Archive for dicembre 2015

Giri in Famiglia al trogolo di Staglieno!

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Per domani segnaliamo che apriamo il trogolo di Salita alla Chiesa di Staglieno per una iniziativa organizzata da “Girinfamiglia” – La giornata prevede la visita al Presepe del Maragliano alla Chiesa di San Bartolomeo di Staglieno e merenda e visita al trogolo. volantino-GIRINFAMIGLIA-staglienoSFS

Riunione Apc del 21 dicembre 2015

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Coop, ripensa al tuo slogan!

CGIL

Schermata 2015-12-21 a 09.53.46Coop? L’unico fine è il profitto“: non sono nostre parole, ma quelle del segretario della CGIL Susanna Camusso (si veda qui l’articolo del Il Fatto Quotidiano  <link qui> )

La segretaria della Cgil rafforza il concetto con le seguenti affermazioni: “Dicono ‘la Coop sei tu’: ma chi è questo tu? Dicono che siamo soci, ma soci di cosa? Ripensino allo slogan“..

Quanto affermato dal segretario della Cgil è lo stesso pensiero che abbiamo avuto anche noi in occasione del nostro incontro con il Presidente Francesco Berardini, in occasione del X congresso Mondiale di Mediazione svolto a Palazzo Ducale dal 22 al 27 settembre 2014.

Il motivo ti tale convocazione era motivata per chiedergli, insieme a mediatori e facilitatori di tutto il mondo (prof. Alejandrò Natò Universidad de Buenos Aires, prof.ssa Graciela Frias Universidad de Sonora-Messico) e al professor Morisi della Università di Firenze, un reale percorso di partecipazione per una progettazione condivisa con tutto il territorio delle aree delle ex Officine Guglielmetti.

In tale occasione riscontrammo da parte di Coop un atteggiamento di totale autoreferenzialità e chiusura verso la possibilità di affrontare insieme “veri” percorsi inclusivi di partecipazione che potessero comprendere le istanze e le necessità reali dei cittadini nell’occasione di un intervento urbanistico di tale importanza.

Ora apprendiamo che questo concetto è stato espresso anche dalla CGIL, anche se per altra questione molto delicata, quella della tutela del lavoro e del rinnovo dei contratti. 

Qui il nostro link sul post del 9 giugno 2014 che anticipa di oltre un anno le affermazioni di Susanna Camusso: Coop forse è tempo di cambiare

 

 

Resoconto incontro plenario Memorie del Bisagno del 15/12

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La riqualificazione

Riqualifica

Con il termine “riqualificazione” s’intende l’azione di cambiare e migliorare la qualifica di un oggetto. Un termine che esprime concetti spirituali estremamente positivi: quello del cambiamento, ossia dello sforzo umano di chi si oppone alla stagnazione e il fine di tale azione che è il miglioramento di ciò che si ritiene migliorabile.

Con questa premessa tuttavia non sfugge come l’applicazione di questa pratica assuma spesso connotati negativi ed è motivo di preoccupazione se non di contestazione. Perché avviene questo?

Villa Gio. Batta Invrea prima della “riqualificazione”

Fine Lavori

Intervento molto discutibile di “riqualificazione” della storica villa cinquecentesca di Gio. Batta Invrea a Genova Prato in Val Bisagno

Prendiamo per esempio il caso in cui l’amministrazione preveda un premio a chi demolisce una vecchia costruzione fatiscente per costruirne un’altra “riqualificata”. Questo premio molto spesso si realizza concedendo indici di edificazione volumetrica maggiori rispetto al vecchio costruito.

Questa pratica di per se non è negativa, nè positiva, perché i termini volumetrici, seppur significativi, non sono direttamente collegabili con l’impatto dell’edificio sul territorio e sull’ambiente. Per esempio una palazzina piccola con il tetto di amianto ed energivora può essere molto più impattante per l’ambiente di una palazzina più grande costruita con tecnologie bioedilizie, reversibile, riciclabile, a consumo di energia passivo, magari costruita in modo che il suo impatto estetico sia minimizzato e ben integrato nel paesaggio. In questi termini non è difficile pensare che una simile “riqualificazione”, pur ammettendo un aumento di volume, sia più che accettabile e conveniente per la collettività.

D’altra parte una società riluttante all’approfondimento non può che affermarsi con frasi di grande effetto mediatico come “costruire nel costruito”, senza tenere conto che se costruisco peggio di prima non ho alcun vantaggio e ho solo rinnovato l’elemento del degrado. L’efficacia di questi slogan trovano la loro ragione di essere perché frasi come “costruire nel costruito” sembrano voler intendere che non si costruirà mai più oltre ai confini di ciò che c’è già. Questo assunto sembra avere un connotato positivo perché troppo spesso i confini del costruito sono degradati e invivibili, quindi è sempre auspicabile non procedere oltre a tale degrado. Ci si dimentica tuttavia che ci sarebbero interi quartieri da demolire, territori da far ritornare al loro stato naturale per i quali l’applicazione del criterio del “costruire nel costruito” sarebbe un gravissimo errore,  occorrerebbe in tal caso parlare piuttosto di “decostruzione”.

La gestione dell’ambiente e del territorio è una materia complessa perché complessa è l’azione dell’uomo sugli elementi naturali intorno ad esso. Come è possibile racchiudere questa complessità all’interno di una  legislazione? Con l’uso di formule matematiche, algoritmi, termini e definizioni, quali sono gli elementi che non riuscirò a controllare, che volontariamente o involontariamente ho trascurato? Se la normativa è troppo complessa come posso limitare l’abusivismo? Secondo noi non esiste una norma sufficiente per racchiudere tutta la complessità delle azioni possibili. Il vero problema di come contenere l’abusivismo e la speculazione edilizia è da ricercare altrove, non in una legislazione per quanto buona o cattiva possa essere.

In Italia si ha un eccesso di legislazione ma non per questo le cose vanno meglio, anzi questo procedere fa capire come si tenti di dare ai cittadini una cornice edittale entro cui stare in assenza degli altri strumenti culturali di cui il paese è evidentemente sprovvisto, per tradizione o per formazione.

Per essere educati non serve una legge ma servono gli strumenti per sviluppare quella educazione. Se nel nostro paese si è concesso di costruire troppo e male, vi sono fenomeni di abusivismo e corruzione , non è solo una questione legislativa ma è soprattutto una questione culturale. Un’assenza di sensibilità e capacità del saper fare che comprende tutti i livelli della società, da chi domanda a chi propone, fino arrivare a chi è preposto alla decisione e al controllo.

Prima di ogni legislazione occorre che si formi una piena coscienza di come si deve gestire correttamente il territorio fra sfruttamento, valorizzazione economica, tutela ambientale, riqualificazione, difesa dei valori identitari del paesaggio, capire di volta in volta cosa sia accettabile fare per il bene della comunità.   Questo percorso deve avvenire senza contrapposizioni ideologiche, occorre escludere qualunque visione di un economia che agisce “secondo natura” dove beni e servizi sono raggiunti esclusivamente dalla mutua interazione fra venditori e acquirenti, ma occorre affermare la priorità della politica, ovvero le regole della convivenza sociale, incardinandole su modalità partecipative.

Questo procedere è l’unico modo, secondo noi, che garantisca la comprensione di ciò che richiede il territorio in tutta la sua complessità, culturale, economica, sociale.

Affermare questo principio significherebbe stimolare le risorse spirituali della collettività: università, ordini professionali, associazioni, istituzioni e cittadini insieme, con il fine di rimettersi in gioco ogni volta se ne presenti l’occasione, per offrire all’interno di questi percorsi inclusivi le soluzioni più innovative e accettabili per la comunità, percorsi senza i quali oggi le opere vengono realizzate da pochi interlocutori, (troppo spesso solo economici), al minimo ribasso anche in termini concettuali. Riteniamo che i tempi e le tecnologia per fare questo passo siano maturi.

Se non si è capaci di fare questo allora è meglio lasciare le cose come stanno, non “riqualificare” nulla, rimandare questo complicato compito alle generazioni future per evitare ulteriori danni, scempi del nostro territorio: in questo contesto trovano spazio le ragioni del “No”, la ragionevole paura del cambiamento, così che il termine “riqualificazione” assume un connotato negativo.  

Cementificazione

Particolare della costruzione dell’edificio ex Cementificio Italcementi a Genova Ponte Carrega

 

 

 

 

Area Chiarella: le novità

Chiarella

Riproponiamo questo articolo di Ottobre 2015.

Area Chiarella.

L’area dell’attuale Bricoman era prima ancora della Cementifera occupata da orti e vigne. La zona era ricca di gelsi che servivano per la produzione del baco da seta e le memorie tramandate oralmente ricordano quella valletta come una distesa di fiori gialli. All’interno della proprietà Chiarella passava l’antica strada carrabile che raggiungeva l’antico abitato di Terpi e la Via di Sant’Eusebio per poi proseguire verso Bavari. L’antica strada passata nei secoli attraverso le proprietà dei Grimaldi e dei Durazzo conserva ancora qualche traccia in prossimità della Casa del Nane, villa coltiva di epoca seicentesca un tempo appartenuta a uno dei rami della famiglia Gambaro ancora oggi visibile in Viale Gambaro di Montesignano e conosciuta dai più come la casa dai cipressi.

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Il Progetto.

Proprio attorno a questa casa era prevista la realizzazione di un complesso di magazzini e capannoni che sarebbero andati a completare la trasformazione definitiva di quell’area a seguito dell’apertura del Bricoman. Il progetto, approvato dall’Ediizia Privata (n. 6668/2011) prevedeva la realizzazione di una strada che collegasse la zona con Via Mogadiscio per poter permettere il passaggio dei camion su via Terpi e via Mogadiscio: la strada avrebbe ripercorso il tratto antico dell’antica strada carrabile e avrebbe intersecato via Mogadiscio all’altezza della rimessa dei camper. A causa della crisi del mattone, l’inizio della operazione è stata rinviata più volte negli anni (dati Comune di Genova) e la proprietà Chiarella ha anche tentato di proporre al Municipio e al Vice sindaco una variante al Puc per proporre l’integrazione (o parziale sostituzione) degli edifici artigianali e produttivi con il residenziale, attraverso la costruzione di alcune palazzine (o villette) vista Bricoman: variante evidentemente non andata a buon fine, sia per la situazione economica, sia per evidenti perplessità di opportunità economica (si sarebbero riuscite a vendere case vista Bricoman?). Anche noi avevamo espresso perplessità in Municipio circa una eventuale ulteriore cementficazione di quell’area.

Il vecchio progetto:

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Nane Chiarella

La svolta.

A inizio anno del 2015 la svolta: il commissario di zona effettua un sopralluogo e verifica la scadenza dei termini per incominciare a costruire e in data 18 marzo 2015 dichiara archiviata la pratica per mancata integrazione. Il progetto viene dichiarato chiuso e con esso i termini per cominciare a costruire i capannoni e i magazzini. In termini economici non sarebbe stato remunerativo costruire nuovi magazzini con tutti gli spazi liberi e sfitti in città e in Val Bisagno. Lo stesso edificio per il Bricoman è per metà ancora invenduto!
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(nella foto sopra tutta la striscia alta di terra che arriva parallela alla chiesa di San Michele, fonte Google Maps)

Cosa prevede il nuovo Puc

Il nuovo puc licenziato in questo periodo prevede per quell’area l’inquadramento nell’ambito di riqualificazione del territorio di Presidio Ambientale AR-PR ed è tracciato sulla mappa come Verde. L’indice di edificabilità risulta basso rispetto agli altri ambiti di riqualificazione del Puc: 0,02 mq/mq.

Nuovo Puc, pagina 46: http://puc.comune.genova.it/puc/01_Volumi/03_Normativa/Norme_di_Conformit%C3%A0.pdf

AGGIORNAMENTO POST INTERPELLANZA IN CONSIGLIO COMUNALE DEL 29 SETTEMBRE 2015

http://www.comune.genova.it/sites/default/files/documentazione_sedute/2015/09/29_09_2015%201400/5%20INTP_29_2015.pdf

VIDEO SEDUTA CONSIGLIO COMUNALE:http://www.comune.genova.it/content/seduta-del-29092015

A seguito della interrogazione in consiglio comunale presentata da Antonio Bruno del gruppo consiliare della Federazione della Sinistra è emerso quanto segue:

E’ prevista attualmente il rafforzamento della strada nell’area fino a poco tempo fa occupata dai camper. L’area dei camper è stata sgomberata perchè abusiva.

Tursi: “Mai più centri commerciali in aree industriali dismesse”

CentriCommerciali

Repubblica 2 Lunedì 7/12 la Repubblica ha pubblicato un articolo con il seguente titolo “Centri Commerciali lo Stop di Tursi, mai più in aree industriali dismesse” <Link qui>

La Repubblica, 7 dicembre 2015

La Repubblica, 7 dicembre 2015

Un titolo che annuncia un cambiamento di tendenza da parte delle nostre amministrazioni che fino poco tempo fa sostenevano il contrario: basta rammentare un altro articolo che sempre la Repubblica aveva pubblicato il 22 aprile 2014, non molto tempo fa: “Molassana,  Bricoman fa già discutere “Un mostro, ma porta lavoro“. A questo titolo occorre ricordare quanto affermato dal presidente del Muncipio media Val Bisagno, Agostino Gianelli: “Non sarà il massimo ma forse qualcuno ha dimenticato cos’era l’Italcementi“. Questo post lo scriviamo dopo che anche l’amministrazione comunale ha manifestato ufficialmente l’intenzione di cambiare rotta sulle scelte di riconversione delle zone industriali dismesse in grandi centri commerciali, come da tempo, portando anche esempi e contributi esteri (http://www.amicidipontecarrega.it/2014/07/02/la-morte-dei-centri-commerciali/), la Associazione Amici di Ponte Carrega sostiene. Con queste considerazioni vogliamo sottolineare che non abbiamo affatto dimenticato cosa era lo stabilimento Italcementi e soprattutto che cosa ci aspettavamo da una riconversione urbana decisa dopo circa cento anni di sacrifici imposti alla vallata con la presenza di uno stabilimento inquinante e invadente come quello dell’ex cementificio di Ponte Carrega. A queste considerazioni occorre sottolineare che non era solo questo perché certamente con il disagio c’era anche la produzione e con quella il lavoro a un indotto di migliaia di lavoratori. E’ proprio perché abbiamo memoria di questo fatto che la sua riconversione meritava un approfondimento più serio sul proprio destino.

Cementificio

Ingresso Ex Cementificio Italcementi

Senza dubbio l’aspettativa sulla riqualificazione era diversa da quella che lo stesso Sindaco Marco Doria nella trasmissione Report di Rai3 ha definito “un riutilizzo dell’area e non una vera e propria riqualificazione. Il cambiamento di rotta dell’amministrazione comunale ci ha sorpreso perché non dimentichiamo che fino a qualche mese fa, la stessa non sembrava contraria alla riconversione delle ex-Officine Guglielmetti in una nuova Coop con annesso albergo e posteggi “di interscambio” in bella vista sopra la copertura dei nuovi edifici. Questo progetto ora è stato bloccato dai tecnici del piano di bacino della Regione Liguria, per l’evidente allagabilità delle zone, ma non sfugge come questa prescrizione, che afferma un principio di precauzione a favore della sicurezza dei cittadini, non sia stata adottata prima. Ora ci aspettiamo un dibattito pubblico sulla destinazione di quell’area con il coinvolgimento della cittadinanza.

Viabilità a rischio inondazione

La rotonda di Ponte Carrega appena costruita e già allagata la primo evento di pioggia del 2015

Clicca <qui> per vedere il servizio di Report

Clicca <qui> per vedere il servizio di La7

Forse il cambiamento di rotta dell’attuale amministrazione comunale avviene dopo il palese fallimento del modello imposto come soluzione alla crisi industriale con la riconversione delle aree industriali in centri commerciali,

CentriCommerciali

Video di La7 sulla sorte dei centri commerciali in Italia

un modello che a Genova ha avuto il suo apice con la Fiumara, ma che poi si è rapidamente esaurito rendendo queste operazioni poco redditizie fino al suo naufragio simboleggiato dal mostruoso edificio di Ponte Carrega che ha la singolare forma di una nave, una scatola di c.a. 49.000 mq di superficie dalle dimensioni 300x60x40 m. appoggiata a pochi metri dal torrente Rio Mermi in un’area golenale di fondo valle. IMG-20150717-WA0001 Questo modello perpetuato dai costruttori senza una reale esigenza da parte del mercato immobiliare si è palesato di fronte alla crisi immobiliare: il costruito non si riesce a vendere (prezzi alti visto l’alto costo di produzione, altri magazzini vuoti in vallata, mancanza di un polo trainante, crisi economica) essendo palesemente inutile, inadeguato e sproporzionato alle esigenze richieste dal territorio. pertanto l’edificio rimane (per ora, in attesa di liquidazioni varie) invenduto e vuoto per 2/3 e risulta essere stato tra gli ultimi lavori della impresa costruttrice, Coopsette, che da questo lavoro e da altre operazioni similmente fallimentari, non si è più ripresa finendo infine il mese scorso in liquidazione coatta e lasciando a casa centinaia di lavoratori (55 a Genova). Questa tendenza a costruire a ogni costo senza una reale domanda, non è stata sufficientemente mitigata dalle autorità comunali che dovevano vigilare sulla pianificazione urbana e alla fine il risultato è stato un fallimento su molti fronti: aziendale, con errori di strategia aziendale non adattabili ad una crisi economica di questo genere (un edificio presumibilmente non progettato per la Val Bisagno, con tecniche di costruzione volte a salvaguardare rami d’azienda in difficoltà, nello specifico il comparto prefabbricati); politica, con la classe dirigente genovese che non è stata in grado di leggere la crisi (a dirla tutta molti non sono nemmeno stati in grado di leggere il progetto, “Pensavamo fosse più piccolo”!), nè di salvaguardare posti di lavoro favorendo un modello di sviluppo sorpassato e non adattabile alla crisi (e non contiamo, in questo ambito, i posti di lavoro perduti per la chiusura di piccoli rivenditori dei materiali edili etc, se ne contano già 3 in pochi mesi contro i nuovi contratti proposti da una catena multinazionale). E tutto ciò senza contare l’errore urbanistico e l’errore ambientale, frutto della stessa maggioranza politica che ora si strappa i capelli per un Piano Casa che non è certo peggiore di quello di stampo burlandiano sul quale nessuno aveva mai osato proferire parola e che dimostra ancora una volta come sia solo lo scontro ideologico a muovere la Politica e non l’interesse comune. Dietro a questi errori ci sono le necessità di incassare oneri di urbanizzazione da mettere nei bilanci di spesa corrente dei comuni. L’affermazione che questi “mostri” di cemento portano lavoro è palesemente falsificata dai dati reali e infatti le prime vittime di questo procedere sono stati proprio i costruttori che non si sono adeguati al cambiamento in corso imponendo alla collettività un costruito che poi non sono riusciti a vendere procedendo verso la strada del fallimento.

Il Secolo XIX, 30 ottobre 2015

Il Secolo XIX, 30 ottobre 2015

vedi: <articolo 7 novembre 2015 – il fatto quotidiano > Noi crediamo in un altro modello rispetto a quello propinato da anni da queste amministrazioni “paternalistiche” che in nome del “portare lavoro” hanno in realtà negato reali percorsi di partecipazione ai cittadini decidendo le sorti di molti quartieri nelle sedi ristrette di qualche partito. Un atteggiamento non democratico perché è la pratica della “dittatura della maggioranza”. Così dal nulla sono sorti i “mostri” come quello di Ponte Carrega, che contrariamente agli slogan propagandistici dei soliti partiti non hanno portato lavoro ma lo hanno solo spostato: <articolo 16 marzo 2015 – Genova24> Noi non crediamo affatto a questo tipo di sviluppo. Il lavoro, “quello vero”, lo si ottiene nella salvaguardia ambientale e nel rispetto della cultura e della bellezza in ogni sua forma. Sviluppo sostenibile e alla tutela dell’ambiente, arte e bellezza, queste le vere chiavi di svolta che potrebbero far crescere l’occupazione, anche nel settore dell’edilizia. Esiste un patrimonio immobiliare tutto da riqualificare, intere porzioni di città da rendere belle, fruibili, sicure, senza creare “nuovi mostri” visto che ci sono già sufficienti errori urbanistici da cancellare su cui lavorare per i prossimi cinquanta anni. Questo percorso di riqualificazione non può prescindere da una reale partecipazione e coinvolgimento dei cittadini e a una maggiore attenzione alle esigenze del nostro fragile territorio e delle nostre fragili, socialmente discutendo, “periferie”.   Tornando alla proposta dell’Assessore Piazza: questo cambio di prospettiva ci conferma  l’attualità e la preveggenza, da un punto di vista dello sviluppo economico e urbanistico, delle proposte della nostra associazione che da anni va ripetendo la necessità di un cambio di strategia della città, partendo dalle sue aree industriali dismesse e dai suoi vuoti urbani. Ciò che l’amministrazione comunale intenderà fare nell’area dell’ex Mercato di Corso Sardegna e della ex Caserma Gavoglio potrebbe andare in questo verso: sono due prove importanti, spartiacque tra passato e futuro della città. Se questo cambio di passo sarà portato avanti in modo inclusivo, insieme a tutta la cittadinanza, potrà essere una svolta nell’amministrazione della città e del futuro sviluppo della stessa. Gli elementi per valutare questo possibile cambio di strategia politica sono però ancora troppo pochi per dare un giudizio più completo sulle dichiarazioni della Giunta comunale: attendiamo un prossimo passo e soprattutto un serio dibattito, che tenga in considerazione sia gli aspetti economici che quelli urbanistici, sulle destinazioni d’uso delle aree dismesse della città. “Noi crediamo nel potere illimitato delle forze spirituali: Amore, Verità, Giustizia, Bellezza. Gli uomini, le ideologie, gli Stati che dimenticano una sola di queste forze creatrici non potranno indicare a nessuno il cammino della Civiltà“. (tratto da il mondo che nasce di Adriano Olivetti)

Il Cimitero di Staglieno: tra passato e presente

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Il Cimitero di Staglieno per noi genovesi è un luogo dove tanti ricordi tristi ci ritornano alla mente, ma è anche un posto dove riscoprire la nostra identità, le nostre radici: è un museo a cielo aperto.
Alla morte dell’architetto Carlo Barabino nel 1835, la progettazione venne affidata a Giovanni Battista Resasco il quale chiese un periodo di tempo per rifare il progetto. Il sindaco di allora Gian Luca Durazzo gli disse “ Si prenda il tempo che ella creda necessario ma si ricordi che per questo nuovo Camposanto bisogna proporre cosa degna di Genova la Superba , che meglio sarebbe, in caso diverso, nulla proporre”. E questo venne creato: un camposanto grandioso, superbo, l’avevano definito l’ottava meraviglia del mondo, grandi artisti vennero a visitalo tessendo le sue lodi, turisti da tutto il mondo arrivavano a Genova  appositamente per vedere il cimitero di Staglieno. Mi sono appassionata a Staglieno per le storie affascinanti che racchiude e quando ho scoperto che esisteva un’ associazione che cercava di tutelarlo mi ci sono buttata a capofitto e, armata di cesoie, ho iniziato la mia opera.

Nata nel 1998 l’associazione Per Staglieno onlus, ha come statuto la tutela e la valorizzazione del patrimoni presente nel cimitero monumentale ed opera con gli interventi di pulizia che sono svolti con cadenza mensile e hanno come obiettivo la manutenzione del verde attorno a monumenti e cappelle abbandonate la cui conservazione rischia di essere compromessa dalla crescita incontrollata delle piante. Collegata agli interventi è l’attività di ricerca, che ha permesso la riscoperta di opere e personaggi caduti nell’oblio; l’indagine spesso evidenzia come il patrimonio conservato a Staglieno, si presti a molteplici letture, sia sotto l’aspetto storico che artistico, evidenziando l’intreccio che lega la cultura cittadina alla storia racchiusa nel Cimitero.
Da pochi che eravamo siamo cresciuti ed ora siamo un gruppo di 15-20 persone che un sabato al mese si riunisce per ridare dignità al cimitero di Staglieno

Tra i tanti personaggi ritrovati Adolfo Parodi ingegnere del Genio Civile merita la nostra attenzione.
Le esigenze d’ampliamento del porto di Genova sensibilizzate nella seconda metà dell’Ottocento, diedero luogo ad ampi programmi e studi. Di primaria importanza era la necessità di creare un avamposto onde rendere il porto più ampio e tranquillo. A risolvere definitivamente il problema giungeva l’offerta di venti milioni del Duca di Galliera. Il molo Galliera meglio conosciuto come molo Giano, valida difesa dalle violente mareggiate che hanno onde di sei, sette metri, si realizzò su progetto dell’ingegnere Adolfo Parodi il quale morì nel 1886 quando la sua opera stava acquistando una maestosa fisionomia. L’opera giunse a compimento a quindici anni dall’inizio dei lavori, alacremente svolti dal 1877 al 1892.
Già in antichità si era tentato di costruire un simile molo anche per arginare le sabbie del Bisagno, tuttavia solo l’assetto architettonico utilizzato dall’ing. Parodi ha garantito la stabilità di tale molo fino ai giorni nostri.

Per maggiori informazioni vi rimando al nostro sito www.perstaglieno.it, o ancora alla pagina facebook: associazione per Staglieno.

Emanuela Mantero

La tomba di Adolfo Parodi

La tomba di Adolfo Parodi

La Cappella della Famiglia Gian Maria Cambiaso, benefattore degli asili e giardini dell'infanzia, prima della pulizia

La Cappella della Famiglia Gian Maria Cambiaso, benefattore degli asili e giardini dell’infanzia, prima della pulizia

La Cappella della Famiglia Gian Maria Cambiaso, benefattore degli asili e giardini dell'infanzia, dopo la pulizia

La Cappella della Famiglia Gian Maria Cambiaso, benefattore degli asili e giardini dell’infanzia, dopo la pulizia

 

La Associazione Per Staglieno è protagonista anche di alcuni progetti per il recupero del Cimitero Monumentale di Staglieno: il 3 dicembre 2015 è iniziata una collaborazione con l’istituto Agrario Marsano e Studio Tecnico del Verde per coinvolgere i ragazzi dell’istituto professionale con una sede a Struppa nella cura del verde di Staglieno.

L’articolo è tratto dal numero 8-Ottobre 2015 del bimestrale della Polisportiva Alta Val Bisagno “Noi in 20 Pagine”, rubrica “C’era una Volta” a cura degli Amici di Ponte Carrega. Prossimo appuntamento a gennaio 2016.

Da Montpellier per Ponte Carrega

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Grazie alla Associazione Yeast che si occupa di mobilità internazionale di giovani e studenti abbiamo ricevuto la visita di una delegazione di giovani ragazzi di Montpellier e una di Recco: entrambi vivono in zone alluvionate e alluvionabili e insieme abbiamo parlato di Acqua e Alluvioni. Abbiamo camminato per il quartiere, parlato con loro di cultura del rischio, resilienza ma anche di versanti e misure di flood proofing, dell’importanza dell’associazionismo, di periferia e di Bellezza raccontando loro dei Forti, dei sentieri e dell’Acquedotto storico. Grande stupore ha suscitato la visita in Piazza Adriatico, dove hanno visto il livello che l’acqua e il fango avevano raggiunto nel 2011, e la vista dell’edificio per il Bricoman, che ha introdotto il tema della urbanizzazione e della cementificazione.

E’ curioso il fatto che un gruppo di studenti francesi sia capitato proprio qui? No, secondo noi: le scelte urbanistiche fatte su questo territorio sono emblematiche di una cattiva gestione del territorio negli ultimi decenni, che fanno di Genova e della Val Bisagno un caso studio di livello europeo.

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GDL Partecipazione, 1 dicembre 2015

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