Archive for Ponte Carrega

Luca Mercalli a Ponte Carrega, Riprese in corso…

Oggi Luca Mercalli è venuto a Ponte Carrega per toccare con mano la spregiudicata cementificazione concessa e attuata dalla nostra amministrazione solo otto mesi dopo l’alluvione del 2011. Un “costruito sul costruito” di 49.000 mq su un tessuto industriale esistente di 15.000 mq. Una riconversione che prevede nuovi centri commerciali che attireranno migliaia di persone vicini in luoghi a rischio.

Nell’intervista si è parlato anche del progetto di riconversione presentato da Coop-Talea sulle aree ex officine Guglielmetti, un soggetto che si dichiara sensibile ai temi ambientali e di difesa del paesaggio, ma che di fatto non ha esitato a presentare un progetto impattante sul paesaggio urbano consolidato di Ponte Carrega. Abbiamo parlato della grande torre alberghiera alta 35m davanti al Bisagno e allo storico borgo di Ponte Carrega.

Questo caso lascia sempre perplessi e increduli tutti coloro che ne vengono a conoscenza ed è oramai diventato un tema di rilevanza nazionale.

Da parte nostra abbiamo ribadito il nostro impegno a continuare nella denuncia di questi scempi.

A queste considerazioni aggiungiamo che ad oggi non esiste in Liguria una legge di regolamentazione sui processi di partecipazione della cittadinanza alla gestione del territorio: le decisioni sono state imposte dall’alto esclusivamente dal proponente e dall’autoreferenzialità amministrativa delle istituzioni. Il “caso” Ponte Carrega è evidentemente emblematico di come è gestita l’intera questione del territorio in Liguria. 

La trasmissione “SCALA MERCALLI”  andrà in onda su RAI 3 in prima serata per sei puntate da febbraio, dopo il programma di Fabio Fazio: si tratterà di clima, energia, rifiuti, consumo del suolo, agricoltura sostenibile, protezione civile, eventi meteorologici estremi. Mercalli darà voce a tante realtà come associazioni e comitati che lottano contro il degrado ambientale del paese e darà voce a tanti ricercatori e professori non noti al pubblico televisivo ma eccellenze nei loro campi di ricerca.

A Genova le riprese sono state effettuate tra Sant’Agata, il greto del Bisagno, Marassi e Ponte Carrega.

Nella foto: Luca Mercalli con il prof. Gerardo Brancucci a Ponte Carrega davanti alle ex-aree officine Guglielmetti

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Il convegno è on line! Se non hai partecipato guardalo qui!

Grazie a ai tecnici di GenoVirus, che si sono offerti gratuitamente per prestare il loro servizio tecnico al Convegno, abbiamo la possibilità di poterlo riascoltare o seguire in differita streaming.


Dissesto
GenoVirus è un blog multimediale basato totalmente sul volontariato e la passione di chi, come noi, preferisce adoperarsi per il bene comune tutto l’anno e non solo durante l’emergenza impugnando la pala per qualche giorno per spalare il fango. Il fango va rimosso durante l’emergenza, ma soprattutto dopo, tutto l’anno, rimuovendo le cause che lo hanno provocato, per farlo ci sono molti modi,  ognuno con le proprie competenze, senza retorica, senza essere angeli. Aiutare a diffondere la cultura del Bene Comune è uno di questi modi.

 


(per la visone a schermo intero impostare la modalità adoperando il tasto [ ] in basso a destra sul pannelo del video)

Menzionati su WIRED! – Come annega una smart city

Wired è una delle riviste più diffuse a livello mondiale, compare anche nel cartone animato americano de I Simpson

Wired è una delle riviste più diffuse a livello mondiale, compare anche nel cartone animato americano de I Simpson

 

WiredTerstat

La prestigiosa rivista americana Wired (edizione italiana di dicembre 2014) – dedica un articolo alla nostra città, citando la nostra associazione e il caso di Ponte Carrega. L’articolo evidenzia le contraddizioni tra il voler essere una Smart City e la realtà dei fatti. Un amministrazione indolente che non sa imparare dai propri errori.

(Un articolo a firma della giornalista Carola Frediani, autrice del libro Deep Web)

WIRED

Non è un caso che la famosa giornalista esperta del web e la prestigiosa rivista americana Wired prenda come cattivo esempio il caso di Ponte Carrega per descrivere le contraddizioni di una città che pretende di essere “Smart” ma poi avvalla progetti di trasformazione edilizia devastanti dimostrando in tal senso di navigare a vista senza una effettiva strategia.  Evidentemente l’intervento CoopSette – Bricoman e ora anche Coop Liguria – Talea per le aree delle ex-officine Guglielmetti, rappresentano un caso emblematico non solo per la nostra città ma per il nostro paese: qui si continua a costruire e si è “costruito sul costruito” passando da 15.000 mq a oltre 49.000 mq.

Evidentemente ci sono interessi superiori a uno sviluppo “Smart” della città e questi attori sono in grado di condizionare la politica a loro esclusivo vantaggio, sanno già che i loro progetti hanno la strada spianata.  L’articolo riportato sul XIX secolo di oggi(http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2014/12/10/ARc5blpC-ultimatum_rimessa_guglielmetti.shtml ) mette in evidenza come ci siano opacità negli  accordi tra la politica di sempre e l’interesse privato di sempre. In particolare per il caso Coop Liguria e le aree delle ex Officine Guglielmetti sembrano essere state vendute con un contratto di vendita che avrebbe al suo interno una clausola con la quale il proponente ora minaccia la restituzione dei soldi se non verrà approvato il suo devastante progetto. Ricordiamo che Coop Liguria, contrariamente ai suoi principi etici di tutela per l’ambiente e del paesaggio, ha presentato un progetto completamente estraneo al contesto in cui si inserisce con una torre alberghiera innalzata davanti al borgo storico di Ponte Carrega e alla chiesa di Montesignano, una struttura di vendita che prevede un enorme parcheggio in copertura che dequalificherà completamente gli insediamenti storici urbani consolidati. Saranno previste migliaia di autovetture che andranno ad aumentare il traffico in queste zone ad alto rischio di inondazione. Una città che non sa valorizzare le sue risorse, svendendo con esse anche la sua memoria storica.

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Mitigazione dei rischi di Piena del Torrente Bisagno

Di seguito potrete scaricare in streaming la presentazione del Dossier sviluppato da Italia Nostra (Associazione Nazionale per la Tutela del Patrimonio Storico Artistico e Naturale della Nazione) riguardo la mitigazione del rischio di Piena del Torrente Bisagno.

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Il dossier, che potrete scaricare <qui> o nel sito www.italianostragenova.org , rappresenta un contributo fondamentale per la corretta comprensione della mitigazione dei Rischi di Piena del Torrente Bisagno.

Il documento di Italia Nostra rappresenta per la nostra associazione un altro autorevole tassello che dimostra come l’edificio per il Bricoman di Ponte Carrega, anche se formalmente autorizzato, non rispetta affatto i requisiti di integrazione nell’ambiente, ma anzi ne è un pessimo esempio. In tal senso diminuiscono le argomentazioni di coloro che sostengono che l’intervento ha previsto un complessivo miglioramento dell’assetto idrogeologico dell’intera area perché approvata dagli enti competenti.

Il Dossier di Italia Nostra (a pagina 20) evidenzia come l’edificio ex-Italcementi (Bricoman), insieme ad altri interventi nelle stesse vicinanze, sia da ritenere critico per la lotta alla mitigazione del rischio idrogeologico, insediamenti che erano da evitare e che sono stati costruiti con disposizioni normative di cui oggi il mondo scientifico e culturale ne auspica un superamento.

Insediamenti Critici

               La foto sottostante mostra l’enorme edificio detto per il Bricoman costruito sul fondovalle del torrente Mermi, affluente del Bisagno.

Bricoman

TgR Rai 3: http://www.tgr.rai.it/dl/tgr/regioni/PublishingBlock-e76ff69f-39a6-4e43-a278-3566b7d783b2.html

Primocanale a Ponte Carrega, il programma Intorno a Noi racconta di alluvioni e crisi della politica con gli Amici di Ponte Carrega

Spalla Guarda lo streaming da PrimocanaleINOI

Restringimento del Bisagno: è come mettersi un sacchetto in testa per respirare meglio!

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A meno di un mese dall’ultima alluvione un articolo apparso su Repubblica ci ripropone il progetto presentato nel 2012 per allargare la strada di sponda destra in Val Bisagno per far spazio alla Busvia. 

è previsto un allargamento della strada senza restringere la portata idraulica del Bisagno

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Questa affermazione è apparsa su un articolo di Repubblica del 25.10.2014 a detta del segretario provinciale del PD, Alessandro Terrile. Nell’articolo viene rimarcato il fatto che per la Val Bisagno è necessario un TPL veloce e per far questo si avvieranno presto i cantieri per iniziare ad allargare la strada sulla sponda destra del torrente. L’articolo ribadisce che il progetto presentato non ridurrà la portata idraulica del Bisagno.

Sul fatto che la portata non verrà ridotta siamo tutti d’accordo perché ridurre la portata non sarebbe comunque possibile dato che oggi è già insufficiente.

Il progetto presentato si basa su una riprofilatura degli attuali argini con la demolizione di alcuni ponti e passerelle pedonali, nella versione preliminare si doveva demolire anche Ponte Carrega. Con questa operazione si riesce a strappare ancora qualche briciola di spazio per allargare la strada sulla sponda destra.

L’effetto di questa operazione non sarà quello di ridurre la portata idraulica perché questa senza dubbio dovrà risultare aumentarla, i nuovi argini dovranno garantire la tenuta alla piena bi-centenaria. Dunque se rifare gli argini significa evitare che l’acqua esca significa che la stessa la ritroviamo più a valle (vedi articolo: Sturare un lavandino… )

La nuova profilatura con il ristringimento dell’alveo di circa 3m (media) avrà l’effetto di aumentare la velocità dell’acqua che arriverà più copiosa e veloce di prima a valle,  infliggendo situazioni ancora più critiche laddove l’arginatura già oggi è gravemente insufficiente, per esempio a Borgo Incrociati o alla Foce.

Il rifacimento della copertura del Bisagno e lo scolmatore del Fereggiano non risolveranno definitivamente la questione perché il nodo rimarrà comunque insufficiente per la piena bi-centenaria.

Tutto questo si fa per il tram?

A chi auspica un tram che funzioni, e non due binari che passino da qualche parte, possiamo dire che questa cosa sarà palesemente disattesa.

Noi auspichiamo un progetto dove il tram sia vicino alla gran parte della gente, vicino ai palazzi, ai negozi, perché sia il più comodo possibile e perchè solo così il tram può essere strumento di riqualificazione urbanistica e non diventi un treno veloce di collegamento Periferia-Centro. Facendo così ci sarebbe anche un maggior ritorno dell’investimento perché in questo modo più gente sarà incentivata a prendere il tram e inoltre sarebbe un investimento che potrebbe tendere la mano ai piccoli esercizi commerciali in contrapposizione ai grandi centri commerciali favoriti e approvati dalla stessa parte politica e che basano la propria prosperità soprattutto con l’utilizzo del mezzo su gomma. Favorire il tram significherebbe favorire il piccolo esercizio di vicinato e il negozio di quartiere che non potrà più competere con la grande distribuzione dei grandi centri di sponda sinistra.

Con questo progetto invece si naviga a vista, portando avanti una proposta che non migliora di sicuro il problema idraulico della città e non pone le basi per un reale investimento sulla tramvia: manca infatti uno studio completo sulla tramvia in Val Bisagno e il suo ripristino in città. C’è solo una vaga idea, oltretutto spesso rimangiata nonostante il dibattito pubblico in Val Bisagno di quattro anni fa, ma manca complessivamente un grande progetto organico che lo determini anche con un recupero di tipo urbanistico e di riqualificazione di questa parte della città. Una riqualificazione che evidentemente non è nei reali progetti della amministrazione viste le operazioni speculative in atto e l’aggravio della situazione della Volpara, che sottolineano ancora una volta come sia lontano dalla realtà di una Smart City e di una Agenda 21 la Val Bisagno.

Si ha l’impressione di trovarsi davanti a un ennesimo tentativo maldestro di “tapullo” alla genovese come di quelli avanzati e realizzati dalla amministrazione comunale negli ultimi decenni e negli ultimi anni e la realtà dei fatti ci fa vedere dove si è arrivati continuando a “tapullare” per decenni: una azienda di trasporto pubblico al collasso, la discarica di Scarpino al collasso, la rete idrografica genovese collassata, muri e versanti che crollano: tutti i nodi, prima o poi vengono al pettine, un problema in più se vengono al pettine tutti insieme. Vogliamo sottolineare come non sia un caso questo collasso: è solo ciò che raccogliamo del Buon Governo degli ultimi decenni e dell’inerzia degli ultimi anni.

Si naviga a vista costruendo con urgenza un argine per allargare una strada che forse un giorno servirà anche per realizzare un tram, ma per il momento sarà solo una corsia in più per il bus con il numero di automobili in circolazione sempre più pesante (almeno 6.000 in più grazie alle operazioni Coopsette e Coop senza contare i camion in arrivo in Volpara da tutta l’area metropolitana).

Se davvero si volesse realmente il tram non saremmo ancora oggi in questa situazione di incertezza: se davvero si volesse realizzare il tram si sarebbe già cominciato partendo da Brignole e invece ci si è voluti concentrare proprio sul tratto più problematico, per cavalcare una situazione di “impasse” che a una prima vista sembra essere molto complicata e che invece non lo è: le soluzioni per far passare il tram nel tratto Staglieno-Feritore sono molteplici e tutte più economiche di quelle presentate dalla amministrazione. Esistono modi per superare questo problema senza dover far pagare un prezzo troppo caro alla città, sia dal punto di vista economico (l’allargamento costa 26milioni di euro di soldi pubblici) sia soprattutto dal punto di vista del rischio idrogeologico, senza dover necessariamente restringere il Bisagno!

Il WWF ha proposto una valida alternativa (vedere più sotto) ma ci sono anche proposte per modificare la viabilità in quel tratto rendendolo un traffico di destinazione o proponendo un senso unico alternato anche con un breve tratto in sede promiscua (non più di 50metri!). Con i nuovi insediamenti in sponda sinistra potrebbero poi essere cambiati alcuni flussi e potrebbe in futuro cambiare il tipo di domanda su quel tratto di sponda: pertanto non può essere esclusa a priori,senza adeguate indagini e prospettive, anche un passaggio del tram in sponda sinistra su alcuni tratti. Nel tratto poi di Gavette una soluzione molto valida e a costo praticamente zero è quella di prendere spazio alla rimessa Gavette evitando così ogni tipo di restringimento, spostando semplicemente la strada di qualche metro, considerato anche il fatto che l’area di Aster verrà spostata e che la stessa rimessa Gavette con l’avvento del tram sarebbe ridimensionata, a beneficio anche e finalmente della scuola Mazzini-Lucarno, oggi affogata nello smog degli autobus di mezza città. Se infine vogliamo tornare al ragionamento sul rischio idrogeologico le cose ideali sarebbero addirittura due: ridare, dove possibile, anche attraverso cassonamento, spazio al Bisagno (proposta tra l’altro dalla stessa amministrazione regionale nel 2009, proposta di allargamento del Ponte Carrega in uno dei tratti più stretti del Bisagno, guarda foto della ripresa da Bing maps

Percorso Busvia

e il link de Il Secolo XIX 6 maggio 2010 e realizzare il progetto dello scolmatore del Bisagno dalla Sciorba, quello approvato già dal 2007.

In fondo se pensiamo che il grande scolmatore costa meno dei danni provocati dall’ultima alluvione, circa 250 milioni (e ricordiamo che come quantità d’acqua caduta l’alluvione del 2014 è stata pari a 1/3 rispetto a quella ben più grave del 1822, ma allora l’area urbanizzata era solo il 2%) allora possiamo solo rammentare alla nostra classe dirigente quale sia la vera Grande Opera (che tanto grande non è dato che costa 1/20 della Gronda o come il monte ingaggi di una squadra di calcio di primo livello di Serie A) per la nostra città e per il nostro paese: la “messa in sicurezza” del nostro territorio.

La messa in sicurezza è un termine molto abusato e non può realizzarsi né in poco tempo né con pochi e rari interventi: a dire il vero noi, come Amici di Ponte Carrega, sosteniamo l’inesistenza del Rischio Zero e pertanto vogliamo parlare di “Mitigazione del rischio” e non di “messa in sicurezza”. Ad ogni modo, dal nostro punto di vista l’opera ingegneristica può essere solo una delle misure da fare per dare una risposta al problema, ma non l’unica. Servono importanti investimenti nel campo naturalistico e ambientale (zone umide, briglie, vasche di laminazione), un ritorno al lavoro sui versanti (ripristino dei terrazzamenti, piantumazione di specie che trattengono frane) e sul bosco, soprattutto quello ceduo (creando una filiera corta che possa renderla autosufficiente e quindi anche una occasione di lavoro sfruttando i mezzi già a nostra disposizione come i Psr e la Banca della Terra di Regione Liguria), un lavoro importante sulla cultura del rischio e della autoprotezione in ottica resiliente (ad esempio attraverso il flood proofing), un lavoro importante a livello legislativo per quanto riguarda il consumo del suolo e l’adeguamento delle nostre visioni di sviluppo alle politiche di sviluppo previste dall’Europa (Obiettivo Consumo di Suolo Zero entro il 2050).

Porre il progetto di restringimento come un progetto di miglioramento idraulico del Bisagno è invece quanto di più distante da quello che avete appena letto qui sopra ed “è un po’ come mettersi in testa un sacchetto di plastica per respirare meglio” (frase pronunciata da Enrico Pedemonte, ex corrispondente da New York per L’Espresso e La Repubblica al Festival della Scienza ). Ritenere il restringimento una opera idraulica significa che il progetto dello scolmatore approvato nel 2007 o non si farà mai oppure è ritenuto inutile: entrambe le posizioni sono presto spiegate. Nel primo caso, se sosteniamo che restringere il Bisagno sia una opera idraulica allora significa che si è deciso, politicamente, di non realizzare il grande scolmatore perché le due opere sono una il doppione dell’altra. Altrimenti perché un amministratore pubblico dovrebbe spendere 26 milioni di euro dopo che si è già deciso di realizzare lo scolmatore del Bisagno e si è approvata l’opera? Che senso avrebbe, spendere 26 milioni oltre a quelli già previsti fin dal 2007 per lo scolmatore? Significherebbe fare uno sperpero di soldi pubblici e realizzare due opere idrauliche con lo stesso scopo. Forse quindi che non si tratti di opera idraulica ma di un’opera viabilistica travestita da opera idraulica?

Nel secondo caso invece abbiamo ipotizzato che la opera dello scolmatore del Bisagno fosse invece considerata superflua: è chiaramente una provocazione, il piano di bacino lo prevede ed ha passato a pieni voti , a differenza di quello del Fereggiano, il parere del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici. Può darsi però che lo scolmatore del Bisagno sia ritenuto una soluzione non abbastanza percorribile o efficace, almeno non quanto il restringimento del Bisagno. Questa seconda motivazione ha una spiegazione più squisitamente politica e spiega il gioco a cui siamo sottoposti noi povere pedine. Una opera come il grande scolmatore si misura in termini di tempo che vanno al di là delle prossime elezioni o della prossima campagna elettorale. La realizzazione di uno scolmatore di questa portata potrebbe durare anche un paio di lustri (per dovere di cronaca va invece scritto che lo scolmatore del Fereggiano sarebbe invece realizzabile in 4 anni, meno della metà del tempo, ma avrà anche una incidenza nulla sul Bisagno e un costo maxi attorno ai 60 milioni di euro, compreso dei due stralci): troppo per chi è alla ricerca di un immediato ritorno elettorale. E allora chiediamoci cosa è, soprattutto a Genova, ciò che rende tutti contenti e felici di votare? Et voilà, la viabilità!: “La viabilità a Genova è un moloch cui concedere ogni sacrifizio“, si legge a pagina 63 del libro del professor Rosso, “Bisagno. Il fiume nascosto“.

Perché quindi, questa fretta di allargare l’argine? Forse perché darà visibilità in vista delle prossime elezioni? Il progetto si farà passare per una “messa in sicurezza” idraulica del Bisagno e come primo lotto per la corsia protetta per TPL. Ovviamente l’opera non verrà descritta per quella che è in realtà, ossia un altro tratto di autostrada urbana che andrà ad incentivare a aumentare il traffico su gomma. Probabilmente c’è anche l’urgenza di contenere l’aumento del traffico privato che produrranno i nuovi centri commerciali. In questo modo si impiegheranno soldi pubblici per compensare problemi causati da investimenti privati, una idea di sviluppo di città lasciato al caso.

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L’idea di allargare la strada nasce con la Perizia Misurale che avrebbe in prima battuta decretato anche la demolizione di Pontre Carrega e tutti i collegamenti tra le due sponde fra Ponte Feritore e Ponte Monteverde.

Il progetto sceglie di utilizzare lastre cemento prefabbricate per realizzare i nuovi argini. In sostanza nulla di innovativo perché è esattamente quello che si è sempre fatto in Val Bisagno.

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 Notare il muro d’argine esistente e la nuova profilatura per allargare la strada

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Su questo argomento noi appoggiamo la proposta promossa dal WWF Genova. Un progetto ben articolato dove individua il mezzo tram come occasione efficace di riqualificazione urbana.

Il progetto WWF prende in considerazione che la strada attuale di sponda destra è più che sufficiente a contenere i 2 binari del tram e consentire il traffico privato in modalità promiscua con i binari. Ovviamente questo non deve avvenire con un traffico privato di scorrimento come avviene ora, ma solo con quello dei residenti o da chi è veramente interessato ad accedere a quella zona. Una circolazione senza divieti, ma con una diversa distribuzione della circolazione, utilizzando per esempio sensi unici e svolte obbligate, che scoraggi chi vuole utilizzare questo percorso come una scorciatoia in alternativa alla strada di scorrimento su sponda sinistra. In queste circostanze ci sarebbe anche un recupero urbano di notevole rilevanza, non scordando che dietro a questa strada c’è un tessuto storico da valorizzare. La zona diventerebbe più silenziosa e gradevole con grande vantaggio per tutti in particolare per i residenti che fino ad oggi sono stati solo penalizzati dalla presenza della Volpara e da un traffico che si potrebbe evitare. Solo per quei pochi esercizi commerciali che sarebbero veramente penalizzati da un minore scorrimento privato (distributori di benzina, venditori di materiali edili, gommisti, ecc.) si potrebbe ipotizzare un trasferimento agevolato in zone limitrofe più idonee magari sulla sponda opposta. La maggioranze degli esercizi commerciali, come già dimostrato in esperienze analoghe, sarebbe invece molto avvantaggiato da una maggiore qualità urbana. Il progetto proposto dal WWF non prevede di togliere le passerelle pedonali ma anzi rafforzare la loro presenza con altre di nuova concezione, per esempio sarebbe utile averne una all’altezza dello sbocco di Via delle Gavette. 

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 Scarica qui il progetto preliminare dell’opera

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La Giunta chiede al Governo i fondi per la Val Bisagno

Pubblichiamo la delibera di giunta del 17 luglio 2014 e l’articolo firmato da Anna Maria Coluccia de Il Corriere Mercantile sui fondi Pon destinati alla Val Bisagno.

progetti piano operativo nazionale

mercantile

Gli Amici di Pontecarrega in una tesi di laurea sui percorsi di mediazione comunitaria

L’attività sociale volta a superare il concetto di Periferia e la riscoperta del Bello, unito agli altri temi sociali ed ambientali che contraddistinguono la nostra attività e i nostri scopi statutari, ci ha portato, come avrete visto negli ultimi mesi, a superare i confini del quartiere arrivando ben al di là delle nostre aspettative finanche all’estero. L’attività svolta dalla nostra associazione e i temi generali da noi trattati hanno riscosso interesse e consenso tanto da essere menzionati in una tesi di laurea magistrale in Metodologie Filosofiche (curricilum etico-politico) della Scuola di Scienze Umanistiche della Università degli Studi di Genova ed opera della dott.ssa Maddalena Mari. La tesi di laurea parla delle tecniche di mediazione volte a semplificare i rapporti tra le persone e la comunicazione tra i vari gruppi. Ospitiamo il contributo della dott.ssa Mari scritto appositamente per il nostro sito.

La comunicazione tra gli umani è molto avanzata da punto di vista tecnologico, ma è diventata più difficile  la comunicazione diretta tra le persone.

Si ha bisogno di costruire  ponti tra identità diverse: tra le  persone, tra i gruppi, tra i quartieri, tra i cittadini e le istituzioni. Un metodo per farlo è quello della mediazione, da sempre usata in varie società, da tempi lontanissimi.

Oggi fare “mediazione nella comunità” diventa non solo un modo per recuperare rapporti umani in maniera  che riescano a far superare conflitti e differenze, perché questi si  trasformino in processi di sviluppo positivi, ma anche un modo di fare politica “dal basso”.

Un modo di restituire equità tra le parti in gioco. Anche i cittadini “normali” (la casalinga, l’impiegato, l’artigiano, il commerciante, l’insegnante, il pensionato, anche i bambini quando li si lascia sviluppare il dialogo) possono avere un ruolo e un peso nel quadro generale, a patto di  rispettare la “giustizia procedurale”,. Nelle società  pluralistiche e democratiche giungere ad un accordo sulle questioni di sostanza è molto arduo. Ѐ invece possibile concordare i principii e le regole secondo le quali costruire il nostro dialogo, come  strutturarlo. Le parole, i gesti costruiscono le situazioni.

E’ quanto  accaduto a Ponte Carrega. Cittadini “normali” hanno preso in mano la situazione che stanno vivendo, non accettando di subirla e hanno trasformato un disagio grave, una questione di fondo come la qualità della vita in un quartiere di periferia, soggetto alle alluvioni, in opportunità per informarsi, fare cultura, riscoprire la bellezza, condividere idee con altri cittadini, genovesi – e ora anche Europei – e creare confronto con istituzioni e con realtà economiche molto importanti.

Tesi della dott.ssa Maddalena Mari

Anche Oliviero Toscani per Ponte Carrega! C’era una volta il Bel Paese: il Bello e il Brutto raccontato per immagini come denuncia civile

oliviero-toscani-1 Il celebre fotografo Oliviero Toscani ha scelto per il blog “Fatto in Italia“, da lui curato per Il Fatto Quotidiano, anche una foto del cantiere Coopsette per il Bricoman di Ponte Carrega per raccontare per immagini cosa sta succedendo a quello che un tempo era considerato il Bel Paese. Una denuncia civile per testimoniare il Brutto e la fine del Bel Paesaggio all’italiana.

Questo nuovo riconoscimento del mondo della Cultura rafforza le nostre idee circa il tema del Cambiamento e il Valore del Bello. Le cose possono essere fatte con criteri che rispettino la dignità delle persone che abitano nelle aree di trasformazione ovvero senza questo tipo di percorso a cui corrisponde, inevitabilmente, un conflitto. Se la trasformazione viene confrontata con la cementifera nella sua piena attività è chiaro il miglioramento, ma se confrontata con i parametri e la tendenza europea allora si evidenzia l’inopportunità e l’arretratezza di certe scelte, un “costruire sul costruito” che prevede una riedificazione di tre volte il volume demolito: noi contestiamo il metodo con il quale sono state prese queste decisioni, non ascoltando a sufficienza la popolazione, senza una adeguata informazione e condivisione. Il contesto urbano e ambientale in cui si sviluppano le nostre esistenze dovrebbe essere la prima preoccupazione di un operatore che sceglie di investire in un’area di trasformazione, non solo il mercato. La preoccupazione delle Amministrazioni dovrebbe essere quella di farsi mediatrice tra i diversi interessi tutelando soprattutto la parte più debole, i cittadini, cercando di trovare una soluzione condivisa, non solo fare cassa con gli oneri di urbanizzazione, tanto più è grande l’opera e tanto più è l’incasso.

Riportiamo di seguito il link dove poter guardare le altre foto scelte dal celebre fotografo.

link al fattoquotidinao

Pontecarrega è arrivato fino alla Sorbonne di Parigi! Incomincia una importante collaborazione con l’università francese

Giorno per giorno l’interesse intorno alla nostra associazione cresce.

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passarola Come riporta il titolo, i nostri tweet (che ci auguravamo arrivassero lontani, ma non speravamo così tanto!) le nostre attività sono arrivate in Francia, a Parigi.

Con grande sorpresa ed emozione abbiamo ricevuto la telefonata del prof. Sebastien Jacquot, ricercatore presso la più antica e più importante Università di Francia, la Paris 1-Sorbonne.

Jacquot si occupa di banlieu parigine e di periferie e già da alcuni anni studia per motivi accademici il Caso Genova e nel particolare il centro storico. Incuriosito dal nostro sito e dal nostro Manifesto (http://www.amicidipontecarrega.it/?page_id=460) e consigliatogli da chi ci segue da vicino, ha voluto incontrarci per farsi raccontare a viva voce la nostra storia, la nostra lotta di “periferia che vuole superare la periferia”: ne è scaturito un incontro che darà interessanti frutti e che pone le basi per una importante collaborazione internazionale che rafforza la nostra posizione e la nostra credibilità nello sforzo di estendere la nostra conoscenza e la nostra formazione culturale il più ampiamente possibile.

Questo incontro rende evidente a tutti il fatto che i temi da noi affrontati e discussi siano sempre più ascoltati e discussi. Noi descriviamo un caso piccolo e particolare come è il “caso Pontecarrega e della Val Bisagno”: si potrà quindi pensare a temi ristretti ai tipici argomenti da “comitato”, ma non è così.

Analizziamo il caso particolare per giungere a conclusioni generali e globalmente valide e condivise, anche in ambito accademico e in ambito europeo.

La famosa Agenda21 e la Carta di Aalborg, le chimere da cui dovevano ripartire Genova e la Val Bisagno del nuovo secolo, sono nate in Europa e rappresentavano il punto di inizio di un nuovo tipo di sviluppo per la città. Questo dettato è stato tradito e disatteso e ora incominciamo a pagarne le conseguenze, anche in termini di “pace sociale”. Parliamo di temi la cui sensibilità cresce di giorno in giorno: la cura del territorio e dei propri versanti, il lavoro di qualità e qualificante, il superamento del concetto di periferia e la Riscoperta del Bello, la democrazia partecipata.

Temi generalmente nuovi, o poco affrontati, di cui spesso si sente parlare solo in campagna elettorale. Come uno di quei frutti esotici di cui si vuole provare la polpa almeno una volta ma poi si scopre che non corrisponde ai propri gusti: così questi temi. Tutti devono almeno provare a parlarne ma poi si scopre che non vanno bene coi propri gusti. Come può sposarsi l’esotico gusto della sostenibilità con l’impellente bisogno di cementificare per dare lavoro agli amici costruttori? Come può abbinarsi il tema del lavoro di qualità e legato al territorio se bisogna favorire a tutti i costi determinati operatori che però sposano contratti di tipo flessibile o iterinale. Come poter sposare il gusto del Bello se come oneri di urbanizzazione chiediamo un parcheggio?

- Questione di gusti? -

Anche, ma è anche una questione di coerenza: quando si promuovono interessi particolari come si può pensare di essere credibili nel proporre interessi generali? Noi crediamo che non abbia alcun peso un percorso partecipato se non ci sono autorità garanti in grado di bilanciare le forze; infatti chi garantisce contro un’amministrazione che potrebbe favorire una particolare clientela piuttosto che il bene comune?

La partecipazione è soprattutto una questione culturale.

Essere periferia è uno stato mentale, come lo è essere provincia. L’amministrazione locale si pone, in un contesto europeo, con la sufficienza propria della provinciale, senza respiro di innovazione dovuto soprattutto ad un ritardo culturale e d’informazione. Il politico deve essere un bravo studente, deve aggiornarsi come un bravo professionista. Soprattutto a livello locale e decentrato il politico dovrebbe concentrarsi sui problemi del suo territorio: cosa serve discutere di politica monetaria internazionale se poi non si è in grado di risolvere i problemi più piccoli o peggio ancora se non li conosce neppure!

 

Due chiacchere con i ragazzi di Architettura

logounige La nostra associazione si caratterizza da sempre per la ricerca arch1 delle competenze. Siamo cittadini normali che si formano e cercano il confronto costruttivo con terzi, istituti di ricerca e università. Il nostro percorso è caratterizzato da questa impronta: anche oggi si è verificato questo e grazie all’amico Alessandro siamo entrati in contatto con il Dipartimento di Architettura della Scuola politecnica della Università degli Studi di Genova e la mattina del 19 marzo siamo stati invitati a tenere un seminario sulla Val Bisagno nell’ambito della lezione di Laboratorio di Progettazione del Paesaggio.

Abbiamo illustrato agli studenti la nostra attività, abbiamo descritto loro il nostro territorio e le operazioni speculative di cui noi e il nostro territorio siamo testimoni. Abbiamo descritto la Val Bisagno e Pontecarrega in un contesto europeo, quello descritto dalle linee dell’Agenda 21 e della Carta di Aalborg: lo abbiamo fatto nella consapevolezza che quella direzione è stata tradita e disattesa e che il modello di sviluppo proposto per la Val Bisagno sia oramai un modello superato e non più attuale (da alcuni decenni secondo noi). E’ stimolante parlare di questi contenuti davanti a studenti di diverse regioni e differenti origini, è stimolante parlarne davanti a ragazzi e professori la cui visione guarda all’ Europa e non alla provincia e agli “interessi particolari”.

Il ritardo culturale di Genova (e dell’Italia) di fronte a certi temi è allarmante. L’università è uno dei pochi luoghi dove permane un certo dinamismo intellettuale e con grande entusiasmo abbiamo colto l’occasione di poter incominciare a collaborare anche con loro, per un reciproco scambio di idee e confronto.

Sostenere che il futuro possa sostenersi sulle stesse basi di ieri significa due cose: non voler vedere l’evidenza di questa crisi strutturale della nostra economia; ovvero non essere in grado di vedere il cambiamento a cui la nostra economia si sta indirizzando, inevitabilmente, per cause macroeconomiche di portata mondiale.

Per questo riteniamo che sia auspicabile un ritorno progressivo all’utilizzo del territorio come risorsa che, allo stesso tempo, possa produrre ricchezza, posti di lavoro di qualità (qualificati e qualificanti) e possa porre un rimedio alla grande problematica del dissesto idrogeologico (che così, come affermato nel convegno di novembre scorso, può diventare una “risorsa per la città”).

Rispetto a questa visione si pongono in contraddizione le grandi operazioni speculative che deturpano e depauperizzano il nostro tessuto commerciale e sociale creando insanabili ferite per il nostro territorio: è il gigante che sferra l’attacco prima di crollare. Con la chimera di posti di lavoro (ma quali tipi di contratto?) e senza tenere conto che determinati tipi di attività non andranno a creare nuovi posti di lavoro ma andranno solamente a ricollocare impiegati in esubero da altre attività similari, si mantiene in vita un modello di sviluppo oramai sorpassato e in declino. Il futuro è già tracciato e va in direzione opposta rispetto ai grandi centri commerciali; la grande industria è oramai un lontano ricordo della Genova che fu ed è un futuro che non appartiene più a Genova (e forse all’Italia e a gran parte dell’Europa per cause macroeconomiche) e la grande distribuzione non potrà sostenersi in un mondo in cui si produce sempre meno e si consuma sempre meno (impoverimento della classe media; aumento dei pensionati in una città composta in grande maggioranza di over 65 con un potere di acquisto che via via sarà sempre minore a causa dell’abbassamento progressivo delle pensioni come conseguenza di contratti di lavoro non di qualità, mal retribuiti e flessibili). Oggi godiamo ancora dell’ultima parte di questa “golden age” ma bisognerebbe già pensare con la testa rivolta al futuro, al momento in cui il gigante sarà immobile e a terra, esanime. Per questo consideriamo le operazioni sul nostro territorio come il frutto di una miope visione politica che guarda agli effetti immediati (e nemmeno bene, a dire la verità!) piuttosto che a lungo termine. Una visione legata ad idee vecchie e ormai sorpassate. Idee legate a doppio filo ad un imperante provincialismo (più che all’Europa e ai nostri vicini) e all’inalterato mantenimento degli equilibri di potere e degli interessi di mercato dei soliti noti.

Con i futuri architetti e con i loro professori abbiamo voluto discutere anche della Responsabilità dei Tecnici: un architetto ha le stesse responsabilità degli amministratori. Per questo abbiamo voluto porre l’accento sulla mancanza di percorsi di condivisione con la cittadinanza. Siamo voluti partire dal nostro caso concreto e dalla mancanza di partecipazione nei processi decisionali legati al nostro territorio per dire che non si deve arrivare a scontri e conflitti insanabili ma che va fatto un percorso di mediazione per arrivare a soluzioni condivise tra tecnici, amministratori e cittadinanza. La mediazione va fatta da un’autorità garante che sia autorevole per entrambi le parti e che bilanci i rapporti di forza, da un lato un enorme potere politico-finanziario e dall’altra i cittadini.

“Non il possesso della conoscenza, della verità irrefutabile, fa l’uomo di scienza, ma la ricerca critica, persistente e inquieta, della verità”  – Karl Raimund Popper

Pontecarrega oggi ospite alla Facoltà di Architettura dell’Università di Genova

logounige Oggi dalle 12:30 alle 13:30 la nostra Associazione sarà ospite del corso di Laboratorio di Progettazione del Paesaggio della Scuola Politecnica dell’Università degli Studi di Genova. Esporremo agli studenti del corso la nostra idea di Paesaggio e di Urbanistica Partecipata partendo dal Nostro amato ponte e dal nucleo storico del nostro quartiere: le operazioni e le costruzioni non condivise e che non rispettano il tessuto sociale di un quartiere offendono la dignità dei suoi abitanti.

Pontecarrega ad Architettura!

logounige Oggi alle 12:30 l’Associazione Amici di Pontecarrega, insieme al Comitato No cementificazione Terralba, sarà ospite della Facoltà di Architettura in Stradone Sant’Agostino per un seminario di studio sulla Val Bisagno e per una chiaccherata con gli studenti

Politecnico per Pontecarrega e Piazza Adriatico

politecnico-di-milano-concorsi Dopo quasi due mesi l’ufficio cartografico del Comune di Genova e la Protezione Civile ci hanno trasmesso i dati cartografici di Piazza Adriatico e Pontecarrega per poter finalmente cominciare il progetto insieme al Politecnico di Milano. Per ottenere un file in formato dwg e in scala 1:1000 abbiamo dovuto sudare più del previsto ma la nostra perseveranza alla fine ha ottenuto il tanto richiesto materiale digitale.
Ora può cominciare il lavoro dei ragazzi del corso di Rischio Idrogeologico e Protezione Civile del Politecnico di Milano che dalla prossima settimana e fino a giugno studieranno Piazza Adriatico e Pontecarrega facendo uno studio di prefattibilità sull’impiego di tecniche di flood proofing nel nostro quartiere!
Buon lavoro!

Il Politecnico di Milano a Pontecarrega e Piazza Adriatico. Prosegue il lavoro post convegno con Protezione Civile

Ieri mattina abbiamo dato seguito al nostro percorso incominciato col gruppo di lavoro sul dissesto idrogeologico e proseguito con il convegno dell’8 e 9 novembre scorsi.
Durante la preparazione del convegno infatti era emersa da parte nostra la richiesta di approfondire il tema della autoprotezione e della partecipazione della cittadinanza in tema di cultura del rischio e di protezione civile. Avevamo quindi chiesto alla dott.ssa Bocchiardo, capo della Protezione Civile del Comune di Genova, di organizzare un incontro per parlare più specificatamente della situazione di Piazza Adriatico e Pontecarrega. L’incontro è stato organizzato insieme alla segreteria dell’assessore alla Protezione Civile Gianni Crivello e si è tenuto venerdì 17 gennaio presso il suo ufficio al Matitone. Insieme a noi e da noi invitati c’erano Rinaldo Mazzoni del WWF e i professori Rosso e Bignami del Politecnico di Milano. Era nostra intenzione infatti, fin da subito, evitare ogni incontro politico e puntare fin da subito alle competenze tecniche e ad una riunione tecnica: in questa ottica erano stati informati dell’incontro anche i tecnici del Cima e il prof. Roth dell’Università di Genova, mentre la presenza dell’ing. Francesca Giannoni del Centro Funzionale MeteoIdrologico di Protezione Civile della Regione Liguria di Arpal è stata compromessa dallo stato di allerta 2 sul resto della Regione Liguria. Anche l’ass. Briano è stata informata mentre per quanto riguarda il Comune di Genova erano presenti all’incontro gli assessori Gianni Crivello (Lavori Pubblici e Protezione Civile), Valeria Garotta (Ambiente), la dott.ssa Monica Bocchiardo (Protezione Civile) e il dott. Franco Ravera.

L’incontro aveva come oggetto due temi:
Il primo tema era quello delle misure di protezione civile da adottare nel quartiere; dal caso generale affrontato durante il convegno ad un caso particolare e pratico da noi identificato in Piazza Adriatico e Pontecarrega in cui cercare di applicare i progressi fatti da Protezione civile nel campo della gestione del rischio finora affrontato con le sole scuole. Noi ci siamo proposti come promotori e portatori di interesse della possibilità di organizzare una esercitazione insieme alla Protezione Civile. Contemporaneamente abbiamo però espresso alcuni punti fermi: la nostra associazione si occupa di promozione sociale e non può prendersi responsabilità per le quali non è preparata. In secondo luogo abbiamo espresso le nostre perplessità sulle scelte del Comune nel nostro territorio: benissimo l’intenzione di una diversa e condivisa gestione delle emergenze ma per quanto riguarda il governo del territorio abbiamo ritenuto di esprimere le nostre considerazioni su alcune realtà che sono sotto gli occhi di tutti e che non possono essere ignorate: la costruzione dei grandi centri di attrazione in zone inondabili; l’aumento del traffico in zone inondabili; lo slittamento dei lavori del Rio Torre al 2015; la presenza di famiglie nei primi piani di Piazza Adriatico nonostante la revoca dell’uso abitativo e il rischio della revoca del decreto alla fine dei lavori su Rio Mermi e Rio Torre. Purtroppo le risposte non sono state molto esaustive per il fatto che la Protezione Civile non si occupa di tutto ciò che è strutturale che invece compete al comune. Proprio per questo e per la presenza degli ass. Crivello e Garotta c’era stata da parte nostra la volontà di fare queste premesse.

Il secondo grande tema dell’incontro era quello di portare i nostri amministratori a conoscenza delle misure di flood proofing: Il Politecnico di Milano fa da tempo ricerche sull’utilizzo e l’applicazione di queste tecniche. Si tratta di barriere non strutturali, gonfiabili o fisse, che possono essere montate in pochi minuti in caso di emergenza (alcune con un compressore, altre con il solo posizionamento) e poi possono essere trasferite in altri posti. Non risolvono il rischio alluvionale ma contribuiscono a rendere meno gravi i danni e a salvare negozi e appartamenti. Il costo di queste misure ancora poco diffuse non è proibitivo e comunque non paragonabile ai danni che un’alluvione può provocare: per questo fin dal Convegno abbiamo voluto approfondire questo aspetto della “cultura del rischio”. Il nostro invito rivolto al Politecnico di Milano era proprio rivolto ad approfondire questo tema completamente nuovo nella nostra regione e nel nostro comune ma con numerose applicazioni nel resto del mondo.
Il prof. Bignami quindi ha illustrato le varie tecniche più innovative, alcune già utilizzate in Italia e già in uso in Piemonte e Lombardia. L’idea più semplice è quella delle paratie che si vedono alle porte dei negozi o dei sacchi di sabbia lungo gli argini dei fiumi: sostanzialmente il flood proofing parte da questa idea base e semplice per arrivare a delle soluzioni tecnologicamente molto più avanzate ed efficaci rispetto alle paratie o ai sacchi di sabbia di cui sopra.
Il comune ha espresso interesse su un tema fino a ieri sconosciuto: la disponibilità è per ora quella di comiciare a tessere una alleanza con associazioni e municipi e cercare la disponibilità di fondi attraverso finanziamenti europei o progetti smart city.
Protezione Civile invece si concentrerà sulla proposta di organizzare un incontro/esercitazione con la popolazione di Pontecarrega e Piazza Adriatico: nella seconda metà di febbraio si terrà un sopralluogo sul posto con la dott.ssa Bocchiardo per organizzare l’esercitazione.
Il prof. Rosso ha poi proposto di rendere questo progetto come il PROGETTO PILOTA di un percorso partecipato di cittadinanza attiva che vedi impegnati in prima persona i cittadini e quindi la protezione civile con il solo ruolo di coordinazione. Anche nella nostra ottica potrebbe essere così e la presenza del WWF serviva anche ad affermare questa volontà di ripetere l’esperimento anche in altre parti della città coinvolgendo, ad esempio, le realtà facenti parte del gruppo di lavoro sul dissesto idrogeologico (Vivere in Collina, Terralba, Bosco Pelato).
La cosa più interessante e caratterizzante dell’incontro è emersa però dalla idea del prof. Bignami: da lui infatti nasce l’idea, da noi subito appoggiata e sostenuta, di fare uno studio di fattibilità per l’applicazione delle tecniche di flood proofing nel nostro quartiere. Gli studenti del corso di Rischio Idrogeologico e Protezione Civile del Politecnico di Milano studieranno nel corso del prossimo semestre accademico la conformazione, le quote, le planimetrie di Pontecarrega e Piazza Adriatico facendo un sopralluogo sul posto, svolgendo esercitazioni mirate e infine presentando gli studi nel corso di un apposito seminario da tenersi a giugno presso il campus del Politecnico di Milano o a Genova.

Chiaro il nostro entusiasmo e la nostra soddisfazione per questo risultato conseguito attraverso la collaborazione e l’aiuto del Politecnico, che si pone in piena sintonia con il nostro statuto e il crescente desiderio di formarci e di ricercare competenze tecniche che altrimenti non potremmo avere.

Gli Amici di Pontecarrega su Radio 24!

Domani tra le 9:00 e le 11:00 siamo in diretta nazionale su Radio24, la Radio de Il Sole 24 ore, ospiti della trasmissione “Si può fare, cronache da un paese migliore”.

http://www.radio24.ilsole24ore.com/programma/paese-migliore/index.php

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Discorso-manifesto workshop di venerdì 8 novembre

Cementifera-vigna
Il discorso-manifesto costruito durante il workshop di venerdì 8 novembre e poi rielaborato e infine letto da Eugenio Bracco nella Sala del Minor Consiglio di Palazzo Ducale. Una orazione alta che rappresenta il nostro pensiero e le nostre riflessioni durante il convegno dell’8 e 9 novembre 2013:
L’ Associazione è nata da confronti che fanno scoprire, se non identità assoluta di vedute, forti convergenze.   Da particolare impulso la coscienza di essere quella generazione di mezzo fra due epoche, una industriale dagli effetti pesanti che appartiene al passato e una futura che vorremmo di “riqualificazione” ma che vediamo albeggiare malamente.   Le nostre esperienze (e anche le nostre speranze) vertono su cinque versanti tematici: ECOLOGICO IDROGEOLOGICO LAVORATIVO PAESAGGISTICO DELLA VIABILITA’   In ordine alfabetico.   Infatti sia l’alluvione di due anni fa che i progetti “ex” (GUGLIELMETTI, ITALCEMENTI, MOLTINI), anch’essi in ordine alfabetico, si fondono fra loro e producono un unico, forte e complesso, impatto.   Di ciò bisogna assolutamente preoccuparsi, perché lasciar fare comporta gravi rischi. Lo stesso lavorìo istituzionale non è stato soddisfacente ne’ quantitativamente ne’ qualitativamente ne’ cronologicamente. Tanto più che abbiamo vissuto (almeno qualcuno di noi) qualche passaggio di greve demagogia come “l’AGENDA 21”, l’ipotizzazione di un sistema di sviluppo e rapporti così armoniosi da creare condizioni di vita complessivamente più avanzate per tutti quelli che lo vivevano. Perché è appurato: dove ci sono essenzialità di ordine ambientale e diffuso decoro si vive meglio, si cresce bene, si diventa qualcosa di nuovo e di più.   Il paradosso è che questo luogo, individuato per la quale operazione, e per cui andavano a disporsi anche risorse economiche europee, era….. la Valbisagno…..   Ora, basta guardarsi in giro, soprattutto in zona PonteCarrega (con estensione ai piccoli agglomerati di Laiasso, Campo, S.Sebastiano, Bligny e Sciorba), e si capisce che il senso di marcia è esattamente il contrario. Vien da dire che il cemento, una sorta di vocazione, come se fosse millenaria, al cemento, anche se passa dalla produzione alla colata edilizia, ci resta appiccicata, come se fosse stato sempre così.   Ma io so, ho “testimoni”, che ancora novant’anni fa l’area oggi Bricoman era una grande vigna, nel contesto ricco anche di altre coltivazioni, nella miglior tradizione “bisagnina”, in cui si faceva una grande vendemmia e poi, nella villa Chiarella di Montesignano, un mare di vino…   Anche l’albergo sul Lungobisagno (di per se’ quasi privo di nocività) si presenta con forme invadenti ed esorbitanti.   Genera perplessità pure la contraddizione dell’esaltazione dei beni culturali del sito contrapposta alla determinazione di eliminare quello che è ormai l’ultimo ponte antico sul Bisagno.
E’ stata una grande opportunità, questo Convegno. Anche se mi sento salire da dentro una domanda: qui, con scienziati che conoscono bene i fenomeni, con tecnici che sanno fare, con politici che sono preposti alle decisioni, perché mai c’è bisogno di me e di quelli come me?…
E.B.
GE – Palazzo Ducale, 9/11/MMXIII
(la foto è una ricostruzione fatta dal nostro staff tecnico della località “il Nane” pezzato di vigne ai primi del novecento, nel sito oggi sorge il cantiere per l’edificio Bricoman)

GENOVA, DAL DISSESTO IDROGEOLOGICO UN’OPPORTUNITA’ PER LA CITTA’. Presentazione del convegno dell’8 e 9 novembre prossimi

 

LA LOCANDINA DEL CONVEGNO DELL'8 E 9 NOVEMBRE PROSSIMI!Brochure

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Brochure

Dopo il lavoro svolto in questi mesi sul tema del dissesto idrogeologico nell’ambito del gruppo di lavoro promosso dal Wwf, l’Associazione Amici di Pontecarrega è orgogliosa di presentare il programma del Convegno che l’8 e il 9 novembre prossimi vedrà impegnati, tra la Val Bisagno e Genova Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura, alcuni tra i maggiori esperti di dissesto idrogeologico in campo nazionale e internazionale. Per parlare di dissesto idrogeologico in modo puntuale e scientifico, partendo dai cambiamenti climatici per arrivare nel caso particolare alla Val Bisagno.
I cittadini si muovono: appoggiata la vanga dopo il dramma del 4novembre, questo vuole essere il nostro modo per non dimenticare: vogliamo parlare di alluvioni, di piani di protezione civile, di cultura del rischio. Per farlo siamo andati a cercare il meglio: Fondazione Politecnico di Milano, Università di Genova, CIMA Research Foundation.

Con loro abbiamo costruito un convegno che parte dal basso e che vuole essere partecipato da tutta la cittadinanza e soprattutto dalle Istituzioni. Cerchiamo il confronto e non lo scontro e con umiltà abbiamo cercato di imparare qualcosa su questo tema che deve diventare di interesse quotidiano, in una città fragile come Genova: la convivenza con il rischio va insegnata e deve diventare un tema comune a tutti.

La solidarietà nata in quei giorni continua e dà i suoi primi frutti con un convegno nato da chi dal fango ha cominciato un percorso critico e di studio, analizzando cause e problemi e giungendo ad alcune proposte che saranno esposte durante la due giorni di convegno.

Il convegno è strutturato su due giorni:

 Venerdì 9 si svolgeranno quattro workshop con altrettanti Comitati o Associazioni impegnate nella problematica del rischio idrogeologico. I cittadini faranno da ciceroni guidando gli esperti nei quartieri a rischio, esponendo loro osservazioni e problematicità. Per una volta il ruolo si ribalta: il docente osserva e ascolta il cittadino, la sua esperienza sul campo.
Poi, nell’incontro residenziale presso il Municipio di Molassana in piazza dell’Olmo, il professore torna a parlare dalla cattedra esponendo le sue conclusioni in un documento condiviso che sarà esposto il giorno dopo a Palazzo Ducale.
La giornata si conclude con la proiezione

del film evento Se Io Fossi Acqua, alle ore 21:00 presso la Sala Punto di Incontro Coop Val Bisagno (qui tutte le info:https://www.facebook.com/events/211538622364485/?hc_location=stream ).
Sabato 9 novembre invece il convegno classico con i contributi di docenti, Istituzioni e cittadini nel più bel salotto della città: il Salone del Minor Consiglio di Palazzo Ducale per parlare del dissesto idrogeologico come di una opportunità che Genova non può permettersi di perdere: opportunità culturale per divulgare una cultura del rischio che ci renda consapevoli e attenti, opportunità per tornare a curare il nostro territorio e a prendercene cura.

Vi aspettiamo!

Gli Amici di Pontecarrega

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(musica di sottofondo: 1970 Alluvione a Genova, La chitarra di Bellafontana di Renzo Rosso – vedi il video su: http://www.youtube.com/watch?v=CV_mW7mC21U&feature=player_detailpage)

Un parcheggio è sempre meglio di una piazza

SoloParkOggi Il Corriere Mercantile dedica due pagine a Pontecarrega e in particolare alla variante del Bricoman che è in via di approvazione in giunta comunale (ma prima deve passare in giunta municipale per una osservazione che anche se non vincolante è politicamente incisiva). Crediamo che alla fine la variante verrà approvata. Ancora una volta sarà il nostro territorio a pagare il prezzo più alto di un progetto perdente e le poche migliorie da noi proposte (sostanzialmente mettere qualche albero nel parcheggio) non saranno realizzate, nonostante le parole dei nostri amministratori, da sempre favorevoli (a loro detta) ad una mitigazione dell’impatto: impossibile infatti piantare alberi su un parcheggio in struttura. Come si concluderà la questione? Facile. Puntando sulla mancanza di parcheggi pubblici. Ad oggi infatti non c’è nessun accordo tra amministrazione e Bricoman per l’apertura al pubblico dei parcheggi privati della struttura. Questi parcheggi sono “privati ad uso pubblico”, il che significa che dalle 22:00 alle 6:00 i parcheggi saranno chiusi al pubblico. Degli 80 parcheggi oggi esistenti su Via Pontecarrega e in parte su Lungo Bisagno Dalmazia ne saranno realizzati solo 26 pubblici. Un errore voluto? Secondo noi si perchè in questo modo Bricoman potrà avere carta bianca all’approvazione di una variante che, pur prendendo in giro il cittadino e la nostra associazione, accontenterebbe sia l’amministrazione (la panacea dei parcheggi), sia il proponente (il piano ancora invenduto potrà essere venduto più facilmente se presentato agli acquirenti con un’area di 6.000 mq in più di parcheggi pertinenziali e quindi di potenziali clienti). Eppure i parcheggi sarebbero più che sufficienti per l’intero quartiere e anche di più: 208 parcheggi sono già previsti infatti solo nel piazzale antistante il Bricoman. In questo modo rispondiamo anche al presidente Gianelli che oggi a Primocanale ha dichiarato di volere i parcheggi: i parcheggi ci sono già e a questi possiamo anche aggiungere l’innumerevole mole di parcheggi che sarà realizzata nella copertura della ex Guglielmetti: un grande parcheggio che andrà da Pontecarrega a Piazzale Bligny.
Caro Presidente, non sono i parcheggi che mancheranno a Pontecarrega, ma spazi aggregativi e sociali.
(Nota bene, gli alberi nel render di cantiere sono un inganno, non sono mai stati previsti, come è scritto nella relazione istruttoria: il piazzale antistante all’edificio e il parcheggio… saranno delimitate da aiuole idoneamente piantumate con essenze a basso fusto e cespugli)

Agenda 21 per la Val Bisagno – tutta la liguria a portata di km

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