Archive for Rischio idrogeologico

Amici di Ponte Carrega e Protezione Civile: un progetto pilota per Genova, un progetto concertato

Associazione Amici di Ponte Carrega e Protezione Civile Genova hanno cominciato a collaborare dallo scorso autunno in occasione del convegno sul dissesto idrogeologico. Uno degli obiettivi della nostra associazione è quello di portare l’attenzione sul tema del dissesto idrogeologico, della cultura del rischio e dell’adattamento al rischio alluvionale. Noi non parliamo di “messa in sicurezza”, uno slogan pericoloso e non attuabile, che non tiene conto degli scenari di rischio, dei cambiamenti climatici e della imprevedibilità dei nostri fiumi. Secondo noi si deve parlare di mitigazione del rischio alluvionale, volto a porre in atto tutte le misure che riducano il rischio alluvionale pur senza, realisticamente, eliminarlo del tutto.

Per fare questo si deve partire dalla cultura del rischio: parlare di questi temi, renderli quotidiani. L’ambiente in cui viviamo va affrontato e conosciuto, non trascurato e ignorato. Anche Leonardo Da Vinci, come riporta l’amico prof.Rosso era della stessa idea: “Se t’avviene di trattare delle acque, consulta prima l’esperienza e poi la ragione”: non è più possibile trascurare la conoscenza del territorio e la cittadinanza in questo scacchiere ha una importanza fondamentale perchè vive e conosce meglio di chiunque altro il territorio in cui opera quotidianamente. Da sole queste misure “culturali” non sono sufficienti ma rappresentano la base necessaria per porre in atto le altre misure che devono venire in aiuto della cittadinanza e che devono essere poste necessariamente in atto per dare completezza al quadro e mitigare il rischio. Le opere ingegneristiche fanno parte di questo quadro complesso e articolato: per essere il più intellettualmente chiari possibili va detto però che da sole, se non sono inserite in un mosaico ben definito e con tutte le tessere al posto giusto, rappresentano solo opere “politicamente scorrette” che danno una parvenza di sicurezza che risulta essere molto pericoloso per tutti. Le altre tessere del mosaico sono la cura e la tutela del territorio per evitare che le nostre alluvioni continuino ad essere “alluvioni di tronchi e fango” e le misure di prevenzione, siano esse di flood proofing (a settimane verrà definito il progetto preliminare fatto dal Politecnico di Milano) che di Protezione Civile.

Oggi la nostra attenzione è concentrata proprio su queste ultime: Protezione Civile ha preso al balzo la nostra proposta di collaborazione e ha esteso un interessante progetto pilota volto al superamento della ordinanza di sgombero n. 258 del 2011 (altro primario obiettivo della nostra associazione): il progetto verrà portato casa per casa e adattato caso per caso alle situazioni familiari. Un progetto che si sviluppa dal basso e che non viene imposto dall’alto ha più possibilità di funzionare e rendere i propri frutti sul territorio. E’ un tentativo di organizzazione dal basso che se funzionerà verrà esteso come modello a tutta la città di Genova e presentato durante il prossimo convegno di novembre. Inoltre è prevista anche una esercitazione di evacuazione al termine del progetto coordinata con la Sala Emergenze.

Il Progetto:

Il progetto stilato da Protezione Civile prende le mosse dalla nuova mappatura regionale delle zone a rischio e dalla constatazione che non tutte le case alluvionate rientrano in quelle a T50 (tempo di ritorno cinquantennale, il più pericoloso e circa il 10-15% del totale dei 1500 edifici a rischio): via via la mappatura sarà estesa anche alle case che sono in T200 e infie in T500. Saranno visitati, previo appuntamento, gli appartamenti che si trovano in zona rossa per verificare se ci sono unità abitative in condizione di pericolo. Il pericolo verrà diviso in: Generico (ordinario, rischio base), Strutturale (se sono presenti persone residenti, se c’è la possibilità di andare ai piani alti) e Vulnerabilità personale (presenza di bambibi, anziani, disabili). Questa analisi verrà fatta attraverso un dettagliato questionario che sarà completato con i funzionari della Protezione Civile e che è volto alla integrazione di questi dati con quelli della Anagrafe civile. Così sarà possibile individuare ed essere sempre aggiornati sulle situazioni più critiche e di conseguenza sarà possibile dare a ciascuna famiglia l’indicazione di come comportarsi e di cosa fare in maniera autonoma o assistita, in modo da pesare il meno possibile sulla famiglia ed evitare il controproducente e pericoloso stato di “Al lupo al lupo”.

Incrociando i dati del sistema dei pluviometri e degli idrometri sparsi nel territorio cittadino (rispettivamente 40 e 14 compresi quelli di Arpal), integrati con la presenza sul campo di squadre di Polizia Municipale e volontari di Protezione Civile (fino a 14 pattuglie + volontari) si potrà avere un riscontro immediato delle situazioni localizzate più a rischio e di maggior pericolo: in questo modo, oltre all’allerta generica data sui mezzi di comunicazioni, tramite telefonata e sms, sarà possibile circoscrivere il pericolo alle situazioni più critiche in quel preciso momento e concentrando quindi l’attenzione sul pericolo più attuale. La scala di pericolo (Stato di Attenzione, pre allarme, allarme e pericolo) sarà flessibile e all’interno del territorio cittadino potrà variare ed essere diversa da quartiere a quartiere. In questo modo, con la contemporanea formazione degli istituti scolastici e dei mercati rionali e negozi, sarà possibile diversificare il pericolo zona per zona e superare quindi l’ordinanza di sgombero a cui sono soggette 90 famiglie (21 a Ponte Carrega e Piazza Adriatico) sul territorio cittadino.
protezione civile

Gli Amici di Ponte Carrega oggi al Cinema!

Alle ore 15:00 sarà proiettato al cinema The Space del Porto Antico il film documentario “Speranze in Piena” realizzato dai ragazzi del progetto Rise Up, tra cui i nostri amici Martina e Mirko in regia e alle riprese, finalista al Genova Film Festival nella categoria Obiettivo Liguria. Il documentario è girato in parte a Ponte Carrega e Piazza Adriatico e racconta la reazione dei luoghi e delle persone dopo l’alluvione del 2011.
Non mancate!
http://www.genovafilmfestival.org/nuovosito/1luglio/genova film festival

Bisagno. Il fiume nascosto

Sul nostro canale Youtube sono disponibili le riprese della presentazione del libro del Professor Rosso, “Bisagno Il fiume nascosto”. Il video è stato girato anche all’editore Marsilio di Venezia, editore del libro.


Presentazione del libro di Renzo Rosso

Il libro offre interessanti spunti di riflessione sulla storia della città attraverso gli occhi del Bisagno. Racconta di disastri e alluvioni ma anche della ricchezza, della bellezza e della storia di questo fiume contraddittorio, che si ama e che si odia, che sembra tranquillo tanto da “non potergli negare un bicchier d’acqua (Dumas)” ma che diventa, spesso, “nera di malasorte che ammazza e passa oltre”(De Andrè). Il libro racconta numerosi aspetti di questa vallata da sempre, e purtroppo ancora oggi, considerata esclusivamente “area di servizio” di Genova: racconta la speculazione edilizia di cui è stata oggetto la vallata fin dagli inizi del ‘900 citando le parole di Edith Wharton che già nel 1904 passando per San Fruttuoso la definisce “dismal” (tetra, lugubre) osservando i palazzi in costruzione di quella che un tempo era una delle campagne più belle del genovesato con il suo complesso di ville cinque-secentesche. Rosso affronta temi attuali riportando le esperienze passate e gli errori già fatti sul nostro territorio: parlando della copertura del Bisagno alla Foce dice:”la copertura asserviva a due scopi: il primo era senza dubbio la viabilità, che a Genova è un moloch cui concedere ogni sacrificio”. Cita poi i verbali della Commissione governativa Supino, stilata nel 1971 dopo la tragica alluvione che affermava: “possibile ricoprire ulteriormente il Bisagno fino a Staglieno con la possibilità di ricavare aree di grande valore commerciale. I commissari avevano ben compreso l’attitudine dei genovesi a considerare la questione del Bisagno sempre subordinata ad altre, più concrete iniziative: la realizzazione di un contesto maestoso, il miglioramento della circolazione, l’allocazione di servizi o il mero reperimento di nuove aree per nuove costruzioni”. Sembrano parole scritte oggi e invece sono state scritte nel 1971. Rosso riporta le dichiarazioni fatte nel 1977 dal Botta: “l’alluvione del ’70 non ha suggerito nulla alla classe di governo la quale ha persistito nella usuale indifferenza per i problemi connessi alla difesa del suolo e ancor più pervicacemente nella politica dei profitti. I corsi d’acqua che hanno sconvolto Genova continueranno ad essere un pericolo per quelle popolazioni fino a che non si provvederà a una costante politica di rimboschimento, non verranno varate leggi atte a garantire l’ordinaria manutenzione dei corsi d’acqua e si continuerà a snaturare il loro corso con interventi urbanistici speculativi“. Niente di nuovo! Con le parole di numerosi tecnici ed esperti suoi colleghi e predecessori Rosso porta il discorso su un piano politico e indica le responsabilità di questi anni di ritardo: “Mentre nessuno si farebbe resecare la prostata da un dentista maldestro ma politicamente allineato, non accade lo stesso per un’opera di difesa idraulica. La riuscita o il fallimento di queste opere si misura su un orizzonte di decine di anni, una prospettiva che supera perfino la nota, straordinaria lungimiranza dei protagonisti della vita politica italiana”. Insomma, per dirla alla Menduni (altro grande esperto e autore del volume “Perchè. La ragione dei disastri”) queste scelte non ripagano in termini di voti e non garantiscono al politico di turno una carta spendibile per tentare di rimanere aggrappato al carrozzone della politica e al valzer delle poltrone. Sempre citando il prof.Menduni, Rosso prosegue parlando di “messa in sicurezza”: “tutti la declamano e la reclamano, tutto deve essere in sicurezza , i fiumi devono restare negli argini anche se piove una quantità d’acqua da diluvio universale. Non facile, soprattutto se abbiamo ristretto l’alveo per realizzare una schiera di villette e un paio di viali di accesso. Oppure se abbiamo regolato il territorio in maniera da produrre, a parità di pioggia, una quantità di deflusso molto maggiore rispetto al passato”. E’ una denuncia forte. Se aprite i quotidiani, se girate per la città e, per chi abita a  Ponte Carrega, vi affacciate alla finestra, vedrete quanto sia lucida e veritiera l’analisi e la denuncia fatta dall’autore e supportata da illustri colleghi in campo ingegneristico. L’autore fa una lucida analisi dei problemi di gestione del territorio ma traccia alcune soluzioni culturali: la prima è una “opinione pubblica agguerrita e documentata”. Il tema del dissesto deve diventare un problema culturale e deve essere affrontato quotidianamente perchè è diventato un problema quotidiano e non è più possibile nasconderlo sotto il tappeto. Allo stesso tempo però, dato l’alto contenuto tecnico di questi temi, è necessario che la cittadinanza sia preparata: in primo luogo per proporre soluzioni, in secondo luogo per non essere presa in giro (Rosso cita un proverbio toscano: “Al contadino non far sapere”: questo è stato l’atteggiamento della amministrazione fino ad oggi) quando si nasconde un problema di viabiltà con uno di dissesto idrogeologico. La seconda è il tema della Resilienza, strettamente collegato al tema culturale e della partecipazione tracciato poco sopra: “un disegno urbano consapevole può diminuire in modo significativo il danno alluvionale. Criteri di consumo del suolo e tecniche di costruzione idonee a garantire un accettabile livello di flood proofing diminuiscono gli impatti. La resilienza urbana è un fattore chiave nella gestione del rischio alluvionale”.

Affrontati questi due aspetti le soluzioni tecniche e ingegneristiche potranno essere individuate e scelte accuratamente in tutta la loro complessità: una opera ingegneristica da sola non è sufficiente perchè “non si può porre tutta l’attenzione sull’evento (alluvionale, ndr) e trascurare intanto il territorio”. L’ambiente va considerato nella sua complessità e non è più possibile ragionare per compartimenti stagni. Opere di ingegneria, cura del territorio, agricoltura periurbana, urbanistica, protezione civile, flood proofing e educazione ambientale, adattamento al rischio, resilienza: interconnettere tutti questi aspetti è l’unico modo per dare un futuro al nostro territorio ed evitare che il fiume ci sommerga ancora.

 

Economia Circolare-seminario La Filiera del bosco e l’agricoltura periurbana

La nostra associazione, da sempre interessata ai temi economico-ambientale ha partecipato al seminario “Filiera del bosco, manutenzione del territorio per la prevenzione del rischio  idrogeologico” tenutosi nella Sala della Giunta Nuova a Palazzo Tursi.

A partire dai primi mesi del 2015 saranno disponibili 314 milioni di euro facenti capo al PSR (Piano di Sviluppo Regionale) 2014-2020. Tra le priorità di questo piano incontriamo l’innovazione; la competitività in agricoltura e nella gestione delle foreste; le filiere agro alimentari; la salvaguardia degli ecosistemi. Nel nuovo psr troviamo tre nuove misure su cui l’Europa e la Liguria vogliono concentrarsi: l’avvio di nuove imprese, la costituzione delle associazioni di produttori e la cooperazione. La cooperazione consente di sostenere l’associazione di filiere, la costituzione di reti, poli e gruppi operativi del PEI (Partenariato Europeo per l’Innovazione) per l’avviamento di progetti pilota, lo sviluppo di nuovi prodotti, la creazione di filiere corte e la messa a punto di strategie locali di sviluppo.

La Liguria propone all’Europa (il psr deve essere approvato dalla Commissione) due tipi di pacchetti: un pacchetto Start Up a sostegno di nuove imprese o di nuove attività all’interno di imprese già esistenti; il sostegno alle competenze e alla formazione; gli investimenti in strutture; il sostegno alla nascita di nuove associazioni di produttori e alla cooperazione di filiere; misure volte a rimettere in moto il mercato fondiario. Il secondo possibile pacchetto riguarda la prevenzione del rischio idrogeologico e prevede il sostegno a nuove imprese o a nuove attività all’interno di imprese già esistenti, la definizione di accordi territoriali di cooperazione tra Comuni, altri enti locali e le imprese agricolo-forestali per la vigilanza e il ripristino; il sostegno all’acquisto di competenze e di formazione; il sostegno agli investimenti.

Il Progetto Sylva Med

Si è poi parlato del progetto Sylva Med di Regione Liguria attraverso le parole della dott.ssa Laura Muraglia, un progetto che coinvolge altri paesi dell’area mediterranea per i servizi e la gestione del bosco . Sono stati fatti esempi di gestione del bosco: utilizzo delle risorse non legnose del bosco (es. tesserina dei funghi); utilizzo sociale della foresta (passeggiata, outdoor e parchi avventura); uso del bosco per migliorare le risorse idriche (sostituzione di essenze con altre volte a migliorare la qualità delle risorse idriche); la gestione del bosco in aree a forte rischio idrogeologico (l’esempio del caso pilota ligure nelle aree delle Case Grilla a Ceranesi, del Rio Freghea a Mignanego e del Rio Riasso a Campomorone) nelle quali le risorse del bosco vengono utilizzate per la progettazione di piccoli impianti a biomasse e volte alla sostituzione progressiva del bosco ceduo. Il progetto è partito con l’obiettivo di creare una domanda e un aumento di domanda attraverso la creazione di un impianto a biomasse all’interno di una scuola. Si è dimostrato un risparmio del 50% rispetto alla centrale a gasolio della stessa scuola. Si sono voluti sottolineare i punti problematici di questo progetto: il grande numero di proprietari di terreni boschivi e la frammentazione fondiaria e il conseguente tempo passato per cercare di contattare e mettere d’accordo tutti i proprietari. Dopo un anno di lavoro preliminare si è riusciti a creare il Pro Consorzio Forestale del Genovesato, capace di gestire le aree, ottenere i cofinaziamenti europei e sperimentare gli schemi di pagamento per i servizi ecosistemici. In definitiva questo progetto coinvolge 22 proprietari, imprese e i 3 comuni (Campomorone, Ceranesi e Mignanego) con l’obiettivo di rendere il bosco una risorsa gestibile e multifunzionale.

I rischi delle centrali a biomasse.

L’intervento di Federico Valerio di Italia Nostra ha voluto portare l’attenzione sull’impatto delle piccole stazioni alimentate a biomasse. sottolineando alcuni aspetti importanti. Una centrale a biomasse è molto meno efficace rispetto a una stazione tradizionale a metano ed è preferibile solo in zone boschive non alimentate a gas e in cui esiste una filiera del bosco che possa rendere autosufficiente il ricorso alle biomasse del bosco: infatti, non avrebbe senso avere una stazione a biomasse che si alimentasse con materiale arrivato da lontano perchè così si creerebbe anche lo svantaggio di dover pagare e bruciare biomasse di atri paesi rendendo non più efficiente e sostenibile questo tipo di produzione di energia. Una stufa a gas infatti produce 0,2 giga joule di PM10 contro i 29 giga joule di una stufa a pellet e i 95 di una stufa tradizionale. Questi calcoli valgono sia per impianti con fattori medi di emissioni minori di 50 MWe che maggiori di 50 MWe. Una centrale da biomasse che produce 1 MWe ha bisogno di 10mila tonnellate di biomasse e pertanto per giustificare l’investimento di una centrale molto costosa è necessario avere la disponibilità di una enorme quantità di legno e biomassa senza dover successivamente rivolgersi ai mercati esteri per l’approvvigionamento. Pertanto, conclude Valerio, l’utilizzo migliore che si ricava dal bosco è quello della cippatura e del compostaggio.

L’agricoltura in aree periurbane

Riccardo Favero di Regione Liguria ha portato all’attenzione molti esempi di agricoltura periurbana e di filiera corta (come da lui ricordato con una felice espressione a KM meno 1) a Genova. Nel 1990 erano stati censiti oltre 1000 capi di bestiame bovino all’interno del comune di Genova. Chiaramente ora sono molto inferiori ma ricordare il censimento del 1990 può essere importante per dimostrare una importante vocazione di imprese agricole periurbane anche nel genovesato: oggi si assiste a fenomeni di ripresa di questo tipo di attività e alla nascita di nuove imprese e consorzi. Tra agriturismi, frantoi, caseifici, apicoltori, produttori agricoli e allevatori si contano oggi circa 1000 imprese agricole. Secondo i dati della Regione le attività sono piccole ma in crescita per merito di una domanda oggi in forte crescita.

Le biomasse cogenerative

L’ultimo intervento è stato di Sonia Sandrei di Enel Green Power che ha parlato della possibilità di implemento delle piccole centrali a biomasse che Enel vuole portare avanti tra il 2014 e il 2015. Si tratta di impianti da 200 o 300 KWe alimentati da filiera corta e dagli avanzi della produzione agricola locale (nel caso della Liguria oltre al legno, le vinacce e la sansa, scarto della produzione dell’industria del vino e dell’olio di oliva). Un impianto da 200 KWe occupa circa 300mq e circa 1000mq per l’area di stoccaggio delle biomasse. Si prospetta quindi un accordo tra mondo dell’agricoltura e quello della produzione di energie per l’utilizzo degli scarti di lavorazione finalizzato alla produzione di energia elettrica e riscaldamento attraverso accordi commerciali o joint venture. Si calcola (fonti Politecnico Milano-Rapporto efficienza energetica del dicembre 2013 e studi OIR 2013-2020) che i benefici netti dello sviluppo delle biomasse sarà di circa 3 miliardi di euro tra il 2013 e il 2020 e consentirà un aumento della manodopera diretta e indiretta per la gestione dei boschi e per la filiera bosco-legno-centrale che dovrà essere fortemente aiutato dall’Unione Europea.

Anche Oliviero Toscani per Ponte Carrega! C’era una volta il Bel Paese: il Bello e il Brutto raccontato per immagini come denuncia civile

oliviero-toscani-1 Il celebre fotografo Oliviero Toscani ha scelto per il blog “Fatto in Italia“, da lui curato per Il Fatto Quotidiano, anche una foto del cantiere Coopsette per il Bricoman di Ponte Carrega per raccontare per immagini cosa sta succedendo a quello che un tempo era considerato il Bel Paese. Una denuncia civile per testimoniare il Brutto e la fine del Bel Paesaggio all’italiana.

Questo nuovo riconoscimento del mondo della Cultura rafforza le nostre idee circa il tema del Cambiamento e il Valore del Bello. Le cose possono essere fatte con criteri che rispettino la dignità delle persone che abitano nelle aree di trasformazione ovvero senza questo tipo di percorso a cui corrisponde, inevitabilmente, un conflitto. Se la trasformazione viene confrontata con la cementifera nella sua piena attività è chiaro il miglioramento, ma se confrontata con i parametri e la tendenza europea allora si evidenzia l’inopportunità e l’arretratezza di certe scelte, un “costruire sul costruito” che prevede una riedificazione di tre volte il volume demolito: noi contestiamo il metodo con il quale sono state prese queste decisioni, non ascoltando a sufficienza la popolazione, senza una adeguata informazione e condivisione. Il contesto urbano e ambientale in cui si sviluppano le nostre esistenze dovrebbe essere la prima preoccupazione di un operatore che sceglie di investire in un’area di trasformazione, non solo il mercato. La preoccupazione delle Amministrazioni dovrebbe essere quella di farsi mediatrice tra i diversi interessi tutelando soprattutto la parte più debole, i cittadini, cercando di trovare una soluzione condivisa, non solo fare cassa con gli oneri di urbanizzazione, tanto più è grande l’opera e tanto più è l’incasso.

Riportiamo di seguito il link dove poter guardare le altre foto scelte dal celebre fotografo.

link al fattoquotidinao

Domani all’Arci 1°maggio “Recuperare la campagna invisibile”

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Per non dimenticare..

Non dobbiamo dimenticare: per questo vi offriamo la lettura automatica e il testo della delibera di Consiglio Comunale del 20 settembre 2011 nella quale venne approvata la variante urbanistica per il progetto Coopsette anche per conto del Bricoman Italia. La responsabilità di questa operazione va sempre riconosciuta e ricordata.

Clicca qui per avviare la lettura automatica della delibera consigliare:  http://www.amicidipontecarrega.it/documenti-pubblici/ConsiglioComunale34.mp3

Clicca sull’immagine per scaricare il documento integrale

Delibera34

Ricordiamo gli interventi più significativi di chi ha argomentato e contrastato l’approvazione del progetto  

…In particolare voglio rilevare che questi cittadini non sono stati auditi neppure dal Municipio e che due ex Presidenti della maggioranza erano presenti e hanno contestato sul piano del metodo proprio questo fatto. Ricordo, peraltro, che in questa zona insistono molte attività commerciali e artigianali. …” GRILLO G. (P.D.L.)

“…Indipendentemente dalla circostanza che questa delibera venga approvata da questo Consiglio, resta questo problema e durante il recente sopralluogo della Commissione Urbanistica abbiamo tutti avuto modo di ascoltare i timori dei residenti ma anche degli ex Presidenti dell’allora Circoscrizione, vecchi esponenti storici della sinistra locale, in merito alla inadeguatezza delle previsioni di questo progetto…” BERNABÒ BREA (GRUPPO MISTO)

“…Prima di tutto l’occupazione dell’area, che va senz’altro risanata ma che potrebbe andare a comportare degli oneri pesanti sulle attività analoghe in zona. A tale proposito abbiamo il parere nettamente contrario della Confesercenti, peraltro ripreso dall’Ascom. Esiste poi un problema di sicurezza del rivo e ci sono poi tante altre situazioni sulle quali ci siamo già intrattenuti in Commissione…” “…Non so bene come impatto come si rapportino i 14 mila metri quadrati ai visitatori che accederanno a quel sito, ma suppongo alcune migliaia al giorno. Siamo in una zona già densa di grandi mercati, mercati alimentari; prossimamente la zona della Guglielmetti sarà interessata da un’altra media struttura di vendita di tipo alimentare; poco più avanti verrà probabilmente installato il mercato del pesce; c’è tutta una serie di concessionarie auto che partono da Staglieno e arrivano a Molassana…. insomma, in buona sostanza è una zona già particolarmente caotica e densa di traffico e questo insediamento fra la struttura di vendita e le attività artigianali che sono previste andranno a implementare ulteriormente questo traffico…” BASSO (L’ALTRA GENOVA)

“..Intervengo per mozione d’ordine. Io vorrei sapere di cosa stiamo parlando perché l’assenza del Sindaco, che ha la delega all’Urbanistica, è un’assenza pesante: stiamo parlando di riconversione di un’area industriale e la Sindaco non è in aula! Vorrei sapere perché ha la delega all’Urbanistica!” CECCONI (P.D.L.)

Durante la discussione in Commissione è emerso, e comincia ad emergere anche dalla discussione di oggi in aula, che su questa pratica c’è stata scarsa partecipazione e che il parere del Municipio è stato espresso nel ristretto della Giunta del Municipio stesso. A questa osservazione l’assessore Vassallo ci ha detto che nel regolamento del Municipio non è specificato se debba essere una delibera di Giunta o di Consiglio: però, la regola è che quando una norma non è specificata si rinvia alle norme di carattere generale…” COSTA (P.D.L.)

Se questa pratica fino ad ora mi è sembrata fumosa il consigliere Cortese mi ha chiarito meglio perché ritengo sia assolutamente da rinviare. Come ha già spiegato il collega Costa, non è stata fatta la giusta procedura, e inoltre questa pratica per me è un “cavallo di Troia” perché dietro il nobile atteggiamento della Sinistra di dare spazio alle attività artigianali, viene creato un enorme centro commerciale [..], dimenticando che la Valbisagno sta cercando di risorgere, nonostante la crisi, da zona depressa per diventare una zona riqualificata: lo stesso comune, la stessa Comunità Europea hanno sovvenzionato questa zona, dando soldi ad ogni singolo negozio…. e ora voi cosa fate? nel tentativo nobile di ristrutturare una zona importante della città ammazzate tante piccole attività commerciali!..” “…avete già fatto l’errore con la Fiumara, ammazzando via Cantore, via Buranello, tutti i piccoli commercianti, a favore della grande Fiumara… e cosa è successo? via Cantore e via Buranello ormai non sono più strade per passeggiare perché sono diventate una sorta di bronx!” …“Voi sapete quello che state facendo, ed è per questo motivo che io chiamo questa pratica “cavallo di Troia”, perché dietro il nobile intento di dare lavoro e posto a nuovi artigiani, di cui non si sanno ancora i nomi, si vuole creare in realtà un nuovo grande centro commerciale!” LAURO (P.D.L.)

..Intanto l’ennesima variante: è comprensibile che qualunque piano abbia delle varianti di tanto in tanto, un’eccezione conferma una regola, ma un’eccezione continua significa che la regola non c’è più. Allora, proprio pensando ai commenti che la Sindaco ha reso nei giorni scorsi sul fatto della necessità di maggiori regole nella pianficazione del territorio, serve anche che quando le regole ci sono non siano oggetto di continue richieste di varianti perché allora il disegno che ne scaturisce evidentemente non è più un disegno come dovrebbe scaturire da un piano ma il collage di tante iniziative diverse. Spesso, peraltro, iniziative dei privati: noi siamo evidentemente favorevoli all’iniziativa privata ma quando i privati sono sempre gli stessi e altri privati vengono sempre scoraggiati..” “Altra questione di carattere generale sulla pianificazione è il tema del costruire sul costruito: cosa si può pensare quando una variante come questa prevede che si passi a costruire 50 mila metri quadrati su un costruito di 15 mila? Cioè quando da costruire è un fattore 3 rispetto al costruito? Non stiamo più costruendo sul costruito, la linea verde la stiamo barattando con qualche milione di oneri di urbanizzazione, peraltro in gran parte asserviti ad opere accessorie a quella stessa che è oggetto della proposta di variazione in esame. C’è quindi uno sconfessare del principio del costruire sul costruito, e al tempo stesso c’è surrettiziamente, nascosto ma neanche tanto, un cambiamento di destinazione d’uso perché è pur vero quello che dice l’assessore Vassallo, ossia che il 70% rimane area produttiva, sì ma il 70% di una superficie che viene moltiplicata per tre! Il 30% che invece va al commerciale corrisponde esattamente a 15 mila metri quadrati che sono l’esistente. Allora questa è in realtà una modifica di destinazione d’uso dall’industria al commerciale.” MUSSO (L’ALTRA GENOVA)

“..Le esperienze che abbiamo avuto nella Commissione Consiliare in loco ci ha mostrato chiaramente come vi siano dei problemi che come minimo la Giunta ha sopravvalutato: la viabilità, l’aumento incredibile di volumetria su cui si è espresso molto chiaramente il collega Musso. Se questo significa costruire sul costruito, veramente siamo rovinati, avremo un mare di cemento che colerà ovunque! BERNABÒ BREA (GRUPPO MISTO)

Bricoman Genova Ponte Carrega 1

Esito della votazione della proposta n. 42/2011: approvata con n. 25 voti
favorevoli, n. 18 voti contrari (G. Misto; P.D.L.; L’ALTRA GENOVA; U.D.C.;
L.N.L.).

 

Pontecarrega è arrivato fino alla Sorbonne di Parigi! Incomincia una importante collaborazione con l’università francese

Giorno per giorno l’interesse intorno alla nostra associazione cresce.

sorbonne

passarola Come riporta il titolo, i nostri tweet (che ci auguravamo arrivassero lontani, ma non speravamo così tanto!) le nostre attività sono arrivate in Francia, a Parigi.

Con grande sorpresa ed emozione abbiamo ricevuto la telefonata del prof. Sebastien Jacquot, ricercatore presso la più antica e più importante Università di Francia, la Paris 1-Sorbonne.

Jacquot si occupa di banlieu parigine e di periferie e già da alcuni anni studia per motivi accademici il Caso Genova e nel particolare il centro storico. Incuriosito dal nostro sito e dal nostro Manifesto (http://www.amicidipontecarrega.it/?page_id=460) e consigliatogli da chi ci segue da vicino, ha voluto incontrarci per farsi raccontare a viva voce la nostra storia, la nostra lotta di “periferia che vuole superare la periferia”: ne è scaturito un incontro che darà interessanti frutti e che pone le basi per una importante collaborazione internazionale che rafforza la nostra posizione e la nostra credibilità nello sforzo di estendere la nostra conoscenza e la nostra formazione culturale il più ampiamente possibile.

Questo incontro rende evidente a tutti il fatto che i temi da noi affrontati e discussi siano sempre più ascoltati e discussi. Noi descriviamo un caso piccolo e particolare come è il “caso Pontecarrega e della Val Bisagno”: si potrà quindi pensare a temi ristretti ai tipici argomenti da “comitato”, ma non è così.

Analizziamo il caso particolare per giungere a conclusioni generali e globalmente valide e condivise, anche in ambito accademico e in ambito europeo.

La famosa Agenda21 e la Carta di Aalborg, le chimere da cui dovevano ripartire Genova e la Val Bisagno del nuovo secolo, sono nate in Europa e rappresentavano il punto di inizio di un nuovo tipo di sviluppo per la città. Questo dettato è stato tradito e disatteso e ora incominciamo a pagarne le conseguenze, anche in termini di “pace sociale”. Parliamo di temi la cui sensibilità cresce di giorno in giorno: la cura del territorio e dei propri versanti, il lavoro di qualità e qualificante, il superamento del concetto di periferia e la Riscoperta del Bello, la democrazia partecipata.

Temi generalmente nuovi, o poco affrontati, di cui spesso si sente parlare solo in campagna elettorale. Come uno di quei frutti esotici di cui si vuole provare la polpa almeno una volta ma poi si scopre che non corrisponde ai propri gusti: così questi temi. Tutti devono almeno provare a parlarne ma poi si scopre che non vanno bene coi propri gusti. Come può sposarsi l’esotico gusto della sostenibilità con l’impellente bisogno di cementificare per dare lavoro agli amici costruttori? Come può abbinarsi il tema del lavoro di qualità e legato al territorio se bisogna favorire a tutti i costi determinati operatori che però sposano contratti di tipo flessibile o iterinale. Come poter sposare il gusto del Bello se come oneri di urbanizzazione chiediamo un parcheggio?

- Questione di gusti? -

Anche, ma è anche una questione di coerenza: quando si promuovono interessi particolari come si può pensare di essere credibili nel proporre interessi generali? Noi crediamo che non abbia alcun peso un percorso partecipato se non ci sono autorità garanti in grado di bilanciare le forze; infatti chi garantisce contro un’amministrazione che potrebbe favorire una particolare clientela piuttosto che il bene comune?

La partecipazione è soprattutto una questione culturale.

Essere periferia è uno stato mentale, come lo è essere provincia. L’amministrazione locale si pone, in un contesto europeo, con la sufficienza propria della provinciale, senza respiro di innovazione dovuto soprattutto ad un ritardo culturale e d’informazione. Il politico deve essere un bravo studente, deve aggiornarsi come un bravo professionista. Soprattutto a livello locale e decentrato il politico dovrebbe concentrarsi sui problemi del suo territorio: cosa serve discutere di politica monetaria internazionale se poi non si è in grado di risolvere i problemi più piccoli o peggio ancora se non li conosce neppure!

 

Due chiacchere con i ragazzi di Architettura

logounige La nostra associazione si caratterizza da sempre per la ricerca arch1 delle competenze. Siamo cittadini normali che si formano e cercano il confronto costruttivo con terzi, istituti di ricerca e università. Il nostro percorso è caratterizzato da questa impronta: anche oggi si è verificato questo e grazie all’amico Alessandro siamo entrati in contatto con il Dipartimento di Architettura della Scuola politecnica della Università degli Studi di Genova e la mattina del 19 marzo siamo stati invitati a tenere un seminario sulla Val Bisagno nell’ambito della lezione di Laboratorio di Progettazione del Paesaggio.

Abbiamo illustrato agli studenti la nostra attività, abbiamo descritto loro il nostro territorio e le operazioni speculative di cui noi e il nostro territorio siamo testimoni. Abbiamo descritto la Val Bisagno e Pontecarrega in un contesto europeo, quello descritto dalle linee dell’Agenda 21 e della Carta di Aalborg: lo abbiamo fatto nella consapevolezza che quella direzione è stata tradita e disattesa e che il modello di sviluppo proposto per la Val Bisagno sia oramai un modello superato e non più attuale (da alcuni decenni secondo noi). E’ stimolante parlare di questi contenuti davanti a studenti di diverse regioni e differenti origini, è stimolante parlarne davanti a ragazzi e professori la cui visione guarda all’ Europa e non alla provincia e agli “interessi particolari”.

Il ritardo culturale di Genova (e dell’Italia) di fronte a certi temi è allarmante. L’università è uno dei pochi luoghi dove permane un certo dinamismo intellettuale e con grande entusiasmo abbiamo colto l’occasione di poter incominciare a collaborare anche con loro, per un reciproco scambio di idee e confronto.

Sostenere che il futuro possa sostenersi sulle stesse basi di ieri significa due cose: non voler vedere l’evidenza di questa crisi strutturale della nostra economia; ovvero non essere in grado di vedere il cambiamento a cui la nostra economia si sta indirizzando, inevitabilmente, per cause macroeconomiche di portata mondiale.

Per questo riteniamo che sia auspicabile un ritorno progressivo all’utilizzo del territorio come risorsa che, allo stesso tempo, possa produrre ricchezza, posti di lavoro di qualità (qualificati e qualificanti) e possa porre un rimedio alla grande problematica del dissesto idrogeologico (che così, come affermato nel convegno di novembre scorso, può diventare una “risorsa per la città”).

Rispetto a questa visione si pongono in contraddizione le grandi operazioni speculative che deturpano e depauperizzano il nostro tessuto commerciale e sociale creando insanabili ferite per il nostro territorio: è il gigante che sferra l’attacco prima di crollare. Con la chimera di posti di lavoro (ma quali tipi di contratto?) e senza tenere conto che determinati tipi di attività non andranno a creare nuovi posti di lavoro ma andranno solamente a ricollocare impiegati in esubero da altre attività similari, si mantiene in vita un modello di sviluppo oramai sorpassato e in declino. Il futuro è già tracciato e va in direzione opposta rispetto ai grandi centri commerciali; la grande industria è oramai un lontano ricordo della Genova che fu ed è un futuro che non appartiene più a Genova (e forse all’Italia e a gran parte dell’Europa per cause macroeconomiche) e la grande distribuzione non potrà sostenersi in un mondo in cui si produce sempre meno e si consuma sempre meno (impoverimento della classe media; aumento dei pensionati in una città composta in grande maggioranza di over 65 con un potere di acquisto che via via sarà sempre minore a causa dell’abbassamento progressivo delle pensioni come conseguenza di contratti di lavoro non di qualità, mal retribuiti e flessibili). Oggi godiamo ancora dell’ultima parte di questa “golden age” ma bisognerebbe già pensare con la testa rivolta al futuro, al momento in cui il gigante sarà immobile e a terra, esanime. Per questo consideriamo le operazioni sul nostro territorio come il frutto di una miope visione politica che guarda agli effetti immediati (e nemmeno bene, a dire la verità!) piuttosto che a lungo termine. Una visione legata ad idee vecchie e ormai sorpassate. Idee legate a doppio filo ad un imperante provincialismo (più che all’Europa e ai nostri vicini) e all’inalterato mantenimento degli equilibri di potere e degli interessi di mercato dei soliti noti.

Con i futuri architetti e con i loro professori abbiamo voluto discutere anche della Responsabilità dei Tecnici: un architetto ha le stesse responsabilità degli amministratori. Per questo abbiamo voluto porre l’accento sulla mancanza di percorsi di condivisione con la cittadinanza. Siamo voluti partire dal nostro caso concreto e dalla mancanza di partecipazione nei processi decisionali legati al nostro territorio per dire che non si deve arrivare a scontri e conflitti insanabili ma che va fatto un percorso di mediazione per arrivare a soluzioni condivise tra tecnici, amministratori e cittadinanza. La mediazione va fatta da un’autorità garante che sia autorevole per entrambi le parti e che bilanci i rapporti di forza, da un lato un enorme potere politico-finanziario e dall’altra i cittadini.

“Non il possesso della conoscenza, della verità irrefutabile, fa l’uomo di scienza, ma la ricerca critica, persistente e inquieta, della verità”  – Karl Raimund Popper

TG3 Nazionale Fuori il TG, Ponte Carrega menzionato come cattivo esempio di urbanistica

Riportiamo lo stralcio della trasmissione TG 3 Nazionale del 18 marzo 2014 di Mezzogiorno che contiene un servizio sul nostro quartiere al minuto 17:00: http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-a1b4e6af-fbae-4f05-93e2-5a117ec58b34-tg3.html

Il servizio è particolarmente interessante soprattutto per l’autorevole intervento del Prof. Giovanni Spalla, noto professore architetto e urbanista, che spiega i motivi del dissesto idrogeologico e la mala urbanistica.

Riteniamo che non sia un caso se il servizio menziona le problematiche del quartiere di Ponte Carrega, fra la vicina valle del Rio Fereggiano e la costruzione della TAV del terzo valico. Particolarmente toccante sono gli interventi di due cittadini di Ponte Carrega che esprimono il disagio per aver affrontato tre alluvioni in quarant’anni e l’angoscia di vedere sorgere il nuovo ingombrante centro commerciale. – “Non mi piace, non lo vogliamo, non riusciamo ad accettarlo” – dice Susanna, ma questo è il pensiero diffuso nel quartiere, ormai forse anche il sentimento dell’intera vallata. Sappiamo che i lavori di messa in sicurezza dell’asta terminale del Rio Mermi non risolverà i problemi del quartiere che rimarrà comunque allagabile dal torrente Bisagno con le relative strade di accesso. Come ci hanno detto gli esperti, solo la costruzione del grande scolmatore potrebbe definitivamente risolvere il rischio idrogeologico, ma siamo lontanissimi dalla sua costruzione, nonostante questo si continua ad aumentare i volumi e le superfici agibili con nuove costruzioni con il risultato di aumentare il traffico e incentivare l’uso di mezzi privati. Come dicono gli stessi esperti intervistati nel servizio, occorrerebbe una inversione di tendenza con un piano di decostruzione e riduzione dell’abitato.

Secondo noi questi interventi urbanistici, pur regolarmente approvati, non vanno in questa direzione, rappresentano un incentivo all’uso dell’auto oltre alla dequalificazione del paesaggio con volumi che prima non c’erano. Al parere di questi tecnici, noi aggiungiamo che queste cose si sapevano perché già individuate nel 2004 dalla Provincia di Genova con la presentazione dell’agenda agenda 21 per lo “sviluppo sostenibile” per la Val Bisagno – che cita testualmente:

obbiettivo prioritario 2.3.1 “..incremento della qualità paesaggistica”

obbiettivo prioritario 2.3.3 “promozione di nuovi regolamenti edilizi orientati alla sostenibilità e all’uso di tecniche di bioedilizia”

obbiettivo prioritario – 3.1.2: “riduzione dei volumi di traffico dovuti a mobilità privata”

Ovviamente sono belle frasi, ma evidentemente se non trovano la giusta applicazione il risultato è lo sgomento, l’indignazione, fino ad arrivare alla ribalta della cronaca nazionale. Come associazione lavoreremo perché la nostra città non sia più menzionata in questi servizi.

Bricoman


TrafficoAPonteCarrega

(Traffico a Ponte Carrega, in un giorno di pioggia)

Politecnico per Pontecarrega e Piazza Adriatico

politecnico-di-milano-concorsi Dopo quasi due mesi l’ufficio cartografico del Comune di Genova e la Protezione Civile ci hanno trasmesso i dati cartografici di Piazza Adriatico e Pontecarrega per poter finalmente cominciare il progetto insieme al Politecnico di Milano. Per ottenere un file in formato dwg e in scala 1:1000 abbiamo dovuto sudare più del previsto ma la nostra perseveranza alla fine ha ottenuto il tanto richiesto materiale digitale.
Ora può cominciare il lavoro dei ragazzi del corso di Rischio Idrogeologico e Protezione Civile del Politecnico di Milano che dalla prossima settimana e fino a giugno studieranno Piazza Adriatico e Pontecarrega facendo uno studio di prefattibilità sull’impiego di tecniche di flood proofing nel nostro quartiere!
Buon lavoro!

Aggiornamento Rio Torre

 

Rio Torre.
Come riportato da Il Secolo XIX di oggi ieri la Giunta comunale ha approvato il progetto preliminare per l’adeguamento idraulico del rio Torre.

 

Leggi sempre sul Rio Torre:

http://www.amicidipontecarrega.it/?p=3300

Aggiornamento Rio Torre

 

Riportiamo di seguito la mail inviataci venerdì 14 febbraio 2014 dall’assessore ai Lavori Pubblici Gianni Crivello in seguito alla nostra richiesta di aggiornamento sulla sistemazione idraulica del rio Torre inoltrata il 17 gennaio 2014 in seguito alla riunione con l’assessore.

Gentilissimi,
 
in riferimento alla vostra richiesta, relativa alla messa in sicurezza di Rio Torre, sentititi gli uffici competenti, vi comunico quanto segue. 
 
-          Il progetto, redatto dai nostri uffici, è stato trasmesso alla Provincia per l’acquisizione del parere Tecnico di Bacino e il relativo rilascio del nulla osta idraulico;
 
-          In data 16.12.2013 è pervenuto il parere di compatibilità delle opere a progetto espresso dal Comitato Tecnico di Bacino della Regione Liguria;
 
-          A seguito di suddetto parere è in corso la verifica del progetto preliminare e la conseguente approvazione da parte della Giunta Comunale.
 
-          Successivamente si procederà alla stesura della progettazione definitiva che verrà sottoposta alla conferenza dei servizi.
 
Rimanendo a disposizione per qualsiasi chiarimento in merito, vi porgo cordiali saluti.
 
 
Giovanni Crivello
Assessore Lavori Pubblici
e Manutenzioni, Protezione Civile e
Rapporti con i Municipi

 

In data 19 febbraio 2014 abbiamo incontrato in sede di consiglio comunale l’ing. Pinasco del Comune, il quale afferma che il rio Torre andrà a gara a fine 2014; l’inizio dei lavori è, forse, previsto per fine 2014.

Comunicato stampa sul parere del consiglio superiore dei lavori pubblici

WWF Genova e Comitati – Comunicato Stampa – Parere CSLP scolmatore Fereggiano

Genova, 6 febbraio 2014

 

Lotta al dissesto idrogeologico: no, non si fa così!

 

Il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici stronca in modo clamoroso lo scolmatore del Fereggiano. Lo stronca perché ci vuole troppo tempo per realizzarlo, i costi sono sottostimati, la copertura economica è molto carente, gli studi sono vecchi, non considerati gli impatti, non si è certi che intercetterà tutta l’acqua ed anzi c’è il rischio che vada a creare problemi da altre parti (vedi la falda di Terralba). In aggiunta, il CSLP stigmatizza anche la definizione di “primo lotto dello scolmatore del Bisagno” in quanto è lampante che con esso non c’entri nulla: insomma, un maldestro tentativo di gioco delle tre carte e così “fregare” i cittadini genovesi additando i dubbiosi come i soliti contestatori di professione.

Siamo alle solite: abbiamo dei gravi problemi e le soluzioni sono da apprendisti stregoni; ci attendiamo che qualche testa di alto livello cada, anche se la cifra di questa amministrazione è la mediocrità più assoluta e quindi siamo pressoché certi che la nostra sarà un’attesa vana.

Come insieme di associazioni e comitati, abbiamo cercato di indicare strade diverse con il nostro evento dello scorso 8 e 9 Novembre ed in particolare durante il convegno a Palazzo Ducale abbiamo proposto un’idea progettuale alternativa allo scolmatore del Fereggiano, bellamente accantonata dagli assessori presenti seppur ritenuta interessante da uno dei Professori intervenuti. L’assessore Garotta ha detto che si applicava il Piano di Bacino in quanto era il primo lotto dello scolmatore del Bisagno (sigh!) mentre l’assessore Crivello ha detto che c’erano da prendere i soldi del “Piano Città” grazie a questo (doppio sigh!) progetto definitivo.

Purtroppo sembra che l’assessore intenda andare avanti minimizzando la stroncatura e trincerandosi dietro il valore “solo” consultivo del parere. Ed il fatto che in sede di Conferenza dei Servizi non siano uscite fuori nuove spese ci lascia molto preoccupati visti i tanti aspetti non chiari di questo progetto.

Ma durante il convegno abbiamo proposto anche un metodo diverso rispetto a quello dell’apprendista stregone e cioè costruire collettivamente come comunità le soluzioni in modo partecipato. In altre parole, per la lotta al dissesto idrogeologico non servono leggi ad hoc che funzionano come una lotteria in cui si tirano fuori dai cassetti progetti pronti per ogni occasione.

Il rischio che si corre a replicare cose come il Piano Città è che si perda ancora più tempo; e menomale che il CSLP si è “accorto” che il progetto non andava perché altrimenti avremmo anche speso soldi vanamente.

Siamo dunque terrorizzati dalle affermazioni del Presidente Burlando quando dice di avere nei cassetti decine e decine di progetti già pronti in attesa di essere finanziati. Non è così che si fa, ogni progetto deve essere costruito insieme alla comunità di riferimento dove esperti, tecnici, amministratori e cittadini potranno esprimere e condividere le soluzioni, creando anche una forza sociale rilevante rispetto alla richiesta di finanziamento, diffondendo al tempo stesso la cultura della tutela del territorio.

Sapranno i nostri amministratori cambiare il loro modo di fare politica? Dubitiamo, sta a noi cittadini riprendere in mano il destino delle nostre vite e della nostra città.

WWF Genova

Associazione Amici di Ponte Carrega

Comitato Protezione Bosco Pelato

Associazione Vivere in Collina – Quezzi

Comitato NoCememntificazione Terralba-Genova

 

 

Commissione V Territorio del Comune di Genova a Ponte Carrega

A seguito della ns. interrogazione consiliare mercoledì 5 febbraio 2014 la commissione territorio del Comune di Genova si è riunita a Ponte Carrega per un sopralluogo.
Nel video si vede l’architetto De Fornari illustra il progetto ai consiglieri comunali presso il circolo A.R.C.I. Ponte Carrega. In seguito è cominciato il sopralluogo nel quale abbiamo insistito nell’illustrare a tutti i consiglieri comunali presenti (una ventina circa) le problematiche legate alla variante. In questo modo abbiamo potuto approfondire la questione con tutti i gruppi consiliari di maggioranza e opposizione chiarendo i dubbi e le perplessità riguardanti l’aspetto tecnico e idrogeologico della variante. Alla fine abbiamo avuto un incontro con il segretario provinciale del Pd Alessandro Terrile.

http://youtu.be/VXq5_hxlDBo

Scolmatore Fereggiano: tutto da rifare? Le critiche del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici

Il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici evidenzia alcune criticità del progetto definitivo sul Mini scolmatore del Fereggiano. Il progetto, inoltrato ad agosto, ha ricevuto le dovute osservazioni a fine dicembre ed ora, grazie al professor Rosso e ad Antonio Bruno, siamo in grado di fornirvi il documento completo (69pagine) in formato pdf.

Uno dei passi che più sembrano confermare le tante critiche di cui questo progetto è stato oggetto fin dal convegno di novembre riguarda alcuni aspetti idrologici: in particolare il parere tecnico alla pagina 47 sottolinea come “la portata di dimensionamento dell’opera sia stata definita in maniera convenzionale senza sviluppare un apposito studio idrologico riferito ai bacini idrografici di interesse”. Come dire che sul bacino del Fereggiano, del Rovare e del Noce non siano stati effettuati studi adeguati ad un’opera del genere; un’opera, vogliamo sottolinearlo, dal valore di 45milioni di euro per la realizzazione del solo primo stralcio del primo lotto cioè la sola captazione del rio Fereggiano. La captazione del rio Rovare e del Rio Noce rappresenta il secondo stralcio del primo lotto e ha un costo aggiuntivo di 13 milioni e trecentomila euro per un costo complessivo del primo lotto pari a euro 58,3 milioni. Questo secondo stralcio del primo lotto è da destinarsi ad una seconda fase mediante l’impiego dei ribassi di gara (cfr pag. 29) mentre il secondo lotto è rappresentato dal prolungamento dello scolmatore fino alla Sciorba.

La relazione prosegue mettendo il dito su quella che sembra la più grave mancanza di questo progetto che sembra non tenere adeguatamente conto dei processi di cambiamento climatico in atto da diversi anni affermando che “le stime del tempo di ritorno della portata di progetto definiscono probabilmente in modo non sufficientemente preciso per il rischio residuo di inondazione per incapacità dell’opera di scolmo di convogliare la portata in arrivo da monte”. Se non si tratta di bocciatura, poco ci manca: il progetto viene accusato di essere stato fatto su stime, calcoli e previsioni dello scorso secolo (sulla base di tabelle vecchie di 30anni, cfr pag. 48)

Il Consiglio Superiore inoltre sottolinea un altro aspetto molto importante, da noi sottolineato durante il Convegno. Nella relazione geologica, a pagina 54, si sottolinea la necessità di valutare la interazione tra le possibili frane, già verificatesi durante l’alluvione del 4novembre, e lo scolmatore. Occorre pertanto prevedere “interventi mirati a mitigare l’erosione sui versanti e/o stabilizzare pendii a rischio di frana a causa di eventi pioggia eccezionali”: chiaramente la concomitanza, non così eccezionale come dimostrano i recenti esempi, di una frana e di una piena del fiume “comprometterebbe di fatto la funzionalità delle opere previste”.

Altro elemento che, a parere del Consiglio merita maggiori approfondimenti, è quello riguardante l’utilizzo dei materiali e la “durabilità della superficie interna del rivestimento di galleria con particolare riferimento ai possibili fenomeni di abrasione in relazione ai valori di scabrezza di progetto”: è previsto che lo scolmatore del Fereggiano lavori in maniera ottimale “in pressione” e che in caso di eventi meno rilevanti rispetto ad episodi di piena (quelli per intenderci con tempo di ritorno di 25-35 anni) il deflusso mostri comportamenti instabili sollecitando continuamente e pericolosamente la superficie di rivestimento della galleria (pag.49) e quindi portandola velocemente ad una sua rapida erosione e rovina. Per questo motivo sarebbe fondamentale a nostro avviso, che nel computo di spesa complessivo venisse già inserita una clausola recante un preventivo dei costi di gestione e di manutenzione di un’opera che per il suo corretto funzionamento avrà un alto costo di manutenzione.

Altro punto problematico evidenziato dalla relazione sembra essere quello dello sbocco a mare (pag 50): va

verificato infatti, si legge nella relazione, il funzionamento che consideri le portate contemporaneamente in arrivo dalla galleria Fereggiano e dalla galleria Bisagno, allo scopo di quantificare il rigurgito che può interessare questa ultima”.

Il fatto, poi, che lo scolmatore, funzioni in pressione (caso unico al mondo) può compromettere il corretto funzionamento dello stesso nel caso in cui la piena sia contemporanea ad eventi meteo marini intensi: per questo Il Consiglio Superiore chiede di approfondire questa criticità come era stato, del resto, già prescritto per il progetto definitivo dello scolmatore del Bisagno nel 2007 (pag.51).

Il Consiglio esprime ancora un’altra perplessità riguardo le opere di presa dello scolmatore originariamente previste in maniera ottimale nel progetto del 2007 attraverso numerose simulazioni e la prevista realizzazione di una vasca con gradino che aveva la funzione di trattenere i corpi flottanti e la gran parte dei solidi trasportati dalla corrente. Il progetto attuale invece prevede un ridimensionamento delle dimensioni generali e la conseguente sostituzione del gradino di fondo con il restringimento che, così come previsto oggi, non sarebbe più in grado di trattenere adeguatamente quanto trasportato dalla corrente.

(si ringraziano il Prof. Rosso del Politecnico di Milano e il cons.comunale Antonio Bruno)

Parere Tecnico del Consiglio Nazionale dei Lavori Pubblici sullo Scolmatore Fereggiano.

Mercoledì 5 febbraio Commissione consiliare del Comune di Genova a Pontecarrega

A seguito della nostra interrogazione consiliare e della riunione dei capogruppo nel consiglio comunale di due settimane fa, domani alle 14:30 la V Commissione-Territorio del Comune di Genova si riunirà a Pontecarrega per un sopralluogo presso il cantiere Bricoman.

http://www.comune.genova.it/content/seduta-05022014

commissione mercoledì' 5 febbraio

Perchè. La ragione dei disastri. Un libro del prof. Giovanni Menduni

“Perchè. La ragione dei disastri”.
Un e-book del nostro caro amico, il Professor Giovanni Menduni del Politecnico di Milano. Un’opera assolutamente da leggere per meglio comprendere il tema del dissesto idrogeologico in Italia.

La trama del libro:
Il nostro Paese, ormai tutti lo sanno, si presenta come una sorta di show room del rischio naturale. Il territorio di tutte le venti regioni e quello di più o meno tutti gli oltre ottomila comuni, è soggetto a qualche forma di minaccia: frana, alluvione, subsidenza, allagamento, incendi boschivi, tsunami. Pure gli uragani, come si è visto a Taranto nel novembre del 2012, non mancano. Per non parlare dei terremoti che, per diverse ragioni costituiscono un capitolo a parte e dei quali, in questo libro, non tratteremo. Non ci facciamo mancare nulla, e si tratta di un rischio che si materializza con straordinaria frequenza in eventi drammatici, con danni ingentissimi e talvolta, purtroppo, vittime. L’Italia è stato anche un paese che ha seriamente provato a mettere a posto le cose. Ha dedicato tempo, denaro, intelligenza, a sviluppare una propria politica originale e autonoma che potesse governare questo problema. Ha anche segnato alcuni risultati importanti, battaglie volte a proprio favore in una guerra che, oggi come oggi, si presenta tuttavia ancora lunga, faticosa e tutt’altro che vincente. Anzi, diciamoci pure che la questione è messa piuttosto male e possiamo constatarlo pressoché ogni giorno. Questo libro si domanda il perché, anzi i perché di questa situazione e cerca di proporre anche qualche risposta. L’Autore ha vissuto in prima persona, e sotto diversi ruoli, molti passaggi di questa storia. Si tratta dunque di un pensiero “di parte” che ricalca i frutti di una storia personale e che, per questo, non pretende di offrire una trattazione organica e completa della materia dal punto di vista tecnico, giuridico o storico. E’ una visione sostanzialmente contro corrente che si oppone ad alcuni stereotipi che nel tempo sono andati a consolidarsi nel pensiero collettivo. Tra questi l’atteggiamento fideistico nei confronti delle opere di ingegneria, trascurando al contempo il governo del territorio e il ruolo attivo delle comunità nell’affrontare la difesa dalle calamità.
http://libreriarizzoli.corriere.it/Perch-.-Le-ragioni-dell-Italia-dei-disastri-e-qualche-idea-per-cambiare-le-cose/KpqsEWcVQjsAAAE93W9mhAFv/pc?CatalogCategoryID=Q62sEWcW7XcAAAEryr0dhq_J&Root=eBook

Contro il cemento un esposto: l’articolo de Il Corriere Mercantile sul cantiere Bricoman e la replica dell’ass. Crivello

 

Un esposto alla Procura della Repubblica per chiedere ai magistrati di accertare eventuali responsabilità per quanto accaduto il 26 dicembre scorso cantiere in corso per la costruzione dell’edificio Bricoman.Lo hanno depositato ieri gli amici di Ponte Carrega che continuano la loro battaglia contro il cemento nella vallata simbolo del dissesto idrogeologico e dei danni provocati alla cementificazione.Già il 26 dicembre gli Amici di Ponte Carrega avevano lanciato l’allarme per gli allagamenti che si erano verificati nell’area del cantiere per le masse d’acqua e fango che da li avevano raggiunto le case della zona.Gli abitanti hanno raccolto poi tutto il materiale necessario documentare quanto accaduto e hanno depositato tutto in Procura chiedendo ai magistrati di indagare. Per costruire il nuovo edificio estate sbancata una collina e ora sono presenti grande accumuli di terra a seguito della movimentazione delle terre scrivere 26 dicembre gli amici ponte Carrega il fango visto l’acqua aggiungere sfondi di passo ponte Carregaa seguito della movimentazione terre -scrivevano il 26 dicembre gli amici ponte Carrega -il fango misto ad acqua giunge presso i fondi di passo ponte Carrega
Cosa succederebbe in caso di pioggia forte come quella del 4 novembre 2011? E la preoccupazione di abitanti aumenta di fronte alla possibilità che l’amministrazione comunale approvi la variante urbanistica presentata dal gruppo coopsette per realizzare anche tra l’altro un parcheggio di struttura coperto di circa 6600 metri quadrati davanti all’edificio Bricoman.Proprio per cercare di sensibilizzare l’amministrazione e convincere la Giunta a bloccare questa variante, gli amici di Ponte Carrega hanno consegnato martedì scorso a tutti i gruppi consiliari del consiglio comunale un’interrogazione molto articolata nella quale illustrano la situazione della zona e quali sarebbero gli effetti della costruzione di un ulteriore superficie impermeabile e chiedono di argomentare le ragioni di questa eventuale scelta. E se la variante sarà comunque approvata, fanno sapere di essere pronti a rivolgersi al TAR.

CORRIERE MERCANTILE DEL 23/1/2014

 

La replica dell'ass. Crivello

La replica dell’ass. Crivello

Esposto in procura per gli avvenimenti del 26/12/2013

Ieri abbiamo raccolto le diverse testimonianze e preoccupazioni degli abitanti di Ponte Carrega e Piazza Adriatico riguardo l’effettivo stato della situazione di rischio idrogeologico del nostro quartiere. Le abbiamo presentate con un esposto alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Genova.

La domanda è semplice, visto quanto è accaduto il 26 dicembre 2013, documentato con fotografie e video, a seguito di una pioggia forte, ma non eccezionale. Cosa succederebbe in caso di precipitazioni simili a quelle che hanno colpito la scorsa settimana il levante cittadino o peggio come quella del 4 novembre 2011?

Con la movimentazione delle terre e gli sbancamenti effettuati nel vicino cantiere, avvenuti dopo il 4 novembre 2011, come sono cambiati gli scenari di rischio, sono rimasti gli stessi rispetto a prima? Sono state adottate tutte le misure di tutela e precauzione per evitare aggravio di danni in caso di alluvione?

A queste domande da circa un anno stiamo cercando una risposta ma nessuna autorità ha dato una risposta formale e soprattutto certa. I lavori di messa in sicurezza sono iniziati ma il fango sembra arrivare alle case con più frequenza di prima. E’ normale tutto questo?

In realtà una risposta certa è arrivata dal Vice Sindaco Stefano Bernini, ovvero l’intenzione di concedere una variante al progetto in corso d’opera che prevede una nuova struttura oltre a quella già approvata con un nuovo asse viario che da Via Fratelli Chiarella si sviluppa in aderenza a Via Gambaro di Montesignano, affiancando e sovrastando la stessa via, in parte anche con una struttura tipo viadotto.

Secolo WEB

Esposto

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Il Secolo XIX, prima pagina Genova