Archive for Sociale

Trekking fotografico in Val Bisagno: l’introduzione al libro a cura degli Amici di Ponte Carrega

Pubblichiamo qui di seguito il testo che Fabrizio Spiniello ha preparato come introduzione alla pubblicazione curata da Ada (Associazione per i diritti degli Anziani), Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e Regione Liguria all’interno del Patto di Solidarietà 2018-2019, “Trekking fotografico in città ‘Val Bisagno’ “. Le fotografie oggetto della pubblicazione sono state esposte anche in una mostra organizzata alla GAU nel 2019.

Il libro fotografico doveva essere presentato nella primavera del 2020 ma a causa della pandemia la presentazione è stata rinviata a data da destinarsi. Vi comunicheremo la nuova data non appena sarà disponibile.

Nel frattempo, buona lettura:

Nell’immaginario collettivo la Val Bisagno è considerata ancora oggi come l’area di servizio della città di Genova, con le aree del fondovalle occupate da capannoni e magazzini, i grandi spazi utilizzati dalle ex municipalizzate e le vecchie aree industriali, in parte dismesse, in parte riconvertite in aree commerciali della grande distribuzione. Nel senso comune è considerata un’area periferica, degradata, di difficoltosa valorizzazione.

Durante quasi tutto il Novecento la Val Bisagno è stata un brulicare di attività economiche e industriali che andavano di pari passo con la crescita della città. Sorsero velocemente e spesso disordinatamente nuovi quartieri, cambiando così in pochi decenni il volto della vallata, che andava perdendo via via gli antichi caratteri coltivi e viabilistici che da una parte la contraddistinguevano come zona agricola del genovesato e dall’altra come importante crocevia verso il piacentino e oltre. Si andavano a rafforzare, con lo sviluppo dell’industria, altri tipi di attività manifatturiera che già nell’antichità avevano trovato terreno fertile in Val Bisagno in virtù della presenza sul territorio di abbondanti riserve di acqua e di tutto ciò che si poteva ricavare dal fiume e dai monti. In primo luogo si può quindi ricordare l’industria conciaria, che necessitava di abbondanza di acqua per il suo funzionamento, rafforzata a partire dagli anni trenta anche dall’attività dei civici macelli di Ca’ de Pitta, e di cui la storica Bocciardo di via Canevari, ancora oggi nella memoria di molti, fu l’esempio più emblematico. In secondo luogo, vanno ricordate anche le attività di cava che fornivano materiali per l’industria edile e che alimentarono il clamoroso boom edilizio che interessò la città per tutto l’arco di un secolo,  tra il 1870 e il 1970 circa: per questo ultimo caso possiamo ricordare le diverse cave presenti sul territorio come la cava Zanacchi e la Cavalletti, quest’ultima ancora oggi in funzione a Molassana, la cava dei Camaldoli a cui era collegata l’attività del cementificio di Ponte Carrega attivo tra il 1924 e gli anni ottanta del secolo scorso, ma anche la ex Fabbrica Plinthos della Canova a Struppa che sfornava migliaia di mattoni ogni giorno per la costruzione dei palazzi della città.

Oltre a questi esempi di industria di iniziativa privata, la Val Bisagno si è da sempre contraddistinta per aver ospitato, e continua tuttora ad ospitare, tutte quelle aree a servizio della città, a partire proprio dal celebre cimitero di Staglieno, uno dei gioielli della città, costruito al di fuori delle mura cittadine per non disturbare e non ostacolare lo sviluppo di Genova (all’epoca il comune di Staglieno era ancora autonomo e lo sarà fino al 1874). Sorte simile per l’area dei Macelli Civici a Ca’ de Pitta, le Officine del Littorio (poi Gugliemetti) a Ponte Carrega, la prima discarica nella zona di Fossato Cicala e poi il polo di Volpara, le officine elettriche di via Canevari e quelle del Gas alle Gavette.

Molti di questi poli produttivi, a partire dagli anni ottanta dello scorso secolo, si sono ridimensionati o hanno chiuso, via via lasciando vuoti urbani o spazi riempiti dai mall che a loro volta hanno contribuito a modificare drasticamente la geografia e l’economia del nostro territorio, ad esempio attraverso l’impoverimento del tessuto commerciale di prossimità.

Lo sviluppo veloce che la valle ha vissuto nei primi decenni del Novecento è una eredità che ancora oggi è difficile da gestire, tra spazi e destinazioni d’uso di stampo novecentesco, la crisi economica e quella demografica che svuota i quartieri e andrà a penalizzare i servizi soprattutto nelle zone più marginali e periferiche, e la necessità di immaginare un futuro in linea con le aspettative e le esigenze del mondo globalizzato del XXI secolo.

Le ultime alluvioni hanno poi rivelato tutta la fragilità di questo territorio così densamente urbanizzato, portando sempre più persone e associazioni a chiedersi quale futuro e quale vocazione si possa immaginare per la Val Bisagno: continuare ad essere un’area a servizio della città o cercare anche un’altra via che possa restituire dignità ad un territorio fragile e in difficoltà?

Mostrare l’altro volto della Val Bisagno, quello illustrato nelle fotografie che compongono il libro che tenete in mano, significa riconoscere a questo territorio una certa dimensione di bellezza che va conosciuta (e fatta conoscere), preservata e curata in funzione di una città a misura di persona, agli stessi cittadini genovesi che al prezzo di un biglietto dell’autobus possono trovarsi in poco tempo ai laghetti di Fossato Cicala o in visita ad una abbazia medievale, vicini eppure lontani dal centro della città.

Accanto alla città frenetica ne esiste una che va più lenta, a volte non raggiungibile in automobile, inerpicata su creuze di collina: è la stessa città, è pur sempre Genova, ma in una diversa accezione.

Valorizzare questo territorio, nel pieno delle sue contraddizioni, del disordine urbanistico e tra capannoni in disarmo non è facile: è una ricerca senza fine della bellezza, scrutando tra tutto ciò che di mediocre si incontra lungo il cammino fino a che non si coglie un particolare, una sensazione, un odore, un angolo prezioso.

Credo sia questo, in fondo, ciò che trovo di particolare nella Val Bisagno e quello che questo territorio può insegnare: la bellezza non è facile, si trova e si ottiene con fatica, con gli occhi di chi ha la pazienza e l’ostinazione di perdersi e camminare tra creuze di collina e capannoni abbandonati.

 

Fabrizio Spiniello

Presidente dell’Associazione Amici di Ponte Carrega

La Spesa Sospesa prosegue anche alla Bottega Solidale

Da questa quarta settimana di Spesa Sospesa a sostegno delle persone in difficoltà del nostro territorio si aggiunge anche la Bottega Solidale/Altromercato di Genova.

Per maggiori informazioni o per aderire a questa iniziativa clicca sul link di seguito:

http://bottegasolidale.it/botteghe/LaSpesaSospesa.html?fbclid=IwAR0U5PPKE43WI91pL9p5fzBhdaNMOK1p4fapuGDn1pdCd4o2YZKgbkum848

oppure recatevi in Bottega al Porto Antico o in Via Galata per effettuare una spesa a vostra scelta e donarla successivamente ad una delle organizzazioni coinvolte: Amici di Ponte Carrega, Caritas Genova e Gruppo Pane Quotidiano Onlus.

97992958_2738423159601436_1055888078742224896_n

Neoliberal Aesthetics and the Resistance to Redevelopment in an Italian Postindustrial Periphery

Sage

È apparso sulla rivista accademica Space and Culture: An International Journal of Social Spaces (2020) un articolo di Emanuela Guano, l’antropologa urbana, docente alla Georgia State University di Atlanta (USA), che da qualche anno conduce ricerca etnografica tra gli Amici di Ponte Carrega. Intitolato Neoliberal Aesthetics and the Resistance to Redevelopment in an Italian Postindustrial Periphery, l’articolo dimostra come la nostra associazione sia riuscita a utilizzare come strumento di resistenza alla cementificazione la medesima sensibilità estetica che, nella letteratura scientifica, è solitamente associata alle dinamiche escludenti dell’urbanismo neoliberista. Questo perché, per gli Amici di Ponte Carrega, la salvaguardia dell’ambiente e la valorizzazione del patrimonio storico e culturale sono sia valori fondamentali che un diritto di tutti.


                        figure

La versione ufficiale dell’articolo è disponibile a questo link: https://journals.sagepub.com/doi/abs/10.1177/1206331220908212

La versione pre-editoriale, invece, si trova qui: https://scholarworks.gsu.edu/anthro_facpub/23/

La Val Bisagno si mobilita per la spesa sospesa

4d96cb8e-99bc-4fae-a91e-00d2ac8331ee

Su La Repubblica del 30 aprile 2020 spazio all’iniziativa di solidarietà della Val Bisagno:

4d96cb8e-99bc-4fae-a91e-00d2ac8331ee

Diciassette realtà della Media Valbisagno tra parrocchie, associazioni, scout, pubbliche assistenze e centri sociali, oltre all’Ats e ai Civ, si sono unite per rispondere all’emergenza Coronavirus, che ha moltiplicato il numero di persone in difficoltà, perché rimaste senza lavoro e senza uno stipendio. Il progetto, patrocinato dal Municipio della Media Valbisagno e Confesercenti, si chiama Spesa sospesa e provvede al rifornimento di viveri di prima necessità per almeno 160 nuclei familiari della zona. Le richieste infatti in questi mesi si sono moltiplicate e la rete tradizionale che già operava per rispondere alle richieste delle famiglie aveva bisogno di essere rafforzata, e così commercianti, associazioni e cittadini si sono messi in gioco: «Siamo riusciti a creare una rete ampia con tutte le realtà del territorio. Una rete molto bella che sta crescendo e che nei momenti difficili sa dare il meglio di sé», commenta il presidente del Municipio Roberto D’Avolio.

La modalità di raccolta della Spesa sospesa ricalca quella della Colletta alimentare: «Ci mettiamo con un carrello all’ingresso dei supermercati del territorio che hanno aderito all’iniziativa (l’elenco è sul sito www.genova20.com dell’omonimo gruppo scout ndr) e chi vuole può riempirlo lasciando dei generi alimentari di prima necessità, dalla pasta alla farina all’olio al cibo in scatola, che verranno poi portati alle parrocchie che preparano i pacchi alimentari, che poi vengono distribuiti dai volontari nelle vari zone», spiega Fabrizio Spiniello dell’associazione Amici di Pontecarrega, una delle tantissime realtà coinvolte nel progetto. E la risposta da parte del territorio è stata subito generosa: «Facciamo due turni al giorno (uno la mattina e l’altro il pomeriggio) e torniamo con i carrelli sempre pieni», osserva Spiniello che con la sua associazione opera nelle zone di Sant’Eusebio, Ponte Carrega e Montesignano. Il progetto ha preso il via lunedì 27 e «l’obiettivo è di portarlo avanti finché l’emergenza non sarà finita», conclude Spiniello.

Qui il LINK all’articolo de La Repubblica.it

Qui il comunicato stampa di CONFESERCENTI LIGURIA

Qui il link all’articolo di GENOVA 24

Qui il Link di TELENORD

Qui il link all’articolo di GENOVA TODAY

 

Partita la Spesa Sospesa per il nostro territorio!

SpesaSospesa

Da questa mattina abbiamo iniziato a fare la raccolta alimentare per le famiglie in difficoltà del nostro territorio.

Siamo tanti volontari e operiamo, come stanno già facendo a Struppa, Molassana e San Gottardo, in collaborazione con le parrocchie della zona per distribuire gli alimenti non deperibili che riusciremo a raccogliere negli esercizi aderenti.

L’obiettivo è raccogliere, grazie alla Vs generosità, ogni genere alimentare non deperibile da poter consegnare alle persone che in questo momento storico stanno vivendo delle difficoltà a causa della crisi aggravata dalla pandemia del Covid-19.

Il gruppo degli Amici di Ponte Carrega con ragazzi e ragazze del quartiere, gli scout del reparto GE48 e la squadra di calcio del quartiere di Via Terpi, il Bulldog, avrà come punto di riferimento la zona di Piazza Adriatico, Ponte Carrega e Montesignano: i viveri saranno consegnati al gruppo di volontariato Vincenziano della parrocchia di San Michele e alla Sporta Aperta. Il gruppo di Sant’Eusebio avrà invece come riferimento la parrocchia di Sant’Eusebio.

L’iniziativa ha ricevuto il Patrocinio del Comune di Genova – Municipio IV Media Val Bisagno e della Confesercenti.

Nei prossimi giorni troverete il nostro gruppo nel punto vendita dell’IN’S di Via Piacenza, tutti i giorni, dalle 10:00 alle 12:00 e dalle 17:00 alle 19:00. Sabato dalle ore 10:00 alle ore 12:00.

Il gruppo di Sant’Eusebio raccoglierà gli alimenti nel punto vendita Basko di San Gottardo dalle 10:00 alle 12:00 e dalle 15:00 alle 17:00.

Vi aspettiamo numerosi!

 

Il volantino che troverete affisso nei punti vendita aderenti

Il volantino che troverete affisso nei punti vendita aderenti

Spesa Sospesa

Quartiere solidale!

partigiana
Il Secolo XIX del 24/04/2020

Il Secolo XIX del 24/04/2020

Voci dal Quartiere!

Vociq

Da lunedì 13 aprile è attivato il progetto VOCI DAL QUARTIERE.

Simona, Monica e Fabrizio risponderanno alle telefonate per dare supporto e informazioni, o anche solo per scambiare quattro parole, con tutte le persone che vorranno farlo!

 

 

Progetto Voci dal Quartiere_Amici di Ponte Carrega_page-0001

 

QUI IL VOLANTINO PDF DA FAR GIRARE: Progetto Voci dal Quartiere_Amici di Ponte Carrega

 

 

Buona Pasqua dagli Amici di Ponte Carrega

WhatsApp Image 2020-04-10 at 11.37.42

Volevamo condividere con voi la gioia e la forza che proviamo nel poter dare una mano in questo periodo di emergenza legata alla pandemia del Covid-19 ai volontari della Sporta Aperta nella consegna dei pacchi alimentari mensili per le famiglie bisognose della città, insieme al Municipio, all’ATS e ai volontari della Parrocchia di Sant’Eusebio.

Cogliamo l’occasione per un sincero pensiero augurale, al quale si associa la speranza e la fiducia di poter ripartire con entusiasmo!

Vogliamo ringraziare tutte le persone e i volontari che stanno lavorando con noi e che si sono messi a disposizione della Sporta Aperta, una bellissima realtà del nostro quartiere che opera su tutto il territorio comunale.

Inoltre il nostro ringraziamento va ai volontari del Servizio Civile (Mattia e Lorenzo) che grazie alla Cooperativa La Comunità con cui da anni collaboriamo per la formazione del Servizio civile nazionale e regionale, ci danno una mano sia nelle consegne della Sporta Aperta sia nelle consegne quotidiane all’interno del progetto della Protezione Civile #tifacciolaspesa.

Grazie davvero, a tutti!

Buona Pasqua a tutti voi

 

WhatsApp Image 2020-04-10 at 11.37.39 WhatsApp Image 2020-04-10 at 11.37.42

 

WhatsApp Image 2020-04-10 at 11.37.46 WhatsApp Image 2020-04-10 at 11.37.47 WhatsApp Image 2020-04-10 at 11.37.48 WhatsApp Image 2020-04-10 at 11.37.50

 

 

Piazza Adriatico su “La Città, giornale di società civile”

SocietàCivile

“La Città, Giornale di Società Civile” ha ospitato nel mese di gennaio 2020 un intervento scritto dal presidente dell’Associazione Amici di Ponte Carrega, Fabrizio Spiniello, in merito al progetto di restyling di Piazza Adriatico.

Riproduciamo qui sotto il testo scritto dal nostro Presidente:

4  novembre 2019: questa giornata, come ogni anno, ha un significato particolare per Ponte Carrega e Piazza Adriatico. Cercare di riordinare pensieri e parole oggi ha un qualcosa di simbolico. La consegna del pezzo è stata fissata per il 5 novembre, il tempo stringe, ma non potevo non aspettare proprio oggi per scrivere. Ogni 4 novembre i ricordi e i pensieri sono più nitidi, più vivi; emerge in tutta la sua chiarezza la mattinata di 8 anni fa che portò fango, morte e cicatrici nella nostra città.

Tuttavia è proprio di questi giorni la notizia dell’inserimento di una cifra considerevole per interventi di riqualificazione in Piazza Adriatico nel Piano Triennale dei Lavori Pubblici del Comune e questa notizia rende questa giornata meno buia del solito. In una nota dell’assessore Pietro Piciocchi, sostenitore del progetto di riqualificazione insieme al presidente del Municipio IV Media Val Bisagno Roberto D’Avolio, viene specificato che la cifra da considerare utile per gli interventi in Piazza è di 800 mila euro. Questa considerevole somma, a otto anni dall’alluvione, fa riaprire alle associazioni e al quartiere il libro dei sogni per la rivincita e per il miglioramento degli spazi pubblici devastati dall’alluvione.

La ferita del 4 novembre, per le persone che l’hanno vissuta da vicino, è sempre aperta. Per alcune di queste, l’esperienza dell’Associazione Amici di Ponte Carrega è stato un modo per reagire a questa ferita e per provare a curarla. La violenza del fango che ha spazzato via ogni cosa ha portato via anche il nostro vecchio quartiere: le ultime attività che non hanno riaperto, le famiglie che sono andate via, un degrado sempre crescente accompagnato da un vuoto urbano e da un vuoto umano da contrastare. Allo stesso tempo il quartiere ferito è stato mortificato da nuove operazioni speculative, con l’oramai antica operazione nell’area dell’ex Italcementi su tutte, a dimostrare che non c’è fango che tenga quando di mezzo ci sono le esigenze di costruttori e di amministrazioni comunali avide di oneri di urbanizzazione.

La Piazza viveva nei ricordi di molti di noi come il luogo centrale del quartiere, il luogo da cui ripartire per far tornare le persone a vivere il territorio, a uscire di casa. La prospettiva di farla rivivere è sempre stata fin dall’inizio uno degli orizzonti dell’attività dell’associazione. Tutti avevamo in mente un’idea romantica di piazza, non più corrispondente alla realtà di un quartiere come quello del post alluvione: ognuno di noi sapeva che non sarebbe stato più possibile tornare ad un quartiere come quello dei nostri ricordi ma tutti eravamo consapevoli che bisognava muoversi in prima persona per scatenare una qualche reazione per far tornare a vivere la zona, per migliorarla e soprattutto, per superare la paura e far di nuovo pace con il nostro territorio.

“Viva la Piazza Viva” fu il primo segnale di questa ritrovata dinamicità. Nel tentativo di organizzare, ad un anno dall’alluvione, un evento lontano dagli stereotipi istituzionali della commemorazione, incontrammo l’esperienza della Mediazione comunitaria che, attraverso un progetto coordinato da San Marcellino tramite l’Università di Genova e la Fondazione per la Cultura di Palazzo Ducale, accese una prima scintilla che permise al gruppo di passare dalla fase della rabbia dei primi mesi alla fase della progettualità. Il 29 aprile 2013, alla presenza delle istituzioni cittadine, presentammo pubblicamente per la prima volta la nostra idea e il nostro progetto per Piazza Adriatico, frutto degli incontri dell’associazione nei mesi precedenti.

Si trattava di un progetto “senza portafoglio” ovvero di un’idea che, seppur senza fondi disponibili, tentava di raccontare come parte della popolazione volesse far rivivere il quartiere dopo l’alluvione. Risalgono a quel momento alcune delle idee che ancora oggi caratterizzano l’idea della nuova piazza: trasformare gli spazi abitativi distrutti dall’alluvione e abbandonati in spazi sociali e aggregativi, come una casa di quartiere; ampliare la zona pedonale, allontanare le auto dalla parte centrale della piazza, migliorare il fondo attraverso una nuova pavimentazione drenante che potesse ridare permeabilità al suolo migliorando la respirazione dell’impianto arboreo oggi presente e favorendo l’assorbimento delle acque di caduta al suolo anche solo per le piogge più deboli (perchè Piazza si allaga anche con piogge leggere!), ed infine rifare il campetto da calcio e le aree gioco.

L’occasione per tramutare queste idee in realtà si ebbe per la prima volta durante la discussione del progetto di riconversione dell’area ex Italcementi, ora Bricoman, di Ponte Carrega. Seguendo da vicino quella operazione, contrastandola ed opponendoci a quel maldestro tentativo di riqualificazione, fummo informati nel corso di una commissione consiliare che una piccola parte di oneri di urbanizzazione di quella operazione milionaria sarebbe andata a coprire due voci di spesa che, secondo noi, equivalevano però ad uno spreco di denaro pubblico: 112 mila euro di questi oneri di urbanizzazione sarebbero stati utilizzati infatti per la realizzazione di un cordolo spartitraffico su Lungo Bisagno Dalmazia e per la mera progettazione di Piazza Adriatico. Noi avevamo già un progetto, idee che partivano dal basso e ritenevamo che non fosse necessario sacrificare quella cifra per una progettazione che non sarebbe mai stata realizzata. Fu allora che, insieme al Municipio e all’allora assessore al territorio Gianni Baghino, chiedemmo di stornare quella cifra dagli oneri di urbanizzazione del Bricoman e di inserirli nel Piano Triennale dei Lavori Pubblici, in attesa di un futuro adeguamento della cifra verso l’alto o di un restyling, seppur minimo, con la cifra a disposizione.

Nell’estate del 2015 l’Associazione Amici di Ponte Carrega propose quindi al Municipio e agli altri gruppi del quartiere, Arci Ponte Carrega, Comitato Piazza Adriatico e Centro Documentazione Val Bisagno, di organizzare incontri pubblici per informare la cittadinanza della cifra a disposizione e per ragionare insieme su cosa proporre al Comune. Nel corso dell’estate e dell’autunno, con l’aiuto di alcuni architetti, venne elaborata una progettazione condivisa che portò alla presentazione nel gennaio del 2016 delle Linee Guida per Piazza Adriatico, sottoscritte da tutte le associazioni del quartiere, presentate e protocollate anche in sede di Conferenza dei Servizi per i Lavori di Adeguamento idraulico del rio Torre, il rivo che, insieme al Rio Mermi, aveva sommerso il quartiere il 4 novembre 2011, e i cui lavori, finanziati già dalla scorsa amministrazione comunale, sono ora in fase di realizzazione.

Il punto centrale del documento presentato ai Lavori Pubblici è stata la pedonalizzazione della Piazza. Un’enorme corte centrale, racchiusa tra i palazzi e tra gli alberi, può diventare di nuovo il centro della vita del quartiere. Le persone che oggi si spostano per far giocare i loro bambini in altre zone, potranno tornare a vivere una piazza rinnovata e vivibile.

L’obiettivo delle Linee Guida e del progetto di restyling è quello di ricreare socialità in un quartiere dormitorio in cui le persone, soprattutto quelle di nuovo insediamento ma anche quelle più anziane, difficilmente vivono il quartiere e socializzano tra di loro. Alcuni degli accorgimenti inseriti nel documento, come l’installazione di panchine ravvicinate in modo da permettere alle persone sedute di stare vicine, faccia a faccia, il rinnovo dell’area gioco per i più piccoli con l’inserimento nella stessa di tavoli da gioco per i più anziani, tendono proprio a favorire il contatto tra le persone e tra le diverse generazioni.

Il comunicato con il quale l’assessore Piciocchi comunica l’aumento dei fondi dai 112 mila inizialmente previsti a 800 mila euro, apre adesso nuove e interessanti prospettive per ampliare il libro dei sogni del quartiere con nuove idee che possono essere rimesse in circolo e nuovamente presentate al Municipio e al Comune per arricchire le Linee Guida presentate nel 2016 bisognose ora di un doveroso aggiornamento e di nuovi elementi. Tutti gli appartamenti e gli spazi distrutti dall’alluvione del 2011, per i quali da sempre ci battiamo affinchè non venga ridata l’abitabilità, potrebbero per esempio essere riutilizzati a favore delle associazioni della vallata e della città come spazi associativi e aggregativi: tanti, tra di noi, sognano una piccola biblioteca di quartiere, uno spazio per la memoria del territorio, un luogo in cui esprimere e coltivare le arti con laboratori di pittura, di musica, di teatro. Potrebbero essere spazi in cui i più giovani possono lavorare o studiare insieme: questi spazi, riportati in vita, potrebbero risvegliare il nostro quartiere dopo un lungo autunno. Con i fondi annunciati si potrebbe anche sistemare il campetto da calcio, uno dei pochissimi campetti rimasti aperti e liberi nell’intera vallata e forse si potrebbero anche rendere più agibili le abitazioni per le persone anziane che vivono nei palazzi popolari di Piazza, ancora oggi sprovvisti di ascensori.

Con questo obiettivo, vorremmo ora, partendo dalle Linee Guida del 2016, tornare in piazza e promuovere, insieme agli altri gruppi del quartiere, un percorso partecipato per decidere insieme alle persone la Piazza Adriatico che vogliamo. Il percorso partecipato, come da sempre sosteniamo, è lo strumento necessario per portare le decisioni tra le persone, tra coloro che vivono e partecipano alla vita del territorio: nei nostri pensieri, in assenza di una regolamentazione a riguardo, questo deve essere uno strumento utile ad arricchire la percezione e la sensibilità dei progettisti del Comune a cui sarà affidata la progettazione.

La partecipazione degli abitanti del quartiere e il loro contributo nel dire come vorrebbero migliorare la Piazza e cosa vorrebbero fare, è un messaggio importante che si vuole dare al Comune per rendere il nostro quartiere più bello, più vivibile, fatto a misura di persona. Questo è l’obiettivo della nostra associazione e degli altri gruppi che lavorano da tanti anni per migliorare questo spazio di città che negli ultimi decenni è stato dimenticato e lasciato a sé stesso, usato spesso per fini elettorali, travolto infine da alluvioni e dallo sviluppo incontrollato della valle che ha lasciato indietro questa parte di città che adesso può tornare a dire la sua e a rivivere, otto anni dopo l’alluvione che aveva provato a metterci in ginocchio.

0

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

1

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per leggere l’estratto in in formato pdf: la città (3)

 

 

Amici di Ponte Carrega sostiene il Progetto Terra Madre 2.0

TerraMadre

La nostra associazione sostiene il progetto Terra Madre 2.0 ideato da Comunità San Benedetto al Porto, Orti di Staglieno e Azienda Agricola La Tabacca.

Si tratta di un progetto di rete di agricoltura sociale che vuole unire i valori dell’accoglienza, dell’inclusione e del lavoro a quello della valorizzazione e recupero del territorio.

Le aziende che collaborano con il progetto sono tutte piccole realtà agricole con un forte legame sociale con il proprio territorio nei termini di rispetto, tutela e valorizzazione, che si rivolgono ad un mercato sensibile ai temi della qualità e della sostenibilità. Lavorano a diretto contatto con la clientela in filiere brevissime a km 0 e biologiche.

Insieme vogliono realizzare un laboratorio di trasformazione “comunitario” in grado di dare risposte sul piano del welfare generativo e che includa le persone fragili che già svolgono attività in queste aziende, per lo sviluppo di una economia rispondente ai bisogni dei produttori che sappia valorizzare le tipicità locali:

https://www.coltiviamoagricolturasociale.it/progetti/progetto-terra-madre-2-0/

 

http://sanbenedetto.org/progetti/progetto-terra-madre/

Alle associazioni proponenti va il nostro augurio per il proseguimento e il successo di questo progetto!

 

Amici di Ponte Carrega nella mappa nazionale Sustainability is Human

Avanzi – Sostenibilità per Azioni, società di ricerca e consulenza di Milano, su incarico del Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare, sta svolgendo alcune attività dedicate alla promozione e implementazione della Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile attraverso la realizzazione del progetto “Sustainability is Human”.

Il progetto muove dalla convinzione che un’operazione di questo tipo richieda di produrre e disseminare conoscenza utilizzabile per lo sviluppo di pratiche e politiche. L’obiettivo è quello di far emergere e mettere in rete le risorse di conoscenza e le esperienze orientate alla sostenibilità diffuse nella società, raccogliendo in una mappa partecipata gli attori, le iniziative e le pratiche di sostenibilità a livello nazionale per restituire una fotografia dell’intelligenza sociale attiva sul tema.

La principale attività svolta, finora, fa quindi riferimento alla costruzione di una piattaforma che consente di mettere in rete esperienze di scala nazionale (qui il link).

A valle della fase di esplorazione di esperienze orientate alla sostenibilità (che ha visto la ricerca sul territorio nazionale di esperienze coerenti con l’SDG 11 dell’Agenda 2030 “Rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, resilienti e sostenibili”), Avanzi ha ritenuto interessante mappare anche il nostro caso:

lo potrete trovare mappato qui, insieme ad altri case studies nazionali.
Qui di seguito inoltre riportiamo, in formato pdf scaricabile, una scheda di sintesi della Strategia Nazionale e una presentazione del progetto “Sustainability is Human”, con preghiera di diffusione a vostri contatti che ritenete possano essere interessati a far parte di questa rete:

scheda di sintesi: Sustainability_is_human

presentazione del progetto “Sustainability is Human”: STRATEGIA_SIH

La Costituzione spiegata ai ragazzi: incontro con Fernanda Contri

IMG-20190606-WA0013
Insegnare la Costituzione ai ragazzi delle scuole è il modo migliore per dare il nostro contributo alla società, soprattutto in un periodo di inasprimento del dibattito sociale in cui si mettono in dubbio anche i più elementari diritti della nostra democrazia.
k z

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Condividiamo quindi con voi alcune foto scattate negli ultimi giorni di scuola dell’anno scolastico appena trascorso che ritraggono la nostra amica Fernanda Contri, ex Ministro della Repubblica ed ex Giudice della Corte Costituzionale, insieme al Preside e agli studenti dell’Istituto Comprensivo Staglieno nell’ormai tradizionale incontro che la Associazione Amici di Ponte Carrega organizza ogni anno con le scuole del quartiere.

Fernanda Contri con il Preside dell’Istituto Comprensivo Staglieno, dott. Casubolo

IMG-20190606-WA0013

Florence e Vincent, la loro esperienza con gli Amici di Pontecarrega

Vincent

Pubblichiamo integralmente la lettera di Vincent Brun e Florence Thornton, del servizio civile francese, relativa alla loro esperienza a Genova con gli Amidi di Ponte Carrega e non solo.

Anche noi ricambiamo con stima e ringraziamento del lavoro svolto con noi, sperando di poterli rivedere presto!

 

 

 

 

articolopontecarregafinale1 articolopontecarregafinale2 articolopontecarregafinale3 articolopontecarregafinale4 articolopontecarregafinale5 articolopontecarregafinale6

 

 

 

 

Migliorare la qualità del decoro urbano, ognuno può far qualcosa…

img-20160811-wa0000

L’approssimazione o la cura con cui si trattano i particolari del decoro urbano, la pulizia, la piccola manutenzione, il mantenimento del verde, sono importanti segni che rappresentano il modo in cui viene vissuta e percepita un città, il modo in cui essa è desiderata dai suoi cittadini.

Anche un singolo cittadino può fare molto per migliorare la qualità del decoro urbano, per esempio prendendosi cura di un aiuola o mantenere pulita la via sotto casa, mettere fioriere nel proprio balcone.
Volgiamo presentarvi un piccolo esempio a Ponte Carrega. Qui di recente è stato riqualificato un piccolo cortile privato. Era un vero e proprio “buco di cemento” ma con un poco di volontà e fantasia il buco è diventato un  allegro cortile fiorito.
Si è partiti dall’idea che non esistono spazi che non possono essere riqualificati e diventare più belli anche con semplici gesti e pochissimo impegno economico.

 

Nella foto il cortile come appariva prima dell’intervento

img-20150611-wa0002

Nella foto sottostante il render del progetto di miglioramento

img-20150611-wa0001

Nella foto sotto inizio dei lavori, tolto il cemento

img-20150611-wa0003

Come appare oggi

img-20160615-wa0001

img-20160811-wa0000

img-20150711-wa0005

Nuove mani nella Città – i video degli incontri

Memorie

Video del primo incontro “Nuove mani nella Città“, Genova e i suoi quartieri come responsabilità comune, ciclo di incontri sulla gestione responsabile del territorio

 


Incontro del 1 aprile 2016
 


Incontro del 7 aprile 2016
 


Incontro del 15 aprile 2016


Ultimo incontro del 21 aprile 2016

Attac – nuove collaborazioni

Brochure-ultima-bassa-ris

Dal convegno di gennaio ad oggi non è passata settimana senza aver incontrato un comitato o una associazione interessata a fare rete e a conoscerci. Questo è uno dei grandi risultati del convegno di gennaio che ci ha permesso di metterci in contatto con tanta cittadinanza attiva, non solo della nostra città, ma anche in ambito regionale e nazionale. Riportiamo il resoconto di Attac Genova relativo al nostro incontro con loro.

Grazie ad Attac per l’interessamento.

Attac

Incontro di laboratorio sulla “democrazia di prossimità”
giovedì 19 febbraio (h.18.00 / 21.30)

Resoconto e risultati

Per prima cosa la delegazione di Attac-Genova (formata da Marina, Ivo e Pino) presente all’incontro con l’Associazione Amici di Pontecarrega ha reso noto al gruppo di lavoro di Attac-Genova, quanto emerso durante il colloquio. (Qui di seguito sono riassunti solo alcuni dati salienti)

Agli  Amici di Pontecarrega erano state poste domande relative al percorso intrapreso dall’Associazione,
– la motivazione della sua costituzione,
– gli obiettivi della loro azione,
– i risultati finora ottenuti
– i problemi incontrati.

Le risposte avevano in particolare evidenziato che:

– il punto di partenza è stato il rischio di demolizione del ponte storico e la conseguente protesta degli abitanti del quartiere per l’inizio dei lavori di rimozione dei pilastri; lo scopo dell’Associazione si è poi ampliato e riguarda oggi la riqualificazione della valle Bisagno, considerata come periferica e quindi soggetta a degrado, quindi la possibilità dei suoi abitanti di conservare e tutelare la loro memoria storica e di partecipare alla scelta della destinazione d’uso del  territorio, dei suoi edifici e dei suoi spazi;

– il percorso,  certamente non concluso,  ha avuto come tappe significative: la raccolta di 2500 firme per bloccare la demolizione del ponte; svariati incontri con Municipio e Comune e soggetti privati, in merito della concessione di spazi e luoghi del quartiere; la richiesta di un percorso partecipato e la presentazione di progetti alternativi (su restringimento  viabilità, area centro commerciale e altro); i lavori per il restauro del ponte,  l’organizzazione dei due convegni su “territorio come bene comune” a Palazzo Ducale, con il coinvolgimento di molte realtà impegnate a vario titolo sul territorio genovese (e non solo);

-le maggiori difficoltà incontrate hanno riguardato il rapporto con le istituzioni che si sono dimostrate poco competenti, disinformate, quando non inesistenti. L’associazione pur cercando il dialogo e non il contrasto, non ottiene reale ascolto dalle Istituzioni e la lentezza e l’ambiguità di  Municipio e Comune le sono state di ostacolo;

-altro problema è la difficoltà di coinvolgere con continuità gli abitanti del quartiere, vuoi per disinteresse, vuoi per rassegnazione e, in molti casi, per scarsa memoria e diffuso adeguamento alla logica del mercato. Infine è da notare che l’Associazione non è ancora riuscita a ottenere una sede idonea per la sua attività.

 

Terminato il resoconto, il gruppo di lavoro di Attac ha dibattuto sulla natura, sulle potenzialità e sui limiti dell’azione intrapresa dall’associazione. Ciascuno dei presenti  ha dato la propria valutazione e ha portato le proprie considerazioni. Dal confronto e dal dibattito è emerso quanto segue:

Si valuta che gli Amici di Pontecarrega abbiano  raggiunto risultati più che apprezzabili. In particolare sono riusciti a

  • dare visibilità ai problemi della Val Bisagno e maggiore dignità al quartiere
  • prospettare la possibilità della sua riqualificazione con proposte concrete e fondate
  • porre il territorio e la sua salvaguardia al centro dell’attenzione politica
  • ventilare l’idea che un’alternativa allo sfruttamento e alla mercificazione degli spazi e dei luoghi è possibile
  • tessere relazioni sociali e mettere in rete  associazioni e comitati presenti sul territorioSi apprezza  che l’Associazione, nonostante le difficoltà incontrate specie nel rapporto con Municipio e Comune, prosegua con tenacia e ostinazione, senza venir meno all’idea del dialogo e del confronto, nell’intento di migliorare la qualità della vita collettiva e con l’idea che gli abitanti hanno il diritto di  partecipare alla gestione del territorio.

I limiti o le carenze dell’azione portata avanti dagli Amici di Pontecarrega sembrano imputabili alle Istituzioni piuttosto che a difetti del loro lavoro. Si rileva anzi il pregio di un percorso coerente, nei modi e nelle scelte di contenuto, con gli obiettivi dichiarati e con lo scopo generale di difendere la ricchezza sociale del territorio. Nel loro operato, se mai, potrebbe esserci il rischio, possibile in tutte le azioni locali, di non riferire le problematiche territoriali al quadro politico ed economico generale. Tuttavia gli Amici di Pontecarrega, che dicono di essere cresciuti personalmente e politicamente grazie al loro percorso di cittadinanza attiva, sembrano aver maturato nel loro percorso la consapevolezza che  la posta in gioco è assai più ampia  e che, al di là dei problemi locali, essa coinvolge il rapporto fra cittadini e Istituzioni e il principio stesso di sovranità popolare.

L’Associazione sembra promuovere un modo nuovo di fare politica, basato sull’ascolto e sul confronto. Ci chiediamo se la scelta di dialogare e di proporre progetti e soluzioni migliorative sia una tattica e corrisponda a un atteggiamento pragmatico e fermo sugli obiettivi dell’Associazione, o se risponda a una visione alternativa che mette in discussione il sistema vigente fondato sulla delega, sulla mercificazione del territorio e sulla svendita della “cosa pubblica”.

Riteniamo che l’azione degli Amici di Pontecarrega promuova un cambiamento soprattutto culturale che va nella direzione della collaborazione “sociale” e della necessità di acquisire e “socializzare” competenze e  informazione. Gli aspetti più innovativi sono forse la ricerca di modalità e strumenti “partecipativi” e la considerazione del territorio come spazio di vita, di relazione, di continuità e memoria storica, insomma come bene comune.

Il gruppo di lavoro Attac-genova ritiene che il cammino da fare (per tutti) sia proprio nella direzione in cui gli Amici di Pontecarrega si sono mossi con esito apprezzabile, cioè nel fare “rete” con chi condivide lo scopo di “riappropriarsi del comune”. Ma non solo. Proprio alla luce delle battaglie intraprese dagli Amici di Pontecarrega, ci sembra necessario spingere  verso un cambiamento nel rapporto fra Istituzioni e cittadinanza, per una ridistribuzione del potere  di decidere, controllare e deliberare che garantisca il diritto di conservare e avere accesso alle risorse del territorio.

Per concludere, il gruppo di lavoro si è posto la domanda sul ruolo di Attac-Genova rispetto ad azioni locali quali quelle promosse dagli Amici di Pontecarrega. Nel ribadire l’utilità di questo incontro di  “laboratorio” sia all’interno di attac stesso, come momento di autoformazione, sia verso l’esterno, come occasione di scambio, ritiene che Attac abbia una funzione trasversale di stimolo al dialogo e alla ricerca di strategie alternative e di percorsi possibili per far fronte comune alla crisi economica, politica e sociale in corso.

Riflettere sul colloquio avuto con gli Amici di Pontecarrega ci ha offerto lo spunto per confrontarci sul tema della democrazia partecipativa e di prossimità e su questo vorremmo proseguire il dialogo e il confronto con l’Associazione.

In particolare si sono rilevate evidenti connessioni fra il loro percorso e quanto contenuto nel documento ultimo di Attac nazionale “Riprendiamoci il Comune” e anche su questo contiamo di poter avere con loro un proficuo scambio di idee.

 

 

 

 

 

 

I 100 anni del signor Gardella di Ponte Carrega

gardella-2 La Associazione Amici di Ponte Carrega ha voluto festeggiare i 100 anni del signor Gardella di Ponte Carrega.

Siamo convinti che la nostra comunità abbia bisogno di tutti i suoi membri per essere una comunità migliore: dal giovane all’anziano ognuno ha un ruolo importante nei confronti dell’altro. Tra gli scopi e gli obiettivi della nostra associazione, contenuto anche nella descrizione della nostra attività, vi è quello di creare socialità e far si che il giovane e l’anziano condividano gli spazi del quartiere: non inventiamo nulla di nuovo, è sempre stato così ma negli ultimi tempi è molto cambiata la stessa idea di socialità, di aggregazione. Anche il ruolo degli spazi sociali sembra cambiato. Le piazze si svuotano e i centri commerciali diventano centri di attrazione. I giovani stanno sempre meno tempo all’aperto e a contatto con altre realtà; gli anziani passano spesso il loro tempo davanti alla televisione e dimenticano di trasmettere le loro esperienze a chi potrebbe farne tesoro. Vogliamo andare in controtendenza e riportare la gente, giovani e anziani, nelle nostre piazze e nei nostri spazi urbani. E’ l’unica arma che abbiamo contro la solitudine e a favore della aggregazione tra persone. Superare le barriere tra generazioni e tra “diverso e diverso” contribuisce a rendere i nostri quartieri vivibili e solidali!