Archive for Rischio idrogeologico

Ordinanza 439/2015 del Comune di Genova

Ordina

Sotto l’albero gli abitanti di Ponte Carrega e Piazza adriatico hanno trovato un nuovo regalo, l’ordinanza 439/2015 del Comune di Genova ( link qui che impone l’evacuazione dalle proprie abitazioni collocate al piano terra in caso di allerta idrogeologica tipo arancio e rossa (ex. allerta 1 ed ex. allerta 2)

Uso

                              (clicca sull’immagine per leggerla)

Non è una novità perché questa ordinanza conferma quella precedente, la N° 258/2012 ma al tempo non erano ancora partiti i lavori di messa in sicurezza del torrente Rio Mermi, inoltre era stato dichiarato lo stato di emergenza dopo l’alluvione del 2011. Uno stato di emergenza che non ha comunque impedito ai cantieri Coopsette di sbancare una collina per far spazio al nuovo centro commerciale nelle aree ex Italcementi collocate poco sopra alle aree dichiarate allagabili.

Ricordiamo che il torrente Rio Mermi, responsabile degli allagamenti di Ponte Carrega e Piazza Adriatico, doveva essere messo in sicurezza con i lavori previsti come onere di urbanizzazione per la costruzione del nuovo edificio (Bricoman) per un importo di 2.167.436,38 euro di soldi pubblici.

 

L’ordinanza emessa a fine dicembre 2015 conferma che nonostante questi imponenti lavori le zone limitrofe al nuovo centro commerciale sono rimaste PERICOLOSE tanto da dover riconfermare le stesse drastiche misure adottate nel 2012 dopo l’alluvione del 2011. In questo modo si conferma la necessità per gli abitanti degli appartamenti collocati ai piani terra di evacuare le proprie abitazioni in caso di allerta arancione e rossa  per gravi motivi di rischio per la propria incolumità. Nulla è cambiato dal 2011.

Per noi non è una novità, sapevamo da tempo che i lavori di adeguamento sono serviti esclusivamente per mettere in “salvo” l’area del nuovo centro commerciale che è stata alzata artificialmente di circa 10m con un enorme movimentazione di terre. 

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In questo modo le aree del centro commerciale collocate a monte dei centri abitati non sono più allagabili, ma per le aree collocate a valle cosa è successo?. Se consideriamo che l’ultimo ponte stradale del Rio Mermi, collocato all’imbocco del torrente Bisagno non è stato toccato e non sembra nemmeno avere il franco idraulico necessario per il corretto defluire delle acque, si potrebbe ipotizzare un peggioramento delle condizioni di rischio e non un miglioramento. A monte, con la costruzione del centro commerciale è stata impedita ogni esondazione, tutta l’acqua che prima veniva dispersa in una vasta zona ora giunge a valle più copiosa e rapidamente di prima, ma nel ponte l’acqua trova l’imbuto di sempre, cosa mai succederà a valori di pioggia simili a quelli del 2011?

Mermi

 

I lavori di adeguamento, pagati con soldi pubblici, non sono serviti per mettere in sicurezza le aree a valle del centro commerciale e l’ultima ordinanza emessa a ridosso della fine del 2015, a lavori finiti e collaudati, lo conferma ufficialmente. Le aree a valle del centro commerciale rimangono a rischio.

Ordina

Per Piazza Adriatico si potrebbe obbiettare che il torrente Torre, corresponsabile degli allagamenti del 2011, non è stato ancora adeguato. Ma questo non vale per le zone di Ponte Carrega collocate sulla sponda destra del torrente Mermi. Nella sponda destra gli allagamenti sono sempre stati provocati solo dal Mermi stesso.

Se consideriamo che anche la nuova viabilità per accedere al centro commerciale non è idonea a garantire sicurezza dal momento che al primo evento di pioggia di settembre 2015 la viabilità si è completamente allagata (per fortuna era notte e non giorno), viene da chiedersi a cosa sono serviti i lavori di adeguamento, se non al centro commerciale stesso! Ma allora perché li abbiamo pagati noi con soldi pubblici!

Viabilità a rischio inondazione

Secondo noi prima di riconfermare questa ordinanza l’amministrazione avrebbe fatto bene a convocare in assemblea le persone interessare e spiegare meglio i motivi di tale necessità, perché dopo la conclusione di lavori di “messa in sicurezza” così impegnativi e costosi., ci si aspettava un miglioramento delle condizioni di disagio e non una loro conferma.

Ma evidentemente questo interessa poco, l’importante è ordinare e assolversi da ogni responsabilità.

Qui sotto la conferma dell’Assessore Crivello che i lavori di messa in sicurezza del Rio Mermi e del Rio Torre, non sono sufficienti a mettere in sicurezza le zone collocate a valle del Centro Commerciale. L’Assessore ammette che esiste il problema delle sponde del Bisagno che non sono adeguate, ma se è così significa ammettere che tutto il traffico verso e in uscita al nuovo centro commerciale avviene in zone allagabili.. con migliaia di persone in più che vanno a frequentare quelle strade… come è possibile che non sia aumentato il valore esposto? (il centro commerciale rimane aperto anche con allerta rossa – massima allerta)

Poi ci sono anche ruscellamenti dietro il nuovo insediamento, ma se è così, se non sono stati risolti prima dell’apertura del nuovo centro commerciale, il sito come può essere considerato sicuro, il valore esposto non dipende da quante persone sono state attratte vicino a ruscellamenti e allagamenti di vario genere?

Tursi: “Mai più centri commerciali in aree industriali dismesse”

CentriCommerciali

Repubblica 2 Lunedì 7/12 la Repubblica ha pubblicato un articolo con il seguente titolo “Centri Commerciali lo Stop di Tursi, mai più in aree industriali dismesse” <Link qui>

La Repubblica, 7 dicembre 2015

La Repubblica, 7 dicembre 2015

Un titolo che annuncia un cambiamento di tendenza da parte delle nostre amministrazioni che fino poco tempo fa sostenevano il contrario: basta rammentare un altro articolo che sempre la Repubblica aveva pubblicato il 22 aprile 2014, non molto tempo fa: “Molassana,  Bricoman fa già discutere “Un mostro, ma porta lavoro“. A questo titolo occorre ricordare quanto affermato dal presidente del Muncipio media Val Bisagno, Agostino Gianelli: “Non sarà il massimo ma forse qualcuno ha dimenticato cos’era l’Italcementi“. Questo post lo scriviamo dopo che anche l’amministrazione comunale ha manifestato ufficialmente l’intenzione di cambiare rotta sulle scelte di riconversione delle zone industriali dismesse in grandi centri commerciali, come da tempo, portando anche esempi e contributi esteri (http://www.amicidipontecarrega.it/2014/07/02/la-morte-dei-centri-commerciali/), la Associazione Amici di Ponte Carrega sostiene. Con queste considerazioni vogliamo sottolineare che non abbiamo affatto dimenticato cosa era lo stabilimento Italcementi e soprattutto che cosa ci aspettavamo da una riconversione urbana decisa dopo circa cento anni di sacrifici imposti alla vallata con la presenza di uno stabilimento inquinante e invadente come quello dell’ex cementificio di Ponte Carrega. A queste considerazioni occorre sottolineare che non era solo questo perché certamente con il disagio c’era anche la produzione e con quella il lavoro a un indotto di migliaia di lavoratori. E’ proprio perché abbiamo memoria di questo fatto che la sua riconversione meritava un approfondimento più serio sul proprio destino.

Cementificio

Ingresso Ex Cementificio Italcementi

Senza dubbio l’aspettativa sulla riqualificazione era diversa da quella che lo stesso Sindaco Marco Doria nella trasmissione Report di Rai3 ha definito “un riutilizzo dell’area e non una vera e propria riqualificazione. Il cambiamento di rotta dell’amministrazione comunale ci ha sorpreso perché non dimentichiamo che fino a qualche mese fa, la stessa non sembrava contraria alla riconversione delle ex-Officine Guglielmetti in una nuova Coop con annesso albergo e posteggi “di interscambio” in bella vista sopra la copertura dei nuovi edifici. Questo progetto ora è stato bloccato dai tecnici del piano di bacino della Regione Liguria, per l’evidente allagabilità delle zone, ma non sfugge come questa prescrizione, che afferma un principio di precauzione a favore della sicurezza dei cittadini, non sia stata adottata prima. Ora ci aspettiamo un dibattito pubblico sulla destinazione di quell’area con il coinvolgimento della cittadinanza.

Viabilità a rischio inondazione

La rotonda di Ponte Carrega appena costruita e già allagata la primo evento di pioggia del 2015

Clicca <qui> per vedere il servizio di Report

Clicca <qui> per vedere il servizio di La7

Forse il cambiamento di rotta dell’attuale amministrazione comunale avviene dopo il palese fallimento del modello imposto come soluzione alla crisi industriale con la riconversione delle aree industriali in centri commerciali,

CentriCommerciali

Video di La7 sulla sorte dei centri commerciali in Italia

un modello che a Genova ha avuto il suo apice con la Fiumara, ma che poi si è rapidamente esaurito rendendo queste operazioni poco redditizie fino al suo naufragio simboleggiato dal mostruoso edificio di Ponte Carrega che ha la singolare forma di una nave, una scatola di c.a. 49.000 mq di superficie dalle dimensioni 300x60x40 m. appoggiata a pochi metri dal torrente Rio Mermi in un’area golenale di fondo valle. IMG-20150717-WA0001 Questo modello perpetuato dai costruttori senza una reale esigenza da parte del mercato immobiliare si è palesato di fronte alla crisi immobiliare: il costruito non si riesce a vendere (prezzi alti visto l’alto costo di produzione, altri magazzini vuoti in vallata, mancanza di un polo trainante, crisi economica) essendo palesemente inutile, inadeguato e sproporzionato alle esigenze richieste dal territorio. pertanto l’edificio rimane (per ora, in attesa di liquidazioni varie) invenduto e vuoto per 2/3 e risulta essere stato tra gli ultimi lavori della impresa costruttrice, Coopsette, che da questo lavoro e da altre operazioni similmente fallimentari, non si è più ripresa finendo infine il mese scorso in liquidazione coatta e lasciando a casa centinaia di lavoratori (55 a Genova). Questa tendenza a costruire a ogni costo senza una reale domanda, non è stata sufficientemente mitigata dalle autorità comunali che dovevano vigilare sulla pianificazione urbana e alla fine il risultato è stato un fallimento su molti fronti: aziendale, con errori di strategia aziendale non adattabili ad una crisi economica di questo genere (un edificio presumibilmente non progettato per la Val Bisagno, con tecniche di costruzione volte a salvaguardare rami d’azienda in difficoltà, nello specifico il comparto prefabbricati); politica, con la classe dirigente genovese che non è stata in grado di leggere la crisi (a dirla tutta molti non sono nemmeno stati in grado di leggere il progetto, “Pensavamo fosse più piccolo”!), nè di salvaguardare posti di lavoro favorendo un modello di sviluppo sorpassato e non adattabile alla crisi (e non contiamo, in questo ambito, i posti di lavoro perduti per la chiusura di piccoli rivenditori dei materiali edili etc, se ne contano già 3 in pochi mesi contro i nuovi contratti proposti da una catena multinazionale). E tutto ciò senza contare l’errore urbanistico e l’errore ambientale, frutto della stessa maggioranza politica che ora si strappa i capelli per un Piano Casa che non è certo peggiore di quello di stampo burlandiano sul quale nessuno aveva mai osato proferire parola e che dimostra ancora una volta come sia solo lo scontro ideologico a muovere la Politica e non l’interesse comune. Dietro a questi errori ci sono le necessità di incassare oneri di urbanizzazione da mettere nei bilanci di spesa corrente dei comuni. L’affermazione che questi “mostri” di cemento portano lavoro è palesemente falsificata dai dati reali e infatti le prime vittime di questo procedere sono stati proprio i costruttori che non si sono adeguati al cambiamento in corso imponendo alla collettività un costruito che poi non sono riusciti a vendere procedendo verso la strada del fallimento.

Il Secolo XIX, 30 ottobre 2015

Il Secolo XIX, 30 ottobre 2015

vedi: <articolo 7 novembre 2015 – il fatto quotidiano > Noi crediamo in un altro modello rispetto a quello propinato da anni da queste amministrazioni “paternalistiche” che in nome del “portare lavoro” hanno in realtà negato reali percorsi di partecipazione ai cittadini decidendo le sorti di molti quartieri nelle sedi ristrette di qualche partito. Un atteggiamento non democratico perché è la pratica della “dittatura della maggioranza”. Così dal nulla sono sorti i “mostri” come quello di Ponte Carrega, che contrariamente agli slogan propagandistici dei soliti partiti non hanno portato lavoro ma lo hanno solo spostato: <articolo 16 marzo 2015 – Genova24> Noi non crediamo affatto a questo tipo di sviluppo. Il lavoro, “quello vero”, lo si ottiene nella salvaguardia ambientale e nel rispetto della cultura e della bellezza in ogni sua forma. Sviluppo sostenibile e alla tutela dell’ambiente, arte e bellezza, queste le vere chiavi di svolta che potrebbero far crescere l’occupazione, anche nel settore dell’edilizia. Esiste un patrimonio immobiliare tutto da riqualificare, intere porzioni di città da rendere belle, fruibili, sicure, senza creare “nuovi mostri” visto che ci sono già sufficienti errori urbanistici da cancellare su cui lavorare per i prossimi cinquanta anni. Questo percorso di riqualificazione non può prescindere da una reale partecipazione e coinvolgimento dei cittadini e a una maggiore attenzione alle esigenze del nostro fragile territorio e delle nostre fragili, socialmente discutendo, “periferie”.   Tornando alla proposta dell’Assessore Piazza: questo cambio di prospettiva ci conferma  l’attualità e la preveggenza, da un punto di vista dello sviluppo economico e urbanistico, delle proposte della nostra associazione che da anni va ripetendo la necessità di un cambio di strategia della città, partendo dalle sue aree industriali dismesse e dai suoi vuoti urbani. Ciò che l’amministrazione comunale intenderà fare nell’area dell’ex Mercato di Corso Sardegna e della ex Caserma Gavoglio potrebbe andare in questo verso: sono due prove importanti, spartiacque tra passato e futuro della città. Se questo cambio di passo sarà portato avanti in modo inclusivo, insieme a tutta la cittadinanza, potrà essere una svolta nell’amministrazione della città e del futuro sviluppo della stessa. Gli elementi per valutare questo possibile cambio di strategia politica sono però ancora troppo pochi per dare un giudizio più completo sulle dichiarazioni della Giunta comunale: attendiamo un prossimo passo e soprattutto un serio dibattito, che tenga in considerazione sia gli aspetti economici che quelli urbanistici, sulle destinazioni d’uso delle aree dismesse della città. “Noi crediamo nel potere illimitato delle forze spirituali: Amore, Verità, Giustizia, Bellezza. Gli uomini, le ideologie, gli Stati che dimenticano una sola di queste forze creatrici non potranno indicare a nessuno il cammino della Civiltà“. (tratto da il mondo che nasce di Adriano Olivetti)

Da Montpellier per Ponte Carrega

MP

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Grazie alla Associazione Yeast che si occupa di mobilità internazionale di giovani e studenti abbiamo ricevuto la visita di una delegazione di giovani ragazzi di Montpellier e una di Recco: entrambi vivono in zone alluvionate e alluvionabili e insieme abbiamo parlato di Acqua e Alluvioni. Abbiamo camminato per il quartiere, parlato con loro di cultura del rischio, resilienza ma anche di versanti e misure di flood proofing, dell’importanza dell’associazionismo, di periferia e di Bellezza raccontando loro dei Forti, dei sentieri e dell’Acquedotto storico. Grande stupore ha suscitato la visita in Piazza Adriatico, dove hanno visto il livello che l’acqua e il fango avevano raggiunto nel 2011, e la vista dell’edificio per il Bricoman, che ha introdotto il tema della urbanizzazione e della cementificazione.

E’ curioso il fatto che un gruppo di studenti francesi sia capitato proprio qui? No, secondo noi: le scelte urbanistiche fatte su questo territorio sono emblematiche di una cattiva gestione del territorio negli ultimi decenni, che fanno di Genova e della Val Bisagno un caso studio di livello europeo.

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Amici di Ponte Carrega su Macaia-Primocanale

SpinielPrimoCanale

Puntata del 9 novembre 2015:

SpinielPrimoCanale

 

trasmissioni

La7 sul parcheggio di ponte Fleming

LaSette

la7-logoServizio di La7, “L’aria che tira” sul contestato parcheggio del ponte Fleming a Molassana:

LaSette

Sulla questione si è aperto un dibattito a livello nazionale dopo il servizio dello scorso mese su Report. La eco del dibattito è arrivata fino alle Istituzioni europee: in questi giorni è stata presentata una Interrogazione europea da parte della Parlamentare del M5s Tiziana Beghin sui fondi europei destinati all’opera.

I video degli incontri sul rischio alluvionale e l’educazione al disastro

Cattura
Pubblichiamo i video del ciclo dei tre incontri sull’informazione e prevenzione del rischio alluvionale e la cultura del rischio tenuti tra il 13 e il 27 ottobre all’Arci Zenzero e all’Arci Ponte Carrega.






 

1) Alluvioni, Perchè? Leggende e Realtà, parte 1:

2) Alluvioni, Perchè? Leggende e Realtà, parte 2:

3) Educare alla catastrofe:
 

 

Incontri_Alluvione_A3

Educare alla catastrofe. Terzo incontro del ciclo “Alluvioni, perchè? Leggende e realtà”

Cattura

Martedì 27 ottobre

ore 18:00

Arci Ponte Carrega, Passo Ponte Carrega, 32 (in auto da Piazza Adriatico)Incontri_Alluvione_A3

Costruttori: una proposta che fa sorridere

città
Articolo de Il Secolo XIX del 10 ottobre 2015

Articolo de Il Secolo XIX del 10 ottobre 2015

Leggiamo le dichiarazioni del presidente dei costruttori: siamo molto stupiti del tanto spazio riservato su Il Secolo XIX per dichiarazioni tanto fantasiose e mistificatrici della realtà.
Il presidente dei costruttori dice che si deve continuare a costruire in collina, anche alle Cinque Terre (cit. “Bisogna eliminare i blocchi vigenti alle Cinque Terre”), perché c’è “uno studio dell’Università di Firenze che dimostra che le zone più fragili da un punto di vista del dissesto idrogeologico sono quelle abbandonate dall’uomo”.

Bella scoperta: a parte il fatto che lo studio citato dell’Università di Firenze è uno studio sul paesaggio agrario che tratta di interventi di ingegneria naturalistica che dice quindi tutt’altro rispetto a quanto sostenuto dall’Ance (http://landscapeunifi.it/it/ ), c’è davvero una bella differenza nel trasformare aree abbandonate che dovrebbero essere recuperate in ambito agricolo o forestale, in zone urbanizzate. E’ ormai risaputo che la cementificazione e il consumo di suolo, divorando risorse non rinnovabili, sono i maggiori responsabili del dissesto idrogeologico (basti leggere le Comunicazioni della UE, come COM(2006)231:http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/?uri=URISERV:l28181&from=IT).

La proposta del Presidente dei costruttori è una posizione irrazionale e fuori dalla realtà: è una visione distorta che mira a proteggere solo il suo bel “mondo antico” oramai irreversibilmente in crisi. La nostra economia ligure e genovese si basa su alcuni dati certi: abbiamo perso più di 200 mila abitanti in venti anni (e ne perderemo altrettanti e di più nei prossimi venti anni), attestandoci quindi in un ambito di città medio-piccola, come Bologna per intenderci. Allo stesso tempo però abbiamo case per più di un milione di persone e al momento abbiamo circa 50 mila case vuote, che non fanno altro che contribuire ad abbassare il mercato immobiliare genovese (che regge fin troppo bene al momento, ma chissà ancora per quanto, senza possibilità di grandi balzi in avanti). Quindi, forti di questi dati, una proposta come quella del capo dei costruttori appare ancora di più come una proposta irresponsabile e esclusivamente corporativistica, una proposta che guarda al loro tornaconto personale (ma che imploderà su loro stessi prima o poi) ed è basata su idee vecchie e sorpassate di sviluppo, di cui l’immobilismo di questa società impreditoriale dovrebbe rendersi conto prima di sparire completamente lasciando per strada migliaia di lavoratori dopo aver compromesso ulteriormente il nostro territorio.  Prima di veder peggiorare il rischio idrogeologico dovuto al consumo di suolo, prima di vedere l’esplosione di una ben più grave bolla immobiliare sul mercato ligure, prima di rendersi conto che non ci saranno più acquirenti per le nuove case(e nemmeno per le vecchie), c’è solo una cosa che andrebbe pensata e realizzata: demolire e a far sparire dalle memoria urbana intere parti di città costruite a partire dagli anni sessanta (ma anche prima), aumentando la vivibilità e la sostenibilità economica dei nostri quartieri e diminuendo il carico di case vuote presenti in città. In questo contesto  anche il contributo e le opportunità per il comparto edile potranno essere importanti.

Questa si che sarebbe una proposta nuova.

A tal proposito alleghiamo un reportage de L’Espresso del 16 ottobre 2015 sul consumo di suolo, assolutamente da leggere: http://ispra.telpress.it/news/2015/10/16/2015101600933930248.PDF

Le osservazioni sul Rio Torre e sul Rio Mermi presentate in Conferenza dei Servizi

BFS

Pubblichiamo qui di seguito le osservazioni prodotte in sede di Conferenza dei Servizi per il progetto di adeguamento idraulico del rio Torre di Quezzi, accompagnate dalle osservazioni sui problemi idrogeologici del quartiere e da alcune osservazioni sul rio Mermi. Le seguenti osservazioni saranno presentate anche al Consiglio comunale.

Visto il Progetto definitivo dei Lavori di sistemazione idraulica della tombinatura del “Rio Torre di Quezzi “ (GULP 12496), visto il Verbale della Conferenza dei Servizi Referente del 9 settembre 2015 e visto il Rende Noto allegato con cui si comunica l’avvio del procedimento, I cittadini di Piazza Adriatico e Ponte Carrega riuniti in assemblea insieme all’Associazione Amici di Ponte Carrega, all’ Arci Ponte Carrega e al Comitato di Piazza Adriatico producono le seguenti osservazioni chiedendo che vengano raccolte in sede di Conferenza dei Servizi deliberante:

-Considerato il fatto che anche dopo i lavori sul Rio Torre permarrà nella zona il rischio esondazione, anche per portate inferiori alla duecentennale (T200), chiediamo agli Uffici del Comune, in previsione della riperimetrazione delle aree di esondabilità che potrebbero trasformare Piazza Adriatico in area Gialla di non concedere l’abitabilità agli alloggi posti al pian terreno di Piazza Adriatico civici 3; 4; 5; 6; 7; 11; 12; 17; 18; 19 e 20, visto e considerato anche il permanere dell’obbligo di sgombero delle famiglie in caso di allerta 1 e 2 come previsto da Ordinanza Sindacale n 2012-258 del 12/09/2012.

-Considerato il fatto che il progetto interessa solo la parte pubblica della copertura di Passo Ponte Carrega si chiede al Comune di Genova di sollecitare la Regione Liguria a intervenire per la sistemazione idraulica anche della tombinatura in concessione demaniale, corrispondente al tratto a nord del civico 24 di Passo Ponte Carrega fino al salto a cielo aperto posto a monte della strada stessa. Riteniamo infatti che intervenire solo nella parte a valle sia insufficiente come evidenziato anche in Pag.16 della Relazione Idraulica (PO25-13-I-RE-IDR-001-C) dove si legge: “(…) permane la criticità legata all’insufficienza del franco idraulico per il tratto tombinato a monte”.

-Si domanda poi che vengano inserite nella progettazione anche opere di regimazione delle acque a monte della vasca e griglie di contenimento per evitare che l’opera idraulica venga occlusa dai materiali di trasporto solidi come alberi e massi. -Per quanto riguarda la valvola antireflusso di tipo W.5 posizionata nel punto più basso di Piazza Adriatico si ritiene che questa rappresenti una ulteriore sicurezza per il quartiere, nonostante non si siano mai riscontrati problemi di reflusso. Tuttavia per facilitare l’attività di svuotamento riteniamo sia essenziale a monte della valvola antireflusso collocare una pompa idrovora in modo da evitare che la Piazza si allaghi a causa dell’acqua di caduta e in arrivo da altre direzioni, considerato anche il fatto che, come evidenziato dalla Relazione Idraulica in Pag.16, permarrà la criticità legata all’insufficienza del franco idraulico per il tratto tombinato a monte del rio Torre.

-ll progetto non prende in considerazione il rifacimento delle reti bianche in Piazza Adriatico, nonostante l’insufficienza e la vetustà dell’attuale rete. Si ritiene assolutamente necessario e imprescindibile intervenire in tal senso e in tempi ristretti.

-Analogamente si sottolinea che, nonostante i lavori degli oneri di urbanizzazione del progetto 270/2010 (Edificio per il Bricoman) la rete bianca delle vie Ponte Carrega e Passo Ponte Carrega risultino ancora gravemente insufficienti. Come mostrano le foto in allegato, nel corso delle piogge di agosto e settembre 2015 si sono verificati allagamenti, che risultano tanto più paradossali se consideriamo che sono avvenuti a soli pochi mesi dal collaudo dell’opera. Come già evidenziato in sede di Sopralluogo Commissione V Territorio del Comune di Genova e come ampiamente denunciato si nota che questo tratto di strada sia gravato dalle acque che scendono a valle dai versanti intorno al nuovo edificato del Bricoman, dalle vivagne e dai versanti di via Terpi, Via Mogadiscio e Via Fratelli Chiarella e che il nuovo tratto di strada, sprovvisto in alcuni punti di adeguate pendenze, bocche di lupo e griglie di raccolta delle acque superficiali, sia un tratto di strada soggetto a gravi allagamenti.

-Constatiamo anche il fatto che su Lungo Bisagno Dalmazia non è previsto nulla in sostituzione alle pesanti paratie metalliche poste sull’argine sinistro dopo l’alluvione del 2011 e che dovrebbero far defluire l’acqua in caso di allagamento della strada, ne sono previste attualmente bocche di lupo lungo la strada.

-Per quanto riguarda la viabilità interna a Piazza Adriatico si chiede in dettaglio come questa verrà regolata, considerando il numero dei veicoli in ingresso e in uscita; vorremmo inoltre avere rassicurazioni circa il fatto che il traffico venga limitato ai residenti e ai mezzi di soccorso e che il traffico commerciale sia disciplinato e limitato allo stretto necessario. Non risulta chiaro se siano state previste modifiche alla regolazione semaforica di Piazza Adriatico: nelle ore di maggior traffico infatti, con un aumento dei veicoli che insisteranno su Piazza Adriatico, si potrà assistere alla creazione di code anche all’interno della Piazza stessa, con conseguente aumento di problemi legati all’inquinamento e alla sicurezza dei pedoni.

-Per quanto riguarda le criticità idrauliche legate al Rio Mermi si fa presente quanto segue: ITEC ha redatto uno studio idraulico sul Rio Mermi, codice P160-08-1 -RE-IDR -002-A.DOC. La Provincia di Genova, competente per quanto riguarda la tutela del vincolo idrogeologico, con atto n. 2416 del 26/04/2012, ha autorizzato l’intervento subordinatamente all’osservanza di precise condizioni fra cui l’adozione di tutti i possibili accorgimenti per l’ ottimale regimazione delle acque superficiali e profonde, sia in corso d’opera che a lavori eseguiti. Come poi si evince dalla relazione geologico-ingegneristica resa nel proc. penale n. 38335/11144 – Procura della Repubblica presso il Tribunale di Genova ,dai Prof. Alfonso Bellini (geologo), Dr. Marco Masetti (geologo), Ing. Siviglia (docente presso il Politecnico di Zurigo) e Prof. Marco Tubino (ordinario di idraulica presso l’Università di Trento), dalla quale si rilevano le componenti geologiche del territorio che circonda l’ambito oggetto dell’intervento Bricoman, la stazione di riferimento per l’analisi delle piogge dei bacini del rio Mermi e del Rio Torre è quella di Ponte Carrega; le piogge considerate per l’analisi sono quelle critiche per tali bacini, di durata intermedia tra l’ora e le tre ore. Dall’analisi statistica condotta da ARPAL emerge che l’evento registrato nel 2011 su base oraria ha un periodo di ritorno variabile tra i 30 e 90 anni, mentre su base tri-oraria tra i 60 e i 150 anni, a seconda del metodo utilizzato per la sua valutazione. Dal confronto con la serie storica disponibile per questa stazione si riscontra che i dati registrati sono quelli più alti della serie, mentre dal confronto con i dati degli eventi intensi delle zone limitrofe si evince che per l’evento orario i dati sono paragonabili a quelli dell’evento registrato nella stazione di Monte Gazzo nell’Ottobre del 2010; per quanto riguarda l’evento tri-orario, sia l’evento dell’Ottobre 2010, sia l’evento dell’Ottobre 1970 hanno fatto registrare intensità maggiori. Detto ciò, i periti concludono che i rivi Mermi e Torre sono stati soggetti, per quanto riguarda le durate brevi, a un evento piovoso di notevole ma non straordinaria entità. Ora, si consideri che in merito ai recenti eventi alluvionali della notte fra il 9 e il 1O ottobre 2014 i dati pluviometrici di Arpal, per quanto riguarda il sensore di Gavette, hanno rilevato una intensità massima di 75mm intorno alle ore 22.30-23.00, mentre nel precedente evento del 4 novembre 2011 l’intensità massima è stata di 125mm, quindi il 60% in più. Il 13 settembre 2015 i dati pluviometrici di Arpal hanno registrato una intensità massima di 70,4mm. Conseguentemente, viene da chiedersi:

1) se l’attuale tombinatura del tratto terminale del Rio Mermi che sfocia nel Bisagno, alla luce dei lavori effettuati in concomitanza con le opere di riconversione dell’area ex Italcementi, che non hanno interessato detto tratto tombinato se non per il rifacimento dei muri d’argine, rispetta il franco idraulico previsto dalla normativa vigente per la piena duecentennale del Rio Mermi (e se si ritiene che tale piena duecentennale corrisponda alla piovosità attuale alla luce dei cambiamenti climatici ormai confermati dai climatologi mondiali);

2) se la nuova edificazione, eseguita su un sedime a quota artificialmente più elevata rispetto allo stato iniziale, può comportare un peggioramento delle condizioni di inondazione, sia per quanto riguarda il tirante idrico, sia la velocità di impatto nelle zone circostanti, tenuto conto che la pendenza realizzata condiziona la direzione delle acque al suolo rendendo più vulnerabili le zone allagabili delle abitazioni, delle attività commerciali, di box e cantine circostanti;

3) se nei parametri di piena duecentennale del Rio Mermi è stato anche calcolato che:

a) l’acqua delle vivagne che prima dei lavori di riconversione dell’area ex Italcementi confluiva e veniva assorbita dagli orti, poi sbancati per la costruzione dell’imponente edificio Bricoman e trasformati in piazzali totalmente impermeabili, è ora convogliata nel Rio Mermi per mezzo di tubazioni;

b) la mancata captazione delle acque di caduta che si riversano da via Fratelli Chiarella, via Terpi, Via Mogadiscio e viale Gambaro, va ad aggravare la portata del Rio Mermi;

c) le acque dei parcheggi interni ed esterni al lotto Bricoman ora sono convogliate nel Rio Mermi per mezzo di tubazioni;

-Si allegano anche le osservazioni dell’ing. Daniele Fabrizio Bignami del Politecnico di Milano che ha effettuato uno studio sulle reti bianche del quartiere e uno studio di prefattibilità per la installazione di barriere anti alluvione insieme alla Associazione Amici di Ponte Carrega:

Dopo aver visionato il progetto “lavori di sistemazione idraulica della tombinatura del rio Torre di Quezzi”, avendo letto le considerazioni fatte dall’associazione Amici di Ponte Carrega a tale proposito, avendo visionato le opere realizzate contemporaneamente all’edificazione del Bricoman e avendo riscontrato quanto avvenuto durante l’evento meteorologico di metà settembre, con le seguenti riflessioni speriamo di poter essere utili al processo decisionale in corso nella comunità genovese, offrendo alcuni spunti, di seguito riportati:

•Valutare la sostituzione dei ponti in calcestruzzo armato presenti sul rio Mermi, realizzati in occasione della costruzione del Bricoman, con delle strutture completamente a griglia, per esempio in materiali metallici, che evitino l’incanalamento dell’acqua proveniente dalla strada e dai versanti a monte di via Ponte Carrega nel quartiere di Ponte Carrega;

•In alternativa agli attraversamenti a griglia, dotarsi di barriere temporanee sui medesimi ponti da installare durante le fasi di allertamento (tecniche di emergency flood proofing: es. Noaq, Watergate), organizzando apposite squadre di volontari, coordinati dalla protezione civile (potrebbe essere un progetto pilota interessante da valutare ed estendere ad altre zone della città, in caso di successo);

•Comunque garantire un servizio di scrupolosa pulizia e manutenzione periodiche dell’alveo, soprattutto per i tratti tombinati e la rete di drenaggio, al fine di evitare un eccesivo aumento della scabrezza di fondo e la formazione di possibili occlusioni;

•Comunque garantire la predisporre di un presidio idraulico effettivo da attivare nelle fasi di allertamento al fine di monitorare in tempo reale l’evolversi della situazione e garantire un adeguato preavviso in caso di allarme; tale presidio dovrà essere intensificato durante la fase di transitorio in cui avverrà la realizzazione dell’opera in esame, che non può che rappresentare particolare motivo di apprensione;

•Comunque valutare il più ampio impiego di tecniche di floodproofing nel quartiere, anche dopo l’ultimazione dei lavori di sistemazione idraulica della tombinatura del rio Torre di Quezzi;



•Per quanto riguarda la valvola antireflusso da installare in piazza Adriatico richiedere garanzie sulla sua affidabilità nel tempo (corretta installazione, facilità di pulizia e manutenzione che venga scrupolosamente svolta secondo le indicazioni fornite dal costruttore) e sulla sua effettiva necessità (altezze idrauliche attese nel Bisagno);

•Favorire, con bocche di lupo, griglie, canalini, tecniche temporanee di floodproofing ecc. il deflusso delle acque dal lungo Bisagno all’alveo del Bisagno stesso;

•Valutare la possibilità di aumentare le dimensioni della vasca sghiaiatrice e trasformarla in una piccola cassa di espansione in linea con lo scopo di ridurre la portata transitante a valle e far sì che il franco sia verificato anche per il tratto tombinato di monte non interessato dal progetto;

•Dotarsi per tempo e disporre, in fase di allertamento, barriere temporanee (tecniche di emergency flood proofing: es. AquaDike) intorno alla vasca sghiaiatrice e all’apertura intermedia (a monte di piazza Adriatico) al fine di contenere eventuali fuoriuscite di acqua;

– CONCLUSIONI:

-Si fa notare inoltre la necessità di non realizzare i prioritari lavori idraulici in concomitanza con i lavori di riqualificazione di piazza Adriatico (come esprime la Delibera di Giunta comunale del 31/07/2014 n.171) .Le precedenti osservazioni sono dettate esclusivamente dalle esigenze e dalle esperienze passate,dall’osservazione degli ultimi eventi alluvionali che hanno colpito il quartiere e hanno l’obiettivo di migliorare la sicurezza, la vivibilità e la salvaguardia del quartiere e dei cittadini.

Genova, 9 ottobre 2015

Alluvioni. Perchè? Leggende e Realtà. Tre incontri sul rischio idrogeologico e la cultura del rischio

alluvioni
la locandina dei tre incontri

la locandina dei tre incontri

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La Associazione Amici di Ponte Carrega, il Circolo Arci Zenzero e Ingegneria Senza Frontiere organizzano tre incontri per parlare insieme alla popolazione di informazione e prevenzione del rischio alluvionale.

Riteniamo sia fondamentale, come più volte ripetuto, parlare di queste tematiche il più possibile e nella maniera più completa possibile: per questo nel corso di questi tre incontri cercheremo di affrontare, insieme a voi, il tema in tutta la sua complessità: imparare insieme a conoscere il problema ci permette di affrontarlo in modo consapevole e senza pregiudizi. Cercheremo di sfatare miti e leggende sulle alluvioni, capire il ruolo delle manutenzioni del territorio e delle grandi opere ingegneristiche. Parleremo di consumo di suolo e metereologia e finiremo per parlare della prevenzione e dell’educazione al rischio.

La formula che abbiamo scelto per questi tre incontri è interattiva: presenteremo al pubblico una serie di domande abbastanza diffuse sulle alluvioni e vi inviteremo a rispondere. Sarà questo il punto di partenza della nostra chiaccherata sul dissesto idrogeologico e il rischio alluvionale.

L’evento su Facebook: https://www.facebook.com/events/490746157766996/

I tre incontri:

MARTEDì 13 OTTOBRE

Circolo Arci Zenzero, Via Torti 35

ore 18:00

Alluvioni, perchè? Leggende e realtà, parte 1

Incontro con il prof. Gerardo Brancucci dell’Università di Genova, Luca Onorato di Arpal e Fabrizio Spiniello della Associazione Amici di Ponte Carrega

MARTEDì 20 OTTOBRE

Circolo Arci Zenzero, Via Torti 35

ore 18:00

Alluvioni, perchè? Leggende e realtà, parte 2

Incontro con il prof. Gerardo Brancucci dell’Università di Genova, Luca Onorato di Arpal e Fabrizio Spiniello della Associazione Amici di Ponte Carrega

MARTEDì 27 OTTOBRE

Arci Ponte Carrega, Passo Ponte Carrega 32 r (in auto da Piazza Adriatico)

ore 18.00

Educare alla catastrofe

Incontro con il prof. Gerardo Brancucci dell’Università di Genova, con l’arch. Emanuele Piccardo e i rappresentanti del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco Francesco Filippone, Fabio Marchelli e Federico Brizio.

Questo ultimo incontro rappresenta per la Associazione Amici di Ponte Carrega un evento significativo in quel percorso intrapreso dopo le ultime alluvioni in cui l’educazione della popolazione ai rischi rappresentano un aspetto fondamentale per affrontare l’alluvione in una ottica di resilienza, consapevolezza e partecipazione nella gestione del territorio. In attesa di future ed eventuali opere e in attesa che queste tematiche vengano affrontate quotidianamente dal Comune e dalla Protezione Civile ci muoviamo in maniera autonoma per imparare a convivere col rischio. Per questo abbiamo fortemente voluto l’intervento dei Vigili del Fuoco che secondo noi devono essere parte della macchina dell’emergenza essendo i soggetti più preparati e meglio a conoscenza delle misure da seguire in caso di emergenza.

Emanuele Piccardo (http://www.acmaweb.com/biennalemediterraneo/evento/profili/e_piccardo.htm) , architetto, critico e fotografo, “ha trovato nelle arti visive, come si legge sul sito della Fondazione MAXXI (Museo Nazionale delle Arti del XXI Secolo), nel video come nella fotografia, il canale per esprimere le proprie riflessioni sul tema del paesaggio e della città, per rappresentare attraverso le immagini alcuni dei problemi che assillano il nostro Paese. Compito della fotografia sarà quello di leggere e analizzare criticamente, stabilire punti di vista, cercare metafore. Ma anche favorire il dialogo tra i cittadini e le autorità e sollecitare il potere poiché spetta alla politica «recuperare il rapporto con il territorio tutto, definendo un’idea di città, fatta di molteplici città”. Negli ultimi anni si è occupato anche dei disastri naturali e dopo l’alluvione del 2011 alle Cinque Terre ha realizzato un documentario, “Fango”, che racconta il lento ritorno alla normalità e alla terra di una famiglia dopo quella disastrosa alluvione. Ha studiato i casi della Fema in Usa e altri casi internazionali sulla reazione alle catastrofi naturali: all’Arci Ponte Carrega ci racconterà cosa si fa all’estero e cosa si potrebbe fare a Genova.

Gerardo Brancuccihttps://architettura.unige.it/per/doc/brancuccig/brancuccigw1.htm

Luca Onorato, Arpal, è anche socio del Circolo Arci Zenzero, lavora presso ARPAL -Centro Funzionale Regionale di Protezione Civile www.meteoliguria.it – www.arpal.gov.it)

Sant’Agata, mozione del 6 ottobre 2015. Alcune riflessioni

Sagata

Nel Consiglio Comunale di ieri, è stato approvato, con la esclusione dei soli consiglieri del Gruppo del Movimento 5 Stelle, il testo di una mozione presentata il 9 febbraio scorso dal consigliere Pdl Guido Grillo. Nel testo si legge che “siccome il ponte di Sant’Agata accumula detriti e terra e ostruisce il deflusso delle acque” di chiedere ad “esperti di Protezione Civile” di verificare i rischi che questo comporta e se venisse confermato, si chiede di “attivare le procedure di abbattimento“.

Ora, tralasciando il fatto che la Protezione Civile non si occupa di verifiche strutturali ma solo di procedure di emergenza, si nota la solita schizofrenia e una certa contraddizione nei piani e nelle idee dei nostri rappresentanti in consiglio e nella Giunta comunale.

Primo punto: concentrarsi su quel punto del Bisagno significa non conoscere, o far finta di non conoscere il problema. Se si convince la popolazione, o peggio se si è davvero convinti in prima persona, che il problema delle esondazioni del Bisagno sia il Ponte di Sant’Agata significa non aver capito quale siano i problemi da affrontare rischiando di trascinare ancora per molti anni la querelle sulle colpe e responsabilità delle alluvioni, senza riuscire mai a intervenire sul problema in maniera efficace. Il fatto che le decisioni della città passino da quella Sala, naturalmente dovrebbe preoccupare tutti, se il tenore delle conoscenze e delle informazioni sul tema è davvero questo. L’informazione corretta e la divulgazione giornaliera della cultura del rischio sono le prime azioni che possiamo porre in atto fin da subito per affrontare il problema del dissesto idrogeologico:  fare una informazione distorta contribuisce a peggiorare la situazione. Concentrarsi sui problemi prioritari sarebbe invece la migliore cosa che una amministrazione potrebbe fare: incominciamo a dire che il problema, peggiorato da un aumento della intensità delle piogge dovuto ai cambiamenti climatici (e pertanto ne eccezionali ne controllabili o modificabili) consiste nel fatto che la portata del Bisagno attualmente è insufficiente e che tutti i bacini idrografici, i versanti abbandonati e le frane stanno collassando. Finché non diverrà chiara la portata estremamente drammatica del problema idraulico e geologico di questa città dovremmo concentrarci su questo: la manutenzione ordinaria è sicuramente importante ma il problema va affrontato in maniera straordinaria, con opere di idraulica e di manutenzione continua del territorio, dei versanti e dei rivi minori affluenti del Bisagno. E il problema va affrontato ora: il tempo a nostra disposizione è già terminato.

Dire che il problema del Bisagno sia il ponte di Sant’Agata è palesemente sbagliato e pericoloso: rischia solo di costituire uno specchietto per le allodole o un alibi per deviare il problema su altri temi. Il problema del Bisagno è che si è troppo costruito e che si continua a farlo, continuando a ridurre gli spazi permeabili e a disposizione delle acque: per questo motivo, come detto prima, la portata è diventata insufficiente.

Secondo punto: se si ritiene di dover intervenire sul ponte di Sant’Agata, ponte storico e medievale sul tracciato della strada romana verso il Levante, tutelato dalla Soprintendenza, cosa dire delle altre coperture, di più recente realizzazione, a monte (Genova Est o Stadio Marassi) o a foce (anche la nuova copertura in corso di realizzazione è fuori norma)? Anche queste coperture non vanno bene. Eppure non sono state realizzate nel Medioevo, ma da giunte di soli pochi anni fa. Senza contare che il Piano di Bacino già dalla fine degli anni ’90 per ovviare a questa realtà decise di puntare tutto sullo Scolmatore della Sciorba, non certo a caso! Se si fa lo scolmatore si supera il problema delle coperture su tutto il tratto del Bisagno, ponte S. Agata compreso con buona pace di chi lo vuole abbattere e con esso una parte di storia di questa città.

Terzo punto: La oculatezza dell’amministrazione nello spendere dei soldi pubblici, che sono soldi di tutti. Se si è discussa una mozione di questo tipo significa forse che non si crede veramente alla realizzazione dello scolmatore della Sciorba, che insieme ad altri necessari interventi diffusi sul territorio aiuterà ad alleggerire il carico di acqua su Borgo Incrociati? O forse si pensa che nell’attesa di quell’opera si debba intervenire in maniera sconclusionata e disordinata sul territorio con interventi “spot” e con slogan propagandistici, spendendo soldi pubblici in maniera contraddittoria rispetto a quanto prevede invece la programmazione pluriennale del Comune? Come scritto sopra: non fu un caso che il Piano di Bacino degli anni novanta scelse di realizzare lo scolmatore: facendo i conti è la soluzione meno costosa per tutti. L’intervento discusso ieri è quindi in contraddizione rispetto a quanto già pianificato.

Quarto punto: i consiglieri comunali non sanno quello che dicono, quando parlano di cose non a norma. Se lo sapessero avrebbero parlato anche della nuova copertura della Foce del Bisagno. La copertura della Foce, il lotto già realizzato, quello in realizzazione da pochi mesi e quello ancora da progettare NON SONO A NORMA CON LE NORMATIVE VIGENTI: SONO IN DEROGA ALLA LEGGE! Infatti, come affermato anche dal prof. Rosso del Politecnico di Milano e da altri suoi colleghi, la legge attuale prevede nei casi di ponti stradali di nuova realizzazione una luce tra le pile in alveo di 40 metri: nel Bisagno le nuove pile sono e saranno a una distanza di 12 metri. Eppure nessuno ha detto niente. Forse nemmeno lo sanno, a dire la verità. Altra questione di una certa preoccupazione in effetti.

La legge, art. 5.1.2.4 del DM 14-01-2008 recita infatti: “Di  norma il manufatto non dovrà interessare con spalle, pile e rilevati il corso d’acqua attivo e, se arginato, i corpi arginali. Qualora eccezionalmente fosse necessario realizzare pile in alveo, la luce minima tra pile contigue, misurata ortogonalmente al filone principale della corrente, non dovrà essere inferiore a 40 metri. Soluzioni con luci inferiori potranno essere autorizzate dall’Autorità competente, previo parere del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici.”

Ora, il progetto preliminare/definitivo di rifacimento era stato fatto PRIMA di questa normativa, e così il primo lotto (a mare) ma con la nuova normativa la responsabilità di chi l’approverà non sarà banale. Chi si prenderà questa responsabilità?

Quinto punto: una amministrazione pubblica che abbia in mente la sicurezza, la parsimonia nell’utilizzo dei soldi pubblici e il rispetto dei beni pubblici dovrebbe interrogarsi, da un punto di vista di “visione Politica” (ahi questa sconosciuta, ricordi di tempi che furono!) su come comportarsi in situazioni di questo genere, in maniera coerente, senza schizofrenia: la sicurezza prima di tutto ma prima di mettere in campo ragionamenti devastanti come la demolizione di beni storici andrebbero poste in essere tutte quelle misure necessarie e già attualmente previste dalla Legge per affrontare il problema e risolverlo in tutta la sua complessità facendo tutto ciò che è nelle facoltà dell’amministrazione comunale per preservare sia la sicurezza che l’identità storico-culturale e urbanistica di una città e le radici identitarie dei suoi cittadini. Non basta dire: “se la terra e i detriti ostruiscono il ponte questo va demolito“: occorre pensare a come intervenire per evitare che terra e detriti rimangano là o si accumulino diventando un pericolo. Risolvere un problema non significa eliminare l’ostacolo: significa porre in atto soluzioni volte a superare il problema nella maniera migliore possibile, nell’interesse di tutti.

E’ una questione culturale, di formazione e sensibilità culturale prima ancora che politica

giordano bruno

“Non so quando, ma so che in tanti siamo venuti in questo secolo per sviluppare arti e scienze
porre i semi della nuova cultura che fiorirà, inattesa, improvvisa, proprio quando il potere si
illuderà di avere vinto” – Giordano Bruno -

Fatte queste brevi considerazioni, invitiamo i nostri rappresentanti a Tursi, a parlare di quello che andrebbe fatto, fin da ieri (non certo da oggi visto il ritardo spaventoso), per affrontare il rischio alluvionale educando la popolazione genovese a convivere con il rischio e ad affrontare il tema con misure concertate e condivise dalla popolazione.

Ma questa intenzione la lasciamo nel libro dei sogni, per ora ci affidiamo a quello delle preghiere.

Testo della mozione presentata a febbraio 2015 e discussa nella seduta del 6 ottobre 2015: http://www.comune.genova.it/sites/default/files/documentazione_sedute/2015/10/06_10_2015%201400/2%20MOZ_07_2015.pdf

Il commento della Associazione Conoscere Genova Onlus: http://www.conosceregenovaonlus.org/associazione/?p=813

Rio Torre: tutte le novità sul progetto

Torre

Grazie all’accesso agli atti effettuato dal gruppo consiliare della Federazione della Sinistra siamo in grado di descrivervi il progetto previsto per l’adeguamento idraulico del rio Torre. Si ringrazia Antonio Bruno e il suo staff per la disponibilità.

La progettazione è stata interna agli uffici comunali. Una parte del progetto è stata però affidata a studi esterni (tra i quali Itec di Misurale: stesso ing. del Mermi. Il suo studio prevede che piazza Adriatico diventi da rossa a gialla). Anche dopo i lavori sul Torre permarrà il rischio esondazione, anche per portate inferiori alla duecentennale. Ci sarà comunque un miglioramneto rispetto all’attuale situazione e ciò, secondo le leggi vigenti, permetterà a Piazza Adriatico di diventare area gialla. Ciò presumibilmente dovrebbe ripermettere l’abitabilità degli appartamenti al piano terra.

Gli interventi:
-si interviene solo nella parte pubblica
-viene scavato un nuovo condotto parallelo a quello attuale (che sarà poi chiuso): il nuovo condotto avrà una sezione di 2,10×2,50 metri (oggi: 2,00×1,50 metri).
-ampliamento e allungamento della vasca a monte. La vasca verrà allungata dagli attuali 5,4m a 8,5 metri. La lamina verrà smussata per ridurre il distacco dell’acqua (il salto).
-chiusura delle grate sulla strada
-creazione di nuove grate più piccole per l’acqua di caduta ai lati della strada e intensificazione delle bocche di lupo sui marciapiedi. Motivazione del Comune: le griglie tendono a tapparsi con le foglie mentre le bocche di lupo no.
-la parte privata, che va dalla vasca a monte al tratto scoperto, non verrà toccata dall’intervento: la sezione qui rimane quella attuale. Nell’incontro con l’ing. Pinasco del 30 settembre il dirigente del comune ha detto che siccome c’è una concessione demaniale toccherà poi alla Regione intimare ai proprietari concessionari della strada privata di rifare il tratto di rio Torre di loro competenza: in questo caso si agisce per il danno nel caso di ulteriori allagamenti oppure la polizia idraulica della Regione potrebbe revocare la concessione.
-le reti bianche in Piazza non vengono toccate. Secondo Pinasco questo imput può essere dato solo dal comune: in totale il comune di Genova destina solo 800 mila euro all’anno alle reti bianche. Dipenderà dal comune decidere se farle e quando.
-viene posta una valvola antireflusso (tipo W.5) che impedisce all’acqua di entrare in Piazza dal Bisagno. La valvola è posta nel punto più basso della Piazza (ingresso carrabile di Piazza).
-il progetto non prende in considerazione il problema delle reti bianche nemmeno su Lungo Bisagno e non prevede nulla in sostituzione alle pesanti grate metalliche poste sull’argine dopo l’alluvione del 2011 che dovrebbero far defluire l’acqua in caso di allagamento della strada.

Come si interviene:
in due fasi

Prima fase:
-dalla foce fino a civ.13.
Su via Lungo Bisagno non scavano ma procedono con spingi tubo. E’ sorto però un problema dato che su Lungo Bisagno passa in corrispondenza della nuova foce del Torre anche la fognatura. Opereranno in modo tale da spostare la fognatura. Questo comporterà sicuramente un aggravio dei costi, non ancora quantificato.
La viabilità del primo tratto di Passo Ponte Carrega nella prima fase verrà spostata in Piazza Adriatico. Dalle scalette dell’Arci verrà realizzata una rampa carrabile. Ho chiesto esplicitamente di quale scaletta si trattava e mi è stato risposto che si trattava del piazzale dell’arci che al Patrimonio risulta essere comunale. Gli ho fatto notare che va verificato perchè attualmente quello spazio è occupato dai condomini. In alternativa Pinasco ha detto che si passerà dalle scalette a fianco.

Seconda fase:
-dal civ.13 al tratto scoperto
In questo tratto si procederà alla limitazione del traffico con semafori. Persisterà il divieto di transito agli autoarticolati anche dopo la nuova realizzazione, su tutta la strada.

Tempistiche:
-il progetto è stato già approvato in via preliminare dal Comitato di Bacino. In questa sede sono state riperimetrate le aree esondabili (quindi è stato già configurato il cambiamento di piazza da rosso a giallo)
-conferenza dei servizi è stata convocata in seduta referente il 9 settembre.
-Entro il 9 ottobre vanno presentate le eventuali osservazioni in conferenza dei servizi. Entro il 9 novembre devono invece arrivare tutti i pareri degli uffici tecnici del comune.
-Il progetto poi va in consiglio comunale per la approvazione
-Una volta approvato entro 30 giorni sarà convocata la seduta deliberante: a questo punto il progetto viene approvato e si va ad appalto (c.d. appalto integrato). Chi vince la gara fa il progetto definitivo e fa i lavori. Questo iter dovrebbe terminare a febbraio e i lavori, se tutto va bene, potrebbero cominciare in primavera. I lavori dureranno 15 mesi.

Tra i documenti in allegato si può leggere il rende Noto che comunica l’Avvio del Procedimento e gli espropri temporanei per le aree di cantiere. Anche per questi il termine ultimo per le osservazioni è il 9 ottobre.

A breve, insieme al Comitato di Piazza Adriatico, al Centro Documentazione Val Bisagno e all’Arci Ponte Carrega sarà convocata una assemblea pubblica per scrivere le osservazioni da far pervenire alla Conferenza dei Servizi e al Consiglio Comunale.

Il resp. del progetto è l’ing. Mirko Masini del Comune, mmasini@comune.genova.it
Le osservazioni vanno inviate per pec o consegnate a mano all’arch. Laura Marinato,SETTORE URBANISTICA-Conferenza di servizi e procedimenti concertativi.

Qui il > LINK < del progetto con tutte le tavole e il Rende Noto che avvia il procedimento.

Notte fra il 13 e il 14 settembre 2015

Viabilità a rischio inondazione

La nuova viabilità a Ponte Carrega, la rotonda costruita per accedere al nuovo centro commerciale nelle aree ex-Italcementi.  Tutto qui è nuovo: strada, tombini, caditoie perfettamente pulite, pendenze, tutto appena collaudato.

Eppure nonostante questo è evidente che la viabilità per raggiungere il nuovo centro commerciale è ancora facilmente allagabile. Non è stata una notte facile ma nemmeno eccezionale se raffrontata con il 2011.

Intanto il Rio Torre aspetta da troppi anni i lavori si adeguamento idraulico. Non si può più aspettare oltre, anche questa notte la Piazza stava andando sott’acqua.

(La foto è stata realizzata dalla rete di monitoraggio di LIMET)

Viabilità a rischio inondazione

Aggiungiamo alla foto notturna di LIMET un’altra foto scattata al mattino da un residente, si notano cumuli di fango lungo la nuova viabilità del centro commerciale. Perché in quel punto si sono accumulati quantitativi significativi fango? Da dove viene questo materiale? Perché una strada appena finita di costruire, dichiarata sicura, presenta segni così evidenti di ruscellamento?

Vedi anche il nostro precedente post: < qui >

Fango

Contrariamente a quanto indicato da alcuni giornali, queste foto non significano che sia esondato il Rio Mermi a valle del nuovo centro commerciale, su questo in tal senso non ci sono testimonianze. Quanto è avvenuto è comunque un indicatore importante perché a fronte di imponenti opere di mitigazione spesi in oneri di urbanizzazione, si è concesso di costruire tre volte l’edificato precedente e si sono realizzate nuove strade che permettendo ora di frequentare nuovamente luoghi da tempo abbandonati e che forse dovevano rimanere tali una volta bonificati. Evidentemente, nonostante tutte le opere realizzate, queste zone continuano ad essere in qualche modo allagabili o comunque investite da gravi fenomeni di ruscellamento proprio per la loro delicata collocazione di fondovalle. Nonostante i lavori siano stati eseguiti e collaudati a regola d’arte meno di un anno fa, qualcosa non ha funzionato.

La Green Coop in Val Bisagno, senza dubbio un caso europeo, ma da chiarire

Apr 14FOTOINS fiume

Forse non tutti sanno che la Coop Liguria – Talea ha inserito il progetto sulla trasformazione delle ex-aree Guglielmetti di Genova Ponte Carrega dentro un programma di sostenibilità ambientale finanziato della Comunità Europea. Il progetto viene portato in Europa come caso pilota in Italia ed esempio di intervento eco-compatibile!

Apr 14FOTOINS fiume

 

Come possiamo leggere dalla pagina del sito Coop Liguria:  qui il link >  Coop Liguria <

Il progetto europeo si chiama “CommON Energy”, finanziato dall’Unione Europea nell’ambito del settimo Programma Quadro e volto a individuare criteri eco-compatibili per la costruzione di centri commerciali, attraverso approcci innovativi, sia per i materiali da adottare, con proprietà termo-acustiche passive elevate, sia per l’adozione di impianti e tecnologie ad altissima efficienza per il risparmio energetico, quali illuminazione e climatizzazione.

L’obiettivo, grazie a un investimento complessivo di 15 milioni di euro (9 dei quali a carico dell’Unione Europea) è ridurre fino al 75% i consumi energetici delle strutture, aumentare del 50% l’utilizzo di energie rinnovabili e limitare i picchi di consumo che impattano sulle reti.

Partner italiano di ‘CommONEnergy’ è INRES, il Consorzio Nazionale creato dalle Cooperative di Consumatori per la progettazione architettonica, impiantistica e la realizzazione delle strutture commerciali, che ha individuato nel centro commerciale genovese della Valbisagno, oggi in fase di progettazione nell’ambito di una collaborazione tra INRES e Coop Liguria, uno dei tre ‘case studies’ (cioè i progetti pilota), che applicheranno nel concreto le soluzioni ad alta sostenibilità studiate dai partner di ‘Common Energy’. Le altre due realizzazioni sono due centri commerciali a Valladolid (Spagna) e Trondheim (Norvegia).

Il complesso commerciale che dovrebbe nascere in Valbisagno prevede un intervento di ristrutturazione del piccolo centro commerciale esistente e la riqualificazione delle aree dove un tempo avevano sede le Officine Guglielmetti. Oltre a un supermercato Coop e a una galleria di negozi è prevista anche la realizzazione di una struttura ricettiva e di servizi per la socialità del quartiere.

L’intero complesso sarà progettato sulla base delle linee guida definite nell’ambito di ‘CommONEnergy’, che si avvale della collaborazione di 23 partner industriali e accademici, capaci di mettere in rete le proprie competenze e conoscenze per ridurre a tutti i livelli l’impatto ambientale della struttura.”

Ma cosa è CommOnEnergy?

CommOnEnergy Lo possiamo leggere direttamente qui >>  sito del progetto europeo <<

Ripensare i centri commerciali per trasformarli in esempi di efficienza energetica…” ma non solo..!!

Nel manifesto del programma troviamo pubblicato queste affermazioni:

CittadinoSostenibile

“Passare dall’idea di consumatore a quella di cittadino”

“Il progetto di ricerca integrato e multidisciplinare presentato dal consorzio di CommONEnergy punta a avere un notevole impatto non solo sugli stakeholders dell’efficienza energetica negli edifici e sul settore del commercio e della vendita al dettaglio,ma anche su tutti coloro che visitano i centri commerciali come clienti. L’obiettivo è infatti quello di rendere tangibili i risultati per un pubblico il più ampio possibile, promuovendo all’interno della società dei comportamenti di consumo più sostenibili”

Ora se CommOnEnergy è tutto questo, soffermiamoci sul significato di  Passare dall’idea di consumatore a quello di cittadino…rendere tangibili i risultati per un pubblico il più ampio possibile, promuovendo all’interno della società dei comportamenti di consumo più sostenibili”.

Queste affermazioni fanno sorgere alcuni dubbi su come sia possibile che un progetto europeo, che ha come suo obbiettivo la trasformazione dei centri commerciali in luoghi eco-compatibili e che ha la presunzione di indirizzare la società a comportamenti  più attenti verso l’ambiente, non preveda prima di ogni altra cosa dei percorsi di partecipazione dei cittadini alla realizzazione di questi progetti coinvolgendo in questo modo proprio quella società che si ha la presunzione di cambiare.

Come è possibile che un proponente e partner che aderisce a questo programma, possa nel contempo non aver previsto (prima) e aver negato (dopo) un vero percorso di partecipazione “garantito” ai  cittadini per influenzare e migliorare le scelte di quel progetto?

La Coop Liguria alle nostre richieste di partecipazione “garantita” ha sempre affermato che i percorsi di partecipazione erano già stati fatti, ma in realtà si sono svolti semplici incontri di presentazione di un progetto già confezionato dove il proponente si rendeva disponibile, a sua sola discrezione, a porre qualche limatura al progetto preliminare. Tutto questo è avvenuto senza un preciso protocollo o una specifica legge in materia di partecipazione e senza un’autorità garante “terza” tra il proponente stesso e l’autorità amministrativa (municipio, comune, regione) e la società tutta. In sostanza senza garanzie per i cittadini e associazioni di poter influire effettivamente sulle scelte progettiuali.

Come è possibile che un progetto pilota così importante, unico in Italia, possa partire dal presupposto di non tutelare il connettivo urbano storicamente consolidato e di salvaguardare il più possibile il suo paesaggio? Sappiamo bene che malgrado i nostri suggerimenti i volumi più impattanti dei nuovi edifici graveranno proprio davanti ai simboli identitari del territorio (Ponte Carrega e il suo storico Borgo, la collina della Chiesa di S. Michele e l’apertura della Valle del Mermi) e poi ancora si prevedendo enormi parcheggi in copertura che saranno visti dal parco dell’acquedotto storico e dei forti di Genova. Perché non sono stati applicate misure di mitigazione dell’impatto come per esempio tetti verdi e muri vegetali come sarebbe previsto dall’agenda 21 per la Valbisagno, protocollo di sostenibilità della Provincia di Genova pubblicato nel 2004 ?

Ricordiamo che tutelare l’ambiente non significa solo ridurre i consumi energetici, fu proprio la Commissione Europea nel “Libro Verde” del 1993 a definire l’ambiente come qualcosa di più vasto, inteso come l’insieme delle risorse naturali abiotiche e biotiche, quali l’aria, l’acqua, il suolo, la fauna e la flora, ma anche l’interazione tra questi fattori e i beni che formano il patrimonio culturale e gli aspetti caratteristici del paesaggio.

 


AlbergoRenderSpondaDestra
(Render che abbiamo ipotizzato in base de progetto presentato da Coop-Talea – Questo è il cambiamento di visuale del paesaggio che presupponiamo si manifesterà dalle finestre della Scuola Primaria – Mazzini Lucarno.  Questo forse è il tipo di insegnamento verso una società più sostenibile, almeno come lo deve intendere il reparto sviluppo e strutture di Coop. Lo sarà anche per la Commissione Europea? Senza dubbio sarà molto educativo per i nostri bambini)

L’edificio presentato dalla Coop Talea, anche se sarà meno energivoro, rimarrà in ogni caso un manufatto completamente alieno e avulso dal contesto territoriale, circondato da zone ad alto rischio idrogeologico dove verranno attratte migliaia di persone. 

(Si veda articolo si WIRED –  edizione italiana di dicembre 2014) 

Come è possibile che un progetto come questo possa aderire a un programma di eco-compatibilità diventando il ‘case studies’ italiano ricevendo anche finanziamenti europei?

Paradossi che cercheremo di capire insieme ad esperti e personalità della cultura…

Link incorporato dal sito Legacoop  

DellaGuerra 
      Qui il link del convegno svoto a Palazzo Ducale sul caso Guglielmetti: “Territorio come bene comune” dove viene preso il progetto presentato da Coop Talea come pessimo esempio di gestione del territorio: Interventi del Prof. Massimo Morisi, Prof. Renzo Rosso, Arch. Giacomo Gallarati e Giovani Urbanisti

La partecipazione

 SCARICA QUI L’APPELLO
 
AppelloCulturaCommOnEnergy

 Sottoscrivi > qui < l’appello anche con la piattaforma Change

 

 

La sintesi del convegno Territorio come bene comune dell’11 gennaio scorso dei ragazzi di GhettUp TV

I ragazzi della tv di quartiere GhettUp Tv ci hanno fatto un bellissimo regalo: hanno montato una efficace sintesi delle parti più interessanti e significative della giornata di studio dello scorso 11 gennaio nella Sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale. Qui trovate il link del video:

https://www.youtube.com/watch?v=pp4wVmCsdI8

Il video raccoglie i tratti salienti e i passaggi più importanti e significativi della giornata di approfondimento e confronto sul territorio come bene comune!

Vogliamo ancora una volta ringraziare i ragazzi di GhettUp TV e tutti gli altri ragazzi e ragazze che ci hanno aiutato tramite strumenti video e fotografici a documentare e divulgare i contenuti e le idee dell’11 gennaio e degli altri eventi. Ringraziamo in particolare i ragazzi di GENOVIRUS che hanno ripreso tutto in streaming e hanno permesso così a tanta gente da tutta Italia di seguire il convegno in diretta (ci hanno contattati dalla Calabria, da Roma, dalla Valle d’Aosta, dalla Val Susa, Parma, da Milano e Torino). Ringraziamo il Teatro dell’Archivolto per averci imprestato la strumentazione professionale e Carola per aver fatto le riprese. E poi ringraziamo i tanti fotografi, come Jacopo Baccani, Alex, Chiara, Leonardo, Susanna, Monica e Guido per le tante e bellissime foto scattate!

Il nuovo Piano di Bacino regionale-Bisagno

Piano di Bacino Sovraimpressione

In attesa delle elezioni e dell’approvazione politica siamo ora in grado, grazie alla segnalazione del consigliere comunale Stefano De Pietro, di fornirvi le tavole aggiornate del nuovo piano di bacino regionale fatto da Regione Liguria (deve ancora passare il vaglio politico, nb)

Le tavole aggiornate sono consultabili sul sito www.cartografia.regione.liguria.it / REPERTORIO CARTOGRAFICO / CARTE TEMATICHE / PIANIFICAZIONE DEL TERRITORIO E CATASTO:

 

 

 P.d.B. rilievo regionale – Fasce fluviali

P.d.B. rilievo regionale – Rischio Geomorfologico ed Idrogeologico

P.d.B. rilievo regionale – Rischio Idraulico ed Idrogeologico

P.d.B. rilievo regionale – Suscettività al dissesto e Regimi Normativi

Per quanto riguarda il nostro quartiere abbiamo fatto questa sovrapposizione

Piano di Bacino Sovraimpressione

– Piazza Adriatico rimane zona rossa di tipo A (le criticità non sono state risolte con la “messa in sicurezza” del Rio Mermi)

– La ex Guglielmetti rimane come prima, area Gialla (fascia B). L’attuale Coop è in zona rossa A3; Lungo Bisagno Dalmazia rimane zona rossa A3

– Bricoman, verde;

-ex Moltini, verde

– Terralba rossa A3; Corso Sardegna A;

Infine da sottolineare due articoli usciti questa mattina su La Repubblica edizione Genova sulla presentazione del piano di protezione civile. Anche la nostra associazione, fino all’alluvione di ottobre, ha partecipato come caso pilota per la città nella elaborazione del censimento delle zone a rischio partito oltre un anno fa. Dopo l’alluvione di ottobre sono però stati vani i tentativi di riprendere il discorso e l’ultima mail tra noi e Protezione civile risulta essere stata mandata poco prima del convegno dell’11 gennaio scorso. Perciò stiamo cercando di  organizzarci autonomamente in attesa dei mesi autunnali: questa è resilienza.

In ultimo vogliamo aggiornarvi sul piano triennale dei lavori pubblici che è stato presentato in municipio martedì scorso:

tra 20 giorni partirà la pulizia del Bisagno.
Sono stati stanziati 1,2 milioni di euro per pulizia dei rivi (spendibili dal 3 giugno 2015 )
Stanziati 3,5 milioni di euro per il recupero di alloggi popolari di Arte.
Stanziati 5,4 milioni di euro per il ripristino di danni alluvionali ( non specificati )
Il fondo a disposizione del Municipio per il 2015 è di euro 400.000 + euro 281.000 per investimenti mirati sul territorio.
Per quanto riguarda i 112.000 € ( a detta del Municipio 90.000 euro) rientranti dagli oneri di urbanizzazione del Bricoman il Presidente del Municipio ha detto che non saranno disponibili fino all’apertura del Bricoman. Il comitato di Piazza Adriatico ha presentato un progetto, mentre gli Amici di Ponte Carrega hanno chiesto che il progetto venga condiviso con tutti gli abitanti.

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Qui sotto il link alla trasmissione “Matrix” di Luca Telese andata in onda il 6.05.2015, ancora una volta l’intervento Coopsette – Bricoman Italia, al centro di un servizio sulla cattiva gestione del territorio e dissesto idrogeologico.

BricomanMatrix

Spot dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambiente) sul consumo di suolo

Amici di Ponte Carrega: un’altra vittoria!

Ponte carrega_4.jpg

Un’altra richiesta che facevamo da tempo ha trovato spazio in una delibera di giunta regionale!

La nostra associazione ha sempre sostenuto la necessità di intervenire fin da subito sulla prevenzione del rischio alluvionale attraverso strumenti non strutturali di mitigazione del rischio. Le misure di flood proofing sono sicuramente una di queste misure che nell’attesa di un miglioramento (se mai ci sarà) dell’assetto idrogeologico cittadino possa salvaguardare attività commerciali e abitazioni nel breve-medio periodo con costi accettabili e col sostegno di assicurazioni e incentivi regionali (come le detrazioni fiscali per gli infissi).

La Giunta regionale di venerdi 27 marzo ha quindi stanziato dieci milioni di euro dai fondi POR-FESR 2014-2020 a favore di un bando per l’installazione di impianti tecnologici in grado di prevenire e mitigare i danni in caso di calamità alluvionali.
Le agevolazioni consistono in un contributo, a fondo perduto, nella misura del 50% dell’investimento ammissibile, per i soggetti che non hanno subito danni segnalati alla Camera di commercio a seguito di precedenti eventi atmosferici eccezionali, del 60% per chi ha già subito danni in un evento atmosferico eccezionale e dell’80% per coloro che hanno subito danni in più eventi atmosferici.
L’investimento agevolabile non potrà essere inferiore a 5.000 euro e superiore a 20.000 euro.
Le domande di ammissione alla agevolazione devono essere redatte online attraverso la piattaforma regionale “bandi on line” accessibile dal seguente indirizzo (http://filseonline.regione.liguria.it/FilseWeb/Home.do) ed essere presentate a decorrere dal 29 aprile 2015 sino al 26 maggio 2015.
La piattaforma per la compilazione e preparazione delle domande (modalità off-line) sarà disponibile a partire dal 15 aprile 2015.

 

https://filseonline.regione.liguria.it/FilseWeb/Home.do

http://www.regione.liguria.it/argomenti/affari-e-fondi-europei/por-fesr-2014-2020/i-bandi-del-por-fesr-2014-2020/asse-3-competitivita-delle-imprese/azione-311-agevolazione-a-favore-delle-attivita-economiche-per-prevenzione-da-rischi-alluvionali-attraverso-soluzioni-tecnologiche.html

Nel frattempo, mentre apprendiamo la notizia a due anni dalla prima riunione con il Comune di Genova e la Protezione civile sul tema flood proofing e dopo due convegni al Ducale, va avanti lo studio del Politecnico di Milano sulla possibilità di utilizzare queste barriere non solo su scala ridotta a prevenzione di negozi e singole abitazioni ma anche a salvaguardia di intere aree cittadine e di quartieri: nel caso genovese lo studio riguarda la possibilità di dotare un quartiere come quello di Pontecarrega e piazza Adriatico di strutture di flood proofing. Lo studio è realizzato dal prof. Bignami con un tesista del Politecnico e anche quest’anno il caso sarà oggetto del laboratorio del Corso di Rischio Idrogeologico e Protezione Civile del Politecnico di Milano.

 

TERRITORIO COME BENE COMUNE – “LA PARTECIPAZIONE DEI CITTADINI e IL CASO VAL BISAGNO”

Dopo il convegno dell’11 gennaio vi aspettiamo al secondo appuntamento sul tema della Partecipazione che si terrà venerdì 27 marzo dalle 17:30 alle 20:00 a Palazzo Ducale nella Sala del Munizioniere.

Parteciperanno alla discussione:

Fabrizio SpinielloINTRODUCE
Presidente Associazione Amici di Pontecarrega

Luca Borzani: Partecipazione o le fatiche della democrazia
Presidente della Fondazione per la Cultura di Palazzo Ducale

Massimo MorisiLa partecipazione come forma normale di città. Il nostro esempio concreto
Ordinario di Scienza dell’amministrazione presso la Scuola di Scienze politiche dell’Università di Firenze e Garante della comunicazione nel governo del territorio della Regione Toscana.

Renzo Rosso: Alluvioni d’Italia: dall’unità a oggi cosa è cambiato
Ordinario di costruzioni idrauliche al Politecnico di Milano.

Giovani Urbanisti: Buone pratiche di partecipazione in Europa
L’Associazione Giovani Urbanisti-Fondazione Labò è nata come supporto volontario all’operato della Fondazione Mario e Giorgio Labò (fondazione di studi urbani e residenziali attiva sul territorio genovese a partire dagli anni ottanta), dall’unione di laureati in Pianificazione Urbanistica, Territoriale ed Ambientale.

Giacomo GallaratiIl caso Guglielmetti in Val Bisagno
(Gallarati Architetti), ha elaborato, come esempio di moltiplicazione dell’opzione,  una proposta progettuale alternativa per l’intervento Talea-Coop in area ex-Guglielmetti, in collaborazione con l’Associazione Amici di Pontecarrega.

Mara MorelliCONDUCE
Università di Genova e Associazione di Mediazione Comunitaria.
Locandina del convegno

Partecipazione

Luca Mercalli a Ponte Carrega: un caso nazionale di cementificazione visto da 1,5 milioni di spettatori in Italia

Sabato 21 marzo su Rai 3 è andato in onda il servizio della trasmissione condotta da Luca Mercalli, Scala Mercalli. Il tema trattato durante il programma è stato quello dei disastri ambientali, della gestione del rischio, dei danni provocati dalla cementificazione. Nel suo viaggio intorno al mondo Luca Mercalli ha fatto tappa in Val Bisagno. Insieme all’Associazione Amici di Ponte Carrega, a Giordano Bruschi e ai professori Renzo Rosso e Gerardo Brancucci ha voluto soffermarsi su questo caso nazionale, indugiando naturalmente sul dissesto idrogeologico e sulla cementificazione, sottolineando le contarddizioni di questa città che continua ad andare sott’acqua e allo stesso tempo continua a costruire.

Il riferimento ai centri commerciali di Ponte Carrega è stato poi oggetto di richiamo per il proseguo della trasmissione dove si sono analizzati i problemi dati dal consumo di suolo, in particolare in Italia, nell’analisi del professor Pileri.

Al di là di questo, al di là della gravità di quanto sta accadendo a livello locale e nazionale in termini di rischi alluvionali e di cementificazione selvaggia, non possiamo negare l’emozione di aver portato a conoscere ad altri 1,5 milioni di italiani la situazione della nostra vallata e della nostra città e in particolare del nostro quartiere.

Vedere Luca Mercalli che passeggiava su Ponte Carrega sulle note di De Andrè ci ha fatto emozionare e soprattutto speriamo abbia fatto riflettere, in tutta Italia, su quanto viene fatto a Genova, un esempio infelice di governo e gestione del territorio.
Ma la storia continua…..in attesa del nuovo centro commerciale Coop Liguria.

I proponenti vorranno continuare a fare ancora tutto da soli oppure aprirsi a un reale percorso di condivisione del progetto con la cittadinanza?

Che questa occasione diventi opportunità per tutto il territorio, il suo paesaggio e la mitigazione del rischio,  non solo l’ennesimo esempio di autoreferenzialità e speculazione.

Link della trasmissione su Rai Replay > qui <

Qui sotto incorporiamo lo stralcio del servizio andato in onda su Rai Tre

Qui Sotto riportiamo l’iconografia del libro del Prof. Renzo Rosso: “Bisagno, il fiume nascosto”, menzionato nel servizio di Luca Mercalli

Stasera a Scala Mercalli si parla di alluvione e cementificazione a Genova

Stasera il programma di Rai 3 Scala Mercalli condotto da Luca Mercalli tratterà il tema delle alluvioni e del dissesto idrogeologico, facendo tappa anche a Genova e in particolare in Val Bisagno.

Qui il link del programma: http://www.scalamercalli.rai.it/dl/portali/site/page/Page-1b0bb64f-44f2-43ea-9f7e-6d791bb192e6.html

Nella foto, una delle fasi delle riprese a Ponte Carregamercalli