Articolo sul Secolo XIX – Sbancamenti, gli incubi di Piazza Adriatico

Bricoman cantiere xix
>> Leggi l’articolo completo…sul Secolo XIX del 09 maggio 2013 <<

Saluti da S.Michele

Senza Parole - Edificio per Bricoman - work in progress

Vista da Preli, inviata gentilmente da un nostro simpatizzante, indichiamo in rosso le dimensioni finali indicative previste dal progetto dell’edificio Bricoman, occorre ricordare e avere memoria per il futuro: chi lo ha proposto, chi lo ha concesso, chi non lo ha fermato!
Il caratteristico paesaggio di Montesignano, con il suo poggio in cui è adagiata la Chiesa di S.Michele, non sarà più lo stesso. Questa trasformazione è solo l’inizio di un processo che muterà profondamente il fondovalle della Valbisagno diventando qualcosa di molto simile all’attuale area Campi. I due grandi centri commerciali, quello del Bricoman e del relativo comprensorio Ex. Italcementi (operazione Coopsette), unito con il polo commerciale Ex. officine Guglielmentti (Operazione Talea, gruppo immobiliare Coop-Liguia), saranno in grado di disfare quello che è rimasto del prezioso tessuto sociale di Ponte Carrega e Piazzale Adriatico. Un tessuto popolare forgiato nella storia e dal susseguirsi di mille difficoltà, non ultima quella dell’alluvione del 4 novembre 2011, formato da belle persone perché genuine e aspre come il loro territorio. Quello che succederà sarà inesorabile visto che queste esperienze di trasformazione sono ormai consolidate e quello che è già accaduto non è assolutamente consolante. L’intorno così prezioso, tra città e campagna, si svuoterà definitivamente di significato e con esso il relativo tessuto sociale si degraderà ulteriormente. Non sarà una cosa immediata, ci vorrà del tempo, dieci o quindi anni, ma difficilmente accadrà qualcosa di differente rispetto ad altri luoghi in cui tutto questo è già accaduto.
L’antico Ponte, circondato da rotonde, autoveicoli, tir, totem e luci di segnalazione, perderà il suo significato. Il lento processo di trasformazione è iniziato e difficilmente si potrà fermare. Un giorno, quando tutto questo sarà accaduto, qualcuno si accorgerà che c’è ancora una vasta area che si potrà ancora utilizzare, quella delle Gavette. L’area potrà essere unita con un ponte a quattro corsie, gli autobus si potranno anche spostare in aree meno appetibili commercialmente, il vecchio ponte si potrà spostate e mettere in un angolo, occorrerà metterlo via come si fa per una camicia troppo lisa, una scarpa troppo consumata per essere ancora utilizzata. Allora tutto sarà compiuto, si perché è di questo che si parla, della realizzazione della grande area di servizio commerciale del Levante, come Campi lo è per il Ponente, questa è l’operazione necessaria per garantire i loro commerci e non chiederanno il permesso.

“… non è sufficiente affermare che il 70% della superficie viene destinata a industria e artigianato per dire che essa è funzione caratterizzante, perché per un area da 50.000mq questo equivale a destinare 14874 mq (tra superficie netta di vendita e magazzino) a commerciale. Detta metratura che non ha equivalenti nella vallata…”

“…occorre pensare che, mentre si esamina questo progetto, va contemporaneamente considerata anche l’area limitrofa dell’ex rimessa AMT Guglielmetti, dove andrà ad insediarsi una Media Struttura di Vendita alimentare, andando così a costituire di fatto un vero e proprio “Retail park”, sul modello di quanto avviene per es. attorno all’Outlet di Serravalle”   Tratto dalla memoria Confesercenti del 6 agosto 2011 leggi >> qui << il testo integrale.

Outlet Serravalle code auto  

Visita il sito dei proponenti e osserva le seguenti frasi:

“..Prima di stabilirci in un paese, cerchiamo innanzitutto di conoscerne gli abitanti, lo stile di vita e l’habitat..” >> Link << 

“..Quando apriamo un punto vendita, ne monitoriamo l’integrazione nell’ambiente e lavoriamo con le autorità locali…” >> Link << 

“..Sviluppo sostenibile delle aziende nei paesi, nelle città e nei quartieri in cui ci insediamo…” >> Link <<

“..Progettazione e costruzione dei nostri punti vendita nel rispetto dell’ambiente..” >> Link <<

“..le aziende sono la concretizzazione della responsabilizzazione in materia di scelta dei prodotti, di costruzione dei punti vendita, di procedure interne e di sostegno alle iniziative locali..” >> Link <<

Sbancare una collina in zona a rischio idrogeologico, perchè no?

Senza Parole - Cantiere per Bricoman - Genova Ponte Carrega

Senza Parole – Cantiere per Bricoman – Genova Ponte Carrega

GUARDA LA GALLERIA

 

L’urbanistica, in Italia, è regolata da una legge degli anni quaranta

L’urbanistica, in Italia, è regolata da una legge degli anni quaranta. Da allora però si sono fatte strada nuove consapevolezze. Come la necessità di non consumare più suolo, di riqualificare l’esistente, di rispettare l’ambiente, di ridurre l’impiego di energia. Tanti i progetti di legge, le petizioni, le richieste di associazioni ed enti, ma ad oggi, nessuna riforma.
Ascolta >> l’Intervista a Federico Oliva << (presidente Istituto Nazionale Urbanistica)
…necessità di non consumare più suolo!
Ricordiamo che il Comune di Genova aveva sottoscritto nel 2004 – l’Agenda 21 - per la Valbisagno:
Indichiamo gli obbiettivi dell’area tematica N°2…
Obiettivi
Sviluppo dell’agricoltura multifunzionale, recupero del paesaggio
Integrazione dell’attività agricola con quella turistica
Valorizzazione dei prodotti tipici, dei prodotti locali e delle produzioni biologiche
Ampliamento e valorizzazione dell’offerta turistica
Protezione dal dissesto idrogeologico, sistemazione e gestione idraulico forestale
Azioni di ringiovanimento e rimboschimento
Sostenibilità nell’edilizia
Integrazione degli strumenti di pianificazione
Protezione e incremento della biodiversità naturale
Ecco l’applicazione…. che coerenza!
sbancamento

Rischio idrogeologico, non solo fiumi e torrenti

La cementificazione rende fragile il territorio, sono gli scenari di rischio che determinano le situazioni di pericolo, mettere “a norma” un torrente non è sufficiente se poi si continua a rendere fragile il territorio edificando e sbancando colline come si faceva negli anni 60-70.   Ora gli scenari di rischio iniziano a mostrarsi con tutta la loro drammaticità, è il caso di ieri al Lagaccio, li non c’era un torrente o un fiume esondato a cui dare la colpa. Ieri è successo al Lagaccio, domani dove?… A Ponte Carrega, in una zona ad alto rischio idrogeologico dove vige ancora uno stato di emergenza,  (provvedimento N. 2012-POS.274 del 28/08/2012), alcune famiglie devono evacuare le case in caso di allerta I e II,  ma nello stesso tempo si continua a procedere alla edificazione di enormi centri commerciali sbancando la collina per realizzare rampe e piazzali. In questo modo si sono tolte ulteriori aree verdi (guarda la galleria fotografica), le uniche riconosciute idonee ad assorbire e rallentare efficacemente le acque piovane ad alta intensità. Ma perché l’edificio è così grande? Lo dice il documento di relazione istruttoria della direzione sviluppo urbanistico e grandi progetti, dove è indicato che è stata concessa maggiore edificazione proprio in cambio della “messa in sicurezza” dell’asta terminale del rio Mermi.    Riportiamo di seguito lo stralcio della relazione…

Art. 9

Quindi si è concesso una maggiore edificazione in cambio della “messa in sicurezza” del Rio Mermi senza riflettere che questo è in palese contraddizione con quanto ormai risaputo: edificare e sbancare colline rende fragili i territori contro gli eventi alluvionali. Quindi al termine di questo intervento il territorio sarà complessivamente più sicuro o più a rischio di prima? In queste condizioni un domani si attireranno in questi luoghi 1200-2000 persone al giorno, con quali reali scenari di rischio? Per ora naturalmente tutto è regolare!, a quando la prossima vittima? Approfondisci l’argomento nella pagina dedicata Alluvione di Cemento
guarda l’articolo di repubblica

Dall’alluvione di tronchi a quella di cemento!

Sono passati circa 16 mesi da quando il 4 Novembre 2011 una così definita “bomba d’acqua” ha colpito la Valbisagno ed ha provocato l’esondazione dei rivi che portano le acque delle colline sino al torrente Bisagno. Infatti, come è noto, non è stato il grande torrente ad esondare ma sono stati i rivi laterali che lo riforniscono a non reggere la quantità d’acqua scaricata dal cielo. L’opera distruttiva delle acque è stata amplificata dall’incuria che purtroppo impera in questi periodi dove i soldi per la sicurezza sono sempre troppo pochi, se non inesistenti ed è molto più semplice e remunerativo intervenire solo dopo, in stato di emergenza.
In quei giorni abbiamo imparato che l’amministrazione è impreparata e non svolge il suo ruolo principale, ovvero quello di preoccuparsi della sicurezza del cittadino! A distanza di quasi un anno e mezzo, qui è ancora tutto in forse e apparentemente lasciato al caso. Parliamo nello specifico di quello che è successo in Piazza Adriatico e Pontecarrega, due fra i quartieri maggiormente colpiti rimasti in ombra rispetto a via Fereggiano solo perché fortunatamente non è morto nessuno. Il fatto che non vi siano state vittime è stata solo una coincidenza fortuita dato che sono stati sommersi quasi completamente tutti fondi e i primi piani degli edifici; se l’evento si fosse verificato di notte invece che di giorno avrebbe trovato nel sonno decine di anziani ed invalidi. Diversamente e per fortuna con la luce del giorno sono riusciti a mettersi in salvo.
Oggi la nostra Piazza è ancora ferita da quei giorni, una ferita aperta, perché fra di noi c’è chi ha perso la casa con tutto quello che essa rappresentava per la sua vita, e c’è chi ha visto amici e parenti disperati.
Abbiamo perso quel poco che avevamo, come per esempio l’ARCI, un punto di incontro e di iniziative, ancora oggi in attesa di iter amministrativi da parte del Comune per consentirne l’apertura, pratiche che tardano o vengono rimandate.
A fronte di questa disgrazia tuttavia abbiamo trovato la solidarietà di tutti i cittadini che sono scesi con noi per strada per darci una mano a ripulire e ripartire. Fu come riscoprirci fratelli nel nostro “ghetto” in cui ormai non siamo più disposti a farci relegare! E’ necessario che i quartieri dormitorio delle periferie escano da questo triste ruolo!
La storia del nostro quartiere è sempre stata travagliata: inizia nel dopoguerra con l’installazione di alcune baracche di legno costruite urgentemente per dare alloggio alle famiglie senza tetto vittime dei bombardamenti del conflitto mondiale e soprattutto alle popolazioni di lingua italiana in fuga di massa dalla Dalmazia e dalla Jugoslavia. I nomi della nostra piazza e delle vie adiacenti ricordano quei tristi avvenimenti: “Adriatico, Istria e Dalmazia”.
Solo successivamente vennero costruite le case in muratura, intorno agli anni 50, ma sciaguratamente i fondi e i primi piani delle nuove costruzioni vennero collocati a un livello inferiore rispetto gli argini dei torrenti Mermi, Rio Torre e dello stesso Bisagno. Queste abitazioni non hanno mai avuto una effettiva agibilità ma vennero assegnate d’urgenza per la contingente necessità di nuovi alloggi per le famiglie sfollate.

Durante gli episodi alluvionali del 1970 le case vennero gravemente danneggiate: questo episodio avrebbe dovuto far riflettere le istituzioni, mentre, solo qualche mese più tardi, nel 1971, esse derogarono nuovamente al buon senso e alla incolumità delle persone, ripristinando gli appartamenti per assegnarli forzatamente alle famiglie del quartiere di Via Madre di Dio. Una operazione riconosciuta oggi all’unanimità come “infame” che vide come protagonisti la diaspora e l’allontanamento dal centro di intere famiglie verso collocazioni disparate in degradanti periferie.
Più tardi, intorno agli anni 90, il Comune riuscì a vendere un lotto di case sia agli stessi inquilini sia a una società immobiliare, la TONO Spa, con una operazione di vendita riuscita nonostante sulle abitazioni gravassero seri dubbi di sostanziale inagibilità. Ancora oggi ci sono contestazioni e cause legali aperte in merito alla legittimità degli atti di vendita: una situazione paradossale, dove il soggetto che vende le case è lo stesso che poi ne dichiara l’inagibilità per l’evidente rischio idrogeologico. Nonostante tutto questo agli inquilini ancora oggi è richiesto di continuare a pagare il mutuo contratto per l’acquisto della casa.
Questo paradosso denota la mancanza di coerenza, o volontà, di certe amministrazioni per risolvere queste situazioni. Un modo di procedere che rivela come la Valbisagno continui ad essere pensata come un’area di periferia, un parcheggio sociale al servizio della città, un territorio pensato come una entità astratta e indifferente rispetto al fenomeno umano. Un concetto che promuove l’idea di centro come mera collocazione geografica e per questo, per sua natura, necessariamente delimitata da aree periferiche di minore importanza. Per ribaltare la situazione basterebbe capire che “centro” non è una collocazione geografica, ma ogni luogo in cui si concretizza e sono favoriti l’armonia di relazione e l’incontro umano, modalità con le quali gli individui possono aspirare a diventare persone ed esprimere in pienezza la loro vocazione, quel soffio vitale che gli antichi greci chiamavano “ànemos” (anima). Con questa visione emergerebbe subito che l’idea di centro geografico è assolutamente inadeguata ad assurgere a questa funzione.
La periferia vista come occasione “dell’anima” diventerebbe una risorsa per la città, non un parcheggio sociale o un area di servizio per qualcuno.

Non cʼè la volontà politica, probabilmente nemmeno la competenza, per cambiare questa situazione e le operazioni a cui stiamo assistendo e dovremo ancora assistere nei prossimi anni lo dimostrano.
Pochi giorni prima dell’alluvione 2011 venne variato il PUC, (piano urbanistico comunale) e autorizzato il progetto per la costruzione di un grande edificio adibito a centro commerciale e artigianale di oltre 49.000 m2 (più grosso per intenderci del palasport del quartiere fieristico alla Foce), lungo circa 300 metri e alto 40 metri, un bell’ecomostro dove troveranno casa grosse catene di vendita, tra cui spicca “Bricoman”, colosso della vendita al dettaglio e allʼingrosso di materiali edili, idraulici, elettrici, bricolage, ferramenta, giardinaggio. Un colosso che fa capo alla multinazionale francese ADEO Groupe e che metterà in crisi il settore delle piccole distribuzioni dello stesso settore merceologico. Il tutto passato dopo il solito finto dibattito pubblico tenuto segreto ai più e per quelli che sono riusciti a saperlo, ben poco spazio di trattativa sulle migliorie o sulle opzioni.

A fianco di questo grosso complesso ne sorgerà un altro, nellʼarea delle ex officine Guglielmetti: qui sorgerà una nuova Coop con annessa galleria commerciale di proporzioni molto più grandi rispetto allʼodierno centro acquisti ValBisagno.

Il tutto infarcito dai soliti “non sapevo” delle istituzioni municipali che invece hanno posto in chiaro le loro firme su molti documenti autorizzativi, spinti dalla promessa che tutto questo porterà nuovi posti di lavoro sul territorio.
Sappiamo sulla nostra pelle che i posti di lavoro promessi saranno a tempo determinato, contratti al ribasso a fronte della chiusura di centinaia di piccoli negozi che oggi vendono quello che andranno a proporre le multinazionali con costi estremamente più bassi in virtù dei giochi finanziari internazionali e salari spinti al ribasso. Insomma il solito regalo a chi già “sguazza nel denaro” a discapito di chi tira la cinghia per arrivare a fine mese.

Oggi tocca a Pontecarrega dover pagare un prezzo altissimo, ma domani toccherà allʼarea Moltini, poi allʼarea Boero e così via: tutta la Valbisagno può essere toccata da queste operazioni. Il rischio concreto è quello di veder eseguite in Valbisagno le stesse operazioni che sono state fatte nellʼarea Campi e in generale in Val Polcevera. Lʼex assessore al commercio Gianni Vassallo lo aveva detto rilasciando unʼintervista al secolo XIX ((24.01.2011) “un polo simile a quello che attira a Campi numerose persone”. A questo punto sorge spontanea un’altra domanda – il traffico? Oggi le strade sono molto trafficate e i tempi di percorrenza sono lunghissimi, una volta realizzati questi nuovi centri commerciali come si pensa di migliorare il traffico a fronte di unʼaffluenza giornaliera prevista di oltre 1200 autovetture in più per la sola area “Bricoman”? Secondo gli studi della Regione sarà sufficiente inserire una rotonda in corrispondenza di Pontecarrega per migliorare il traffico di oltre il 30%. (S67-DECR-1835-2011).

E se i fatti non corrispondessero agli studi eseguiti che giustificano queste operazioni (quasi sempre succede che gli studi siano fatti con criteri che agevolano il costruttore e che non mettono in discussione la bontà del progetto), chi pagherà le conseguenze per un flusso di traffico incontrollato? facile, noi cittadini! Se non fosse sufficiente questo, a dimostrare come la Pubblica Amministrazione consideri la nostra vallata come una zona di servizio e i suoi cittadini di serie B, si aggiunge il progetto di demolire 5 ponti (Bezzeca, passerella gas Veronelli, Carrega, Guglielmetti, Feritore) per ricostruirne solo due di tipo carrabile prospicienti ai nuovi centri commerciali. Si prevede di restringere lʼargine destro di oltre 3m e alzarlo per un totale di 5m per una lunghezza di 1,8km per farvi transitare la “busvia”, il tutto per una cifra complessiva di 24 milioni di euro. Peccato che così facendo non si migliora la sicurezza del Bisagno e avremo sempre più traffico. Vogliamo opere di mitigazione degli impatti di tali edifici e un serio ripensamento di come giungere alla tramvia senza sfasciare ulteriormente la natura del torrente e la conformazione dellʼintera Vallata.
Per questo i cittadini della Valbisagno da molti mesi si stanno mobilitando per promuovere incontri e chiedere un confronto con l’amministrazione. Vogliamo riprenderci la nostra Valbisagno e diciamo basta a chi decide del nostro futuro senza interpellarci!
CITTADINI DI PONTECARREGA E DELLA VALBISAGNO

Approfondimento al testo
Piazzale Adriatico 
Ponte Carrega – Campo profughi di prima accoglienza (attuale piazza Adriatio).
Più di 350.000 istriani di lingua italiana scelsero di lasciare quelle terre, circa il 3%, 10.000 di essi furono uccisi per via della pulizia etnica jugoslava. Dei 350.000 esuli di lingua italiana da Istria, Venezia Giulia e Dalmazia, circa 5.000 furono inviati a Genova, nel 1947 vennero allestiti diversi campi profughi per gestire l’emergenza.

Via Madre di Dio, il quartiere venne demolito interamente tra il 1969 e il 1973, una decisione che, a distanza di decenni, appare ai più avventata e ingiustificata, molti degli espropriati vennero mandati nelle periferie tra cui alcuni a Piazza Adriatico

Alluvione 7-8 ottobre 1970 – La chitarra di Bellafontana di Renzo Rosso

Piazza Adriatico 5 novembre 2011, il giorno dopo.