Ipotesi di processo partecipativo

Come noto il gruppo Talea, immobiliare Coop, ha presentato un anno fa un progetto di riconversione delle aree ex-officine Guglielmetti, molto impattante per Ponte Carrega e la Val Bisagno. L’intervento che si vuole realizzare è molto complesso, soprattutto per le caratteristiche del luogo in cui si inserisce il nuovo edificio. L’area da riqualificare è posta in un contesto storicizzato a margine di tessuti urbani consolidati, con gravi criticità dal punto di vista paesaggistico e ambientale. Nel progetto Talea non si riscontra alcuna cognizione di questa complessità,  viene proposto un edificio concepito come un grande oggetto fuori scala che cala dall’alto sul territorio della Valbisagno senza alcun rispetto per le sue caratteristiche naturali e per la sua storia secolare. A nulla sono serviti gli incontri fra cittadini e proponenti per ottenere un miglioramento del progetto. Nella seconda revisione il proponente non risolve le criticità individuate, ma si limita a spostarle in altri punti con altre forme.

Non abbiamo dubbi sulla capacità progettale dei tecnici proponenti, ma forse sono troppo impegnati nella esclusiva funzionalità del nuovo centro commerciale, mettono in secondo piano gli aspetti del paesaggio e della storicità dei luoghi che sono beni comuni non rinnovabili. La regia e la sensibilità con cui viene proposto questo nuovo progetto sembra essere la stessa che ha sostenuto il vicino ecomostro nell’area ex-Italcementi, un edificio voluto grande tre volte il precedente stabilimento, innestato in una valle di pregio paesaggistico con pendici boschive affacciate al parco dei forti e dell’acquedotto storico. Un vero scempio del paesaggio che irresponsabilmente non è stato salvaguardato dai proponenti e nemmeno dalle istituzioni che non sono stati capaci a mediare una soluzione meno impattante. Le idee sullo sfruttamento dell’area sono state limitate al solito capannone, frequentato da tir e autovetture e non si è saputo immaginare altro di innovativo che potesse sfruttare meglio un sito così strategico per lo sviluppo sostenibile della vallata nel senso dell’agenda 21, anche considerato il fatto che nelle alture soprastanti è presente un Sito di Interesse Comunitario (S.I.C.), il comprensorio intorno alla torretta di Quezzi.

Una costruzione che certamente non brilla per fantasia, bellezza e sensibilità per il paesaggio. Almeno si spera che questa impattante costruzione porti nuovi posti di lavoro, ma non è certo nemmeno questo dal momento che non si sa quante attività verranno chiuse a seguito dell’apertura dei nuovi punti vendita.

L’operazione Bricoman nell’area ex Italcementi ha provocato un distacco tra la cittadinanza e la pubblica amministrazione per l’imposizione di un progetto senza concertazione e di forte impatto ambientale.

Per i nuovi progetti riteniamo assolutamente necessario evitare questi errori.

Per l’area Guglielmetti bisogna considerare che il proponente, oltre qualche limatura dell’idea progettuale, non ha dato alternative perché ritenute irricevibili. A fronte di questa rigidità ci siamo rivolti a un affermato studio di architettura, membro della Prince’s Foundation for Building Community (associazione no profit che si occupa di partecipazione e città sostenibili con sede a Londra), lo studio Gallarati Architetti, con i quali abbiamo approfondito le informazioni forniteci da Coop constatandone l’incompletezza.
L’ipotesi Gallarati ha come unico scopo quello di dimostrare che sono possibili altre ipotesi progettuali più sostenibili e rispettosi delle caratteristiche del luogo pur mantenendo le stesse destinazioni d’uso richieste dal proponente. Riteniamo che difronte a interessi divergenti fra tutela del territorio e interessi dei proponenti, onde evitare conflitti si debba ricorrere a una mediazione attuabile tramite un percorso di partecipazione.
Per svolgere questo percorso la nostra associazione si è preparata da tempo coinvolgendo figure di primo piano a livello nazionale. In particolare il professor Massimo Morisi, Preside della scuola di scienze politiche dell’Università degli studi di Firenze, Garante per l’informazione e la partecipazione della Regione Toscana.
La proposta di cui alleghiamo un estratto, prevede una concertazione tra tutti i soggetti coinvolti: Comune, Municipio, cittadinanza e costruttore in tempi rapidi e circoscritti nel tempo come desumibile dal documento allegato.

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PercorsoDiPartecipazione

Regole per il Buon Governo – la riforma della legge regionale Toscana sul governo del territorio

In coerenza con il nostro statuto e manifesto continuiamo il nostro percorso di conoscenza e approfondimento culturale…”la ricerca non sarà condotta genericamente, ma altresì avanzata con metodo, individuando e ricercando di volta in volta le forze e le competenze necessarie per raggiungere  efficacemente tale obbiettivo“.

Ieri abbiamo seguito e partecipato, invitati dal garante per la comunicazione e la partecipazione nel governo del territorio in Toscana, al convegno “Regole per il Buon Governo, la riforma della legge regionale sul governo del territorio”.
Numerosi i contributi di altissimo livello nel mondo della politica e della giurisprudenza che ci hanno dato numerosi spunti su cui riflettere.

Ecco la sintesi delle cose che abbiamo imparato….

Massimo Morisi
Il contributo di Edoardo Salzano, urbanista
Gli anni ’80 hanno rappresentato la fase critica del consumo del suolo in Italia. Il motivo de…terminante è il trionfo della rendita e l’abbandono della pianificazione. La debolezza della p.a. è stata in questo senso molto deleteria. Le amministrazioni non consideravano il consumo di suolo come un fenomeno importante. Fu da subito problema culturale a causa della “ideologia della crescita infinita” e della mancanza di intellettuali e critici capaci di proporre idee alternative. E’ chiaramente anche problema politico a causa della confusione che regna all’interno delle amministrazioni: sono tre le misure che andrebbero prese a livello politico: -una riduzione del consumo di suolo a livello comunale e regionale attraverso la legislazione e strumenti amministrativi; -un conseguente collegamento tra i vari livelli di governo. I vari livelli di governo non si parlano e devono incominciare a farlo; -la regolarizzazione di percorsi partecipativi.
Un ragionamento sui versanti può essere fatto solo dopo un ragionamento sul consumo di suolo. E’ necessario in primo luogo un intervento normativo a livello nazionale. Devono essere date regole uguali per tutte le regioni italiane applicando anche le leggi già esistenti. Ultimo intervento, di importanza primaria, è quello della costruzione di una classe dirigente competente e sensibili ai problemi ambientali.

Convegno


Il contributo di Giampiero Malacchi, climatologo dell’ Università di Firenze
Il clima cambia, ma sono ormai 20 anni che se ne parla e almeno 30 che si sa. Le piogge sono aumentate del 90% negli ultimi 10anni e quindi non c’è da meravigliarsi delle alluvioni di questi ultimi anni: il clima globale …è cambiato e siamo ormai davanti al fatto compiuto. Già negli anni ’80 si era raggiunto il limite delle risorse primarie globali. Siamo quindi già in debito col nostro pianeta. Alla fine degli anni 80 l’80% della popolazione mondiale viveva in aree rurali: ora è esattamente il contrario (80% in città, solo 20% in aree rurali). Come si può quindi contrastare il consumo del suolo? Può contrastarsi solo se è il territorio a tornare fonte di reddito: se non ci sarà una attività economica sul territorio non si potrà pensare a una inversione di tendenza: fino al 1900 la maggioranza delle attività dell’uomo arrivava dalla terra, poi tutto è cambiato e ora paghiamo le conseguenze di uno sviluppo che non può più autosostenersi. Il consumo del suolo può ridursi solo investendo in quella attività agricola che negli ultimi 50anni ha visto ridursi notevolmente la propria forza. Causa di questo declino è stato sicuramente il modello economico capitalista degli ultimi 100 anni che però oggi non funziona più. Il centro dell’ecomia deve tornare ad essere il territorio: non c’è altra via. Abbiamo comunque alle spalle 150 anni di progresso scientifico che può aiutarci a superare questa crisi investendo in maniera differente sul nostro territorio.


Regole per il Buon Governo, la riforma della legge regionale toscana sul governo del territorio
Il contributo di Salvatore Lo Balbo, CGIL
L’80% del costruito in Italia è privato; del rimanente 20, solo il 5% è infratruttura e il 15% è pubblico. Anche senza una legge nazionale gli amministratori possono comunque impedire il consumo di suolo. E’ però soprattutto un problema culturale e amministrativo. La legge nazionale andrà fatta e andrà fatta contro il consumo di suolo ponendo l’attenzione su spazi non impermeabilizzati. E’ necessaria una nuova edilizia con competenze oggi poco presenti sul mercato. Le imprese con una competenza qualificata vanno premiate per dare all’edilizia un futuro, per far si che questo settore non sia più quello che distrugge il il Bel Paese ma sia preparato a valorizzare la sua bellezza. Un grosso errore politico è che non va di moda la parola DECEMENTIFICARE: i fiumi vanno decementificati. Questo è quello che dobbiamo fare e non il contrario. Una soluzione per cercare di mettere al palo le amministrazioni poco virtuose (non solo del sud, anzi!) può essere quella di prevedere delle sanzioni per gli amministratori “poco sensibili” al tema del consumo del suolo ma nessuna legge ad oggi le prevede. Perchè? Chiaramente a causa dei forti interessi in gioco.


Il contributo di Paolo Maddalena, Giudice Vice Presidente emerito della corte costituzionale
Molti dei nostri problemi potrebbero essere risolti solo con la applicazione della Costituzione. La Costituzione ha una disciplina che è stata definita di “dinamismo economico” che si basa sulla redistribuzione della ricchezza e prevede si una proprietà privata ma anche un forte ruolo del pubblico: una democrazia non è salda se uno dei suoi componenti è più ricco dello stato: ecco che il pubblico è quindi un elemento di grande importanza per mantenere la stabilità dello stato democratico: la privatizzazione va perciò combattuta perchè impoverisce il pubblico. L’art. 42 pone in evidenza l’esistenza di una proprietà privata e di una proprietà collettiva: la distruzione del paesaggio colpisce tutti perchè colpisce il bene comune ed è quindi un danno che si fa alla collettività e pertanto un danno che va perseguito. Il territorio appartiene a tutti: il privato non ha di per se un diritto di costruire perchè il diritto di costruire non è compreso all’interno del diritto di proprietà.  La proprietà privata ha un valore sociale: se un proprietario non utilizza il suo territorio o il suo immobile deve essere tassato dallo stato perchè il privato in questo modo impedisce che un bene collettivo possa essere di beneficio per tutti. Ogni pezzo di terra anche se privato deve avere quindi una funzione sociale: un territorio abbandonato non ha utilità sociale. L’Italia ha bisogno di una sola grande opera: la sistemazione idrogeologica del paese. La costituzione ci da i mezzi per intervenire; ora serve la volontà politica.

Seminario di Giovanni Menduni e Massimo Morisi

….occorre chiedersi quali siano le logiche che hanno portato a queste scelte e in tal senso la ricerca non sarà condotta genericamente, ma altresì avanzata con metodo, individuando e ricercando di volta in volta le forze e le competenze necessarie per raggiungere  efficacemente tale obbiettivo… (dal manifesto Amici di Pontecarrega)

in coerenza con il nostro obbiettivo… partecipiamo numerosi al seminario offerto dal CIMA

seminario CIMA