Il nostro 25 aprile in Piazza e nelle strade del quartiere

IMG-20210425-WA0006

Questo 25 aprile, oltre al corteo e alla deposizione delle corone presso le targhe dei partigiani, abbiamo installato due nuovi cartelli nelle vie di Ponte Carrega per raccontare la storia della resistenza nel nostro quartiere: il primo è la didascalia della targa di marmo che ricorda la nascita della resistenza in val Bisagno nell’ottobre 1943 presso l’osteria del Varni in via Laiasso: la porta che si trova a fianco alla targa fu il primo deposito di armi di quella che diventerà la Brigata Guglielmetti.

La seconda targa è stata installata all’altezza del civico 7 di via Ponte Carrega, dove viveva Maria Cappellotto a cui il partigiano Pietro Pinetti scrisse la sua ultima straziante lettera prima di essere fucilato dai nazifascisti.

Questi atti non sono solo esercizi di memoria o mere commemorazioni: servono a noi stessi, in primo luogo, per il nostro spirito e per nostra ispirazione, per andare avanti: ascoltare le parole di un condannato a morte per la libertà ci ricorda ciò che non va sprecato e ciò per cui, ancora oggi, vale la pena vivere e lottare.

Viva il 25 aprile, sempre!

IMG-20210425-WA0013

IMG-20210425-WA0014

IMG-20210422-WA0009

 

IMG-20210425-WA0011

IMG-20210425-WA0014

IMG-20210425-WA0016

IMG-20210425-WA0017

IMG-20210425-WA0007

IMG-20210425-WA0008

IMG-20210425-WA0006

IMG-20210425-WA0005

 

Passeggiate e ciclabili: Il Bisagno sostenibile in una tesi di laurea e su La Repubblica

Ieri, 19 aprile 2021, l’Associazione Amici di Ponte Carrega è comparsa  insieme all’amica Francesca Viani su La Repubblica in un articolo a firma di Rosangela Urso.

Riportiamo qui sotto il testo dell’articolo, buona lettura!

 

PasseggiateBisagno

La politica urbanistica di questa città continua a colpi di variante

grafico-eta-stato-civile-2018-genova

Ieri è andata in scena l’ennesima puntata di questa soap opera che, con la complicità di giunte sia di destra che di sinistra, dura ormai da troppi anni: Esselunga sbarca a San Benigno

 

Puntualmente, i piani urbanistici vengono derogati e stravolti ogni qualvolta si presentino operatori privati della grande distribuzione. Disturba che al benessere dei cittadini sia costantemente anteposto il profitto dei privati e degli oneri di urbanizzazione che garantiscono incassi alle casse comunali in perenne stato di carenza.

 

 

L’interesse pubblico ѐ sempre accantonato: non esiste una politica urbanistica di ampio respiro che consideri il momento critico di questa città che continua a perdere abitanti. Pianificare la ripresa per il prossimo decennio sarebbe l’unico modo per tentare di evitare che i giovani se ne vadano e per tentare di attrarre forze lavoro e professionisti qualificati che qui potrebbero costruirsi un futuro.

29 settembre 2007 – Come risultano vuote e sterili le parole del Senatore Architetto Renzo Piano e l’allora Sindaco Marta Vincenzi “..sia chiaro che non si tratta di demolire per ricostruire, si tratta di demolire per dare aria..

Purtroppo alle parole non seguirono i fatti; al 2021 non è cambiato nulla; non si è fatto altro che apportare varianti dove il costruito aumenta a favore delle grandi catene di vendita a spese del territorio e delle prossime generazioni.

Cambiano i colori ma i risultati restano invariati. Queste sono le parole dell’architetto Simonetta Cenci, assessore all’urbanistica della Giunta Marco Bucci all’edizione 2018 della #GenovaSmartWeek. “Genova Smart intesa come essere flessibili e veloci: tra le nostre migliorie che ci siamo proposti è far sì che le procedure per le imprese possano essere agevolate in tutte le procedure, sia urbanistiche che commerciali.” – e oggi si procede in tal senso a cambiare il PUC per Esselunga con una procedura d’urgenza.

Questa politica ѐ ovvia quanto shoccante: attraverso nuove colate di cemento, si aumentano i profitti dei privati e delle grandi catene a discapito della cittadinanza.

Davvero Genova ha bisogno dell’ennesimo centro commerciale? Possiamo discutere quanto volete sull’opportunità di questa ennesima operazione: la nostra posizione si sposa con quella di quanti affermano che l’impoverimento del tessuto commerciale di prossimità sia un danno di enorme portata per i nostri quartieri.

Oltre a quanto detto sopra non abbiamo ancora citato il vero grande nemico del commercio locale, anche della grande distribuzione: l’e-commerce, cresciuto del 40% sotto l’emergenza Covid19 e che rappresenta un processo inevitabile che avrà un ulteriore ruolo nella trasformazione urbanistica delle città con la diffusione di grandi centri logistici e di magazzini.

Ma qui vogliamo invece raccontare della continuità tra l’attuale giunta e le passate per quanto riguarda la modifica dei piani urbanistici a servizio della GDO: era successo anni fa, sotto la giunta Vincenzi, per l’area dell’ex Italcementi e per l’area delle ex officine Guglielmetti; è accaduto ultimamente per le piscine di Nervi, per lo Champagnat e oggi accadrà anche per le aree Biasotti a San Benigno: un proliferare di tutti i tipi di grande distribuzione, di ogni tipo (inutile parlare di colore politico: quando si parla di GDO l’unico colore che conta è quello degli oneri di urbanizzazione che il privato è tenuto a versare per legge nelle casse pubbliche per la realizzazione delle opere) da Levante a Ponente passando per le due vallate, che hanno pagato il prezzo più alto in questo scacchiere per spartirsi la clientela genovese: la Val Polcevera e la Val Bisagno.

Quanto andrà avanti tutto questo?

Non possiamo fare previsioni. La misura sembra a tutti ben colma, da troppo tempo, soprattutto per le piccole e medie imprese del commercio di prossimità, oramai stremate e pronte a una nuova debacle.

Ma la misura sembra anche colma per il tessuto urbanistico di questa città, “riqualificata” a colpi di nuovi insediamenti commerciali, soffocata dal traffico veicolare per permettere il funzionamento di questi centri di grande attrazione e soprattutto sempre più povera, di persone e capitali.

Come ormai tutti saprete, Genova perde abitanti: il saldo tra nuovi nati e morti è negativo da alcuni decenni.

grafico-eta-stato-civile-2018-genova

Per quanto possiamo ancora permetterci una urbanistica d’assalto come quella che ci viene ancora oggi presentata?
Chi pagherà il prezzo di insediamenti sempre più diffusi e sempre meno frequentati?

 

 

 

Il nuovo progetto Coop per l’area delle ex Officine Guglielmetti

Guglielmetti

Come molti di voi avranno letto su Il Secolo XIX (https://www.ilsecoloxix.it/genova/2021/02/08/news/coop-all-attacco-obiettivo-valbisagno-maxi-progetto-per-l-ex-officina-amt-1.39875090) Coop Liguria ha infine presentato il progetto di riconversione delle ex officine Guglielmetti a Ponte Carrega.

Siamo in grado di fornirvi il render del progetto in questione e di dare alcuni commenti sul progetto.

Guglielmetti

Render del nuovo centro commerciale presentato in Comune da Coop-Talea

 

Come ormai era risaputo già dal 2017 non ci sarà alcuna variante al PUC: nessuno stravolgimento urbanistico e soprattutto nessuna torre alberghiera alta 35 metri nel mezzo della Val Bisagno: con la presentazione di questo nuovo progetto questa voce viene consolidata. Ricordiamo quanto impattante e violento nei confronti del nostro territorio fosse il vecchio progetto. - vedi qui come era il vecchio progetto

Il progetto attuale, a cura dello studio Design International, è ridimensionato rispetto alle prime versioni non essendoci più la destinazione ad uso ricettivo con l’eliminazione del vincolo in altezza dei relativi edifici.

E’ qui che si instaura il dubbio lanciato da Il Secolo XIX e che per molto tempo è stato anche da noi commentato: questa porzione del lotto di proprietà poteva o potrebbe essere permutato o nuovamente ceduto al Comune per realizzare una nuova rimessa di mezzi di trasporto pubblico locale (anche in tal caso sarebbe comunque necessaria una variante al PUC vigente, non essendo prevista quel tipo di destinazione.

L’area fu pagata da Coop la bellezza di circa 26 milioni di euro: un gioiellino piuttosto caro quindi, difficile da piazzare a un soggetto pubblico (Comune o Città metropolitana che sia), comprensibile quindi che il soggetto privato volesse in qualche modo far fruttare l’investimento fatto con l’acquisto dell’area nel 2009.

Abbiamo pensato che questa operazione potesse essere fatta attraverso una permuta (quindi uno scambio di aree tra pubblico e privato) o attraverso i fondi governativi grazie ai quali, salvo soprese, Genova (e la Val Bisagno) sarà dotata di un sistema di trasporto filoviario.

Abbiamo talmente a cuore il destino di questa area strategica della città che più volte abbiamo sostenuto, insieme all’attuale giunta municipale, l’importanza di far rimanere questo spazio di natura produttiva: sappiamo di aziende, anche di una certa rilevanza e di un certo prestigio e appeal internazionale, che erano in cerca di spazi per allargare la propria attività manifatturiera: abbiamo seguito da vicino questi passaggi ma il risultato è stato un nulla di fatto, fumata nera, nessuna lottizzazione della proprietà, o tutto o niente!

Rimane quindi a Coop l’unica altra destinazione prevista dal PUC, abilmente modificato dalla Giunta Vincenzi ormai tanti anni fa: la grande distribuzione, che si legge “centro commerciale”.

Saranno presenti tre medie superficie di vendita, MSV per un totale di circa 3.800 metri quadrati di superficie netta di vendita, dove saranno ricollocate le due MSV attualmente presenti più una terza.

La galleria commerciale avrà, in estrema sintesi, 22 negozi e 9 esercizi di vicinato (circa 3.000 metri quadrati complessivi) , oltre alla grande struttura di vendita Coop che sarà di 2.500 metri quadrati di SNV (Superficie netta di vendita).

Si tratta quindi proprio di quella destinazione d’uso che ora incontra più difficoltà a livello globale sia per la crisi economica sia per l’exploit dell’e-commerce e il boom di Amazon e altre piattaforme simili, ma che a Genova sembra non conoscere fine dato anche il recente ingresso sul mercato locale di un altro colosso della GDO come Esselunga.

Per questo motivo siamo rimasti un po’ perplessi dopo aver visto il nuovo progetto (che in realtà, salvo piccole modifiche) è il progetto rielaborato nel 2017 rimasto nei cassetti dei proponenti e depositato in Comune solo la scorsa settimana.

Il progetto, come anticipato, è sicuramente meno impattante rispetto alle prime versioni del 2013 e del 2014, mantiene una parte di produttivo con la realizzazione di due palazzine destinate, probabilmente, a uffici e una parte ad uso pubblico, a scorporo degli oneri, che è rappresentata da una piccola area verde in copertura e da uno spazio polivalente (un teatro).

La parte destinata agli uffici è realizzata con due palazzine spostate più a valle rispetto all’attuale capannone, con il mantenimento delle quote esistenti o forse, speriamo, anche più basse. Per queste palazzine auspichiamo che possano essere realizzate nell’ottica dell’insediamento in Val Bisagno degli uffici di una partecipata del Comune di Genova come Aster, che ha manifestato la volontà di spostare i propri uffici da Via XX Settembre. Un inserimento che auspichiamo il più possibile compatibile anche sotto il profilo delle scelte estetiche e funzionali in armonia con il prezioso tessuto storico e culturale del luogo.

Tornando al progetto presentato, siamo sempre perplessi di come non vengano valorizzate le ampie e luminose superfici della copertura dove il panorama si affaccia sul parco dei forti e dell’acquedotto storico.

Il pensiero progettuale in tal senso è sempre orientato a utilizzare le coperture quasi esclusivamente come parcheggio. A nostro avviso sarebbe stato meglio rafforzare in questi luoghi la funzione di aggregazione e connessione tra le persone in forte sintonia con il territorio destinando tali spazi alla pratica del coworking, della ristorazione e dell’intrattenimento anche all’aperto.

Chiudiamo con le dichiarazioni riportate dal Presidente di Coop: “…l’intervento permetterà di riqualificare un’area oggi inutilizzata , anche a beneficio del quartiere, al quale Coop Liguria continuerà a offrire un’ampia proposta di attività culturali, solidali e educative”.

Dunque invitiamo il presidente a conoscere questo quartiere ricco di testimonianze storiche e inserito dal MiBACT nel 2017 nelle manifestazioni delle giornate europee del patrimonio “Percorso della memoria culturale e paesaggistico da Ponte Carega alla Val Trebbia sulle tracce di Camillo Sbarbaro e Giorgio Caproni> vedi qui <  e oggi anche percorso multimediale > vedi qui < .

Nel 2020 la quercia del Sagrato è diventata un albero monumentale > vedi qui <

Questi importanti riconoscimenti dovrebbero indurre tutti gli operatori privati e pubblici a porre molta attenzione su ciò che in queste aree si andrà a costruire per non mortificare ulteriormente questa vallata, per far si che questa operazione non sia l’ennesima occasione persa per la Val Bisagno.

Per concludere la nostra associazione porterà tutta la sua attenzione sul tema degli oneri di urbanizzazione che saranno versati per la realizzazione di questa opera: è interesse di tutto il territorio concordare come e dove concentrare le risorse economiche derivanti da questa operazione.

 

Territorio e Università: gli Amici di Ponte Carrega al workshop della laurea magistrale in Architettura sulla Val Bisagno

Lunedì scorso, 15 giugno, su invito dell’Università degli Studi di Genova abbiamo partecipato al workshop della Laurea magistrale in Architettura sulla Val Bisagno: è bello che il mondo dell’università coinvolga gli attori del territorio ed è bello che tra questi attori abbia scelto anche noi!

 

download

 

L’intervento, a cura di Fabrizio Spiniello, si è focalizzato su tre macro tematiche:

1. Perché parlare della Val Bisagno può essere interessante.

La realtà della Val Bisagno è rappresentativa di altre realtà e di problematiche a livello nazionale, sia di natura ambientale (il dissesto idrogeologico, l’abbandono del territorio coltivo periurbano, la cementificazione), sia di natura sociale e politica (la chiusura dei negozi di quartieri e la proliferazione della GDO, una popolazione in calo – la nostra città continua a perdere abitanti in maniera impressionante, circa 300.000 a partire da fine anni’70, con previsioni identiche anche per i prossimi venti anni – , sempre più fragile e anziana, la mancanza di servizi e di spazi urbani aggregativi, le poche idee sul futuro della valle e della città, la diaspora dei giovani verso Milano o altre realtà europee.

2. Accenni sulla storia del lavoro e dell’immigrazione in Val Bisagno.

Partendo dai caratteri della Val Bisagno di fine Ottocento, ancorata a una agricoltura di sussistenza, all’artigianato e a un’economia legata ai trasporti, si è tentato di delineare un profilo di sviluppo che, attraverso la realizzazione delle nuove strade e dell’annessione alla grande Genova, ha portato in pochi anni la vallata ad essere una zona fortemente legata all’industria e ai servizi per la città.

Attraverso la storia dell’immigrazione in valle si è raccontato di uno sviluppo urbanistico legato soprattutto alla realizzazione di quartieri popolari e di impianti industriali, questi ultimi via via ridimensionati e dismessi a partire dagli anni Ottanta del Novecento. Molti di questi stabilimenti industriali sono stati riconvertiti in spazi commerciali della grande distribuzione.

3. Alcune riflessioni e proposte sul futuro della Val Bisagno.

Il racconto si è protratto su alcune tematiche di grande attualità, come il dissesto idrogeologico (scolmatore, fondi PON  Metro, progetto sul versante di Piazzale Bligny, Rio Torre), quello della mobilità (la Val Bisagno è in attesa dell’approvazione o del diniego del finanziamento richiesto dal Comune al MIT sulla realizzazione di una rete di filobus, anche se il dibattito fino ad oggi era concentrato sulla realizzazione di una tranvia, mezzo scelto a seguito del Debat Public del 2010).

Anche la realizzazione di una pista ciclabile è tema molto dibattutto negli ultimi mesi:  http://www.amicidipontecarrega.it/2020/05/17/un-percorso-ciclabile-tra-borgo-incrociati-e-via-adamoli-e-possibile/

Un altro esempio: la proliferazione dei centri commerciali. Oltre all’area ex Boero e all’area ex Cementifera, rimane in sospeso il progetto sull’area ex Guglielmetti dove era prevista la realizzazione di un centro commerciale e di un albergo (http://www.amicidipontecarrega.it/tematiche/territorio/ex-officine-guglielmetti/page/3/).

L’intervento è proseguito con il tema della valorizzazione e la salvaguardia della Val Bisagno, con le sue bellezze e i tanti beni storici e architettonici del suo territorio, sono, in primis, uno strumento a favore degli stessi cittadini che vivono o lavorano n Val Bisagno per ridare dignità a questo territorio e proteggerlo da ulteriori speculazioni e rapallizzazioni.

L’obiettivo dei prossimi anni per la Val Bisagno deve essere quello di non perdere più occasioni di rilancio: migliorare la vivibilità e la fruibilità dei nostri spazi pubblici non può essere fatto con la realizzazione di ulteriori centri commerciali ma può essere realizzato solo riconoscendo valore a questo territorio.

Esiste un patrimonio urbano anche nelle periferie: ignorarlo non significa che non esista.

Per concludere si è voluto porre l’accento su alcuni esempi concreti e alcune aree destinate ad essere al centro, nei prossimi anni, di trasformazioni urbanistiche sulle quali si giocherà gran parte del futuro di questa parte di città e sulle quali gli studenti di Architettura potranno confrontarsi:

  • Ex Guglielmetti: è ancora attuale, con l’avanzare dell’e-commerce, sostenere la realizzazione di un grande centro commerciale? E’ possibile ripensare l’area utilizzando anche la parziale destinazione industriale prevista dal PUC, e immaginare una diversa destinazione rispetto invece di una nuova Fiumara?
  • Volpara: area attualmente occupata da AMIU e dal fangodotto per il trattamento dei rifiuti reflui che sarà spostato nelle aree ex Ilva di Cornigliano a partire dal prossimo anno. L’area in parte è occupata da altre officine comunali: l’attuale amministrazione comunale ha dichiarato una possibile dismissione dell’area dalle attuali servitù ma non ha tracciato linee guida in merito a una sua riconversione ad eccezione di una proposta di collocare qui il centro direzionale Amiu, oggi in via D’Annunzio;
  • Area di Ca’ de Pitta: pur essendo in parte attualmente occupata dal cantiere dello Scolmatore e dal Mercato all’ingrosso del Pesce è ancora una area enorme e molto appetibile da un punto di vista urbanistico;
  • Area ex Moltini: la piombifera dismessa nei primi anni duemila è un’altra area che potrebbe essere trasformata;
  • Ipotesi di scuola: l’area di Gavette occupata da Iren. Le antiche Officine del Gas sono oggi utilizzate da Iren: qualche anno fa insieme al Politecnico si era lanciata l’idea di riconvertire l’area in un campus universitario, riutilizzando le pregevoli costruzioni poste all’interno dell’area e utilizzando gli enormi spazi oggi usati come parcheggio mezzi e depositi materiali.

 

Coop Guglielmetti: ultimi aggiornamenti

2019061502994109911-1

2019061502994109911-1

La città che resiste: Amici di Ponte Carrega su La Repubblica

La Repubblica 19 Maggio 2019 Domenica (Genova)-06

La Repubblica 19 Maggio 2019 Domenica (Genova)-06 La Repubblica 19 Maggio 2019 Domenica (Genova)-07

Riparte il progetto Coop nelle ex Officine Guglielmetti

Visuale

Recentemente nelle aree ex. Officine Guglielmetti è apparso un cartello di cantiere che riporta le seguenti indicazioni:
Permesso di costruire 316 del 19/10/2017 – S.U. 403/2016, proponente Talea S.p.A. – Tipo di lavoro : modifica morfologica terreni in via Lungo Bisagno Dalmazia. Si tratta di una pratica di cui a suo tempo avevamo chiesto l’accesso agli atti, che consiste in un adeguamento della morfologia dei terreni per adeguarli alle prescrizioni del piano di bacino in modo che il proponente possa superare la VAS (Valutazione Ambientale Strategica) e procedere per l’approvazione dei progetti per la realizzazione di quanto previsto nel piano urbanistico comunale.

Cartello Cantiere

Illustrazione 1: Cartello di cantiere Coop

Sostanzialmente con l’espressione “modifica morfologica” s’intende l’operazione di riempimento delle zone depresse dell’area fino al raggiungimento del livello strada così da poter “superare l’esame” del Piano di Bacino regionale.

Ma facciamo un breve flashback dell’operazione che Coop Liguria intende realizzare sulle aree delle ex Officine Guglielmetti: Talea Spa (la società immobiliare di Coop Liguria) nel 2013 aveva presentato una richiesta di variante al PUC in modo da poter destinare parte delle aree in attività ricettiva chiedendo nel contempo di togliere gli attuali vincoli che legano le altezze dei nuovi fabbricati a rimanere entro quelle degli attuali edifici. La rimozione di tali vincoli avrebbe permesso di costruire un enorme torre alberghiera alta oltre 35m e lunga circa 45m, proprio davanti a Ponte Carrega, al suo borgo storico, impattando gravemente sulle principali visuali storiche del paesaggio di Montesignano.

Nel corso dell’ultima assemblea annuale dei soci Coop della scorsa primavera lo staff dirigente ha dichiarato di voler rinunciare alla costruzione dell’albergo e alla conseguente richiesta di variante al piano urbanistico comunale.
Rimanendo quindi all’interno degli attuali vincoli previsti dal Puc, Coop Liguria potrà costruire senza dover passare per l’approvazione del progetto da parte del Consiglio Comunale. In questo modo la pratica, una volta superato l’esame del Piano di Bacino e della Vas, sarà molto più snella e veloce nell’iter di approvazione degli uffici comunali.

Abbiamo avuto modo in più occasioni di esprimere come la nostra posizione non sia mai stata contraria alle trasformazioni proposte dalla Coop Liguria, ma piuttosto abbiamo criticato il metodo con cui queste istanze venivano proposte senza alcun processo di partecipazione da parte dei cittadini e come fosse evidente la bassa qualità della progettazione architettonica del nuovo insediamento (da un punto di vista urbanistico abbiamo da sempre avuto dubbi sulla realizzazione e l’implemento di un ennesimo centro commerciale in città). Infatti i nuovi edificati si presentavano completamente alieni al contesto urbano storicamente consolidato e privi ogni rispetto nei riguardi dei valori ambientali e paesaggistici in essi presenti. Sappiamo che ancora ad oggi non ci sono adeguati strumenti di tutela ambientale e paesaggistica per la Val Bisagno, ma questo non significa che tali valori non ci siano e che non vadano comunque tutelati e valorizzati. La costruzione dell’enorme edificio per il Bricoman, realizzato dopo le alluvioni del 2011 e del 2014, assimilabile come forma a una nave naufragata nel cuore della Valbisagno, ha evidenziato queste criticità.

La Coop Liguria come si evince dalla sua carta dei Valori, non è una impresa di costruzione e si dichiara sensibile ai valori etici ed ambientali. Almeno a parole si dichiara anche aperta al dialogo con i cittadini: uno degli slogan a cui aveva fatto riferimento aderendo al progetto Common Energy era appunto quello di “passare dall’idea di consumatore a quella di cittadino”.
Questa ultima affermazione per noi è un vero mistero dato che senza adeguati e normati processi di partecipazione il cittadino viene escluso proprio da quei processi decisionali che modificheranno il territorio, il modo in cui verrà percepito e vissuto: il cittadino è quindi confinato a un ruolo di spettatore passivo, a cui spetta solo il compito di mero utilizzatore e consumatore di quel progetto.

Dal 2013 la sensibilità verso i valori ambientali e paesaggistici della Val Bisagno è cresciuta notevolmente grazie anche alle numerose iniziative di promozione ambientale e sociale condivise con le reti di cittadinanza attiva.
La concretezza delle nostre affermazioni ha trovato un importante riscontro quando la Soprintendenza nel settembre 2017 ha deciso di inserire nelle Giornate Europee del Patrimonio il “Percorso della memoria di Camillo Sbarbaro a Ponte Carrega”. Un riconoscimento a cui abbiamo risposto con la richiesta di apertura di un’istruttoria al fine di porre un vincolo di attenzione di carattere paesaggistico sul nostro territorio.
Qui il link della relazione per la richiesta dell’apertura dell’istruttoria inviata alla Sovrintendenza.

Siamo certi che la Coop Liguria non vorrà rendersi complice della definitiva distruzione delle testimonianze storiche di ciò che rimane della Val Bisagno raccontata da Camillo Sbarbaro e per questo migliorerà il nuovo progetto in modo che sia il meno impattante possibile per il nostro territorio.
Comprendiamo anche lo sforzo economico che questa azienda ha già affrontato e dovrà affrontare per far convivere i suoi impegni etici e le sue esigenze aziendali ma crediamo che abbia già dimostrato ampiamente in altri contesti urbani (si pensi la Coop di Quarto in Corso Europa ) come questo sia possibile: per questo riteniamo che anche a Ponte Carrega sia fattibile!

Crediamo che il nuovo edificato, che non potrà essere più alto dell’attuale, non debba interferire sulle principali visuali storiche di Ponte Carrega e della Chiesa di S.Michele di Montesignano,
Riteniamo opportuno che il nuovo progetto ponga molta attenzione all’impatto e alla distribuzione dei volumi e sopratutto all’impatto delle coperture. Queste, come descritto anche nei documenti di sostenibilità per la Val Bisagno (vedi Agenda 21 per la Val Bisagno), si possono dotare di tetti verdi o comunque di idonee tecniche di mitigazione come colori sfumati degli asfalti (qualora le coperture fossero destinate a parcheggio), alberi, aiuole, pergolati e ogni altro tipo mascheramento suggerito dall’attuale stato della regola dell’arte.

Guglielmetti

Illustrazione 2: Sagrato della Chiesa di Montesignano – suggerimento della fascia di rispetto da tutelare con tetti verdi senza interferire con il cono della visuale di Ponte Carrega

Le linee degli edifici potrebbero essere modulate seguendo idealmente le curve di livello in modo che la linea percepita dalla sponda destra, dove è presente l’acquedotto storico, si confonda meglio con le linee orografiche del territorio collinare dove sorge il nuovo insediamento.

Visuale

Illustrazione 3: Cono di Visuale della Chieda di Montesignano vista dalla Scuola Mazzini Lucarno – Suggerimento delle visuali storiche che andrebbero tutelate

Riteniamo opportuno che il nuovo progetto rafforzi le testimonianze storiche dei luoghi integrandolo con il nuovo edificato a questo scopo dovrebbero essere indirizzati gli oneri di urbanizzazione.
Per quanto riguarda il parcheggio d’interscambio previsto dal PUC e nel vecchio progetto Coop del 2013, ci sono da dire alcune cose: questo eventuale sito sarebbe molto distante, almeno 6 minuti e oltre, dalle fermate in cui dovrebbe sorgere la nuova tranvia anche grazie ai finanziamenti del Decreto Genova. La letteratura scientifica in materia di parcheggi di interscambio gomma-ferro indica che il parcheggio deve essere molto vicino, quasi immediato alle fermate del TPL, vedasi per esempio Famagosta a Milano. Diversamente si costringe l’utenza a salire e scendere, camminare, con grande perdita di tempo ed efficacia del sistema.
In seconda istanza occorre sottolineare come un parcheggio di interscambio deve essere destinato essenzialmente solo a quello scopo, e non in promiscuità con altre attività, questo per evitare di togliere posto a chi veramente usa il parcheggio per prendere il mezzo pubblico.

In definitiva, auspichiamo che questi anni di silenzio, siano stati utili a Coop, pur senza un percorso partecipato ma al netto dei suggerimenti e delle indicazioni arrivate dal territorio e in primis dalla nostra associazione, per formulare una progettazione più coerente e meno impattante per il nostro territorio, rispettosa dei vincoli ad oggi previsti dal Piano urbanistico comunale. In assenza di una variante di destinazione d’uso di tipo ricettivo, che sarebbe anche potuta essere una destinazione interessante per l’area anche se non nei termini proposti nel 2013, auspichiamo che una parte del fabbricato possa essere mantenuto ad uso produttivo (sorge spontanea una riflessione: perchè non prevedere il centro direzionale Iren all’interno della Guglielmetti, lasciando così intatta l’area di servizio del Gas Metano a Gavette che sembra interessato ad essere oggetto in un prossimo futuro di una operazione immobiliare) in modo da rispondere alle vere esigenze di lavoro della vallata, considerando la saturazione delle aree adibite alla grande distribuzione, che naturalmente avranno un serio e preoccupante impatto sulle attività delle PMI della Media Val Bisagno e non solo (il progetto dovrebbe mantenere i vecchi vincoli riguardanti le aree destinate al commercio e cioè, in sintesi, 12.352 mq di superficie netta di vendita, di cui 2500 mq di snv per generi alimentari- Coop-, 2 medie superfici di vendita non alimentari, 24 esercizi di vicinato- ovvero la galleria commerciale- e infine 1.586 mq di connettivo urbano).

Un altro punto di grande importanza e che siamo certi, sia ancora oggi del tutto aperto, è la definizione degli oneri di urbanizzazione che deriveranno da questa operazione immobiliare: è chiaro che sia la parte in opere sia la somma che Coop verserà direttamente nelle casse del Comune, saranno oggetto di ragionamenti e valutazioni da parte della cittadinanza e della Pubblica amministrazione locale (Municipio e Comune) per la realizzazione di interventi importanti nel nostro territorio e in particolar modo nel nostro quartiere, desideroso e assetato da tempo di interventi finalizzati al miglioramento della qualità della vita e degli spazi urbani e culturali.

Siamo certi quindi che riguardo alla tematica degli oneri di urbanizzazione ci possa essere quel percorso partecipato che è mancato per la progettazione generale del complesso, in modo tale che le opere e le somme dovute da Coop al Comune possano corrispondere alle reali esigenze della popolazione, sicuri di trovare una corrispondente sensibilità nel proponente Coop Liguria.

AGGIORNAMENTO DEL 19 NOVEMBRE: dopo il nostro intervento sul sito e a seguito dello scoperchiamento di parte del tetto della ex officina Guglielmetti durante la grande tempesta di poche settimane fa anche La Repubblica e Business Journal Liguria sono tornate sull’argomento pubblicando questi due articoli con una nuova (anche se non troppo!) ipotesi, secondo noi difficilmente attuabile, di utilizzo delle ex officine: qui di seguito l’articolo e il link.

http://liguria.bizjournal.it/2018/10/atp-lacquisto-delle-ex-officine-guglielmetti-e-nel-piano-industriale/

La Repubblica del 9 novembre 2018

La Repubblica del 9 novembre 2018

 

La battaglia tra big, rischia di distruggere la memoria

Altri Carrelli

Qualche giorno fa sul Secolo XIX (qui il link dell’articolo firmato da Anna Maria Coluccia)  è stato pubblicato un articolo che ha ricordato l’attuale “battaglia tra big” della grande distribuzione con l’intenzione di Coop di rilanciare il centro commerciale nelle aree ex Officine Guglielmetti.

Da tempo sapevamo che Coop avrebbe presto presentato il nuovo progetto del centro commerciale, questa volta senza la torre alberghiera e quindi senza la necessità di cambiare il piano urbanistico comunale. La nuova idea progettuale, pur non corroborata da rendering, è stata infatti presentata durante la scorsa assemblea annuale dei soci Coop.

I passi che Coop sta in questo momento compiendo, attraverso richieste di varianti, riguardano quindi soprattutto la questione idraulica (a cui già nel 2014 seguì l’incompatibilità con la VAS a causa del Piano di Bacino), prima ancora che le questioni di ordine politico. In particolare per varianti s’intendano varianti “orografiche”: le zone sotto il livello di piena verrebbero riempite e portare a livello strada così da poter superare, secondo il costruttore, un ostacolo dettato dal piano di bacino.

Dal 2014 sono passati quattro anni, e ne sono passati quasi dieci dai primi passi fatti da Coop per riconvertire l’ex officina comunale: un tempo più che sufficiente per rivedere un progetto che a nostro avviso, e non solo nostro, era nato con gravi errori di valutazione non sufficientemente contestualizzato nel tessuto urbano storicamente consolidato come quello di Pontecarrega.

Siamo convinti che la Coop avrebbe dovuto intraprendere un percorso di partecipazione e condivisione del progetto. Contrariamente lo staff dirigente Coop ha voluto intraprendere un percorso autoreferenziale senza tenere conto delle esigenze del territorio e dei cittadini presentando un progetto sostanzialmente già confezionato.

Siamo convinti che la riuscita o meno di questo intervento cambierà la sorte dell’intera vallata con il rischio di consegnarla a un destino di periferia per sempre. Questa mancanza di sensibilità verso il contesto del nostro quartiere e della vallata mal si concilia con il paesaggio circostante, già messo duramente alla prova dall’impatto dell’edificio Bricoman, ma ancora ricco di testimonianze storiche ed elementi di ricchezza, come ci ricorda il fatto che il percorso della Memoria di Camillo Sbarbaro sia stato inserito dal Ministero dei beni culturali e del Turismo nel calendario delle Giornate europee del Patrimonio. I luoghi di cui stiamo parlando e di cui Coop sembra non voler tenere conto sono storicamente l’elemento di congiunzione tra il complesso monumentale dei forti orientali con quello dei forti occidentali, crocevia tra il sistema dei forti e l’acquedotto storico, a pochi passi dal complesso monumentale di Staglieno.

Purtroppo edifici troppo grandi e decontestualizzati modificherebbero e comprometterebbero la percezione del territorio mortificandone la memoria storica, la bellezza e la possibilità di una migliore qualità di vita attraverso la piena fruibilità dei parchi.

L’idea di fondo che spesso sentiamo a sostegno di questo tipo di operazioni è sempre la seguente: al suo posto prima c’era un’ industria, il nuovo sarà meglio del vecchio : crediamo che continuare a sostenere questa tesi sia molto limitativo del tipo di ragionamento che cerchiamo di promuovere e rispondiamo che nel 2018 è necessario, vivendo in un contesto europeo e in un mondo post industriale, ambire ad una maggior qualità urbana ed architettonica: noi speriamo in un riuso intelligente del territorio, che non svilisca ulteriormente la bellezza della vallata e anzi possa migliorarne la sua qualità.

In definitiva, senza stancarci di ripeterlo, se non è possibile a causa del PUC vigente ridiscutere la destinazione urbanistica del nuovo insediamento, almeno crediamo sia possibile e soprattutto necessario ridiscutere la progettazione, la qualità progettuale del nuovo insediamento perché abbiamo già dimostrato, attraverso la presentazione della progettazione alternativa dello Studio Gallarati Architetti, che ciò è possibile e auspicabile (da un punto di vista politico): con la stessa destinazione d’uso basterebbe una diversa progettazione, una diversa distribuzione dei volumi.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

I progetti presentati da Coop in passato non si sono distinti in sensibilità ambientale nonostante i conclamati valori etici della cooperativa: da questo punto di vista la Coop Liguria si è comportata come un qualunque altro operatore economico.

SalutiDaTalea

A nostro avviso anche l’inquadramento storico che Coop ha utilizzato nella relazione illustrativa del suo progetto pone seri dubbi sul tipo di approfondimento che è stato svolto sui nostri luoghi.

Dalla relazione possiamo leggere “il versante sinistro della valle è assai scosceso e non esistono nuclei abitati storici.. solo in tempi più recenti l’espansione ha interessato la soprastante zona Piazzale Bligny (quartiere di Montesignano)

Particolare inquadramento storico

Stralcio Relazione illustrativa – Progetto Coop Guglielmetti – 2014

Invitiamo il proponente e i progettisti a studiare meglio la storia dei nostri luoghi:

Qui il link della nostra relazione paesaggistica in occasione della presentazione del Percorso Camillo Sbarbaro

0

Particolare dell’affresco quattrocentesco rinvenuto nella Chiesa di S. Michele Arcangelo di Montesignano

Le prime notizie di nuclei abitativi in Montesignano risalgono, secondo i documenti conservati in Archivio di Stato, al 900 d.C. Il primo nucleo della chiesa di San Michele Arcangelo risale al XV secolo, così come la sua antica Confraternita, tuttora esistente. Montesignono è uno fra i nuclei più antichi della Val Bisagno.

Qui sotto il quadro del Baschenis del 1870 in cui sono riscontrabili i nuclei antichi del quartiere ancora oggi quasi tutti riscontrabili:

1674

AlbergoRenderSpondaDestra

Nostra ricostruzione di come poteva apparire la torre alberghiera nel contesto paesaggistico di Pontecarrega

In cinque anni l’attenzione e la sensibilità sulla percezione del nostro territorio per fortuna è molto cambiata.

Basti menzionare il fatto che il percorso Camillo Sbarbaro a Pontecarrega è stato inserito nel 2017 nelle Giornate europee del patrimonio da parte del Mibact.

Riteniamo che i valori storici del paesaggio e della memoria della Val Bisagno debbano essere tutelati e considerati come un requisito essenziale del progetto anche in relazione al Codice Etico di cui la stessa Coop Liguria si è dotata: “la Cooperativa si propone di contribuire a tutelare l’ambiente“. Per questo non è sufficiente rispettare la normativa e regolamenti edilizi, ma occorre procedere con una maggiore attenzione, un’ efficace azione (del fare bene) curando ogni aspetto critico che possa compromettere la comprensione del paesaggio, la vivibilità, la memoria e l’identità dei luoghi.

Questo è, secondo il senso comune, il punto discriminante tra un operatore eticamente consapevole e coerente e un operatore che, diversamente, utilizza slogan ben formulati esclusivamente per fare profitto e vendere scatolette. 

Chiudiamo questa libera dissertazione facendo infine riferimento ad altri due articoli che rappresentano la reazione, da parte delle due associazioni di categoria del commercio, ad una ulteriore apertura di spazi di grande distribuzione sul territorio genovese.

La risposta di Confesercenti: <LINK QUI> 

La risposta di Ascom: <LINK QUI>

La Costituzione spiegata ai ragazzi dell’istituto comprensivo Staglieno da Fernanda Contri

Fernanda

34605888_1573434626112553_979702552981405696_n

Come ogni anno da quando è nata la nostra associazione anche nel 2018 la nostra cara amica Fernanda Contri, prima donna a ricoprire il ruolo di giudice della Corte Costituzionale ed ex ministro della Repubblica, ha raccolto il nostro invito per venire a parlare di Resistenza e Costituzione alle classi medie dell’Istituto Comprensivo Staglieno. Nella mattinata di oggi si sono susseguite le classi prime, seconde e terze di Via Lodi e di Mermi che, con grande attenzione, hanno ascoltato le parole dell’avv. Contri e, con altrettanta arguzia, hanno posto domande stimolanti ed interessanti sulla storia della nostra Costituzione e sull’attualità. L’occasione di oggi è stata anche preziosa per parlare della figura del giudice Falcone, il cui ricordo è risuonato nelle parole pronunciate in aula stamattina da colei che ne fu anche personalmente amica.

Come sempre si è trattato di un incontro stimolante e prezioso: poter ascoltare la viva testimonianza di chi ha conosciuto, seppur giovanissima, l’esperienza della Resistenza e di chi ha potuto, tramite l’esercizio del proprio lavoro, testimoniare un impegno costante e sempre lucido di impegno civile e politico è nel mondo di oggi e nella scuola di oggi che poco tempo lascia all’approfondimento della carta costituzionale, un prezioso momento di crescita e formazione personale.

Un ringraziamento va, come sempre, ai sempre disponibili docenti dell’Istituto comprensivo Staglieno e alla passione della cara amica Fernanda Contri.

34604294_1573434482779234_8049795892787544064_n

una foto di qualche anno fa!

una foto di qualche anno fa!