Interventi degli Amici di Ponte Carrega

In questi giorni la nostra associazione è stata contattata da alcune emittenti televisive per parlare di dissesto e cementificazione del nostro territorio.

Pubblichiamo di seguito i link di due stralci delle interviste a TV2000 e La7 Piazza Pulita

Servizio televisivo di Agorà – dove viene citato l’edificio Coopsette per conto Bricoman Italia

Ecco il link del servizio della trasmissione Nazionale “Agorà” dove si cita come pessimo esempio di urbanistica l’edificio costruito da Coopsette per conto di Bricoman Italia.

 

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            LA FILOSOFIA DEL COMUNE DI GENOVA = CEMENTIFICARE DI PIU’ PER METTERE IN SICUREZZA I TORRENTI !

10.000 mq in più di superficie agibile in cambio della messa in sicurezza del torrente Mermi

PORTARE PIU’ AUTO LUNGO LE SPONDE DEL TORRENTE BISAGNO

+6000 auto incrementali per senso di marcia nella viabilità di sponda del torrente Bisagno

      F4Catturarelazione istruttoria della direzione sviluppo urbanistico e grandi progetti

F2Cattura

Vedi anche l’esposto in procura fatto dagli APC all’inizio dell’anno dalla ns. associazione

Vedi anche “Alluvione di Cemento”

E i prossimi interventi previsti sono…..

Albergo2

…. altri centri commerciali e alberghi davanti al fiume!

LA STORIA NON CAMBIERA!

 

 

La casualità non è contemplata….

La casualità non è contemplata…. la sicurezza è un’altra cosa!

Asfalto

Dal 4 novembre 2011 sono passati 1055 giorni, ovvero 2,9 anni, e un altro devastante fenomeno meteorologico ha colpito nuovamente la nostra città, affondandola nel fango.

Altre vittime, altre parole di cordoglio, scuse, accuse, altri proclami su come la “messa in sicurezza idrogeologica” sarà la prossima priorità dell’Amministrazione Comunale.

Intanto modelli matematici previsionali falliscono, incapaci di prevedere l’impossibile. Le solite accuse fra chi avrebbe dovuto prevedere e coloro che avrebbero dovuto agire.

La liturgia del dopo alluvione, infatti, prevede due atti sempre ben definiti, l’accusa a chi avrebbe dovuto prevedere e gestire e il compianto da parte degli amministratori per le opere che avrebbero dovuto essere eseguite, questa volta incentrato sul tema delle opere di “messa in sicurezza”, già previste e finanziate, ma fermate dal TAR o impantanate in cavilli amministrativi.  

Per quanto riguarda il primo atto, a coloro dai quali si pretende la previsione dell’imprevedibile va tutta la nostra solidarietà, perché dai modelli probabilistici non si può pretendere la certezza assoluta.

Ma, per quanto riguarda il secondo atto della liturgia, siamo sicuri che tali affermazioni siano effettivamente sufficienti ed esaurienti? Se queste opere in discussione fossero state eseguite non avremmo avuto danni o vittime?  Le cose stanno veramente così?

L’appalto “incriminato” in realtà è solo un breve tratto della “nuova” copertura del Bisagno, quella che va da C.so Buenos Aires a via Carlo Barabino, e non ci sembra propriamente un intervento risolutivo dato che quel tratto è poco più della metà della strada di copertura e il nodo più difficile è quello di Brignole.  

Il rifacimento della copertura del Bisagno fermato dal TAR è soprattutto un’opera di viabilità più che di messa in sicurezza del torrente, dato che le strutture della copertura degli anni 30 sono ormai logore e c’è il pericolo che prima o poi si apra una voragine, ma una volta terminati i lavori rimarrebbe comunque sempre il problema del sottopasso ferroviario di Brignole: portata massima c.a. 850 m3/s contro una piena del Bisagno che sappiamo può raggiungere i valori impressionanti di 1300 m3/s

L’altra opera sulla quale si recrimina è l’opera definita dagli Amministratori “primo lotto dello scolmatore del Bisagno”: si tratta in realtà del piccolo scolmatore, quello del Fereggiano, per il quale si dimentica di dire che il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici ha bocciato il progetto in modo clamoroso. Lo ha bocciato perché i costi sono sottostimati, la copertura economica è molto carente, gli studi sono vecchi e non considerano l’impatto sul territorio, non si è certi che intercetterà tutta l’acqua ed anzi c’è il rischio che vada a creare problemi da altre parti (vedi la falda di Terralba). In aggiunta, il CSLP stigmatizza che è anche impropria la definizione di “primo lotto dello scolmatore del Bisagno”, in quanto è lampante che l’opera non abbia alcuna attinenza con il vero e proprio scolmatore del Bisagno.

vedi fonte Regione Liguria

vedi fonte consiglio superiore lavori pubblici

Per risolvere definitivamente il problema delle esondazioni del Bisagno infatti bisognerebbe impegnarsi per la realizzazione del “Grande scolmatore” del Bisagno, il cui progetto è già approvato nel 2007. Il piano di bacino del Bisagno prevede per una sicurezza “assoluta” una portata massima di 1.300 metri corrispondente alla piena bicentennale, e solo lo scolmatore può aumentare la portata di altri 450 metri cubi al secondo. Un’opera che però deve essere realizzata tutta d’un pezzo se si vuole che sia veramente efficace, ma la cui realizzazione si scontra con costo di realizzazione di circa 250-270 ml di euro, una cifra che per l’Amministrazione Comunale sembra impossibile da affrontate, anche se in realtà è solo un decimo del costo della Gronda autostradale di Ponente o ancora meno rispetto al costo del terzo valico, di cui i lavori sono già avviati.  Da notare che anche l’impegno profuso dai nostri amministratori sembra squilibrato a favore della realizzazione delle due opere infrastrutturali piuttosto che quella di una definitiva messa in sicurezza idraulica del Bisagno con il grande scolmatore. 

Le opere idrauliche comunque realizzate non basteranno.

Il clima cambia e le strade diventano torrenti, le scalinate diventano cascate, le piazze diventano laghi, con una frequenza fino a qualche anno fa inimmaginabile.

Nonostante questa consapevolezza si continua a costruire e cementificare in zone golenali, fondo valle spesso instabili e idrogeologicamente complessi.

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La “messa in sicurezza” idraulica di un torrente è solo una sicurezza formale,  significa che il torrente sarà regimato da nuove sponde teoricamente in grado di contenere una piena probabile statisticamente prevedibile entro un periodo di ritorno di 200 anni. Un modo di procedere analitico che tiene conto di una probabilità che con il cambiamento climatico non è più costante, ma si è sensibilmente ridotta, con il rischio di avere esondazioni molto più frequenti anche là dove si è costruito “a norma” ma con un periodo di ritorno ormai superato dai fatti.

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Per ridurre il rischio idrogeologico occorre intervenite riducendo il valore del danno esposto, che poi sono le vite umane, per non parlare delle cose. Significa decostruire e non cementificare più, ma questa è una pratica poco gradita alle amministrazioni perché impedisce di far cassa con la gestione del territorio.

Un esempio eclatante di questa cattiva gestione del territorio è rappresentato dal caso di Genova a Ponte Carrega dove nell’area Ex-Italcementi, dopo l’alluvione del 4 novembre 2011 ,anziché applicare un principio di precauzione, sono stati approvati interventi di edificazione con concessioni a edificare tre volte tanto rispetto alla situazione precedente, prevedendo grandi attività commerciali in grado di incrementare il traffico veicolare privato di oltre 6000 auto/giorno per senso di marcia, lungo la viabilità di sponda del torrente Bisagno in un fondovalle a forte rischio inondazione. 

TrafficoAPonteCarrega

Prima di questo intervento il valore esposto intorno all’area di intervento era rappresentato solo da un vecchio fabbricato in disuso e poche persone residenti, ma con la nuova destinazione urbanistica migliaia di persone saranno attratte in questi luoghi con grave pericolo per la loro vita in caso di forti piogge, che come abbiamo potuto constatare non sempre sono prevedibili.

Inoltre anche con argini “messi in sicurezza” nessuno potrà scongiurare un imprevisto. Un albero che accidentalmente va ad ostruire l’asta terminale del torrente in prossimità di un sottopasso,  una frana che cade sul greto del torrente, un versante che cede e riversa fango e detriti nel letto del fiume ostruendolo. Nessuno di questi casi si può prevedere e abbiamo visto che nemmeno i sofisticati modelli matematici possono farci nulla.  E’ evidente che l’unico metodo efficace per ridurre il rischio idrogeologico è dunque quello di evitare che in siti così pericolosi siano attratte persone in gran numero.

Altri Carrelli

Un atro progetto “schizofrenico” proposto dalla nostra amministrazione, che da un lato lamenta i danni provocati dall’alluvione e dall’altra parte approva pesanti varianti urbanistiche con nuovi insediamenti e devastanti cementificazioni, è quello che prevede il restringimento del Bisagno con innalzamento degli argini per far posto alla Busvia. 

AsseProtetto

Questo restringimento è previsto a monte delle zone oggi alluvionate di Borgo Incrociati e del sottopasso ferroviario di Brignole, esattamente prima di Staglieno, tra Ponte Monteverde e Ponte Feritore.  Senza opportune opere a valle l’opera di restringimento con innalzamento della sponda non farà altro che aumentare la velocità dell’acqua.  A valle  la situazione diventerà ancora più critica, ma su questo tema abbiamo ancora molto da raccontare e sarà per la prossima puntata.

112mila euro per il quartiere

DELIBERA ex italcementi 31 luglio 2014

 

Con delibera di Giunta comunale del 31 luglio scorso il comune su richiesta del Municipio e come anche da noi richiesto espressamente, ha sancito di rinunciare a investire i 112mila euro rimanenti degli oneri di urbanizzazione dell’ intervento nell’ area ex Italcementi nella progettazione della risestamazione di piazza Adriatico. Infatti i suddetti 112mila euro sarebbero serviti, secondo la previsione iniziale, alla sola progettazione. Insomma non avremmo visto niente di concreto per il quartiere e avremmo visto sperperati altri soldi pubblici per una opera che non si sarebbe mai più realizzata mancando i necessari fondi per realizzarla. Tutto questo nonostante la grande opera che viene costruita nel quartiere ad opera di coopsette e nonostante la previsione iniziale (del. 43a/2010) in cui il municipio impegnava la giunta comunale di allora a realizzare la riqualificazione di piazza Adriatico con una nuova pavimentazione e un nuovo arredo urbano. Niente di tutto ciò è stato fatto ma ora si apre questa via inaspettata, seppur di non molta importanza da un punto di vista economico: questi 112 mila euro saranno nella disponibilità del Comune di Genova dal mese di novembre (devono essere versati entro il 30 di novembre, fonte: arch. De Fornari Comune di Genova) e potranno essere utilizzati finalmente per il quartiere. Chiediamo al Municipio, sicuri di una loro risposta necessariamente positiva, che questi fondi rimangano nel quartiere e siano investiti per migliorarlo,  sia dal punto di vista della sicurezza idrogeologica che della qualità dell’ arredo urbano. Noi abbiamo qualche idea al riguardo (così come tanti nel quartiere) e proponiamo che tutti i cittadini interessati possano contribuire a decidere la destinazione di questi fondi nel quartiere. I 112mila euro sono insufficienti per realizzare opere di grande impatto come una completa riqualificazione della piazza ma possono essere ben spesi e utilizzati per migliorie e opere propedeutiche ad una futura sistemazione. Si può pensare ad esempio di investire qualcosa di questi fondi su barriere anti alluvione. È importante però che la scelta sia condivisa e partecipata con la popolazione. Così come per le grandi opere anche le piccole spese e le necessità dei quartieri e dei territori vanno rese pubbliche e condivise con la popolazione per rispondere alle reali esigenze di chi quel posto lo vive quotidianamente. Il tema è stato da noi portato all’attenzione del consiglio comunale durante la commissione V Territorio del 2 settembre scorso.

La Associazione Amici di Ponte Carrega audita nella Commissione V e Commissione VI del Comune di Genova

consiglio_comunale In seguito alla Conferenza Capigruppo del Comune di Genova cui la nostra associazione era stata invitata a partecipare il 28 luglio scorso, il Presidente del Consiglio Comunale Giorgio Guerello con l’unanimità dei capigruppo del Consiglio ha deciso di convocare due Commissioni sul nostro quartiere. Il 2 settembre si è svolta la Commissione V Territorio presieduta dal cons. Antonio Bruno e il 4 settembre si è svolta la Commissione VI Sviluppo Economico, presieduta dal cons. Giampaolo Malatesta. Entrambe le commissioni avevano come oggetto un confronto sull’area Ex Italcementi- Bricoman dal punto di vista del territorio e dal punto di vista dell’impatto sulle attività commerciali esistenti della vallata. La prima delle due sedute è stata anche ampiamente dedicata al tema Ex Officine Guglielmetti. Nella Commissione VI Sviluppo Economico era presenta l’ass. Oddone, i rappresentanti del Bricoman e le associazioni di categoria, Ascom, Confesercenti e Camera di Commercio. Pubblichiamo i documenti che abbiamo prodotto per i commissari e gli assessori competenti presenti (L’ass. Bernini non era presente alla commissione V perchè impegnato col Ministro Lupi) e l’articolo de Il Secolo XIX del 5 settembre sulla commissione VI.

Bricoman conferenza capigruppo

Guglielmetti conferenza capigruppo

Commissione Consiliare V Territorio del 02-09-2014

BRICOMAN, COMMISSIONE BEFFA

A breve pubblicheremo anche i verbali completi delle sedute.

 

La morte dei centri commerciali

Rolling Acres shopping mall Akron, Ohio, USA. Foto di Seph Lawless per The Guardian

Rolling Acres shopping mall Akron, Ohio, USA. Foto di Seph Lawless per The Guardian

 

 North Randall Mall. Foto di Seph Lawless per The Guardian

North Randall Mall. Foto di Seph Lawless per The Guardian

Pubblichiamo una breve rassegna di articoli sulla morte dei centri commerciali. Il primo articolo è in inglese ed è stato pubblicato sull’ultimo numero di The Guardian, una delle riviste più prestigiose a livello globale: descrive la progressiva morte del modello del Mall (centro commerciale) americano: simbolo del benessere del secondo dopoguerra e simbolo della ricchezza economica della classe media che si sta via via sgretolando. Con essa muore anche il sogno del Mall. I giovani tornano a comprare in città, abbandonando questi mega centri costruiti in periferia. La sempre più crescente concorrenza del mercato web ha fatto il resto: per fare acquisti non si prende più l’auto ma si impugna un I Phone. Si calcola che nel prossimo decennio chiuderanno tra il 15 e il 50% dei centri commerciali americani. Gli USA sono presi spesso come modello di riferimento e spesso la loro economia anticipa le tendenze della nostra: sarebbe quindi il caso di riflettere che, se la più potente economia del mondo ha questo tipo di problema, la nostra economia potrebbe seguirla a ruota e pagare un prezzo altrettanto salato: crisi economica, perdita di potere della classe media, crisi demografica e abitativa: le tendenze attuali non danno speranze a questo tipo di modello che si basava proprio su un certo tipo di benessere ed era rivolto ad un certo tipo di popolazione. L’articolo ci dice anche che alcune catene hanno provato a correre ai ripari, investendo sul restyling dei mall per renderli più accattivanti alla clientela: non è servito a niente. Il problema vero è che “the customers don’t have the fucking money. That’s it. This isn’t rocket science” (i clienti non hanno più un fottutissimo soldo. Tutto qui, non si tratta di scienza missilistica!).

http://www.theguardian.com/cities/2014/jun/19/-sp-death-of-the-american-shopping-mall

Mentre l’articolo di The Guardian potrebbe essere premonitore ed è riferito agli USA, gli articoli che seguono invece sono più vicini alla nostra realtà italiana e parlano della Fine dei Centri commerciali nel nostro paese.

http://www.giovannicappellotto.it/88-centri-commerciali-stanno-morendo/

http://www.golagioconda.it/index.php/rubriche/commenti/167-la-fine-dei-centri-commerciali

http://tendenzeonline.info/articoli/2010/03/22/la-morte-dei-centri-commerciali/

http://www.sconfinare.net/?p=10049

 

Ritirata la variante, ma è sufficiente?

 

Come preannunciato dagli ingegneri di Coopsette (e prima da Bricoman Italia) durante la visita della Commissione consiliare V Territorio del Comune di Genova che si è svolta mercoledì 7 maggio, la proposta di variante S.U. 174/2013 è stata ritirata.

Pubblichiamo il documento inviatoci dal Comune di Genova nel quale veniamo informati che il progetto S.U. 174/2013, inerente la variante al progetto in corso di esecuzione per la riconversione ad uso produttivo/commerciale dell’ex stabilimento “Italcementi”, parcheggio in struttura, è stato ritirato dall’iter istruttorio. 

RitiroVariante

Accogliamo questa notizia con soddisfazione dopo mesi di resistenza.

Il progetto  era stato presentato alla cittadinanza, già approvato, con un vasto piazzale alberato davanti all’edificio, alberi a medio e alto fusto in sostituzione di quelli esistenti (che verranno presto tagliati). Sappiamo dai documenti progettuali consegnati in Comune che, malgrado quanto presentato, nel parcheggio Bricoman gli alberi non sono mai stati previsti.

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Alberi2

Alberi

(Render fotografici sponsorizzati prima e durante la realizzazione dell’opera)

In sede di commissione V Territorio è emerso che le resistenze alla piantumazione di nuovi alberi è della committente Bricoman Italia, la stessa società che ha chiesto alla Coopsette di promuovere la variante in struttura per incrementare i posti auto di pertinenza e che ora sembra volervi rinunciare.

La motivazione è che gli alberi toglierebbero ulteriore spazio per le automobili.

Come interpretare questi fatti?  Al pubblico viene presentato un progetto che mostra un parcheggio evidentemente ingentilito da alberi medio grandi, ma che in realtà nel piazzale non sono mai stati previsti (solo arbusti).

Nel corso dei lavori la società proponente ha chiesto una variante per incrementare i posti auto di pertinenza, ma perché? Nel progetto iniziale forse sono stati sottostimati i flussi veicolari verso il nuovo centro commerciale?

In sede di commissione è stato riferito che il parcheggio in struttura non si farà, i posti auto necessari  saranno ricavati all’interno della struttura. Ma allora perché, se esisteva una soluzione meno impattante, non è stata presentata sin dall’inizio? Questa nuova soluzione non sarà una soluzione di ripiego?

Cosa succederà se domani i posti auto non fossero sufficienti perché sottostimati sin dall’inizio in tutto il procedimento istruttorio? E chi doveva controllare questo fatto?

Trovata la nuova soluzione di mettere i parcheggi mancanti dentro lo stabilimento, quali ostacoli ci sono ora per mettere gli alberi così apertamente pubblicizzati? Forse costano troppo, forse sono un impedimento o un ostacolo? Siamo sicuri che domani, spinti dall’esasperazione di un traffico sottostimato, non si possa riproporre l’idea di un parcheggio in struttura o qualcosa di simile? Lo avevamo già detto a suo tempo per il ponte (https://www.amicidipontecarrega.it/?p=1625), sarà lo stesso per il parcheggio in struttura?

Far leva sulla esasperazione dei cittadini per un traffico che presto esploderà: sarà così facile far accettare nuove opere come un nuovo ponte veicolare al posto di quello pedonale e  magari anche la possibilità di avere altri posti auto in struttura. Evviva le magnifiche sorti e progressive della Val Bisagno che qualcuno ha meticolosamente programmato.

Non è quindi sufficiente rinunciare alla costruzione dell’impalcato ma occorre pensare al quartiere e ai benefici in termini di salubrità dell’aria, di schermatura dell’edificio, di barriere contro il rumore e contro lo smog, che solo la presenza di una fitta alberatura (e il mantenimento dell’attuale) può garantire nei confronti degli abitanti di questo quartiere. In una parola applicare le prescrizioni dell’agenda 21: “non sono prescrizioni cogenti ma per chi si sponsorizza e vuole lo sviluppo sostenibile questi sono valori irrinunciabili“.

Intanto aspettiamo la risposta all’interrogazione scritta “di motivare la notevole differenza di valutazione del traffico stradale indotto dall’insediamento Bricoman, risalente al 2011 (veicoli in numero di 1000/1200 al giorno, pari a c.a. 100/ora – cfr. relazione D.R.L. 1835/11) rispetto alla valutazione presentata da T.T.A. S.r.l. per conto di Talea Soc. (nuovo insediamento area ex Guglielmetti) dove risulta, invece, un traffico incrementale di veicoli 549/ora di cui il 49% attribuibili solo al progetto Bricoman, ovvero circa 2600 in arrivo e altrettanto in partenza nell’arco temporale di 10 ore.

Guarda cosa ne pensa Renzo Piano e fatti tu un’opinione se può essere sufficienza!

 

 

Costruire sul costruito

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Anche Oliviero Toscani per Ponte Carrega! C’era una volta il Bel Paese: il Bello e il Brutto raccontato per immagini come denuncia civile

oliviero-toscani-1 Il celebre fotografo Oliviero Toscani ha scelto per il blog “Fatto in Italia“, da lui curato per Il Fatto Quotidiano, anche una foto del cantiere Coopsette per il Bricoman di Ponte Carrega per raccontare per immagini cosa sta succedendo a quello che un tempo era considerato il Bel Paese. Una denuncia civile per testimoniare il Brutto e la fine del Bel Paesaggio all’italiana.

Questo nuovo riconoscimento del mondo della Cultura rafforza le nostre idee circa il tema del Cambiamento e il Valore del Bello. Le cose possono essere fatte con criteri che rispettino la dignità delle persone che abitano nelle aree di trasformazione ovvero senza questo tipo di percorso a cui corrisponde, inevitabilmente, un conflitto. Se la trasformazione viene confrontata con la cementifera nella sua piena attività è chiaro il miglioramento, ma se confrontata con i parametri e la tendenza europea allora si evidenzia l’inopportunità e l’arretratezza di certe scelte, un “costruire sul costruito” che prevede una riedificazione di tre volte il volume demolito: noi contestiamo il metodo con il quale sono state prese queste decisioni, non ascoltando a sufficienza la popolazione, senza una adeguata informazione e condivisione. Il contesto urbano e ambientale in cui si sviluppano le nostre esistenze dovrebbe essere la prima preoccupazione di un operatore che sceglie di investire in un’area di trasformazione, non solo il mercato. La preoccupazione delle Amministrazioni dovrebbe essere quella di farsi mediatrice tra i diversi interessi tutelando soprattutto la parte più debole, i cittadini, cercando di trovare una soluzione condivisa, non solo fare cassa con gli oneri di urbanizzazione, tanto più è grande l’opera e tanto più è l’incasso.

Riportiamo di seguito il link dove poter guardare le altre foto scelte dal celebre fotografo.

link al fattoquotidinao

Per non dimenticare..

Non dobbiamo dimenticare: per questo vi offriamo la lettura automatica e il testo della delibera di Consiglio Comunale del 20 settembre 2011 nella quale venne approvata la variante urbanistica per il progetto Coopsette anche per conto del Bricoman Italia. La responsabilità di questa operazione va sempre riconosciuta e ricordata.

Clicca qui per avviare la lettura automatica della delibera consigliare:  https://www.amicidipontecarrega.it/documenti-pubblici/ConsiglioComunale34.mp3

Clicca sull’immagine per scaricare il documento integrale

Delibera34

Ricordiamo gli interventi più significativi di chi ha argomentato e contrastato l’approvazione del progetto  

…In particolare voglio rilevare che questi cittadini non sono stati auditi neppure dal Municipio e che due ex Presidenti della maggioranza erano presenti e hanno contestato sul piano del metodo proprio questo fatto. Ricordo, peraltro, che in questa zona insistono molte attività commerciali e artigianali. …” GRILLO G. (P.D.L.)

“…Indipendentemente dalla circostanza che questa delibera venga approvata da questo Consiglio, resta questo problema e durante il recente sopralluogo della Commissione Urbanistica abbiamo tutti avuto modo di ascoltare i timori dei residenti ma anche degli ex Presidenti dell’allora Circoscrizione, vecchi esponenti storici della sinistra locale, in merito alla inadeguatezza delle previsioni di questo progetto…” BERNABÒ BREA (GRUPPO MISTO)

“…Prima di tutto l’occupazione dell’area, che va senz’altro risanata ma che potrebbe andare a comportare degli oneri pesanti sulle attività analoghe in zona. A tale proposito abbiamo il parere nettamente contrario della Confesercenti, peraltro ripreso dall’Ascom. Esiste poi un problema di sicurezza del rivo e ci sono poi tante altre situazioni sulle quali ci siamo già intrattenuti in Commissione…” “…Non so bene come impatto come si rapportino i 14 mila metri quadrati ai visitatori che accederanno a quel sito, ma suppongo alcune migliaia al giorno. Siamo in una zona già densa di grandi mercati, mercati alimentari; prossimamente la zona della Guglielmetti sarà interessata da un’altra media struttura di vendita di tipo alimentare; poco più avanti verrà probabilmente installato il mercato del pesce; c’è tutta una serie di concessionarie auto che partono da Staglieno e arrivano a Molassana…. insomma, in buona sostanza è una zona già particolarmente caotica e densa di traffico e questo insediamento fra la struttura di vendita e le attività artigianali che sono previste andranno a implementare ulteriormente questo traffico…” BASSO (L’ALTRA GENOVA)

“..Intervengo per mozione d’ordine. Io vorrei sapere di cosa stiamo parlando perché l’assenza del Sindaco, che ha la delega all’Urbanistica, è un’assenza pesante: stiamo parlando di riconversione di un’area industriale e la Sindaco non è in aula! Vorrei sapere perché ha la delega all’Urbanistica!” CECCONI (P.D.L.)

Durante la discussione in Commissione è emerso, e comincia ad emergere anche dalla discussione di oggi in aula, che su questa pratica c’è stata scarsa partecipazione e che il parere del Municipio è stato espresso nel ristretto della Giunta del Municipio stesso. A questa osservazione l’assessore Vassallo ci ha detto che nel regolamento del Municipio non è specificato se debba essere una delibera di Giunta o di Consiglio: però, la regola è che quando una norma non è specificata si rinvia alle norme di carattere generale…” COSTA (P.D.L.)

Se questa pratica fino ad ora mi è sembrata fumosa il consigliere Cortese mi ha chiarito meglio perché ritengo sia assolutamente da rinviare. Come ha già spiegato il collega Costa, non è stata fatta la giusta procedura, e inoltre questa pratica per me è un “cavallo di Troia” perché dietro il nobile atteggiamento della Sinistra di dare spazio alle attività artigianali, viene creato un enorme centro commerciale [..], dimenticando che la Valbisagno sta cercando di risorgere, nonostante la crisi, da zona depressa per diventare una zona riqualificata: lo stesso comune, la stessa Comunità Europea hanno sovvenzionato questa zona, dando soldi ad ogni singolo negozio…. e ora voi cosa fate? nel tentativo nobile di ristrutturare una zona importante della città ammazzate tante piccole attività commerciali!..” “…avete già fatto l’errore con la Fiumara, ammazzando via Cantore, via Buranello, tutti i piccoli commercianti, a favore della grande Fiumara… e cosa è successo? via Cantore e via Buranello ormai non sono più strade per passeggiare perché sono diventate una sorta di bronx!” …“Voi sapete quello che state facendo, ed è per questo motivo che io chiamo questa pratica “cavallo di Troia”, perché dietro il nobile intento di dare lavoro e posto a nuovi artigiani, di cui non si sanno ancora i nomi, si vuole creare in realtà un nuovo grande centro commerciale!” LAURO (P.D.L.)

..Intanto l’ennesima variante: è comprensibile che qualunque piano abbia delle varianti di tanto in tanto, un’eccezione conferma una regola, ma un’eccezione continua significa che la regola non c’è più. Allora, proprio pensando ai commenti che la Sindaco ha reso nei giorni scorsi sul fatto della necessità di maggiori regole nella pianficazione del territorio, serve anche che quando le regole ci sono non siano oggetto di continue richieste di varianti perché allora il disegno che ne scaturisce evidentemente non è più un disegno come dovrebbe scaturire da un piano ma il collage di tante iniziative diverse. Spesso, peraltro, iniziative dei privati: noi siamo evidentemente favorevoli all’iniziativa privata ma quando i privati sono sempre gli stessi e altri privati vengono sempre scoraggiati..” “Altra questione di carattere generale sulla pianificazione è il tema del costruire sul costruito: cosa si può pensare quando una variante come questa prevede che si passi a costruire 50 mila metri quadrati su un costruito di 15 mila? Cioè quando da costruire è un fattore 3 rispetto al costruito? Non stiamo più costruendo sul costruito, la linea verde la stiamo barattando con qualche milione di oneri di urbanizzazione, peraltro in gran parte asserviti ad opere accessorie a quella stessa che è oggetto della proposta di variazione in esame. C’è quindi uno sconfessare del principio del costruire sul costruito, e al tempo stesso c’è surrettiziamente, nascosto ma neanche tanto, un cambiamento di destinazione d’uso perché è pur vero quello che dice l’assessore Vassallo, ossia che il 70% rimane area produttiva, sì ma il 70% di una superficie che viene moltiplicata per tre! Il 30% che invece va al commerciale corrisponde esattamente a 15 mila metri quadrati che sono l’esistente. Allora questa è in realtà una modifica di destinazione d’uso dall’industria al commerciale.” MUSSO (L’ALTRA GENOVA)

“..Le esperienze che abbiamo avuto nella Commissione Consiliare in loco ci ha mostrato chiaramente come vi siano dei problemi che come minimo la Giunta ha sopravvalutato: la viabilità, l’aumento incredibile di volumetria su cui si è espresso molto chiaramente il collega Musso. Se questo significa costruire sul costruito, veramente siamo rovinati, avremo un mare di cemento che colerà ovunque! BERNABÒ BREA (GRUPPO MISTO)

Bricoman Genova Ponte Carrega 1

Esito della votazione della proposta n. 42/2011: approvata con n. 25 voti
favorevoli, n. 18 voti contrari (G. Misto; P.D.L.; L’ALTRA GENOVA; U.D.C.;
L.N.L.).