La politica urbanistica di questa città continua a colpi di variante

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Ieri è andata in scena l’ennesima puntata di questa soap opera che, con la complicità di giunte sia di destra che di sinistra, dura ormai da troppi anni: Esselunga sbarca a San Benigno

 

Puntualmente, i piani urbanistici vengono derogati e stravolti ogni qualvolta si presentino operatori privati della grande distribuzione. Disturba che al benessere dei cittadini sia costantemente anteposto il profitto dei privati e degli oneri di urbanizzazione che garantiscono incassi alle casse comunali in perenne stato di carenza.

 

 

L’interesse pubblico ѐ sempre accantonato: non esiste una politica urbanistica di ampio respiro che consideri il momento critico di questa città che continua a perdere abitanti. Pianificare la ripresa per il prossimo decennio sarebbe l’unico modo per tentare di evitare che i giovani se ne vadano e per tentare di attrarre forze lavoro e professionisti qualificati che qui potrebbero costruirsi un futuro.

29 settembre 2007 – Come risultano vuote e sterili le parole del Senatore Architetto Renzo Piano e l’allora Sindaco Marta Vincenzi “..sia chiaro che non si tratta di demolire per ricostruire, si tratta di demolire per dare aria..

Purtroppo alle parole non seguirono i fatti; al 2021 non è cambiato nulla; non si è fatto altro che apportare varianti dove il costruito aumenta a favore delle grandi catene di vendita a spese del territorio e delle prossime generazioni.

Cambiano i colori ma i risultati restano invariati. Queste sono le parole dell’architetto Simonetta Cenci, assessore all’urbanistica della Giunta Marco Bucci all’edizione 2018 della #GenovaSmartWeek. “Genova Smart intesa come essere flessibili e veloci: tra le nostre migliorie che ci siamo proposti è far sì che le procedure per le imprese possano essere agevolate in tutte le procedure, sia urbanistiche che commerciali.” – e oggi si procede in tal senso a cambiare il PUC per Esselunga con una procedura d’urgenza.

Questa politica ѐ ovvia quanto shoccante: attraverso nuove colate di cemento, si aumentano i profitti dei privati e delle grandi catene a discapito della cittadinanza.

Davvero Genova ha bisogno dell’ennesimo centro commerciale? Possiamo discutere quanto volete sull’opportunità di questa ennesima operazione: la nostra posizione si sposa con quella di quanti affermano che l’impoverimento del tessuto commerciale di prossimità sia un danno di enorme portata per i nostri quartieri.

Oltre a quanto detto sopra non abbiamo ancora citato il vero grande nemico del commercio locale, anche della grande distribuzione: l’e-commerce, cresciuto del 40% sotto l’emergenza Covid19 e che rappresenta un processo inevitabile che avrà un ulteriore ruolo nella trasformazione urbanistica delle città con la diffusione di grandi centri logistici e di magazzini.

Ma qui vogliamo invece raccontare della continuità tra l’attuale giunta e le passate per quanto riguarda la modifica dei piani urbanistici a servizio della GDO: era successo anni fa, sotto la giunta Vincenzi, per l’area dell’ex Italcementi e per l’area delle ex officine Guglielmetti; è accaduto ultimamente per le piscine di Nervi, per lo Champagnat e oggi accadrà anche per le aree Biasotti a San Benigno: un proliferare di tutti i tipi di grande distribuzione, di ogni tipo (inutile parlare di colore politico: quando si parla di GDO l’unico colore che conta è quello degli oneri di urbanizzazione che il privato è tenuto a versare per legge nelle casse pubbliche per la realizzazione delle opere) da Levante a Ponente passando per le due vallate, che hanno pagato il prezzo più alto in questo scacchiere per spartirsi la clientela genovese: la Val Polcevera e la Val Bisagno.

Quanto andrà avanti tutto questo?

Non possiamo fare previsioni. La misura sembra a tutti ben colma, da troppo tempo, soprattutto per le piccole e medie imprese del commercio di prossimità, oramai stremate e pronte a una nuova debacle.

Ma la misura sembra anche colma per il tessuto urbanistico di questa città, “riqualificata” a colpi di nuovi insediamenti commerciali, soffocata dal traffico veicolare per permettere il funzionamento di questi centri di grande attrazione e soprattutto sempre più povera, di persone e capitali.

Come ormai tutti saprete, Genova perde abitanti: il saldo tra nuovi nati e morti è negativo da alcuni decenni.

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Per quanto possiamo ancora permetterci una urbanistica d’assalto come quella che ci viene ancora oggi presentata?
Chi pagherà il prezzo di insediamenti sempre più diffusi e sempre meno frequentati?

 

 

 

I nostri commenti sul progetto Skytram della Val Bisagno

viadotto via Canevari

Mercoledi 23 Dicembre si è svolta la conferenza stampa di presentazione del cosiddetto skytram della Val Bisagno. Si tratta, in realtà, di una metropolitana leggera automatica che poggerebbe su di una struttura sopraelevata che verrebbe realizzata con una quota, al di sopra del livello stradale, di 9 m. Al bando hanno partecipato due raggruppamenti di imprese che hanno presentato al Comune due distinti elaborati; il primo costituto dalla Hitachi Rail, ex Ansaldo STS e da Salini Impregilo, il secondo, invece, da parte del raggruppamento di imprese costituito da ITINERA SPA, Alstom ferroviaria, Meridiam Investments.

Si tratta di due progetti che prevedono soluzioni differenti. La proposta progettuale del primo raggruppamento prevedeva, infatti, un binario unico lungo tutta la linea con raddoppi in prossimità delle stazioni mente il progetto che poi è risultato il vincitore prevede il doppio binario lungo tutta la linea, con un terzo binario in prossimità delle stazione di Brignole. Veniamo quindi ad analizzare dal punto di vista tecnico la proposta.

Si tratta di una metropolitana automatica a tutti gli effetti, con porte a banchina, questo significa che ogni stazione è dotata di porte che si aprono nel momento in cui il treno arriva in banchina.

La linea, lunga 6,5 km si sviluppa interamente in viadotto, con quota del piano di rotolamento posto a circa 9 m rispetto al piano stradale, partendo dalla stazione FS di Genova Brignole per poi svilupparsi lungo la sponda destra del Bisagno fino a Marassi e passare, quindi, in sponda sinistra fino a Molassana, ove sarebbe dislocato il capolinea, a nord, e l’officina per le manutenzioni.

Le pile sono previste sempre parallelamente alle due sponde del torrente, eccetto la zona di Marassi ove avviene il cambio di sponda, da quella destra alla sinistra. Sono previste 8 stazioni:

Brignole, Marassi, Parenzo, Staglieno, Adriatico, Piazzale Bligny, San Gottardo, Molassana.

 immagine stazioni skytram

Figura 1 Pianta con le otto stazioni

Le stazioni sono tutte a banchina laterale, tranne il capolinea di Brignole che potrebbe essere a tre banchine, con porte di banchina automatica. Ecco un render della stazione di San Gottardo.

Fotomontaggio skytram Sciorba

Figura 2 Render della stazione di San Gottardo

La linea è prevista a doppio binario per l’intero tracciato, con incroci in prossimità delle stazioni di Brignole e Molassana per permettere l’inversione di marcia dei convogli e in prossimità delle stazioni di Staglieno e San Gottardo per consentire elasticità in caso di guasti o avarie.

Per quanto riguarda l’impalcato, il viadotto viene realizzato interamente in conci di calcestruzzo prefabbricati, assemblati in cantiere per, secondo loro, minimizzare l’impatto della cantierizzazione. I piloni si troverebbero a un passo di 31 m circa, a sezione circolare, con un diametro di 2 m, aventi l‘asse spostato più verso l’argine del fiume. In alcuni tratti singolari l’impalcato poggia su sostegni a telaio, con due pile di minori dimensioni poste ai lati della strada sottostante.

Su Lungo Bisagno Dalmazia, a monte del ponte Feritore, al di sotto quindi dell’impalcato, si prevede poi la realizzazione di una pista ciclopedonale la quale, in corrispondenza delle pile, verrebbe realizzata a sbalzo sull’argine del torrente.

Analizziamo in alcuni punti quello che, dal nostro punto di vista, occorre sottolineare affinché non venga stravolta la vallata dal punto di vista paesaggistico, dell’impatto ambientale, ma anche dal punto di vista dell’utente medio che utilizza i mezzi pubblici.

1)Impatto ambientale devastante sul territorio, con vere e proprie cattedrali nel deserto, opere ciclopiche che dequalificherebbero il tessuto urbanistico, paesaggistico della vallata.

Un esempio è la stazione di Brignole con la realizzazione di una struttura sopraelevata, di fatto un viadotto vero e proprio costituito da due imponenti costruzioni, una l’impalcato che sorregge il mezzo di trasporto e l’altro, in gergo ingegneristico si parla di telaio, con pilastri da entrambi i lati a sorreggere la struttura.

viadotto via Canevari

Figura 3 Viadotto nei presso di Via Canevari

Si elencano alcuni fotomontaggi da noi realizzati per meglio rendere l’idea dell’impatto in altri punti della vallata

Immagine fotomontaggio porcata

Figura 4 Fotomontaggio nei pressi di Ponte Carrega

2)Impatto dei piloni sui marciapiedi e delle relative rampe di salita, discesa, ascensori, scale mobili, ecc..

Immagine ponte Monteverde

Figura 5 Fotomontaggio nei pressi del ponte Monteverde

Immagine Marassi porcata

Figura 6 Fotomontaggio nei pressi dello stadio

3) Tempo per arrivare alle fermate, che non è meno di 7, 8 minuti medi da sponda sinistra a sponda destra e viceversa, con il risultato che il tempo totale, tra salire le scale, gli ascensori, percorrere la banchina, fare il viaggio, scendere, attraversare la strada è pari a 25 minuti complessivi reali tra Molassana e Brignole, paragonabile a quello di una moderna tranvia a raso da Brignole a Molassana in sede protetta per oltre l’85%, 90% con fermate distanziate 300 m circa.

4) Mancanza dei parcheggi di interscambio che dovrebbero essere localizzati lungo il percorso, uno almeno presso Molassana, di difficile realizzazione, visto che si necessiterebbe di ulteriori piastre sul torrente con conseguente cementificazione delle aree a ridosso del Bisagno.

5) Costi spropositati, 580 milioni di euro per 6,5 km, cioè 89 milioni di euro a km, difficilmente sostenibili considerando che vi sarebbe una parallela linea di forza su gomma più capillare, che andrebbe ad intercettare la maggior parte dell’utenza, mentre con una moderna tranvia il costo a km sarebbe intorno ai 25 milioni di euro.

6) Sviluppo del percorso in sponda sinistra mentre l’utenza, da Marassi a Molassana è in sponda destra.

7) Distanza tra le fermate eccessiva, una media di 800 m per fermata,1400 m tra Marassi e Brignole.

8) Abbattimento del valore immobiliare delle case che vi si affacciano.

Proviamo a chiederci chi prenderebbe un mezzo lontano dalle case, difficilmente appetibile, che costringe la gente a lunghi percorsi a piedi e con uno stress motorio, specialmente per la popolazione anziana che costituisce una buona parte della demografia della zona, assolutamente non indifferente. Tutto ciò costituisce un motivo per non utilizzare questo mezzo di trasporto. Chi mai prenderebbe un mezzo del genere in condizioni di tempo perturbato, con vento, pioggia, neve, considerando che la nostra zona è spesso soggetta a questi fenomeni metereologici?

La soluzione, lo diciamo da decenni e oltre, è la realizzazione della tranvia della vallata da Molassana a Brignole, in un secondo tempo a Prato, in sede protetta per oltre l’85%, 90% del percorso, con una completo asservimento semaforico agli incroci. Una volta pronto il canale scolmatore del Bisagno, sarà possibile allargare il tratto compreso tra la località Doria e Staglieno, creando dunque la sede protetta per due corsie tranviarie, con uno spazio a raso occupato inferiore a 10 m. Possiamo vedere in queste tre sezioni come la sede tranviaria si inserirebbe tranquillamente nel tessuto cittadino.

sezione Gavette

Figura 7 Sezione Gavette

sezione cava Gavette

Figura 9 Sezione cava a Gavette

 Sezione Via Struppa Madonnetta con allargamento cava

Figura 8 Sezione Via Struppa, Madonnetta

Il deserto dei Tartari

DesertoDeiTartari

Lancio della «Città in fiore» verde ed ecologica, sarà una città innanzitutto sana, gradevole, il più possibile in armonia con l’ambiente, il territorio e la natura.

Mantenere la città bella e sempre più vivibile deriva non solo dalle regole bensì anche dalla capacità di progettisti e dalle aspirazioni dei cittadini.

Vi sarà una forte azione sulla risoluzione delle problematiche e nel contempo la valorizzazione delle Vallate.

L’enorme potenziale delle Vallate genovesi deve essere valorizzato a partire dal patrimonio paesaggistico, di cultura legata alle tradizioni rurali e architettonica di edifici storici.

Sono le visioni di una città meravigliosa, quelle del Sindaco Marco Bucci, sono parte del suo programma elettorale 2017, affermazioni ancora disponibili sul sito istituzionale del Comune di Genova.

Il deserto dei tartari film 1972: Philippe Noiret nel ruolo del generale.

Sono passati tre anni e mezzo dall’inizio del suo mandato, era il lontano 27 giugno 2017 quando Bucci succedette a Marco Doria.

Un inizio promettente perché il sindaco rappresentava il vento del cambiamento. Una città senza dubbio stanca e in difficoltà per mille ragioni e che non poteva resistere a una narrazione così seducente. Era la seduzione di un genovese venuto da lontano, “l’americano”, il manager dei prodigi con esperienze internazionali che ora si concedeva al servizio della città, nessuno poteva competere con lui, era la persona giusta che avrebbe sollevato le sorti di questa città, con lui Genova sarebbe diventata prima nel mediterraneo come al tempo dei dogi. Una illusione che il sindaco sa vendere bene, arriva a chiedere anche gli arretrati alla Regina d’Inghilterra perché “Sono secoli che non ci pagano l’affitto della bandiera”.

Una città meravigliosa che il 14 agosto 2018 con il crollo del Ponte Morandi si scontra con la realtà di una città che cade letteralmente a pezzi, senza una rete di trasporto pubblica efficiente, il lavoro che manca, la città che si spopola e diventa sempre più vecchia. Per fortuna c’è lui, il commissario straordinario che trasformerà questa tragedia nell’icona del buon fare, oltre alla costruzione del ponte viene messa in scena una colossale passerella con tanto di frecce tricolore, governatori, ministri, archi-star. Non importa quanto costerà, si inaugura un pilone alla volta, a ogni impalcato che viene posato c’è una bandiera, si realizzano conferenze e si convince che un ponte come questo non lo sa fare nessuno, all’inaugurazione splende perfino l’arcobaleno come nelle favole, le favole che si realizzano in diretta tv.

Che sindaco il super sindaco, non abbiamo mai avuto un sindaco come questo, grande sindaco, finalmente la politica del fare, ogni città se lo sogna un sindaco così: sono i commenti più comuni sui social network. Infatti Lui riceve i cittadini a colazione, in un bar, in un semplice bar! Ma a cosa servono gli assessori, le commissioni, i percorsi partecipativi, i consiglieri, i presidenti di municipio, se poi puoi incontrare il tuo amico sindaco al bar? Genova come un buon condominio dove ti metti d’accordo con una semplice stretta di mano e tutto si risolve. Il sindaco ti ascolta e lo fa davanti alle telecamere, come ormai si fa da anni, ma lui sicuramente lo sa fare meglio. E’ il modello Genova, un modello da prendere come esempio per l’Italia e perché no, anche per l’Europa, il modello dei commissari straordinari che operano in deroga a quasi tutto

Genova è una città meravigliosa tanto che al posto dei tram “ci sarà qualcosa di più bello” – dice – “che va su ferro, su acciaio, per aria, questo sarà il destino della Val Bisango, lo chiameranno skytram, una sopraelevata alta dieci metri lungo tutto il fiume fino a Molassana, ma per Prato ci vorrà ancora pazienza. Qualcuno dice che i piloni non saranno nulla di impattante perché si metteranno nei marciapiedi. La Valbisagno come Dubai, Tokyo, perché è difficile trovare esempi nostrani su queste scelte. Molassana come Manhattan e nessuno lo può mette in discussione. A sortire con queste scelte c’è il Prof. Musso, il direttore del centro di Eccellenza sulla Logistica Trasporti e Infrastrutture dell’Università di Genova.

Di fronte a tanta scienza, ai comuni mortali, non resta nemmeno l’opzione del dubbio. Solo qualche “Saggio” si dimette, ma sono casi rari, sicuramente è gente che non ha capito la visione, non è entrato nel sogno, non si è stupito a sufficienza.

Qualcuno chiede dettagli dell’opera, ma è come ricercare il santo Gral, si presenta l’opera con le animazioni, come nei cartoni animati, meglio del video dei Simpson. C’è qualcosa che ci sfugge, ma come sono le stazioni? Ma ci saranno gli ascensori, le scale mobili? Ma questi dettagli nei sogni non ci sono, perché se ci pensi, quando ti svegli ti viene il mal di testa a pensare al costo della manutenzione.

Intanto sotto i piloni di questo ponte qualcosa si muove, non c’è l’umido e l’ombra, ma ci sarà un grande parco, il più grande del ponente e tutti vorranno andare ad abitare al Campasso, anche se il mercato immobiliare ancora non se ne è accorto e segna un -8,3% nelle compravendite, a livello nazionale nessuna città è riuscita a fare meglio.

Genova come Copenagen così dice Forbis, un modello per le città del futuro. Genova scala 26 posizioni in un anno nella qualità della vita, lo dice il Sole 24h.  Questo è in sintesi il sogno che diventa realtà. La capacità di far vedere quello che non c’è ma che ci sarà. In fondo è come la magia del Natale, l’attesa è meglio del regalo, perché quando apri quel pacco ti accorgi di cosa c’è dentro.

Nella Genova che verrà, mentre il sogno si realizza, si sanziona un clochard: 200 euro di multa, lo ha denunciato il San Marcellino, succedeva alle 22.00 del 4 luglio 2019, in piazza Piccapietra, in virtù dell’articolo 28 del comma 1 del regolamento di Polizia Urbana. Evidentemente quel poveraccio non sapeva nulla del nuovo corso, di quella “sharing economy” per la totalità dei suoi cittadini, “un Comune in tasca“, accessibile a tutti i soggetti interessati, perché tutto sarà online fruibile da ogni dispositivo digitale, sarà perfino potenziato il WIFI.

Il deserto dei tartari film 1972 – scena dentro il forte

In questa versione della Genova smart al sapore di gomma, succede anche questo, perché l’ingiustizia sociale non è una bestemmia, è una colpa da sanzionare, una situazione da coprire, da nascondere, perché non ci sia il dubbio: con questa Giunta la nostra città è migliore.

Intanto Via della Maddalena sprofonda nello spaccio, la prostituzione dilaga come e più di prima, lo dicono i suoi abitanti, le associazioni il 17 novembre 2020, protestano davanti al municipio perché “Il degrado non si ferma a colpi di hashtag

Ma in fondo nella Genova al pesto e checiap, dei “percorsi turistici in pillole”, dei “port days, dei Master plan, dei flussi “in and out“, dalla “e-­‐Government, del “low-­‐cost, fly & cruise“, del “Waterfront“, “Blue Print“, “HiTech“, del “Great Campus“, sono passati solo tre anni e mezzo, ma sembrano sei, dodici, non eravamo abituati a tutto questo cambiamento, e come in letteratura nel deserto dei tartari:

Si sente che qualche cosa è cambiato, il sole non sembra più immobile ma si sposta rapidamente, ahimè, non si fa tempo a fissarlo che già precipita verso il confine dell’orizzonte, ci si accorge che le nubi non ristagnano più nei golfi azzurri del cielo ma fuggono accavallandosi l’una sull’altra, tanto è il loro affanno.

 

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