Archive for Ex Officine Guglielmetti

La morte dei centri commerciali in Italia

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Vi ricordate un nostro articolo di qualche mese fa, ripreso dal prestigioso periodico britannico The Guardian, sulla morte del modello del centro commerciale, del grande Mall, in Usa? L’articolo elencava i motivi della crisi dei centri commerciali e preannunciava una rapida diffusione di questa “malattia” anche in Italia: http://www.amicidipontecarrega.it/?p=5293

Come vediamo in questo nuovo articolo, la cui lettura ci è stata suggerita dal professor Francesco Gastaldi, la previsione si è dimostrata ampiamente corretta anche per l’Italia e non così prematura come molti ci avevano voluto fare intendere fino ad oggi. Nell’articolo di cui sotto si parla della fine del boom degli ipermercati nella regione del Friuli Venezia Giulia, una regione che ha un Pil procapite superiore rispetto a quello della Liguria (da 27,397 a 31,689 euro mentre il Pil procapite ligure va da 22,063 a 27,396 euro. Dati Istat, 2012).

http://messaggeroveneto.gelocal.it/udine/cronaca/2015/03/15/news/e-finito-il-boom-degli-ipermercati-negozi-vuoti-ampliamenti-sospesi-1.11044560

 

Tornando al caso concreto del nostro quartiere, in attesa di conoscere gli sviluppi, anche legati al Piano di Bacino in elaborazione in Regione con i dati delle alluvioni del 2014, del futuro centro commerciale e albergo nell’area ex Guglielmetti, vi presentiamo un trafiletto comparso qualche giorno fa su Il Corriere Mercantile sulla imminente chiusura del Brico Io presente oggi nel centro commerciale Bisagno di piazzale Bligny a vantaggio della apertura del nuovo Bricoman che si terrà il prossimo 27 maggio. Ciò a sostegno della tesi che il nuovo centro rischia solo di SPOSTARE lavoro piuttosto che crearne di nuovo. Torneremo più avanti sul saldo tra le vecchie attività che andranno a chiudere e le nuove assunzioni (e il tipo di contratto) della nuova attività. L’unica certezza, detta dall’A.d. del Bricoman Italia in commissione Sviluppo Economico del Comune a settembre è quella che il Bricoman pensa di fatturare qualcosa tra i 15 e i 20 milioni di euro all’anno: secondo Ascom Edilizia il fatturato annuale di tutto il genovesato è di 35 milioni in totale e se i conti sono questi vi lasciamo immaginare le conseguenze e le altre innumerevoli chiusure dei piccoli esercizi. Si creerà nuovo lavoro o i lavoratori del settore si limiteranno a spostarsi, almeno quelli più fortunati tra loro, verso le nuove attività “ammazza piccole”?

Il Corriere Mercantile

Il Corriere Mercantile

Dal bacino del Mediterraneo per parlare di Partecipazione a Ponte Carrega

Domani dalle ore 15:00 a Ponte Carrega accoglieremo 14 rappresentanti di associazioni e organizzazioni che lavorano nell’ambito della Partecipazione attiva provenienti dal bacino del Mediterraneo, dall’Africa del Nord, dall’Europa e dal Medio Oriente. Faremo loro visitare il quartiere e parleremo di Partecipazione confrontandoci e scambiandoci idee e esperienze: faremo vedere loro l’edificio per il Bricoman e il complesso delle ex officine Guglielmetti, esempi di una partecipazione mancata che travalica i confini nazionali come “Casi studio”. Alle ore 17:00 il seminario si sposta nella sala del Camino di Palazzo Ducale per continuare il dibattito e il confronto che rientra in un programma finanziato dalla Commissione Europea nell’ambito del programma Erasmus+ ed è organizzato dalla Associazione di promozione sociale milanese Joint.

Il nostro ringraziamento va alla Associazione Joint per aver pensato a Ponte Carrega e alla nostra associazione.comunicato stampa incontro 17 febbraio

A Genova la scuola più a rischio d’Italia

Oggi l’emittente televisiva LA7, durante la trasmissione “L’aria che tira” ha trasmesso un servizio relativo alla scuola Mazzini-Lucarno in Val Bisagno.

La7

Ricordiamo che anche noi avevamo pubblicato qualcosa riguardo alla criticità della scuola in oggetto, ecco il link del post.

Alle cose dette dal servizio di La7 noi aggiungiamo che presto a questi bambini della scuola, la Coop-Talea toglierà anche la vista sulla collina di Montesignano, al posto della Chiesa di S.Michele si mostrerà in tutta la sua imponenza un albergo (a tre stelle, alto c.a.  35m e lungo c.a. 40m), collocato a pochi passi da un torrente e da una viabilità di sponda a grave rischio idrologico.

Chiediamoci con quali valori e riferimenti di spirito potranno crescere questi bambini.

Sopra alla grane struttura Coop, in bella vista dai parchi dei forti, sorgerà anche un enorme parcheggio di interscambio (tra cosa? forse fra auto e carrello.. non spetta a noi giudicarlo) ma saranno comunque soldi pubblici spesi in oneri di urbanizzazione.

Questa foto era stata elaborata a suo tempo dal nostro staff, (nei render del progetto originale non abbiamo trovato una vista che rappresentasse l’impatto del nuovo edificio visto dal basso dalla sponda destra del torrente Bisagno). Forse è un render artigianale ma l’idea dell’impatto sul paesaggio dovrebbe comunque darlo. Questo nostro sforzo voleva essere di aiuto ai proponenti per fare due conti, dare uno spunto di riflessione sul tipo di impatto che ancora oggi vogliono imporre al quartiere e a tutta la comunità della Val Bisagno.


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Il prodotto coop

 

Altri Carrelli

Negli ultimi giorni sono usciti diversi articoli che fanno riferimento alle aree delle ex-officine Guglielmetti a Ponte Carrega: secolo XIX del 31-01-2015 “Talea torna alla carica per la Coop nell’ex deposito Guglielmetti”, oppure quello del 29-01-2015 “Il Bisagno non è esondato in piazzale Bligny così la Coop alla Guglielmetti è salva”.

Questi articoli, insieme ad altri usciti in questo periodo, sembrano voler far intendere al lettore che ci sia una specie di “incubo” per il Comune nel caso in cui il progetto del grande “mall” di Coop non si possa realizzare per imprevisti impedimenti legati alla sicurezza delle aree e allo stato di emergenza per il rischio idrogeologico.

Le cose non stanno così.

Lo sa bene il Consiglio comunale che durante una commissione del settembre 2014 mise a tacere un dirigente del Settore Urbanistica che faceva intendere ai consiglieri il diritto di Coop di chiedere i soldi indietro in caso di voto contrario del Consiglio alla doppia variante al Puc, che ad oggi non prevede in quell’area una destinazione ricettiva (albergo). Il voto di un Consiglio Comunale è un voto sovrano e una impresa che abbia fatto i conti senza l’oste deve considerare l’alea derivante dal rischio d’impresa che grava su qualsiasi imprenditore di questo mondo. E’ impensabile infatti che un qualsiasi operatore possa comprare un’area “chiavi in mano”, incluso il cambiamento climatico e le diverse valutazioni del rischio idrogeologico, varianti e cambiamenti del piano urbanistico,  che per forza di cose passano dal voto sovrano del consiglio comunale. Si tratta chiaramente di fantascienza: tuttavia i giornali sembrano intendere proprio questo, affermando che il costruttore ha, a suo tempo, comprato un’area con le dovute rassicurazioni politiche e soprattutto giuridico-contrattuali circa il buon esito della propria operazione e la realizzazione del centro commerciale e tutto ciò che ne consegue (albergo compreso, anche se non è previsto dal Puc?). No, noi non ci crediamo e rimaniamo dubbiosi sulle affermazioni fatte dai giornali: davvero qualcuno si è premurato di assicurare a Coop ogni tipo di garanzia non solo politica, ma anche contrattuale, circa la realizzazione di una attività ricettiva non prevista nè dal piano regolatore del 2000 nè dall’attuale Puc adottato in attesa del nuovo?

Per chi non ha seguito questo caso sin dall’inizio vorremo fare chiarezza su alcuni punti:

L’area delle ex officine Guglielmetti fu venduta il 5 febbraio 2010 dalla società AMI spa in liquidazione attraverso un pubblico incanto a cui partecipò una sola società: la Talea (Coop), che risultò ovviamente il  vincitore (aperture delle buste avvenuta il 5 marzo 2010) Il bando prevedeva come base d’asta un costo di 25.000.000 euro.

(Vedi articolo: Repubblica http://genova.repubblica.it/cronaca/2010/03/02/news/l_officina_dei_bus_guglielmetti_diventa_un_centro_commerciale-2617001/)

L’area acquisita da Talea era già stata destinata ad avere un indirizzo urbanistico compatibile per un eventuale ampliamento del centro commerciale esistente. La trasformazione ha assunto specifica rilevanza con la variante urbanistica a cui si rimanda agli atti della D.C.C. n°57 del 28 luglio 2009.

Si ricorda che alla vendita delle aree si era opposta la Provincia, che però diede il via libera alla cessione delle aree con atto dirigenziale n. 5753 in data 29/09/2010 dove no ha più ravvisato profili di illegittimità su detto provvedimento, riscontrando il superamento dei rilievi formulati in precedenza.

(a gara già vinta)

(Vedi articoli: Il secolo http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2010/11/12/AMbbFIFE-polo_commerciale_valbisagno.shtml)

Proprio il dubbio sulla legittimità dell’operazione di vendita, ancora in essere durante le fasi dell”asta e nel periodo successivo, potrebbe aver indotto a scrivere nel contratto di vendita una clausola di salvaguardia per tutelare il compratore, ma questo è normale.

In base a questi fatti l’intervento di ampliamento del centro commerciale Coop è legittimo e conforme alla destinazione urbanistica assegnata alle aree. Quindi i giornali hanno ragione fino a questo punto: la realizzazione di un centro commerciale in continuità con l’adiacente centro commerciale Bisagno di piazzale Bligny è un diritto acquisito da parte del costruttore.

Quello che non era previsto al momento della gara e non è tuttora previsto dal piano regolatore è la funzione ricettiva delle aree, ovvero la possibilità di costruirci un albergo, cosa che invece Coop ora si prefigura voler fare per massimizzare il valore immobiliare delle aree che nel frattempo sono diventate meno appetibili, sia per la crisi, sia per l’inflazionata presenza di capannoni vuoti presenti in città e in tutta la Val Bisagno (edificio per il Bricoman compreso, in parte invenduto). Chi andrebbe mai ad acquistare una parte dell’ex struttura Guglielmetti per aprire una attività commerciale, quando quell’area è stata acquisita dal comune per una cifra “monstre” di 26 milioni di euro (contro un valore commerciale di 8 milioni), quando a pochi metri e in tutta la Val Bisagno ci sono capannoni sfitti che possono essere affittati per molto meno? Questo è quello che deve aver pensato la Sogegross quando nel 2010 fu approvato l’edificio per il Bricoman: perché insediarsi nell’area Guglielmetti quando posso usufruire di spazi meno costosi nel nuovo edificio a fianco? Ecco quindi che per rientrare dell’investimento oneroso, ormai compromessa la destinazione commerciale e preso atto che quella industriale residuale non è mai potuta decollare (anche se una attività legata alla produzione di cibo integrata al centro vendite sarebbe potuta essere una buona alternativa), ai proponenti non rimanevano che due scelte: lasciar da parte una buona porzione di capannoni in attesa di tempi migliori, ma lasciando l’investimento fermo e andando in perdita; oppure proporre una diversa destinazione d’uso: quella ricettiva e quindi l’albergo.

Come associazione abbiamo sempre sostenuto che questo cambio di destinazione d’uso è migliorativo rispetto alle precedenti destinazioni, ma tuttavia questo deve avvenire con un disegno architettonico idoneo al contesto delle aree urbane esistenti che sono storicamente consolidate.

Contrariamente a queste considerazioni il progetto presentato da Coop-Talea si è presentato da subito incapace di sposare questa logica migliorativa, come forse era nelle intenzioni dei proponenti: le modifiche già apportate dimostrano quanto fosse stato tenuto di poco conto il tessuto urbano del quartiere e del suo territorio. Si ricorda che in prima istanza il progetto era stato presentato addirittura con una rampa elicoidale altra 18 metri davanti al borgo storico e alle case di Ponte Carrega (per intenderci una rampa elicoidale del tipo presente in Lungo Bisagno presso la concessionaria Peugeot).

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Il progetto è un enorme ufo che incombe dall’alto sulla vallata con una enorme torre alberghiera disposta lungo il torrente Bisagno a mò di diga, a ripetere come se nulla fosse successo, l’infelice operazione dell’edificio per il Bricoman, davanti al borgo storico di Ponte Carrega e la Chiesa di S. Michele: quest’ultima viene coperta alla vista dalla sponda destra del Bisagno. E’ un po’ come se i palazzi verde e rosa di lungo Bisagno Dalmazia (quelli del bar Diana) venissero ripetuti in un continuum tra la concessionaria ex cinema Esperia e la baracchetta del fruttivendolo di Pontecarrega: valutate voi l’impatto che potrà avere!

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Il progetto presentato ha una sola logica di lettura: è un autentico monumento al commercio che si impone sopra ad ogni altra cosa come il paesaggio e la identità dei luoghi.  Ricordiamo, a chi non lo sapesse ancora, che i dirigenti che tirano le fila di questo progetto sono gli stessi che hanno promosso e attuato il vicino edificio per il Bricoman. Forse è anche per questo che nel procedimento della nuova Coop si riscontra la stessa sensibilità ai temi del paesaggio e della partecipazione (vi ricordate che tipo di partecipazione è stata svolta per l’edificio per il Bricoman!?)

Il procedimento per il cambiamento della destinazione d’uso delle aree acquisite da Talea, deve passare da  una variante al piano urbanistico. Questo passaggio comporta necessariamente un’approvazione da parte della maggioranza del Consiglio Comunale: quindi non è una decisione della Giunta ma un passaggio che prevede un consenso della maggioranza dei consiglieri comunali.

Da parte nostra abbiamo chiesto ai vari gruppi consiliari di condizionare il loro “si” all’attuazione di un percorso di partecipazione in grado di migliorare effettivamente il progetto con la tecnica della “moltiplicazione dell’opzione”. Ovviamente l’approvazione del consiglio dovrà avvenire dopo il percorso partecipato tenendo conto dell’esito del percorso stesso. Il tempo per fare questo percorso è stato stimato in tre mesi. Con la buona volontà si sarebbe già potuto svolgere ben due volte da quando lo avevamo richiesto. Il nostro non è un tentativo di sovrapporci al Consiglio, semmai il nostro intento è quello di contribuire alle scelte decisionali che spettano al consiglio in modo da rendere l’impatto della nuova costruzione meno impattante: il quartiere infatti è già stato messo a dura prova con il vicino “Mostro” edificio per Bricoman: due mostri sono veramente troppo! sia per il quartiere, sia per questa valle e per questa città.

Per quanto riguarda la presunta clausola contrattuale per la quale se il compratore delle aree non potrà realizzare quello che vuole e potrà pretendere la restituzione della somma versata, secondo noi è poco credibile, almeno nei termini presentati dai giornali. Tale clausola se c’è deve essere stata necessariamente indicata nel regolamento di vendita dell’asta pubblica, non può essere un accordo “segreto” e non può essere ne precedente alla vendita, ne successivo, ma compreso nel regolamento dell’asta pubblica. Quindi per averne una idea basterà guardare cosa scriveva il bando. (Verificheremo)

Comunque ci sembra poco credibile la presenza di una clausola vincolante che assicuri destinazioni urbanistiche future e non previste prima della vendita. Questa possibilità sarebbe un vero ricatto, una carta bianca concessa a un soggetto privato, veramente poco credibile e difficilmente accettabile da un’amministrazione: il Consiglio Comunale sarebbe esautorato e avvilito nel suo potere decisionale.

Stando a questi fatti secondo noi ci sono ancora tutti i termini per migliorare il progetto nel rispetto del tessuto storico esistente: basterà che il Consiglio Comunale richieda, come condizione preliminare alla delibera favorevole, lo svolgimento di un reale percorso di partecipazione con il territorio e i soggetti portatori di interesse. Diversamente il consiglio potrà negare la nuova destinazione e il proponete non potrà fare altro che procedere senza la realizzazione dell’albergo: ma gli conviene?

Coerentemente con la propria missione sociale, Coop Liguria non si limita a vendere scatolette: tutela l’ambiente; promuove la cultura, la socialità e l’aggregazione; diffonde stili di vita più sani, attraverso un articolato programma di attività di educazione al consumo consapevole; attua campagne di solidarietà.”  dal sito Coop Liguria.

. ma allora perché non fare un vero percorso partecipato per il miglioramento del progetto? Quello che fino ad oggi è stato svolto, in assenza di una legislazione in materia, sono solo assemblee pubbliche di presentazione di ciò che il proponente aveva deciso di fare a suo insindacabile giudizio: i miglioramenti li ha decisi solo lui, nel modo in cui piacciono a lui, come conviene solo a lui. Un modo di procedere opposto al principio di partecipazione dove il territorio è sempre sconfitto. Questo film lo abbiamo già visto per l’edificio Bricoman, è la stessa regia!.  

Dallo statuto sociale Coop Liguria
TITOLO I
COSTITUZIONE, SEDE, DURATA, SCOPO E OGGETTO

ARTICOLO 1
Denominazione
….
La Cooperativa persegue la funzione sociale,
lo scopo e i principi mutualistici senza fini di
speculazione privata previsti dall’art. 45 della Costituzione.
….
ARTICOLO 4
Scopo e oggetto sociale
…..
– promuovere ed organizzare attività e
servizi culturali, ricreativi e socialmente utili;
– contribuire a tutelare l’ambiente;
…..

Luca Mercalli a Ponte Carrega, Riprese in corso…

Oggi Luca Mercalli è venuto a Ponte Carrega per toccare con mano la spregiudicata cementificazione concessa e attuata dalla nostra amministrazione solo otto mesi dopo l’alluvione del 2011. Un “costruito sul costruito” di 49.000 mq su un tessuto industriale esistente di 15.000 mq. Una riconversione che prevede nuovi centri commerciali che attireranno migliaia di persone vicini in luoghi a rischio.

Nell’intervista si è parlato anche del progetto di riconversione presentato da Coop-Talea sulle aree ex officine Guglielmetti, un soggetto che si dichiara sensibile ai temi ambientali e di difesa del paesaggio, ma che di fatto non ha esitato a presentare un progetto impattante sul paesaggio urbano consolidato di Ponte Carrega. Abbiamo parlato della grande torre alberghiera alta 35m davanti al Bisagno e allo storico borgo di Ponte Carrega.

Questo caso lascia sempre perplessi e increduli tutti coloro che ne vengono a conoscenza ed è oramai diventato un tema di rilevanza nazionale.

Da parte nostra abbiamo ribadito il nostro impegno a continuare nella denuncia di questi scempi.

A queste considerazioni aggiungiamo che ad oggi non esiste in Liguria una legge di regolamentazione sui processi di partecipazione della cittadinanza alla gestione del territorio: le decisioni sono state imposte dall’alto esclusivamente dal proponente e dall’autoreferenzialità amministrativa delle istituzioni. Il “caso” Ponte Carrega è evidentemente emblematico di come è gestita l’intera questione del territorio in Liguria. 

La trasmissione “SCALA MERCALLI”  andrà in onda su RAI 3 in prima serata per sei puntate da febbraio, dopo il programma di Fabio Fazio: si tratterà di clima, energia, rifiuti, consumo del suolo, agricoltura sostenibile, protezione civile, eventi meteorologici estremi. Mercalli darà voce a tante realtà come associazioni e comitati che lottano contro il degrado ambientale del paese e darà voce a tanti ricercatori e professori non noti al pubblico televisivo ma eccellenze nei loro campi di ricerca.

A Genova le riprese sono state effettuate tra Sant’Agata, il greto del Bisagno, Marassi e Ponte Carrega.

Nella foto: Luca Mercalli con il prof. Gerardo Brancucci a Ponte Carrega davanti alle ex-aree officine Guglielmetti

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Il convegno è on line! Se non hai partecipato guardalo qui!

Grazie a ai tecnici di GenoVirus, che si sono offerti gratuitamente per prestare il loro servizio tecnico al Convegno, abbiamo la possibilità di poterlo riascoltare o seguire in differita streaming.


Dissesto
GenoVirus è un blog multimediale basato totalmente sul volontariato e la passione di chi, come noi, preferisce adoperarsi per il bene comune tutto l’anno e non solo durante l’emergenza impugnando la pala per qualche giorno per spalare il fango. Il fango va rimosso durante l’emergenza, ma soprattutto dopo, tutto l’anno, rimuovendo le cause che lo hanno provocato, per farlo ci sono molti modi,  ognuno con le proprie competenze, senza retorica, senza essere angeli. Aiutare a diffondere la cultura del Bene Comune è uno di questi modi.

 


(per la visone a schermo intero impostare la modalità adoperando il tasto [ ] in basso a destra sul pannelo del video)

Scopriamo il convegno: Periferia?

IL TERRITORIO COME BENE COMUNE
Domenica 11 gennaio dalle ore 9.30
Sala del Maggior Consiglio – Palazzo Ducale, Genova
PERIFERIA

Superiamo il concetto di periferia partecipando alle scelte urbanistiche delle trasformazioni in città!

Per essere Centro riprendiamoci la città, partendo dagli spazi dismessi e contribuendo a rendere a misura d’uomo e di cittadino gli spazi di trasformazione della Val Bisagno attraverso un “recupero pubblico della città esistente”: è questo il titolo della tavola rotonda coordinata dai ragazzi di Incontri in Città e dai Giovani UrbanistiFondazione Labò e che vede la partecipazione di cittadini e università per discutere le proposte per la Val Bisagno: i temi e i progetti che saranno affrontati riguardano le aree di Terralba, dell’ex mercato di Corso Sardegna, delle ex Officine Guglielmetti, dell’area di Gavette e le aree di attraversamento tra le due sponde del Bisagno. Introdurrà il tema il prof. Giovanni Spalla; interverranno le prof.sse Eleonora Burlando e Adriana Ghersi della Scuola Politecnica dell’Università di Genova, Patrizia Conte e Stefano Lanzarotto del Gruppo per la Riqualificazione del mercato di Corso Sardegna, Giacomo Gallarati per la trasformazione delle aree ex Guglielmetti a Pontecarrega con la proposta alternativa al progetto Talea Coop Liguria (http://www.amicidipontecarrega.it/?p=5053) e il prof. Ezechieli del Politecnico di Milano (http://carloezechieli.tumblr.com/about) che sta coordinando un gruppo di studentesse nella studio “Riscoprire il Bisagno: da minaccia a opportunità” e che presenteranno una idea coraggiosa per la Val Bisagno!
Nello spazio espositivo ricavato nella Sala del Maggior Consiglio saranno durante la giornata di domenica esposti alcuni di questi elaborati e progetti!
La tavola rotonda ha inizio alle 14:30 di domenica 11 gennaio mentre la esposizione degli elaborati incomincerà alle 9:00.

Menzionati su WIRED! – Come annega una smart city

Wired è una delle riviste più diffuse a livello mondiale, compare anche nel cartone animato americano de I Simpson

Wired è una delle riviste più diffuse a livello mondiale, compare anche nel cartone animato americano de I Simpson

 

WiredTerstat

La prestigiosa rivista americana Wired (edizione italiana di dicembre 2014) – dedica un articolo alla nostra città, citando la nostra associazione e il caso di Ponte Carrega. L’articolo evidenzia le contraddizioni tra il voler essere una Smart City e la realtà dei fatti. Un amministrazione indolente che non sa imparare dai propri errori.

(Un articolo a firma della giornalista Carola Frediani, autrice del libro Deep Web)

WIRED

Non è un caso che la famosa giornalista esperta del web e la prestigiosa rivista americana Wired prenda come cattivo esempio il caso di Ponte Carrega per descrivere le contraddizioni di una città che pretende di essere “Smart” ma poi avvalla progetti di trasformazione edilizia devastanti dimostrando in tal senso di navigare a vista senza una effettiva strategia.  Evidentemente l’intervento CoopSette – Bricoman e ora anche Coop Liguria – Talea per le aree delle ex-officine Guglielmetti, rappresentano un caso emblematico non solo per la nostra città ma per il nostro paese: qui si continua a costruire e si è “costruito sul costruito” passando da 15.000 mq a oltre 49.000 mq.

Evidentemente ci sono interessi superiori a uno sviluppo “Smart” della città e questi attori sono in grado di condizionare la politica a loro esclusivo vantaggio, sanno già che i loro progetti hanno la strada spianata.  L’articolo riportato sul XIX secolo di oggi(http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2014/12/10/ARc5blpC-ultimatum_rimessa_guglielmetti.shtml ) mette in evidenza come ci siano opacità negli  accordi tra la politica di sempre e l’interesse privato di sempre. In particolare per il caso Coop Liguria e le aree delle ex Officine Guglielmetti sembrano essere state vendute con un contratto di vendita che avrebbe al suo interno una clausola con la quale il proponente ora minaccia la restituzione dei soldi se non verrà approvato il suo devastante progetto. Ricordiamo che Coop Liguria, contrariamente ai suoi principi etici di tutela per l’ambiente e del paesaggio, ha presentato un progetto completamente estraneo al contesto in cui si inserisce con una torre alberghiera innalzata davanti al borgo storico di Ponte Carrega e alla chiesa di Montesignano, una struttura di vendita che prevede un enorme parcheggio in copertura che dequalificherà completamente gli insediamenti storici urbani consolidati. Saranno previste migliaia di autovetture che andranno ad aumentare il traffico in queste zone ad alto rischio di inondazione. Una città che non sa valorizzare le sue risorse, svendendo con esse anche la sua memoria storica.

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Mitigazione dei rischi di Piena del Torrente Bisagno

Di seguito potrete scaricare in streaming la presentazione del Dossier sviluppato da Italia Nostra (Associazione Nazionale per la Tutela del Patrimonio Storico Artistico e Naturale della Nazione) riguardo la mitigazione del rischio di Piena del Torrente Bisagno.

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Il dossier, che potrete scaricare <qui> o nel sito www.italianostragenova.org , rappresenta un contributo fondamentale per la corretta comprensione della mitigazione dei Rischi di Piena del Torrente Bisagno.

Il documento di Italia Nostra rappresenta per la nostra associazione un altro autorevole tassello che dimostra come l’edificio per il Bricoman di Ponte Carrega, anche se formalmente autorizzato, non rispetta affatto i requisiti di integrazione nell’ambiente, ma anzi ne è un pessimo esempio. In tal senso diminuiscono le argomentazioni di coloro che sostengono che l’intervento ha previsto un complessivo miglioramento dell’assetto idrogeologico dell’intera area perché approvata dagli enti competenti.

Il Dossier di Italia Nostra (a pagina 20) evidenzia come l’edificio ex-Italcementi (Bricoman), insieme ad altri interventi nelle stesse vicinanze, sia da ritenere critico per la lotta alla mitigazione del rischio idrogeologico, insediamenti che erano da evitare e che sono stati costruiti con disposizioni normative di cui oggi il mondo scientifico e culturale ne auspica un superamento.

Insediamenti Critici

               La foto sottostante mostra l’enorme edificio detto per il Bricoman costruito sul fondovalle del torrente Mermi, affluente del Bisagno.

Bricoman

TgR Rai 3: http://www.tgr.rai.it/dl/tgr/regioni/PublishingBlock-e76ff69f-39a6-4e43-a278-3566b7d783b2.html

Fango e cemento il nostro testamento – manifestazione del 20-11-2014

Dopo gli allagamenti provocati dal Rio Torre e dal Rio Mermi il 9 ottobre scorso, il rischio idrogeologico di queste zone è aumentato nella sua componente “geologica” con frane, cedimenti, e manufatti fatiscenti lasciati a marcire in mezzo ai torrenti. Tutto questo è avvenuto con il 60% di pioggia in meno rispetto al 4  novembre 2011, cosa succederebbe in caso di evento critico paragonabile a quello?

Questi dissesti ora gravitano minacciosi dietro l’edificio per il Bricoman e rischiando di riversarsi a valle compromettendo l’efficacia dei nuovi argini che ci dovrebbero mettere in “sicurezza”

La protezione civile impone un continuo stato di allerta che ci obbliga a lasciare continuamente le nostre case ogni volta che piove, evidentemente le nuove opere non sono efficaci e il rischio rimane, altro che messa in sicurezza!.

L’esasperazione dei cittadini oggi è esplosa. Ci dispiace per il disagio di coloro che dovevano attraversare queste aree, ma se si continua in questa direzione, non rimarrà altra via:  il disagio non sarà solo il nostro perché continueremo a manifestare!

Ora occorre cambiare rotta

 

 ADESSO BASTA PROMESSE MALTEMPO O MALGOVERNO

 


Fonte: http://www.ilsecoloxix.it/p/multimedia/genova/2014/11/20/ARL3ZEdC-adriatico_carrega_protesta.shtml

Fonte: http://www.7gold.tv/

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-b9fa9f18-7148-4ba0-99c7-9959aace8573-tgr.html#p=0


Articolo de Il Secolo XIX: http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2014/11/20/ARfj1AdC-allerta_protestano_adriatico.shtml

Articolo de La Repubblica: http://genova.repubblica.it/cronaca/2014/11/21/news/piazzale_adriatico_la_roulette_della_sicurezza-101093480/

Articolo sempre de La Repubblica: http://genova.repubblica.it/cronaca/2014/11/19/news/piazzale_adriatico_meno_pioggia_e_stessa_paura_un_corteo_per_chiedere_pi_sicurezza_e_controlli-100908371/

Video da Genova24: http://webtv.genova24.it/2014/11/20/lunico-allerta-cittadini-valbisagno-in-piazza/

Video da Primocanale: http://www.primocanale.it/video/alluvione-i-residenti-di-piazzale-adriatico-chiedono-interventi-66130.html

Video da Primocanale con intervento Coopsette: http://www.primocanale.it/video/coopsette-sul-rio-mermi-importanti-interventi-di-messa-in-sicurezza–66132.html

Rassegna stampa: Il Secolo XIX del 7/11/2014

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La casualità non è contemplata….

La casualità non è contemplata…. la sicurezza è un’altra cosa!

Asfalto

Dal 4 novembre 2011 sono passati 1055 giorni, ovvero 2,9 anni, e un altro devastante fenomeno meteorologico ha colpito nuovamente la nostra città, affondandola nel fango.

Altre vittime, altre parole di cordoglio, scuse, accuse, altri proclami su come la “messa in sicurezza idrogeologica” sarà la prossima priorità dell’Amministrazione Comunale.

Intanto modelli matematici previsionali falliscono, incapaci di prevedere l’impossibile. Le solite accuse fra chi avrebbe dovuto prevedere e coloro che avrebbero dovuto agire.

La liturgia del dopo alluvione, infatti, prevede due atti sempre ben definiti, l’accusa a chi avrebbe dovuto prevedere e gestire e il compianto da parte degli amministratori per le opere che avrebbero dovuto essere eseguite, questa volta incentrato sul tema delle opere di “messa in sicurezza”, già previste e finanziate, ma fermate dal TAR o impantanate in cavilli amministrativi.  

Per quanto riguarda il primo atto, a coloro dai quali si pretende la previsione dell’imprevedibile va tutta la nostra solidarietà, perché dai modelli probabilistici non si può pretendere la certezza assoluta.

Ma, per quanto riguarda il secondo atto della liturgia, siamo sicuri che tali affermazioni siano effettivamente sufficienti ed esaurienti? Se queste opere in discussione fossero state eseguite non avremmo avuto danni o vittime?  Le cose stanno veramente così?

L’appalto “incriminato” in realtà è solo un breve tratto della “nuova” copertura del Bisagno, quella che va da C.so Buenos Aires a via Carlo Barabino, e non ci sembra propriamente un intervento risolutivo dato che quel tratto è poco più della metà della strada di copertura e il nodo più difficile è quello di Brignole.  

Il rifacimento della copertura del Bisagno fermato dal TAR è soprattutto un’opera di viabilità più che di messa in sicurezza del torrente, dato che le strutture della copertura degli anni 30 sono ormai logore e c’è il pericolo che prima o poi si apra una voragine, ma una volta terminati i lavori rimarrebbe comunque sempre il problema del sottopasso ferroviario di Brignole: portata massima c.a. 850 m3/s contro una piena del Bisagno che sappiamo può raggiungere i valori impressionanti di 1300 m3/s

L’altra opera sulla quale si recrimina è l’opera definita dagli Amministratori “primo lotto dello scolmatore del Bisagno”: si tratta in realtà del piccolo scolmatore, quello del Fereggiano, per il quale si dimentica di dire che il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici ha bocciato il progetto in modo clamoroso. Lo ha bocciato perché i costi sono sottostimati, la copertura economica è molto carente, gli studi sono vecchi e non considerano l’impatto sul territorio, non si è certi che intercetterà tutta l’acqua ed anzi c’è il rischio che vada a creare problemi da altre parti (vedi la falda di Terralba). In aggiunta, il CSLP stigmatizza che è anche impropria la definizione di “primo lotto dello scolmatore del Bisagno”, in quanto è lampante che l’opera non abbia alcuna attinenza con il vero e proprio scolmatore del Bisagno.

vedi fonte Regione Liguria

vedi fonte consiglio superiore lavori pubblici

Per risolvere definitivamente il problema delle esondazioni del Bisagno infatti bisognerebbe impegnarsi per la realizzazione del “Grande scolmatore” del Bisagno, il cui progetto è già approvato nel 2007. Il piano di bacino del Bisagno prevede per una sicurezza “assoluta” una portata massima di 1.300 metri corrispondente alla piena bicentennale, e solo lo scolmatore può aumentare la portata di altri 450 metri cubi al secondo. Un’opera che però deve essere realizzata tutta d’un pezzo se si vuole che sia veramente efficace, ma la cui realizzazione si scontra con costo di realizzazione di circa 250-270 ml di euro, una cifra che per l’Amministrazione Comunale sembra impossibile da affrontate, anche se in realtà è solo un decimo del costo della Gronda autostradale di Ponente o ancora meno rispetto al costo del terzo valico, di cui i lavori sono già avviati.  Da notare che anche l’impegno profuso dai nostri amministratori sembra squilibrato a favore della realizzazione delle due opere infrastrutturali piuttosto che quella di una definitiva messa in sicurezza idraulica del Bisagno con il grande scolmatore. 

Le opere idrauliche comunque realizzate non basteranno.

Il clima cambia e le strade diventano torrenti, le scalinate diventano cascate, le piazze diventano laghi, con una frequenza fino a qualche anno fa inimmaginabile.

Nonostante questa consapevolezza si continua a costruire e cementificare in zone golenali, fondo valle spesso instabili e idrogeologicamente complessi.

2014-09-21 14.36.57

La “messa in sicurezza” idraulica di un torrente è solo una sicurezza formale,  significa che il torrente sarà regimato da nuove sponde teoricamente in grado di contenere una piena probabile statisticamente prevedibile entro un periodo di ritorno di 200 anni. Un modo di procedere analitico che tiene conto di una probabilità che con il cambiamento climatico non è più costante, ma si è sensibilmente ridotta, con il rischio di avere esondazioni molto più frequenti anche là dove si è costruito “a norma” ma con un periodo di ritorno ormai superato dai fatti.

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Per ridurre il rischio idrogeologico occorre intervenite riducendo il valore del danno esposto, che poi sono le vite umane, per non parlare delle cose. Significa decostruire e non cementificare più, ma questa è una pratica poco gradita alle amministrazioni perché impedisce di far cassa con la gestione del territorio.

Un esempio eclatante di questa cattiva gestione del territorio è rappresentato dal caso di Genova a Ponte Carrega dove nell’area Ex-Italcementi, dopo l’alluvione del 4 novembre 2011 ,anziché applicare un principio di precauzione, sono stati approvati interventi di edificazione con concessioni a edificare tre volte tanto rispetto alla situazione precedente, prevedendo grandi attività commerciali in grado di incrementare il traffico veicolare privato di oltre 6000 auto/giorno per senso di marcia, lungo la viabilità di sponda del torrente Bisagno in un fondovalle a forte rischio inondazione. 

TrafficoAPonteCarrega

Prima di questo intervento il valore esposto intorno all’area di intervento era rappresentato solo da un vecchio fabbricato in disuso e poche persone residenti, ma con la nuova destinazione urbanistica migliaia di persone saranno attratte in questi luoghi con grave pericolo per la loro vita in caso di forti piogge, che come abbiamo potuto constatare non sempre sono prevedibili.

Inoltre anche con argini “messi in sicurezza” nessuno potrà scongiurare un imprevisto. Un albero che accidentalmente va ad ostruire l’asta terminale del torrente in prossimità di un sottopasso,  una frana che cade sul greto del torrente, un versante che cede e riversa fango e detriti nel letto del fiume ostruendolo. Nessuno di questi casi si può prevedere e abbiamo visto che nemmeno i sofisticati modelli matematici possono farci nulla.  E’ evidente che l’unico metodo efficace per ridurre il rischio idrogeologico è dunque quello di evitare che in siti così pericolosi siano attratte persone in gran numero.

Altri Carrelli

Un atro progetto “schizofrenico” proposto dalla nostra amministrazione, che da un lato lamenta i danni provocati dall’alluvione e dall’altra parte approva pesanti varianti urbanistiche con nuovi insediamenti e devastanti cementificazioni, è quello che prevede il restringimento del Bisagno con innalzamento degli argini per far posto alla Busvia. 

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Questo restringimento è previsto a monte delle zone oggi alluvionate di Borgo Incrociati e del sottopasso ferroviario di Brignole, esattamente prima di Staglieno, tra Ponte Monteverde e Ponte Feritore.  Senza opportune opere a valle l’opera di restringimento con innalzamento della sponda non farà altro che aumentare la velocità dell’acqua.  A valle  la situazione diventerà ancora più critica, ma su questo tema abbiamo ancora molto da raccontare e sarà per la prossima puntata.

La Associazione Amici di Ponte Carrega audita nella Commissione V e Commissione VI del Comune di Genova

consiglio_comunale In seguito alla Conferenza Capigruppo del Comune di Genova cui la nostra associazione era stata invitata a partecipare il 28 luglio scorso, il Presidente del Consiglio Comunale Giorgio Guerello con l’unanimità dei capigruppo del Consiglio ha deciso di convocare due Commissioni sul nostro quartiere. Il 2 settembre si è svolta la Commissione V Territorio presieduta dal cons. Antonio Bruno e il 4 settembre si è svolta la Commissione VI Sviluppo Economico, presieduta dal cons. Giampaolo Malatesta. Entrambe le commissioni avevano come oggetto un confronto sull’area Ex Italcementi- Bricoman dal punto di vista del territorio e dal punto di vista dell’impatto sulle attività commerciali esistenti della vallata. La prima delle due sedute è stata anche ampiamente dedicata al tema Ex Officine Guglielmetti. Nella Commissione VI Sviluppo Economico era presenta l’ass. Oddone, i rappresentanti del Bricoman e le associazioni di categoria, Ascom, Confesercenti e Camera di Commercio. Pubblichiamo i documenti che abbiamo prodotto per i commissari e gli assessori competenti presenti (L’ass. Bernini non era presente alla commissione V perchè impegnato col Ministro Lupi) e l’articolo de Il Secolo XIX del 5 settembre sulla commissione VI.

Bricoman conferenza capigruppo

Guglielmetti conferenza capigruppo

Commissione Consiliare V Territorio del 02-09-2014

BRICOMAN, COMMISSIONE BEFFA

A breve pubblicheremo anche i verbali completi delle sedute.

 

Ipotesi di processo partecipativo

Come noto il gruppo Talea, immobiliare Coop, ha presentato un anno fa un progetto di riconversione delle aree ex-officine Guglielmetti, molto impattante per Ponte Carrega e la Val Bisagno. L’intervento che si vuole realizzare è molto complesso, soprattutto per le caratteristiche del luogo in cui si inserisce il nuovo edificio. L’area da riqualificare è posta in un contesto storicizzato a margine di tessuti urbani consolidati, con gravi criticità dal punto di vista paesaggistico e ambientale. Nel progetto Talea non si riscontra alcuna cognizione di questa complessità,  viene proposto un edificio concepito come un grande oggetto fuori scala che cala dall’alto sul territorio della Valbisagno senza alcun rispetto per le sue caratteristiche naturali e per la sua storia secolare. A nulla sono serviti gli incontri fra cittadini e proponenti per ottenere un miglioramento del progetto. Nella seconda revisione il proponente non risolve le criticità individuate, ma si limita a spostarle in altri punti con altre forme.

Non abbiamo dubbi sulla capacità progettale dei tecnici proponenti, ma forse sono troppo impegnati nella esclusiva funzionalità del nuovo centro commerciale, mettono in secondo piano gli aspetti del paesaggio e della storicità dei luoghi che sono beni comuni non rinnovabili. La regia e la sensibilità con cui viene proposto questo nuovo progetto sembra essere la stessa che ha sostenuto il vicino ecomostro nell’area ex-Italcementi, un edificio voluto grande tre volte il precedente stabilimento, innestato in una valle di pregio paesaggistico con pendici boschive affacciate al parco dei forti e dell’acquedotto storico. Un vero scempio del paesaggio che irresponsabilmente non è stato salvaguardato dai proponenti e nemmeno dalle istituzioni che non sono stati capaci a mediare una soluzione meno impattante. Le idee sullo sfruttamento dell’area sono state limitate al solito capannone, frequentato da tir e autovetture e non si è saputo immaginare altro di innovativo che potesse sfruttare meglio un sito così strategico per lo sviluppo sostenibile della vallata nel senso dell’agenda 21, anche considerato il fatto che nelle alture soprastanti è presente un Sito di Interesse Comunitario (S.I.C.), il comprensorio intorno alla torretta di Quezzi.

Una costruzione che certamente non brilla per fantasia, bellezza e sensibilità per il paesaggio. Almeno si spera che questa impattante costruzione porti nuovi posti di lavoro, ma non è certo nemmeno questo dal momento che non si sa quante attività verranno chiuse a seguito dell’apertura dei nuovi punti vendita.

L’operazione Bricoman nell’area ex Italcementi ha provocato un distacco tra la cittadinanza e la pubblica amministrazione per l’imposizione di un progetto senza concertazione e di forte impatto ambientale.

Per i nuovi progetti riteniamo assolutamente necessario evitare questi errori.

Per l’area Guglielmetti bisogna considerare che il proponente, oltre qualche limatura dell’idea progettuale, non ha dato alternative perché ritenute irricevibili. A fronte di questa rigidità ci siamo rivolti a un affermato studio di architettura, membro della Prince’s Foundation for Building Community (associazione no profit che si occupa di partecipazione e città sostenibili con sede a Londra), lo studio Gallarati Architetti, con i quali abbiamo approfondito le informazioni forniteci da Coop constatandone l’incompletezza.
L’ipotesi Gallarati ha come unico scopo quello di dimostrare che sono possibili altre ipotesi progettuali più sostenibili e rispettosi delle caratteristiche del luogo pur mantenendo le stesse destinazioni d’uso richieste dal proponente. Riteniamo che difronte a interessi divergenti fra tutela del territorio e interessi dei proponenti, onde evitare conflitti si debba ricorrere a una mediazione attuabile tramite un percorso di partecipazione.
Per svolgere questo percorso la nostra associazione si è preparata da tempo coinvolgendo figure di primo piano a livello nazionale. In particolare il professor Massimo Morisi, Preside della scuola di scienze politiche dell’Università degli studi di Firenze, Garante per l’informazione e la partecipazione della Regione Toscana.
La proposta di cui alleghiamo un estratto, prevede una concertazione tra tutti i soggetti coinvolti: Comune, Municipio, cittadinanza e costruttore in tempi rapidi e circoscritti nel tempo come desumibile dal documento allegato.

<< >> Scarica il documento qui << >>

PercorsoDiPartecipazione

Il percorso di partecipazione, cosa è? Lo spiega Marianella Sclavi

Rilanciamo il link della intervista a Marianella Sclavi, realizzata dal Centro Servizi per il Volontariato della Provincia di Bologna, perché riteniamo questa intervista una straordinaria sintesi di cosa significa un percorso di partecipazione a un progetto. Troppo spesso si confonde per percorso di partecipazione qualche sporadico incontro fra la cittadinanza e i proponenti che illustrarono il loro progetto. Se poi il progetto non piace, magari si fa qualche limatura, ma nulla di più perché tutto è già stato deciso e pensato prima, ma con quali dossier?

Il percorso di partecipazione a un progetto è la cosa opposta. Vediamo perché oggi questi percorsi (che in alcune legislazioni, come la nostra, non sono ancora obbligatori, ma è un segno di arretratezza culturale) sono oggi più che mai auspicabili e utili per tutti, proponenti e cittadini.

Oggi giorno, la società è cambiata in modo così profondo, anche grazie alla rivoluzione delle comunicazioni, internet, tutte queste cose qua, che, abbiamo dei fenomeni anche politici molto importanti.  Le minoranze non sono più disposte ad accettare la decisione della maggioranza se non sono state ascoltate, se non sono state parte del processo partecipativo, quindi abbiamo bisogno di una democrazia che garantisca l’ascolto della minoranza e tutti coloro che hanno a cuore i temi sui quali si decide. Questo è il passaggio della democrazia rappresentativa a una democrazia deliberativa nel quale il volontariato con la sua esperienza di riorganizzazione della società dal basso può dare un contributo assolutamente fondamentale,  a mio giudizio tutte le esperienze per dare questo contributo ci sono già.

L’altro motivo per cui bisogna passare a una democrazia deliberativa, nel quale chi ha a cuore un problema può dire la sua senza aspettare altri cinque anni per votare la nuova classe politica, è che in un ambiente complesso le decisioni richiedono un dossier più completo, richiedono che uno abbia fatto una diagnosi della situazione più completa e per fare questo, avere tutti i punti di vista di coloro che sono coinvolti in quella situazione ti aiuta a capire meglio la situazione. Quindi per avere un dossier completo per cui prendere una decisione che funziona meglio devi dare voce di nuovo anche alle minoranze, anche a una persona singola che ha una visione totalmente diversa da quella degli altri, ma che da un contributo per capire meglio la situazione. Il sapere fare questo implica il passaggio da una modalità di discussione di decisione, da quello che si chiama confronto parlamentare, cioè l’argomentazione, al dialogo, al confronto creativo. Il dialogo ha le sue regole che sono diverse da quelle del confronto parlamentare: noi siamo abituati che c’è un’assemblea, tutti hanno diritto di parola, c’è il contraddittorio, c’è il voto a maggioranza. Questo è il dibattito basato sull’argomentazione, il pro, il contro, il giusto e lo sbagliato, chi vince e chi perde, chi ha la maggioranza, chi ha la minoranza, eccetera..

Nel confronto creativo invece , basato sul dialogo, basato sulla capacità di ascolto, ognuno ascolta gli altri assumendo che abbiano ragione, anche se dicono delle cose anche completamente opposte a quelle che noi stiamo sostenendo. Come mai tu che sei intelligente, verso il quale io esprimo rispetto e riconoscimento, sostieni delle cose diverse? Con ciò ti responsabilizzo anche rispetto alle tue opinioni e comportamenti e capisco delle cose nuove. Se tutti hanno questo atteggiamento quello che succede è che si crea un contesto in cui si può operare in base a una intelligenza collettiva perché tutti imparano da questo e grazie a questo surplus di apprendimento, si possono prendere delle decisioni. I principi sono: diritto di ascolto, moltiplicazioni delle opzioni, co progettualità creativa. Prima si moltiplicano lo opzioni, s’inventano nuove soluzioni, su una base informativa più amplia, informativa sia delle necessità, che delle buone pratiche in giro per il mondo, e a questo punto si possono prendere delle decisioni in cui tutti si sentono coinvolti, sono impegnati a farli funzionare, e poi funzionano effettivamente meglio. L’attuale sistema è un sistema per cui 80% delle decisioni sono mal fatte e non funzionano, si sprecano tantissimi soldi e con la crisi non sembra il caso di buttare via soldi con opere che si dimostrano non funzionare, anche le priorità possono essere decise in modo più collettivo“.

Pubblichiamo sotto il commento di Marianella Sclavi, postato nella nostra pagina Facebook riguardo la nostra proposta di partecipazione al progetto Coop Talea per le ex-Officinie Guglielmetti.

Marianella Sclavi

Ovviamente condividiamo e apprezziamo moltissimo il commento di Marianella Sclavi per il nostro caso, sperando presto di poterla invitare a Genova a parlaci proprio di queste cose.

Ieri il consiglio municipale della Media Val Bisagno, chiamato ad esprimersi in merito al progetto Coop Talea, si è saggiamente astenuto nel prendere una decisione. Condividiamo questa presa di posizione del Municipio perché un SI o un No sarebbe stato inopportuno. Di fatto non c’era un dossier completo con il quale il consiglio potesse prendere serenamente una decisione. Da un lato le esigenze della Coop per sfruttare al meglio le aree comprate a caro prezzo, dall’altra parte le esigenze di un quartiere vivo che non vuole essere periferia per sempreQuale è la giusta misura? Solo un reale percorso partecipato può risolvere la questione. Una cosa è certa il quartiere non è disposto ad accettare un altro edificio come quello per il Bricoman.

 

La morte dei centri commerciali

Rolling Acres shopping mall Akron, Ohio, USA. Foto di Seph Lawless per The Guardian

Rolling Acres shopping mall Akron, Ohio, USA. Foto di Seph Lawless per The Guardian

 

 North Randall Mall. Foto di Seph Lawless per The Guardian

North Randall Mall. Foto di Seph Lawless per The Guardian

Pubblichiamo una breve rassegna di articoli sulla morte dei centri commerciali. Il primo articolo è in inglese ed è stato pubblicato sull’ultimo numero di The Guardian, una delle riviste più prestigiose a livello globale: descrive la progressiva morte del modello del Mall (centro commerciale) americano: simbolo del benessere del secondo dopoguerra e simbolo della ricchezza economica della classe media che si sta via via sgretolando. Con essa muore anche il sogno del Mall. I giovani tornano a comprare in città, abbandonando questi mega centri costruiti in periferia. La sempre più crescente concorrenza del mercato web ha fatto il resto: per fare acquisti non si prende più l’auto ma si impugna un I Phone. Si calcola che nel prossimo decennio chiuderanno tra il 15 e il 50% dei centri commerciali americani. Gli USA sono presi spesso come modello di riferimento e spesso la loro economia anticipa le tendenze della nostra: sarebbe quindi il caso di riflettere che, se la più potente economia del mondo ha questo tipo di problema, la nostra economia potrebbe seguirla a ruota e pagare un prezzo altrettanto salato: crisi economica, perdita di potere della classe media, crisi demografica e abitativa: le tendenze attuali non danno speranze a questo tipo di modello che si basava proprio su un certo tipo di benessere ed era rivolto ad un certo tipo di popolazione. L’articolo ci dice anche che alcune catene hanno provato a correre ai ripari, investendo sul restyling dei mall per renderli più accattivanti alla clientela: non è servito a niente. Il problema vero è che “the customers don’t have the fucking money. That’s it. This isn’t rocket science” (i clienti non hanno più un fottutissimo soldo. Tutto qui, non si tratta di scienza missilistica!).

http://www.theguardian.com/cities/2014/jun/19/-sp-death-of-the-american-shopping-mall

Mentre l’articolo di The Guardian potrebbe essere premonitore ed è riferito agli USA, gli articoli che seguono invece sono più vicini alla nostra realtà italiana e parlano della Fine dei Centri commerciali nel nostro paese.

http://www.giovannicappellotto.it/88-centri-commerciali-stanno-morendo/

http://www.golagioconda.it/index.php/rubriche/commenti/167-la-fine-dei-centri-commerciali

http://tendenzeonline.info/articoli/2010/03/22/la-morte-dei-centri-commerciali/

http://www.sconfinare.net/?p=10049

 

Le due facce della coop – parte il volantinaggio

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Ascanio Celestini, Porto Antico di Genova, condivide il nostro volantinaggio.

Scarica e diffondi il volantino

QUALE FACCIA VUOI CHE ABBIA LA TUA COOP?

La coop Liguria, si è sempre dichiarata attenta allo sviluppo sostenibile e alla tutela per l’ambiente, ma  contrariamente a questi principi recentemente ha presentato un progetto di riconversione della aree ex-Officine Guglielmetti con un disegno architettonico molto impattante che non rispetta il tessuto urbano storico della Val Bisagno. Come ci ricorda Salvatore Settis, nel suo saggio (Paesaggio Costituzione cemento. La battaglia per l’ambiente contro il degrado civile) in Italia più che altrove parlare di ambiente significa parlare di paesaggio. “Non si parla di difendere solo le grandi opere d’arte, ma anche la stradina da niente, così umile, quella va difesa, il piccolo borgo, la cosa che non è famosa, ma che tutto messo insieme fa il patrimonio italiano”.

Pur avendo chiesto una effettiva revisione del progetto, nella seconda revisione sono state apportate limature di scarsa rilevanza. Le scelte architettoniche del progetto compromettono il paesaggio della Valbisagno ponendosi in netto contrasto con quanto resta del suo tessuto urbano storico, che indeboliscono forse irrimediabilmente. Sono previsti imponenti volumi davanti alla collina di Montesignano, alla storica Chiesa di S. Michele e allo storico Ponte Carrega. La copertura del nuovo edificio è dequalificata con grandi aree di parcheggio che saranno viste dal parco storico dei forti e dalla passeggiata dell’antico acquedotto. L’intervento è un grande fuori scala, un enorme “ufo” che cala dall’alto sul territorio della Valbisagno senza alcun rispetto per le sue caratteristiche naturali e per la sua storia secolare.

Dato che i dirigenti coop non hanno dato alternativa riproponendo il concetto di “mall” americano, abbiamo chiesto ad esperti urbanisti di presentare loro un progetto alternativo in grado di conservare le stesse destinazioni d’uso richieste dai proponenti, ma con un progetto di concezione più moderna, meno impattante e vicino alla cultura del tessuto urbano italiano.

La nostra proposta è solo un esempio di come sia possibile, se si vuole, conciliare lo sviluppo economico, qualità della vita e rafforzamento dei valori storico culturali di un territorio, senza per questo mortificarlo. Solo in questa direzione si può parlare di “smart city”.

Si ricorda che il diritto da parte di Coop a realizzare l’operazione non è acquisito, in quanto è necessaria una variante sia al PUC vigente, sia a quello adottato.

Per questo progetto volgiamo aprire un dibattito sul famoso “processo di concertazione”, concetto ormai consolidato nella legislazione urbanistica europea ed italiana, in Liguria incredibilmente non previsto neanche nella legge urbanistica regionale in fase di revisione. 

Dal momento che la Coop siamo anche noi (molti di noi sono soci coop), a tutti i soci ci rivolgiamo con un appello di sensibilizzazione. Secondo noi la dirigenza Coop, con la presentazione di un progetto così poco rispettoso del paesaggio e del tessuto storico urbano, ha dimostrato un triste scostamento dai principi etici fondativi della cooperativa, avvilendo la sua stessa ragione di esistere.  

Siamo certi che la maggioranza dei soci coop non vogliono che la loro cooperativa diventi responsabile e complice di una periferia per sempre con la nuova linea di prodotti “eco-mostri” a marchio coop.

Abbiamo iniziato una campagna di sensibilizzazione su queste tematiche, che volgiamo diffondere su vasta scala. Per il momento è pronto un volantino informativo che invitiamo a scaricare e a diffondere soprattutto fra i soci coop, che sono poco informati di queste iniziative, progetti poco condivisi e calati dall’alto dalla dirigenza coop senza una effettiva partecipazione della base sociale e dei cittadini.

Scarica e diffondi il volantino

…….

«Il paesaggio è il grande malato d’Italia. Basta affacciarsi alla finestra: vedremo villette a schiera dove ieri c’erano dune, spiagge e pinete, vedremo mansarde malamente appollaiate su tetti un giorno armoniosi, su terrazzi già ariosi e fioriti. Vedremo boschi, prati e campagne arretrare ogni giorno davanti all’invasione di mesti condominî, vedremo coste luminose e verdissime colline divorate da case incongrue e “palazzi” senz’anima, vedremo gru levarsi minacciose per ogni dove. Vedremo quello che fu il Bel Paese sommerso da inesorabili colate di cemento». – Salvatore Settis (Paesaggio Costituzione cemento. La battaglia per l’ambiente contro il degrado civile) per prenderne coscienza consigliamo la visione del video “Costituzione e tutela del paesaggio”, Lectio magistralis di Salvatore Settis al festival di economia ecologia di Piombino (7 giugno 2012)

guarda il video qui

COOP – La proposta progettuale alternativa

INTERVENTO TALEA-COOP IN AREA EX-GUGLIELMETTI, LA PROPOSTA PROGETTUALE ALTERNATIVA

– Pubblichiamo le note degli autori della proposta alternativa al progetto Coop – Talea –

La proposta alternativa, come indicato dagli stessi architetti, non è altro che un esempio di come sia possibile conciliare le esigenze di espansione commerciale della Coop Liguiria con la conservazione dei valori storici e paesaggistici del tessuto urbano della Val Bisagno. La Coop si è sempre dichiarata molto attenta a questi principi di sostenibilità, per questo molti di noi, in gran parte anche soci coop, si sono molto meravigliati del progetto presentato in palese contradizione a questi principi. Ci chiediamo quale sia la causa che ha spinto la dirigenza Coop a un cambiamento così radicale e se sia stata consultata la base dei soci coop a favore di un tale intervento che potrebbe mortificare gravemente l’immagine della cooperativa in generale.

………..

Come studio GALLARATI ARCHITETTI, interpellati dall’Associazione Amici di Ponte Carrega, abbiamo accettato di cimentarci nella formulazione di una nostra proposta progettuale per l’area ex-Guglielmetti per dimostrare che esiste sempre un’alternativa. Troppo spesso vengono giustificati interventi edilizi di scarsa qualità, che stridono con il contesto in cui si inseriscono e favoriscono il degrado del tessuto urbano, sostenendo che non esistono altre soluzioni possibili a parità di superfici, destinazioni d’uso o piano economico. Questa giustificazione raramente viene discussa: è infatti difficile contestare un progetto quando non esistono proposte alternative.

Vogliamo invece convincere l’opinione pubblica di un fatto: a parte i casi limite di scelte urbanistiche completamente sbagliate, esiste sempre una soluzione alternativa, sostenibile e condivisa, rispetto ad un progetto architettonico di dubbia bontà. I cittadini dovrebbero esigere che i nuovi interventi edilizi, pubblici o privati, portino riqualificazione e valorizzazione, non degrado. Obiettivo raggiungibile, a nostro avviso, se il progettista accetta di non “inventare” qualcosa di nuovo a tutti i costi, ma sceglie di adeguarsi al contesto naturale e al tessuto urbano storico in cui opera, facendo propri gli obiettivi e le scelte delle generazioni di uomini che hanno abitato e plasmato il territorio prima di lui. Obiettivo raggiungibile, soprattutto, se si ascoltano i desideri e le necessità reali degli abitanti: il famoso “processo di concertazione”, concetto ormai consolidato nella legislazione urbanistica europea ed italiana, in Liguria incredibilmente non previsto neanche nella legge urbanistica regionale in fase di revisione. 

La proposta progettuale che presentiamo non intende porsi perciò come l’unica e la migliore possibile soluzione alternativa al progetto Talea-Coop. E’ semplicemente la nostra proposta, elaborata sulla base della filosofia di progetto del nostro studio e delle indicazioni ricevute dai cittadini da noi incontrati.

Speriamo che Coop riconosca che è possibile una soluzione alternativa e accolga la richiesta del quartiere, rendendosi disponibile a rivedere il progetto nella sua interezza e non solo in limature di scarsa rilevanza: si ricorda che il diritto da parte di Coop a realizzare l’operazione non è acquisito, in quanto è necessaria una variante sia al PUC vigente sia a quello adottato. Speriamo inoltre che questo sforzo possa contribuire a dimostrare che una discussione reale e regolamentata tra politici, professionisti e cittadini sulle scelte urbanistiche ed edilizie è oggi più che mai necessaria, in quanto costituisce l’unico modo per giungere a risultati che davvero siano sostenibili per il territorio e rispecchino le esigenze della collettività.

La proposta progettuale

Principali obiettivi del progetto di Talea sembrerebbero la riqualificazione fisica e l’adeguamento dell’assetto infastrutturale dell’area: dal punto di vista della mera “funzionalità”, il prospetto sul Lungo Bisagno in corrispondenza del ponte Guglielmetti e piazza Bligny vengono individuati come i più comodi accessi al complesso, e per questo motivo sono assunti come fronti principali dell’intervento.

Viene volutamente privato di ogni valore l’asse storico dell’area, ossia il percorso che collega Ponte Carrega con la chiesa di Montesignano e con le colline soprastanti, che in una prima versione veniva tagliato da una rampa elicoidale di collegamento carrabile alla copertura, successivamente eliminata su pressione dei cittadini.

Il tessuto edilizio storico di Ponte Carrega viene “schiacciato” dagli imponenti volumi dell’albergo, posti parallelamente al Bisagno in modo da costituire un’enorme barriera alla vista della collina di Montesignano e della storica Chiesa di S. Michele. L’intervento è concepito come un grande oggetto fuori scala, un enorme “ufo” che cala dall’alto sul territorio della Valbisagno senza alcun rispetto per le sue caratteristiche naturali e per la sua storia secolare.

AlbergoRenderSpondaDestra(Questo render di raffronto è stato realizzato dallo staff APC, a titolo esemplificativo, e per tanto è suscettibile di errore)

A nostro avviso, la riqualificazione fisica e infrastrutturale può effettivamente contrastare il degrado, ma solo se viene associata alla riqualificazione culturale, ossia alla valorizzazione dell’identità di un luogo. In caso contrario, si rischiano di generare altri di quei “non-luoghi”, di cui Genova può purtroppo vantare troppi esempi (via Madre di Dio e Corte Lambruschini sopra tutti), frutto di utopie degli anni ’70 che basavano la bontà di un progetto sulla mera funzionalità.

Albergo2(render del nuovo complesso come concepito da Coop – Talea)

La nostra proposta progettuale ribalta perciò l’impostazione di fondo del progetto Talea e assume il percorso storico come asse principale dell’intero intervento. Su questo percorso viene previsto lo spazio principale di aggregazione, ossia la piazza con il teatro, e a partire da esso avviene l’accesso agli spazi pubblici e al centro commerciale. L’albergo, funzione qualificante ma di notevole impatto volumetrico, viene spostato sull’asse del ponte Guglielmetti, ruotato perpendicolarmente al Bisagno e suddiviso in più edifici, in modo da non costituire più una barriera alla percezione del paesaggio retrostante.

Percorrenze(studio del tessuto storico urbano e percorrenze storiche effettuato dallo studio Gallarati Architetti)

Per evitare il “fuori scala”, l’intervento è concepito come somma di elementi più piccoli, con un passo assimilabile a quello degli edifici storici retrostanti. Il disegno dei prospetti e l’utilizzo dei materiali sono studiati in modo da richiamare il passato industriale dell’area (il mattone faccia a vista presente in alcune bellissime strutture dell’area Gavette) nonché i caratteri tipici dell’architettura ligure.

Il secondo obiettivo su cui si basa il progetto Talea, che riteniamo assolutamente non condivisibile, consiste nella previsione dei principali spazi di aggregazione pubblica all’interno dell’edificio: i progettisti di Coop sembrano convinti che ricreare una piccola città artificiale e privata al chiuso significhi riqualificare (viene ad esempio posta molta enfasi sull’interna “Piazza Guglielmetti”). Si tratta del concetto alla base del “mall”, il grande centro commerciale americano, fulcro delle nuove espansioni urbane “made in USA” degli anni 70-’80.

E’ un modello che purtroppo si è molto diffuso in Italia nelle periferie di tutte le grandi città, forse in parte contribuendo a sancire il destino di tali aree ad essere periferia. Il modello del mall è infatti quanto di più lontano possa esistere dalla riqualificazione urbana, in quanto propone una città artificiale che va per forza di cose a sostituirsi alla città vera. I negozi si spostano nel centro commerciale, le strade si svuotano e il quartiere si impoverisce irrimediabilmente e viene destinato a diventare periferia.

Come in un mall, l’intero complesso è strutturato sulla base di un accesso quasi esclusivo tramite automobile privata. Vengono destinati a parcheggio non solo il piano terra, ma anche l’intera superficie in copertura, visibile da entrambi i versanti della valle: una scelta a chiara “vocazione periferica”, poco comprensibile in una “Smartcity”. Il progetto Talea prevede solo un piccolo spazio verde all’aperto in copertura, accessibile quasi unicamente tramite le scale mobili del contro commerciale e perciò a servizio dei clienti e non dei cittadini. 

RenderGallarati(render come concepito dal progetto Coop – Talea con evidenziato il giardino pubblico a servizio del centro commerciale)

La nostra proposta progettuale si basa sul concetto che un grande organismo edilizio non può essere concepito come un unico enorme edificio in cui tutto si svolge sotto un solo tetto, in quanto questi sono i requisiti tipici del “mostro edilizio”: un grande organismo edilizio dovrebbe essere composto come una piccola città, in cui gli spazi di aggregazione non siano corridoi e sale illuminati al neon ma strade, piazze e giardini.

Per non modificare superfici e destinazioni del progetto Talea, abbiamo mantenuto l’unitarietà del piano terra, a parcheggi, e del piano intermedio, con destinazione a centro commerciale, fruibile tramite percorsi coperti: il centro commerciale non costituisce più però l’elemento centrale dell’edificio, in quanto la nostra proposta prevede di realizzare in copertura un grande spazio pubblico urbano sopraelevato, collegato direttamente con il tessuto edilizio circostante tramite percorsi pedonali, scalinate aperte e ascensori pubblici e organizzato in vie, piazzette, giardini. Su di esso sono previste strutture leggere da destinare a piccoli esercizi commerciali, pubblici esercizi e spazi per società sportive, con l’intento di stimolare e rafforzare una vita di quartiere. Ovviamente, tale spazio sarà collegato anche con il centro commerciale, in modo da sfruttare le possibilità economiche che esso comporta. Se il numero di parcheggi non risultasse sufficiente, essi potranno essere ricavati realizzando un ulteriore piano interno, che abbiamo verificato fattibile con una impercettibile sopraelevazione dei prospetti esterni.

Arch. Giacomo Gallarati

ProgettoGallarati

 

Non periferia per sempre!

Pubblichiamo il servizio andato in onda sul telegiornale del giorno 13/06 delle ore 19:00 di Telecity 7 Gold, canale 14 DTT, relativo alla nostra proposta di progetto alternativo a quello presentato recentemente dal gruppo Talea per le aree ex-officina Guglielmetti e che riteniamo impattante per il territorio.

Il progetto alternativo è stato realizzato dallo Studio Gallarati Architetti dopo aver accettato un incontro con la ns. associazione e aver messo gratuitamente a disposizione la sua capacità tecnica a favore del Bene Comune.

Il progetto proposto, pur conservando la stessa destinazione d’uso richiesta dai proponenti, è stato concepito in modo da non compromettere irrimediabilmente il tessuto storico che è sopravvissuto miracolosamente alla pesante industrializzazione e cementificazione iniziata a partire dai primi anni del novecento in tutta la Val Bisagno.

Noi siamo favorevoli alla proposta di variazione del PUC, ma pretendiamo una qualità e un’attenzione architettonica compatibile con i significati simbolici del tessuto storico della Val Bisagno.

In questo progetto l’edificio non sarebbe concepito come un corpo alieno decontestualizzato dal resto del paesaggio, ma sarebbe integrato nel tessuto storico restituendogli il significato. Una periferia non deve essere destinata ad essere “periferia per sempre“.

renderCoopGallarati

 

Le scelte della Coop, forse è tempo di cambiare

Audio

La Giunta comunale a Genova ha un atteggiamento discriminatorio a favore della Coop” Lo diceva l’avvocato Flavio Fasano spinto ad esprimersi in tal senso da Teodoro Chiarelli, responsabile genovese della redazione economica de La Stampa, nell’edizione genovese del 28 settembre 2007

Il gruppo francese Carrefour aveva deciso di sbarcare sotto la Lanterna per aprire un centro commerciale nella zona del Fegino, con l’obbiettivo di investire circa 200 milioni di euro e garantendo 500 posti di lavoro…”  “Genova, città da trent’anni governata dal centro sinistra, ha un solo grande ipermercato e nel resto della regione ce ne sono altri tre (il quarto è in arrivo nella Citta di La Spezia, il quinto a Vado e il sesto ad Albenga) tutti a insegna Coop Liguria…”

“Il 22 giugno 2004 il progetto della Cittadella dello Shopping proposta da Carrefour approda allo Sportello Unico per le attività Produttive con l’obbiettivo di ottenere una variante alla destinazione urbanistica che in quella zona prevede attività di tipo artigianali e residenziali (ossia altri palazzi). Si tratta quindi di un’ area edificabile e non di una area agricola sulla quale fare speculazione. La variante alla destinazione urbanistica viene puntualmente negata…” “Cosi come sono stati bloccati i progetti della GS, della Pam, della Esselunga e di alcuni gruppi tedeschi. La telenovela Carrefour basterebbe da sola a spiegare la ragnatela di interessi che il mondo Coop ha intessuto in Città. Un sistema di potere economico e di interdizione, basato su due campioni: Coop Liguria e Coopsette, colosso emiliano delle costruzioni che si è aggiudicato le più importanti operazioni immobiliari. Balza clamorosamente agli occhi come le proposte del sistema Coop vengano sistematicamente accolte, mentre altri imprenditori incontrano porte sbarrate e abbiano grandi difficoltà ad operare. Tutto ciò ha creato una situazione di strapotere che ha effetti sui consumatori, ossia sul prezzo delle merci della spesa dei Liguri. Secondo la rivista dell’Associazione dei consumatori Altroconsumo riportata dal Il Sole 24 ore, il 21 settembre 2007, la Città di Genova (dove opera un solo grande ipermercato della Coop) è la città d’Italia dove i consumatori spendono di più per fare la spesa. I prezzi sono più alti del 27% rispetto a Pisa dove esiste la concorrenza”

Tratto da “La Coop non sei Tu” di Mario Frau – Edizioni Editori Riuniti, edizione 2010

 

La CoopNonSeiTu

Mario Frau è stato un dirigente di Novacoop e profondo conoscitore del mondo della cooperativa di consumo. 

Con questi presupposti non deve sorprende se dalla cronaca dei giornali apprendiamo che un dirigente Coop, l’ingegner Lino, che avevamo conosciuto lo scorso autunno, sia al centro di alcuni articoli di giornale insieme al Vice Sindaco Bernini (delega all’urbanistica)

Accuse, veleni e denunce per il caso Fiera – Coop

http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2014/05/25/ARnEEtP-accuse_veleni_denunce.shtml

Bernini: io non sono un uomo coop

http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2014/05/24/ARTd9WO-genova_vicesindaco_bernini.shtml

Aree Fiera, spy story in salsa Coop

http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2014/05/23/ARwz4iN-salsa_fiera_story.shtml

Le macerie della città sotto gli scandali

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/05/25/genova-dalla-lega-a-carige-le-macerie-della-citta-sotto-gli-scandali/999796/

Commercio e mattone 30 anni di dominio Coop

http://www.astampa.rassegnestampa.it/GruppoTotoAc/View.aspx?ID=2014052527560707

Carige e Coop rosse. Menconi: “Esselunga bloccata, Berneschi conosce i giudici

http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-italia/carige-e-coop-rosse-menconi-esselunga-bloccata-berneschi-conosce-i-giudici-1876849/

 

Non vogliamo commentare i fatti riportati dal quotidiano genovese, se verificati ci sembrano paradossali e ambigui con sfumature particolarmente gravi, tuttavia vogliamo sottolineare come il dirigente coinvolto nella “spy-story” fino a poco tempo fa era un dirigente Coopsette responsabile dell’operazione ex-area Italcementi (edificio per Bricoman).

Come avevamo anticipato nei post precedenti, oggi più che mai è chiaro come le operazioni immobiliari in corso in Val Bisagno a Ponte Carrega, non solo hanno un unico colore, quello delle Cooperative, ma anche gli stessi protagonisti, ovvero una stessa regia di tecnici e politici che portano avanti questi interventi in modo autoreferenziale e senza la dovuta partecipazione dei cittadini. 

Il tema della partecipazione alle trasformazioni della città è un tema nuovo. Finora per partecipazione si è intesa la partecipazione informale ad assemblee pubbliche di presentazione di progetti mentre per Partecipazione nel 2014 dovrebbe intendersi un procedimento normato di condivisione e mediazione che porti ad una progettazione condivisa e alla risoluzione preventiva dei conflitti.

Questo si che sarebbe rinnovamento nella politica. A Genova siamo ancora in pochi a parlarne. Una amministrazione che ha come slogan quello del “Rinnovamento” può e deve pensare a questo tipo di rinnovamento: altrimenti viene il sospetto che si parli solo di aria fritta. Se il cambiamento non arriva da questi processi allora di cosa si parla quando si parla di rinnovamento? Di presentare volti nuovi ma con le stesse idee di un tempo. In alternativa, se questa motivazione non vi accontenta e non vi convince si può sempre pensare al fatto che questo millantato rinnovamento sia ostaggio di un certo tipo di imprenditoria: fatto, se vogliamo, ancora più grave dato che una politica ostaggio degli interessi finanziari fa solo gli interessi di questi ultimi e non certo della base elettorale che l’ha scelta! E’ chiaro che questa sia solo una ipotesi fantascientifica: poniamo l’esempio di un qualsiasi soggetto privato che investa tre volte tanto rispetto al valore di mercato per acquistare un’area pubblica. Poniamo che questi soldi facciano molto comodo alla Amministrazione cittadina per risolvere (temporaneamente) i suoi problemi di bilancio. Secondo voi questa amministrazione si trova in una posizione di equilibrio e parità rispetto a questo investitore privato? Può trovarsi il Pubblico in una posizione di garanzia rispetto al Privato?

Secondo noi no.

In Val Bisagno assistiamo ad un intreccio di interessi economici molto intessanti: in ballo c’è il mosaico delle trasformazioni prossime e future delle aree Ex Moltini e della Rimessa Amt di Gavette (distretto di trasformazione) che, insieme alle trasformazioni in atto a Pontecarrega, secondo noi porterà alla decisione di progettare l’abbattimento di Ponte Carrega facendo leva sulla paura del rischio idrogeologico e del “fuori norma“, così da poterlo sostituire con un nuovo ponte a quattro corsie automobilistiche a tutto vantaggio della mobilità privata verso i nuovi centri commerciali e le aree di trasformazione. 

Nulla sembra essere cambiato in tal senso fra amministrazione Marta Vincenzi e amministrazione Marco Doria, che in ultimo ha concesso il titolo edilizio per il mostruoso edificio che ospiterà il Bricoman (ora in fase di ultimazione), il titolo fu concesso infatti il 30/07/2012, sei mesi dopo la disastrosa alluvione del 4 novembre 2011. Per questa giunta era troppo tardi fermare o mitigare il procedimento iniziato con la precedente amministrazione ma per l’area Guglielmetti è diverso: l’iter di approvazione è appena iniziato e il vicesindaco con la sua giunta dovrà decidere sulla qualità del progetto. Noi auspichiamo ai proponenti soluzioni più vicine alle richieste e ai bisogni del territorio rispetto a quelle proposte, anche rispetto l’ultima versione recentemente depositata in Comune che già accoglie alcune delle nostre indicazioni. Questo processo di approvazione dovrà essere il più corretto possibile, senza sconti, anche se il proponente è la solita cooperativa di sempre. Il progetto si potrebbe fare diversamente conservando le stesse destinazioni d’uso richieste ma senza essere così impattante.  

Voi capite che pensare che vicino a noi ci poteva venire una struttura più grande di quella che avevamo, un po’ ci ha preoccupatodisse l’arch. Ferrari, dirigente Coop Liguria, durante il primo incontro di presentazione del progetto ad alcuni membri della nostra associazione, per giustificare il costo di acquisizione dell’area, avvenuta nel 2010, con una spesa molto più alta del valore di mercato. Le aree furono acquisite tramite una gara pubblica dal gruppo AMI ( Immobiliare dell’azienda trasporti pubblici).

Noi rispondiamo con i criteri di impresa..alle esigenze dell’utente” aggiunse l’architetto dopo aver affermato che la Coop è una cooperativa di consumo legata al territorio ed è di carattere prevalentemente sociale.

Un amministrazione comunale in difficoltà cerca di avere dal territorio i migliori contributi..” “..non possiamo ignorare questa cosa ,che può essere un opportunità per noi e i soldi vanno alla collettività” facendo riferimento alla grave crisi finanziaria che in quel tempo attanagliava la società di trasporto.

Dunque è chiaro, non si nasconde, l’area delle officine Guglielmetti fu comprata dalla Coop a un valore squilibrato rispetto al reale valore di mercato, per non avere un concorrente. La tesi proposta è quella che i sodi della cooperativa spesi per l’acquisizione sarebbero rimasti sul territorio  e sarebbero serviti per salvare l’azienda di trasporto dall’ imminente tracollo finanziario, quindi a suo modo anche una operazione etica. Queste considerazioni, da un certo punto di vista possono avere anche la loro logica, ma di fatto i problemi finanziari dell’azienda sono stati solo posticipati aggravando la logistica aziendale con la perdita dell’unica officina di riparazione che aveva a disposizione per i mezzi pubblici (gli altri siti sono solo depositi, oggi utilizzati in modo raffazzonato per tentare qualche riparazione, nulla a che vedere con l’officina venduta). I cittadini pagheranno il prezzo di queste scelte, il territorio dovrà subire una operazione immobiliare improntata soprattutto allo sfruttamento delle aree per compensare, almeno in parte, il costo alle quali sono state comprate. La competizione commerciale dovrebbe essere basata su chi offre un prodotto migliore al minor prezzo e non differentemente annichilendo la possibilità di un concorrente. Alla fine chi pagherà il conto di questi comportamenti? La risposta è stata ben argomentata da Mario Frau: sono i  consumatori.

Durante quell’incontro l’ingegner Lino ha argomentato le necessità del gruppo Coop di chiedere una variante urbanistica per l’area Guglielmetti al fine di riconvertire la destinazione delle aree anche da uso ricettivo alberghiero, che attualmente non è previsto.

La richiesta di variante in tal senso non può prescindere da un innalzamento dei volumi per la costruzione dell’albergo, questa era la tesi dell’ingegnere, in particolare per i volumi che si dovrebbero collocare in posizione prospiciente alla Chiesa di San Michele, a Ponte Carrega e al suo storico Borgo (la posizione più impattane dal punto di vista della tutela del paesaggio).

AlbergoRenderSpondaDestra

(non abbiamo trovato nel progetto il render del nuovo edificio come sarebbe visto dalla sponda destra, in particolare dalla scuola Mazzini Lucarno (elementari, medie, nido e materna)allora lo abbiamo fatto noi, ci siano perdonati gli eventuali errori, ma secondo noi il render mancante è come questo. Se non abbiamo sbagliato è così che i nostri bambini osserveranno il paesaggio dalle finestre della loro scuola, durante il giorno non avranno più come riferimento la Chiesa di S. Michele, ma un albergo a tre stelle, e un centro fitness… grazie alla Coop un nuovo modello di vita?) p.s. invitiamo i proponenti a farlo loro il render da qui…

L’innalzamento di quei volumi, in quel punto, stando all’attuale piano urbanistico non sarebbe previsto, ma in assenza di vincoli paesaggistici basterà chiedere una variante che agli amici è sempre concessa con facilità.

Non essendo esperti in questa materia non abbiamo potuto far altro che appellarci alla competenza dei proponenti, auspicando in un ripensamento del progetto, una inversione culturale su come pensare la città e su come pensare l’urbanistica, mettendosi dalla parte del territorio e del cittadino e non imponendo un progetto dall’alto. Alcune nostre osservazioni, va detto chiaramente, nell’ultima revisione del progetto, sono state recepite, ma secondo noi questo non può bastare. Va tracciato un solco tra passato e futuro. Il rinnovamento, cari signori, passa da qui e non da un risultato elettorale. Ponte Carrega sarà il banco di prova del nuovo corso: una opportunità per il quartiere, per la città. Una opportunità per i nostri amministratori, sia municipali che comunali per cavalcare l’onda del rinnovamento. Infine potrebbe essere una opportunità per Coop, per ridisegnare un nuovo rapporto col territorio, nel rispetto degli abitanti del quartiere e del paesaggio della Val Bisagno: sarebbe inconcepibile, contraddittorio e forse dannoso per la stessa Coop altrimenti continuare a  vedere il proprio logo su sponsorizzazioni per manifestazioni culturali e ambientali della Val Bisagno e allo stesso tempo essere tra i protagonisti che non hanno contribuito a fermare lo scempio del paesaggio della Val Bisagno, pur potendolo fare.

Abbiamo avuto occasione di interpellare professionisti e accademici dell’università (architettura), docenti e ricercatori, con i quali abbiamo svolto anche attività di ricerca sul territorio. Nonostante le migliorie ottenute e da noi proposte (eliminazione della ruzzola, abbassamento della torre alberghiera e presenza di una sala in cui insediare il teatro dell’Ortica) il progetto prevede ancora, oltre all’innalzamento dei volumi, anche grandi parcheggi in copertura: secondo noi si tratta di un utilizzo assai poco pregevole per un luogo così interessante e affacciato verso le colline del parco delle mura e dell’acquedotto storico. Per fare un paragone è come se un inquilino comprasse un attico per farci una cantinaL’architettura sostenibile contemporanea tende a privilegiare l’uso delle coperture piane per cercare centri di attrazione pedonali, per esempio attrezzandole con aree verdi, campi da tennis, da calcetto e magari piscine legati a centri di benessere (in questo caso già previsto all’interno). Eliminare le auto dalla copertura per spostarle all’interno dell’edificio consentirebbe di superare il problema urbanistico e sociale di una piazza stretta  tra i parcheggi e più fruibile anche dalla gente del posto. Avrebbe la valenza di liberare ulteriori spazi liberi per attività e servizi e per la socialità. Sarebbe quindi concepibile un ripensamento della copertura attraverso la lettura delle esperienze della Hight Line di Manhattan o altri importanti esempi europei e italiani, in cui le coperture verdi, ad esempio, sono vantaggiose anche dal punto di vista del risparmio energetico sia d’inverno che in estate, necessitano di minima manutenzione e consentono un risparmio a lungo termine in termini di rifacimento della copertura. E’ solo un esempio di come potrebbero essere ripensati alcuni spazi urbani con una mentalità innovativa e lontana dalle concezioni di fruizione commerciale di tipo classico, ormai in declino e appartenenti alla metà del secolo scorso.

Operazioni come quella della Ex Guglielmetti o del Bricoman sono possibili grazie al fatto che mancano effettivi strumenti di  partecipazione dei cittadini. Secondo noi non c’è nulla di innovativo in queste proposte che appartengono al passato: è un tentativo di assecondare solo le esigenze di un mercato a breve termine e senza una progettualità che tenga in considerazione gli spazi urbani intorno al centro commerciale. E’ come aver piazzato un astronave nel cuore di un quartiere, senza aver pensato al quartiere, alle sue strade, alle sue persone. E’ come se si fosse dimenticata la storia del quartiere, come se non avesse un’anima, come se fosse, per i proponenti, già morto. Lo dimostra il fatto che la piazza che verrà realizzata come onere urbanistico sulla copertura si trovi in mezzo al centro commerciale, lontano dalle case e dai percorsi pedonali utilizzati da tutti noi, lontano dal cuore pulsante del quartiere. Una piazza che sarà fruibile dagli utenti del centro commerciale e che sarà raggiungibile comodamente in automobile ma che svuoterà ulteriormente i nostri veri spazi urbani che invece andrebbero riqualificati (Piazza Adriatico) o costruiti del tutto perchè inesistenti (Via Terpi). Qualcuno potrebbe dire che questa operazione è privata e che quindi il costruttore può fare quello che vuole, ma non è così: il titolo edilizio, e a maggior ragione il cambio di destinazione d’uso, è una concessione e non è un diritto acquisito , in particolare trattandosi di variante al Puc. Interventi di riqualificazione urbana di tale entità impattano sulla collettività e sul destino di migliaia di cittadini, per questo è necessario un percorso condiviso sulla qualità del progetto, non tanto sul merito quanto sul metodo.

In quell’occasione un nostro anziano socio disse: “Non è che vogliamo dire a voi come dobbiate fare. Noi vogliamo dire che è apprezzabilissimo la vostra capacità di progettare queste cose e anche a dar spazio a gradevolezze, ma noi partiamo da un altro presupposto: questi erano dei posti destinati a servizio e industria, però quando queste cose poi si esauriscono non è mica detto che bisogna sempre restare inchiodati a delle servitù, può essere il momento che ci si libera di queste cose perché non sono più necessarie. Queste aree erano pubbliche e noi rivendichiamo, come cittadini, una maggiore attenzione a questi luoghi, per fare delle cose più compatibili con i bisogni attuali della comunità, che abbiano più attenzione con le tematiche del paesaggio e dell’ecologia e della vivibilità anche in senso di estetica”.

In risposta a tali osservazioni è stato detto dai proponenti che la loro proposta rinunciava già a un mucchio di metri quadrati di superficie agibile, facendo intendere in questo un comportamento etico e di  responsabilità, come se altri proponenti non fossero in grado di fare altrettanto.

Secondo noi non è necessario aumentare i volumi in quelle proporzioni e in quelle posizioni, anche con la nuova destinazione d’uso richiesta.  Le soluzioni proposte sembrano voler privilegiare una immediata vendibilità sul mercato, piuttosto che una razionale fruizione degli spazi e questo a scapito del paesaggio e dalla qualità della vita pubblica dei cittadini, che sono beni comuni non rinnovabili.

Secondo noi la riqualificazione dell’area, con il progetto presentato dalla Coop anche nella sua ultima revisione, rischia di accentuare il carattere del mal costruito con il territorio circostante, un processo iniziato circa un secolo fa e che si auspicava in controtendenza. Non vogliamo negare il diritto ai proponenti di sviluppare i loro progetti di sviluppo, ma rivendichiamo anche noi, come bene comune e superiore, il diritto di vivere in una città più vivibile e sostenibile anche in senso estetico e di fruizione ovvero di qualità urbana.

Se verrà concessa la variante in questi termini, allora perché è stato negata la variante al gruppo Carrefour per le aree di Fegino? In quel caso il gruppo aveva scelto un architettura accattivante e poco impattante per il paesaggio con un grande parco urbano intorno. Se il progetto fosse stato approvato avrebbe cambiato la sorte di quel quartiere che ancora oggi avversa in una situazione di degrado. Quella scelta negò ai proponenti un investimento di 200 milioni di euro sul territorio e un ritorno di 500 nuovi posti di lavoro.

Fegino

Progetto Centro Commerciale del gruppo Carrefour di Fegino, che prevedeva intorno all’area un grande parco urbano e un architettura poco impattante sul territorio. http://www.enricocaprioglio.com/urbi_10/urbi10.html#  il progetto fu respinto dalle amministrazioni comunali come indicato nel libro di Mario Frau.

Ecco quindi la scelta che suggeriamo ai proponenti, ai consiglieri e alla giunta comunale.

Rivedere il progetto con un ribaltamento radicale degli spazi, eventualmente aprendo un percorso di partecipazione reale e collaborativo con i cittadini, perché c’è ancora margine per cambiare rotta.

Infine, per non parlare di cose evanescenti, ecco concretamente l’idea di progetto che abbiamo realizzato con i nostri consulenti per l’area dell’ ex-officine Guglielmetti. Stessa destinazione d’uso richiesta dai proponenti con un albergo di circa 150 camere, stesso numero di posti auto, stesse superfici agibili di tipo commerciale…ma immaginati senza consistente innalzamento dei volumi, senza parcheggi in copertura e con i criteri di architettura sostenibile, quella auspicata dall’agenda 21 per la Val Bisagno!GuglielmettiGallarati

Il render del progetto ex-officine Guglielmetti, concepito con l’architettura sostenibile, è stato realizzato dallo Studio Gallarati Architetti dopo aver accettato un incontro con la ns. associazione e aver messo gratuitamente a disposizione la sua capacità tecnica a favore del Bene Comune. Il progetto pur conservando la stessa destinazione d’uso richiesta dai proponenti titolari dell’area, è stato concepito in modo da non compromettere irrimediabilmente il paesaggio rimasto in questo luogo e per diventare un volano per l’economia sostenibile al centro della Valle nel senso auspicato dall’agenda 21. Forse è tempo di cambiare…

«Una sinistra che pensi di più a bambini e giardini, e un po’ meno alle coop di costruttori».

Matteo Renzi (quando nel 2013 ha fatto tappa a Genova col suo camper)