Archive for Rischio idrogeologico

Il Comune ripensa un Piano di Emergenza

Come già da noi anticipato mesi fa il Comune sta preparando un nuovo piano di emergenza per le alluvioni. Bloccare il traffico, e quindi evitare che la gente si sposti o passi nelle zone a rischio con auto e moto creando ingorghi e affollamenti in zone esondabili è un bel passo avanti rispetto a prima. Auspichiamo anche il fatto che ogni esercizio commerciale sito nelle zone a rischio debba dotarsi di un piano di emergenza così da non farsi trovare impreparato in caso di allerta. Siamo anche ansiosi di vedere superata l’Ordinanza del Sindaco provvedimento N. 2012-POS-274 del 28/08/2012 che prevede un generico sgombero per gli abitanti che vivono nelle zone dichiarate a rischio in caso di allerta 1 e 2, ma non prevede, ad esempio, la chiusura della Coop Val Bisagno che si trova sotto il livello del Bisagno.

Durante il Convegno di novembre, che stiamo organizzando con il Wwf, parleremo anche dei Piani di Emergenza.

http://genova.repubblica.it/cronaca/2013/09/10/news/alluvione_rischio_ovunque_con_allerta_2_stop_alle_auto-66226507/

Ancora cemento a Pontecarrega

Un quartiere senza pace!
Siamo in grado di fornirvi i render del progetto di prossima realizzazione in Viale Gambaro (località Nane, la casa dei cipressi). Il progetto dei Chiarella, proprietari dei terreni, prevede la costruzioni di magazzini a destinazione artigianale e la costruzione di una strada di collegamento con Via Mogadiscio in prossimità della rimessa dei camper.

il prospetto generale delle nuove costruzioni da Viale Gambaro: la costruzione non colorata che si vede al margine sinistro della tavola è l'antica villa del Nane. Il camion in alto sta percorrendo Via Mogadiscio.

il prospetto generale delle nuove costruzioni da Viale Gambaro: la costruzione non colorata che si vede al margine sinistro della tavola è l’antica villa del Nane. Il camion in alto sta percorrendo Via Mogadiscio.

 

 

 

si vedono le costruzioni lungo viale Gambaro con la antica villa detta il Nane. Si noti anche il tracciato della strada che andrà a gravare sulla già trafficata Via Mogadiscio e che comporterà un nuovo carico di traffico su una strada stretta e per alcuni tratti senza marciapiedi (l'ultimo tratto di via Mogadiscio verso l'edicola e nel tratto che va dall'asilo e fino alla curva con via Fratelli Chiarella)

si vedono le costruzioni lungo viale Gambaro con la antica villa detta il Nane. Si noti anche il tracciato della strada che andrà a gravare sulla già trafficata Via Mogadiscio e che comporterà un nuovo carico di traffico su una strada stretta e per alcuni tratti senza marciapiedi (l’ultimo tratto di via Mogadiscio verso l’edicola e nel tratto che va dall’asilo e fino alla curva con via Fratelli Chiarella)

 

 

Guarda su >> facebook <<

La variante Bricoman e la sicurezza idrogeologica del nostro quartiere. I motivi del nostro NO alla variante

foto delle tavole della variante Bricoman-Coopsette

 

Ieri abbiamo avuto un incontro al circolo Pd Guglielmetti di Staglieno con alcuni amministratori di Municipio (Ass. Baghino) e Comune (Malatesta).
Ecco quello che è emerso in termini di novità:
RIO MERMI E RIO TORRE
Riguardo al Rio Mermi e rio Torre siamo in alto mare. Il primo dipende dai lavori di Coopsette, mentre per il secondo si aspetta l’approvazione del progetto della Provincia. Originariamente (il 7 giugno scorso) Crivello aveva detto che la gara per i lavori doveva partire subito dopo l’estate: vediamo se l’impegno verrà rispettato, ma l’impressione è che passerà un altro autunno come gli altri. E intanto in piazza Adriatico un privato ha venduto il suo appartamento (inagibile e allagato perchè situato al piano terra) ad una famiglia. La nostra associazione si chiede come ciò sia possibile e già da ieri si è attivata per fare chiarezza sulla questione mobilitando l’ufficio del sindaco.
Alla domanda “Quali sono le misure prese in considerazione dal comune per limitare il rischio alluvionale” la risposta è stata da una parte la costruzione dello scolmatore del Fe e dall’altra gli interventi di pulizia e cura dei piccoli rivi (a cura del Municipio). Noi oltre a questo proponiamo le misure di AUTOPROTEZIONE (compresi piani di emergenza e di evacuazione), di FLOOD PROOFING (barriere gonfiabili mobili) e di cura dei versanti.

BRICOMAN:
abbiamo fatto valere le nostre ragioni sul perchè siamo contrari alla costruzione dell’impalcato che raddoppia la superficie di parcamento del centro commerciale:
– raddoppiare i parcheggi significa raddoppiare il traffico e quindi il TRAFFICO e lo SMOG.
-significa impedire la piantumazione degli alberi ad alto fusto nel parcheggio, alberi che avrebbero la funzione di limitare proprio lo smog e il RUMORE del traffico che aumenterà in maniera vertiginosa, oltrechè avere una innegabile funzione estetica per migliorare un’area di servizio.
-significa AUMENTARE LA IMPERMEABILITÀ DEL SUOLO e quindi PEGGIORARE IL DISSESTO IDROGEOLOGICO proprio a ridosso delle case (in parole povere il cemento fa scorrere più velocemente l’acqua verso Pontecarrega e piazza Adriatico)
-significa creare DEGRADO e un’area critica per la SICUREZZA dei cittadini. Immaginatevi un parcheggio coperto (come quello della Fiumara) incustodito dall’ora di chiusura e fino al mattino.
-significa DEQUALIFICARE ulteriormente il nostro quartiere: che senso avrebbe il nostro tentativo di riqualificare l’area della casetta e i sentieri che portano alla Torretta di Quezzi; che senso avrebbe puntare sul progetto del Parco delle Mura Orientali se poi ci troveremo soffocati dalle auto e dai tir?

L’iter dell’approvazione dovrebbe concludersi entro ottobre-novembre al massimo. La giunta municipale dovrà dare un parere sulla variante ma poi la decisione spetterà alla GIUNTA Doria. La dequalificazione del quartiere passa attraverso loro: purtroppo noi temiamo che la variante possa passare. Secondo noi l’aumento di parcheggi è l’unica carta che rimane a Coopsette per riuscire a vendere il piano che non è ancora riuscita a vendere: promettere a un acquirente il doppio dei parcheggi significa promettergli potenzialmente il doppio dei clienti.
Per noi il doppio dei disagi.

I dubbi della Provincia sullo scolmatore del Fereggiano

I dubbi della Provincia sullo scolmatore del Fereggiano

Incontrando il Professor Rosso

Oggi siamo andati a trovare, insieme al Wwf, il professor Rosso del Politecnico di Milano e gli abbiamo illustrato i nostri studi sulla Perizia Misurale e le nostre ricerche per salvare Ponte Carrega. Abbiamo anche parlato di scolmatore e di Bisagno e insieme abbiamo parlato anche del programma del convegno di Novembre.
Un incontro interessante e prolifico che da ai nostri studi una consistenza e una solidità accademica di una certa autorevolezza.
Ora è chiaro che solo una volontà politica può scegliere per l’abbattimento.

Questo incontro, non il primo approccio con uno dei più importanti esperti di livello mondiale in materia di ingegneria idraulica, segna per noi la chiusura del cerchio per quanto riguarda la protezione del Nostro Ponte Carrega.
Siamo partiti un anno fa. Eravamo soli contro una perizia che condannava il ponte: ci davano per sognatori, folli, irreali.
E invece ciò che sostenevamo fin dal primo momento e che era sostenuto dal buon senso è ora sostenuto anche dalla tecnica.
Abbiamo mosso competenze, abbiamo cercato la nostra strada con trasparenza intellettuale e senso civico; oggi, dopo un anno siamo qui a constatare come sia facile far passare certe operazioni quando non c’è informazione e senso critico. Come sia facile per certe amministrazioni sostenere certe verità a metà, o celare certi aspetti per rendere la realtà un qualcosa di distorto.
Non è solo la Questione Morale, per dirla alla Berlinguer, che mette in scacco la politica italiana, bensì una ben più grave Questione Culturale.

Variante edificio per Bricoman

Il giorno 31 luglio 2013 una nostra delegazione è andata presso gli uffici del Comune per vedere le tavole della variante al progetto 270/2010, cioè l’edificio per Bricoman: non c’è traccia di casetta o verde pubblico, ma c’è spazio per un nuovo impalcato, senza aiuole, senza alberi, una bella piastra di cemento per metterci spora tante auto, e una nuova strada parallela a Viale Gambaro. La nostra associazione da almeno sei mesi continua a chiedere all’attuale amministrazione di operarsi per mitigare l’impatto dell’edificio in costruzione, come sappiamo approvato dalla scorsa amministrazione. Una maggiore richiesta di interventi di riqualificazione e verde non è una richiesta così insensata dato che anche la Regione Liguria, nell’istruttoria di valutazione dell’impatto ambientale, aveva suggerito: nel proprio parere il servizio di Tutela del paesaggio suggerisce, a titolo collaborativo, di prestare particolare attenzione al rapporto tra le nuove attività e le abitazioni poste in adiacenza…mantenimento o/e implementazione delle aree a verde”.

Per chi avesse la memoria corta ricordiamo un passo, a noi particolarmente caro, del programma PD, promosso durante la campagna elettorale del 2012: “Zona Guglielmetti/Italcementi: il processo di insediamenti commerciali e attività produttive-artigianali, è già stato avviato dall’attuale amministrazione (Marta Vincenzi) e i lavori sono già in corso. Il PD della Valbisagno ritiene, con fermezza, che questo debba essere l’ultimo insediamento commerciale della vallata e chiede che la progettazione di tale area si integri armonicamente nel contesto urbanistico e sociale nel quale è collocato“.

Con questa premessa, è naturale che i nostri interlocutori sono stati, sin dall’inizio, soprattutto gli amministratori e i rappresentanti di questo schieramento politico, anche perché finora, in Valbisagagno, hanno avuto sempre molto seguito, e ci aspettiamo che le promesse fatte vengano rigorosamente mantenute, molti di noi infatti hanno dato fiducia a queste intenzioni!

Da quando ci siamo costituiti in associazione abbiamo partecipato a molti incontri, formali e informali, e abbiamo tentato di interloquire costruttivamente per suggerire la mitigazione dell’impatto dell’edificio e del suo indotto con molte idee, fra le quali, una maggiore piantumazione di alberi intorno all’edificio, sia per ridurre l’impatto visivo di questo intervento, sia per ridurre l’inquinamento acustico causato dalla movimentazione dei moltissimi automezzi previsti in entrata e in uscita da quest’area.

Oggi che possiamo valutare la variante presentata, la domanda che sorge spontanea è questa: che tipo di mediazione hanno svolto i nostri interlocutori?  Ai costruttori sono state segnalate le esigenze espresse dalla nostra associazione e in generale dall’umore dei cittadini?

Ecco la motivazione della richiesta della variante….

Impalcato

(…) si è reso necessario incrementare il numero di posti auto pertinenziali realizzando un autorimessa in struttura su 2 piani di cui il piano terra anche parzialmente a cielo libero si estende per c.a. 6600 metri q. e ricalcherà le superfici del progetto concessionato (…) (…) per la necessità di reperire altri posti auto per raggiungere il numero richiesto dalla pubblica amministrazione ha portato alla realizzazione del piano primo (…)

Ma non è tutto, si dice che la variante non porterà significative modifiche alla viabilità, ma tuttavia viene realizzata una nuova via parallela a viale Gambaro! proprio sopra alle case (…) al fine di migliorare la fruibilità del piano primo e di quelli superiori (…) ovvero di tutto l’edificio (…) sarà realizzato un asse viario a senso unico che da via Fratelli Chiarella porterà ai piazzali antistanti le varie medie strutture di vendita…senza dover percorrere la strada interna garantendone un alternativa sia carrabile, sia pedonale (…)

Viabilità parallela a Viale Gambaro

E’ evidente che questa variante darà il definitivo colpo di grazia alla dequalificazione del nostro quartiere, che a questo punto non potremo accettare!

Riguardo l’impatto estetico dell’edificio, ecco la descrizione nella relazione della variante: un armonico impasto di forme geometriche e materiali completato da alternanze cromatiche decisamente definite
Ecco una foto del progetto dell’edificio, senza dubbio s’integra “armonicamente nel contesto urbanistico e sociale nel quale è collocato”, giudicate voi, si tratta di capire solo di quale contesto urbano si stia parlando!

Bricoman Foto Comune

La motivazione della variante è veramente inquietante: avevamo chiesto agli amministratori di richiedere alberi a medio e alto fusto nel parcheggio auto, in sostituzione ai previsti arbusti, proprio per mitigare il rumore e la visuale del grande parcheggio visto dall’alto, e invece, con sorpresa, la variante propone un lastricato di cemento in struttura nel quale non sono presenti nemmeno le aiuole con gli arbusti.

A cosa serviranno tanti posti auto in variante? Forse la stima di flusso veicolare nel progetto originario era sotto stimato? Se il flusso veicolare era originariamente sotto valutato, la valutazione dell’impatto ambientale sarebbe ancora valida? Le superfici drenanti richieste per mitigare il rischio idrogeologico, come saranno garantite da un’ulteriore struttura la dove era previsto un parcheggio a suolo drenante?

L’area verde pubblica richiesta dalla nostra associazione è stata indicata all’amministrazione per compensare, almeno in parte, la popolazione residente del grande disagio che dovrà affrontare prossimamente con l’apertura del nuovo centro commerciale in termini di traffico e rumore. Infatti il progetto in origine considerava solo in un piccolo spazio verde al margine di una delle due rotonde.

La nostra richiesta di un’area verde non deve considerarsi un baratto con la possibilità di edificare ulteriormente un parcheggio in struttura, consumando altro suolo, perché a quello possiamo francamente rinunciare.

Come promesso dagli amministratori e dai rappresentanti delle forze di maggioranza, con i quali abbiamo dialogato assiduamente, ci aspettiamo che “con fermezza” rispettino i loro impegni.

Diversamente potrebbe configurarsi la necessità di rivolgersi ad altri organismi istituzionali per far valere i nostri diritti di cittadini per ottenere un ambiente qualificato e vivibile anche a Ponte Carrega.

Per quanto riguarda il progetto 87/2013, cioè Guglielmetti. Siamo andati per visionare il progetto e farne copia ma non era disponibile: infatti il progetto in questione è stato ritirato da Talea (il ramo immobiliare di Coop Liguria) e ora sta discutendo un nuovo progetto, lo stesso che è stato presentato a Tursi la settimana scorsa all’assemblea dei capi gruppo. Per ora si sa solo che in Guglielmetti è prevista una riduzione della parte produttiva da 14 mila metri q. a 7 mila metri quadrati e la realizzazione di un albergo a 3stelle.
Presto maggiori aggiornamenti.

INTORNO A QUELL’ALBERO. Osservazioni a margine del restauro di Ponte Carrega sul futuro della Val Bisagno

intorno a quell'albero..Queste osservazioni sono dedicate a un albero che forse nessuno avrà notato, trattandosi di una pianta priva di valore, nata spontaneamente là dove non avrebbe dovuto nascere.
Grazie al suo vigore stagionale ha allietato inconsapevolmente la nostra festa sul ponte, come una quinta al termine di una bella scena teatrale: quella pianta sarà presto rimossa e svelerà il vero contenitore.
Non sarà una piacevole sorpresa: il ricordo incantevole di quella festa, quasi campestre, con tante cose genuine, musica e canto, cesserà definitivamente nella nostra memoria lasciandoci un senso di tristezza.

Lo scenario che ci apparirà sarà quello di un enorme edificio per il quale l’amministrazione non ha esitato ad avallare lo sbancamento di una collina ancora intatta, in una zona ad alto rischio idrogeologico, nonostante le rassicuranti manifestazioni del “costruiamo nel costruito”.
Oggi le parole sono cambiate, “si cambia passo, questa sarà l’ultima volta! il ponte è un valore e si deve preservare!”.

Ma noi, nel culmine del successo della nostra manifestazione, riteniamo che la nostra valle sia ancora in grave pericolo, con l’abbattimento del ponte non ancora scongiurato in realtà, la profilatura degli argini del fiume e l’allargamento della sede stradale in previsione.

Non sarà una cosa immediata, ma tutto è stato deciso e programmato in anticipo, prevedendo anche la nostra eventuale  reazione per il mantenimento di Ponte Carrega.

Gli amici di Ponte Carrega saranno ricordati per essere stati dei bravi ragazzi che hanno fatto un bel lavoro, ma degli utopisti in fondo, dediti alla bellezza e privi di quel senso pratico che mostra le soluzioni veramente necessarie, e pertanto ora diventati un ostacolo allo sviluppo.

Tra un anno o poco più, il grande sipario sull’edificio Bricoman e Guglielmetti si alzerà, e con la loro apertura il traffico veicolare, già critico, si congestionerà definitivamente in modo irreversibile.
Sarà uno scenario critico per chi dovrà raggiungere zone periferiche: Prato, Davagna, Traso, Bargagli, diventeranno mete esotiche.
Qualche mese più tardi, spinti dalla rabbia di questi cittadini, l’amministrazione promuoverà l’allargamento della sponda destra con l’abbattimento dei ponti come originariamente previsto, e questa volta il progetto verrà applaudito e auspicato da tutti.
Sarà la rabbia dei cittadini stessi che si rivolterà contro di noi e contro tutti coloro che si opporranno alla realizzazione del progetto.

Al quel tempo noi appariremo ridicoli e nostalgici di quel piccolo mondo antico e di un torrente ancora vivo sotto il suo ponte.

Sarà una guerra tra i poveri, fra comitati di vedute opposte, tra chi vuole la qualità di vita del suo quartiere e chi è stato privato della possibilità di tornare a casa in tempi ragionevoli. Alla fine prevarrà la solidarietà verso chi è distante dal centro e a farne le spese saranno ancora una volta il torrente, il suo ponte e il suo nostro antico quartiere.

Chi avrà vinto ancora una volta a scapito della cittadinanza e della qualità della vita, saranno gli speculatori fondiari, le grandi catene di vendita, e non importa se gli orientamenti dichiarati dalle amministrazioni, attuali e precedenti, sono spiccatamente definiti di “sinistra”, attenti alle tematiche sociali – il Comune amico dei cittadini.

Così alla fine i responsabili e gli artefici di quella trasformazione della vallata che vede Ponte Carrega come nodo strategico di viabilità e servizio, saranno doppiamente meritevoli e gloriosi per aver dapprima preso posizione per il mantenimento del ponte e poi per aver saputo prendere la difficile decisione di abbatterlo, per assecondare “le magnifiche sorti e progressive” di sviluppo della valle, commossi e con molto dispiacere avvallando la richiesta del popolo!

“Divide et impera”

Ponte Carrega - Render

(render eseguito dal nostro staff tecnico come ipotesi di profilatura degli argini in località Ponte Carrega)

Dall’alluvione di tronchi all’alluvione di cemento

 

Sono passati circa 16 mesi da quando il 4 Novembre 2011 una così definita “bomba d’acqua” ha colpito la Valbisagno ed ha provocato l’esondazione dei rivi che portano le acque delle colline sino al torrente Bisagno. Infatti, come è noto, non è stato il grande torrente ad esondare ma sono stati i rivi laterali che lo riforniscono a non reggere la quantità d’acqua scaricata dal cielo. L’opera distruttiva delle acque è stata amplificata dall’incuria che purtroppo impera in questi periodi dove i soldi per la sicurezza sono sempre troppo pochi, se non inesistenti ed è molto più semplice e remunerativo intervenire solo dopo, in stato di emergenza. In quei giorni abbiamo imparato che l’amministrazione è impreparata e non svolge il suo ruolo principale, ovvero quello di preoccuparsi della sicurezza del cittadino! A distanza di quasi un anno e mezzo, qui è ancora tutto in forse e apparentemente lasciato al caso. Parliamo nello specifico di quello che è successo in Piazza Adriatico e Pontecarrega, due fra i quartieri maggiormente colpiti rimasti in ombra rispetto a via Fereggiano solo perché fortunatamente non è morto nessuno. Il fatto che non vi siano state vittime è stata solo una coincidenza fortuita dato che sono stati sommersi quasi completamente tutti fondi e i primi piani degli edifici; se l’evento si fosse verificato di notte invece che di giorno avrebbe trovato nel sonno decine di anziani ed invalidi. Diversamente e per fortuna con la luce del giorno sono riusciti a mettersi in salvo. Oggi la nostra Piazza è ancora ferita da quei giorni, una ferita aperta, perché fra di noi c’è chi ha perso la casa con tutto quello che essa rappresentava per la sua vita, e c’è chi ha visto amici e parenti disperati. Abbiamo perso quel poco che avevamo, come per esempio l’ARCI, un punto di incontro e di iniziative, ancora oggi in attesa di iter amministrativi da parte del Comune per consentirne l’apertura, pratiche che tardano o vengono rimandate. A fronte di questa disgrazia tuttavia abbiamo trovato la solidarietà di tutti i cittadini che sono scesi con noi per strada per darci una mano a ripulire e ripartire. Fu come riscoprirci fratelli nel nostro “ghetto” in cui ormai non siamo più disposti a farci relegare! E’ necessario che i quartieri dormitorio delle periferie escano da questo triste ruolo! La storia del nostro quartiere è sempre stata travagliata: inizia nel dopoguerra con l’installazione di alcune baracche di legno costruite urgentemente per dare alloggio alle famiglie senza tetto vittime dei bombardamenti del conflitto mondiale e soprattutto alle popolazioni di lingua italiana in fuga di massa dalla Dalmazia e dalla Jugoslavia. I nomi della nostra piazza e delle vie adiacenti ricordano quei tristi avvenimenti: “Adriatico, Istria e Dalmazia”. Solo successivamente vennero costruite le case in muratura, intorno agli anni 50, ma sciaguratamente i fondi e i primi piani delle nuove costruzioni vennero collocati a un livello inferiore rispetto gli argini dei torrenti Mermi, Rio Torre e dello stesso Bisagno. Queste abitazioni non hanno mai avuto una effettiva agibilità ma vennero assegnate d’urgenza per la contingente necessità di nuovi alloggi per le famiglie sfollate.

Durante gli episodi alluvionali del 1970 le case vennero gravemente danneggiate: questo episodio avrebbe dovuto far riflettere le istituzioni, mentre, solo qualche mese più tardi, nel 1971, esse derogarono nuovamente al buon senso e alla incolumità delle persone, ripristinando gli appartamenti per assegnarli forzatamente alle famiglie del quartiere di Via Madre di Dio. Una operazione riconosciuta oggi all’unanimità come “infame” che vide come protagonisti la diaspora e l’allontanamento dal centro di intere famiglie verso collocazioni disparate in degradanti periferie. Più tardi, intorno agli anni 90, il Comune riuscì a vendere un lotto di case sia agli stessi inquilini sia a una società immobiliare, la TONO Spa, con una operazione di vendita riuscita nonostante sulle abitazioni gravassero seri dubbi di sostanziale inagibilità. Ancora oggi ci sono contestazioni e cause legali aperte in merito alla legittimità degli atti di vendita: una situazione paradossale, dove il soggetto che vende le case è lo stesso che poi ne dichiara l’inagibilità per l’evidente rischio idrogeologico. Nonostante tutto questo agli inquilini ancora oggi è richiesto di continuare a pagare

il mutuo contratto per l’acquisto della casa. Questo paradosso denota la mancanza di coerenza, o volontà, di certe amministrazioni per risolvere queste situazioni. Un modo di procedere che rivela come la Valbisagno continui ad essere pensata come un’area di periferia, un parcheggio sociale al servizio della città, un territorio pensato come una entità astratta e indifferente rispetto al fenomeno umano. Un concetto che promuove l’idea di centro come mera collocazione geografica e per questo, per sua natura, necessariamente delimitata da aree periferiche di minore importanza. Per ribaltare la situazione basterebbe capire che “centro” non è una collocazione geografica, ma ogni luogo in cui si concretizza e sono favoriti l’armonia di relazione e l’incontro umano, modalità con le quali gli individui possono aspirare a diventare persone ed esprimere in pienezza la loro vocazione, quel soffio vitale che gli antichi greci chiamavano “ànemos” (anima). Con questa visione emergerebbe subito che l’idea di centro geografico è assolutamente inadeguata ad assurgere a questa funzione. La periferia vista come occasione “dell’anima” diventerebbe una risorsa per la città, non un parcheggio sociale o un area di servizio per qualcuno.

Non cʼè la volontà politica, probabilmente nemmeno la competenza, per cambiare questa situazione e le operazioni a cui stiamo assistendo e dovremo ancora assistere nei prossimi anni lo dimostrano. Pochi giorni prima dell’alluvione 2011 venne variato il PUC, (piano urbanistico comunale) e autorizzato il progetto per la costruzione di un grande edificio adibito a centro commerciale e artigianale di oltre 49.000 m2 (più grosso per intenderci del palasport del quartiere fieristico alla Foce), lungo circa 300 metri e alto 40 metri, un bell’ecomostro dove troveranno casa grosse catene di vendita, tra cui spicca “Bricoman”, colosso della vendita al dettaglio e allʼingrosso di materiali edili, idraulici, elettrici, bricolage, ferramenta, giardinaggio. Un colosso che fa capo alla multinazionale francese ADEO Groupe e che metterà in crisi il settore delle piccole distribuzioni dello stesso settore merceologico. Il tutto passato dopo il solito finto dibattito pubblico tenuto segreto ai più e per quelli che sono riusciti a saperlo, ben poco spazio di trattativa sulle migliorie o sulle opzioni.

A fianco di questo grosso complesso ne sorgerà un altro, nellʼarea delle ex officine Guglielmetti: qui sorgerà una nuova Coop con annessa galleria commerciale di proporzioni molto più grandi rispetto allʼodierno centro acquisti ValBisagno.

Il tutto infarcito dai soliti “non sapevo” delle istituzioni municipali che invece hanno posto in chiaro le loro firme su molti documenti autorizzativi, spinti dalla promessa che tutto questo porterà nuovi posti di lavoro sul territorio. Sappiamo sulla nostra pelle che i posti di lavoro promessi saranno a tempo determinato, contratti al ribasso a fronte della chiusura di centinaia di piccoli negozi che oggi vendono quello che andranno a proporre le multinazionali con costi estremamente più bassi in virtù dei giochi finanziari internazionali e salari spinti al ribasso. Insomma il solito regalo a chi già “sguazza nel denaro” a discapito di chi tira la cinghia per arrivare a fine mese.

Oggi tocca a Pontecarrega dover pagare un prezzo altissimo, ma domani toccherà allʼarea Moltini, poi allʼarea Boero e così via: tutta la Valbisagno può essere toccata da queste operazioni. Il rischio concreto è quello di veder eseguite in Valbisagno le stesse operazioni che sono state fatte nellʼarea Campi e in generale in Val Polcevera. Lʼex assessore al commercio Gianni Vassallo lo aveva detto rilasciando unʼintervista al secolo XIX ((24.01.2011) “un polo simile a quello che attira a Campi numerose persone”. A questo punto sorge spontanea un’altra domanda – il traffico? Oggi le strade sono molto trafficate e i tempi di percorrenza sono lunghissimi, una volta realizzati questi nuovi centri commerciali come si pensa di migliorare il traffico a fronte di unʼaffluenza giornaliera prevista di oltre 1200 autovetture in più per la sola area “Bricoman”? Secondo gli studi della

Regione sarà sufficiente inserire una rotonda in corrispondenza di Pontecarrega per migliorare il traffico di oltre il 30%. (S67-DECR-1835-2011).

E se i fatti non corrispondessero agli studi eseguiti che giustificano queste operazioni (quasi sempre succede che gli studi siano fatti con criteri che agevolano il costruttore e che non mettono in discussione la bontà del progetto), chi pagherà le conseguenze per un flusso di traffico incontrollato? facile, noi cittadini! Se non fosse sufficiente questo, a dimostrare come la Pubblica Amministrazione consideri la nostra vallata come una zona di servizio e i suoi cittadini di serie B, si aggiunge il progetto di demolire 5 ponti (Bezzeca, passerella gas Veronelli, Carrega, Guglielmetti, Feritore) per ricostruirne solo due di tipo carrabile prospicienti ai nuovi centri commerciali. Si prevede di restringere lʼargine destro di oltre 3m e alzarlo per un totale di 5m per una lunghezza di 1,8km per farvi transitare la “busvia”, il tutto per una cifra complessiva di 24 milioni di euro. Peccato che così facendo non si migliora la sicurezza del Bisagno e avremo sempre più traffico. Vogliamo opere di mitigazione degli impatti di tali edifici e un serio ripensamento di come giungere alla tramvia senza sfasciare ulteriormente la natura del torrente e la conformazione dellʼintera Vallata. Per questo i cittadini della Valbisagno da molti mesi si stanno mobilitando per promuovere incontri e chiedere un confronto con l’amministrazione. Vogliamo riprenderci la nostra Valbisagno e diciamo basta a chi decide del nostro futuro senza interpellarci! CITTADINI DI PONTECARREGA E DELLA VALBISAGNO

WWF – Tavolo di lavoro aperto al Pubblico – Incontro con Andrea Agapito

Venerdì scorso, 14 giugno 2013, in coerenza con il nostro manifesto e statuto, alcuni membri dell’associazione Amici di Pontecarrega hanno partecipato al tavolo di lavoro aperto al pubblico promosso dal WWF insieme alle associazioni del territorio della Val Bisagno.  L’incontro avvenuto nella sede regionale del WWF in vico Casana 9/3, è stata occasione d’incontro con alcuni esperti del rischio idrogeologico fra cui il Prof. Renzo Rosso del Politecnico di Milano e Andrea Agapito (responsabile del progetto Oasi del WWF Italia), giunto appositamente da Roma per la visita a Ponte Carrega e Fereggiano.

In questo periodo i tavoli di lavoro WWF(Genova) aperti al pubblico rappresentano occasioni d’incontro e preparazione per il convegno WWF Italia, a rilevanza nazionale, che si svolgerà il prossimo autunno a Genova.

Per via del poco tempo a disposizione, non si è potuto parlare del progetto del Parco delle Mura Orientali di Genova in cui, secondo una nostra idea, l’acquedotto storico, salita Preli, il nostro Ponte Carrega, e salita Migliavacca, raccordandosi con la torretta di Quezzi (già Sito di Interesse Comunitario – SIC) potrebbero diventare un’importante anello di collegamento con il parco dei Forti e rappresentare un unico grande polmone verde intorno alla città, fruibile con un solo biglietto dell’autobus!.

Ecco alcune foto dell’incontro.

Andrea Agapito a Ponte Carrega Prof. Renzo Rosso e Andrea Agapito

L’on. Mariani, commissione Ambiente della Camera, in visita a Pontecarrega e Piazza Adriatico

A seguito della visita dell’on.Mariani (VIII Commissione Ambiente, territorio e lavori pubblici) a Pontecarrega e Piazza Adriatico svoltasi lo scorso 7 giugno, pubblichiamo la mozione sul contrasto al dissesto idrogeologico che sarà discussa alla Camera dei Deputati alla fine del mese di giugno.

>> Mozione dissesto idrogeologico in discussione alla camera_24-28giugno2013 <<

On. Mariani a Pontecarrega

Nella Foto l’On. Mariani e il presidente APC, Fabrizio Spiniello, osservano lo sbancamento della collina in prossimità di zone a rischio idrogeologico, lo sbancamento delle zone verdi servirà per fare spazio alle rampe d’accesso all’edificio per Bricoman.      

Pubblichiamo anche le nostre riflessioni riguardo la mozione, inviate all’on.Mariani:

Gentile On. Mariani,

abbiamo letto e stiamo studiando la mozione sul dissesto idrogeologico che sarà discussa alla Camera alla fine di giugno.

 

Riteniamo sia, come scritto nella mozione, “indispensabile un piano strutturale di messa in sicurezza e di manutenzione del territorio e dei corsi d’acqua finalizzato alla riduzione del rischio idrogeologico”. Analogamente riteniamo anche noi che ciò “rappresenti uno straordinario strumento di rilancio economico e di creazione di occupazione, a partire dalla riattivazione degli investimenti immediatamente cantierabili”, ma è necessario in questo caso, secondo noi, dare una interpretazione precisa di quali siano questi “strumenti di rilancio economico” e quali siano questi “investimenti immediatamente cantierabili” : l’impressione che si ha è quella che in realtà vengano privilegiati pochi interventi molto costosi, piuttosto che i piccoli interventi diffusi sul territorio e sui versanti. E’ chiaro, almeno nell’esempio genovese, che tutti gli investimenti immediatamente cantierabili siano quelli che Le abbiamo illustrato durante il sopralluogo a Pontecarrega e di cui già esiste un progetto “immediatamente cantierabile”, mentre per quanto riguarda il recupero dei versanti e del territorio ciò che ho appena detto non è posibile, dato che si incomincia a parlare di queste tematiche solo oggi. Il disegno che emerge è perciò abbastanza netto e delineato: prima si pensa alle grandi opere, poi alla gestione del territorio e quindi alla prevenzione del rischio. Sappiamo però entrambi che non ci sono risorse per entrambe le idee. Dei due, perciò, l’uno. Pazienza se poi non ci saranno le risorse per affrontare una politica pluriennale di piccoli interventi diffusi sul territorio, almeno si sarà fatta la grande opera. Ma ne siamo proprio sicuri? Prendiamo l’esempio dello scolmatore del Fereggiano: il piano di bacino prevedeva due tipi di interventi. Il primo prevedeva l’allargamento dell’alveo e della tombinatura fino al Bisagno per eliminare la strozzatura e le criticità del tratto sottostradale in cui il Fereggiano si restringe. Prezzo preventivato: 15 milioni di euro.

Il secondo prevedeva invece la realizzazione di un canale scolmatore del Fereggiano: prezzo preventivato 59 milioni di cui solo 45 certi (25 dal Piano Città, 5 dalla Regione, 5 dal Comune e 10 ancora da un mutuo del Comune ) e 14 ancora de reperire. Ma siamo sicuri che questi ulteriori 14 milioni potranno essere un giorno reperiti? Ce lo auguriamo, ma fino ad oggi la situazione è quella che Le sto descrivendo.

Nonostante l’impegno degli amministratori locali si è privilegiato l’aspetto mediatico della questione, si è privilegiata l’opera “immediatamente cantierabile” che rappresenterebbe, dal punto di vista degli amministratori, un evidente “strumento di rilancio economico”, che però, non avrebbe una forte ricaduta sul tessuto economico locale. La grande opera muove grandi risorse, ma necessita di un bando di gara europeo per la sua assegnazione; ricostruire un muretto a secco lungo gli argini di un fiume o per mettere in sicurezza una frana invece ha una ricaduta immediata sulle piccole-medie imprese locali. La grande opera prevede di essere inaugurata nel 2017: tre anni di lavoro. Il lavoro costante sui versanti, il presidio del territorio, può avere una ricaduta pluriennale su una economia locale provata da una crisi che non si risolleverà con facilità nel giro di pochi anni.

E’ pertanto necessario che emerga in maniera univoca l’idea di contrasto al dissesto idrogeologico che la mozione intende perseguire, quale sia la priorità che si intende portare avanti. Una pioggia di denaro su poche opere di impatto può valere una pioggia di denaro su tanti piccoli-medi interventi diffusi su tutto il territorio.

Per la lotta al dissesto andrebbe poi, secondo la nostra opinione di semplici cittadini interessati alla Cosa Pubblica, promosso un profondo e radicale dibattito sul Regio Decreto 523/1904, ancora oggi vigente, ma derogabile da ogni Regione. E’ impensabile parlare di mitigazione del rischio alluvionale se la normativa regionale ligure permette di costruire, in deroga al R.D. 523/1904, fino a tre metri dall’alveo di un fiume.

RingraziandoLa per la cortese attenzione,

La saluto cordialmente.
Fabrizio Spiniello
Associazione Amici di Pontecarrega

Andrea Agapito, responsabile Oasi WWF iTALIA ospite del g.d.l. dissesto idrogeologico

Appuntamento importante per la nostra associazione e per il gruppo di lavoro sul dissesto idrogeologico promosso dal WWF e giunto al quarto appuntamento dopo le puntate su scolmatore, storia del Bisagno e piani di bacino, perizia Misurale e Piano Città. Venerdì pomeriggio incontreremo Andrea Agapito, esperto di fiumi e responsabile nazionale per il PROGETTO OASI WWF ITALIA, in arrivo appositamente da Roma per l’incontro del gruppo di lavoro in cui si parlerà di fiumi e dissesto dal punto di vista dell’esperto WWF.
L’incontro è aperto a tutti e si terrà dalle 15:00 alle 17:00 presso la sede del WWF in Vico Casana 9/3.
Si prega di confermare eventuale presenza così da organizzare per il meglio la riuscita dell’incontro.gdl14giugno jpeg

Alluvione di cemento, non c’è pace per il nostro quartiere

Nonostante la nostra campagna informativa sul degrado del nostro territorio e sulla continua cementificazione, nonostante il riconoscimento delle amministrazioni sul fatto che il rischio idrogeologico è determinato anche da una eccessiva cementificazione e impermeabilizzazione del suolo, nonostante il Comune di Genova e la stessa Provincia hanno aderito alla carta di Aalborg con l’agenda 21 per la Valbisagno città sostenibile, ecco spuntare un altro progetto per cementificare altre aree verdi del quartiere. Un altro capannone con destinazione produttivo artigianale accanto all’enorme edificio in costruzione Coopsette – Bricoman, con costruzione di strada di pertinenza annessa.

Ecco gli estremi del progetto >>  Settore Approvazione Progetti e Controllo Attività Edilizia Prot. 5491 / 2010 <<

Vial Gambaro

Ora la nostra tesi è la seguente: se il rischio idrogeologico è determinato anche da una eccessiva cementificazione e il bacino idrografico dove dovrebbero insistere questi edifici è particolarmente delicato (nel 2011 il Presidente del Consiglio dei Ministri ha dichiarato lo stato di emergenza per il territorio della Liguria e Piemonte) e poco più a valle vige ancora una ordinanza  (provvedimento N. 2012-POS.274 del 28/08/2012), che impone ai residenti di Piazzale Adriatico e di Ponte Carrega, e alle persone che svolgono attività nei locali ai piani terra, di non permanere in tali zone in caso di sola Allerta idrologica di tipo I e II. Come è possibile sostenere ora che questi nuovi interventi di cementificazione sono estranei rispetto agli scenari di rischio idrogeologico? >> Leggi articolo della Stampa “Allarme cementificazione, dall’Anbi un piano per la riduzione del rischio idrogeologico <<

La contraddizione è evidente, se l’amministrazione non risponde a favore di un ripensamento generale sulla opportunità di continuare ad edificare in collina consumando ulteriori aree verdi, in zone a grande rischio idrogeologico, occorrerà procedere con altre strade per tutelare la nostra sicurezza e la nostra qualità di vita. Queste ultime istanze sono diritti che vanno ben oltre alla regolarità dei procedimenti edilizi e delle concessioni dei  titoli a costruire che il Comune ha il potere di rilasciare, soprattutto per monetizzare e mettere in ordine i conti in rosso. Questo modo di costruire e concedere permessi a costruire in colline e zone ad alto rischio idrogeologico è una pratica che a lungo termine si rivela tragicamente pericolosa e già superata dai fatti, purtroppo anche molto gravi come quelli recentemente avvenuti il 4 novembre 2011, per non parlare delle recentissime frane di via Ventotene e Via Dassori, dove solo per caso non c’è scappato il morto.

>> Guarda il video si cosa ne pensa l’attuale Sindaco Marco Doria <<

“…nella nostra realtà il fenomeno di un certo tipo di urbanizzazione è sicuramente una delle cause della complessità dei dissesti… l’inasprimento dei fattori climatici, è ormai accertato genericamente, determina anche un diverso regime delle precipitazioni, quindi cause complesse…”

“…I rimedi: la prima questione è pensare a quale modello di società vogliamo tendere…come società civile, come amministratori, come politici, come cittadini, siamo tenuti a compiere o a pronunciarci su scelte che riguardano il futuro che noi volgiamo costruire…”  

(Marco Doria, Palazzo Tursi, Convegno “Alluvioni, mitigazione e adattamento” – 5 novembre 2012)

A questo punto è legittimo chiedersi, quale sarà la scelta?…

La nostra idea di cittadinanza attiva: ecco il gruppo di lavoro sul dissesto idrogeologico

Domani,ore 21:00, si riunisce il gruppo di lavoro sul dissesto idrogeologico aperto a tutta la cittadinanza. Si tratta di un laboratorio di idee promosso dal Wwf Genova in cui si studiano le problematiche legate al nostro territorio.
Dopo aver parlato del tema scolmatore con Giuseppe Pittaluga, domani parleremo dei Piani di Bacino del Bisagno con Gianni Ferretti dell’ARPAL; Alessandro Ravera invece, con l’aiuto delle slides, ci illustrerà la storia plurisecolare del Bisagno e della sua progressiva cementificazione. L’incontro si concluderà con l’intervento di Luca Piazza sullo stato di rischio degli affluenti del Bisagno.

La locandina dell’incontro di Mercoledì 22 maggio:g.d.l. dissesto idrogeologico

Articolo sul Secolo XIX – Sbancamenti, gli incubi di Piazza Adriatico

Bricoman cantiere xix
>> Leggi l’articolo completo…sul Secolo XIX del 09 maggio 2013 <<

Fabrizio Spiniello a “Prima Pagina” radio tre, risposta di Gianni Barbacetto

>> Stralcio dell’intervento <<
>> Link completo a Prima Pagina <<

Comunicato: Anche gli Amici di Ponte Carrega hanno aderito all’iniziativa di Salviamo il Paesaggio e saremo presenti alla marcia per la Terra di domenica 21/04 – >> Link per scaricare il programma <<

Piazza Adriatico 4 novembre 2011

[cvg-gallery galleryId=’12’ mode=’showcase’ limit=’5′ /]

zone-inondabili In fondo a questo post un eccezionale video segnalato da un nostro simpatizzante, qui non ci sono fiumi o torrenti da mettere “in sicurezza”, come per il Rio Mermi, qui c’è solo la pioggia di un violento nubifragio che si abbatte su un territorio cementificato e impermeabilizzato, non ci sono scolmatori o altre opere idrauliche possibili per fermare questi eventi, occorre un modo diverso di costruire e intendere il territorio, occorre che i cittadini imparino misure di auto-adattamento. Il video si riferisce a Genova Borgoratti, un bacino idrografico che in linea d’aria dista c.a. 2 km dal nostro quartiere di Ponte Carrega.

Dopo questo evento il Presidente del Consiglio dei Ministri, in relazione alle eccezionali avversità atmosferiche verificatesi nei giorni 4 all’8 novembre 2011 nel territorio della Regione Liguria e Piemonte, ha proclamato lo stato di emergenza, ma il cantiere per Bricoman è andato avanti come se nulla fosse successo, ha proceduto allo sbancamento della collina anche se a 200 m le famiglie ancora oggi devono evacuare le loro case in stato di allerta idrogeologica I e II, (provvedimento N. 2012-POS.274 del 28/08/2012), non sarebbe stato il caso di fermare i lavori e applicare un principio di precauzione? Rivedere il progetto in modo da non togliere ulteriori spazi verdi e procedere a ulteriori opere di impermeabilizzazione del suolo?
Pensate se si presentasse oggi lo stesso nubifragio a Ponte Carrega dopo lo sbancamento della collina, cosa succederebbe in Piazza Adriatico o a Ponte Carrega? un valanga di fango e melma? Cosa sarà di questo quartiere quando gli enormi edifici saranno terminati con frequentazione di migliaia di persone al giorno? Lo chiederemo ai tecnici, dovranno dirci se gli scenari di rischio sono migliorati, o peggiorati a seguito del proseguimento dei lavori.  Ai tecnici l’ardua sentenza, noi cittadini volgiamo essere tutelati! D’altra parte come possiamo essere rassicurati se la stessa amministrazione che si è adoperata per la variante del PUC per agevolare questo progetto, ha esponenti indagati dalla Procura di Genova per i reati di calunnia e falso in concorso proprio nell’ambito dell’inchiesta sull’alluvione a Genova del 4 novembre 2011?  Forse le stesse procedure o norme che regolamentano il settore delle costruzioni di questi edifici sono superate e non sono più idonee ad affrontare l’inasprimento delle condizioni climatiche, ma in questo caso occorrerebbe intervenire subito, il progetto si potrebbe ancora rivedere proprio in funzione di queste considerazioni.

Borgoratti 4 novembre 2011 – qui non ci sono torrenti da “mettere in sicurezza”

Comunicato:  Luca Mercalli, presidente di Nimbus, rispondendo a una nostra e-mail ci ha inviato questo >>link<< dove è possibile apprendere alcune misure di autoprotezione, lo ringraziamo per l’interessamento.

Sbancare una collina in zona a rischio idrogeologico, perchè no?

Senza Parole - Cantiere per Bricoman - Genova Ponte Carrega

Senza Parole – Cantiere per Bricoman – Genova Ponte Carrega

GUARDA LA GALLERIA

 

L’urbanistica, in Italia, è regolata da una legge degli anni quaranta

L’urbanistica, in Italia, è regolata da una legge degli anni quaranta. Da allora però si sono fatte strada nuove consapevolezze. Come la necessità di non consumare più suolo, di riqualificare l’esistente, di rispettare l’ambiente, di ridurre l’impiego di energia. Tanti i progetti di legge, le petizioni, le richieste di associazioni ed enti, ma ad oggi, nessuna riforma.
Ascolta >> l’Intervista a Federico Oliva << (presidente Istituto Nazionale Urbanistica)
…necessità di non consumare più suolo!
Ricordiamo che il Comune di Genova aveva sottoscritto nel 2004 – l’Agenda 21 - per la Valbisagno:
Indichiamo gli obbiettivi dell’area tematica N°2…
Obiettivi
Sviluppo dell’agricoltura multifunzionale, recupero del paesaggio
Integrazione dell’attività agricola con quella turistica
Valorizzazione dei prodotti tipici, dei prodotti locali e delle produzioni biologiche
Ampliamento e valorizzazione dell’offerta turistica
Protezione dal dissesto idrogeologico, sistemazione e gestione idraulico forestale
Azioni di ringiovanimento e rimboschimento
Sostenibilità nell’edilizia
Integrazione degli strumenti di pianificazione
Protezione e incremento della biodiversità naturale
Ecco l’applicazione…. che coerenza!
sbancamento

Relazione del seminario promosso da Cima al campus universitario di Savona

Ieri una nostra delegazione si è recata al campus universitario dell’università di Genova a Savona per seguire i lavori del seminario organizzato dal Cima (International Centre on Environmental Monitoring). L’occasione era la presentazione del libro “Perché. Le ragioni dell’Italia dei disastri e qualche idea per cambiare le cose”

(http://www.bookrepublic.it/book/9788867556168-perche-le-ragioni-dellitalia-dei-disastri-e-qualche-idea-per-cambiare-le-cose/)

scritto dal professor Giovanni Menduni (coordinatore dell’area innovazione del Comune di Firenze, già direttore generale presso il Dipartimento della Protezione civile della Presidenza del Consiglio dei Ministri e Segretario generale dell’Autorità di bacino del Fiume Arno. Professore associato in aspettativa nel Politecnico di Milano). Read more

Seminario di Giovanni Menduni e Massimo Morisi

….occorre chiedersi quali siano le logiche che hanno portato a queste scelte e in tal senso la ricerca non sarà condotta genericamente, ma altresì avanzata con metodo, individuando e ricercando di volta in volta le forze e le competenze necessarie per raggiungere  efficacemente tale obbiettivo… (dal manifesto Amici di Pontecarrega)

in coerenza con il nostro obbiettivo… partecipiamo numerosi al seminario offerto dal CIMA

seminario CIMA