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Piazza Adriatico su “La Città, giornale di società civile”

SocietàCivile

“La Città, Giornale di Società Civile” ha ospitato nel mese di gennaio 2020 un intervento scritto dal presidente dell’Associazione Amici di Ponte Carrega, Fabrizio Spiniello, in merito al progetto di restyling di Piazza Adriatico.

Riproduciamo qui sotto il testo scritto dal nostro Presidente:

4  novembre 2019: questa giornata, come ogni anno, ha un significato particolare per Ponte Carrega e Piazza Adriatico. Cercare di riordinare pensieri e parole oggi ha un qualcosa di simbolico. La consegna del pezzo è stata fissata per il 5 novembre, il tempo stringe, ma non potevo non aspettare proprio oggi per scrivere. Ogni 4 novembre i ricordi e i pensieri sono più nitidi, più vivi; emerge in tutta la sua chiarezza la mattinata di 8 anni fa che portò fango, morte e cicatrici nella nostra città.

Tuttavia è proprio di questi giorni la notizia dell’inserimento di una cifra considerevole per interventi di riqualificazione in Piazza Adriatico nel Piano Triennale dei Lavori Pubblici del Comune e questa notizia rende questa giornata meno buia del solito. In una nota dell’assessore Pietro Piciocchi, sostenitore del progetto di riqualificazione insieme al presidente del Municipio IV Media Val Bisagno Roberto D’Avolio, viene specificato che la cifra da considerare utile per gli interventi in Piazza è di 800 mila euro. Questa considerevole somma, a otto anni dall’alluvione, fa riaprire alle associazioni e al quartiere il libro dei sogni per la rivincita e per il miglioramento degli spazi pubblici devastati dall’alluvione.

La ferita del 4 novembre, per le persone che l’hanno vissuta da vicino, è sempre aperta. Per alcune di queste, l’esperienza dell’Associazione Amici di Ponte Carrega è stato un modo per reagire a questa ferita e per provare a curarla. La violenza del fango che ha spazzato via ogni cosa ha portato via anche il nostro vecchio quartiere: le ultime attività che non hanno riaperto, le famiglie che sono andate via, un degrado sempre crescente accompagnato da un vuoto urbano e da un vuoto umano da contrastare. Allo stesso tempo il quartiere ferito è stato mortificato da nuove operazioni speculative, con l’oramai antica operazione nell’area dell’ex Italcementi su tutte, a dimostrare che non c’è fango che tenga quando di mezzo ci sono le esigenze di costruttori e di amministrazioni comunali avide di oneri di urbanizzazione.

La Piazza viveva nei ricordi di molti di noi come il luogo centrale del quartiere, il luogo da cui ripartire per far tornare le persone a vivere il territorio, a uscire di casa. La prospettiva di farla rivivere è sempre stata fin dall’inizio uno degli orizzonti dell’attività dell’associazione. Tutti avevamo in mente un’idea romantica di piazza, non più corrispondente alla realtà di un quartiere come quello del post alluvione: ognuno di noi sapeva che non sarebbe stato più possibile tornare ad un quartiere come quello dei nostri ricordi ma tutti eravamo consapevoli che bisognava muoversi in prima persona per scatenare una qualche reazione per far tornare a vivere la zona, per migliorarla e soprattutto, per superare la paura e far di nuovo pace con il nostro territorio.

“Viva la Piazza Viva” fu il primo segnale di questa ritrovata dinamicità. Nel tentativo di organizzare, ad un anno dall’alluvione, un evento lontano dagli stereotipi istituzionali della commemorazione, incontrammo l’esperienza della Mediazione comunitaria che, attraverso un progetto coordinato da San Marcellino tramite l’Università di Genova e la Fondazione per la Cultura di Palazzo Ducale, accese una prima scintilla che permise al gruppo di passare dalla fase della rabbia dei primi mesi alla fase della progettualità. Il 29 aprile 2013, alla presenza delle istituzioni cittadine, presentammo pubblicamente per la prima volta la nostra idea e il nostro progetto per Piazza Adriatico, frutto degli incontri dell’associazione nei mesi precedenti.

Si trattava di un progetto “senza portafoglio” ovvero di un’idea che, seppur senza fondi disponibili, tentava di raccontare come parte della popolazione volesse far rivivere il quartiere dopo l’alluvione. Risalgono a quel momento alcune delle idee che ancora oggi caratterizzano l’idea della nuova piazza: trasformare gli spazi abitativi distrutti dall’alluvione e abbandonati in spazi sociali e aggregativi, come una casa di quartiere; ampliare la zona pedonale, allontanare le auto dalla parte centrale della piazza, migliorare il fondo attraverso una nuova pavimentazione drenante che potesse ridare permeabilità al suolo migliorando la respirazione dell’impianto arboreo oggi presente e favorendo l’assorbimento delle acque di caduta al suolo anche solo per le piogge più deboli (perchè Piazza si allaga anche con piogge leggere!), ed infine rifare il campetto da calcio e le aree gioco.

L’occasione per tramutare queste idee in realtà si ebbe per la prima volta durante la discussione del progetto di riconversione dell’area ex Italcementi, ora Bricoman, di Ponte Carrega. Seguendo da vicino quella operazione, contrastandola ed opponendoci a quel maldestro tentativo di riqualificazione, fummo informati nel corso di una commissione consiliare che una piccola parte di oneri di urbanizzazione di quella operazione milionaria sarebbe andata a coprire due voci di spesa che, secondo noi, equivalevano però ad uno spreco di denaro pubblico: 112 mila euro di questi oneri di urbanizzazione sarebbero stati utilizzati infatti per la realizzazione di un cordolo spartitraffico su Lungo Bisagno Dalmazia e per la mera progettazione di Piazza Adriatico. Noi avevamo già un progetto, idee che partivano dal basso e ritenevamo che non fosse necessario sacrificare quella cifra per una progettazione che non sarebbe mai stata realizzata. Fu allora che, insieme al Municipio e all’allora assessore al territorio Gianni Baghino, chiedemmo di stornare quella cifra dagli oneri di urbanizzazione del Bricoman e di inserirli nel Piano Triennale dei Lavori Pubblici, in attesa di un futuro adeguamento della cifra verso l’alto o di un restyling, seppur minimo, con la cifra a disposizione.

Nell’estate del 2015 l’Associazione Amici di Ponte Carrega propose quindi al Municipio e agli altri gruppi del quartiere, Arci Ponte Carrega, Comitato Piazza Adriatico e Centro Documentazione Val Bisagno, di organizzare incontri pubblici per informare la cittadinanza della cifra a disposizione e per ragionare insieme su cosa proporre al Comune. Nel corso dell’estate e dell’autunno, con l’aiuto di alcuni architetti, venne elaborata una progettazione condivisa che portò alla presentazione nel gennaio del 2016 delle Linee Guida per Piazza Adriatico, sottoscritte da tutte le associazioni del quartiere, presentate e protocollate anche in sede di Conferenza dei Servizi per i Lavori di Adeguamento idraulico del rio Torre, il rivo che, insieme al Rio Mermi, aveva sommerso il quartiere il 4 novembre 2011, e i cui lavori, finanziati già dalla scorsa amministrazione comunale, sono ora in fase di realizzazione.

Il punto centrale del documento presentato ai Lavori Pubblici è stata la pedonalizzazione della Piazza. Un’enorme corte centrale, racchiusa tra i palazzi e tra gli alberi, può diventare di nuovo il centro della vita del quartiere. Le persone che oggi si spostano per far giocare i loro bambini in altre zone, potranno tornare a vivere una piazza rinnovata e vivibile.

L’obiettivo delle Linee Guida e del progetto di restyling è quello di ricreare socialità in un quartiere dormitorio in cui le persone, soprattutto quelle di nuovo insediamento ma anche quelle più anziane, difficilmente vivono il quartiere e socializzano tra di loro. Alcuni degli accorgimenti inseriti nel documento, come l’installazione di panchine ravvicinate in modo da permettere alle persone sedute di stare vicine, faccia a faccia, il rinnovo dell’area gioco per i più piccoli con l’inserimento nella stessa di tavoli da gioco per i più anziani, tendono proprio a favorire il contatto tra le persone e tra le diverse generazioni.

Il comunicato con il quale l’assessore Piciocchi comunica l’aumento dei fondi dai 112 mila inizialmente previsti a 800 mila euro, apre adesso nuove e interessanti prospettive per ampliare il libro dei sogni del quartiere con nuove idee che possono essere rimesse in circolo e nuovamente presentate al Municipio e al Comune per arricchire le Linee Guida presentate nel 2016 bisognose ora di un doveroso aggiornamento e di nuovi elementi. Tutti gli appartamenti e gli spazi distrutti dall’alluvione del 2011, per i quali da sempre ci battiamo affinchè non venga ridata l’abitabilità, potrebbero per esempio essere riutilizzati a favore delle associazioni della vallata e della città come spazi associativi e aggregativi: tanti, tra di noi, sognano una piccola biblioteca di quartiere, uno spazio per la memoria del territorio, un luogo in cui esprimere e coltivare le arti con laboratori di pittura, di musica, di teatro. Potrebbero essere spazi in cui i più giovani possono lavorare o studiare insieme: questi spazi, riportati in vita, potrebbero risvegliare il nostro quartiere dopo un lungo autunno. Con i fondi annunciati si potrebbe anche sistemare il campetto da calcio, uno dei pochissimi campetti rimasti aperti e liberi nell’intera vallata e forse si potrebbero anche rendere più agibili le abitazioni per le persone anziane che vivono nei palazzi popolari di Piazza, ancora oggi sprovvisti di ascensori.

Con questo obiettivo, vorremmo ora, partendo dalle Linee Guida del 2016, tornare in piazza e promuovere, insieme agli altri gruppi del quartiere, un percorso partecipato per decidere insieme alle persone la Piazza Adriatico che vogliamo. Il percorso partecipato, come da sempre sosteniamo, è lo strumento necessario per portare le decisioni tra le persone, tra coloro che vivono e partecipano alla vita del territorio: nei nostri pensieri, in assenza di una regolamentazione a riguardo, questo deve essere uno strumento utile ad arricchire la percezione e la sensibilità dei progettisti del Comune a cui sarà affidata la progettazione.

La partecipazione degli abitanti del quartiere e il loro contributo nel dire come vorrebbero migliorare la Piazza e cosa vorrebbero fare, è un messaggio importante che si vuole dare al Comune per rendere il nostro quartiere più bello, più vivibile, fatto a misura di persona. Questo è l’obiettivo della nostra associazione e degli altri gruppi che lavorano da tanti anni per migliorare questo spazio di città che negli ultimi decenni è stato dimenticato e lasciato a sé stesso, usato spesso per fini elettorali, travolto infine da alluvioni e dallo sviluppo incontrollato della valle che ha lasciato indietro questa parte di città che adesso può tornare a dire la sua e a rivivere, otto anni dopo l’alluvione che aveva provato a metterci in ginocchio.

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Per leggere l’estratto in in formato pdf: la città (3)

 

 

Amici di Ponte Carrega sostiene il Progetto Terra Madre 2.0

TerraMadre

La nostra associazione sostiene il progetto Terra Madre 2.0 ideato da Comunità San Benedetto al Porto, Orti di Staglieno e Azienda Agricola La Tabacca.

Si tratta di un progetto di rete di agricoltura sociale che vuole unire i valori dell’accoglienza, dell’inclusione e del lavoro a quello della valorizzazione e recupero del territorio.

Le aziende che collaborano con il progetto sono tutte piccole realtà agricole con un forte legame sociale con il proprio territorio nei termini di rispetto, tutela e valorizzazione, che si rivolgono ad un mercato sensibile ai temi della qualità e della sostenibilità. Lavorano a diretto contatto con la clientela in filiere brevissime a km 0 e biologiche.

Insieme vogliono realizzare un laboratorio di trasformazione “comunitario” in grado di dare risposte sul piano del welfare generativo e che includa le persone fragili che già svolgono attività in queste aziende, per lo sviluppo di una economia rispondente ai bisogni dei produttori che sappia valorizzare le tipicità locali:

https://www.coltiviamoagricolturasociale.it/progetti/progetto-terra-madre-2-0/

 

http://sanbenedetto.org/progetti/progetto-terra-madre/

Alle associazioni proponenti va il nostro augurio per il proseguimento e il successo di questo progetto!

 

Amici di Ponte Carrega nella mappa nazionale Sustainability is Human

Avanzi – Sostenibilità per Azioni, società di ricerca e consulenza di Milano, su incarico del Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare, sta svolgendo alcune attività dedicate alla promozione e implementazione della Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile attraverso la realizzazione del progetto “Sustainability is Human”.

Il progetto muove dalla convinzione che un’operazione di questo tipo richieda di produrre e disseminare conoscenza utilizzabile per lo sviluppo di pratiche e politiche. L’obiettivo è quello di far emergere e mettere in rete le risorse di conoscenza e le esperienze orientate alla sostenibilità diffuse nella società, raccogliendo in una mappa partecipata gli attori, le iniziative e le pratiche di sostenibilità a livello nazionale per restituire una fotografia dell’intelligenza sociale attiva sul tema.

La principale attività svolta, finora, fa quindi riferimento alla costruzione di una piattaforma che consente di mettere in rete esperienze di scala nazionale (qui il link).

A valle della fase di esplorazione di esperienze orientate alla sostenibilità (che ha visto la ricerca sul territorio nazionale di esperienze coerenti con l’SDG 11 dell’Agenda 2030 “Rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, resilienti e sostenibili”), Avanzi ha ritenuto interessante mappare anche il nostro caso:

lo potrete trovare mappato qui, insieme ad altri case studies nazionali.
Qui di seguito inoltre riportiamo, in formato pdf scaricabile, una scheda di sintesi della Strategia Nazionale e una presentazione del progetto “Sustainability is Human”, con preghiera di diffusione a vostri contatti che ritenete possano essere interessati a far parte di questa rete:

scheda di sintesi: Sustainability_is_human

presentazione del progetto “Sustainability is Human”: STRATEGIA_SIH

La Costituzione spiegata ai ragazzi: incontro con Fernanda Contri

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Insegnare la Costituzione ai ragazzi delle scuole è il modo migliore per dare il nostro contributo alla società, soprattutto in un periodo di inasprimento del dibattito sociale in cui si mettono in dubbio anche i più elementari diritti della nostra democrazia.
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Condividiamo quindi con voi alcune foto scattate negli ultimi giorni di scuola dell’anno scolastico appena trascorso che ritraggono la nostra amica Fernanda Contri, ex Ministro della Repubblica ed ex Giudice della Corte Costituzionale, insieme al Preside e agli studenti dell’Istituto Comprensivo Staglieno nell’ormai tradizionale incontro che la Associazione Amici di Ponte Carrega organizza ogni anno con le scuole del quartiere.

Fernanda Contri con il Preside dell’Istituto Comprensivo Staglieno, dott. Casubolo

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Florence e Vincent, la loro esperienza con gli Amici di Pontecarrega

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Pubblichiamo integralmente la lettera di Vincent Brun e Florence Thornton, del servizio civile francese, relativa alla loro esperienza a Genova con gli Amidi di Ponte Carrega e non solo.

Anche noi ricambiamo con stima e ringraziamento del lavoro svolto con noi, sperando di poterli rivedere presto!

 

 

 

 

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Migliorare la qualità del decoro urbano, ognuno può far qualcosa…

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L’approssimazione o la cura con cui si trattano i particolari del decoro urbano, la pulizia, la piccola manutenzione, il mantenimento del verde, sono importanti segni che rappresentano il modo in cui viene vissuta e percepita un città, il modo in cui essa è desiderata dai suoi cittadini.

Anche un singolo cittadino può fare molto per migliorare la qualità del decoro urbano, per esempio prendendosi cura di un aiuola o mantenere pulita la via sotto casa, mettere fioriere nel proprio balcone.
Volgiamo presentarvi un piccolo esempio a Ponte Carrega. Qui di recente è stato riqualificato un piccolo cortile privato. Era un vero e proprio “buco di cemento” ma con un poco di volontà e fantasia il buco è diventato un  allegro cortile fiorito.
Si è partiti dall’idea che non esistono spazi che non possono essere riqualificati e diventare più belli anche con semplici gesti e pochissimo impegno economico.

 

Nella foto il cortile come appariva prima dell’intervento

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Nella foto sottostante il render del progetto di miglioramento

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Nella foto sotto inizio dei lavori, tolto il cemento

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Come appare oggi

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Nuove mani nella Città – i video degli incontri

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Video del primo incontro “Nuove mani nella Città“, Genova e i suoi quartieri come responsabilità comune, ciclo di incontri sulla gestione responsabile del territorio

 


Incontro del 1 aprile 2016
 


Incontro del 7 aprile 2016
 


Incontro del 15 aprile 2016


Ultimo incontro del 21 aprile 2016

Attac – nuove collaborazioni

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Dal convegno di gennaio ad oggi non è passata settimana senza aver incontrato un comitato o una associazione interessata a fare rete e a conoscerci. Questo è uno dei grandi risultati del convegno di gennaio che ci ha permesso di metterci in contatto con tanta cittadinanza attiva, non solo della nostra città, ma anche in ambito regionale e nazionale. Riportiamo il resoconto di Attac Genova relativo al nostro incontro con loro.

Grazie ad Attac per l’interessamento.

Attac

Incontro di laboratorio sulla “democrazia di prossimità”
giovedì 19 febbraio (h.18.00 / 21.30)

Resoconto e risultati

Per prima cosa la delegazione di Attac-Genova (formata da Marina, Ivo e Pino) presente all’incontro con l’Associazione Amici di Pontecarrega ha reso noto al gruppo di lavoro di Attac-Genova, quanto emerso durante il colloquio. (Qui di seguito sono riassunti solo alcuni dati salienti)

Agli  Amici di Pontecarrega erano state poste domande relative al percorso intrapreso dall’Associazione,
– la motivazione della sua costituzione,
– gli obiettivi della loro azione,
– i risultati finora ottenuti
– i problemi incontrati.

Le risposte avevano in particolare evidenziato che:

– il punto di partenza è stato il rischio di demolizione del ponte storico e la conseguente protesta degli abitanti del quartiere per l’inizio dei lavori di rimozione dei pilastri; lo scopo dell’Associazione si è poi ampliato e riguarda oggi la riqualificazione della valle Bisagno, considerata come periferica e quindi soggetta a degrado, quindi la possibilità dei suoi abitanti di conservare e tutelare la loro memoria storica e di partecipare alla scelta della destinazione d’uso del  territorio, dei suoi edifici e dei suoi spazi;

– il percorso,  certamente non concluso,  ha avuto come tappe significative: la raccolta di 2500 firme per bloccare la demolizione del ponte; svariati incontri con Municipio e Comune e soggetti privati, in merito della concessione di spazi e luoghi del quartiere; la richiesta di un percorso partecipato e la presentazione di progetti alternativi (su restringimento  viabilità, area centro commerciale e altro); i lavori per il restauro del ponte,  l’organizzazione dei due convegni su “territorio come bene comune” a Palazzo Ducale, con il coinvolgimento di molte realtà impegnate a vario titolo sul territorio genovese (e non solo);

-le maggiori difficoltà incontrate hanno riguardato il rapporto con le istituzioni che si sono dimostrate poco competenti, disinformate, quando non inesistenti. L’associazione pur cercando il dialogo e non il contrasto, non ottiene reale ascolto dalle Istituzioni e la lentezza e l’ambiguità di  Municipio e Comune le sono state di ostacolo;

-altro problema è la difficoltà di coinvolgere con continuità gli abitanti del quartiere, vuoi per disinteresse, vuoi per rassegnazione e, in molti casi, per scarsa memoria e diffuso adeguamento alla logica del mercato. Infine è da notare che l’Associazione non è ancora riuscita a ottenere una sede idonea per la sua attività.

 

Terminato il resoconto, il gruppo di lavoro di Attac ha dibattuto sulla natura, sulle potenzialità e sui limiti dell’azione intrapresa dall’associazione. Ciascuno dei presenti  ha dato la propria valutazione e ha portato le proprie considerazioni. Dal confronto e dal dibattito è emerso quanto segue:

Si valuta che gli Amici di Pontecarrega abbiano  raggiunto risultati più che apprezzabili. In particolare sono riusciti a

  • dare visibilità ai problemi della Val Bisagno e maggiore dignità al quartiere
  • prospettare la possibilità della sua riqualificazione con proposte concrete e fondate
  • porre il territorio e la sua salvaguardia al centro dell’attenzione politica
  • ventilare l’idea che un’alternativa allo sfruttamento e alla mercificazione degli spazi e dei luoghi è possibile
  • tessere relazioni sociali e mettere in rete  associazioni e comitati presenti sul territorioSi apprezza  che l’Associazione, nonostante le difficoltà incontrate specie nel rapporto con Municipio e Comune, prosegua con tenacia e ostinazione, senza venir meno all’idea del dialogo e del confronto, nell’intento di migliorare la qualità della vita collettiva e con l’idea che gli abitanti hanno il diritto di  partecipare alla gestione del territorio.

I limiti o le carenze dell’azione portata avanti dagli Amici di Pontecarrega sembrano imputabili alle Istituzioni piuttosto che a difetti del loro lavoro. Si rileva anzi il pregio di un percorso coerente, nei modi e nelle scelte di contenuto, con gli obiettivi dichiarati e con lo scopo generale di difendere la ricchezza sociale del territorio. Nel loro operato, se mai, potrebbe esserci il rischio, possibile in tutte le azioni locali, di non riferire le problematiche territoriali al quadro politico ed economico generale. Tuttavia gli Amici di Pontecarrega, che dicono di essere cresciuti personalmente e politicamente grazie al loro percorso di cittadinanza attiva, sembrano aver maturato nel loro percorso la consapevolezza che  la posta in gioco è assai più ampia  e che, al di là dei problemi locali, essa coinvolge il rapporto fra cittadini e Istituzioni e il principio stesso di sovranità popolare.

L’Associazione sembra promuovere un modo nuovo di fare politica, basato sull’ascolto e sul confronto. Ci chiediamo se la scelta di dialogare e di proporre progetti e soluzioni migliorative sia una tattica e corrisponda a un atteggiamento pragmatico e fermo sugli obiettivi dell’Associazione, o se risponda a una visione alternativa che mette in discussione il sistema vigente fondato sulla delega, sulla mercificazione del territorio e sulla svendita della “cosa pubblica”.

Riteniamo che l’azione degli Amici di Pontecarrega promuova un cambiamento soprattutto culturale che va nella direzione della collaborazione “sociale” e della necessità di acquisire e “socializzare” competenze e  informazione. Gli aspetti più innovativi sono forse la ricerca di modalità e strumenti “partecipativi” e la considerazione del territorio come spazio di vita, di relazione, di continuità e memoria storica, insomma come bene comune.

Il gruppo di lavoro Attac-genova ritiene che il cammino da fare (per tutti) sia proprio nella direzione in cui gli Amici di Pontecarrega si sono mossi con esito apprezzabile, cioè nel fare “rete” con chi condivide lo scopo di “riappropriarsi del comune”. Ma non solo. Proprio alla luce delle battaglie intraprese dagli Amici di Pontecarrega, ci sembra necessario spingere  verso un cambiamento nel rapporto fra Istituzioni e cittadinanza, per una ridistribuzione del potere  di decidere, controllare e deliberare che garantisca il diritto di conservare e avere accesso alle risorse del territorio.

Per concludere, il gruppo di lavoro si è posto la domanda sul ruolo di Attac-Genova rispetto ad azioni locali quali quelle promosse dagli Amici di Pontecarrega. Nel ribadire l’utilità di questo incontro di  “laboratorio” sia all’interno di attac stesso, come momento di autoformazione, sia verso l’esterno, come occasione di scambio, ritiene che Attac abbia una funzione trasversale di stimolo al dialogo e alla ricerca di strategie alternative e di percorsi possibili per far fronte comune alla crisi economica, politica e sociale in corso.

Riflettere sul colloquio avuto con gli Amici di Pontecarrega ci ha offerto lo spunto per confrontarci sul tema della democrazia partecipativa e di prossimità e su questo vorremmo proseguire il dialogo e il confronto con l’Associazione.

In particolare si sono rilevate evidenti connessioni fra il loro percorso e quanto contenuto nel documento ultimo di Attac nazionale “Riprendiamoci il Comune” e anche su questo contiamo di poter avere con loro un proficuo scambio di idee.

 

 

 

 

 

 

I 100 anni del signor Gardella di Ponte Carrega

gardella-2 La Associazione Amici di Ponte Carrega ha voluto festeggiare i 100 anni del signor Gardella di Ponte Carrega.

Siamo convinti che la nostra comunità abbia bisogno di tutti i suoi membri per essere una comunità migliore: dal giovane all’anziano ognuno ha un ruolo importante nei confronti dell’altro. Tra gli scopi e gli obiettivi della nostra associazione, contenuto anche nella descrizione della nostra attività, vi è quello di creare socialità e far si che il giovane e l’anziano condividano gli spazi del quartiere: non inventiamo nulla di nuovo, è sempre stato così ma negli ultimi tempi è molto cambiata la stessa idea di socialità, di aggregazione. Anche il ruolo degli spazi sociali sembra cambiato. Le piazze si svuotano e i centri commerciali diventano centri di attrazione. I giovani stanno sempre meno tempo all’aperto e a contatto con altre realtà; gli anziani passano spesso il loro tempo davanti alla televisione e dimenticano di trasmettere le loro esperienze a chi potrebbe farne tesoro. Vogliamo andare in controtendenza e riportare la gente, giovani e anziani, nelle nostre piazze e nei nostri spazi urbani. E’ l’unica arma che abbiamo contro la solitudine e a favore della aggregazione tra persone. Superare le barriere tra generazioni e tra “diverso e diverso” contribuisce a rendere i nostri quartieri vivibili e solidali!