieme come evitare che a Milano faccia caldo come a Casablanca, che la città di Jakarta sprofondi sott’acqua e che gli alligatori tornino a colonizzare il circolo polare artico (spoiler: è già successo!)
Ne parleremo giovedì 22 aprile dalle ore 18:00 sulla piattaforma Google Meet al seguente link: https://meet.google.com/pmk-gpib-qer insieme agli autori del libro “Fa un po’ caldo, breve storia del riscaldamento globale e dei suoi protagonisti” Federico Grazzini e Sergio Rossi e con Marco Costi e Matteo Dellacasagrande degli Amici di Ponte Carrega.
Il libro è edito da Fabbri Editori 
fa un po caldo

River restoration: un articolo de La Voce di Genova

Condividiamo con voi l’articolo di Rosangela Urso su La Voce di Genova sulla tesi di laurea in Architettura di Francesca Viani a cui abbiamo collaborato.

La tesi di laurea è incentrata sulla Val Bisagno e su un progetto di River Restoration che guarda a modelli europei e americani e a una riqualificazione leggera e flessibile che asseconda le stagioni e le piene del fiume.

Buona lettura

 

https://www.lavocedigenova.it/2021/04/06/mobile/leggi-notizia/argomenti/municipio-media-valbisagno/articolo/pista-ciclabile-e-spazio-da-vivere-la-nuova-vita-del-bisagno-nella-tesi-di-unarchitetta-genovese.html

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Se questa è periferia….

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Nel 2018, dopo l’inaugurazione del percorso della memoria di Camillo Sbarbaro, l’Associazione Amici di Ponte Carrega istruì la pratica per la segnalazione della quercia del sagrato della chiesa di San Michele per chiederne il riconoscimento monumentale.

La segnalazione, accompagnata da un dossier di 24 pagine, fu inviata alla Regione Liguria.

Come già anticipato ( http://www.amicidipontecarrega.it/2020/08/28/la-quercia-del-sagrato-della-chiesa-di-montesignano-diventa-monumentale/) dopo due anni di attesa, la quercia del sagrato (Quercus ilex) è stata inserita dal Ministero delle Politiche agricole nella lista degli alberi monumentali d’Italia ai sensi della D.Dir. n. 9022657 del 24/07/2020.

Con la quercia di Montesignano sono 7 gli alberi riconosciuti di interesse culturale e monumentale della città di Genova, come potete vedere dal link qui riportato: <Link>

Ora grazie all’architetto e amico Stefano Repetto, cultore di storia antica della val Bisagno e amante del bello, possiamo aggiungere qualche altro nuovo particolare a questa vicenda, grazie alla ricerca di archivio da lui fatta. Riportiamo quanto da lui raccontato e lo ringraziamo:

“Verso il mezzogiorno del 26 febbraio 1831 il massaro Luigi Ratto di Giovanni mise a dimora sullo spiazzo antistante la chiesa di San Michele due alberi di elce (leccio). La realizzazione dell’acciottolato sul sagrato fu terminata il 20 ottobre 1841, cioè 180 anni fa”.

Nelle prossime settimane sarà apposta una bella targhetta d’ottone a ricordo del vincolo posto.

Nel frattempo celebriamo questo bel riconoscimento per la nostra amata quercia con questo splendido video a cura di Mauro Pirovano e Lafilmaker:

 

 

 

 

 

 

Storie IN Scatola intervista Fabrizio Spiniello

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Continua la raccolta firme per l’oratorio di San Rocco sull’Acquedotto storico

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Studiate e Siate Coraggiosi

Studiate e siate coraggiosi

Oggi su la Repubblica Genova è stata pubblicata un’intervista di Marco Preve agli Amici Di Pontecarrega , Mobige e Friday for future sul tema della militanza dal basso e del rapporto con la politica e i partiti. L’articolo fa parte dell’inchiesta “Alla ricerca della sinistra” e ha dato ampio spazio alle posizioni della nostra associazione.

L’attuale periodo storico è caratterizzato da un vuoto di rappresentanza che tenta di essere colmato dall’associazionismo: i partiti non hanno più una rappresentanza territoriale e faticano a trovare una quadra su diverse tematiche. L’organizzazione e l’impegno dei comitati e delle associazioni dovrebbe invece essere considerata una risorsa da non disperdere ma per il momento non è così e i due mondi continuano a viaggiare su due binari separati per incontrarsi solo prima delle elezioni.

Diffidenze reciproche, disillusione dalla politica, scontro tra interessi generali e particolari: tutto ciò ha contribuito a uno svuotamento del ruolo dei partiti nel meccanismo democratico.

È come se mancasse un meccanismo: il macchinario non può continuare a girare come se nulla fosse. Mancano i pezzi di ricambio ma anche le professionalità che possano sistemarlo.

Il tema dell’articolo era soprattutto questo: il ruolo delle associazioni è fondamentale ma è chiaro che la loro diffusione risponda a un bisogno di rappresentanza che non è più svolto dai partiti e che va colmato.

 

Qui di seguito il testo dell’articolo.

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L’avventura del corallo a Genova (e in Val Bisagno) nel nuovo libro di Pierguido Quartero

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Siamo felici di comunicarvi l’avvenuta pubblicazione del volume divulgativo di storia del territorio di Pier Guido Quartedo e Enzo Dagnino intitolato “Genova e il corallo”. In attesa di poterlo presentare in Val Bisagno, vi invitiamo a leggere il volume che racconta le vicessitudini della lavorazione del corallo a Genova dal secondo Medioevo all’età moderna. L’associazione Amici di Ponte Carrega ha collaborato con gli autori per la parte riguardante la Val Bisagno. Per alcuni secoli infatti la Val Bisagno e in particolare Montesignano, Struppa e Fontanegli sono stati fiorenti centri della lavorazione di questo prezioso materiale. Gli autori avevano trovato sul nostro sito alcuni articoli e un video dell’archivio RAI in cui si parlava della tradizione corallifera della valle e in particolare della casa del corallo della Ligorna. Siamo stati quindi da loro contattati e abbiamo organizzato un incontro con gli attuali proprietari della casa del corallo grazie ai quali e grazie all’Università di Genova è stato possibile fare delle analisi scientifiche sulle rarissime cementine di corallo.

Non anticipiamo altro e vi invitiamo alla lettura di questo prezioso volume su questa particolare tradizione della nostra città. Per altre info sul tema: http://www.amicidipontecarrega.it/2016/08/23/storia-e-tradizioni-della-val-bisagno-fontanegli-e-la-lavorazione-del-corallo/

Buona lettura!

 

 

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Genova delle Arti a Montesignano!

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Domenica 8 novembre, ore 16
Genova delle Arti – Lo spettacolo della bellezza. Montesignano, Chiesa di Santa Maria e San Giustino
Dove: canale Youtube di Palazzo Ducale, sulle pagine Facebook di Pino Petruzzelli e Coop Liguria

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Aggiornamento dal lavatoio di Staglieno!

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In attesa di riprendere i lavori con la primavera 2021 vi aggiorniamo sui lavori di volontariato che abbiamo ripreso nell’area del lavatoio di Staglieno: tra luglio e agosto 2020 abbiamo verniciato la struttura in ghisa (risalente al 1893), secondo le indicazioni della Soprintendenza e con la vernice fornita dal Municipio IV nell’ambito del Patto di Collaborazione siglato tra l’ente e la nostra associazione. Lo smalto ferromicaceo garantirà maggior protezione alla struttura in vista della realizzazione della copertura che sarà possibile non appena la nostra associazione riuscirà a reperire i fondi necessari (serve almene un migliaio di euro). Sulla copertura sarà poi installato un piccolo pannello solare così da poter illuminare la struttura con energia pulita utilizzando la vecchia lampada, reasturata, posta propria sopra le vasche.

I prossimi lavori, che inizieranno nelle prossime settimana, prevedono la intonacatura dell’esterno delle vasche con un intonaco naturale, la pulizia dei graniti segnati, l’intonacatura  dell’interno delle vasche con calce idraulica e il posizionamento delle utlime Luserne recuperate.

Infatti dopo aver posizionato due lastre di Luserna durante l’ultima pulizia dell’acquedotto a ottobre 2020 (la lastra originaria di Luserna era stata donata dal Circolo Sertoli e tagliata gratuitamente da D’avolio Marmi), le rimanenti lastre verranno tagliate e posizionate entro la primavera del 2021.

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Mancherebbe ancora la sistemazione dello spazio soprastante il trogolo, sul quale abbiamo già installato, carteggiato o verniviato le ringhiere, recuperate anni fa durante i lavori di urbanizzazione su Via Ponte Carrega, risalenti al 1907 e originariamente poste su Ponte Carrega: qui vorremmo posizionare una pedana e un tavolo per permettere la sosta e il ristoro dei camminatori dell’acquedotto storico. Purtroppo risulta ancora problematico l’accesso non essendoci una scala di accesso che andrebbe realizzata ex novo.

 

Giornata di pulizia dell’acquedotto storico

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Sabato 10 ottobre 2020  si è svolta la giornata di pulizia dell’acquedotto storico, che era stata annullata precedentemente a causa delle estrizioni anti-Covid. L’associazione Amici di Ponte Carrega, insieme ai volontari del Servizio Civile, si è occupata dell’area del lavatoio di Staglieno e della parte di condotto che va dalla chiesa di San Bartolomeo verso Preli. Ci siamo occupati di rimuovere la spazzatura incontrata e di fare lo sfalcio dell’erba lungo il percorso e lungo parte di Salita alla chiesa di Staglieno.

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La Genova che Resiste! In uscita il libro di Luca Borzani e Donatella Alfonso

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Siamo lieti di comunicare l’uscita del nuovo libro di Luca Borzani e Donatella Alfonso, edito da De Ferrari, La città che resiste. Il libro raccoglie gli ultimi anni di articoli pubblicati sull’edizione locale de La Repubblica e racconta i movimenti e le associazioni attive sul territorio genovese, da Levante a Ponente, passando anche dalla Val Bisagno: troverete infatti anche un capitolo sull’associazione Amici di Ponte Carrega.

Nel frattempo vi segnaliamo la presentazione del libro, come riportato nel volantino qui sotto, ma speriamo di poter, compatibilmente con le restrizioni dovute al Covid, organizzare la presentazione del libro anche in Val Bisagno.
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La quercia del Sagrato della Chiesa di Montesignano diventa “monumentale”

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Siamo lieti di potervi informare che la quercia del sagrato della Chiesa di S. Michele di Montesignano è stata inserita con D.Dir. n. 9022657 del 24/07/2020 nell’elenco italiano degli alberi monumentali e pertanto sarà tutelata dalle Legge n. 10/2013 e del Decreto 23 ottobre 2014.

Il nuovo servizio di Goolge maps relativo alla mappatura degli alberi monumentali ha già recepito l’inserimento della nostra bella Quercus ilex visibile a questo <link>

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RIFLESSIONE SUL MORANDI

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Il 3 agosto è stato inaugurato il nuovo ponte San Giorgio, ex ponte Morandi. Alla cerimonia erano presenti il presidente della repubblica, del consiglio, il presidente della regione Liguria e il sindaco di Genova. C’erano anche la ministra delle infrastrutture e i presidenti di Camera e Senato. Erano presenti ovviamente l’attuale arcivescovo di Genova, il capo della Protezione Civile e il capo della polizia. Per l’occasione sono state anche fatte volare sopra Genova le frecce tricolore, per celebrare l’apertura del nuovo viadotto autostradale.

Tuttavia, nella celebrazione, sembra essere mancata una riflessione fondamentale:

Cosa ha fatto sì che il 3 agosto ci fossero tutte quelle persone sul ponte, cosa ha reso “necessaria” quella cerimonia?

La risposta più ovvia e scontata sarebbe Il crollo del precedente viadotto Morandi. Tuttavia, non basta, non è sufficiente come spiegazione. Prima ancora ci sono le manutenzioni non fatte e i report falsificati. E prima ancora c’è stata la scelta consapevole e pianificata di qualcuno di anteporre il profitto aziendale e individuale davanti al bene comune, che non è nell’opera del ponte ovviamente, ma nella vita delle persone. In quel momento il Morandi ha iniziato a crollare e le persone che hanno perso la vita hanno iniziato a morire lì.

Ancora una volta nella storia il profitto ha vinto sull’uomo. Non ci sono interpretazioni diverse o possibili altre spiegazioni. Qualcuno ha deciso che il profitto veniva prima della vita, e quindi si tagliano le manutenzioni, perché costano e riducono l’utile, e si riducono il volume di chi intasca quell’utile può concedersi. Non importa se questo comporta la perdita di 43 vite umane.

Da genovesi viene facile fare questo tipo di riflessioni in merito al Morandi, ma lo stesso principio vale purtroppo per la messa in sicurezza delle zone allagabili, vale per la Thyssenkrupp, per le miniere in Sud America, e vale per tanti altri esempi in tutto il mondo.

In questo senso fa riflettere la parola “Inaugurazione”. Fa pensare alla presentazione di qualcosa di nuovo. Si il ponte è nuovo, quello vecchio non esiste più. Ma la logica che ha portato alla necessità della sua costruzione? Quella esiste ancora e ne era pervasa la celebrazione stessa del ponte che da viadotto autostradale è stato trasformato in passerella politica. Perché il profitto non è solo quello dei dividendi. È anche affermazione di sé. E sulla base di questo principio viene facile trasformare un atto criminale, che si è trasformato in tragedia con la morte di 43 persone, in occasione per raccogliere consensi, alimentare il proprio potere, il proprio Io che ancora una volta viene messo davanti al rispetto di chi ha “pagato” realmente quel ponte. Di chi ha perso la vita e di chi nei quartieri vicino al ponte ha continuato a vivere e sopravvivere. Dov’è allora l’inaugurazione, il nuovo? Non c’è. Il tutto si limita semplicemente all’opera ingegneristica celebrata e caricata di conquista politica, ma nulla è cambiato nel rapporto tra la vita e il profitto individuale.

In questi mesi, in cui famiglie intere si sono trovate senza lavoro e con difficoltà a fare la spesa, si è scelto, ancora consapevolmente, di investire denaro pubblico nella celebrazione dell’opera, traguardo ingegneristico e politico di pochi individui.

A Genova però esiste un’altra città, fatta di associazioni, gruppi informali, scout, persone che ha costruito in questi mesi una rete di solidarietà a sostegno di chi perdendo il lavoro ha perso tutto, fino alla possibilità di fare la spesa per la propria famiglia, di garantirne la sopravvivenza e, quindi, la vita. Ne è un esempio il progetto della Spesa Sospesa, attuato in più parti della città, con raccolte alimentari nei supermercati e donazioni di negozianti e cittadini. Sono state raccolte tonnellate di cibo e beni di prima necessità, ma ovviamente questi gesti di comunità vera non possono che essere marginali rispetto alla totalità delle persone che continuano a non riuscire ad arrivare alla fine del mese.

Viene spontaneo in questo senso un pensiero banale: quanto costa in pacchi di pasta far volare le frecce tricolore? Far volare una freccia tricolore costa circa 5000 euro l’ora, da moltiplicare per i 9 aerei, con un totale di 45000 euro. Poi a questi vanno aggiunte spese accessorie per la sicurezza e la manutenzione pre- e post-volo, oltre a dover considerare in questo caso i soldi spesi per l’organizzazione dell’intera cerimonia di riapertura del ponte. Bene con 45000 euro si possono comprare a scelta:

  • 43,2 tonnellate di pasta

  • 11 tonnellate di riso

  • 32000 scatolette di tonno

  • 54000 scatolette di polpa di pomodoro

  • 125000 scatolette di legumi

  • 9000 bottiglie d’olio

  • 7500 confezioni di pannolini

Questi sono alcuni esempi dei beni che sono stati distribuiti dai volontari in questi mesi di crisi a tante famiglie, per le quali un sacchetto equivalente a circa 50 euro di spesa, consegnato due volte al mese, è diventato essenziale.

Quindi non è stato inaugurato niente, è stata aperta un’opera carica delle logiche che hanno portato alla distruzione della precedente. Sarebbe stata una vera inaugurazione se non fosse stata trasformata in passerella politica proprio a ridosso delle elezioni regionali, se fosse garantito che i responsabili delle 43 morti siano processati e paghino per quanto accaduto, se si fosse scelto il rispetto per chi ha perso la vita e per chi vive la periferia della città. Si poteva cominciare destinando le risorse investite nella celebrazione della ricostruzione in progetti di solidarietà, a sostegno di chi è più debole, di chi paga le scelte sbagliate di pochi, ma si è scelto, ancora una volta in modo consapevole, di non farlo.

Ovviamente qui in fondo una riflessione è d’obbligo. Noi che non eravamo su quella passerella abbiamo comunque una responsabilità forte. La responsabilità di indignarci, di chiedere conto delle scelte fatte, di volere leggi diverse e di volere il rispetto per la vita davanti al profitto individuale. In questo Genova storicamente si è dimostrata forte, è importante che non perdiamo questa lunga tradizione.

Trekking fotografico in Val Bisagno: l’introduzione al libro a cura degli Amici di Ponte Carrega

Pubblichiamo qui di seguito il testo che Fabrizio Spiniello ha preparato come introduzione alla pubblicazione curata da Ada (Associazione per i diritti degli Anziani), Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e Regione Liguria all’interno del Patto di Solidarietà 2018-2019, “Trekking fotografico in città ‘Val Bisagno’ “. Le fotografie oggetto della pubblicazione sono state esposte anche in una mostra organizzata alla GAU nel 2019.

Il libro fotografico doveva essere presentato nella primavera del 2020 ma a causa della pandemia la presentazione è stata rinviata a data da destinarsi. Vi comunicheremo la nuova data non appena sarà disponibile.

Nel frattempo, buona lettura:

Nell’immaginario collettivo la Val Bisagno è considerata ancora oggi come l’area di servizio della città di Genova, con le aree del fondovalle occupate da capannoni e magazzini, i grandi spazi utilizzati dalle ex municipalizzate e le vecchie aree industriali, in parte dismesse, in parte riconvertite in aree commerciali della grande distribuzione. Nel senso comune è considerata un’area periferica, degradata, di difficoltosa valorizzazione.

Durante quasi tutto il Novecento la Val Bisagno è stata un brulicare di attività economiche e industriali che andavano di pari passo con la crescita della città. Sorsero velocemente e spesso disordinatamente nuovi quartieri, cambiando così in pochi decenni il volto della vallata, che andava perdendo via via gli antichi caratteri coltivi e viabilistici che da una parte la contraddistinguevano come zona agricola del genovesato e dall’altra come importante crocevia verso il piacentino e oltre. Si andavano a rafforzare, con lo sviluppo dell’industria, altri tipi di attività manifatturiera che già nell’antichità avevano trovato terreno fertile in Val Bisagno in virtù della presenza sul territorio di abbondanti riserve di acqua e di tutto ciò che si poteva ricavare dal fiume e dai monti. In primo luogo si può quindi ricordare l’industria conciaria, che necessitava di abbondanza di acqua per il suo funzionamento, rafforzata a partire dagli anni trenta anche dall’attività dei civici macelli di Ca’ de Pitta, e di cui la storica Bocciardo di via Canevari, ancora oggi nella memoria di molti, fu l’esempio più emblematico. In secondo luogo, vanno ricordate anche le attività di cava che fornivano materiali per l’industria edile e che alimentarono il clamoroso boom edilizio che interessò la città per tutto l’arco di un secolo,  tra il 1870 e il 1970 circa: per questo ultimo caso possiamo ricordare le diverse cave presenti sul territorio come la cava Zanacchi e la Cavalletti, quest’ultima ancora oggi in funzione a Molassana, la cava dei Camaldoli a cui era collegata l’attività del cementificio di Ponte Carrega attivo tra il 1924 e gli anni ottanta del secolo scorso, ma anche la ex Fabbrica Plinthos della Canova a Struppa che sfornava migliaia di mattoni ogni giorno per la costruzione dei palazzi della città.

Oltre a questi esempi di industria di iniziativa privata, la Val Bisagno si è da sempre contraddistinta per aver ospitato, e continua tuttora ad ospitare, tutte quelle aree a servizio della città, a partire proprio dal celebre cimitero di Staglieno, uno dei gioielli della città, costruito al di fuori delle mura cittadine per non disturbare e non ostacolare lo sviluppo di Genova (all’epoca il comune di Staglieno era ancora autonomo e lo sarà fino al 1874). Sorte simile per l’area dei Macelli Civici a Ca’ de Pitta, le Officine del Littorio (poi Gugliemetti) a Ponte Carrega, la prima discarica nella zona di Fossato Cicala e poi il polo di Volpara, le officine elettriche di via Canevari e quelle del Gas alle Gavette.

Molti di questi poli produttivi, a partire dagli anni ottanta dello scorso secolo, si sono ridimensionati o hanno chiuso, via via lasciando vuoti urbani o spazi riempiti dai mall che a loro volta hanno contribuito a modificare drasticamente la geografia e l’economia del nostro territorio, ad esempio attraverso l’impoverimento del tessuto commerciale di prossimità.

Lo sviluppo veloce che la valle ha vissuto nei primi decenni del Novecento è una eredità che ancora oggi è difficile da gestire, tra spazi e destinazioni d’uso di stampo novecentesco, la crisi economica e quella demografica che svuota i quartieri e andrà a penalizzare i servizi soprattutto nelle zone più marginali e periferiche, e la necessità di immaginare un futuro in linea con le aspettative e le esigenze del mondo globalizzato del XXI secolo.

Le ultime alluvioni hanno poi rivelato tutta la fragilità di questo territorio così densamente urbanizzato, portando sempre più persone e associazioni a chiedersi quale futuro e quale vocazione si possa immaginare per la Val Bisagno: continuare ad essere un’area a servizio della città o cercare anche un’altra via che possa restituire dignità ad un territorio fragile e in difficoltà?

Mostrare l’altro volto della Val Bisagno, quello illustrato nelle fotografie che compongono il libro che tenete in mano, significa riconoscere a questo territorio una certa dimensione di bellezza che va conosciuta (e fatta conoscere), preservata e curata in funzione di una città a misura di persona, agli stessi cittadini genovesi che al prezzo di un biglietto dell’autobus possono trovarsi in poco tempo ai laghetti di Fossato Cicala o in visita ad una abbazia medievale, vicini eppure lontani dal centro della città.

Accanto alla città frenetica ne esiste una che va più lenta, a volte non raggiungibile in automobile, inerpicata su creuze di collina: è la stessa città, è pur sempre Genova, ma in una diversa accezione.

Valorizzare questo territorio, nel pieno delle sue contraddizioni, del disordine urbanistico e tra capannoni in disarmo non è facile: è una ricerca senza fine della bellezza, scrutando tra tutto ciò che di mediocre si incontra lungo il cammino fino a che non si coglie un particolare, una sensazione, un odore, un angolo prezioso.

Credo sia questo, in fondo, ciò che trovo di particolare nella Val Bisagno e quello che questo territorio può insegnare: la bellezza non è facile, si trova e si ottiene con fatica, con gli occhi di chi ha la pazienza e l’ostinazione di perdersi e camminare tra creuze di collina e capannoni abbandonati.

 

Fabrizio Spiniello

Presidente dell’Associazione Amici di Ponte Carrega

Territorio e Università: gli Amici di Ponte Carrega al workshop della laurea magistrale in Architettura sulla Val Bisagno

Lunedì scorso, 15 giugno, su invito dell’Università degli Studi di Genova abbiamo partecipato al workshop della Laurea magistrale in Architettura sulla Val Bisagno: è bello che il mondo dell’università coinvolga gli attori del territorio ed è bello che tra questi attori abbia scelto anche noi!

 

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L’intervento, a cura di Fabrizio Spiniello, si è focalizzato su tre macro tematiche:

1. Perché parlare della Val Bisagno può essere interessante.

La realtà della Val Bisagno è rappresentativa di altre realtà e di problematiche a livello nazionale, sia di natura ambientale (il dissesto idrogeologico, l’abbandono del territorio coltivo periurbano, la cementificazione), sia di natura sociale e politica (la chiusura dei negozi di quartieri e la proliferazione della GDO, una popolazione in calo – la nostra città continua a perdere abitanti in maniera impressionante, circa 300.000 a partire da fine anni’70, con previsioni identiche anche per i prossimi venti anni – , sempre più fragile e anziana, la mancanza di servizi e di spazi urbani aggregativi, le poche idee sul futuro della valle e della città, la diaspora dei giovani verso Milano o altre realtà europee.

2. Accenni sulla storia del lavoro e dell’immigrazione in Val Bisagno.

Partendo dai caratteri della Val Bisagno di fine Ottocento, ancorata a una agricoltura di sussistenza, all’artigianato e a un’economia legata ai trasporti, si è tentato di delineare un profilo di sviluppo che, attraverso la realizzazione delle nuove strade e dell’annessione alla grande Genova, ha portato in pochi anni la vallata ad essere una zona fortemente legata all’industria e ai servizi per la città.

Attraverso la storia dell’immigrazione in valle si è raccontato di uno sviluppo urbanistico legato soprattutto alla realizzazione di quartieri popolari e di impianti industriali, questi ultimi via via ridimensionati e dismessi a partire dagli anni Ottanta del Novecento. Molti di questi stabilimenti industriali sono stati riconvertiti in spazi commerciali della grande distribuzione.

3. Alcune riflessioni e proposte sul futuro della Val Bisagno.

Il racconto si è protratto su alcune tematiche di grande attualità, come il dissesto idrogeologico (scolmatore, fondi PON  Metro, progetto sul versante di Piazzale Bligny, Rio Torre), quello della mobilità (la Val Bisagno è in attesa dell’approvazione o del diniego del finanziamento richiesto dal Comune al MIT sulla realizzazione di una rete di filobus, anche se il dibattito fino ad oggi era concentrato sulla realizzazione di una tranvia, mezzo scelto a seguito del Debat Public del 2010).

Anche la realizzazione di una pista ciclabile è tema molto dibattutto negli ultimi mesi:  http://www.amicidipontecarrega.it/2020/05/17/un-percorso-ciclabile-tra-borgo-incrociati-e-via-adamoli-e-possibile/

Un altro esempio: la proliferazione dei centri commerciali. Oltre all’area ex Boero e all’area ex Cementifera, rimane in sospeso il progetto sull’area ex Guglielmetti dove era prevista la realizzazione di un centro commerciale e di un albergo (http://www.amicidipontecarrega.it/tematiche/territorio/ex-officine-guglielmetti/page/3/).

L’intervento è proseguito con il tema della valorizzazione e la salvaguardia della Val Bisagno, con le sue bellezze e i tanti beni storici e architettonici del suo territorio, sono, in primis, uno strumento a favore degli stessi cittadini che vivono o lavorano n Val Bisagno per ridare dignità a questo territorio e proteggerlo da ulteriori speculazioni e rapallizzazioni.

L’obiettivo dei prossimi anni per la Val Bisagno deve essere quello di non perdere più occasioni di rilancio: migliorare la vivibilità e la fruibilità dei nostri spazi pubblici non può essere fatto con la realizzazione di ulteriori centri commerciali ma può essere realizzato solo riconoscendo valore a questo territorio.

Esiste un patrimonio urbano anche nelle periferie: ignorarlo non significa che non esista.

Per concludere si è voluto porre l’accento su alcuni esempi concreti e alcune aree destinate ad essere al centro, nei prossimi anni, di trasformazioni urbanistiche sulle quali si giocherà gran parte del futuro di questa parte di città e sulle quali gli studenti di Architettura potranno confrontarsi:

  • Ex Guglielmetti: è ancora attuale, con l’avanzare dell’e-commerce, sostenere la realizzazione di un grande centro commerciale? E’ possibile ripensare l’area utilizzando anche la parziale destinazione industriale prevista dal PUC, e immaginare una diversa destinazione rispetto invece di una nuova Fiumara?
  • Volpara: area attualmente occupata da AMIU e dal fangodotto per il trattamento dei rifiuti reflui che sarà spostato nelle aree ex Ilva di Cornigliano a partire dal prossimo anno. L’area in parte è occupata da altre officine comunali: l’attuale amministrazione comunale ha dichiarato una possibile dismissione dell’area dalle attuali servitù ma non ha tracciato linee guida in merito a una sua riconversione ad eccezione di una proposta di collocare qui il centro direzionale Amiu, oggi in via D’Annunzio;
  • Area di Ca’ de Pitta: pur essendo in parte attualmente occupata dal cantiere dello Scolmatore e dal Mercato all’ingrosso del Pesce è ancora una area enorme e molto appetibile da un punto di vista urbanistico;
  • Area ex Moltini: la piombifera dismessa nei primi anni duemila è un’altra area che potrebbe essere trasformata;
  • Ipotesi di scuola: l’area di Gavette occupata da Iren. Le antiche Officine del Gas sono oggi utilizzate da Iren: qualche anno fa insieme al Politecnico si era lanciata l’idea di riconvertire l’area in un campus universitario, riutilizzando le pregevoli costruzioni poste all’interno dell’area e utilizzando gli enormi spazi oggi usati come parcheggio mezzi e depositi materiali.

 

Vota l’oratorio di San Rocco sull’Acquedotto storico come Luogo del Cuore FAI!

La nostra associazione è parte della Federazione per la tutela e la valorizzazione dell’acquedotto storico della Val Bisagno e sostiene la raccolta firme a favore dell’Oratorio di San Rocco!

 

Aiutaci a proteggere questo bene in pericolo, insieme possiamo provare a salvarlo!!

Qui di seguito il link per la firma online (previo accesso a Facebook o iscrizione al sito del FAI):

https://fondoambiente.it/luoghi/oratorio-di-san-rocco?ldc

 

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Locandina San Rocco

“Mauro Pirovano: attore periferico privilegiato”, un video del Teatro dell’Ortica sulla Val Bisagno e non solo

Pubblichiamo qui di seguito un video realizzato dal Teatro dell’Ortica della serie FuoridalCentro. In questo video l’attore Mauro Pirovano si racconta, attraverso la narrazione del suo quartiere e della sua Val Bisagno.

Buona visione!

https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=233110201248602&id=361045883929771

La locandina del Teatro dell'Ortica

La locandina del Teatro dell’Ortica

Neoliberal Aesthetics and the Resistance to Redevelopment in an Italian Postindustrial Periphery

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È apparso sulla rivista accademica Space and Culture: An International Journal of Social Spaces (2020) un articolo di Emanuela Guano, l’antropologa urbana, docente alla Georgia State University di Atlanta (USA), che da qualche anno conduce ricerca etnografica tra gli Amici di Ponte Carrega. Intitolato Neoliberal Aesthetics and the Resistance to Redevelopment in an Italian Postindustrial Periphery, l’articolo dimostra come la nostra associazione sia riuscita a utilizzare come strumento di resistenza alla cementificazione la medesima sensibilità estetica che, nella letteratura scientifica, è solitamente associata alle dinamiche escludenti dell’urbanismo neoliberista. Questo perché, per gli Amici di Ponte Carrega, la salvaguardia dell’ambiente e la valorizzazione del patrimonio storico e culturale sono sia valori fondamentali che un diritto di tutti.


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La versione ufficiale dell’articolo è disponibile a questo link: https://journals.sagepub.com/doi/abs/10.1177/1206331220908212

La versione pre-editoriale, invece, si trova qui: https://scholarworks.gsu.edu/anthro_facpub/23/

Passeggiata partigiana virtuale del 25 aprile 2020

Partigiani

Lista Rossa dei monumenti italiani in pericolo: la nostra segnalazione per l’oratorio di San Rocco

prospetto principale in cui risulta ancora 
 leggibile la decorazione a fascioni orizzontali bianco-grigi

Italia Nostra ha promosso una lista nazionale dei monumenti in pericolo che andranno a confluire in una LISTA ROSSA il cui obiettivo è quello di sensibilizzare l’opinione pubblica sui Beni Culturali italiani in pericolo. La LISTA ROSSA è uno dei progetti più identitari e riusciti di Italia Nostra ed è il primo passo per costruire un progetto di recupero e valorizzazione da attuare nel prossimo futuro.

Gli Amici di Ponte Carrega hanno proposto di inserire nella lista l’antico oratorio di San Rocco dell’Antico Acquedotto. Si tratta di un antico oratorio sconsacrato a pianta quadrata risalente al XV/XVI secolo che si trova sul percorso dell’antico acquedotto nella zona di Prato, in prossimità della via dei Filtri.

Il complesso conta anche un piccolo giardino (o meglio, quello che ne rimane) con una dozzina di cipressi monumentali e fa parte del lotto che include anche l’antico Palazzo di Gio. Battista Invrea. Si tratta del rudere (purtroppo), un tempo antica villa nobiliare, che potete vedere appena sopra il capolinea del 13 a Prato, sventrato da una speculazione edilizia di alcuni fa (qui un nostro articolo a tal riguardo: http://www.amicidipontecarrega.it/2014/05/21/metamorfosi-della-val-bisagno/) è ora di proprietà di un fondo immobiliare lombardo.

L’oratorio, come potete vedere dalle foto qui sotto, versa in condizioni conservative pessime e si mostra oramai quasi totalmente compromesso: senza un adeguato intervento nel giro di qualche anno la nostra città perderà un manufatto che invece sarebbe bello preservare e valorizzare sia per la nostra Memoria, sia nell’ottica della salvaguardia e valorizzazione del nostro territorio.

Per questo motivo abbiamo presentato questa segnalazione alla associazione ambientalista più antica d’Italia: speriamo di poter iniziare con questo gesto a smuovere le acque e trovare nuove energie per poter trovare una soluzione positiva a quello che, a tutti gli effetti, la nostra associazione ritiene un sogno bellissimo: il recupero dell’antico oratorio di San Rocco! E’ necessario, passata l’emergenza e comunque nel giro di pochi anni, prima che il manufatto tramonti definitivamente, porvi un attenzione più attenta di quella odierna e trovare una soluzione per questa bellezza della nostra vallata.

il lato sinistro dell'oratorio crollato a seguito di una frana

il lato sinistro dell’oratorio crollato a seguito di una frana

prospetto principale in cui risulta ancora   leggibile la decorazione a fascioni orizzontali bianco-grigi

prospetto principale in cui risulta ancora
leggibile la decorazione a fascioni orizzontali bianco-grigi

l'altare vandalizzato

l’altare vandalizzato

particolare delle condizioni di degrado in cui versa l'altrare

particolare delle condizioni di degrado in cui versa l’altrare

l'entrata dell'edificio vista dall'altare

l’entrata dell’edificio vista dall’altare

particolare della copertura

particolare della copertura

particolare della rottura sul lato sinistro del tetto dell'oratorio

particolare della rottura sul lato sinistro del tetto dell’oratorio

una delle aperture sul tetto

una delle aperture sul tetto

una delle aperture sul tetto

una delle aperture sul tetto

una delle aperture sul tetto

una delle aperture sul tetto