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Comunicato stampa sul TPL – 13 luglio 2020

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Un percorso ciclabile tra Borgo Incrociati e via Adamoli è possibile!

StradaVecchia

IN SINTESI: la proposta, rispetto a quanto è stato realizzato già come ciclabile d’emergenza in altre parti della città (Corso Italia), non prevede di occupare le carreggiate destinate al traffico automibilistico o destinate al trasporto pubblico ma prevede di utilizzare per la prima tratta su sponda destra (Borgo Incrociati-Gavette) il percorso interno e per la seconda tratta (Veronelli- Via Adamoli) il marciapiede lato Bisagno della sponda sinistra, attrezzato e sistemato adeguatamente (ndr, una parte è già stata finanziata, come potete leggere nella lettura del resto dell’articolo qui sotto).

Riteniamo che questa sia l’opzione più rapida e meno problematica per la realizzazione di un percorso ciclabile in Val Bisagno.

 

Pubblichiamo la lettera che abbiamo inviato all’Ass. Campora insieme all’associazione ISF in merito alla creazione di una pista ciclabile in Val Bisagno:

Lʼidea di una pista ciclabile tra Borgo Incrociati e Gavette si inserisce in unʼottica di promozione di proposte  rivolte all’amministrazione comunale volta a migliorare la vivibilità dei nostri quartieri. L’emergenza legata al Covid-19 ha evidenziato ancora di più la necessità di un ripensamento della viabilità in Val Bisagno come nel resto della città. Come evidenziato da molte altre associazioni e realtà genovesi in genere, soprattutto con la presentazione della lettera sottoscritta da più di 40 realtà associative (tra cui anche la nostra associazione: http://www.amicidipontecarrega.it/2020/04/29/11431/ ), il trasporto di persone in questa fase 2 di ripresa delle attività lavorative non dovrebbe essere affidato unicamente ai mezzi a motore privati come unica alternativa al trasporto pubblico. Questo al fine di garantire la vivibilità e la sicurezza della nostra città.

Una parte del percorso ciclabile nella zona di Staglieno

Una parte del percorso ciclabile nella zona di Staglieno

Il percorso che andiamo a proporLe, già noto tra i cicloamatori, e già presentato in un incontro tra Lei e le nostre realtà nel gennaio 2018 (qui un link sempre su questa proposta risalente invece al gennaio 2014:  http://http://www.amicidipontecarrega.it/2014/02/05/pista-ciclabile-in-val-bisagno-noi-ci-proviamo/), ripercorre lʼantico tracciato di sponda destra del Bisagno che corre parallelo alle strade principali Via Canevari, Via Bobbio e Via Piacenza, oggi utilizzato in prevalenza per il traffico di servizio dei residenti. Riteniamo che tale alternativa al passaggio di una pista ciclabile su via Piacenza offra un percorso maggiormente protetto e che invogli quindi i cittadini all’uso della bicicletta per il raggiungimento di Borgo Incrociati e del centro città.
Il tracciato inizia in Borgo Incrociati, prosegue per via Canevari e via Ponterotto – dove si incontra lʼascensore che risale fino a via Montello (in un’ottica di risalita verso la Circonvallazione e Manin)-, Via del Chiappazzo, Via Vecchia, Via Caderiva e arriva fino a Via delle Gavette.

La mappa del percorso ciclabile da Borgo Incrociati al Ponte Feritore

Da qui pare interessante la possibilità di collegarsi con il tracciato di sponda sinistra presentato da questa amministrazione e che congiungerebbe il capolinea della linea 13 a Prato con il ponte Fleming(nella speranza che il progetto annunciato fino al ponte Fleming possa essere ulteriormente proseguito fino a al Ponte Feritore). In prossimità di via delle Gavette si può infatti agevolmente attraversare il Bisagno in corrispondenza della passerella pedonale Veronelli o del Ponte Carrega e congiungersi quindi al percorso immaginato in sponda sinistra che procede da Lungo Bisagno Dalmazia fino a Via Adamoli, dando quindi continuità alla pista di sponda sinistra e creando un percorso completo da Via Adamoli a Brignole, rapido (la media di attraversamento dellʼintero percorso è di 15 minuti per un totale di 5 km di percorso) e alternativo ai mezzi a motore che può contribuire, assieme alla realizzazione di una linea di trasporto pubblico dedicata, a decongestionare il traffico della vallata ( Qui il progetto del comune di Genova e del Municipio IV Media Val Bisagno per la pista ciclabile in Val Bisagno: http://https://smart.comune.genova.it/contenuti/progetto-di-fattibilita%E2%80%99-tecnica-ed-economica-la-pista-ciclopedonale-lungo-la-Valbisagno).
Lʼidea di un riconoscimento di questo percorso ciclabile si dovrà accompagnare ad una riqualificazione delle strade interessate dal percorso: nuova pavimentazione, nuova segnaletica verticale e orizzontale, installazione di rastrelliere (facciamo notare che un lotto è già stato acquistato dal Comune con delibera di Giunta comunale n. 454 del 28 dicembre 2012 e attualmente in deposito nei vari municipi, compreso il nostro deposito municipale sito in via Fossato Cicala, vedi: http://http://www.amicidipontecarrega.it/2016/04/30/ma-le-rastrelliere-che-fine-hanno-fatto/), creazione di punti di bike sharing in corrispondenza di aree strategiche di collegamento con il centro città (ad esempio: zona Ponterotto in corrispondenza della casa dello Studente di Via Asiago/Fieschine; piazzale Bligny, via Adamoli in corrispondenza del complesso polisportivo Sciorba). Riteniamo che questa proposta, una volta necessariamente vagliati e analizzati i punti critici e le interferenze con il traffico veicolare che chiaramente persistono in alcuni punti (in particolare Via Caderiva e il tratto finale di Via Ponterotto), possa rappresentare per molte persone unʼalternativa allʼutilizzo
dellʼautomobile facilmente connessa ai sistemi di risalita esistenti, come lʼascensore di Via
Ponterotto (esempio unico sul tracciato ma meritevole di essere replicato anche altrove).
Oltre a ciò, il percorso ciclabile Borgo Incrociati- Gavette e il suo prolungamento su sponda
sinistra, può rappresentare un punto qualificante per la nostra vallata nellʼottica di migliorare
la qualità urbana dei nostri quartieri e di rafforzare i percorsi pedonali e la viabilità storica
utilizzata dai residenti ma appetibile anche in una prospettiva di valorizzazione turistica e di
riscoperta delle bellezze e delle potenzialità del territorio. Per questo motivo abbiamo
immaginato questo tracciato inserito nella rete dei percorsi della Val Bisagno, sia di fondo
valle, attraverso il riconoscimento di un percorso protetto nel Bisagno, sia di creuze storiche
e sentieri di crinale, dall’acquedotto storico al sistema dei forti occidentali ed orientali. Su
proposta del Municipio IV si è formato in Val Bisagno una federazione di associazioni
principalmente a sostegno dell’acquedotto storico, ma non solo. La ciclabile di fondo valle
potrebbe essere connessa in futuro con crocevia trasversali che risalgano i versanti verso
luoghi di interesse da un punto di vista storico, culturale e naturalistico, divenendo attrazione
non solo per gli abitanti della Val Bisagno, ma per i cittadini tutti.
Genova, 14 maggio 2020
Associazione Amici di Ponte Carrega
Ingegneria Senza Frontiere-Genova

Neoliberal Aesthetics and the Resistance to Redevelopment in an Italian Postindustrial Periphery

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È apparso sulla rivista accademica Space and Culture: An International Journal of Social Spaces (2020) un articolo di Emanuela Guano, l’antropologa urbana, docente alla Georgia State University di Atlanta (USA), che da qualche anno conduce ricerca etnografica tra gli Amici di Ponte Carrega. Intitolato Neoliberal Aesthetics and the Resistance to Redevelopment in an Italian Postindustrial Periphery, l’articolo dimostra come la nostra associazione sia riuscita a utilizzare come strumento di resistenza alla cementificazione la medesima sensibilità estetica che, nella letteratura scientifica, è solitamente associata alle dinamiche escludenti dell’urbanismo neoliberista. Questo perché, per gli Amici di Ponte Carrega, la salvaguardia dell’ambiente e la valorizzazione del patrimonio storico e culturale sono sia valori fondamentali che un diritto di tutti.


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La versione ufficiale dell’articolo è disponibile a questo link: https://journals.sagepub.com/doi/abs/10.1177/1206331220908212

La versione pre-editoriale, invece, si trova qui: https://scholarworks.gsu.edu/anthro_facpub/23/

La Val Bisagno si mobilita per la spesa sospesa

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Su La Repubblica del 30 aprile 2020 spazio all’iniziativa di solidarietà della Val Bisagno:

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Diciassette realtà della Media Valbisagno tra parrocchie, associazioni, scout, pubbliche assistenze e centri sociali, oltre all’Ats e ai Civ, si sono unite per rispondere all’emergenza Coronavirus, che ha moltiplicato il numero di persone in difficoltà, perché rimaste senza lavoro e senza uno stipendio. Il progetto, patrocinato dal Municipio della Media Valbisagno e Confesercenti, si chiama Spesa sospesa e provvede al rifornimento di viveri di prima necessità per almeno 160 nuclei familiari della zona. Le richieste infatti in questi mesi si sono moltiplicate e la rete tradizionale che già operava per rispondere alle richieste delle famiglie aveva bisogno di essere rafforzata, e così commercianti, associazioni e cittadini si sono messi in gioco: «Siamo riusciti a creare una rete ampia con tutte le realtà del territorio. Una rete molto bella che sta crescendo e che nei momenti difficili sa dare il meglio di sé», commenta il presidente del Municipio Roberto D’Avolio.

La modalità di raccolta della Spesa sospesa ricalca quella della Colletta alimentare: «Ci mettiamo con un carrello all’ingresso dei supermercati del territorio che hanno aderito all’iniziativa (l’elenco è sul sito www.genova20.com dell’omonimo gruppo scout ndr) e chi vuole può riempirlo lasciando dei generi alimentari di prima necessità, dalla pasta alla farina all’olio al cibo in scatola, che verranno poi portati alle parrocchie che preparano i pacchi alimentari, che poi vengono distribuiti dai volontari nelle vari zone», spiega Fabrizio Spiniello dell’associazione Amici di Pontecarrega, una delle tantissime realtà coinvolte nel progetto. E la risposta da parte del territorio è stata subito generosa: «Facciamo due turni al giorno (uno la mattina e l’altro il pomeriggio) e torniamo con i carrelli sempre pieni», osserva Spiniello che con la sua associazione opera nelle zone di Sant’Eusebio, Ponte Carrega e Montesignano. Il progetto ha preso il via lunedì 27 e «l’obiettivo è di portarlo avanti finché l’emergenza non sarà finita», conclude Spiniello.

Qui il LINK all’articolo de La Repubblica.it

Qui il comunicato stampa di CONFESERCENTI LIGURIA

Qui il link all’articolo di GENOVA 24

Qui il Link di TELENORD

Qui il link all’articolo di GENOVA TODAY

 

Fase 2: 40 associazioni scrivono al Comune un piano straordinario per la mobilità sostenibile

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All’attenzione di
Comune di Genova – Genoa Municipality e Città Metropolitana
Sindaco di Genova Marco Bucci per Genova
Assessore all’ambiente e trasporti Matteo Campora
Assessore allo sviluppo economico turistico e marketing territoriale Laura Gaggero
Coordinatore mobilità urbana sostenibile Enrico Musso – Autore
Consiglio Comunale
Regione Liguria Giovanni Toti
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Genova si sta apprestando ad affrontare la seconda fase di questa emergenza sanitaria con il rientro in attività di migliaia di cittadini. Sull’onda di decine di iniziative simili in tutta Italia, come rete di associazioni, gruppi e cittadini Vi chiediamo con forza di avere coraggio, ora più che mai,
nell’introdurre interventi forti per affrontare la Fase 2, capaci di avviare un cambiamento per un
futuro sostenibile.
Vogliamo che Genova inizi subito il percorso per diventare, come già da anni molte città europee, una città efficiente e vivibile.
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Se anche solo il 10% dei 369.000 utenti che ogni giorno usavano i mezzi AMT dovessero decidere di non tornare all’utilizzo dei mezzi pubblici, ci troveremmo improvvisamente per strada 37.000 auto o moto in più oltre a quelle che già “normalmente” affollavano le strade. Un repentino aumento dei gas presenterà dei contraccolpi notevoli con un inaccettabile ritorno al passato ma soprattutto col nuovo innesco di quel circolo vizioso che ha aggravato questa situazione.
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Grossi sacrifici sono stati chiesti in breve tempo ai cittadini per salvaguardare la comunità, ora chiediamo uno sforzo alle istituzioni per migliorare la nostra qualità di vita e tutelare la nostra salute sia presente che futura. Se tutto questo è stato spesso in passato considerato come un
optional dalle classi dirigenti, oggi è – prendiamone atto – necessità per la sopravvivenza e il benessere di tutta la comunità.
Non vogliamo tornare alla “normalità” perché la “normalità” era il problema.
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Visto il grande impatto – in condizioni di “normalità” – della mobilità privata a combustibile fossile sul clima (per via dei gas serra), sulla salute (per via di NO2 e PM10 in particolare), sugli incidenti stradali e sul traffico;
Visto il sensibile abbassamento di tali inquinanti in questo periodo di lockdown;
Vista la presunta correlazione tra aumento della mortalità dovuta al COVID-19 e l’inquinamento atmosferico;
Visto il tributo di vite umane che ogni anno in particolare Genova deve pagare a causa degli incidenti stradali; tributo che si è ridotto fino all’80% nella fase di lockdown;
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Come rete di associazioni, gruppi e cittadini abbiamo deciso di unire le forze e vi suggeriamo una serie di precise proposte efficaci che si possono mettere in campo da subito, alcune a costo praticamente zero, ma ad alto impatto anche educativo sulla cittadinanza.
A monte di tutte c’è quella di disincentivare l’uso dell’automobile in tutto il territorio cittadino; occorre inoltre creare una “Zona Rossa” che copra l’area più critica del centro città, in modo che sia aperta solo a solo mezzi pubblici e mezzi sostenibili, che meglio aiutano ad uscire
dall’emergenza.
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E’ necessario garantire il servizio adottando tutte le misure precauzionali e di distanziamento fisico, affinché nella fase di ripresa le persone non abbandonino il trasporto pubblico. Proponiamo di:
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– Stabilire corsie dedicate ai mezzi pubblici su tutti gli assi principali della città, a scapito delle corsie dedicate alle auto, in modo da rendere più conveniente e rapido muoversi coi mezzi rispetto al traffico.
– Aumentare sensibilmente la frequenza dei mezzi, come già è stato possibile in altre situazioni di emergenza.
– Utilizzare tutti i veicoli a disposizione, incluse le riserve.
– Sanificare i mezzi pubblici, installare adeguate paratie e dispenser igienizzanti per le mani in tutte le stazioni treno, metro e principali fermate degli autobus.
– Rendere gratuito o scontato il servizio, eventualmente in base a criteri strategici: a partire dagli impianti di risalita, per precise fasce di popolazione, su assi di congiunzione fondamentali (come i treni urbani o la metro).
– Dotare i principali autobus e mezzi di risalita di supporti per il trasporto biciclette.
– Potenziare il servizio Navebus.
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Occorre promuovere la mobilità pedonale senza costringere le persone a uno stretto contatto, e lo si può fare aumentando lo spazio pedonale in diversi modi:
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– Allargare i marciapiedi sempre ove possibile, anche con passerelle di legno, birilli o semplice vernice, eventualmente rinunciando a posteggi.
– Liberare i marciapiedi da arredi urbani, riposizionando i bidoni della spazzatura, i cartelli pubblicitari, i cartelli stradali ed ogni altro oggetto che ne limiti o ne ostacoli la fruibilità.
– Modificare i tempi semaforici a favore dei pedoni.
– Introdurre segnaletica che riporti le distanze pedonali in minuti, come avviene per i percorsi escursionistici, utile per rendere consapevoli i cittadini della convenienza di muoversi a piedi e in futuro utili per i turisti.
– Rivedere gli attraversamenti delle rotatorie che oggi penalizzano i pedoni.
– Aumentare le aree pedonali, a cominciare da Via XX settembre e Piazza Colombo.
– Incrementare le zone 30 dove il limite sia effettivamente rispettato, introducendo anche dissuasori di velocità appropriati dove non c’è il passaggio di bus.
– Garantire continuità di percorsi facilmente fruibili da persone con ridotta capacità motoria, eliminando gradini, ostacoli e pavimentazioni discontinue.
– In previsione della riapertura delle scuole a settembre, mettere in campo un insieme di azioni che promuovano e rendano sicuri i percorsi pedonali e ciclabili verso le scuole e scoraggino l’uso e la sosta dell’auto (tipo pedibus e bicibus).
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La bicicletta è il mezzo perfetto per mantenere il distanziamento fisico e raggiungere velocemente la destinazione. Per far sì che le persone utilizzino tale mezzo di trasporto sostenibile bisogna rendere veramente sicura la mobilità ciclabile e quindi occorre:
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– Creare una Rete di Emergenza di Piste Ciclabili sicure, che coprano tutti i principali collegamenti quartiere-quartiere e centro-periferia (segnaletica, cordoli, strisce) e prepararsi ad incrementare i percorsi ciclabili ancor più capillarmente per le fasi successive.
– Attivare e rendere operativo al più presto l’Ufficio Bici coinvolgendo gli stakeholders affinchè sia davvero efficace.
– Ottenere il transito in zone chiuse dall’Autorità Portuale come la fondamentale Via dei Pescatori tra Porto Antico e Piazzale Kennedy.
– Creare ciclo-posteggi e zone sosta bici diurne, e installare dei bici-park notturni sicuri, anche destinando locali pubblici in disuso o strutture prefabbricate.
– Incentivare il bike to work, anche tramite servizi già disponibili con apposite App.
– Incentivare l’acquisto di biciclette, e-bike, bici-cargo, monopattini, pattini e monoruota.
– Incentivare consegne e corrieri in bici-cargo tramite sgravi fiscali.
– Introdurre segnaletica che riporti le distanze ciclabili in minuti.
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L’emergenza ha reso evidente la quantità di persone che quotidianamente possono svolgere il loro lavoro senza spostarsi generando traffico, inquinamento e perdita di tempo, soltanto per connettersi da una scrivania diversa alla medesima rete. Questa è la prima chiave per
decongestionare la città nel quotidiano. Proponiamo di:
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– Offrire supporto logistico alle realtà che potrebbero introdurre lo smart working.
– Offrire supporto economico alle famiglie che non possono permettersi tutti i mezzi necessari per adottare questa modalità di lavoro.
– Mettere in evidenza l’impatto di risparmio ambientale, tempo, traffico che lo smart working consente.
– Incentivare le aziende a modificare gli orari di lavoro introducendo una flessibilità oraria o giornaliera tramite banca ore e diversificando orari di entrata/uscita.
– Premiare con vantaggi fiscali sia le aziende che i lavoratori che decideranno di puntare su soluzioni innovative di smart working.
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Una campagna informativa da parte del Comune attraverso tutti i mezzi di comunicazione è fondamentale per orientare le abitudini della cittadinanza verso un approccio sostenibile. Questi i messaggi che il Comune dovrebbe trasmettere ai cittadini:
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– Muoversi con mezzi sostenibili è una raccomandazione per la ripresa delle attività di tutte le persone, con enormi vantaggi sia nella fase attuale sia nella lotta ai cambiamenti climatici.
– Il mezzo privato crea inquinamento, traffico ed incidenti stradali gravi. L’uso quotidiano del mezzo privato non aiuterà ad uscire da questa emergenza, ma a preparare la prossima.
– C’è un’emergenza sanitaria in Italia: le vittime da smog, calcolate dall’OMS in 80.000 morti premature all’anno.
– Pubblicizzare quali sono i mezzi sostenibili a disposizione, dove si trovano, quanto costano e quale efficienza hanno.
– Promuovere la mobilità dolce nelle scuole.
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Ricordiamo che questi interventi sono volti a risolvere l’emergenza in corso ma anche a perseguire gli obiettivi di medio e lungo termine che l’umanità deve raggiungere:
• ridurre le emissioni di gas serra del 50% entro il 2030 e azzerarle entro il 2050, per restare sotto il grado e mezzo di aumento di temperatura con il fine di evitare cambiamenti climatici irreversibili sui sistemi umani e naturali (IPCC);
• diminuire sensibilmente i livelli di inquinanti (NO2 e PM10 in particolare) per salvaguardare la salute;
• diminuire fino ad azzerare le morti per incidenti stradali dovuti al traffico in città (Genova è la città italiana con il maggior numero di morti/abitante per incidenti);
• rendere la nostra città e i nostri spazi pubblici posti più vivibili e a misura delle persone.
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Questa lettera scritta da Associazioni, realtà locali e cittadini vuole essere una richiesta di intervento ma anche una proposta di collaborazione alle istituzioni, il cui scopo è affrontare la situazione di emergenza sanitaria ma anche quella ambientale e climatica in atto.
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Attendiamo un cortese riscontro e Vi porgiamo distinti saluti
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Fridays For Future Genova
Massa Critica Genova
Cittadini Sostenibili
Bike fever
Associazione Esperti Promotori della Mobilità Ciclistica
tRiciclo Bimbi a Basso Impatto
Osservatorio Meteorologico, Agrario, Geologico Prof. Gian Carlo Raffaelli dal 1883
Italia Nostra – Sezione di Genova
Scuola Italiana Monoruota
Pro Natura Genova
Amici di Ponte Carrega
Associazione Universitaria Unigeco
Fiab – Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta – Genova
CicloRiparo Fiab
ASD Genova MTB SantíEusebio
Comitato Liguria Federazione Ciclistica Italiana
Genova Segway
Monopattini Elettrici Genova
Greenpeace Italia
Anemmu in bici a Zena
Associazione A.ma. Abitanti maddalena
Medici per l’Ambiente – International Society of Doctors for Environment ISDE
Terra!
MobiGe
Fondazione Michele Scarponi
Famiglie senz’auto
WWF Genova Città Metropolitana
Genovapiedi
Surfrider Genova
Il Cesto
Giardini Luzzati spazio comune
Worldrise Onlus
Unione Sportiva Pontedecimo
Trip In Your Shoes
Centro Banchi Genova
Gruppo di Cittadini #genovaciclabile
Occupy Nervi
A thousand Trees Project
La Piuma Onlus
Circoliamo Sampierdarena

Quartiere solidale!

partigiana
Il Secolo XIX del 24/04/2020

Il Secolo XIX del 24/04/2020

L’infinita servitù della Volpara: facciamo il punto della situazione

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Nel mese di marzo 2020 “La Città, giornale di società civile” diretto da Luca Borzani e Giuliano Galletta ha ospitato un intervento del Presidente dell’Associazione Amici di Ponte Carrega, Fabrizio Spiniello, sulla questione della Volpara:

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Cliccando qui sotto potete leggere il testo completo dell’articolo in formato PDF:

La città

Traffico e viabilità in Val Bisagno

Traffico

Abbiamo provato a intervistare le persone ferme alle fermate degli autobus per vedere cosa ne pensano del servizio di trasporto pubblico!

E voi, cosa ne pensate del trasporto pubblico in Val Bisagno?

 

 

 

https://www.youtube.com/watch?v=0VNNS3LzId4

Buon video!

 

Il progetto di restyling di Piazza Adriatico su La Repubblica

Piazza Adriatico

Con grande entusiasmo e un pizzico di orgoglio pubblichiamo qui di seguito l’articolo apparso su La Repubblica in merito al progetto di rifacimento di Piazza Adriatico. Le nostre osservazioni e i nostri commenti sono contenuti nell’articolo firmato da Donatella Alfonso.

Qui invece la versione PDF dell’articolo: articolo La Repubblica Piazza Adriatico

Articolo su Piazza Adriatico La Repubblica

Piazza Adriatico su “La Città, giornale di società civile”

SocietàCivile

“La Città, Giornale di Società Civile” ha ospitato nel mese di gennaio 2020 un intervento scritto dal presidente dell’Associazione Amici di Ponte Carrega, Fabrizio Spiniello, in merito al progetto di restyling di Piazza Adriatico.

Riproduciamo qui sotto il testo scritto dal nostro Presidente:

4  novembre 2019: questa giornata, come ogni anno, ha un significato particolare per Ponte Carrega e Piazza Adriatico. Cercare di riordinare pensieri e parole oggi ha un qualcosa di simbolico. La consegna del pezzo è stata fissata per il 5 novembre, il tempo stringe, ma non potevo non aspettare proprio oggi per scrivere. Ogni 4 novembre i ricordi e i pensieri sono più nitidi, più vivi; emerge in tutta la sua chiarezza la mattinata di 8 anni fa che portò fango, morte e cicatrici nella nostra città.

Tuttavia è proprio di questi giorni la notizia dell’inserimento di una cifra considerevole per interventi di riqualificazione in Piazza Adriatico nel Piano Triennale dei Lavori Pubblici del Comune e questa notizia rende questa giornata meno buia del solito. In una nota dell’assessore Pietro Piciocchi, sostenitore del progetto di riqualificazione insieme al presidente del Municipio IV Media Val Bisagno Roberto D’Avolio, viene specificato che la cifra da considerare utile per gli interventi in Piazza è di 800 mila euro. Questa considerevole somma, a otto anni dall’alluvione, fa riaprire alle associazioni e al quartiere il libro dei sogni per la rivincita e per il miglioramento degli spazi pubblici devastati dall’alluvione.

La ferita del 4 novembre, per le persone che l’hanno vissuta da vicino, è sempre aperta. Per alcune di queste, l’esperienza dell’Associazione Amici di Ponte Carrega è stato un modo per reagire a questa ferita e per provare a curarla. La violenza del fango che ha spazzato via ogni cosa ha portato via anche il nostro vecchio quartiere: le ultime attività che non hanno riaperto, le famiglie che sono andate via, un degrado sempre crescente accompagnato da un vuoto urbano e da un vuoto umano da contrastare. Allo stesso tempo il quartiere ferito è stato mortificato da nuove operazioni speculative, con l’oramai antica operazione nell’area dell’ex Italcementi su tutte, a dimostrare che non c’è fango che tenga quando di mezzo ci sono le esigenze di costruttori e di amministrazioni comunali avide di oneri di urbanizzazione.

La Piazza viveva nei ricordi di molti di noi come il luogo centrale del quartiere, il luogo da cui ripartire per far tornare le persone a vivere il territorio, a uscire di casa. La prospettiva di farla rivivere è sempre stata fin dall’inizio uno degli orizzonti dell’attività dell’associazione. Tutti avevamo in mente un’idea romantica di piazza, non più corrispondente alla realtà di un quartiere come quello del post alluvione: ognuno di noi sapeva che non sarebbe stato più possibile tornare ad un quartiere come quello dei nostri ricordi ma tutti eravamo consapevoli che bisognava muoversi in prima persona per scatenare una qualche reazione per far tornare a vivere la zona, per migliorarla e soprattutto, per superare la paura e far di nuovo pace con il nostro territorio.

“Viva la Piazza Viva” fu il primo segnale di questa ritrovata dinamicità. Nel tentativo di organizzare, ad un anno dall’alluvione, un evento lontano dagli stereotipi istituzionali della commemorazione, incontrammo l’esperienza della Mediazione comunitaria che, attraverso un progetto coordinato da San Marcellino tramite l’Università di Genova e la Fondazione per la Cultura di Palazzo Ducale, accese una prima scintilla che permise al gruppo di passare dalla fase della rabbia dei primi mesi alla fase della progettualità. Il 29 aprile 2013, alla presenza delle istituzioni cittadine, presentammo pubblicamente per la prima volta la nostra idea e il nostro progetto per Piazza Adriatico, frutto degli incontri dell’associazione nei mesi precedenti.

Si trattava di un progetto “senza portafoglio” ovvero di un’idea che, seppur senza fondi disponibili, tentava di raccontare come parte della popolazione volesse far rivivere il quartiere dopo l’alluvione. Risalgono a quel momento alcune delle idee che ancora oggi caratterizzano l’idea della nuova piazza: trasformare gli spazi abitativi distrutti dall’alluvione e abbandonati in spazi sociali e aggregativi, come una casa di quartiere; ampliare la zona pedonale, allontanare le auto dalla parte centrale della piazza, migliorare il fondo attraverso una nuova pavimentazione drenante che potesse ridare permeabilità al suolo migliorando la respirazione dell’impianto arboreo oggi presente e favorendo l’assorbimento delle acque di caduta al suolo anche solo per le piogge più deboli (perchè Piazza si allaga anche con piogge leggere!), ed infine rifare il campetto da calcio e le aree gioco.

L’occasione per tramutare queste idee in realtà si ebbe per la prima volta durante la discussione del progetto di riconversione dell’area ex Italcementi, ora Bricoman, di Ponte Carrega. Seguendo da vicino quella operazione, contrastandola ed opponendoci a quel maldestro tentativo di riqualificazione, fummo informati nel corso di una commissione consiliare che una piccola parte di oneri di urbanizzazione di quella operazione milionaria sarebbe andata a coprire due voci di spesa che, secondo noi, equivalevano però ad uno spreco di denaro pubblico: 112 mila euro di questi oneri di urbanizzazione sarebbero stati utilizzati infatti per la realizzazione di un cordolo spartitraffico su Lungo Bisagno Dalmazia e per la mera progettazione di Piazza Adriatico. Noi avevamo già un progetto, idee che partivano dal basso e ritenevamo che non fosse necessario sacrificare quella cifra per una progettazione che non sarebbe mai stata realizzata. Fu allora che, insieme al Municipio e all’allora assessore al territorio Gianni Baghino, chiedemmo di stornare quella cifra dagli oneri di urbanizzazione del Bricoman e di inserirli nel Piano Triennale dei Lavori Pubblici, in attesa di un futuro adeguamento della cifra verso l’alto o di un restyling, seppur minimo, con la cifra a disposizione.

Nell’estate del 2015 l’Associazione Amici di Ponte Carrega propose quindi al Municipio e agli altri gruppi del quartiere, Arci Ponte Carrega, Comitato Piazza Adriatico e Centro Documentazione Val Bisagno, di organizzare incontri pubblici per informare la cittadinanza della cifra a disposizione e per ragionare insieme su cosa proporre al Comune. Nel corso dell’estate e dell’autunno, con l’aiuto di alcuni architetti, venne elaborata una progettazione condivisa che portò alla presentazione nel gennaio del 2016 delle Linee Guida per Piazza Adriatico, sottoscritte da tutte le associazioni del quartiere, presentate e protocollate anche in sede di Conferenza dei Servizi per i Lavori di Adeguamento idraulico del rio Torre, il rivo che, insieme al Rio Mermi, aveva sommerso il quartiere il 4 novembre 2011, e i cui lavori, finanziati già dalla scorsa amministrazione comunale, sono ora in fase di realizzazione.

Il punto centrale del documento presentato ai Lavori Pubblici è stata la pedonalizzazione della Piazza. Un’enorme corte centrale, racchiusa tra i palazzi e tra gli alberi, può diventare di nuovo il centro della vita del quartiere. Le persone che oggi si spostano per far giocare i loro bambini in altre zone, potranno tornare a vivere una piazza rinnovata e vivibile.

L’obiettivo delle Linee Guida e del progetto di restyling è quello di ricreare socialità in un quartiere dormitorio in cui le persone, soprattutto quelle di nuovo insediamento ma anche quelle più anziane, difficilmente vivono il quartiere e socializzano tra di loro. Alcuni degli accorgimenti inseriti nel documento, come l’installazione di panchine ravvicinate in modo da permettere alle persone sedute di stare vicine, faccia a faccia, il rinnovo dell’area gioco per i più piccoli con l’inserimento nella stessa di tavoli da gioco per i più anziani, tendono proprio a favorire il contatto tra le persone e tra le diverse generazioni.

Il comunicato con il quale l’assessore Piciocchi comunica l’aumento dei fondi dai 112 mila inizialmente previsti a 800 mila euro, apre adesso nuove e interessanti prospettive per ampliare il libro dei sogni del quartiere con nuove idee che possono essere rimesse in circolo e nuovamente presentate al Municipio e al Comune per arricchire le Linee Guida presentate nel 2016 bisognose ora di un doveroso aggiornamento e di nuovi elementi. Tutti gli appartamenti e gli spazi distrutti dall’alluvione del 2011, per i quali da sempre ci battiamo affinchè non venga ridata l’abitabilità, potrebbero per esempio essere riutilizzati a favore delle associazioni della vallata e della città come spazi associativi e aggregativi: tanti, tra di noi, sognano una piccola biblioteca di quartiere, uno spazio per la memoria del territorio, un luogo in cui esprimere e coltivare le arti con laboratori di pittura, di musica, di teatro. Potrebbero essere spazi in cui i più giovani possono lavorare o studiare insieme: questi spazi, riportati in vita, potrebbero risvegliare il nostro quartiere dopo un lungo autunno. Con i fondi annunciati si potrebbe anche sistemare il campetto da calcio, uno dei pochissimi campetti rimasti aperti e liberi nell’intera vallata e forse si potrebbero anche rendere più agibili le abitazioni per le persone anziane che vivono nei palazzi popolari di Piazza, ancora oggi sprovvisti di ascensori.

Con questo obiettivo, vorremmo ora, partendo dalle Linee Guida del 2016, tornare in piazza e promuovere, insieme agli altri gruppi del quartiere, un percorso partecipato per decidere insieme alle persone la Piazza Adriatico che vogliamo. Il percorso partecipato, come da sempre sosteniamo, è lo strumento necessario per portare le decisioni tra le persone, tra coloro che vivono e partecipano alla vita del territorio: nei nostri pensieri, in assenza di una regolamentazione a riguardo, questo deve essere uno strumento utile ad arricchire la percezione e la sensibilità dei progettisti del Comune a cui sarà affidata la progettazione.

La partecipazione degli abitanti del quartiere e il loro contributo nel dire come vorrebbero migliorare la Piazza e cosa vorrebbero fare, è un messaggio importante che si vuole dare al Comune per rendere il nostro quartiere più bello, più vivibile, fatto a misura di persona. Questo è l’obiettivo della nostra associazione e degli altri gruppi che lavorano da tanti anni per migliorare questo spazio di città che negli ultimi decenni è stato dimenticato e lasciato a sé stesso, usato spesso per fini elettorali, travolto infine da alluvioni e dallo sviluppo incontrollato della valle che ha lasciato indietro questa parte di città che adesso può tornare a dire la sua e a rivivere, otto anni dopo l’alluvione che aveva provato a metterci in ginocchio.

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Per leggere l’estratto in in formato pdf: la città (3)

 

 

Coop Guglielmetti: ultimi aggiornamenti

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La città che resiste: Amici di Ponte Carrega su La Repubblica

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La Repubblica 19 Maggio 2019 Domenica (Genova)-06 La Repubblica 19 Maggio 2019 Domenica (Genova)-07

Un nostro intervento su Primocanale-Live on the road

anteprima

Pubblichiamo un paio di stralci del nostro intervento del 18 settembre 2017 sul dissesto idrogeologico del quartiere. Nel primo video la proposta di progetto pilota di autoprotezione dal rischio alluvionale:

Nel secondo video l’intervento sui lavori di adeguamento idraulico del rio Torre:

http://www.primocanale.it/video/piazzale-adriatico-comitato-amici-ponte-carrega-aspettiamo-i-lavori-di-adeguamento-idraulico-del-rio-torre-di-quezzi–96539.html

Non sosteniamo nessuno!

Link all’articolo

Alcuni nostri amici ci hanno fatto notare che dall’articolo de La Repubblica che riportiamo nel link qui sopra sembrerebbe che noi sosteniamo il M5s alle prossime elezioni amministrative. Non è così: ci teniamo a sottolineare che la Associazione Amici di Ponte Carrega non sostiene alcun movimento o partito politico e che quanto espresso, anche molto bene, sul quotidiano genovese ha il solo e unico scopo di comunicare quale sia l’aria che tira in Valle alla vigilia dell’appuntamento elettorale.

Detto ciò, la Associazione Amici di Ponte Carrega, pur non prestandosi a giochi elettorali, è sempre disponibile a discutere con tutti sui contenuti e gli argomenti legati allo sviluppo della nostra vallata e della nostra città.

Genova, 18 maggio 2017

Piazza Adriatico: il mio posto magico

postom

Pubblichiamo il racconto scritto da Sabrina Casagrande su Piazza Adriatico per la guida topografica alternativa alla città di Genova ideata da Incontri in Città, il laboratorio permanente di studi urbani dell’Università di Genova che ci aveva chiesto di scrivere un contributo sul nostro quartiere: Sabrina ha scritto il suo ricordo in un testo che la rappresenta e che rappresenta il suo e il nostro amore nei confronti di Piazza Adriatico e del Nostro quartiere! Il Blog Luoghi Comuni racconta la vita della città nei piccoli racconti di chi la abita e la frequenta: i luoghi comuni, gli spazi condivisi, i momenti collettivi. Descrive la città delle persone. L’idea è stata sviluppata nel corso del 2013 ed è stata pubblicata in un libro, che trovate in tutte le librerie: Luoghi Comuni – Guida topografica alternativa della città (http://genova.mentelocale.it/64753-genova-luoghi-comuni-arriva-guida-informale-citta/)

Qui il link al sito e al racconto firmato da Sabrina Casagrande: https://luoghicomunigenova.wordpress.com/2015/05/23/il-mio-posto-magico-piazza-adriatico/

Buona lettura!

Qui il testo del racconto:

Voglio raccontare una storia…la storia di un posto magico.
Si…magico.
Un posto di cui non puoi non innamorarti.
Piazza Adriatico.
Ci sono arrivata da bambina,2 anni e mezzo appena. La mia piazza l’ho vista la prima volta da sopra un’Ape 50, durante il trasloco da via Madre di Dio (altro posto meraviglioso, purtroppo distrutto). Nonostante i pochi anni che avevo, il ricordo è vivissimo… un “rettangolo” bellissimo…alberi, panchine, giochi per bambini.
Spazio per tutti. Da 0 a 100 anni.
Li sono cresciuta…insieme a molti altri.
È stato bello crescere li. Eravamo tanti, di tutte le età…che ricordi…
Alla mattina a scuola, pranzo e poi tutti fuori. Nel nostro mondo magico.
Dove si poteva stare ore e ore a giocare a grette, maschi e femmine, a nascondino…chi pattinava, chi giocava a pallone…Quanti vetri rotti ai piani terreni!!!
Chi costruiva carretti per poi lanciarsi (come pazzi) giù dal discesone di Ponte
Carrega.
Chi giocava a “figu”…c’è l’ho…mi manca…
Nella mia piazza c’era sempre posto per tutti. Grandi e piccini. Le mamme…che ti chiamavano dalla finestra…le nonne…erano le mamme e le nonne di tutti..un piccolo paese…
Poi, da grande, li sono cresciuti i miei figli, i figli delle mie amiche.
È stato bello vedere che anche loro hanno vissuto con amore quel posto…anche se la generazione era un’altra, l’amore per la mia piazza, da parte loro, è stato lo stesso. E anche loro, oggi adulti, ognuno con la loro vita e la loro storia si ritrovano

  1. Sulle stesse panchine di un tempo, come se il tempo si fosse fermato.

Perché in un posto così, nella mia piazza, non puoi non starci bene.
Negli anni, la mia piazza, è stata anche maltrattata…dagli eventi atmosferici…dalle istituzioni…dall’egoismo.
Ma ogni volta che sono li…che mi siedo su una panchina e mi guardo intorno…mi rendo conto di quanto sono stata fortunata a crescere in quel posto…e di quanto lo amo.
Dove si era tutti (o quasi) amici, dove i bambini si sbucciavano le ginocchia, dove si beveva alla fontanella, dove la sera c ‘era chi prendeva la chitarra e si cantava tutti insieme. Dove a mezzanotte, d’estate, un’anguria divisa da “buoni fratelli”.
Dove si andava in motorino in due…dove si faceva la guerra dei gavettoni…dove il
24 giugno tutti sul greto del Bisagno A fare il falò…ma i “pive” no, era pericoloso.
Riuscite, leggendo i miei ricordi, ad immaginare questo posto magico…la mia piazza?
E sì… la MIA PIAZZA…….ci torno spesso a respirare i ricordi…a mettere insieme i pezzi del mio cuore.

 

Creative Urbanity: lo studio della Georgia State University a cui abbiamo collaborato sarà pubblicato in autunno

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Link al sito della University of Pennsylvania Press

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Qui di seguito un estratto della introduzione allo studio tratto dal sito della University of Pennsylvania Press che pubblicherà lo studio della Professoressa Emanuela Guano della Georgia State University:

In the 1970s, the city of Genoa in northern Italy was suffering the economic decline and the despondency common to industrial centers of the Western world at that time. Deindustrialization made Genoa a bleak, dangerous, angry city, where the unemployment rate rose alongside increasing political violence and crime and led to a massive population loss as residents fled to find jobs and a safer life elsewhere. But by the 1990s a revitalization was under way. Many Genoese came to believe their city was poised for a renaissance as a cultural tourism destination and again began to appreciate the sensory, aesthetic, and cultural facets of Genoa, refining practices of a cultured urbanity that had long been missing. Some of those people—educated, middle class—seeking to escape intellectual unemployment, transformed urbanity into a source of income, becoming purveyors of symbolic goods and cultural services, as walking tour guides, street antiques dealers, artisans, festival organizers, small business owners, and more, thereby burnishing Genoa’s image as a city of culture and contributing to its continued revival.
Based on more than a decade of ethnographic research, Creative Urbanity argues for an understanding of contemporary cities through an analysis of urban life that refuses the prevailing scholarly condemnation of urban lifestyles and consumption, even as it casts a fresh light on a social group often neglected by anthropologists. The creative urbanites profiled by Emanuela Guano are members of a struggling middle class who, unwilling or unable to leave Genoa, are attempting to come to terms with the loss of stable white-collar jobs that accompanied the economic and demographic crisis that began in the 1970s by finding creative ways to make do with whatever they have.

Emanuela Guano is Associate Professor of Anthropology at Georgia State University

La Val Bisagno tira le orecchie al sindaco

Urbanistica

Venerdì 10 giugno siamo intervenuti al convegno organizzato da Comune di Genova e Circolo Sertoli intitolato “Un vestito nuovo per la Val Bisagno“. Abbiamo voluto esporre al Sindaco il nostro punto di vista e le nostre idee sul futuro della Val Bisagno. Su Il Secolo XIX dell’11 Giugno è comparso il seguente articolo nel quale sono riportati alcuni passaggi del dibattito.  <guarda l’articolo qui>

Oltre a quanto riportato dal quotidiano la nostra riflessione ha posto l’accento sui temi proposti dal sindaco: lavoro, ambiente, idea di città, resilienza, mobilità. Abbiamo riconosciuto l’impegno e i risultati della Giunta nel dare risposta alla tematica idrogeologica della città e l’apprezzamento per l’alt dato al progetto di restringimento degli argini ( ripetiamo però che senza un altrettanto forte impegno sul lato del ritorno alla cura dei versanti e della tutela del territorio si rischiano di vanificare le opere idrauliche). Tuttavia, abbiamo voluto esprimere le nostre perplessità sulla idea di città e di vallata proposta dal Sindaco. Soprattutto abbiamo voluto porre l’attenzione sulla mancata pianificazione della vallata: vediamo nascere operazioni che sono coerenti con una idea di sviluppo lasciata al mercato e alla speculazione ma che non rispondono alle esigenze di una città e di una vallata come la nostra, con le trasformazioni economiche e sociali di questi ultimi anni. Non c’è disegno, non vediamo pianificazione, non esiste un disegno urbanistico ben delineato se non quello delineato “a misura di mall” o a favore del privato investitore.

All’affermazione secondo cui “la città declina senza costruire” noi abbiamo voluto ribattere con alcuni esempi e alcune considerazioni e senza nemmeno fare riferimento alle tematiche ambientali abbiamo posto l’accento su un altro aspetto altrettanto importante: una città in decrescita come la nostra, che perde da 40 anni 16 abitanti al giorno e che tra vent’anni sarà grande come una città medio-piccola ha davvero bisogno di nuove costruzioni, nuove residenze? I segnali di crisi vanno avanti da anni, eppure l’idea di progresso per questa città deve essere ancora e sempre la stessa idea da “Boom economico”? Le torri sul Chiaravagna invendute, le Torri Faro invendute, la Coopsette fallita dopo l’operazione Bricoman: siamo sicuri che il mattone porti ancora lavoro (almeno nei termini di nuove costruzioni)? O forse è un tentativo di aggrapparsi al bel mondo antico che non c’è più? Di sicuro non riusciamo a imparare dalle esperienze europee e di altri contesti riconducibili al nostro. Soprattutto manca una visione politica a lungo temine: non abbiamo l’ardire di proporre alternative e di cercare nuove strade che possano rappresentare una opportunità per la città e per la vallata. Nel frattempo la città perde i suoi giovani. Non è questione di “non vendere sogni” come dice il Sindaco ma è questione di ascoltare le idee e le proposte che in questi anni gli sono arrivati dalla città, i segnali che sono giunti dal contesto economico e sociale, le idee che  sono state proposte. Non si risolverà tutto col lavoro nei centri commerciali, ne si risolverà tutto con il ritorno alla manutenzione del territorio: ma per evitare che questa città muoia ci vuole una visione politica, non la politica del “meno peggio”: di questo in Val Bisagno come in tutta la città siamo francamente stanchi. Ci vuole coraggio nel proporre idee nuove, nel cercare nuove strade. Infatti la Val Bisagno è sempre, con altri quartieri, periferia. Lo è diventata, come dice il Sindaco, anche in mancanza di una identità forte, che va ricostruita e rafforzata. E’ vero: per farlo però bisogna avere il coraggio di mettere la periferia al centro della nostra città. Nei programmi elettorali riesce sempre bene a tutti, nella realtà dei fatti è l’ultimo dei problemi delle amministrazioni. Non bastano gli slogan, investire sulla periferia significa avere il coraggio di cambiare la propria visione politica: affermare che gli spazi vuoti siano buchi neri da non lasciare vuoti e da usare non è sufficiente se alla fine non si riesce a governare la trasformazione di questi spazi lasciando tutto alla iniziativa dei privati.

Non si sono fatti passi avanti in questi anni: il mondo cambia ma l’antico regime rimane sempre uguale a se stesso.

11:6:2016

Val Bisagno, storia di ponti, di piene e di paura

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Qui trovate il link alla news+video di Tabloid sui ponti Carrega e della Rosata in val Bisagno, pubblicata su ‘Notizie metropolitane’, il sito di notizie della Città Metropolitana di Genova:


Tabloid è il videomagazine di informazione della Città metropolitana di Genova a periodicità settimanale, diffuso online e sui social – paginaYouTube della CM, sito http://notizie.cittametropolitana.genova.it/, pagina Fb e account Twitter – e inoltre attraverso la messa in onda da parte di alcune emittenti televisive locali, fra cui Telegenova e Telepace.
Il video è stato realizzato dalla Città Metropolitana per promuovere la conferenza tenutasi Giovedì 3 marzo 2016 a cura di Jolanda Valenti, occasione in cui la ricercatrice storica ha presentato alla cittadinanza il frutto delle sue ultime ricerche storiche su Ponte Carrega presso l’Archivio storico del Comune di Genova presso Palazzo Ducale.

Il Politecnico di Milano studia le opportunità del Bisagno

Su Il Secolo XIX del 27 gennaio si parla dei laboratori di Architettura che il Politecnico di Milano svolgerà in Val Bisagno nel prossimo biennio accademico:12644702_1551575248501991_50532267707494459_n

Digital storytelling: Amici di Pontecarrega in una pubblicazione in inglese sulla Resilienza!

Foto 1

Qui il testo: https://drive.google.com/folderview?id=0BxYdEADMMHaFWllCUnFBdlR5bHc&usp=sharing

Il testo “Youth workers’ guide to digital storytelling: empowerment for resilience” è stato presentato a maggio a Valmiera, Lituania, durante la presentazione del progetto europeo finanziato dalla Commissione europea sulla mobilità europea dei giovani lavoratori. Tutti i nostri ringraziamenti vanno alla Cooperativa Librotondo Onlus, a Lucia Tringali e a Guido Bagni: grazie per averci voluti conoscere, per aver condiviso insieme a noi tante esperienze e tante giornate e per aver voluto lavorare insieme a noi e al quartiere (e per il quartiere!).

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