Archive for Rassegna stampa

Traffico e viabilità in Val Bisagno

Traffico

Abbiamo provato a intervistare le persone ferme alle fermate degli autobus per vedere cosa ne pensano del servizio di trasporto pubblico!

E voi, cosa ne pensate del trasporto pubblico in Val Bisagno?

 

 

 

https://www.youtube.com/watch?v=0VNNS3LzId4

Buon video!

 

Il progetto di restyling di Piazza Adriatico su La Repubblica

Piazza Adriatico

Con grande entusiasmo e un pizzico di orgoglio pubblichiamo qui di seguito l’articolo apparso su La Repubblica in merito al progetto di rifacimento di Piazza Adriatico. Le nostre osservazioni e i nostri commenti sono contenuti nell’articolo firmato da Donatella Alfonso.

Qui invece la versione PDF dell’articolo: articolo La Repubblica Piazza Adriatico

Articolo su Piazza Adriatico La Repubblica

Piazza Adriatico su “La Città, giornale di società civile”

SocietàCivile

“La Città, Giornale di Società Civile” ha ospitato nel mese di gennaio 2020 un intervento scritto dal presidente dell’Associazione Amici di Ponte Carrega, Fabrizio Spiniello, in merito al progetto di restyling di Piazza Adriatico.

Riproduciamo qui sotto il testo scritto dal nostro Presidente:

4  novembre 2019: questa giornata, come ogni anno, ha un significato particolare per Ponte Carrega e Piazza Adriatico. Cercare di riordinare pensieri e parole oggi ha un qualcosa di simbolico. La consegna del pezzo è stata fissata per il 5 novembre, il tempo stringe, ma non potevo non aspettare proprio oggi per scrivere. Ogni 4 novembre i ricordi e i pensieri sono più nitidi, più vivi; emerge in tutta la sua chiarezza la mattinata di 8 anni fa che portò fango, morte e cicatrici nella nostra città.

Tuttavia è proprio di questi giorni la notizia dell’inserimento di una cifra considerevole per interventi di riqualificazione in Piazza Adriatico nel Piano Triennale dei Lavori Pubblici del Comune e questa notizia rende questa giornata meno buia del solito. In una nota dell’assessore Pietro Piciocchi, sostenitore del progetto di riqualificazione insieme al presidente del Municipio IV Media Val Bisagno Roberto D’Avolio, viene specificato che la cifra da considerare utile per gli interventi in Piazza è di 800 mila euro. Questa considerevole somma, a otto anni dall’alluvione, fa riaprire alle associazioni e al quartiere il libro dei sogni per la rivincita e per il miglioramento degli spazi pubblici devastati dall’alluvione.

La ferita del 4 novembre, per le persone che l’hanno vissuta da vicino, è sempre aperta. Per alcune di queste, l’esperienza dell’Associazione Amici di Ponte Carrega è stato un modo per reagire a questa ferita e per provare a curarla. La violenza del fango che ha spazzato via ogni cosa ha portato via anche il nostro vecchio quartiere: le ultime attività che non hanno riaperto, le famiglie che sono andate via, un degrado sempre crescente accompagnato da un vuoto urbano e da un vuoto umano da contrastare. Allo stesso tempo il quartiere ferito è stato mortificato da nuove operazioni speculative, con l’oramai antica operazione nell’area dell’ex Italcementi su tutte, a dimostrare che non c’è fango che tenga quando di mezzo ci sono le esigenze di costruttori e di amministrazioni comunali avide di oneri di urbanizzazione.

La Piazza viveva nei ricordi di molti di noi come il luogo centrale del quartiere, il luogo da cui ripartire per far tornare le persone a vivere il territorio, a uscire di casa. La prospettiva di farla rivivere è sempre stata fin dall’inizio uno degli orizzonti dell’attività dell’associazione. Tutti avevamo in mente un’idea romantica di piazza, non più corrispondente alla realtà di un quartiere come quello del post alluvione: ognuno di noi sapeva che non sarebbe stato più possibile tornare ad un quartiere come quello dei nostri ricordi ma tutti eravamo consapevoli che bisognava muoversi in prima persona per scatenare una qualche reazione per far tornare a vivere la zona, per migliorarla e soprattutto, per superare la paura e far di nuovo pace con il nostro territorio.

“Viva la Piazza Viva” fu il primo segnale di questa ritrovata dinamicità. Nel tentativo di organizzare, ad un anno dall’alluvione, un evento lontano dagli stereotipi istituzionali della commemorazione, incontrammo l’esperienza della Mediazione comunitaria che, attraverso un progetto coordinato da San Marcellino tramite l’Università di Genova e la Fondazione per la Cultura di Palazzo Ducale, accese una prima scintilla che permise al gruppo di passare dalla fase della rabbia dei primi mesi alla fase della progettualità. Il 29 aprile 2013, alla presenza delle istituzioni cittadine, presentammo pubblicamente per la prima volta la nostra idea e il nostro progetto per Piazza Adriatico, frutto degli incontri dell’associazione nei mesi precedenti.

Si trattava di un progetto “senza portafoglio” ovvero di un’idea che, seppur senza fondi disponibili, tentava di raccontare come parte della popolazione volesse far rivivere il quartiere dopo l’alluvione. Risalgono a quel momento alcune delle idee che ancora oggi caratterizzano l’idea della nuova piazza: trasformare gli spazi abitativi distrutti dall’alluvione e abbandonati in spazi sociali e aggregativi, come una casa di quartiere; ampliare la zona pedonale, allontanare le auto dalla parte centrale della piazza, migliorare il fondo attraverso una nuova pavimentazione drenante che potesse ridare permeabilità al suolo migliorando la respirazione dell’impianto arboreo oggi presente e favorendo l’assorbimento delle acque di caduta al suolo anche solo per le piogge più deboli (perchè Piazza si allaga anche con piogge leggere!), ed infine rifare il campetto da calcio e le aree gioco.

L’occasione per tramutare queste idee in realtà si ebbe per la prima volta durante la discussione del progetto di riconversione dell’area ex Italcementi, ora Bricoman, di Ponte Carrega. Seguendo da vicino quella operazione, contrastandola ed opponendoci a quel maldestro tentativo di riqualificazione, fummo informati nel corso di una commissione consiliare che una piccola parte di oneri di urbanizzazione di quella operazione milionaria sarebbe andata a coprire due voci di spesa che, secondo noi, equivalevano però ad uno spreco di denaro pubblico: 112 mila euro di questi oneri di urbanizzazione sarebbero stati utilizzati infatti per la realizzazione di un cordolo spartitraffico su Lungo Bisagno Dalmazia e per la mera progettazione di Piazza Adriatico. Noi avevamo già un progetto, idee che partivano dal basso e ritenevamo che non fosse necessario sacrificare quella cifra per una progettazione che non sarebbe mai stata realizzata. Fu allora che, insieme al Municipio e all’allora assessore al territorio Gianni Baghino, chiedemmo di stornare quella cifra dagli oneri di urbanizzazione del Bricoman e di inserirli nel Piano Triennale dei Lavori Pubblici, in attesa di un futuro adeguamento della cifra verso l’alto o di un restyling, seppur minimo, con la cifra a disposizione.

Nell’estate del 2015 l’Associazione Amici di Ponte Carrega propose quindi al Municipio e agli altri gruppi del quartiere, Arci Ponte Carrega, Comitato Piazza Adriatico e Centro Documentazione Val Bisagno, di organizzare incontri pubblici per informare la cittadinanza della cifra a disposizione e per ragionare insieme su cosa proporre al Comune. Nel corso dell’estate e dell’autunno, con l’aiuto di alcuni architetti, venne elaborata una progettazione condivisa che portò alla presentazione nel gennaio del 2016 delle Linee Guida per Piazza Adriatico, sottoscritte da tutte le associazioni del quartiere, presentate e protocollate anche in sede di Conferenza dei Servizi per i Lavori di Adeguamento idraulico del rio Torre, il rivo che, insieme al Rio Mermi, aveva sommerso il quartiere il 4 novembre 2011, e i cui lavori, finanziati già dalla scorsa amministrazione comunale, sono ora in fase di realizzazione.

Il punto centrale del documento presentato ai Lavori Pubblici è stata la pedonalizzazione della Piazza. Un’enorme corte centrale, racchiusa tra i palazzi e tra gli alberi, può diventare di nuovo il centro della vita del quartiere. Le persone che oggi si spostano per far giocare i loro bambini in altre zone, potranno tornare a vivere una piazza rinnovata e vivibile.

L’obiettivo delle Linee Guida e del progetto di restyling è quello di ricreare socialità in un quartiere dormitorio in cui le persone, soprattutto quelle di nuovo insediamento ma anche quelle più anziane, difficilmente vivono il quartiere e socializzano tra di loro. Alcuni degli accorgimenti inseriti nel documento, come l’installazione di panchine ravvicinate in modo da permettere alle persone sedute di stare vicine, faccia a faccia, il rinnovo dell’area gioco per i più piccoli con l’inserimento nella stessa di tavoli da gioco per i più anziani, tendono proprio a favorire il contatto tra le persone e tra le diverse generazioni.

Il comunicato con il quale l’assessore Piciocchi comunica l’aumento dei fondi dai 112 mila inizialmente previsti a 800 mila euro, apre adesso nuove e interessanti prospettive per ampliare il libro dei sogni del quartiere con nuove idee che possono essere rimesse in circolo e nuovamente presentate al Municipio e al Comune per arricchire le Linee Guida presentate nel 2016 bisognose ora di un doveroso aggiornamento e di nuovi elementi. Tutti gli appartamenti e gli spazi distrutti dall’alluvione del 2011, per i quali da sempre ci battiamo affinchè non venga ridata l’abitabilità, potrebbero per esempio essere riutilizzati a favore delle associazioni della vallata e della città come spazi associativi e aggregativi: tanti, tra di noi, sognano una piccola biblioteca di quartiere, uno spazio per la memoria del territorio, un luogo in cui esprimere e coltivare le arti con laboratori di pittura, di musica, di teatro. Potrebbero essere spazi in cui i più giovani possono lavorare o studiare insieme: questi spazi, riportati in vita, potrebbero risvegliare il nostro quartiere dopo un lungo autunno. Con i fondi annunciati si potrebbe anche sistemare il campetto da calcio, uno dei pochissimi campetti rimasti aperti e liberi nell’intera vallata e forse si potrebbero anche rendere più agibili le abitazioni per le persone anziane che vivono nei palazzi popolari di Piazza, ancora oggi sprovvisti di ascensori.

Con questo obiettivo, vorremmo ora, partendo dalle Linee Guida del 2016, tornare in piazza e promuovere, insieme agli altri gruppi del quartiere, un percorso partecipato per decidere insieme alle persone la Piazza Adriatico che vogliamo. Il percorso partecipato, come da sempre sosteniamo, è lo strumento necessario per portare le decisioni tra le persone, tra coloro che vivono e partecipano alla vita del territorio: nei nostri pensieri, in assenza di una regolamentazione a riguardo, questo deve essere uno strumento utile ad arricchire la percezione e la sensibilità dei progettisti del Comune a cui sarà affidata la progettazione.

La partecipazione degli abitanti del quartiere e il loro contributo nel dire come vorrebbero migliorare la Piazza e cosa vorrebbero fare, è un messaggio importante che si vuole dare al Comune per rendere il nostro quartiere più bello, più vivibile, fatto a misura di persona. Questo è l’obiettivo della nostra associazione e degli altri gruppi che lavorano da tanti anni per migliorare questo spazio di città che negli ultimi decenni è stato dimenticato e lasciato a sé stesso, usato spesso per fini elettorali, travolto infine da alluvioni e dallo sviluppo incontrollato della valle che ha lasciato indietro questa parte di città che adesso può tornare a dire la sua e a rivivere, otto anni dopo l’alluvione che aveva provato a metterci in ginocchio.

0

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

1

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per leggere l’estratto in in formato pdf: la città (3)

 

 

Coop Guglielmetti: ultimi aggiornamenti

2019061502994109911-1

2019061502994109911-1

La città che resiste: Amici di Ponte Carrega su La Repubblica

La Repubblica 19 Maggio 2019 Domenica (Genova)-06

La Repubblica 19 Maggio 2019 Domenica (Genova)-06 La Repubblica 19 Maggio 2019 Domenica (Genova)-07

Un nostro intervento su Primocanale-Live on the road

anteprima

Pubblichiamo un paio di stralci del nostro intervento del 18 settembre 2017 sul dissesto idrogeologico del quartiere. Nel primo video la proposta di progetto pilota di autoprotezione dal rischio alluvionale:

Nel secondo video l’intervento sui lavori di adeguamento idraulico del rio Torre:

http://www.primocanale.it/video/piazzale-adriatico-comitato-amici-ponte-carrega-aspettiamo-i-lavori-di-adeguamento-idraulico-del-rio-torre-di-quezzi–96539.html

Non sosteniamo nessuno!

Link all’articolo

Alcuni nostri amici ci hanno fatto notare che dall’articolo de La Repubblica che riportiamo nel link qui sopra sembrerebbe che noi sosteniamo il M5s alle prossime elezioni amministrative. Non è così: ci teniamo a sottolineare che la Associazione Amici di Ponte Carrega non sostiene alcun movimento o partito politico e che quanto espresso, anche molto bene, sul quotidiano genovese ha il solo e unico scopo di comunicare quale sia l’aria che tira in Valle alla vigilia dell’appuntamento elettorale.

Detto ciò, la Associazione Amici di Ponte Carrega, pur non prestandosi a giochi elettorali, è sempre disponibile a discutere con tutti sui contenuti e gli argomenti legati allo sviluppo della nostra vallata e della nostra città.

Genova, 18 maggio 2017

Piazza Adriatico: il mio posto magico

postom

Pubblichiamo il racconto scritto da Sabrina Casagrande su Piazza Adriatico per la guida topografica alternativa alla città di Genova ideata da Incontri in Città, il laboratorio permanente di studi urbani dell’Università di Genova che ci aveva chiesto di scrivere un contributo sul nostro quartiere: Sabrina ha scritto il suo ricordo in un testo che la rappresenta e che rappresenta il suo e il nostro amore nei confronti di Piazza Adriatico e del Nostro quartiere! Il Blog Luoghi Comuni racconta la vita della città nei piccoli racconti di chi la abita e la frequenta: i luoghi comuni, gli spazi condivisi, i momenti collettivi. Descrive la città delle persone. L’idea è stata sviluppata nel corso del 2013 ed è stata pubblicata in un libro, che trovate in tutte le librerie: Luoghi Comuni – Guida topografica alternativa della città (http://genova.mentelocale.it/64753-genova-luoghi-comuni-arriva-guida-informale-citta/)

Qui il link al sito e al racconto firmato da Sabrina Casagrande: https://luoghicomunigenova.wordpress.com/2015/05/23/il-mio-posto-magico-piazza-adriatico/

Buona lettura!

Qui il testo del racconto:

Voglio raccontare una storia…la storia di un posto magico.
Si…magico.
Un posto di cui non puoi non innamorarti.
Piazza Adriatico.
Ci sono arrivata da bambina,2 anni e mezzo appena. La mia piazza l’ho vista la prima volta da sopra un’Ape 50, durante il trasloco da via Madre di Dio (altro posto meraviglioso, purtroppo distrutto). Nonostante i pochi anni che avevo, il ricordo è vivissimo… un “rettangolo” bellissimo…alberi, panchine, giochi per bambini.
Spazio per tutti. Da 0 a 100 anni.
Li sono cresciuta…insieme a molti altri.
È stato bello crescere li. Eravamo tanti, di tutte le età…che ricordi…
Alla mattina a scuola, pranzo e poi tutti fuori. Nel nostro mondo magico.
Dove si poteva stare ore e ore a giocare a grette, maschi e femmine, a nascondino…chi pattinava, chi giocava a pallone…Quanti vetri rotti ai piani terreni!!!
Chi costruiva carretti per poi lanciarsi (come pazzi) giù dal discesone di Ponte
Carrega.
Chi giocava a “figu”…c’è l’ho…mi manca…
Nella mia piazza c’era sempre posto per tutti. Grandi e piccini. Le mamme…che ti chiamavano dalla finestra…le nonne…erano le mamme e le nonne di tutti..un piccolo paese…
Poi, da grande, li sono cresciuti i miei figli, i figli delle mie amiche.
È stato bello vedere che anche loro hanno vissuto con amore quel posto…anche se la generazione era un’altra, l’amore per la mia piazza, da parte loro, è stato lo stesso. E anche loro, oggi adulti, ognuno con la loro vita e la loro storia si ritrovano

  1. Sulle stesse panchine di un tempo, come se il tempo si fosse fermato.

Perché in un posto così, nella mia piazza, non puoi non starci bene.
Negli anni, la mia piazza, è stata anche maltrattata…dagli eventi atmosferici…dalle istituzioni…dall’egoismo.
Ma ogni volta che sono li…che mi siedo su una panchina e mi guardo intorno…mi rendo conto di quanto sono stata fortunata a crescere in quel posto…e di quanto lo amo.
Dove si era tutti (o quasi) amici, dove i bambini si sbucciavano le ginocchia, dove si beveva alla fontanella, dove la sera c ‘era chi prendeva la chitarra e si cantava tutti insieme. Dove a mezzanotte, d’estate, un’anguria divisa da “buoni fratelli”.
Dove si andava in motorino in due…dove si faceva la guerra dei gavettoni…dove il
24 giugno tutti sul greto del Bisagno A fare il falò…ma i “pive” no, era pericoloso.
Riuscite, leggendo i miei ricordi, ad immaginare questo posto magico…la mia piazza?
E sì… la MIA PIAZZA…….ci torno spesso a respirare i ricordi…a mettere insieme i pezzi del mio cuore.

 

Creative Urbanity: lo studio della Georgia State University a cui abbiamo collaborato sarà pubblicato in autunno

url

Link al sito della University of Pennsylvania Press

logo

Qui di seguito un estratto della introduzione allo studio tratto dal sito della University of Pennsylvania Press che pubblicherà lo studio della Professoressa Emanuela Guano della Georgia State University:

In the 1970s, the city of Genoa in northern Italy was suffering the economic decline and the despondency common to industrial centers of the Western world at that time. Deindustrialization made Genoa a bleak, dangerous, angry city, where the unemployment rate rose alongside increasing political violence and crime and led to a massive population loss as residents fled to find jobs and a safer life elsewhere. But by the 1990s a revitalization was under way. Many Genoese came to believe their city was poised for a renaissance as a cultural tourism destination and again began to appreciate the sensory, aesthetic, and cultural facets of Genoa, refining practices of a cultured urbanity that had long been missing. Some of those people—educated, middle class—seeking to escape intellectual unemployment, transformed urbanity into a source of income, becoming purveyors of symbolic goods and cultural services, as walking tour guides, street antiques dealers, artisans, festival organizers, small business owners, and more, thereby burnishing Genoa’s image as a city of culture and contributing to its continued revival.
Based on more than a decade of ethnographic research, Creative Urbanity argues for an understanding of contemporary cities through an analysis of urban life that refuses the prevailing scholarly condemnation of urban lifestyles and consumption, even as it casts a fresh light on a social group often neglected by anthropologists. The creative urbanites profiled by Emanuela Guano are members of a struggling middle class who, unwilling or unable to leave Genoa, are attempting to come to terms with the loss of stable white-collar jobs that accompanied the economic and demographic crisis that began in the 1970s by finding creative ways to make do with whatever they have.

Emanuela Guano is Associate Professor of Anthropology at Georgia State University

La Val Bisagno tira le orecchie al sindaco

Urbanistica

Venerdì 10 giugno siamo intervenuti al convegno organizzato da Comune di Genova e Circolo Sertoli intitolato “Un vestito nuovo per la Val Bisagno“. Abbiamo voluto esporre al Sindaco il nostro punto di vista e le nostre idee sul futuro della Val Bisagno. Su Il Secolo XIX dell’11 Giugno è comparso il seguente articolo nel quale sono riportati alcuni passaggi del dibattito.  <guarda l’articolo qui>

Oltre a quanto riportato dal quotidiano la nostra riflessione ha posto l’accento sui temi proposti dal sindaco: lavoro, ambiente, idea di città, resilienza, mobilità. Abbiamo riconosciuto l’impegno e i risultati della Giunta nel dare risposta alla tematica idrogeologica della città e l’apprezzamento per l’alt dato al progetto di restringimento degli argini ( ripetiamo però che senza un altrettanto forte impegno sul lato del ritorno alla cura dei versanti e della tutela del territorio si rischiano di vanificare le opere idrauliche). Tuttavia, abbiamo voluto esprimere le nostre perplessità sulla idea di città e di vallata proposta dal Sindaco. Soprattutto abbiamo voluto porre l’attenzione sulla mancata pianificazione della vallata: vediamo nascere operazioni che sono coerenti con una idea di sviluppo lasciata al mercato e alla speculazione ma che non rispondono alle esigenze di una città e di una vallata come la nostra, con le trasformazioni economiche e sociali di questi ultimi anni. Non c’è disegno, non vediamo pianificazione, non esiste un disegno urbanistico ben delineato se non quello delineato “a misura di mall” o a favore del privato investitore.

All’affermazione secondo cui “la città declina senza costruire” noi abbiamo voluto ribattere con alcuni esempi e alcune considerazioni e senza nemmeno fare riferimento alle tematiche ambientali abbiamo posto l’accento su un altro aspetto altrettanto importante: una città in decrescita come la nostra, che perde da 40 anni 16 abitanti al giorno e che tra vent’anni sarà grande come una città medio-piccola ha davvero bisogno di nuove costruzioni, nuove residenze? I segnali di crisi vanno avanti da anni, eppure l’idea di progresso per questa città deve essere ancora e sempre la stessa idea da “Boom economico”? Le torri sul Chiaravagna invendute, le Torri Faro invendute, la Coopsette fallita dopo l’operazione Bricoman: siamo sicuri che il mattone porti ancora lavoro (almeno nei termini di nuove costruzioni)? O forse è un tentativo di aggrapparsi al bel mondo antico che non c’è più? Di sicuro non riusciamo a imparare dalle esperienze europee e di altri contesti riconducibili al nostro. Soprattutto manca una visione politica a lungo temine: non abbiamo l’ardire di proporre alternative e di cercare nuove strade che possano rappresentare una opportunità per la città e per la vallata. Nel frattempo la città perde i suoi giovani. Non è questione di “non vendere sogni” come dice il Sindaco ma è questione di ascoltare le idee e le proposte che in questi anni gli sono arrivati dalla città, i segnali che sono giunti dal contesto economico e sociale, le idee che  sono state proposte. Non si risolverà tutto col lavoro nei centri commerciali, ne si risolverà tutto con il ritorno alla manutenzione del territorio: ma per evitare che questa città muoia ci vuole una visione politica, non la politica del “meno peggio”: di questo in Val Bisagno come in tutta la città siamo francamente stanchi. Ci vuole coraggio nel proporre idee nuove, nel cercare nuove strade. Infatti la Val Bisagno è sempre, con altri quartieri, periferia. Lo è diventata, come dice il Sindaco, anche in mancanza di una identità forte, che va ricostruita e rafforzata. E’ vero: per farlo però bisogna avere il coraggio di mettere la periferia al centro della nostra città. Nei programmi elettorali riesce sempre bene a tutti, nella realtà dei fatti è l’ultimo dei problemi delle amministrazioni. Non bastano gli slogan, investire sulla periferia significa avere il coraggio di cambiare la propria visione politica: affermare che gli spazi vuoti siano buchi neri da non lasciare vuoti e da usare non è sufficiente se alla fine non si riesce a governare la trasformazione di questi spazi lasciando tutto alla iniziativa dei privati.

Non si sono fatti passi avanti in questi anni: il mondo cambia ma l’antico regime rimane sempre uguale a se stesso.

11:6:2016

Val Bisagno, storia di ponti, di piene e di paura

Schermata 2016-03-05 a 12.14.39

Schermata 2016-03-05 a 12.14.39

 

Qui trovate il link alla news+video di Tabloid sui ponti Carrega e della Rosata in val Bisagno, pubblicata su ‘Notizie metropolitane’, il sito di notizie della Città Metropolitana di Genova:


Tabloid è il videomagazine di informazione della Città metropolitana di Genova a periodicità settimanale, diffuso online e sui social – paginaYouTube della CM, sito http://notizie.cittametropolitana.genova.it/, pagina Fb e account Twitter – e inoltre attraverso la messa in onda da parte di alcune emittenti televisive locali, fra cui Telegenova e Telepace.
Il video è stato realizzato dalla Città Metropolitana per promuovere la conferenza tenutasi Giovedì 3 marzo 2016 a cura di Jolanda Valenti, occasione in cui la ricercatrice storica ha presentato alla cittadinanza il frutto delle sue ultime ricerche storiche su Ponte Carrega presso l’Archivio storico del Comune di Genova presso Palazzo Ducale.

Il Politecnico di Milano studia le opportunità del Bisagno

Su Il Secolo XIX del 27 gennaio si parla dei laboratori di Architettura che il Politecnico di Milano svolgerà in Val Bisagno nel prossimo biennio accademico:12644702_1551575248501991_50532267707494459_n

Digital storytelling: Amici di Pontecarrega in una pubblicazione in inglese sulla Resilienza!

Foto 1

Qui il testo: https://drive.google.com/folderview?id=0BxYdEADMMHaFWllCUnFBdlR5bHc&usp=sharing

Il testo “Youth workers’ guide to digital storytelling: empowerment for resilience” è stato presentato a maggio a Valmiera, Lituania, durante la presentazione del progetto europeo finanziato dalla Commissione europea sulla mobilità europea dei giovani lavoratori. Tutti i nostri ringraziamenti vanno alla Cooperativa Librotondo Onlus, a Lucia Tringali e a Guido Bagni: grazie per averci voluti conoscere, per aver condiviso insieme a noi tante esperienze e tante giornate e per aver voluto lavorare insieme a noi e al quartiere (e per il quartiere!).

Schermata 2016-02-01 a 12.54.14

 

 

Amici di Ponte Carrega su Macaia-Primocanale

SpinielPrimoCanale

Puntata del 9 novembre 2015:

SpinielPrimoCanale

 

trasmissioni

Il Fatto Quotidiano su Bricoman e Coop Guglielmetti

Cattura
Il Fatto Quotidiano del 20/10/2015

Il Fatto Quotidiano del 20/10/2015

Qui di seguito invece un articolo sempre del 20 ottobre comparso invece su Il Secolo XIX con al centro i dati ISPRA sul consumo di suolo in Liguria e il Piano Caso della Giunta Toti:

http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2015/10/19/ARPMooNG-territorio_consumato_avanzata.shtml

Panta Rei. Il servizio di Report sul Bricoman e le alluvioni a Genova

ReportBricoman

Schermata 2015-10-20 a 09.33.43Pubblichiamo, per chi se lo fosse perso, il link del servizio di Report del 18.10.2015

Veniamo finalmente a conoscenza del vero punto di vista del sindaco Marco Doria sull’intervento ex  Cementificio Italcementi di Ponte Carrega

Ecco lo stralcio dell’intervista:

MARCO DORIA – SINDACO DI GENOVA “Sul tema della sicurezza idrogeologica del territorio, da questo punto di vista, secondo me, c’è stato un vantaggio con la messa in sicurezza del Rio Mermi 

Viabilità a rischio inondazione

GIORGIO MOTTOLA “Però si poteva riqualificare in qualche altro modo. Cioè, non mi dica che un centro commerciale vuol dire riqualificare un’area.

Contronto

MARCO DORIA – SINDACO DI GENOVA “No, non dico questo, che sia riqualificato, significa riutilizzare l’area.”

Dunque l’intervento nell’ex area Italcementi non è riqualificazione ma solo riutilizzo dell’area, ma significa ammettere di aver condannato quell’area a un destino di periferia per sempre alla faccia dei suoi abitanti e della paventata riqualificazione urbana proposta e venduta per anni con l’agenda 21 per la Val Bisagno.

Finalmente si fa chiarezza e si dicono le cose come stanno: non è riqualificazione ma riutilizzo dell’area: peccato solo che questo riutilizzo non sia temporaneo! Finalmente un po’ di verità sulle vere intenzioni delle amministrazioni e sul destino di questa vallata: non ci sarà riqualificazione ma solo riutilizzo delle aree dismesse con attività altrettanto degradanti.. e la Guglielmetti è dietro l’angolo: che facciamo? Riutilizziamo anche quell’area, come è stato fatto con il Bricoman, o la riqualifichiamo?

Occorrerebbe una svolta, un comportamento più responsabile da parte dei proponenti e delle amministrazioni: un progetto veramente condiviso con il territorio (non solo nelle sedi istituzionali) ma con tutta la società che desidera partecipare al miglioramento di questa città. Ma è possibile che questa stessa amministrazione possa prima permettere determinate operazioni urbanistiche e poi apra a percorsi partecipati e condivisi con il territorio? E’ evidentemente difficile.

In questi luoghi non ci sarà una vera riqualificazione urbana nonostante le enormi potenzialità di questa valle sia in ambito storico, sia ambientale naturalistico, come anche si cerca di far emergere con il progetto “Memorie del Bisagno”

Qui di seguito trovate il link con l’articolo de Il Secolo XIX con la trascrizione dell’intervista:http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2015/10/19/ARxZOLNG-bisagno_parcheggio_sindaco.shtml
e qui la replica del sindaco dopo le polemiche a seguito del suo intervento pubblicate sul suo profilo facebook:
https://www.facebook.com/ComitatoDoriaSindaco?fref=nf

Infine, una riflessione: a chi dice che il servizio di Report sia stato fazioso e confezionato per far fare una figuraccia al sindaco noi rispondiamo così: di fronte a domande non concordate o compiacenti il sindaco è andato in crisi; ciò forse non sarebbe accaduto con un organo di stampa locale, normalmente molto più soft e morbido verso l’amministrazione. Se l’intervista di Report vi scandalizza è perchè siete voi stessi ad essere faziosi, perchè parteggiate per una parte senza spirito critico e senza obiettività. Il sindaco non è uscito bene dall’intervista, non è uscito bene dalla questione del parcheggio di Molassana come non è uscito bene parlando di temi urbanistici come per il Bricoman. Se il sindaco avesse risposto bene qualcuno si sarebbe scandalizzato? Ha risposto male, e ne paga le conseguenze mediatiche. Il giornalismo funziona anche così: non è sempre compiacente.

Costruttori: una proposta che fa sorridere

città
Articolo de Il Secolo XIX del 10 ottobre 2015

Articolo de Il Secolo XIX del 10 ottobre 2015

Leggiamo le dichiarazioni del presidente dei costruttori: siamo molto stupiti del tanto spazio riservato su Il Secolo XIX per dichiarazioni tanto fantasiose e mistificatrici della realtà.
Il presidente dei costruttori dice che si deve continuare a costruire in collina, anche alle Cinque Terre (cit. “Bisogna eliminare i blocchi vigenti alle Cinque Terre”), perché c’è “uno studio dell’Università di Firenze che dimostra che le zone più fragili da un punto di vista del dissesto idrogeologico sono quelle abbandonate dall’uomo”.

Bella scoperta: a parte il fatto che lo studio citato dell’Università di Firenze è uno studio sul paesaggio agrario che tratta di interventi di ingegneria naturalistica che dice quindi tutt’altro rispetto a quanto sostenuto dall’Ance (http://landscapeunifi.it/it/ ), c’è davvero una bella differenza nel trasformare aree abbandonate che dovrebbero essere recuperate in ambito agricolo o forestale, in zone urbanizzate. E’ ormai risaputo che la cementificazione e il consumo di suolo, divorando risorse non rinnovabili, sono i maggiori responsabili del dissesto idrogeologico (basti leggere le Comunicazioni della UE, come COM(2006)231:http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/?uri=URISERV:l28181&from=IT).

La proposta del Presidente dei costruttori è una posizione irrazionale e fuori dalla realtà: è una visione distorta che mira a proteggere solo il suo bel “mondo antico” oramai irreversibilmente in crisi. La nostra economia ligure e genovese si basa su alcuni dati certi: abbiamo perso più di 200 mila abitanti in venti anni (e ne perderemo altrettanti e di più nei prossimi venti anni), attestandoci quindi in un ambito di città medio-piccola, come Bologna per intenderci. Allo stesso tempo però abbiamo case per più di un milione di persone e al momento abbiamo circa 50 mila case vuote, che non fanno altro che contribuire ad abbassare il mercato immobiliare genovese (che regge fin troppo bene al momento, ma chissà ancora per quanto, senza possibilità di grandi balzi in avanti). Quindi, forti di questi dati, una proposta come quella del capo dei costruttori appare ancora di più come una proposta irresponsabile e esclusivamente corporativistica, una proposta che guarda al loro tornaconto personale (ma che imploderà su loro stessi prima o poi) ed è basata su idee vecchie e sorpassate di sviluppo, di cui l’immobilismo di questa società impreditoriale dovrebbe rendersi conto prima di sparire completamente lasciando per strada migliaia di lavoratori dopo aver compromesso ulteriormente il nostro territorio.  Prima di veder peggiorare il rischio idrogeologico dovuto al consumo di suolo, prima di vedere l’esplosione di una ben più grave bolla immobiliare sul mercato ligure, prima di rendersi conto che non ci saranno più acquirenti per le nuove case(e nemmeno per le vecchie), c’è solo una cosa che andrebbe pensata e realizzata: demolire e a far sparire dalle memoria urbana intere parti di città costruite a partire dagli anni sessanta (ma anche prima), aumentando la vivibilità e la sostenibilità economica dei nostri quartieri e diminuendo il carico di case vuote presenti in città. In questo contesto  anche il contributo e le opportunità per il comparto edile potranno essere importanti.

Questa si che sarebbe una proposta nuova.

A tal proposito alleghiamo un reportage de L’Espresso del 16 ottobre 2015 sul consumo di suolo, assolutamente da leggere: http://ispra.telpress.it/news/2015/10/16/2015101600933930248.PDF

Stasera a Scala Mercalli si parla di alluvione e cementificazione a Genova

Stasera il programma di Rai 3 Scala Mercalli condotto da Luca Mercalli tratterà il tema delle alluvioni e del dissesto idrogeologico, facendo tappa anche a Genova e in particolare in Val Bisagno.

Qui il link del programma: http://www.scalamercalli.rai.it/dl/portali/site/page/Page-1b0bb64f-44f2-43ea-9f7e-6d791bb192e6.html

Nella foto, una delle fasi delle riprese a Ponte Carregamercalli

La morte dei centri commerciali in Italia

mall

Vi ricordate un nostro articolo di qualche mese fa, ripreso dal prestigioso periodico britannico The Guardian, sulla morte del modello del centro commerciale, del grande Mall, in Usa? L’articolo elencava i motivi della crisi dei centri commerciali e preannunciava una rapida diffusione di questa “malattia” anche in Italia: http://www.amicidipontecarrega.it/?p=5293

Come vediamo in questo nuovo articolo, la cui lettura ci è stata suggerita dal professor Francesco Gastaldi, la previsione si è dimostrata ampiamente corretta anche per l’Italia e non così prematura come molti ci avevano voluto fare intendere fino ad oggi. Nell’articolo di cui sotto si parla della fine del boom degli ipermercati nella regione del Friuli Venezia Giulia, una regione che ha un Pil procapite superiore rispetto a quello della Liguria (da 27,397 a 31,689 euro mentre il Pil procapite ligure va da 22,063 a 27,396 euro. Dati Istat, 2012).

http://messaggeroveneto.gelocal.it/udine/cronaca/2015/03/15/news/e-finito-il-boom-degli-ipermercati-negozi-vuoti-ampliamenti-sospesi-1.11044560

 

Tornando al caso concreto del nostro quartiere, in attesa di conoscere gli sviluppi, anche legati al Piano di Bacino in elaborazione in Regione con i dati delle alluvioni del 2014, del futuro centro commerciale e albergo nell’area ex Guglielmetti, vi presentiamo un trafiletto comparso qualche giorno fa su Il Corriere Mercantile sulla imminente chiusura del Brico Io presente oggi nel centro commerciale Bisagno di piazzale Bligny a vantaggio della apertura del nuovo Bricoman che si terrà il prossimo 27 maggio. Ciò a sostegno della tesi che il nuovo centro rischia solo di SPOSTARE lavoro piuttosto che crearne di nuovo. Torneremo più avanti sul saldo tra le vecchie attività che andranno a chiudere e le nuove assunzioni (e il tipo di contratto) della nuova attività. L’unica certezza, detta dall’A.d. del Bricoman Italia in commissione Sviluppo Economico del Comune a settembre è quella che il Bricoman pensa di fatturare qualcosa tra i 15 e i 20 milioni di euro all’anno: secondo Ascom Edilizia il fatturato annuale di tutto il genovesato è di 35 milioni in totale e se i conti sono questi vi lasciamo immaginare le conseguenze e le altre innumerevoli chiusure dei piccoli esercizi. Si creerà nuovo lavoro o i lavoratori del settore si limiteranno a spostarsi, almeno quelli più fortunati tra loro, verso le nuove attività “ammazza piccole”?

Il Corriere Mercantile

Il Corriere Mercantile

Elogio della Bellezza

CUI BONO.png

SENTENZA: “IL PONTE ASSOLTO PER NON AVER COMMESSO IL FATTO”

 

La salvaguardia di Ponte Carrega.

Apprendiamo con soddisfazione della mozione votata alla unanimità dal consiglio comunale per la salvaguardia di Ponte Carrega. La notizia ci da spunti per alcune riflessioni maturate in questi anni di lavoro a difesa del Ponte.

Una prima riflessione ci dice che la politica non può essere sottomessa dalla tecnica e che la tecnica non deve essere strumentale alla politica: arrogarsi il diritto di imporre decisioni sotto la copertura e la giustificazione delle leggi scientifiche non è eticamente giustificabile. La politica non deve fermarsi di fronte alla tecnica ma deve rapportarsi con essa con tutti gli strumenti a sua disposizione: i più importanti strumenti di controllo sono il dibattito pubblico e la partecipazione dei cittadini al processo di gestione e governo del territorio. Rischiamo altrimenti una politica inumana, moralmente ignava, colpevole cioè di non voler comprendere fino in fondo le questioni della tecnica e di lasciare a questa ultima la responsabilità delle scelte e il lavoro “sporco” per arrivare a dire e realizzare qualunque cosa: “E’ la scienza, Signori, che ce lo impone” sarebbe la giustificazione più utilizzata: una bugia detta senza forse davvero comprendere fino in fondo le ragioni e la opportunità di quelle scelte, dettate da altri interessi. Noi siamo intervenuti in questo frangente: abbiamo studiato, ci siamo formati e informati, abbiamo cercato competenze al di fuori delle nostre conoscenze e competenze. Lo abbiamo fatto prima di tutto per una questione di dignità di un territorio che non vuole essere periferia nel senso classico di “banlieu” e rivendica una propria dimensione di bellezza che si oppone all’oblio di questi ultimi tempi.

La mozione pone anche un altro interrogativo etico, che non pone solo l’attenzione sulla idea di sviluppo di una città, ma piuttosto sulle priorità della nostra società: quali sono le priorità del nostro mondo? Fino a che punto possiamo spingerci, per esempio, per realizzare una infrastruttura? Il “progresso” fino a che punto può spingersi? Salvaguardare la storia, il nostro bagaglio culturale e identitario è un prezzo che possiamo pagare con leggerezza? In una società che svilisce il mondo della cultura e della scuola, che favorisce l’economia piuttosto che la comunità, questo interrogativo non diventa di facile risposta e rischia di trasformarsi in una domanda che travalica il mero esempio genovese e porta l’attenzione sullo “scontro di civiltà” che viviamo tutti i giorni, tra chi assiste passivamente contribuendo allo sfacelo e chi non rimane in silenzio e pensa ad una idea diversa di comunità e società. Può una opera, una infrastruttura essere messa davanti a tutto, davanti alle nostre sensibilità, alla nostra umanità?
In definitiva, perchè un gruppo di liberi cittadini si è voluto indignare e muovere per un così piccolo monumento presente nel proprio altrettanto piccolo quartiere? Crediamo che sia stato fatto soprattutto per salvaguardare il nostro futuro: preservare i simboli del nostro passato non significa fare un esercizio retorico, non significa essere dei malinconici individui attaccati ad una idea romantica di esistenza. Difendere il nostro passato, per citare Luca Borzani, significa difendere il nostro futuro. Significa dare un segnale alla città, non ripetere una nuova Via Madre di Dio. Preservare la Bellezza di un luogo e tutto ciò che è insito nel significato di bellezza stesso (l’umanità, il potenziale aggregativo di un luogo, il rispetto del paesaggio) significa rispettare e dare spazio alla bellezza nella sua dimensione pubblica di Bene Comune. Siamo a un bivio. Come immaginiamo la nostra società, e quindi la nostra città del futuro, quello spazio cioè dove si esplicita in maniera pubblica la nostra idea di società?
Ponte Carrega non è solo un insieme di pietre che si oppone alla furia del Bisagno: è una parte di città fatta di persone che vuole prendersi cura di un nostro territorio offeso dalla speculazione e ancor più dall’oblio della nostra democrazia.

L’idea di Bellezza è un tema politico che dovrebbe, senza retorica, fare parte dell’agenda politica di questa Regione e di questo Paese: l’articolo 9 della Costituzione ne è il fondamento giuridico e da qui passa il messaggio di una idea di cittadinanza, di una idea di cultura e di civiltà slegata dall’individualismo, dalla privatizzazione degli spazi pubblici, dalla autoreferenzialità e superficialità di un certo modo di fare politica che vorremmo vederci finalmente alle spalle.


Consiglio comunale: http://www.comune.genova.it/content/consiglio-comunale-seduta-del-24-febbraio
Schermata 2015-02-25 a 10.46.40Schermata 2015-02-18 a 19.06.15
http://genova.erasuperba.it/notizie-genova/ponte-carrega-valbisagno-no-demolizione
http://www.genovatoday.it/politica/ponte-carrega-demolizione.html
Qui il link della mozione approvata alla unanimità dal Consiglio comunale:http://www.comune.genova.it/sites/default/files/20150224_demolizione_ponte_carrega_moz.pdf