Archive for Ex Officine Guglielmetti

Commissione parlamentare di inchiesta sulle periferie in Piazza Adriatico

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La Coop, l’albergo e la clausula di salvaguardia

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Recentemente abbiamo appreso dall’articolo de Il Secolo XIX del 13.10.2016 “Nuova Coop in Val Bisagno, via libera sempre più vicino” che la Coop, tramite il suo braccio immobiliare Talea, ha presentato lo scorso  settembre un progetto di modifica morfologica dei terreni in area inondabile nelle aree ex Officine Guglielmetti (SU 403_16).

Un adeguamento funzionale che, stando a quanto sostenuto dai proponenti, sarebbe idoneo a sbloccare il vincolo del Piano di Bacino, causa principale che aveva fermato l’iter di approvazione del maxi centro commerciale con annesso albergo e ancora fermo anche a seguito della recente bocciatura del TAR (Vedi articolo Repubblica 11.11.2016)

Dall’articolo de Ii Secolo XIX apprendiamo che il Vice Sindaco Bernini attende il responso dagli uffici tecnici dell’urbanistica e sostiene che “se fosse superata quella criticità, altri vincoli non ce ne sarebbero”.

L’articolo indica che il progetto Talea è pienamente compatibile con il PUC di recente approvazione. Al termine dell’articolo si fa ancora riferimento alla famosa clausola di salvaguardia (Vedi ad esempio articolo 10.12.2014) , ovvero che se Coop non riuscirà ad ottenere l’approvazione di quanto ha intenzione di realizzare, il Comune dovrà restituire 25 milioni di euro e riprendersi l’area venduta da AMI nel 2010 tramite pubblico incanto.

Con questo nostro post intendiamo fare chiarezza su alcune affermazioni che, a nostro avviso, riteniamo incomplete e non totalmente corrette.

La Coop acquisisce l’area delle ex Officine Guglielmetti il giorno 28 dicembre 2010, dopo che l’azienda AMI S.p.A. (azienda mobilità infrastrutture) interamente partecipata dal Comune di Genova, l’aveva messa in vendita tramite gara pubblica. Il bando fu pubblicato il 20 novembre 2009, poi a seguito di richiesta di proroga, rimandato il 26 febbraio 2010.

Il bando precisava che l’aggiudicazione sarebbe stata sottoposta alla “condizione sospensiva” dell’approvazione della variante al PUC di Genova il cui relativo procedimento amministrativo si trovava in itinere al momento della pubblicazione del bando di vendita.

L’offerta di Talea S.p.A. è stata l’unica pervenuta e il prezzo offerto fu di 25.118.000,00 euro su una base d’asta non ribassabile di 25.000.000,00 euro.

Nell’atto di compra vendita disponibile agli atti, si evince che la Talea S.p.A. si è determinata all’acquisto dell’area sul presupposto essenziale, noto ad AMI, di poter realizzare nel settore 2 dell’area, nel caso di un progetto unitario esteso, una razionalizzazione delle funzioni e una ricomposizione architettonica della totalità dell’area con ampliamento della (GSV) Grande Struttura di Vendita alimentare esistente integrata con funzioni commerciali.

Nello stesso atto si evince che con la variante al PUC adottata con deliberazione C.C. n. 57/2009, CC. n. 106/09 e CC. n. 50/10, l’area è diventata urbanisticamente idonea alla trasformazione urbanistica indicata da Coop.

Da quanto sopra esposto emerge chiaramente che la restituzione della quota versata al Comune per l’acquisto dell’area è una eventualità condizionata solo se il compratore non potesse realizzare quanto prevedeva di fare con la variante al PUC del 2010 che però non prevedeva la funzione ricettiva ovvero l’albergo nel settore 2 e che tra l’altro impone anche forti limiti nelle altezze dei nuovi edifici.

Nella nuova versione del PUC del 2015 permangono i limiti indicati nel PUC del 2010 che andavano bene a Coop all’atto della compravendita. Infatti in tale periodo la Coop aveva accordi con la Sogegross per il suo trasferimento in quelle aree, ma poi la Sogegross ha dirottato il suo trasferimento nei nuovi spazi commerciali disponibili nel nuovo edificio ex Italcementi-Bricoman.

Le attuali intenzioni di Coop per valorizzare le aree sono diverse da quelle che prevedeva nel 2010 al momento della compravendita, perché oggi il mercato immobiliare è cambiato vista la scarsa domanda delle aree a destinazione produttiva, artigianale, industriale.

Nel 2013 Talea al fine di meglio valorizzare l’investimento ha richiesto al Comune la possibilità di realizzare una variante al PUC del 2010, chiedendo la possibilità di costruire un albergo con l’istanza S.U. 294/13 dove si chiedeva oltre alla destinazione ricettiva anche la rimozione del vincolo in altezza dei nuovi edifici nel settore 2.

Con quanto sopra esposto riteniamo che non sia del tutto veritiera l’affermazione che il progetto presentato da Coop sia ad oggi completamente compatibile con il PUC vigente. L’iter di approvazione dovrà dunque superare un ulteriore approvazione da parte del Consiglio Comunale che potrà accogliere o rigettare, nel libero esercizio delle proprie funzioni, questa variante senza il timore di dover restituire i soldi perché in questo caso la clausola di salvaguardia non sarebbe applicabile. Le richieste di Coop con l’istanza S.U. 294/13 vanno ben oltre le iniziali destinazioni urbanistiche previste dal PUC del 2010 e di quanto Coop voleva realizzare al momento dell’acquisto delle aree.

Qui sotto riportiamo stralcio del PUC vigente dove si evince che nel sub settore 2 non è prevista la destinazione ricettiva.

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La variante proposta da Coop nel 2013 propone una riduzione delle superfici edificabili complessive, ma nello stesso tempo chiede di eliminare i vincoli in altezza dei nuovi volumi proprio nel settore 2, ovvero laddove la valle del Mermi si apre e offre maggiore visibilità al paesaggio. Per esempio la storica Chiesa di S.Michele di Montesignano e le sue colline, fino alla torretta di Quezzi, saranno completamente sovrastate dal nuovo impattante edificio alberghiero. 

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(foto realizzata dal nostro staff che mostra indicativamente come impatterà il nuovo edificio Coop sul paesaggio della Val Bisagno)

Qui sotto indichiamo lo stralcio della richiesta di variante dell’istanza S.U. 294/13 proposta da Talea dove si evince che sono proprio i vincoli in altezza a voler essere eliminati dal piano urbanistico e di fatto danneggiando irreversibilmente la visibilità e il paesaggio in uno dei punti più interessanti della Val Bisagno.

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Questa proposta non sembra coerente con i valori sponsorizzati da Coop, normalmente così attenta ai valori dell’ambiente e del territorio, ma così distratta quando questi valori confliggono con i propri interessi imprenditoriali.

Eppure questi sono i luoghi decantati dal Poeta Camillo Sbarbaro, luoghi che per la Val Bisagno sono ancora ricchi e significativi di valori e di identità.

Chiediamo a Coop e al Comune di evitare l’ennesimo scempio della Val Bisagno; chiediamo ai consiglieri comunali di oggi e del prossimo consiglio comunale di rigettare con forza la variante al PUC proposta nel 2013 e di invitare il proponente a migliorare il proprio disegno progettuale in modo da valorizzare soprattutto i tessuti urbani storicamente consolidati, quelli in grado di dare identità ai luoghi, mostrare bellezza e non degrado. Questo dovrebbe essere il primo punto di qualsiasi programma politico per la Valbisagno.

Questo dovrebbe essere il primo punto di una Cooperativa che dice “di non voler vendere solo scatolette”.

Crediamo che le cose si possano fare bene con piena soddisfazione da tutte le parti nel rispetto del territorio.

Per questo noi Amici di Ponte Carrega avevamo chiesto alla Coop Liguria un percorso garantito per una progettazione partecipata del nuovo insediamento. Questo percorso è stato chiesto portando concrete proposte progettuali alternative come esempio di una progettazione più rispettosa per il territorio. Tutto ciò era stato chiesto, ad esempio, anche in un ambito istituzionale prestigioso quale è stato il X Congresso Mondiale di Mediazione Comunitaria svoltosi a Genova nel 2014. Queste richieste sono state fatte continuamente nel tempo e ormai già da diversi anni ma per fare tutto questo occorre che sia veramente disponibile l’interlocutore principale: il proponente, la Coop Liguria.

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(incontro con Coop al X Congresso Mondiale di Mediazione comunitaria per chiedere ufficialmente un percorso di partecipazione al progetto ex-officine Guglielmetti – percorso in seguito negato)

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Noi ci siamo!.. e insieme a molte altre realtà associative presenti nel territorio difenderemo questo bene comune perché riteniamo che il patrimonio paesaggistico della Val Bisagno sia oggi più che mai in pericolo per questa operazione.

Domani Amici di Ponte Carrega ospiti al Laboratorio di analisi e progettazione del paesaggio ad Architettura!

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Non solo cemento, un’altra Val Bisagno è possibile

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Pubblicato un nostro articolo sul sito Liguri Tutti, ideato da Marco Preve,  Ferruccio Sansa, Giovanni Ghersi

http://www.liguritutti.it/2016/10/15/non-solo-cemento-unaltra-val-bisagno-possibile/

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Val Bisagno: la memoria della valle scorre nell’acqua. Il video servizio de La Repubblica sul lancio del progetto “Memorie del Bisagno”!

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Ripercorrere la storia e progettare il futuro della Valbisagno partendo dal suo fiume e coinvolgendo i cittadini. Risalendo la strada tracciata dal corso d’acqua. Perché Bisagno “non significa soltanto alluvioni”. Il progetto di una rete di 20 associazioni… Articolo su La Repubblica edizione genovese del 27 giugno 2016​, articolo e il video di Rosangela Urso. Memorie del Bisagno: Bellezza, Comunità, Partecipazione, riutilizzo degli spazi abbandonati, questi i temi che vogliamo riportare al centro della Val Bisagno! Noi siamo Bisagno! Qui di seguito articolo e video de La Repubblica e qualche foto della serata del 23 Giugno:

http://genova.repubblica.it/cronaca/2016/06/27/news/valbisagno_la_memoria_della_valle_scorre_nell_acqua-142909039/

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La Val Bisagno tira le orecchie al sindaco

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Venerdì 10 giugno siamo intervenuti al convegno organizzato da Comune di Genova e Circolo Sertoli intitolato “Un vestito nuovo per la Val Bisagno“. Abbiamo voluto esporre al Sindaco il nostro punto di vista e le nostre idee sul futuro della Val Bisagno. Su Il Secolo XIX dell’11 Giugno è comparso il seguente articolo nel quale sono riportati alcuni passaggi del dibattito.  <guarda l’articolo qui>

Oltre a quanto riportato dal quotidiano la nostra riflessione ha posto l’accento sui temi proposti dal sindaco: lavoro, ambiente, idea di città, resilienza, mobilità. Abbiamo riconosciuto l’impegno e i risultati della Giunta nel dare risposta alla tematica idrogeologica della città e l’apprezzamento per l’alt dato al progetto di restringimento degli argini ( ripetiamo però che senza un altrettanto forte impegno sul lato del ritorno alla cura dei versanti e della tutela del territorio si rischiano di vanificare le opere idrauliche). Tuttavia, abbiamo voluto esprimere le nostre perplessità sulla idea di città e di vallata proposta dal Sindaco. Soprattutto abbiamo voluto porre l’attenzione sulla mancata pianificazione della vallata: vediamo nascere operazioni che sono coerenti con una idea di sviluppo lasciata al mercato e alla speculazione ma che non rispondono alle esigenze di una città e di una vallata come la nostra, con le trasformazioni economiche e sociali di questi ultimi anni. Non c’è disegno, non vediamo pianificazione, non esiste un disegno urbanistico ben delineato se non quello delineato “a misura di mall” o a favore del privato investitore.

All’affermazione secondo cui “la città declina senza costruire” noi abbiamo voluto ribattere con alcuni esempi e alcune considerazioni e senza nemmeno fare riferimento alle tematiche ambientali abbiamo posto l’accento su un altro aspetto altrettanto importante: una città in decrescita come la nostra, che perde da 40 anni 16 abitanti al giorno e che tra vent’anni sarà grande come una città medio-piccola ha davvero bisogno di nuove costruzioni, nuove residenze? I segnali di crisi vanno avanti da anni, eppure l’idea di progresso per questa città deve essere ancora e sempre la stessa idea da “Boom economico”? Le torri sul Chiaravagna invendute, le Torri Faro invendute, la Coopsette fallita dopo l’operazione Bricoman: siamo sicuri che il mattone porti ancora lavoro (almeno nei termini di nuove costruzioni)? O forse è un tentativo di aggrapparsi al bel mondo antico che non c’è più? Di sicuro non riusciamo a imparare dalle esperienze europee e di altri contesti riconducibili al nostro. Soprattutto manca una visione politica a lungo temine: non abbiamo l’ardire di proporre alternative e di cercare nuove strade che possano rappresentare una opportunità per la città e per la vallata. Nel frattempo la città perde i suoi giovani. Non è questione di “non vendere sogni” come dice il Sindaco ma è questione di ascoltare le idee e le proposte che in questi anni gli sono arrivati dalla città, i segnali che sono giunti dal contesto economico e sociale, le idee che  sono state proposte. Non si risolverà tutto col lavoro nei centri commerciali, ne si risolverà tutto con il ritorno alla manutenzione del territorio: ma per evitare che questa città muoia ci vuole una visione politica, non la politica del “meno peggio”: di questo in Val Bisagno come in tutta la città siamo francamente stanchi. Ci vuole coraggio nel proporre idee nuove, nel cercare nuove strade. Infatti la Val Bisagno è sempre, con altri quartieri, periferia. Lo è diventata, come dice il Sindaco, anche in mancanza di una identità forte, che va ricostruita e rafforzata. E’ vero: per farlo però bisogna avere il coraggio di mettere la periferia al centro della nostra città. Nei programmi elettorali riesce sempre bene a tutti, nella realtà dei fatti è l’ultimo dei problemi delle amministrazioni. Non bastano gli slogan, investire sulla periferia significa avere il coraggio di cambiare la propria visione politica: affermare che gli spazi vuoti siano buchi neri da non lasciare vuoti e da usare non è sufficiente se alla fine non si riesce a governare la trasformazione di questi spazi lasciando tutto alla iniziativa dei privati.

Non si sono fatti passi avanti in questi anni: il mondo cambia ma l’antico regime rimane sempre uguale a se stesso.

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La Chiesa di San Michele di Montesignano raccontata da Paolo Giacomini

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…il “c’era una volta incomincia in maniera molto semplice, forse non tutti sanno che Montesignano, insieme al paesino di Aggio, sono gli insediamenti più antichi della Val Bisagno…

Video della Conferenza di Paolo Giacomini sulla Chiesa di San Michele di Montesignano.


… il valore del paesaggio della Val Bisagno sempre più a rischio.

Amici di Ponte Carrega inclusi in un progetto di ricerca della Georgia State University (USA)

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Il Dipartimento di Antropologia urbana della Georgia State University di Atlanta (USA) sta conducendo un progetto di ricerca etnografica sulla Val Bisagno.
La Associazione Amici di Ponte Carrega, insieme ad altre realtà, è stata inserita in questo progetto di ricerca!
Si ringrazia la Professoressa E. Guano, coordinatrice della ricerca.
Siamo contenti di poter collaborare a questo studio e siamo orgogliosi di farne parte!
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Tursi: “Mai più centri commerciali in aree industriali dismesse”

CentriCommerciali

Repubblica 2 Lunedì 7/12 la Repubblica ha pubblicato un articolo con il seguente titolo “Centri Commerciali lo Stop di Tursi, mai più in aree industriali dismesse” <Link qui>

La Repubblica, 7 dicembre 2015

La Repubblica, 7 dicembre 2015

Un titolo che annuncia un cambiamento di tendenza da parte delle nostre amministrazioni che fino poco tempo fa sostenevano il contrario: basta rammentare un altro articolo che sempre la Repubblica aveva pubblicato il 22 aprile 2014, non molto tempo fa: “Molassana,  Bricoman fa già discutere “Un mostro, ma porta lavoro“. A questo titolo occorre ricordare quanto affermato dal presidente del Muncipio media Val Bisagno, Agostino Gianelli: “Non sarà il massimo ma forse qualcuno ha dimenticato cos’era l’Italcementi“. Questo post lo scriviamo dopo che anche l’amministrazione comunale ha manifestato ufficialmente l’intenzione di cambiare rotta sulle scelte di riconversione delle zone industriali dismesse in grandi centri commerciali, come da tempo, portando anche esempi e contributi esteri (http://www.amicidipontecarrega.it/2014/07/02/la-morte-dei-centri-commerciali/), la Associazione Amici di Ponte Carrega sostiene. Con queste considerazioni vogliamo sottolineare che non abbiamo affatto dimenticato cosa era lo stabilimento Italcementi e soprattutto che cosa ci aspettavamo da una riconversione urbana decisa dopo circa cento anni di sacrifici imposti alla vallata con la presenza di uno stabilimento inquinante e invadente come quello dell’ex cementificio di Ponte Carrega. A queste considerazioni occorre sottolineare che non era solo questo perché certamente con il disagio c’era anche la produzione e con quella il lavoro a un indotto di migliaia di lavoratori. E’ proprio perché abbiamo memoria di questo fatto che la sua riconversione meritava un approfondimento più serio sul proprio destino.

Cementificio

Ingresso Ex Cementificio Italcementi

Senza dubbio l’aspettativa sulla riqualificazione era diversa da quella che lo stesso Sindaco Marco Doria nella trasmissione Report di Rai3 ha definito “un riutilizzo dell’area e non una vera e propria riqualificazione. Il cambiamento di rotta dell’amministrazione comunale ci ha sorpreso perché non dimentichiamo che fino a qualche mese fa, la stessa non sembrava contraria alla riconversione delle ex-Officine Guglielmetti in una nuova Coop con annesso albergo e posteggi “di interscambio” in bella vista sopra la copertura dei nuovi edifici. Questo progetto ora è stato bloccato dai tecnici del piano di bacino della Regione Liguria, per l’evidente allagabilità delle zone, ma non sfugge come questa prescrizione, che afferma un principio di precauzione a favore della sicurezza dei cittadini, non sia stata adottata prima. Ora ci aspettiamo un dibattito pubblico sulla destinazione di quell’area con il coinvolgimento della cittadinanza.

Viabilità a rischio inondazione

La rotonda di Ponte Carrega appena costruita e già allagata la primo evento di pioggia del 2015

Clicca <qui> per vedere il servizio di Report

Clicca <qui> per vedere il servizio di La7

Forse il cambiamento di rotta dell’attuale amministrazione comunale avviene dopo il palese fallimento del modello imposto come soluzione alla crisi industriale con la riconversione delle aree industriali in centri commerciali,

CentriCommerciali

Video di La7 sulla sorte dei centri commerciali in Italia

un modello che a Genova ha avuto il suo apice con la Fiumara, ma che poi si è rapidamente esaurito rendendo queste operazioni poco redditizie fino al suo naufragio simboleggiato dal mostruoso edificio di Ponte Carrega che ha la singolare forma di una nave, una scatola di c.a. 49.000 mq di superficie dalle dimensioni 300x60x40 m. appoggiata a pochi metri dal torrente Rio Mermi in un’area golenale di fondo valle. IMG-20150717-WA0001 Questo modello perpetuato dai costruttori senza una reale esigenza da parte del mercato immobiliare si è palesato di fronte alla crisi immobiliare: il costruito non si riesce a vendere (prezzi alti visto l’alto costo di produzione, altri magazzini vuoti in vallata, mancanza di un polo trainante, crisi economica) essendo palesemente inutile, inadeguato e sproporzionato alle esigenze richieste dal territorio. pertanto l’edificio rimane (per ora, in attesa di liquidazioni varie) invenduto e vuoto per 2/3 e risulta essere stato tra gli ultimi lavori della impresa costruttrice, Coopsette, che da questo lavoro e da altre operazioni similmente fallimentari, non si è più ripresa finendo infine il mese scorso in liquidazione coatta e lasciando a casa centinaia di lavoratori (55 a Genova). Questa tendenza a costruire a ogni costo senza una reale domanda, non è stata sufficientemente mitigata dalle autorità comunali che dovevano vigilare sulla pianificazione urbana e alla fine il risultato è stato un fallimento su molti fronti: aziendale, con errori di strategia aziendale non adattabili ad una crisi economica di questo genere (un edificio presumibilmente non progettato per la Val Bisagno, con tecniche di costruzione volte a salvaguardare rami d’azienda in difficoltà, nello specifico il comparto prefabbricati); politica, con la classe dirigente genovese che non è stata in grado di leggere la crisi (a dirla tutta molti non sono nemmeno stati in grado di leggere il progetto, “Pensavamo fosse più piccolo”!), nè di salvaguardare posti di lavoro favorendo un modello di sviluppo sorpassato e non adattabile alla crisi (e non contiamo, in questo ambito, i posti di lavoro perduti per la chiusura di piccoli rivenditori dei materiali edili etc, se ne contano già 3 in pochi mesi contro i nuovi contratti proposti da una catena multinazionale). E tutto ciò senza contare l’errore urbanistico e l’errore ambientale, frutto della stessa maggioranza politica che ora si strappa i capelli per un Piano Casa che non è certo peggiore di quello di stampo burlandiano sul quale nessuno aveva mai osato proferire parola e che dimostra ancora una volta come sia solo lo scontro ideologico a muovere la Politica e non l’interesse comune. Dietro a questi errori ci sono le necessità di incassare oneri di urbanizzazione da mettere nei bilanci di spesa corrente dei comuni. L’affermazione che questi “mostri” di cemento portano lavoro è palesemente falsificata dai dati reali e infatti le prime vittime di questo procedere sono stati proprio i costruttori che non si sono adeguati al cambiamento in corso imponendo alla collettività un costruito che poi non sono riusciti a vendere procedendo verso la strada del fallimento.

Il Secolo XIX, 30 ottobre 2015

Il Secolo XIX, 30 ottobre 2015

vedi: <articolo 7 novembre 2015 – il fatto quotidiano > Noi crediamo in un altro modello rispetto a quello propinato da anni da queste amministrazioni “paternalistiche” che in nome del “portare lavoro” hanno in realtà negato reali percorsi di partecipazione ai cittadini decidendo le sorti di molti quartieri nelle sedi ristrette di qualche partito. Un atteggiamento non democratico perché è la pratica della “dittatura della maggioranza”. Così dal nulla sono sorti i “mostri” come quello di Ponte Carrega, che contrariamente agli slogan propagandistici dei soliti partiti non hanno portato lavoro ma lo hanno solo spostato: <articolo 16 marzo 2015 – Genova24> Noi non crediamo affatto a questo tipo di sviluppo. Il lavoro, “quello vero”, lo si ottiene nella salvaguardia ambientale e nel rispetto della cultura e della bellezza in ogni sua forma. Sviluppo sostenibile e alla tutela dell’ambiente, arte e bellezza, queste le vere chiavi di svolta che potrebbero far crescere l’occupazione, anche nel settore dell’edilizia. Esiste un patrimonio immobiliare tutto da riqualificare, intere porzioni di città da rendere belle, fruibili, sicure, senza creare “nuovi mostri” visto che ci sono già sufficienti errori urbanistici da cancellare su cui lavorare per i prossimi cinquanta anni. Questo percorso di riqualificazione non può prescindere da una reale partecipazione e coinvolgimento dei cittadini e a una maggiore attenzione alle esigenze del nostro fragile territorio e delle nostre fragili, socialmente discutendo, “periferie”.   Tornando alla proposta dell’Assessore Piazza: questo cambio di prospettiva ci conferma  l’attualità e la preveggenza, da un punto di vista dello sviluppo economico e urbanistico, delle proposte della nostra associazione che da anni va ripetendo la necessità di un cambio di strategia della città, partendo dalle sue aree industriali dismesse e dai suoi vuoti urbani. Ciò che l’amministrazione comunale intenderà fare nell’area dell’ex Mercato di Corso Sardegna e della ex Caserma Gavoglio potrebbe andare in questo verso: sono due prove importanti, spartiacque tra passato e futuro della città. Se questo cambio di passo sarà portato avanti in modo inclusivo, insieme a tutta la cittadinanza, potrà essere una svolta nell’amministrazione della città e del futuro sviluppo della stessa. Gli elementi per valutare questo possibile cambio di strategia politica sono però ancora troppo pochi per dare un giudizio più completo sulle dichiarazioni della Giunta comunale: attendiamo un prossimo passo e soprattutto un serio dibattito, che tenga in considerazione sia gli aspetti economici che quelli urbanistici, sulle destinazioni d’uso delle aree dismesse della città. “Noi crediamo nel potere illimitato delle forze spirituali: Amore, Verità, Giustizia, Bellezza. Gli uomini, le ideologie, gli Stati che dimenticano una sola di queste forze creatrici non potranno indicare a nessuno il cammino della Civiltà“. (tratto da il mondo che nasce di Adriano Olivetti)

Partecipazione e politiche pubbliche nel governo del territorio. Convegno a Firenze

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Nell’ambito della nostra attività di formazione sulle tematiche legate alla Partecipazione dei cittadini nel governo del territorio e delle attività del Gruppo di Lavoro Partecipazione del progetto Memorie del Bisagno, la Associazione Amici di Ponte Carrega si è recata nella giornata di venerdì 20 novembre 2015 a Firenze per assistere al convegno della Fondazione Cesifin a Palazzo Incontri. Insieme a noi era presente anche la Associazione Ingegneria Senza Frontiere.Schermata 2015-11-20 a 11.42.49

Il Fatto Quotidiano su Bricoman e Coop Guglielmetti

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Il Fatto Quotidiano del 20/10/2015

Il Fatto Quotidiano del 20/10/2015

Qui di seguito invece un articolo sempre del 20 ottobre comparso invece su Il Secolo XIX con al centro i dati ISPRA sul consumo di suolo in Liguria e il Piano Caso della Giunta Toti:

http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2015/10/19/ARPMooNG-territorio_consumato_avanzata.shtml

Notte fra il 13 e il 14 settembre 2015

Viabilità a rischio inondazione

La nuova viabilità a Ponte Carrega, la rotonda costruita per accedere al nuovo centro commerciale nelle aree ex-Italcementi.  Tutto qui è nuovo: strada, tombini, caditoie perfettamente pulite, pendenze, tutto appena collaudato.

Eppure nonostante questo è evidente che la viabilità per raggiungere il nuovo centro commerciale è ancora facilmente allagabile. Non è stata una notte facile ma nemmeno eccezionale se raffrontata con il 2011.

Intanto il Rio Torre aspetta da troppi anni i lavori si adeguamento idraulico. Non si può più aspettare oltre, anche questa notte la Piazza stava andando sott’acqua.

(La foto è stata realizzata dalla rete di monitoraggio di LIMET)

Viabilità a rischio inondazione

Aggiungiamo alla foto notturna di LIMET un’altra foto scattata al mattino da un residente, si notano cumuli di fango lungo la nuova viabilità del centro commerciale. Perché in quel punto si sono accumulati quantitativi significativi fango? Da dove viene questo materiale? Perché una strada appena finita di costruire, dichiarata sicura, presenta segni così evidenti di ruscellamento?

Vedi anche il nostro precedente post: < qui >

Fango

Contrariamente a quanto indicato da alcuni giornali, queste foto non significano che sia esondato il Rio Mermi a valle del nuovo centro commerciale, su questo in tal senso non ci sono testimonianze. Quanto è avvenuto è comunque un indicatore importante perché a fronte di imponenti opere di mitigazione spesi in oneri di urbanizzazione, si è concesso di costruire tre volte l’edificato precedente e si sono realizzate nuove strade che permettendo ora di frequentare nuovamente luoghi da tempo abbandonati e che forse dovevano rimanere tali una volta bonificati. Evidentemente, nonostante tutte le opere realizzate, queste zone continuano ad essere in qualche modo allagabili o comunque investite da gravi fenomeni di ruscellamento proprio per la loro delicata collocazione di fondovalle. Nonostante i lavori siano stati eseguiti e collaudati a regola d’arte meno di un anno fa, qualcosa non ha funzionato.

Rai Report a Ponte Carrega

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La trasmissione condotta da Milena Gabanelli ha fatto tappa a Genova per un servizio sul dissesto idrogeologico. La troupe ha sostato anche a Ponte Carrega dove si è parlato di cementificazione e dove si è svolta l’intervista al professor Rosso del Politecnico di Milano (nella foto in basso). Tra i temi affrontati quello della costruzione dei centri commerciali, del restringimento della sponda destra del Bisagno e dello scolmatore della Sciorba. Tra gli interventi, oltre a quello della Associazione Amici di Ponte Carrega,  citiamo anche quello del professor Brancucci dell’Università di Genova sullo stato dei versanti e della manutenzione dei fiumi del bacino del Bisagno.
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Il Progetto Coop Val Bisagno non è piu un caso di studio CommOnEnergy

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Oggi una missiva del responsabile del progetto di studio CoopOnEnergy Ing. Roberto Lollini, ci ha informato che il centro commerciale COOP Valbisagno nelle aree Ex Guglielmetti non è più tra i casi pilota del progetto
La decisione non è ancora stata formalizzata perché le procedure sono piuttosto lunghe, ma di fatto è esecutiva e il consorzio afferma che sta già lavorando su un caso situato in Emilia Romagna.
Il responsabile ci informa che nei prossimi giorni il suddetto cambiamento troverà riscontro anche nel sito internet del progetto.

L’ing. Lollini non ha aggiunto commenti sul motivo di questa decisione, che avviene appena quattro mesi dopo il grande congresso CommOnEnergy svoltosi a Genova il 25 marzo scorso, nel quale il progetto di riqualificazione delle ex-Officine Guglielmetti veniva presentato come molto significativo e interessante, esempio pilota per l’Italia.

Sicuramente il fatto che il progetto presentato in prima istanza sia stato bocciato dalla VAS (Valutazione Ambientale Strategica) ha comportato uno slittamento dei tempi e inoltre può essere importante ricordare il singolare spostamento, successivamente a tale bocciatura, del dirigente responsabile del provvedimento, Nicoletta Faraldi, ad altro incarico: già queste considerazioni potrebbero essere state ragioni sufficienti, per il consorzio CommOnEnergy, per cessare gli studi di ricerca sostenibile applicati a un caso così singolare e imbarazzante.

Questi avvenimenti risalgono a date precedenti al Congresso del 25 marzo, nel quale tuttavia CommOnEnergy ha continuato a sostenere il progetto: può quindi sorgere il dubbio che non fossero solo queste le ragioni dell’attuale cessazione degli studi.

A nostro parere, oltre ai ragionevoli motivi di cui sopra, potrebbero aver influito anche le nostre istanze di richiesta di spiegazioni e la Petizione, inoltrate all’accademia di Bolzano EURAC dopo il nostro convegno sul Territorio come Bene Comune del 27 marzoLa nostra missiva infatti chiedeva indicazioni per capire come questo progetto, con tutte le criticità che abbiamo più volte sottolineato, potesse rientrare in un programma di studio per la sostenibilità ambientale ed essere portato come esempio pilota per l’Italia in Europa.

La Cessazione degli studi da parte di CommOnEnergy come caso dimostrativo, secondo noi è l’ennesima riprova che questo progetto, così come è stato concepito, anche se rispetta la norma e la legge, è comunque insostenibile, non rispettoso dell’ambiente, e deve essere ripensato.  

Albergo

Riteniamo sempre più indispensabile che la Coop Liguria intraprenda un vero percorso partecipato del progetto per apportare quei significativi miglioramenti auspicati e attesi dal quartiere.

Riteniamo che la Coop Liguria sia tenuta a un comportamento responsabile verso l’ambiente, perché l’art. 4 del suo statuto stabilisce che “La Cooperativa si propone di tutelare l’ambiente“: pertanto, per far sì che questi propositi non siano privi di riscontro pratico, riteniamo che non sia sufficiente, da parte dei suoi dirigenti, sostenere che questo progetto sia sostenibile e tuteli l’ambiente perché non realizza il massimo dei volumi ammissibili ma solo una parte o perché presenta destinazioni d’uso più gradevoli del produttivo. Affinché il progetto sia effettivamente sostenibile e tuteli l’ambiente, esso dovrà essere compatibile con i protocolli di effettiva sostenibilità con il territorio in cui viene inserito (Agenda 21, Green Building) rispetto del tessuto storico ambientale e paesaggio compreso: ci rendiamo conto che seguire queste indicazioni può essere impegnativo e comportare uno sforzo maggiore del semplice ottemperamento delle normative, ma è l’impegno richiesto a chi si proponga di agire in modo etico.

Sappiamo che le aree in questione sono state pagate molto caramente ma riteniamo che non sia corretto derogare al principio della tutela ambientale e ribaltare i propri impegni economici sulla collettività e sul territorio (salvataggio dell’AMT compreso) anche sempre tutto ovviamente nel rispetto della norma e della legge: uno scempio a metà è pur sempre uno scempio, non può essere il modo per lavarsi la coscienza.

CittadinoSostenibile

Continuiamo a ripeterlo: esiste solo un modo per uscire dalla dinamica di questi conflitti, intraprendere con il territorio e la cittadinanza attiva un cammino di mediazione, un percorso partecipato garantito per la condivisione dei progetti.

Sottolineiamo ancora una volta, come da noi sempre ripetuto, che un progetto condiviso e partecipato con la popolazione è un progetto in cui il conflitto è eliminato in una fase iniziale e che pertanto è percepito in modo completamente diverso dal quartiere: la concertazione  affronta il conflitto e lo risolve offrendo vantaggi plurimi ai soggetti: un impatto a misura di paesaggio per la popolazione, tempi più rapidi e meno spese per i proponenti e i costruttori.

La Partecipazione conviene a tutti!

NOTA:

Definizione di Ambiente: la Commissione Europea nel “Libro Verde” del 1993 definisce l’ambiente come l’insieme delle risorse naturali abiotiche e biotiche, quali l’aria, l’acqua, il suolo, la fauna e la flora, ma anche l’interazione tra questi fattori e i beni che formano il patrimonio culturale e gli aspetti caratteristici del paesaggio.

(evidentemente per tutelare l’ambiente non basta acquistare un frigorififero in classe A++)

Domani Commissione per ex Officine Guglielmetti

Piano di Bacino Sovraimpressione

Domani alle 14:00 in Municipio aggiornamento sul progetto Ex Officine Guglielmetti. La cittadinanza è invitata a partecipare!

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Riunioni di quartiere

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Domani alle ore 20:00 in PIAZZA ADRIATICO si svolgerà la Commissione seconda del Municipio. Saranno analizzate le proposte dei cittadini, presentate in modo unitario da Associazione Amici di Ponte Carrega, Comitato di Piazza Adriatico, Centro di Documentazione Val Bisagno, Arci Ponte Carrega e singoli cittadini.
Domani è importante partecipare e dire la propria opinione su come spendere i fondi in maniera utile e condivisa!
Ci sono infatti ancora circa 100 mila euro deliberati dalla Giunta comunale lo scorso anno che possono essere investiti nel quartiere! Qui la delibera:
http://www.amicidipontecarrega.it/2014/09/09/112mila-euro-per-il-quartiere/
Martedì 21 alle ore 14:00 in Municipio ci sarà un altro appuntamento importante per il nostro quartiere. In Commissione seconda verrà fatto il punto della situazione sull’operazione delle Ex Officine GUGLIELMETTI. Sarà presente Coop Liguria. Nonostante l’orario è importante portare la voce dei cittadini anche in questa sede.

Partecipiamo!
commissione 15 luglio

Qui di seguito una foto dell’ultima riunione di quartiere insieme alla Parrocchia per parlare della ricollocazione della antica edicola votiva di ponte Carrega:
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La Green Coop in Val Bisagno, senza dubbio un caso europeo, ma da chiarire

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Forse non tutti sanno che la Coop Liguria – Talea ha inserito il progetto sulla trasformazione delle ex-aree Guglielmetti di Genova Ponte Carrega dentro un programma di sostenibilità ambientale finanziato della Comunità Europea. Il progetto viene portato in Europa come caso pilota in Italia ed esempio di intervento eco-compatibile!

Apr 14FOTOINS fiume

 

Come possiamo leggere dalla pagina del sito Coop Liguria:  qui il link >  Coop Liguria <

Il progetto europeo si chiama “CommON Energy”, finanziato dall’Unione Europea nell’ambito del settimo Programma Quadro e volto a individuare criteri eco-compatibili per la costruzione di centri commerciali, attraverso approcci innovativi, sia per i materiali da adottare, con proprietà termo-acustiche passive elevate, sia per l’adozione di impianti e tecnologie ad altissima efficienza per il risparmio energetico, quali illuminazione e climatizzazione.

L’obiettivo, grazie a un investimento complessivo di 15 milioni di euro (9 dei quali a carico dell’Unione Europea) è ridurre fino al 75% i consumi energetici delle strutture, aumentare del 50% l’utilizzo di energie rinnovabili e limitare i picchi di consumo che impattano sulle reti.

Partner italiano di ‘CommONEnergy’ è INRES, il Consorzio Nazionale creato dalle Cooperative di Consumatori per la progettazione architettonica, impiantistica e la realizzazione delle strutture commerciali, che ha individuato nel centro commerciale genovese della Valbisagno, oggi in fase di progettazione nell’ambito di una collaborazione tra INRES e Coop Liguria, uno dei tre ‘case studies’ (cioè i progetti pilota), che applicheranno nel concreto le soluzioni ad alta sostenibilità studiate dai partner di ‘Common Energy’. Le altre due realizzazioni sono due centri commerciali a Valladolid (Spagna) e Trondheim (Norvegia).

Il complesso commerciale che dovrebbe nascere in Valbisagno prevede un intervento di ristrutturazione del piccolo centro commerciale esistente e la riqualificazione delle aree dove un tempo avevano sede le Officine Guglielmetti. Oltre a un supermercato Coop e a una galleria di negozi è prevista anche la realizzazione di una struttura ricettiva e di servizi per la socialità del quartiere.

L’intero complesso sarà progettato sulla base delle linee guida definite nell’ambito di ‘CommONEnergy’, che si avvale della collaborazione di 23 partner industriali e accademici, capaci di mettere in rete le proprie competenze e conoscenze per ridurre a tutti i livelli l’impatto ambientale della struttura.”

Ma cosa è CommOnEnergy?

CommOnEnergy Lo possiamo leggere direttamente qui >>  sito del progetto europeo <<

Ripensare i centri commerciali per trasformarli in esempi di efficienza energetica…” ma non solo..!!

Nel manifesto del programma troviamo pubblicato queste affermazioni:

CittadinoSostenibile

“Passare dall’idea di consumatore a quella di cittadino”

“Il progetto di ricerca integrato e multidisciplinare presentato dal consorzio di CommONEnergy punta a avere un notevole impatto non solo sugli stakeholders dell’efficienza energetica negli edifici e sul settore del commercio e della vendita al dettaglio,ma anche su tutti coloro che visitano i centri commerciali come clienti. L’obiettivo è infatti quello di rendere tangibili i risultati per un pubblico il più ampio possibile, promuovendo all’interno della società dei comportamenti di consumo più sostenibili”

Ora se CommOnEnergy è tutto questo, soffermiamoci sul significato di  Passare dall’idea di consumatore a quello di cittadino…rendere tangibili i risultati per un pubblico il più ampio possibile, promuovendo all’interno della società dei comportamenti di consumo più sostenibili”.

Queste affermazioni fanno sorgere alcuni dubbi su come sia possibile che un progetto europeo, che ha come suo obbiettivo la trasformazione dei centri commerciali in luoghi eco-compatibili e che ha la presunzione di indirizzare la società a comportamenti  più attenti verso l’ambiente, non preveda prima di ogni altra cosa dei percorsi di partecipazione dei cittadini alla realizzazione di questi progetti coinvolgendo in questo modo proprio quella società che si ha la presunzione di cambiare.

Come è possibile che un proponente e partner che aderisce a questo programma, possa nel contempo non aver previsto (prima) e aver negato (dopo) un vero percorso di partecipazione “garantito” ai  cittadini per influenzare e migliorare le scelte di quel progetto?

La Coop Liguria alle nostre richieste di partecipazione “garantita” ha sempre affermato che i percorsi di partecipazione erano già stati fatti, ma in realtà si sono svolti semplici incontri di presentazione di un progetto già confezionato dove il proponente si rendeva disponibile, a sua sola discrezione, a porre qualche limatura al progetto preliminare. Tutto questo è avvenuto senza un preciso protocollo o una specifica legge in materia di partecipazione e senza un’autorità garante “terza” tra il proponente stesso e l’autorità amministrativa (municipio, comune, regione) e la società tutta. In sostanza senza garanzie per i cittadini e associazioni di poter influire effettivamente sulle scelte progettiuali.

Come è possibile che un progetto pilota così importante, unico in Italia, possa partire dal presupposto di non tutelare il connettivo urbano storicamente consolidato e di salvaguardare il più possibile il suo paesaggio? Sappiamo bene che malgrado i nostri suggerimenti i volumi più impattanti dei nuovi edifici graveranno proprio davanti ai simboli identitari del territorio (Ponte Carrega e il suo storico Borgo, la collina della Chiesa di S. Michele e l’apertura della Valle del Mermi) e poi ancora si prevedendo enormi parcheggi in copertura che saranno visti dal parco dell’acquedotto storico e dei forti di Genova. Perché non sono stati applicate misure di mitigazione dell’impatto come per esempio tetti verdi e muri vegetali come sarebbe previsto dall’agenda 21 per la Valbisagno, protocollo di sostenibilità della Provincia di Genova pubblicato nel 2004 ?

Ricordiamo che tutelare l’ambiente non significa solo ridurre i consumi energetici, fu proprio la Commissione Europea nel “Libro Verde” del 1993 a definire l’ambiente come qualcosa di più vasto, inteso come l’insieme delle risorse naturali abiotiche e biotiche, quali l’aria, l’acqua, il suolo, la fauna e la flora, ma anche l’interazione tra questi fattori e i beni che formano il patrimonio culturale e gli aspetti caratteristici del paesaggio.

 


AlbergoRenderSpondaDestra
(Render che abbiamo ipotizzato in base de progetto presentato da Coop-Talea – Questo è il cambiamento di visuale del paesaggio che presupponiamo si manifesterà dalle finestre della Scuola Primaria – Mazzini Lucarno.  Questo forse è il tipo di insegnamento verso una società più sostenibile, almeno come lo deve intendere il reparto sviluppo e strutture di Coop. Lo sarà anche per la Commissione Europea? Senza dubbio sarà molto educativo per i nostri bambini)

L’edificio presentato dalla Coop Talea, anche se sarà meno energivoro, rimarrà in ogni caso un manufatto completamente alieno e avulso dal contesto territoriale, circondato da zone ad alto rischio idrogeologico dove verranno attratte migliaia di persone. 

(Si veda articolo si WIRED –  edizione italiana di dicembre 2014) 

Come è possibile che un progetto come questo possa aderire a un programma di eco-compatibilità diventando il ‘case studies’ italiano ricevendo anche finanziamenti europei?

Paradossi che cercheremo di capire insieme ad esperti e personalità della cultura…

Link incorporato dal sito Legacoop  

DellaGuerra 
      Qui il link del convegno svoto a Palazzo Ducale sul caso Guglielmetti: “Territorio come bene comune” dove viene preso il progetto presentato da Coop Talea come pessimo esempio di gestione del territorio: Interventi del Prof. Massimo Morisi, Prof. Renzo Rosso, Arch. Giacomo Gallarati e Giovani Urbanisti

La partecipazione

 SCARICA QUI L’APPELLO
 
AppelloCulturaCommOnEnergy

 Sottoscrivi > qui < l’appello anche con la piattaforma Change

 

 

Il nuovo Piano di Bacino regionale-Bisagno

Piano di Bacino Sovraimpressione

In attesa delle elezioni e dell’approvazione politica siamo ora in grado, grazie alla segnalazione del consigliere comunale Stefano De Pietro, di fornirvi le tavole aggiornate del nuovo piano di bacino regionale fatto da Regione Liguria (deve ancora passare il vaglio politico, nb)

Le tavole aggiornate sono consultabili sul sito www.cartografia.regione.liguria.it / REPERTORIO CARTOGRAFICO / CARTE TEMATICHE / PIANIFICAZIONE DEL TERRITORIO E CATASTO:

 

 

 P.d.B. rilievo regionale – Fasce fluviali

P.d.B. rilievo regionale – Rischio Geomorfologico ed Idrogeologico

P.d.B. rilievo regionale – Rischio Idraulico ed Idrogeologico

P.d.B. rilievo regionale – Suscettività al dissesto e Regimi Normativi

Per quanto riguarda il nostro quartiere abbiamo fatto questa sovrapposizione

Piano di Bacino Sovraimpressione

– Piazza Adriatico rimane zona rossa di tipo A (le criticità non sono state risolte con la “messa in sicurezza” del Rio Mermi)

– La ex Guglielmetti rimane come prima, area Gialla (fascia B). L’attuale Coop è in zona rossa A3; Lungo Bisagno Dalmazia rimane zona rossa A3

– Bricoman, verde;

-ex Moltini, verde

– Terralba rossa A3; Corso Sardegna A;

Infine da sottolineare due articoli usciti questa mattina su La Repubblica edizione Genova sulla presentazione del piano di protezione civile. Anche la nostra associazione, fino all’alluvione di ottobre, ha partecipato come caso pilota per la città nella elaborazione del censimento delle zone a rischio partito oltre un anno fa. Dopo l’alluvione di ottobre sono però stati vani i tentativi di riprendere il discorso e l’ultima mail tra noi e Protezione civile risulta essere stata mandata poco prima del convegno dell’11 gennaio scorso. Perciò stiamo cercando di  organizzarci autonomamente in attesa dei mesi autunnali: questa è resilienza.

In ultimo vogliamo aggiornarvi sul piano triennale dei lavori pubblici che è stato presentato in municipio martedì scorso:

tra 20 giorni partirà la pulizia del Bisagno.
Sono stati stanziati 1,2 milioni di euro per pulizia dei rivi (spendibili dal 3 giugno 2015 )
Stanziati 3,5 milioni di euro per il recupero di alloggi popolari di Arte.
Stanziati 5,4 milioni di euro per il ripristino di danni alluvionali ( non specificati )
Il fondo a disposizione del Municipio per il 2015 è di euro 400.000 + euro 281.000 per investimenti mirati sul territorio.
Per quanto riguarda i 112.000 € ( a detta del Municipio 90.000 euro) rientranti dagli oneri di urbanizzazione del Bricoman il Presidente del Municipio ha detto che non saranno disponibili fino all’apertura del Bricoman. Il comitato di Piazza Adriatico ha presentato un progetto, mentre gli Amici di Ponte Carrega hanno chiesto che il progetto venga condiviso con tutti gli abitanti.

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Qui sotto il link alla trasmissione “Matrix” di Luca Telese andata in onda il 6.05.2015, ancora una volta l’intervento Coopsette – Bricoman Italia, al centro di un servizio sulla cattiva gestione del territorio e dissesto idrogeologico.

BricomanMatrix

Spot dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambiente) sul consumo di suolo

Ponte Carrega – Invasioni digitali

InvasioniDigitali

Ponte Carrega, recentemente salvato dall’abbattimento, il Trogolo di Staglieno, strappato al degrado, l’Acquedotto Storico, una potenzialità ancora da recuperare in pieno, saranno le tappe di questo percorso. Una festa, un incontro, una scoperta, una breve e facile escursione accompagnati dagli Amici di Pontecarrega, da Mauro Pirovano, Luciano Rosselli, Matteo Marino e da alcuni abitanti della vallata che illustreranno gli aspetti storici, architettonici e ambientali dei tre manufatti e del contesto che li circonda. Quest’invasione propone così una spontanea passeggiata in un itinerario ad anello con tre tappe:

Domenica 3 maggio, ore 9 – Ponte Carrega ore 10 – Acquedotto Storico (ponte rio Preli) ore 11 – Trogolo di Staglieno

E’ possibile partecipare all’invasione che si preferisce o effettuare il percorso insieme. Vi aspettiamo numerosi! Tutti gli aggiornamenti qui sull’evento.

#invasionidigitali

#digitalinvasions

#genova2015

#id_pontecarrega

#id_acquedottostorico

#id_trogolodistaglieno

#id_valbisagno

Info mail: ilfocato@gmail.com

info@amicidipontecarrega.it

http://www.invasionidigitali.it/it/invasionedigitale/invasione-valbisagno-ponte-carrega-acquedotto-storico-trogolo#.VSqk3uHkUlN  Nota:

invasioni digitali

Lungo il percorso si potrà toccare con mano anche gli effetti della recente cementificazione: la così detta “riqualificazione urbana” del quartiere di Ponte Carrega, ovvero il grande edificio “ex-italcemtneti”, 3 volte il costruito grande come due RMS Titanic (300x40x60m) collocato a 10m dal torrente Rio Mermi, oltre a poter ammirare le aree del prossimo intervento di “riqualificazione” delle aree “ex-officine Guglielmetti”, altro intervento che impatterà sul paesaggio con i grandi volumi previsti per la costruzione di una grande torre alberghiera.

Qui sotto il nostro impegno alla ricerca della bellezza in Val Bisagno: ultimi preparativi per l’evento: la messa a dimora del nuovo cancello in tondino di ferro all’ingresso del recuperato truogolo di Salita alla Chiesa di Staglieno.

(Ringraziamo tutti coloro che hanno partecipato con la loro donazione per comprare il materiale, si ricorda che la vernice è stata gentilmente offerta dallo stabilimento colorificio Tassani nel 2013, scorte che avevamo ancora dalla verniciatura della ringhiera di Ponte Carrega)

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Guarda anche il sito di Luciano Rosselli: http://www.lavatoigenovesi.altervista.org/117.html

Guarda anche il percorso dell’acquedotto storico del ‘600 intorno al quartiere di Ponte Carrega: Itinerario N°8

La partecipazione dei cittadini e il caso Guglielmetti: il video del convegno

Dissesto

Pubblichiamo foto e video del convegno tenutosi Venerdì 27 marzo in una gremitissima Sala del Munizioniere di Palazzo Ducale, a dimostrazione del fatto che il tema è di molto interesse per la cittadinanza. Per le riprese e il montaggio video si ringrazia Ghettup TV, la televisione di quartiere del Ghetto. Si ringraziano inoltre, oltre al pubblico numeroso e attento, la Fondazione per la Cultura di Palazzo Ducale, la Fondazione San Marcellino Onlus, la Associazione di Mediazione Comunitaria di Genova, La Associazione Giovani Urbanisti, Incontri in Città, il professor Rosso del Politecnico di Milano, la professoressa Morelli dell’Università di Genova e il prof. Morisi dell’Università di Firenze. Si ringrazia anche la prof.ssa Marianella Sclavi per il video che purtroppo per un problema al cavo audio non siamo riusciti a mandare in onda durante il convegno e che pertanto pubblichiamo i questo post. Ringraziamo inoltre i membri delle associazioni e dei comitati cittadini e nazionali che hanno partecipato all’evento e risposto con entusiasmo al bisogno di partecipazione che questa città chiede oramai con forza e determinazione!

Qui di seguito riportiamo il documento condiviso dalla Associazione Amici di Ponte Carrega durante l’introduzione del convegno:

<<Dopo il convegno dell’11 gennaio è sorta in noi l’esigenza di approfondire il tema della Partecipazione e quindi di incontrarci una seconda volta, in una data abbastanza ravvicinata, per discuterne più approfonditamente insieme a chi potrà darci spunti su cui riflettere, sia a livello generale che per il caso concreto del nostro quartiere e quindi nel nostro caso specifico, per l’area ex Guglielmetti. Le ex Officine sono un ex spazio pubblico venduto dal Pubblico ai privati di Coop Liguria per fare cassa senza aver però tenuto conto di una qualche pianificazione armonica col contesto circostante di ciò che sarà l’impatto del nuovo insediamento sul futuro della vallata: anche le aree private secondo noi non devono sottrarsi al loro contesto pubblico. Qualcuno potrebbe dire che per questi ragionamenti è ormai troppo tardi, queste rivendicazioni andavano fatte nel 2010 quando le aree furono cedute dal pubblico al privato. Ma il discorso secondo noi non è ancora chiuso, da allora il proponente ha richiesto una variante al piano urbanistico per poter costruire su quelle aree un albergo molto impattante che al momento della vendita non era previsto. La variante al piano urbanistico deve ora passere da un approvazione del Consiglio Comunale. Si ripropone quindi una riflessione di rilevanza pubblica a cui noi chiediamo il diritto di poter partecipare con le nostre idee, il nostro contributo e le nostre critiche ad un processo di trasformazione che riguarda tutti e non solo il privato proprietario di quella specifica area. Per questo caso i proponenti, il comune e il municipio affermano che il percorso di partecipazione sia già stato effettuato. Non e’ cosi: dobbiamo distinguere ciò che è una semplice presentazione di un progetto in un’ assemblea pubblica da un reale percorso di condivisione di un progetto con il territorio e con tutti i portatori di interesse in un percorso definito e normato da regole. Crediamo sia necessario far crescere il dibattito sulla partecipazione, un tema vitale per la nostra città e per la nostra democrazia. Città è la metafora di Democrazia: la Città esiste nella misura in cui i suoi cittadini si riappropriano di essa, la democrazia esiste solo se i cittadini la fanno vivere contribuendo al dibattito e al confronto. Altrimenti avremo una città-cimitero e una democrazia altrettanto morente. Ecco perchè insistiamo nel dire che il tema della partecipazione sia vitale per la nostra democrazia e per la nostra città e perchè riteniamo sia un tema da affrontare sia da un punto di vista culturale, come stiamo facendo oggi, sia da un punto di vista giuridico che si concretizzi alla fine con una legge regionale sulla Partecipazione. Le scelte per lo sviluppo di questa città e di questa regione passano attraverso il contributo che i cittadini sapranno dare al dibattito politico e analogamente allo spazio che la politica darà loro, al di là dei soliti proclami pre elettorali, lasciando da parte (e questa è la parte forse più complicata) l’ autoreferenzialità e la scarsa capacità di ascolto e di autocritica della classe dirigente e politica. I cittadini esprimono una necessità, una volontà di intervenire nella trasformazione della città : forse non sempre hanno ragione ma crediamo che ci siano comunque sempre ragioni (e argomenti) da ascoltare. Il loro contributo creativo può trovare soluzioni concrete e alternative a quelle che la politica ci impone spesso senza cognizione di causa e senza l’ascolto del territorio.
 Siamo in una fase storica “interessante”, come direbbe un caro amico presente qui in sala oggi. La questione chiave, in questa disaffezione verso la democrazia rappresentativa, è la ricostruzione del concetto di cittadinanza inteso come quel processo che sappia legittimare le esigenze collettive espresse dai cittadini stessi. Questo processo secondo noi può essere solo la concertazione e la partecipazione condivisa “dal basso ”delle decisioni e può essere, a nostro modo di vedere, solo un elemento di arricchimento e di rinascimento sia per le nostre Città che per la nostra Democrazia>>.

Grazie a http://ghettuptv.net/ per le riprese

 


 

Il video della prof.ssa Marianella Sclavi, che con il suo consenso, avrebbe dovuto essere proiettato al convegno, ma che per un guasto tecnico non abbiamo potuto mostrarvelo

foto di L.Parigi per Palazzo Ducale

foto di L.Parigi per Palazzo Ducale