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La scuola di Montesignano non chiude

scuola Montesignano

 

Abbiamo sentito l’assessore ai Servizi sociali e alla Scuola del Municipio IV Media Val Bisagno, Roberto D’Avolio e gli abbiamo chiesto di aggiornarci riguardo alle voci che girano da un po’ di tempo nel quartiere circa la chiusura della scuola elementare di Montesignano in via Terpi. La scuola non chiuderà e rimarrà presidio educativo nel quartiere. Il problema riguarda, per il prossimo anno, la costituzione di una nuova classe: non si è infatti raggiunto il numero minimo necessario per la costituzione della classe prima, tuttavia, come concordato con le famiglie e il dirigente, siamo a disposizione per sensibilizzare l’ufficio scolastico affinché si prenda comunque in considerazione l’attivazione della classe nonostante il numero limitato di alunni, a tal proposito abbiamo già predisposto un documento da inviare agli uffici competenti. Continueranno a rimanere nell’istituto le classi terze, quarte e quinte attualmente presenti nella scuola. Per quanto riguarda la struttura servono interventi per un valore complessivo di parecchie decine di migliaia di euro; in questo senso il Municipio ha già provveduto ad integrare il piano triennale dei lavori pubblici per recuperare le risorse necessarie alla manutenzione straordinaria dell’edificio. Ci tengo a ribadire che quel plesso deve rimanere ad uso educativo e non CHIUDERA’. MONTESIGNANO E SANT’EUSEBIO NON CHIUDERANNO

Organizzazione e divisione dei compiti per la cena di quartiere

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Sabato 18 marzo cena di quartiere…vieni anche tu!

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Esperienze di Mediazione: Massimo Morisi presenta l’ultimo libro di Danilo De Luise e Mara Morelli

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Neviere in Val Bisagno: una storia dimenticata

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Spesso ci si chiede come venivano conservati i cibi ai tempi in cui il moderno frigorifero ancora non esisteva, ebbene, i nostri antenati si erano ingegnati anche in questo: le neviere. La neviera non era altro che un sistema per produrre ghiaccio che serviva per la conservazione dei cibi, ma anche per alleviare alcune patologie come la febbre e contusioni. L’architettura di questa opera è molto semplice, veniva scavato un pozzo a forma conica capovolta con diametro interno di 10 metri circa per un’altezza di 5 metri circa, la struttura portante era un muro a secco; per garantire la permeabilità e non creare ristagni veniva inserito sul fondo un canale di scolo e uno spesso strato di tronchi, rami e foglie secche; in conclusione, quando era stata inserita neve con una forte pressione, si creava un altro strato di foglie secche e una copertura cilindrica di paglia con un’apertura che serviva da caricamento/svuotamento di neve. In Liguria e nello specifico a Genova, questo sistema venne adottato nelle alture fin dai tempi del rinascimento, quando ancora le nevicate erano abbondanti. Ebbe molto seguito soprattutto nelle grandi famiglie più agiate che ricorrevano al refrigerante naturale per raffreddare le bevande sulla tavola o per confezionare sorbetti ai nobili, suscitando nei medici del tempo serie preoccupazioni allo stato di salute dei propri pazienti. Presto si sviluppò un vero e proprio commercio del ghiaccio, con un aumento del prezzo tale che nel 1625 si decise di intervenire con un’imposta sulla sua importazione in città. La Repubblica Genovese nel 1640 decise di istituire una gabella sulla neve, concedendo l’appalto per l’approvvigionamento del ghiaccio all’intera città ad un unico impresario, con un contratto valido cinque anni. Un compito difficile nel quale bisognava tener conto di innumerevoli fattori, tra cui le condizioni climatiche e la grandissima quantità di ghiaccio che doveva essere raccolto. La produzione iniziava per l’appunto con la raccolta della neve da parte di una decina di braccianti che erano per lo più contadini della zona assunti dall’imprenditore. Quando il ghiaccio era pronto, durante la notte veniva tagliato in blocchi da 80 chili e avvolti in sacchi di tela e trasportato a dorso di mulo nel deposito in Vico della Neve. Il commercio del ghiaccio era un lavoro che non permetteva dii arricchirsi ma, tra periodi di produzione più florida e periodi di crisi, durò fino al 1870, per oltre due secoli. I resti di queste neviere nell’entroterra genovese, a pochi chilometri dal mare,  sono  numerosi e nella Valbisagno ne possiamo ammirare uno nei pressi del “Sentiero delle farfalle” segnalato da un’apposita targhetta esplicativa.

Quando le nevicate nel territorio genovese non erano copiose, si procedeva alla produzione del ghiaccio più in alto.  (1) Il laboratorio di Archeologia e Storia Ambientale (L.A.S.A.) dell’Università di Genova, ha infatti portato all’identificazione di due neviere, o fosse da neve, utilizzate nel corso dell’800 per rifornire di neve e ghiaccio la città di Genova. Le neviere erano scavate nel terreno, con le pareti rivestite da muretti a secco (in alcuni punti ancora visibili) e, una volta riempite di neve pressata, erano coperte con un tetto di paglia e legno. In un documento del 1818 scritto dall’appaltatore Luigi Campodonico e indirizzato al sindaco di Genova si legge: “Non essendo cadute nevi nei dintorni della città…fui obbligato di farne deposito nella Montagna di Antola mediante dei fossi in fatta di ghiacciaie”

1) citazione dal sito http://www.altavaltrebbia.net.

Articolo a cura di Paolo Congiu, autore dell’articolo è appassionata di storia della vallata e fotografo

Il cartello presente sul percorso del Diamante

Il cartello presente sul percorso del Diamante

 

La neviera oggi

La neviera oggi

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Torna Memorie del Bisagno: domenica 5 marzo visita guidata al Cimitero di Staglieno!

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Da contadini a operai: le trasformazioni del lavoro in Val Bisagno

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Così si uccide due volte una crosa

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Un post su facebook dell’architetto Matteo Marino ha scatenato sul web una forte polemica sull’usanza di bitumare le crose in occasione di interventi di manutenzione straordinaria delle strade.

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La polemica è nata dal fatto che la fotografia postata dall’architetto Marino non si riferiva a un intervento recentissimo ma datato 2014. La fotografia infatti è stata scattata dal fotografo Luciano Rosselli in occasione della manifestazione “invasioni digitali” svolta a Pontecarrega il 3 maggio 2015 e dimostra chiaramente come l’intervento di bitumazione sia profondo ed esteso a tutta la Salita alla Chiesa di Montesignano. Ricordiamo che proprio in quell’occasione lo stesso l’architetto Marino fece notare al pubblico come fosse impattante quella bitumazione “rinnovata”.

Il percorso è segnalato nelle tavole dei vincoli paesaggistici del vigente PUC  come percorso di origine storica certa <link> e quindi è riconosciuto dalla stessa amministrazione come degno di nota e di rispetto, oltre ad essere stato menzionato dal Poeta Camillo Sbarbaro in una sua prosa della raccolta “Trucioli” 

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Il post dell’architetto Marino ha avuto una diffusione talmente virale da costringere l’amministrazione, nella figura dell’assessore Crivello, a una risposta formale di giustificazione. In sostanza, l’assessore Crivello (che il sito Genova Quotidiana Notizie ha definito “Sherlock Holmes-Crivello”), sottolinea che la foto postata dall’architetto Marino non è recente ma è relativa all’ultimo ripristino definitivo a opera di Genova Reti Gas del 2014 su un manto stradale già bitumanto da decenni.  A sostegno di queste argomentazioni vengono mostrate fotografie risalenti a prima dell’intervento; c’è addirittura chi ha utilizzato street view  per dimostrare che la crosa era da sempre profondamente degradata ed era stata bitumata già da molti anni prima.


Post-Genova Notizie

Siamo molto sorpresi di queste reazioni e secondo noi il post dell’architetto Marino è riuscito nel suo intento: far parlare dei temi che riguardano la bellezza e l’attenzione che noi tutti, cittadini e amministrazione, dobbiamo porre nei confronti di ciò che riteniamo essere bello e avere un valore.

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L’amministrazione nella sua risposta non smentisce se stessa e di fatto ritiene normale e accettabile questa prassi tanto da giustificarsi e assolversi del fatto che sia possibile sostituire un bitume vecchio e brutto con uno, sempre brutto ma nuovo, perpetuando in questo modo lo scempio commesso anni addietro. Lo stesso pensiero che ha generato il problema si rinnova senza lasciare speranze di cambiamento.

Questa pensiero non si corregge nemmeno in occasione di lavori straordinari di grande impatto come quelli avvenuti e conclusi nel 2014 per il rinnovo delle reti gas, che non sono riconducibili a una semplice buca, ma piuttosto a un vero e proprio ribaltamento della crosa con una trincea profonda oltre un metro per tutta la salita, senza contare le derivazioni verso le utenze private. Questa coincidenza avrebbe potuto essere l’occasione giusta per rimediare agli errori di un passato meno attento e sensibile.

Invece, la replica dell’amministrazione al post dell’architetto Marino conferma l’idea che non esiste un coordinamento che consenta di far coincidere i finanziamenti per gli interventi di manutenzione, ad esempio sulle reti, con altrettanti finanziamenti di lavori di riqualificazione, di fatto confermando il rinnovato bitume come unica soluzione!

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Titolo su Genova Quotidiana Notizie, la replica dell’assessore

 

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Foto di Luciano Rosselli scattata il 3 mggio 2015 – manifestazione “invasioni digitali”

 

 

Il percorso della memoria, sulle tracce di Camillo Sbarbaro

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Con questo nuovo articolo vogliamo segnalare un sentiero ancora oggi poco conosciuto che si stacca dal percorso dell’acquedotto storico e raggiunge la collina di Montesignano. Il sentiero è percorribile facilmente come deviazione dal percorso principale in circa 30 minuti di cammino.

Il percorso è ricco di testimonianze storiche e culturali d’importanza monumentale con una peculiarità che lo rende unico: i luoghi attraversati sono stati esplicitamente menzionati dal Poeta Camillo Sbarbaro in una sua prosa “Tramonto a Pontecarrega“. Ancora oggi i luoghi attraversati dal poeta, a quasi cinquant’anni dalla sua morte, si possono facilmente riconoscere anche se avulsi e a volte nascosti dietro l’intensa urbanizzazione del secolo scorso e del passato recente.

Il fascino evocativo di questo percorso è ancora oggi straordinario perché molto del paesaggio descritto dal poeta è ancora leggibile e in grado di emozionare.

Scopriamo questo percorso che idealmente abbiamo chiamato “percorso della memoria, sulle tracce di Camillo Sbarbaro” perché molti hanno dimenticato che questo tracciato un tempo era frequentato da Camillo Sbarbaro. Forse questo paesaggio così evocativo, tanto da essere menzionato dal poeta, ha contribuito a stimolarlo verso quella “tematica della natura” così ricorrente nei suoi testi. I tesori nascosti di valore paesagistico sono ancora oggi straordinariamente intensi e di grande rilevanza per la memoria storica di tutta la Val Bisagno.

Molti, la natura li disturba; i più non la vedono. In lei io mi verso. È la sola costanza, la sola fedeltà che conosco nell’incertezza di tutto” – Camillo Sbarbaro

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< audio guida >

Il percorso inizia idealmente come deviazione al percorso principale dell’acquedotto storico in corrispondenza di Salita della Chiappa. Il punto è facilmente riconoscibile per la presenza di uno strano manufatto a pianta quadrata. Si tratta dell’antica garitta del dazio, oggi purtroppo in rovina. Dalla garitta s’imbocca Salita della Chiappa in direzione valle e si raggiunge via Lodi e si prosegue verso Via Piacenza.

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Si percorre un breve tratto lungo la sponda destra del Bisagno lungo Via Piacenza. Da questo punto guardando le sponda sinistra possiamo ammirare il paesaggio descritto da Sbarbaro (Rif. 1) dove in alto svetta la nostra meta: la Chiesa di San Michele Arcangelo di Montesignano. La chiesa ha origini che risalgono al quattrocento, come testimoniano gli affreschi recentemente rinvenuti con gli ultimi restauri. Il campanile che domina l’accesso alla valle del Rio Mermi, come un segnavia, indica la presenza dell’antico valico di crinale che porta verso Sant’Eusebio e Bavari.

Scendendo lungo Via Piacenza s’incontra Ponte Carrega, primo riferimento esplicito nella prosa di Sbarbaro.

S’ingannarono i miei occhi quella sera o Pontecarrega è in mattone (Rif 2)

Al tempo di Camillo Sbarbaro la strada di scorrimento della sponda sinistra non esisteva ancora e il ponte conservava ancora tutte le sue originali arcate.

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Veduta della Chiesa di San Michele dalla sponda sinistra del torrente Bisagno

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Pontecarrega al tempo del Poeta Sbarbaro

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Pontecarrega come appare oggi

Attraversata la strada di scorrimento, dopo la prima rotonda, guadagnano nuovamente il percorso storico, più o meno dove finiva l’antico ponte prima del suo restringimento, ovvero in corrispondenza a Salita alla Chiesa di Montesignano. Qui incontriamo il secondo riferimento esplicito nella prosa di Sbarbaro.

La stagione arruginiva il cono cui la borgata s’inerpica, pezzato di vigne (Rif 3)

L’antica borgata di Ponte Carrega a cui il poeta si riferisce è quella parte dell’abitato di Pontecarrega che sale verso la Chiesa di Montesignano le cui colline erano un tempo tappezzate di vigne. Il borgo è tuttora esistente ma le colline, in parte edificate, sono ancora oggi ben tenute con alberi da frutto e siepi.

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“il cono cui la borgata s’inerpica, pezzato di vigne”, il borgo esiste ancora ma è rimasto dietro i depositi delle ex. Officine Guglielmetti

 

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Borgata di Pontecarrega come appare oggi, verso Salita alla Chiesa di Montesignano

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il percorso sale verso Salita alla Chiesa di Montesignano

Superate le prime case la strada risale con i caratteristici tratti di una mulattiera acciottolata ma le pietre sono visibili solo al primo tornante mentre l’inizio del percorso è purtroppo ricoperto d’asfaltato. Il gruppo di edifici che si attraversa costituiscono il nucleo storico di Pontecarrega, probabilmente coevo con il ponte da cui prende il nome.

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Particolare della cartografia militare del Genio sardo rappresentante Pontecarrega con gli edifici della borgata omonima. Ignazio Porro, 1835

Consigliamo di soffermarsi sui particolari perché nel retro del borgo è ancora visibile il profilo dell’argine originale del Bisagno prima del suo restringimento. Il profilo coincide con il confine degli orti urbani ancora esistenti e ben mantenuti dietro gli edifici della borgata.

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Borgata storica di Pontecarrega ancora esistente dietro le ex. Officine Guglielmetti

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Particolare di un cortile nella borgata

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Inizio di Salita alla Chiesa di Montesignano (loc. detta “porte chiuse”)


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Pompa idraulica per pozzo in uno dei cortili della borgata

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Risalita dopo il primo tornante di Salita alla Chiesa di Montesignano

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Salita dopo il secondo tornante di Salita alla Chiesa di Montesignano

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Ultimo tratto della salita prima di arrivare alla Chiesa di San Michele Arcangelo di Montesignano

Al termine della salita la mattonata s’interrompe bruscamente per l’allargamento di Via Mogadiscio che sale verso S. Eusebio.

Finalmente siamo arrivati al sagrato della Chiesa di Montesignano, San Michele Arcangelo, e scopriamo il terzo riferimento esplicito nella prosa di Sbarbaro

Dal rogo scampavano solo le querce del sagrato.(Rif 4)

Il sagrato della chiesa è caratterizzato ancora oggi dall’antico mosaico acciottolato, uno dei più belli della Val Bisagno. Uno dei due lecci (Quercus ilex) a cui il Poeta si riferiva è ancora presente con i sui 300 e passa anni di esistenza oggi inserito nell’elenco italiano degli alberi monumentali.

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Sagrato della Chiesa San Michele Arcangelo di Montesignano

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Facciata della Chiesa di San Michele Arcangelo di Montesignano

 

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Una delle due querce rimasta come era al tempo di Camillo  ..”dal rogo scamparono solo le querce del sagrato” – Oggi inserite nell’elenco italiano degli alberi monumentali

Dal sagrato della Chiesa s’affacciano davanti a noi i crinali del parco dei forti, notiamo sulla sinistra Forte Sperone, poi spostandoci sulla destra in ordine Forte Puin e Forte Diamante con la sua inconfondibile forma a piramide. Questo paesaggio non è sfuggito al Poeta che così lo rappresenta:

I torvi picchi dei Forti in corona erano giganti che assistevano alla nascita d’una rosa” 

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Vista del parco dei forti dal sagrato della Chiesa, il paesaggio descritto dal poeta e forse come queste le nuvolaglie a cui si riferiva?

 

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Pontecarrega dal sagrato della Chiesa, “..un attimo dopo la borgata si splendette di un più raccolto lume.”

Per visitare la Chiesa consigliamo di contattare la Parrocchia o la Confraternita del Santissimo Sacramento e Santa Maria di Terpi, una delle confraternite più antiche della vallata e della città, la cui fondazione risale a 541 anni fa. Il nucleo originario della attuale chiesa è già presente infatti nel 1475, anno a cui si fa risalire la nascita della Confraternita e dell’oratorio, trasformato poi in chiesa parrocchiale nel 1818. Al suo interno si conservano opere della scuola genovese del seicento, da Orazio De Ferrari al Biscaino. Svetta per importanza la grande pala d’altare del fiammingo Cornelius De Wael, uno dei primi fiamminghi a lavorare in pianta stabile a Genova nella prima metà del seicento. Anche i marmi degli altari sono importanti: negli anni della trasformazione da oratorio a chiesa parrocchiale vennero acquisiti gli antichi marmi di San Domenico, demolito proprio in quegli anni per far spazio al Teatro Carlo Felice. Meritano ancora citazioni il ciclo di affreschi realizzati sulla volta dal Passano nel 1846 e l’ampio e prezioso corredo di stoffe e di cristi processionali della Confraternita. La statua lignea della Madonna del Maragliano è invece oggi conservata nella nuova sede parrocchiale in Via Terpi.

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cappa processionale della Confreternita, da poco restaurata

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La Madonna del Maragliano, conservata in Via Terpi

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Tracce degli affreschi quattrocenteschi ritrovati dietro il coro

 

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Particolare della pala d’altare di C. De Wael

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Ancora tracce degli antichi affreschi del ‘400 recentemente ritrovati

Non sappiamo se il Poeta ha proseguito oltre il sagrato, noi consigliamo di proseguire verso la borgata in località Terpi risalendo l’omonima mattonata fino alla Villa Durazzo-Grimaldi-Chiarella, la cui fabbrica risale agli inizi del seicento, e che fu anche sede del Comune di Bavari.(Rif. 5) dove notiamo come il paesaggio si apre nuovamente con i verdi crinali di S. Eusebio, di Monte Ratti e di Quezzi con la caratteristica torretta di costruzione sabauda. 

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Villa monumentale Durazzo-Grimaldi del secolo XVI. Il palazzo fu anche proprietà Raggi, Grillo-Cattaneo, Burlando e Chiarella

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Affresco interno alla villa

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Androne interno della villa

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Vista del campanile da Terpi


Il nostro percorso giunge a termine ma per ripercorrere le orme di Sbarbaro occorre ridiscendere nuovamente da dove siamo venuti.

Al ritorno, esprimeva l’ultima luce la vetrata limone dei “Paolotti(Rif. 6) 

I Paolotti è il nome di una delle tante osterie di Pontecarrega. Di questo luogo rimangono ancora molti ricordi nella memoria collettiva degli abitanti perché sono disponibili alcune fotografie su come si svolgeva la vita sociale di un tempo.

Anche in questo caso l’antica osteria è ancora riconoscibile nel contesto avulso e disordinato dell’urbanizzazione. I discutibili interventi urbanistici di recente realizzazione non hanno saputo cogliere e interpretare al meglio i valori della memoria, forse si poteva armonizzare con maggiore efficacia l’esigenze del nostro tempo con il prezioso tessuto storicamente consolidato che rappresenta un collegamento ideale, storicamente certo, tra i due parchi monumentali dei forti di Genova, quelli del versante occidentale e quelli del versante orientale, collegamento tanto auspicato per una effettiva valorizzazione di questo immenso patrimonio culturale.

Si ricorda per chi volesse ristorarsi, che la vecchia osteria dei Paolotti è ancora esistente, ma oggi si chiama trattoria “al Ciclamino”.

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Momento di socialità all’inizio del secolo scorso presso l’osteria dei Paolotti

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Insegna riconoscibile dell’osteria Paolotti

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L’antica osteria dei Paolotti, oggi trattoria “Il Ciclamino” e l’antica borgata di Pontecarrega ancora oggi riconoscibile nonostante l’aggressiva l’urbanizzazione del nostro tempo

 Vogliamo concludere la nostra breve descrizione con queste ultime parole

Sul ponte di tozza pietra bambinelle si davano la mano a girotondo” 

Di là del fiume il Caffè dei Velocipedisti sbadigliava dai buchi delle porte la noia della giornata.
Pontecarrega, rosso fiore colto dagli occhi una sera; come un ricordo d’amore tra le pagine chiuso.

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   Il testo integrale della prosa e la galleria storica è disponibile a questo <link>

 


Il percorso della memoria di Camillo Sbarbaro è stato inserito negli eventi della giornata europea del patrimonio nella edizione 2017

Camillo Sbarbaro 

Video su Camillo Sbarbato Città Metropolitana di Genova

Per approfondimenti su Camillo Sbarbaro e la tematica della natura

Camillo Sbarbaro, proposta di lettura del prof. Silvio Guarnieri

Alcune poesie

il mio cuore si gonfia per te terra,Camillo Sbarbaro

A volte, mentre vado per le strade – Camillo Sbarbaro

Talor mentre cammino, Camillo Sbarbaro

Forse un giorno, sorella – Camillo Sbarbaro

Padre che muori tutti i giorni un poco – Camillo Sbarbaro

Padre se tu non fossi – Camillo Sbarbaro

Gli Acciottolati della Val Bisagno

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Ospitiamo con molto piacere sul nostro sito l’intervento di Luca Riggio sui risseu della Val Bisagno

(a cura del Laboratorio SAN LUCA)

Mi presento: mi chiamo Luca Riggio, e da dieci anni mi occupo di acciottolati liguri (di rissêu, per dirla alla ligure) realizzandoli, restaurandoli e documentandoli. Essendo valbisagnino sono felice di condividere brevemente qui le mie ricerche, per cultura ma anche per dare lo spunto di una bella gita.
Usciamo dal centro città e risaliamo il torrente: 1) sotto la fermata Brignole della metro è stato scoperto il cinquecentesco sagrato di Santa Maria degli Incrociati, tra i più antichi della città, e proprio lì ne trovate una porzione e qualche foto; 2) a sinistra, in via s.Bartolomeo degli Armeni, c’è Villa Pallavicino delle Peschiere, con molti splendidi acciottolati ben conservati nel giardino, ma occorre chiedere il permesso all’amministrazione; 3) a destra in alto c’è la Madonna del Monte, datato 1904, con bel tappeto quadrato con stemmi, restaurato da Armando Porta; 4) risalendo il fiume, sopra il cimitero spicca la Chiesa di S.Bartolomeo di Staglieno, sagrato ricco con interessanti e insolite tessiture bianche e nere, ben restaurato di recente; 5) dall’altro lato, dominante su Ponte Carrega, abbiamo il magico sagrato della Chiesa di S.Michele Arcangelo, con i grigi e i bianchi incerti tipici degli acciottolati più antichi e rustici –i ciottoli sono piuttosto grossi e a km.0: i disegni, archetipici, asimmetrici e imprevedibili, tendono a confondersi con lo sfondo grigio; 6) poco più avanti, sul lato sinistro, c’è la Chiesa vecchia di S.Gottardo, un sagrato grande e accurato ma quasi completamente distrutto; 7) in ottime condizioni invece il sagrato della Chiesa dell’Assunta di Molassana, in via S.Felice, con la caratteristica M mariana coronata in un fine riquadro bianco e nero in mezzo al piazzale di bianchi e grigi ; 8) più avanti, sempre sulla sinistra per noi che risaliamo, imbocchiamo la strada per Creto – dopo qualche tornante troviamo la meravigliosa Chiesa di S.Siro di Struppa, con un grande sagrato nuovo indegno di lei, da menzionare in negativo per la poca cura del progetto e della posa e per i ciottoli impropri – istruttivo il confronto con i pochi metri quadri antichi davanti all’adiacente Oratorio; 9) seguiamo ancora questa strada e troviamo S.Giovanni Battista di Aggio, sagrato lungo e stretto a “frecce” bianche e nere, datato 1894, con un bel panorama; 10) tornati a valle proseguiamo di poche centinaia di metri e imbocchiamo via Trossarelli: la prima Chiesa, quella di S.Cosimo, è una delle tante che hanno perso il proprio rissêu (come anche Fontanegli e S.Eusebio), ma per fortuna dopo troviamo S.Martino di Struppa, 1887, e nella penombra degli alberi possiamo ammirare un grande e insolito sagrato bianco e nero – davanti all’ingresso un fiore “optical” a dodici petali e quattro spirali, di casa nel Levante ligure ma qui strane; 11) proseguiamo nella risalita del Bisagno, usciamo dalla città, prendiamo la SS 45 e svoltiamo a sinistra sul ponte direzione Davagna. Dopo qualche km troviamo la chiesa di S.Andrea di Càlvari, con acciottolato non molto grande, grigio, a ciottoli piuttosto grandi ma con posa estremamente accurata, tessitura originale e ottimo stato di conservazione; 12) il penultimo di questo giro si trova a Terrusso, sull’altra sponda del Bisagno, bivio sulla SS 45 a destra salendo, ed è un grande regalo per chi ama la cultura popolare: più rustico di quello di Calvari, con ciottoli più grandi e con tanti disegni evidentemente improvvisati e un po’ misteriosi, effetto accentuato dal fatto che la differenza tra bianchi e grigi, già in partenza non netta, si è ridotta col tempo; 13) purtroppo chiudiamo il giro con una nota dolente: il grande sagrato di S.Alberto di Bargagli è stato per metà asfaltato, e per metà è in stato di abbandono: incredibile il degrado a cui ho assistito nel giro di pochi anni, tra poco sarà del tutto illeggibile.

Luca Riggio
classe 1963, ha trovato nell’acciottolato il punto di equilibrio tra uomo e natura, di incontro tra spirito e materia, esempio di progresso umanistico e sostenibile (approfondimenti sul sito www.laboratoriosanluca.it), riproduzione riservata.

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San Bartolomeo di Staglieno – (Nota 1)

San Michele Arcangelo di Montesignano

San Michele Arcangelo di Montesignano

San Martino di Struppa

San Martino di Struppa

San Giovanni Battista di Terrusso

San Giovanni Battista di Terrusso

Sant'Alberto di Bargagli

Sant’Alberto di Bargagli

 

Nota (1) : Il sagrato della Chiesa di San Michele di Montesignano è stato menzionato nella Poesia di Camillo Sbarbaro, “Tramonto a Ponte Carrega”, nella raccolta Truccioli.

La Coop, l’albergo e la clausula di salvaguardia

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Recentemente abbiamo appreso dall’articolo de Il Secolo XIX del 13.10.2016 “Nuova Coop in Val Bisagno, via libera sempre più vicino” che la Coop, tramite il suo braccio immobiliare Talea, ha presentato lo scorso  settembre un progetto di modifica morfologica dei terreni in area inondabile nelle aree ex Officine Guglielmetti (SU 403_16).

Un adeguamento funzionale che, stando a quanto sostenuto dai proponenti, sarebbe idoneo a sbloccare il vincolo del Piano di Bacino, causa principale che aveva fermato l’iter di approvazione del maxi centro commerciale con annesso albergo e ancora fermo anche a seguito della recente bocciatura del TAR (Vedi articolo Repubblica 11.11.2016)

Dall’articolo de Ii Secolo XIX apprendiamo che il Vice Sindaco Bernini attende il responso dagli uffici tecnici dell’urbanistica e sostiene che “se fosse superata quella criticità, altri vincoli non ce ne sarebbero”.

L’articolo indica che il progetto Talea è pienamente compatibile con il PUC di recente approvazione. Al termine dell’articolo si fa ancora riferimento alla famosa clausola di salvaguardia (Vedi ad esempio articolo 10.12.2014) , ovvero che se Coop non riuscirà ad ottenere l’approvazione di quanto ha intenzione di realizzare, il Comune dovrà restituire 25 milioni di euro e riprendersi l’area venduta da AMI nel 2010 tramite pubblico incanto.

Con questo nostro post intendiamo fare chiarezza su alcune affermazioni che, a nostro avviso, riteniamo incomplete e non totalmente corrette.

La Coop acquisisce l’area delle ex Officine Guglielmetti il giorno 28 dicembre 2010, dopo che l’azienda AMI S.p.A. (azienda mobilità infrastrutture) interamente partecipata dal Comune di Genova, l’aveva messa in vendita tramite gara pubblica. Il bando fu pubblicato il 20 novembre 2009, poi a seguito di richiesta di proroga, rimandato il 26 febbraio 2010.

Il bando precisava che l’aggiudicazione sarebbe stata sottoposta alla “condizione sospensiva” dell’approvazione della variante al PUC di Genova il cui relativo procedimento amministrativo si trovava in itinere al momento della pubblicazione del bando di vendita.

L’offerta di Talea S.p.A. è stata l’unica pervenuta e il prezzo offerto fu di 25.118.000,00 euro su una base d’asta non ribassabile di 25.000.000,00 euro.

Nell’atto di compra vendita disponibile agli atti, si evince che la Talea S.p.A. si è determinata all’acquisto dell’area sul presupposto essenziale, noto ad AMI, di poter realizzare nel settore 2 dell’area, nel caso di un progetto unitario esteso, una razionalizzazione delle funzioni e una ricomposizione architettonica della totalità dell’area con ampliamento della (GSV) Grande Struttura di Vendita alimentare esistente integrata con funzioni commerciali.

Nello stesso atto si evince che con la variante al PUC adottata con deliberazione C.C. n. 57/2009, CC. n. 106/09 e CC. n. 50/10, l’area è diventata urbanisticamente idonea alla trasformazione urbanistica indicata da Coop.

Da quanto sopra esposto emerge chiaramente che la restituzione della quota versata al Comune per l’acquisto dell’area è una eventualità condizionata solo se il compratore non potesse realizzare quanto prevedeva di fare con la variante al PUC del 2010 che però non prevedeva la funzione ricettiva ovvero l’albergo nel settore 2 e che tra l’altro impone anche forti limiti nelle altezze dei nuovi edifici.

Nella nuova versione del PUC del 2015 permangono i limiti indicati nel PUC del 2010 che andavano bene a Coop all’atto della compravendita. Infatti in tale periodo la Coop aveva accordi con la Sogegross per il suo trasferimento in quelle aree, ma poi la Sogegross ha dirottato il suo trasferimento nei nuovi spazi commerciali disponibili nel nuovo edificio ex Italcementi-Bricoman.

Le attuali intenzioni di Coop per valorizzare le aree sono diverse da quelle che prevedeva nel 2010 al momento della compravendita, perché oggi il mercato immobiliare è cambiato vista la scarsa domanda delle aree a destinazione produttiva, artigianale, industriale.

Nel 2013 Talea al fine di meglio valorizzare l’investimento ha richiesto al Comune la possibilità di realizzare una variante al PUC del 2010, chiedendo la possibilità di costruire un albergo con l’istanza S.U. 294/13 dove si chiedeva oltre alla destinazione ricettiva anche la rimozione del vincolo in altezza dei nuovi edifici nel settore 2.

Con quanto sopra esposto riteniamo che non sia del tutto veritiera l’affermazione che il progetto presentato da Coop sia ad oggi completamente compatibile con il PUC vigente. L’iter di approvazione dovrà dunque superare un ulteriore approvazione da parte del Consiglio Comunale che potrà accogliere o rigettare, nel libero esercizio delle proprie funzioni, questa variante senza il timore di dover restituire i soldi perché in questo caso la clausola di salvaguardia non sarebbe applicabile. Le richieste di Coop con l’istanza S.U. 294/13 vanno ben oltre le iniziali destinazioni urbanistiche previste dal PUC del 2010 e di quanto Coop voleva realizzare al momento dell’acquisto delle aree.

Qui sotto riportiamo stralcio del PUC vigente dove si evince che nel sub settore 2 non è prevista la destinazione ricettiva.

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La variante proposta da Coop nel 2013 propone una riduzione delle superfici edificabili complessive, ma nello stesso tempo chiede di eliminare i vincoli in altezza dei nuovi volumi proprio nel settore 2, ovvero laddove la valle del Mermi si apre e offre maggiore visibilità al paesaggio. Per esempio la storica Chiesa di S.Michele di Montesignano e le sue colline, fino alla torretta di Quezzi, saranno completamente sovrastate dal nuovo impattante edificio alberghiero. 

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(foto realizzata dal nostro staff che mostra indicativamente come impatterà il nuovo edificio Coop sul paesaggio della Val Bisagno)

Qui sotto indichiamo lo stralcio della richiesta di variante dell’istanza S.U. 294/13 proposta da Talea dove si evince che sono proprio i vincoli in altezza a voler essere eliminati dal piano urbanistico e di fatto danneggiando irreversibilmente la visibilità e il paesaggio in uno dei punti più interessanti della Val Bisagno.

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Questa proposta non sembra coerente con i valori sponsorizzati da Coop, normalmente così attenta ai valori dell’ambiente e del territorio, ma così distratta quando questi valori confliggono con i propri interessi imprenditoriali.

Eppure questi sono i luoghi decantati dal Poeta Camillo Sbarbaro, luoghi che per la Val Bisagno sono ancora ricchi e significativi di valori e di identità.

Chiediamo a Coop e al Comune di evitare l’ennesimo scempio della Val Bisagno; chiediamo ai consiglieri comunali di oggi e del prossimo consiglio comunale di rigettare con forza la variante al PUC proposta nel 2013 e di invitare il proponente a migliorare il proprio disegno progettuale in modo da valorizzare soprattutto i tessuti urbani storicamente consolidati, quelli in grado di dare identità ai luoghi, mostrare bellezza e non degrado. Questo dovrebbe essere il primo punto di qualsiasi programma politico per la Valbisagno.

Questo dovrebbe essere il primo punto di una Cooperativa che dice “di non voler vendere solo scatolette”.

Crediamo che le cose si possano fare bene con piena soddisfazione da tutte le parti nel rispetto del territorio.

Per questo noi Amici di Ponte Carrega avevamo chiesto alla Coop Liguria un percorso garantito per una progettazione partecipata del nuovo insediamento. Questo percorso è stato chiesto portando concrete proposte progettuali alternative come esempio di una progettazione più rispettosa per il territorio. Tutto ciò era stato chiesto, ad esempio, anche in un ambito istituzionale prestigioso quale è stato il X Congresso Mondiale di Mediazione Comunitaria svoltosi a Genova nel 2014. Queste richieste sono state fatte continuamente nel tempo e ormai già da diversi anni ma per fare tutto questo occorre che sia veramente disponibile l’interlocutore principale: il proponente, la Coop Liguria.

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(incontro con Coop al X Congresso Mondiale di Mediazione comunitaria per chiedere ufficialmente un percorso di partecipazione al progetto ex-officine Guglielmetti – percorso in seguito negato)

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Noi ci siamo!.. e insieme a molte altre realtà associative presenti nel territorio difenderemo questo bene comune perché riteniamo che il patrimonio paesaggistico della Val Bisagno sia oggi più che mai in pericolo per questa operazione.

Domani Amici di Ponte Carrega ospiti al Laboratorio di analisi e progettazione del paesaggio ad Architettura!

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Guerrilla gardening!

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In attesa di scendere di nuovo per strada il prossimo Sabato 19 Novembre insieme al Comitato di Piazza Adriatico e al Centro documentazione Val Bisagno per un nuovo guerrilla gardening rinfreschiamoci la memoria con il video di Ghett Up TV sulla guerrilla del 2015 a Ponte Carrega!

 

 

Il volantino per la giornata di sabato 19 novembre

Il volantino per la giornata di sabato 19 novembre

Riunione Memorie 8 Novembre 2016

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Per una sana e robusta Costituzione

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Migliorare la qualità del decoro urbano, ognuno può far qualcosa…

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L’approssimazione o la cura con cui si trattano i particolari del decoro urbano, la pulizia, la piccola manutenzione, il mantenimento del verde, sono importanti segni che rappresentano il modo in cui viene vissuta e percepita un città, il modo in cui essa è desiderata dai suoi cittadini.

Anche un singolo cittadino può fare molto per migliorare la qualità del decoro urbano, per esempio prendendosi cura di un aiuola o mantenere pulita la via sotto casa, mettere fioriere nel proprio balcone.
Volgiamo presentarvi un piccolo esempio a Ponte Carrega. Qui di recente è stato riqualificato un piccolo cortile privato. Era un vero e proprio “buco di cemento” ma con un poco di volontà e fantasia il buco è diventato un  allegro cortile fiorito.
Si è partiti dall’idea che non esistono spazi che non possono essere riqualificati e diventare più belli anche con semplici gesti e pochissimo impegno economico.

 

Nella foto il cortile come appariva prima dell’intervento

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Nella foto sottostante il render del progetto di miglioramento

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Nella foto sotto inizio dei lavori, tolto il cemento

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Come appare oggi

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Non solo cemento, un’altra Val Bisagno è possibile

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Pubblicato un nostro articolo sul sito Liguri Tutti, ideato da Marco Preve,  Ferruccio Sansa, Giovanni Ghersi

http://www.liguritutti.it/2016/10/15/non-solo-cemento-unaltra-val-bisagno-possibile/

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Storie e tradizioni della Val Bisagno: il fantasma di Forte Sperone

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La Leggenda di Forte Sperone

Se alziamo lo sguardo sulla sommità del monte Peralto, noteremo un’imponente fortificazione che minacciosa vigila sulla Valbisagno. Tra le nubi grigie lo osserviamo: oscuro, tetro, grandi torri circolari in pietra, finestre vuote e misterioso con la sua storia e antiche leggende. Forte Sperone, l’apice delle seicentesche Nuove Mura e protagonista di una cruenta battaglia contro gli austriaci nell’assedio del 1800, con i suoi soldati riempì il proprio fossato di cadaveri nemici, senza accusare perdite. Era temuto, rispettato e ambito. Ma questa è storia, in pochi invece conoscono la sua antica leggenda. Si narra che oggi la fortificazione non sia totalmente abbandonata, ma che all’interno si aggiri un fantasma dall’aspetto brutale. Facendo un passo indietro nel 1600, nelle vicinanze del Forte una famiglia di contadini trovò il corpo orribilmente mutilato di una pastorella, presentando un grosso morso alla gola. Da quel giorno il monte Peralto non è più stato lo stesso, strane presenze spaventarono numerosi viandanti e contadini, finchè in una data imprecisata del ‘800, nei pressi del Forte si decise di eseguire una seduta spiritica all’interno di una vecchia scuderia abbandonata da tempo per evocare lo spirito. Apparì il fantasma di un bruto accompagnato da un grosso cane nero, il quale affermò di essere costretto a vagare per l’eternità in questo limbo a causa delle sue malefatte. Raccontò di aver attirato a sè una giovane che abitualmente portava il suo gregge a pascolare in questi prati; con la menzogna le fece credere di essere un suo collega, portandola in un luogo isolato. Lei si fidò, ma finì per essere picchiata, violentata e uccisa con un terribile morso alla gola. Dileguandosi poi nel nulla con il suo cane. Da quel terribile giorno, è costretto a vagare intorno al Forte con il suo infinito tormento insieme al suo cane. Spesso, durante i mesi più freddi, quando i primi raggi del sole si infiltrano tra gli alberi del bosco, vengono avvistate tre sagome: quella di un bruto trasandato, quella di un grosso cane e una fanciulla dal colorito pallido e dagli abiti insanguinati. Ormai costretti a vagare per l’eternità insieme. Questa è la leggenda di Forte Sperone. Fantasiosa o no che sia, da oggi osservarlo sulla cima del monte Peralto tra le nubi dei mesi invernali farà sicuramente viaggiare la nostra fantasia.

Breve storia

La data di inizio della costruzione di Forte Sperone non è certa, ma possiamo basarci su una notizia riguardante una Bastia costruita dai Ghibellini nel 1319 proprio sul monte Peralto, ad una altitudine diversa da quella odierna: “Fecero una fortezza prima di legname e poi di pietre e di calcina, la qual fu domandata Bastia”. Nel 1625 l’offensiva fallita dai francesi, convinse le autorità ad un potenziamento della Bastia e una nuova sistemazione per i soldati, come indicano i rilievi segnati da Giovanni Gerolamo Doria, che provvise anche ad indicare altre migliorie per consentire un’autonomia maggiore alla fortificazione.

Nel 1626 tra discussioni e progetti delle ambiziose Mura Nuove, si prese tempo per decidere se “inglobare” la Bastia del Peralto e renderla l’apice della nuova cinta muraria oppure fermarsi alla Bastia del Promontorio; si decise nel luglio dello stesso anno di estendere il più possibile le mura, per controllare meglio le alture e un eventuale movimento del nemico. In seguito ai fatti bellici del 1746, per contrastare l’avanzata austriaca, il Sicre ordinò la costruzione di un cavaliere in gabbioni sull’estremo bastione dello Sperone, con lo scopo di aumentare la potenza di fuoco e concentrare meglio la forza sulle valli, lavori che ebbero inizio nel 1747, data importante per il forte che permise di intuirne la sua reale importanza strategica.
Nel 1800 con l’assedio austriaco, per la prima volta la capacità della fortificazione venne messa alla prova: durante questo periodo Poterna Sperone venne murata perchè il generale Massena ne ordinò la chiusura ritenendola “mal difesa e facile a sforzarsi”. Al termine dell’assedio e dopo aspre battaglie, Forte Sperone si confermò inespugnabile e riempiendo di nemici morti i fossati sottostanti. Da una testimonianza di un anonimo “Sulla cresta del monte il forte è inattaccabile per diverse ragioni, e primieramente, oltre a che malegevole sia l’ascendere sulla schiena dè monti su cui è situata, questa medesima non offre che la larghezza di pochi palmi su cui possa formarsi la colonna per andarne all’attacco; da tutte le parti il soldato vi arriva sbandato e così più facilmente resta colpito. Impossibile è poi d’attaccarlo secondo le regole dell’arte, a ciò ostando l’impossibilità del trasporto delle artiglierie (…) per non offrire il terreno area o spazio alcuno di ciò capace (…)”. Dopo questo evento e sotto l’influenza napoleonica si apre una nuova fase per il forte, il quale sarà oggetto di numerose modifiche da parte del generale Chasseloup.
Nel periodo del suo massimo sviluppo, forte Sperone contò su 300 soldati e 900 “paglia a terra” in caso di bisogno, nove obici, tre mortai, undici cannoni da 32, sei cannoni da 8 e dieci cannoncini. Durante i moti del 1849 i rivoltosi presero in ostaggio l’intendente Generale per chiedere in riscatto il forte e l’abbandono delle truppe regie da esso. Ceduto il forte si voltarono i cannoni, che prima puntavano verso la città, verso le valli. Col peggiorare degli eventi militari e la ripresa delle truppe piemontesi, iniziarono le diserzioni da parte della Guardia Urbana che presidiava il forte, in molti fuggirono calandosi dalle mura; una testimonianza della vicenda si ha con l’Avezzana “Al cittadino G.D. comandante lo Sperone. Sento tutta la gravità della posizione: il paese vi terrà conto della costanza spiegata da voi in questi supremi momenti. Alle nove si raduneranno gli arruolati disponibili, e farò quanto sarà possibile per rinforzare questa importante posizione… Frattempo continuate nella vostra fermezza. Nel momento che tutti disertano i pochi che restano al loro posto devono fare non solo il possibile, ma fore per così dire miracoli”. Il 10 aprile, con la definitiva resa, si aprirono le porte del forte trovando all’interno due soli uomini. Da segnalare un ultimo tentativo fallito di assedio del forte il 29 giugno 1857 da parte di una quarantina di uomini sostenitori delle idee mazziniane. Negli anni successivi, progressivamente con l’avanzata delle nuove tecnologie militari, le fortificazioni genovesi persero il loro scopo, durante la Grande Guerra infatti il forte fu convertito in prigione. Alla fine della Seconda Guerra Mondiale il forte venne definitivamente abbandonato e fu depredato nella “corsa” al legno, ferro e ardesie per le ricostruzioni del dopo-guerra. Nel 1958 parte di esso fu dato in concessione alla Guardia di Finanza. Definitivamente abbandonato nel 1981 anno nel quale venne smantellata la casermetta, venne utilizzato in seguito per la realizzazione di spettacoli teatrali e visite guidate: attualmente è dichiarato chiuso ed inagibile da parte del Demanio.

Architettura

Forte Sperone, è una delle fortificazioni genovesi che ha subito più modifiche nel corso dei secoli. La sua origine è precedente al 1319, anno in cui sappiamo per certo che nel sito è presente una costruzione chiamata “Bastia”, costruita in legno e poi in pietra. Nel 1626 vengono edificate le Nuove Mura, terminate nel 1639, che inglobarono l’antica Bastia del Peralto.
Il Sicre, per potenziare l’apice delle mura durante l’assedio del 1747, fece costruire un “cavaliere” a gabbioni e una caserma per i soldati. Il cavalliere altro non è che un’opera rialzata che serviva per aumentare la potenza di fuoco, ma con il punto debole di essere più esposta. Nel 1796, la caserma non era ancora completata, ma si decise di ampliarla, edificando due ali perpendicolari ad essa con tetto a doppia falda. Con il regno sabaudo, vengono intrapresi una serie di lavori, che lo portano ad avere l’aspetto odierno composto da tre livelli su altitudini diverse. La prima fase del 1815, prevedeva l’innalzamento della cortina nel primo livello (il punto più basso) con un portale d’accesso provvisto di ponte levatoio e un serie di feritoie per i fucilieri.
Nel 1820 viene edificata una caserma bastionata nei suoi estremi con un lungo intercapedine che la divide dal monte, parallela al primo livello. Nel 1823, iniziarono i lavori sul terzo livello, con la demolizione del cavaliere e dei due corpi, aggiunti all’antica caserma, anch’essa modificata con una campata, per inserirne una nuova. Questo nuovo progetto è caratterizzato con l’inserimento di tre torri: agli estremi e una centrale, con al suo interno una scala elicoidale. La caserma è su due piani, con solidi muri che arrivano fino a 4 metri di spessore, la copertura è a volta di botte, con un grosso terrapieno per renderlo a prova di bomba. Al suo interno si può notare il grande uso di mattoni, tipicamente piemontesi. Infine, come ultimo lavoro, viene inserita una polveriera con il suo muro di contenimento in caso di esplosioni, che si caratterizza con una copertura in ardesia e un pavimento lastricato che nasconde al di sotto delle volte.
Nel 1830, completata, la caserma su due piani del secondo livello, vengono inserite tutte le coperture a doppia falda in legno, sorrette da monconi in pietra visibili ancora adesso e rivestite di ardesia. questo venne fatto sia per impermeabilizzare le caserme sia per aumentarne gli spazi disponibili. All’interno del forte possiamo trovare: cappelletta, forni, cisterne, lavatoi, magazzini e stalle.
L’articolo è opera di Paolo Congiu, appassionato di storia della Val Bisagno e fotografo, coautore insieme a Luciano Rosselli del libro “La Val Polcevera dal primo novecento ad oggi, immagini e ricordi” edito a cura della Nuova Editrice Genovese. L’articolo sulla leggenda del Forte Sperone è tratto dal sito web http://luoghiabbandonati.altervista.org/index.html , a cura di Paolo Congiu e Francesca Cervellini.

Via Madre di Dio

un stralcio del video proiettato sulle memorie di Via Madre di Dio, opera di Samantha Woods

Il proposito di questo documento video di Samantha Woods sulla demolizione dell’intero quartiere di Via Madre di Dio a Genova,e quindi della costruzione di nuovi edifici, è quello di far sì che la la cittadinanza, le persone, possano farsi una idea propria delle motivazioni che portano le amministrazioni pubbliche a compiere determinate scelte anziché altre; sopratutto far sì che, proprio la cittadinanza ,osservi sempre più da vicino simili fenomeni più che mai attuali, si interroghi, ed interroghino i responsabili, cercando di valutarne insieme rischi e benefici.

Il documento video, caricato da Ghett Up Tv sul forum: http://forum.ghettuptv.net/node/82

Se si osserva “La forma della città” di Pasolini (https://www.youtube.com/watch?v=btJ-EoJxwr4) si può notare come egli mette in paragone la forma di una città antica, ormai “naturalizzata”, con una città moderna, di stampo fascista, costruita ad hoc per l’uomo moderno. Pasolini valorizza e vuole salvaguardare in entrambe i casi la popolarità, cioè il popolo come “artista” nel costruire un antico borgo e il popolo nei suoi usi e costumi, rimasto nella sua genuinità e umiltà nonostante l’architettura fu pensata per un altro “tipo di uomo” Nel corso di alcune ricerche ho scoperto un “piccolo mondo” ormai andato perduto, il primo borgo di Genova e nucleo da cui si sviluppò il famoso centro storico genovese, Via Madre di Dio.

I palazzi, le case, le botteghe, le trattorie sono state costruite dal popolo per il popolo. Si creò dunque un centro di scambi, dialogo e cultura. Nei vicoli del quartiere riecheggiavano canti popolari, i bambini giocavano liberi e le donne lavavano i panni comunitariamente nel trogolo.
Via madre di Dio negli anni della grande guerra fu colpita dalle bombe, del resto come tanti altri luoghi, lasciando “scarni” alcuni edifici, ma questo non impedì ai cittadini di continuare a vivere nelle proprie abitazioni adiacenti; nonostante ciò per il volere di pochi e per cause ufficialmente non identificabili, è stato distrutto un intero quartiere portando via con sé tradizioni usi e costumi. Proteste e resistenze da parte della comunità non sono servite poiché il parere di essi stessi non è stato ascoltato.
Ciò che più sconcerne è che nel medesimo lasso di tempo in cui è stato abbattuto un intero quartiere medievale, la coscienza del patrimonio culturale era già viva nelle persone, tant’è vero che nel 1974 fu istituito il ministero dei beni culturali da Giovanni Spadolini.
Oggi al posto di Via Madre di Dio troviamo i giardini di Baltimora, un praticello incorniciato da nuovi palazzoni dell’architettura brutalista e nascosti in questa zona si posso trovare alcune tracce di un ipotetico passato. E. Turri ne “Il paesaggio e il silenzio” asserisce che: “Quando negli anni ’60 del 900 s’imposero le trasformazioni indotte dal miracolo economico, non furono molte le voci che, in Italia, si sollevarono per lamentare le offese patite del paesaggio (…) Ed è in quel periodo della storia Italiana che il nostro paesaggio comincia a morire. Si intende per morte una storia di trasformazioni così profonde che è venuto meno, per alcune generazioni, il riferimento a scenari di vita, a immagini e testimonianze nel territorio che si ponevano come elementi di identità e la cui perdita ha provocato perciò stesso una sorta di straniamento, di disorientamento”.
Quando Turri scrive di alcune generazioni a cui manca uno scenario di vita che testimonia il passato di un territorio, io posso affermare che la mia generazione, e quelle successive, subiscono inconsciamente questo stato di straniamento, poiché io ho scoperto quasi per caso l’estrapolamento del nucleo della mia città. Se è vero che l’identificazione e l’orientamento sono aspetti primari dello stare al mondo, credo che spetta a noi il recupero di un ricordo collettivo da mandare avanti per poi poterci orientare e progredire in una società consapevole (testo di Samantha Woods).

Per concludere vorremmo sottolineare come sia forte il legame del nostro quartiere con Via Madre di Dio: quando nel 1970 il quartiere del centro storico fu raso al suolo i suoi abitanti furono  dispersi per gli atri quartieri cittadini, tra i quali Piazza Adriatico e Via Mogadiscio. Memori di quello scempio, il Manifesto della nostra associazione si è intitolato “No ad un’altra via Madre di Dio” (http://www.amicidipontecarrega.it/manifesto/)
un stralcio del video proiettato sulle memorie di Via Madre di Dio, opera di Samantha Woods

un stralcio del video di Samantha Woods proiettato sulle memorie di Via Madre di Dio su Ponte Carrega

Alcune osservazioni presentate al Municipio IV sul nostro quartiere

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Il documento è stato inviato in Municipio alla fine di Luglio.

-sistemazione idraulica Rio Torre
In merito ai lavori di sistemazione idraulica del Rio Torre si chiede di aggiornare la cittadinanza circa l’inizio dei lavori. Al momento, come risulta dal sito internet del Comune di Genova l’avvio della procedura per la gara di appalto è prevista per ottobre 2016. Ciò rappresenta un ulteriore rinvio per l’apertura di un cantiere e di fondamentale importanza per il quartiere.
-rifacimento acque bianche Passo Ponte Carrega e Piazza Adriatico
 Come riferito dall’Ufficio Idraulica del Comune di Genova la somma destinata all’adeguamento idraulico del Rio Torre non è sufficiente a garantire anche la  fondamentale opera di rifacimento della rete di acque bianche di Passo Ponte Carrega e Piazza Adriatico. Rivolgiamo pertanto all’Amministrazione la richiesta di intervenire contestualmente ai lavori di adeguamento idraulico del Rio Torre (così da concentrare i lavori in un unico lotto) utilizzando fondi municipali o comunali destinati a questa categoria di opere e/o ribassi d’asta dovuti ai lavori di sistemazione idraulica del rio Torre.

-progetto rifacimento Piazza Adriatico: situazione dei fondi stanziati e della procedura presso Ass.Lavori Pubblici
A seguito degli incontri con il Municipio IV Media Val Bisagno e a seguito delle assemblee pubbliche di quartiere svoltesi nell’arco dell’estate 2015 sono state presentate, dai cittadini del quartiere, all’Ufficio dei Lavori Pubblici del Comune di Genova le linee guide per il rifacimento di Piazza Adriatico attraverso l’utilizzo dei fondi ricavati dalla mancata realizzazione del cordolo stradale e della progettazione di Piazza Adriatico derivanti dagli oneri di urbanizzazione del Bricoman.
Si intende chiedere conto all’Amministrazione di quanto presentato e protocollato dagli uffici, chiedendo di essere aggiornati sullo stato attuale della progettazione, facente riferimento all’Assessorato al Territorio del Municipio e all’Assessorato ai Lavori Pubblici del Comune di Genova-Direzione Lavori Pubblici-Settore Progettazione e Opere Pubbliche (Arch. Mirco Grassi). Analogamente si chiede all’amministrazione municipale di aggiornare la cittadinanza sugli esiti della richiesta da parte del Consiglio comunale di effettuare un sopralluogo della Commissione V Territorio presso Piazza Adriatico e Ponte Carrega.

-aggiornamento sui lavori di tracciatura della segnaletica orizzontale presso Via Fratelli Chiarella e realizzazione nuovo attraversamento presso Via Ponte Carrega
A seguito dei sopralluoghi dell’Ufficio tecnico del Municipio IV Media Val Bisagno e della Polizia Locale effettuati nel mese di giugno sulle problematiche relative alla viabilità di Via Ponte Carrega e Via Fratelli Chiarella era emersa la necessità di tracciare una nuova e più efficace segnaletica orizzontale all’inizio di Via Fratelli Chiarella e di installare un nuovo attraversamento pedonale presso i bidoni R.S.U. in Via Ponte Carrega. A seguito di tali iniziative chiediamo al Municipio IV Media Val Bisagno di aggiornare la cittadinanza.

(Su Via Chiarella è stato anche fatto presente, successivamente alla mail e all’incontro con l’Ufficio Tecnico che va rialzato lo scalino con il quale si accede ai civici di Via Fratelli Chiarella, come prima dei lavori. E’ inoltre stato fatto il sollecito ai Chiarella per la sfalciatura delle alberature sul lato sx di Via Fratelli Chiarella)

Risposta del Municipio: in attesa di aggiornamento da Aster

-aggiornamento sulla sistemazione delle aiuole di Ponte Carrega e sull’intervento di Amiu
A seguito del sopralluogo dell’Ufficio tecnico del Municipio, del dirigente di Amiu, del rappresentante dell’amministrazione del condominio Bricoman-Sogegross e dei giardinieri responsabili della manutenzione delle aiuole sono state installate nuove piante al posto di quelle seccate e si sta procedendo alla manutenzione del verde e dell’impianto di irrigazione, così come richiesto dal contratto di gestione delle aree verdi stipulato tra Comune di Genova e gestore dell’area suddetta, oltrechè dalle richieste della cittadinanza.
A seguito di ciò si vuole sottolineare, per permettere una più facile ed efficace manutenzione di tali aree, la necessità di installare dissuasori volti a impedire ai cani di accedere alle aiuole.
Si chiede anche all’Amministrazione municipale di aggiornare la cittadinanza circa una eventuale e auspicabile modifica del contratto di gestione delle aree che al momento non prevedono l’intervento di Amiu per quanto riguarda la pulizia del quartiere nelle aree di nuova realizzazione.
Allo stesso tempo si vuole esprimere vivo apprezzamento per l’installazione da parte di Amiu dei nuovi cassonetti in cemento dislocati in Piazza Adriatico e per la pulizia del verde della Creuza di Salita Terpi.

Risposta del Municipio: in attesa di modifica del contratto di gestione delle aree che avverrà nei prossimi mesi

-trogolo
Chiediamo all’amministrazione di aggiornare la Associazione, stipulante una convenzione di scopo con Questo Municipio per la gestione dell’area del lavatoio di Salita alla Chiesa di Staglieno, circa il proseguo dei lavori di sistemazione del muro di confine tra l’area del lavatoio e quella del Cimitero monumentale di Staglieno.
In assenza di questi necessari lavori di sicurezza, la nostra associazione è costretta a tenere chiusa l’area e a non poter proseguire i lavori di recupero dell’area pubblica.

-pali storici Ponte carrega
A seguito di richieste effettuate nel tempo al Presidente del Municipio IV Media Val Bisagno e all’Ufficio tecnico del Municipio si è chiesta, in passato, la possibilità di inserire nel capitolo di spese municipale riguardante la Illuminazione pubblica l’inserimento della illuminazione storica ai due estremi del Ponte Carrega. Chiediamo all’Amministrazione municipale di comunicarci l’eventuale adesione a questa progettazione già approvata dalla Soprintendenza e dagli Uffici competenti del Comune di Genova.

Inoltre la Associazione ha presentato altre tre segnalazioni al Municipio:

-la prima in data 1 agosto, mandata al Presidente del Municipio IV Gianelli, all’Ufficio Tecnico e alla Soprintendenza è stata poi trasmessa all’ing.Pinasco dell’Ufficio Idraulica del Comune di Genova riguarda lo stato di erosione della platea di Ponte Carrega. Qui di seguito il testo della mail:

Con la presente mail si vuole dare seguito alle segnalazioni fatte in precedenza in sede di audizione in Consiglio Comunale e Osservazioni al Piano triennale dei Lavori Pubblici circa la situazione di degrado ed erosione della platea in cemento armato del Ponte Carrega. Le armature sono oramai da molto tempo a vista e non risultano più essere coperte da cemento; la stessa base si presenta oramai molto erosa e scavata dalle acque. Dando seguito alle richieste dei cittadini riferiamo all’Amministrazione municipale i nostri dubbi e le nostre preoccupazioni per questa situazione e chiediamo al Municipio IV Media Val Bisagno di farsi carico della comunicazione all’Assessorato ai Lavori Pubblici del Comune di Genova affinchè i suoi tecnici possano eseguire un sopralluogo e possano quindi stabilire l’entità del problema e intervenire a salvaguardia del bene storico monumentale di Ponte Carrega, in accordo con la Soprintendenza competente, che legge in copia.
Si resta in attesa di risposta e si saluta cordialmente.

Questa la risposta del Municipio:

Spett. Associazione Amici di Ponte Carrega

In relazione alla Vostra segnalazione di cui sotto, qui pervenuta alla Segreteria del Presidente (prot. 268033/3.8.2016) e   per conoscenza   all’Area Tecnica municipale e ai Beni Culturali, si informa che la stessa,  come da Voi richiesto,  è stata inoltrata  alla Segreteria dell’Assessorato ai Lavori Pubblici del Comune di Genova.

L’Area Tecnica municipale, tramite il Responsabile Geom. Roberto Maragliano, si è peraltro prontamente attivata al fine di verificare, come di sua primaria competenza, quanto da Voi evidenziato, interessando gli Uffici competenti per gli opportuni sopralluoghi e le valutazioni in merito a quanto segnalato.

Cordiali saluti

Il Presidente del Municipio IV

Agostino Gianelli

Segreteria Organi Istituzionali

Municipio IV Media Val Bisagno

(Arrigo Gemignani)

-la seconda in data 9 agosto riguardate la movimentazione terra nel greto del Bisagno all’altezza delle Gavette. della quale l’assessore al territorio del Municipio IV, Gianni Bagnino, ci ha riferito quanto segue: “si tratta di una operazione autorizzata dalla Città Metropolitana e si tratta di terra prelevata da sotto la copertura dello Stadio di Marassi ( Aster sta effettuando la pulizia della parte sottostante la copertura del Bisagno in Piazzale Marassi), stoccata presso il greto all’altezza delle Gavette e in attesa di essere collocata all’altezza della briglia del ponte Monteverde a Staglieno”.

-la terza in data 10 agosto riguardante i lavori di ripristino della pavimentazione presso la rotonda di Ponte Carrega (laddove sono stati effettuati gli scavi per la realizzazione della bocca di lupo, guarda articolo precedente): al posto degli autobloccanti drenanti è stata fatta una asfaltatura del marciapiede. Abbiamo chiesto, tramite il Municipio e l’Ufficio tecnico, spiegazioni: Aster ci ha comunicato che l’asfaltatura è stata voluta perchè, a detta del geometra di Aster, “altrimenti si rischia che la forza dell’acqua si porti via i blocchetti”.  Crediamo che il Municipio possa trovare insieme ad Aster una soluzione diversa da quella oggi adottata e ripristinare la pavimentazione drenante in autobloccanti.

E’ stato poi fatto il punto sulla edicola votiva di Ponte Carrega. La nostra associazione insieme alla Parrocchia di Montesignano è in attesa degli ultimi rinnovi di autorizzazione per iniziare i lavori di riposizionamento dell’edicola.

Infine è stato fatto presente il problema della pensilina dell’autobus mancante in Via Terpi all’incrocio con Via Mogadiscio.