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Servizio televisivo di Agorà – dove viene citato l’edificio Coopsette per conto Bricoman Italia

Ecco il link del servizio della trasmissione Nazionale “Agorà” dove si cita come pessimo esempio di urbanistica l’edificio costruito da Coopsette per conto di Bricoman Italia.

 

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            LA FILOSOFIA DEL COMUNE DI GENOVA = CEMENTIFICARE DI PIU’ PER METTERE IN SICUREZZA I TORRENTI !

10.000 mq in più di superficie agibile in cambio della messa in sicurezza del torrente Mermi

PORTARE PIU’ AUTO LUNGO LE SPONDE DEL TORRENTE BISAGNO

+6000 auto incrementali per senso di marcia nella viabilità di sponda del torrente Bisagno

      F4Catturarelazione istruttoria della direzione sviluppo urbanistico e grandi progetti

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Vedi anche l’esposto in procura fatto dagli APC all’inizio dell’anno dalla ns. associazione

Vedi anche “Alluvione di Cemento”

E i prossimi interventi previsti sono…..

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…. altri centri commerciali e alberghi davanti al fiume!

LA STORIA NON CAMBIERA!

 

 

La casualità non è contemplata….

La casualità non è contemplata…. la sicurezza è un’altra cosa!

Asfalto

Dal 4 novembre 2011 sono passati 1055 giorni, ovvero 2,9 anni, e un altro devastante fenomeno meteorologico ha colpito nuovamente la nostra città, affondandola nel fango.

Altre vittime, altre parole di cordoglio, scuse, accuse, altri proclami su come la “messa in sicurezza idrogeologica” sarà la prossima priorità dell’Amministrazione Comunale.

Intanto modelli matematici previsionali falliscono, incapaci di prevedere l’impossibile. Le solite accuse fra chi avrebbe dovuto prevedere e coloro che avrebbero dovuto agire.

La liturgia del dopo alluvione, infatti, prevede due atti sempre ben definiti, l’accusa a chi avrebbe dovuto prevedere e gestire e il compianto da parte degli amministratori per le opere che avrebbero dovuto essere eseguite, questa volta incentrato sul tema delle opere di “messa in sicurezza”, già previste e finanziate, ma fermate dal TAR o impantanate in cavilli amministrativi.  

Per quanto riguarda il primo atto, a coloro dai quali si pretende la previsione dell’imprevedibile va tutta la nostra solidarietà, perché dai modelli probabilistici non si può pretendere la certezza assoluta.

Ma, per quanto riguarda il secondo atto della liturgia, siamo sicuri che tali affermazioni siano effettivamente sufficienti ed esaurienti? Se queste opere in discussione fossero state eseguite non avremmo avuto danni o vittime?  Le cose stanno veramente così?

L’appalto “incriminato” in realtà è solo un breve tratto della “nuova” copertura del Bisagno, quella che va da C.so Buenos Aires a via Carlo Barabino, e non ci sembra propriamente un intervento risolutivo dato che quel tratto è poco più della metà della strada di copertura e il nodo più difficile è quello di Brignole.  

Il rifacimento della copertura del Bisagno fermato dal TAR è soprattutto un’opera di viabilità più che di messa in sicurezza del torrente, dato che le strutture della copertura degli anni 30 sono ormai logore e c’è il pericolo che prima o poi si apra una voragine, ma una volta terminati i lavori rimarrebbe comunque sempre il problema del sottopasso ferroviario di Brignole: portata massima c.a. 850 m3/s contro una piena del Bisagno che sappiamo può raggiungere i valori impressionanti di 1300 m3/s

L’altra opera sulla quale si recrimina è l’opera definita dagli Amministratori “primo lotto dello scolmatore del Bisagno”: si tratta in realtà del piccolo scolmatore, quello del Fereggiano, per il quale si dimentica di dire che il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici ha bocciato il progetto in modo clamoroso. Lo ha bocciato perché i costi sono sottostimati, la copertura economica è molto carente, gli studi sono vecchi e non considerano l’impatto sul territorio, non si è certi che intercetterà tutta l’acqua ed anzi c’è il rischio che vada a creare problemi da altre parti (vedi la falda di Terralba). In aggiunta, il CSLP stigmatizza che è anche impropria la definizione di “primo lotto dello scolmatore del Bisagno”, in quanto è lampante che l’opera non abbia alcuna attinenza con il vero e proprio scolmatore del Bisagno.

vedi fonte Regione Liguria

vedi fonte consiglio superiore lavori pubblici

Per risolvere definitivamente il problema delle esondazioni del Bisagno infatti bisognerebbe impegnarsi per la realizzazione del “Grande scolmatore” del Bisagno, il cui progetto è già approvato nel 2007. Il piano di bacino del Bisagno prevede per una sicurezza “assoluta” una portata massima di 1.300 metri corrispondente alla piena bicentennale, e solo lo scolmatore può aumentare la portata di altri 450 metri cubi al secondo. Un’opera che però deve essere realizzata tutta d’un pezzo se si vuole che sia veramente efficace, ma la cui realizzazione si scontra con costo di realizzazione di circa 250-270 ml di euro, una cifra che per l’Amministrazione Comunale sembra impossibile da affrontate, anche se in realtà è solo un decimo del costo della Gronda autostradale di Ponente o ancora meno rispetto al costo del terzo valico, di cui i lavori sono già avviati.  Da notare che anche l’impegno profuso dai nostri amministratori sembra squilibrato a favore della realizzazione delle due opere infrastrutturali piuttosto che quella di una definitiva messa in sicurezza idraulica del Bisagno con il grande scolmatore. 

Le opere idrauliche comunque realizzate non basteranno.

Il clima cambia e le strade diventano torrenti, le scalinate diventano cascate, le piazze diventano laghi, con una frequenza fino a qualche anno fa inimmaginabile.

Nonostante questa consapevolezza si continua a costruire e cementificare in zone golenali, fondo valle spesso instabili e idrogeologicamente complessi.

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La “messa in sicurezza” idraulica di un torrente è solo una sicurezza formale,  significa che il torrente sarà regimato da nuove sponde teoricamente in grado di contenere una piena probabile statisticamente prevedibile entro un periodo di ritorno di 200 anni. Un modo di procedere analitico che tiene conto di una probabilità che con il cambiamento climatico non è più costante, ma si è sensibilmente ridotta, con il rischio di avere esondazioni molto più frequenti anche là dove si è costruito “a norma” ma con un periodo di ritorno ormai superato dai fatti.

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Per ridurre il rischio idrogeologico occorre intervenite riducendo il valore del danno esposto, che poi sono le vite umane, per non parlare delle cose. Significa decostruire e non cementificare più, ma questa è una pratica poco gradita alle amministrazioni perché impedisce di far cassa con la gestione del territorio.

Un esempio eclatante di questa cattiva gestione del territorio è rappresentato dal caso di Genova a Ponte Carrega dove nell’area Ex-Italcementi, dopo l’alluvione del 4 novembre 2011 ,anziché applicare un principio di precauzione, sono stati approvati interventi di edificazione con concessioni a edificare tre volte tanto rispetto alla situazione precedente, prevedendo grandi attività commerciali in grado di incrementare il traffico veicolare privato di oltre 6000 auto/giorno per senso di marcia, lungo la viabilità di sponda del torrente Bisagno in un fondovalle a forte rischio inondazione. 

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Prima di questo intervento il valore esposto intorno all’area di intervento era rappresentato solo da un vecchio fabbricato in disuso e poche persone residenti, ma con la nuova destinazione urbanistica migliaia di persone saranno attratte in questi luoghi con grave pericolo per la loro vita in caso di forti piogge, che come abbiamo potuto constatare non sempre sono prevedibili.

Inoltre anche con argini “messi in sicurezza” nessuno potrà scongiurare un imprevisto. Un albero che accidentalmente va ad ostruire l’asta terminale del torrente in prossimità di un sottopasso,  una frana che cade sul greto del torrente, un versante che cede e riversa fango e detriti nel letto del fiume ostruendolo. Nessuno di questi casi si può prevedere e abbiamo visto che nemmeno i sofisticati modelli matematici possono farci nulla.  E’ evidente che l’unico metodo efficace per ridurre il rischio idrogeologico è dunque quello di evitare che in siti così pericolosi siano attratte persone in gran numero.

Altri Carrelli

Un atro progetto “schizofrenico” proposto dalla nostra amministrazione, che da un lato lamenta i danni provocati dall’alluvione e dall’altra parte approva pesanti varianti urbanistiche con nuovi insediamenti e devastanti cementificazioni, è quello che prevede il restringimento del Bisagno con innalzamento degli argini per far posto alla Busvia. 

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Questo restringimento è previsto a monte delle zone oggi alluvionate di Borgo Incrociati e del sottopasso ferroviario di Brignole, esattamente prima di Staglieno, tra Ponte Monteverde e Ponte Feritore.  Senza opportune opere a valle l’opera di restringimento con innalzamento della sponda non farà altro che aumentare la velocità dell’acqua.  A valle  la situazione diventerà ancora più critica, ma su questo tema abbiamo ancora molto da raccontare e sarà per la prossima puntata.

Contributi sul tema della partecipazione

Come mai in Liguria i rappresentanti politici non mettono al centro del discorso politico la necessità di veri processi di partecipazione per la gestione del territorio?

Non se ne sente la necessità? ..Un segno di autoreferenzialità della classe politica?

In prossimità delle nuove elezioni regionali questo argomento non è una priorità dell’agenda politica dei candidati…, forse la gestione del territorio non interessa ai politici della nostra regione?

Come mai invece nella Regione Toscana questo argomento è sentito di estrema attualità?

 

Link al sito della Scuola Superiore Normale di Pisa.

Politiche Pubbliche e Democrazia - il ruolo della partecipazione” – 24 settembre 2013 – Salvatore Settis –  Enrico Rossi – Massimo Morsi

Alberto Magnaghi, Partecipazione e governo del territorio – 24 settembre 2013

Massimo Morisi, Quale partecipazione per quale democrazia? – 24 settembre 2013

Alluvione di cemento…due anni dopo

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INVITO A PARTECIPARE

Partecipazione Comunitaria come strumento per la  risoluzione dei conflitti

L’associazione Amici di Ponte Carrega porge i saluti all’apertura dei lavori del X Congresso Mondiale di Mediazione

La nostra associazione è stata scelta fra i molti comitati europei e italiani per porgere i saluti ai partecipanti del X Congresso Mondiale di Mediazione che si sta svolgendo al Palazzo Ducale di Genova, prima volta in Europa.

Per noi è stato un grande piacere aver avuto modo di porgere i nostri saluti a un Convegno così importante. Siamo presenti al Convegno dopo due anni di inteso lavoro alla ricerca di nuovi mezzi di comunicazione e di mediazione per: salvaguardare, proteggere, valorizzare il nostro territorio.

Ecco le riprese durante la proiezione del video nella Sala del Maggior Consiglio del Palazzo Ducale

 

Qui sotto postiamo il video proiettato

Workshop in progress!

Workshop in progress! La nostra associazione partecipa a quattro workshop del X congresso mondiale di mediazione, per la prima volta in Europa al Palazzo Ducale di Genova.

Nella foto la presentazione di Mediazione, Partecipazione e Dialogo con la prof.ssa Graciela Frias.

Questa sera dalle ore 19:00 in piazza Adriatico chiacchierata informale aperta a tutti con Graciela Frias (Messico), Leticia Garcia Villalengua( Argentina) e Ramon Alzate (Spagna) dal titolo “Esperienze di mediazione a confronto tra Messico, Argentina, Spagna e…Ponte Carrega!”

SIETE TUTTI INVITATI

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Viva la Piazza Viva! Il Congresso Mondiale di Mediazione sbarca a Genova e la Associazione Amici di Ponte Carrega è Istituzione Aderente!

Il percorso intrapreso due anni fa con la piattaforma della mediazione si appresta a vivere un passaggio di straordinaria importanza.

Al Palazzo Ducale di Genova dal 22 al 27 settembre il X Congresso Mondiale di Mediazione: “una via verso la cultura della pace e la partecipazione comunitaria” di cui sono organizzatori la Fondazione per la Cultura di Palazzo Ducale, la Fondazione San Marcellino e l’Università degli Studi di Genova.

La Associazione Amici di Ponte Carrega parteciperà attivamente ai lavori del Congresso Mondiale sia grazie ai workshop tenuti da esperti internazionali sul tema della mediazione, sia grazie ad iniziative che via via vi presenteremo e che saranno svolte sul nostro territorio o saranno dedicate al nostro territorio. Inoltre la nostra associazione avrà uno spazio dedicato nello spazio poster e comunicazioni e in questo ambito presenteremo la nostra attività e il nostro approccio con la mediazione.

L’evento approda per la prima volta in Europa, a Genova, da molti anni una delle piattaforme di maggior studio e interesse per i temi della mediazione. Noi ci siamo avvicinati a questo progetto più di due anni fa. Un giorno d’autunno comparve per Ponte Carrega e Piazza Adriatico un manifesto dal titolo curioso: “Viva la Piazza Viva” e poi la data e l’orario dell’incontro organizzato dai mediatori. Allora era per noi una realtà non conosciuta ma quel volantino ci colpì: un quartiere vivo era quello a cui anche noi puntavamo,ad un anno dall’alluvione del 4 novembre e sommersi dal cemento delle operazioni speculative incominciate nel nostro quartiere dopo l’alluvione. Così incominciò la nostra avventura con la piattaforma genovese di mediazione: insieme a noi furono coinvolti gruppi di altre realtà genovesi, di periferie (Sampierdarena,Certosa) e del centro storico “periferico” (San Bernardo, si può essere periferie anche in centro). Alcuni esperti, che oggi sono tra i congressisti del congresso che si apre la prossima settimana, giunsero appositamente da ogni angolo del globo,dalla Spagna al Sudamerica, in periodi differenti, per offrirci formazione e il loro contributo in termini di contenuti e di esperienza umana. Così abbiamo fatto tesoro degli incontri con Ramon, mediatore nei conflittuali Paesi Baschi e con Graciela, professoressa di Città del Messico, alle prese con le periferie di una delle città più difficili del globo.

Abbiamo fatto tesoro dei loro racconti che ci hanno arricchiti e hanno dato forza alle nostre lotte che non sono poi così distanti dalle lotte intraprese dai cittadini di tutto il mondo in un momento di forte crisi delle democrazie occidentali, dettato da una crisi del sistema rappresentativo: l’istanza comune che viene fuori dalle esperienze di Argentina e Messico è la stessa di Ponte Carrega e di altri chissà quante altre centinaia di simili esperienze in giro per l’Italia e l’Europa. I cittadini ci sono, non stanno alla finestra e vogliono partecipare ai cambiamenti, senza rimanerne spettatori passivi che delegano la loro vita e le proprie facoltà di scelta ai loro rappresentanti. La mediazione è lo strumento che fa fare il salto di qualità a queste istanze genuine e vitali. Mediare significa risolvere i contrasti e le controversie prima ancora che queste sorgano.

Gli strumenti della mediazione sono il dialogo e la competenza (la preparazione), ma anche la libertà di fare un passo indietro e di ascoltare l’interlocutore, capire la sua posizione e le sue esigenze. Mediare non significa arrivare a un compromesso ma giungere a una soluzione condivisa: così si supera la “democrazia per alzata di mano”con cui si rischia di lasciare una parte soccombente e una vincitrice e in cui la vittoria di uno può rappresentare la sconfitta dell’altro.

O si vince tutti assieme o si perde tutti assieme: è un ritrovare il senso di Comunità e il senso di civiltà superando il concetto stesso di minoranza. Allo stesso tempo abbiamo imparato a superare il concetto di periferia: innanzitutto abbiamo appreso che la periferia può esistere anche in centro (San Bernardo, Ghetto) e quindi abbiamo scoperto che questo concetto sia soprattutto uno stato mentale piuttosto che fisico. Essere periferia significa riconoscere con dignità il proprio ruolo e allo stesso tempo fare di questo ruolo una risorsa e non un fardello. Siamo periferia e siamo contenti di esserlo perchè anche la periferia, che ci crediate o no, ha i suoi pregi e la sua Bellezza. Riprendendoci il nostro ruolo nella città abbiamo quindi rifiutato il connottato settario del termine “periferia” così come inteso dal “centro” e lo abbiamo trasformato in qualcosa di positivo. Sono anche le esperienze vissute nel quartiere che fanno la bellezza del luogo; imparando a mediare stiamo imparando a difenderle!

Viva la Piazza Viva!

 

La nostra associazione è tra le Istituzioni Aderenti, al fianco di università e fondazioni di chiara fama: http://congresodemediacion.com/mdl/it-istituzioni-aderenti.html
Con gioia e spirito di apprendere e di arricchimento delle nostre competenze ed esperienze vi invitiamo a venirci a trovare al Congresso. Qui trovate il programma completo:http://congresodemediacion.com/mdl/index-it.html1010306_1456197304613030_1065930645_n

Perifèries Urbanes

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“Se continuiamo ad aspettare che i nostri bisogni siano registrati in inchieste, riflessi nei programmi elettorali, portati al Comune e risolti da lì dentro quando arrivano i soldi e i progetti, non otterremo mai quello che ci serve” (F. Aguiló)”

Link dell’articolo del Gruppo di Lavoro Periferie Urbane dell’Istituto Catalano di Antropologia…

Perifèries Urbanes

Vedi anche questo – Un ex macello diventa una scuola sostenibile in Spagna

(Nota: Questi link sono stati segnalati alla ns. associazione dalla Gent.ma Dott. Arch. Eleonora Burlando, Docente presso la Scuola Politecnica di Genova DICCA)

Sant’Eusebio in Festa! Ci siamo anche noi

Nel fine settimana tra il 12 e il 14 di settembre le associazioni di quartiere ripropongono la bellissima iniziativa Sant’Eusebio in Festa. Anche la Associazione Amici di Ponte Carrega sarà presente sulla Piazza di Sant’Eusebio con un banchetto: nell’occasione raccoglieremo le firme per il Censimento I Luoghi del Cuore FAI 2014 e potrete informarvi sulle trasformazioni della vallata.

Locandina

Concorso fotografico

Real time

 

112mila euro per il quartiere

DELIBERA ex italcementi 31 luglio 2014

 

Con delibera di Giunta comunale del 31 luglio scorso il comune su richiesta del Municipio e come anche da noi richiesto espressamente, ha sancito di rinunciare a investire i 112mila euro rimanenti degli oneri di urbanizzazione dell’ intervento nell’ area ex Italcementi nella progettazione della risestamazione di piazza Adriatico. Infatti i suddetti 112mila euro sarebbero serviti, secondo la previsione iniziale, alla sola progettazione. Insomma non avremmo visto niente di concreto per il quartiere e avremmo visto sperperati altri soldi pubblici per una opera che non si sarebbe mai più realizzata mancando i necessari fondi per realizzarla. Tutto questo nonostante la grande opera che viene costruita nel quartiere ad opera di coopsette e nonostante la previsione iniziale (del. 43a/2010) in cui il municipio impegnava la giunta comunale di allora a realizzare la riqualificazione di piazza Adriatico con una nuova pavimentazione e un nuovo arredo urbano. Niente di tutto ciò è stato fatto ma ora si apre questa via inaspettata, seppur di non molta importanza da un punto di vista economico: questi 112 mila euro saranno nella disponibilità del Comune di Genova dal mese di novembre (devono essere versati entro il 30 di novembre, fonte: arch. De Fornari Comune di Genova) e potranno essere utilizzati finalmente per il quartiere. Chiediamo al Municipio, sicuri di una loro risposta necessariamente positiva, che questi fondi rimangano nel quartiere e siano investiti per migliorarlo,  sia dal punto di vista della sicurezza idrogeologica che della qualità dell’ arredo urbano. Noi abbiamo qualche idea al riguardo (così come tanti nel quartiere) e proponiamo che tutti i cittadini interessati possano contribuire a decidere la destinazione di questi fondi nel quartiere. I 112mila euro sono insufficienti per realizzare opere di grande impatto come una completa riqualificazione della piazza ma possono essere ben spesi e utilizzati per migliorie e opere propedeutiche ad una futura sistemazione. Si può pensare ad esempio di investire qualcosa di questi fondi su barriere anti alluvione. È importante però che la scelta sia condivisa e partecipata con la popolazione. Così come per le grandi opere anche le piccole spese e le necessità dei quartieri e dei territori vanno rese pubbliche e condivise con la popolazione per rispondere alle reali esigenze di chi quel posto lo vive quotidianamente. Il tema è stato da noi portato all’attenzione del consiglio comunale durante la commissione V Territorio del 2 settembre scorso.

La Associazione Amici di Ponte Carrega audita nella Commissione V e Commissione VI del Comune di Genova

consiglio_comunale In seguito alla Conferenza Capigruppo del Comune di Genova cui la nostra associazione era stata invitata a partecipare il 28 luglio scorso, il Presidente del Consiglio Comunale Giorgio Guerello con l’unanimità dei capigruppo del Consiglio ha deciso di convocare due Commissioni sul nostro quartiere. Il 2 settembre si è svolta la Commissione V Territorio presieduta dal cons. Antonio Bruno e il 4 settembre si è svolta la Commissione VI Sviluppo Economico, presieduta dal cons. Giampaolo Malatesta. Entrambe le commissioni avevano come oggetto un confronto sull’area Ex Italcementi- Bricoman dal punto di vista del territorio e dal punto di vista dell’impatto sulle attività commerciali esistenti della vallata. La prima delle due sedute è stata anche ampiamente dedicata al tema Ex Officine Guglielmetti. Nella Commissione VI Sviluppo Economico era presenta l’ass. Oddone, i rappresentanti del Bricoman e le associazioni di categoria, Ascom, Confesercenti e Camera di Commercio. Pubblichiamo i documenti che abbiamo prodotto per i commissari e gli assessori competenti presenti (L’ass. Bernini non era presente alla commissione V perchè impegnato col Ministro Lupi) e l’articolo de Il Secolo XIX del 5 settembre sulla commissione VI.

Bricoman conferenza capigruppo

Guglielmetti conferenza capigruppo

Commissione Consiliare V Territorio del 02-09-2014

BRICOMAN, COMMISSIONE BEFFA

A breve pubblicheremo anche i verbali completi delle sedute.

 

Parte oggi il concorso fotografico Wiki Loves Monuments. La Associazione Amici di Ponte Carrega aderisce all’iniziativa!

open genovaLa Associazione Amici di Ponte Carrega aderisce insieme ad altre realtà genovesi e nazionali a Wiki Loves Monuments, contest fotografico internazionale promosso a Genova dalla Associazione Open Genova che ha l’obiettivo di  “valorizzare, tutelare e documentare il patrimonio culturale: possono partecipare al concorso le foto che raffigurano un monumento. Il termine monumento va inteso in senso ampio: si intendono edifici, sculture, siti archeologici, strutture architettoniche, siti naturali e interventi dell’uomo sulla natura”(fonte: sito Open Genova). Il termine di chiusura del concorso è il 30 settembre.

Oggi alle 17:00 nel Salone di rappresentanza di Palazzo Tursi alla presenza dell’assessore alla cultura del Comune di Genova Carla Sibilla e ad Emma Tracannella coordinatrice nazionale Wiki Love Monumets l’associazione Open Genova presenterà l’iniziativa nella nostra città, raccoglierà nuove adesioni e risponderà a tutte le domande.

Per maggiori info: http://www.opengenova.org/wikilovesmonuments/parte-oggi-wiki-loves-monuments/ oppure http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2014/09/04/ARMg5UqB-partito_genova_monuments.shtml

I 100 anni del signor Gardella di Ponte Carrega

gardella-2 La Associazione Amici di Ponte Carrega ha voluto festeggiare i 100 anni del signor Gardella di Ponte Carrega.

Siamo convinti che la nostra comunità abbia bisogno di tutti i suoi membri per essere una comunità migliore: dal giovane all’anziano ognuno ha un ruolo importante nei confronti dell’altro. Tra gli scopi e gli obiettivi della nostra associazione, contenuto anche nella descrizione della nostra attività, vi è quello di creare socialità e far si che il giovane e l’anziano condividano gli spazi del quartiere: non inventiamo nulla di nuovo, è sempre stato così ma negli ultimi tempi è molto cambiata la stessa idea di socialità, di aggregazione. Anche il ruolo degli spazi sociali sembra cambiato. Le piazze si svuotano e i centri commerciali diventano centri di attrazione. I giovani stanno sempre meno tempo all’aperto e a contatto con altre realtà; gli anziani passano spesso il loro tempo davanti alla televisione e dimenticano di trasmettere le loro esperienze a chi potrebbe farne tesoro. Vogliamo andare in controtendenza e riportare la gente, giovani e anziani, nelle nostre piazze e nei nostri spazi urbani. E’ l’unica arma che abbiamo contro la solitudine e a favore della aggregazione tra persone. Superare le barriere tra generazioni e tra “diverso e diverso” contribuisce a rendere i nostri quartieri vivibili e solidali!

In mostra a Palazzo Ducale il quadro sul truogolo di Staglieno

Si inaugura il 2 settembre alle ore 17:00 presso la Sala del Camino di Palazzo Ducale la mostra personale della pittrice Aurora Bafico Ferrari. La mostra “Treuggi e Fontann-e de Zena” sarà visitabile dal 3 al 16 settembre 2014 nel cortile maggiore del palazzo. La signora Aurora è molto legata al borgo di Ponte Carrega di cui la sua famiglia è originaria.

Tra i quadri esposti uno avrà come soggetto il truogolo di Salita alla Chiesa di Staglieno, restaurato dalla Associazione e di cui la signora Aurora è rimasta molto colpita tanto da decidere di dedicarvi un dipinto.

Il lavatoio di Staglieno è fermo ora ai lavori di recupero: la Associazione Amici di Ponte Carrega aspetta i necessari permessi dal Comune e dalla Soprintendenza per poter incominciare il recupero della struttura, per la quale servirà necessariamente l’intervento di uno sponsor che possa contribuire almeno al ripristino della copertura metallica.

Grazie alle offerte ricevute durante la Stondaiata dello scorso Festival dell’Acquedotto e delle Antiche Vie sarà invece possibile sostituire l’attuale cancellata con un nuovo cancello! Grazie!

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Gita sociale a Pignone!

Il 30 e il 31 agosto la nostra associazione è stata in visita a Pignone, nelle terre dell’alluvione dell’ottobre 2011. E’ stata una ottima occasione per incominciare a tessere una rete anche con i comitati delle zone colpite dalla alluvione del 25 ottobre 2011. L’incontro con queste realtà è avvenuto grazie al film documentario “Se Io Fossi Acqua” di Luigi Martella, Marco Matera e Massimo Bondielli, proiettato lo scorso anno durante il convegno sul dissesto idrogeologico e diventato fin da subito un film “manifesto” anche per la nostra realtà e per la nostra associazione. I temi contenuti nel racconto dei nostri amici Massimo, Gino e Marco con la partecipazione e le testimonianze degli abitanti di Pignone sono temi che conosciamo bene e di cui abbiamo fatto necessariamente tesoro per ripartire dopo l’alluvione: in particolare il tema della “Resilienza” contenuto nel film è quello che più ci interessa ed è oggi al centro di un progetto che la nostra associazione sta portando avanti con Palazzo Verde, Istituto Marsano e Librotondo. Tutti noi sono stati molto colpiti dal film e impressionati dalle immagini e dai racconti dei Pignonesi. Così è nata la curiosità di conoscere quella realtà e di avvicinarci a loro. Un primo approccio fu fatto nello scorso novembre quando durante la festa di inaugurazione dell’Arci Ponte Carrega ci collegammo in diretta con loro in occasione della proiezione del film. Dedicammo loro, grazie alla voce di Aldo Ascolese, la canzone Dolcenera di Fabrizio De Andrè, contenuta nella colonna sonora del film “Se Io Fossi Acqua” e significativa per entrambe le realtà visto il tema che narra. Ieri il nuovo incontro, a distanza di qualche mese e finalmente dal vivo con alcuni di loro!

Il film si conclude con le riprese e i rumori della sagra dei prodotti tipici (famosa è la Patata di Pignone, presidio Slow Food) che si svolge ogni ultimo fine settimana di agosto. La festa fu fatta anche l’anno dell’alluvione e rappresentò un grande e alto momento di riscatto sociale e comunitario di un paese colpito dalla grande ondata nera di fango e alberi solo qualche mese prima. Allora, durante quel collegamento di novembre 2013, nacque il nostro desiderio di voler conoscere più da vicino questa comunità nell’occasione della festa di fine agosto.

L’occasione è stata anche propizia per la preparazione delle due commissioni consiliari del Comune di Genova a cui la nostra associazione è invitata a partecipare il 2 e 3 settembre e in vista dell’ormai prossimo congresso Mondiale di Mediazione a cui la nostra associazione parteciperà attivamente a Palazzo Ducale in qualità di Istituzione Aderente.

Alcuni soci con Marco Matera, uno degli autori di Se Io Fossi Acqua

Alcuni soci con Marco Matera, uno degli autori di Se Io Fossi Acqua

La Giunta chiede al Governo i fondi per la Val Bisagno

Pubblichiamo la delibera di giunta del 17 luglio 2014 e l’articolo firmato da Anna Maria Coluccia de Il Corriere Mercantile sui fondi Pon destinati alla Val Bisagno.

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Basta centri commerciali in Val Bisagno: dateci l’Università!

Pubblichiamo qui di seguito la nostra opinione pubblicata sulla prima pagina de La Repubblica del 18 agosto 2014 e la lettera del Rettore della Università degli Studi di Genova, prof. Comanducci, da cui hanno preso le mosse le nostre riflessioni, pubblicata sempre da la Repubblica l’8 agosto 2014.

UNA REGIONE UNIVERSITARIA COSI’ IL DISEGNO DI COMANDUCCI PUO’ DECOLLARE

La Repubblica art unige 18 agosto 2014

Ipotesi di processo partecipativo

Come noto il gruppo Talea, immobiliare Coop, ha presentato un anno fa un progetto di riconversione delle aree ex-officine Guglielmetti, molto impattante per Ponte Carrega e la Val Bisagno. L’intervento che si vuole realizzare è molto complesso, soprattutto per le caratteristiche del luogo in cui si inserisce il nuovo edificio. L’area da riqualificare è posta in un contesto storicizzato a margine di tessuti urbani consolidati, con gravi criticità dal punto di vista paesaggistico e ambientale. Nel progetto Talea non si riscontra alcuna cognizione di questa complessità,  viene proposto un edificio concepito come un grande oggetto fuori scala che cala dall’alto sul territorio della Valbisagno senza alcun rispetto per le sue caratteristiche naturali e per la sua storia secolare. A nulla sono serviti gli incontri fra cittadini e proponenti per ottenere un miglioramento del progetto. Nella seconda revisione il proponente non risolve le criticità individuate, ma si limita a spostarle in altri punti con altre forme.

Non abbiamo dubbi sulla capacità progettale dei tecnici proponenti, ma forse sono troppo impegnati nella esclusiva funzionalità del nuovo centro commerciale, mettono in secondo piano gli aspetti del paesaggio e della storicità dei luoghi che sono beni comuni non rinnovabili. La regia e la sensibilità con cui viene proposto questo nuovo progetto sembra essere la stessa che ha sostenuto il vicino ecomostro nell’area ex-Italcementi, un edificio voluto grande tre volte il precedente stabilimento, innestato in una valle di pregio paesaggistico con pendici boschive affacciate al parco dei forti e dell’acquedotto storico. Un vero scempio del paesaggio che irresponsabilmente non è stato salvaguardato dai proponenti e nemmeno dalle istituzioni che non sono stati capaci a mediare una soluzione meno impattante. Le idee sullo sfruttamento dell’area sono state limitate al solito capannone, frequentato da tir e autovetture e non si è saputo immaginare altro di innovativo che potesse sfruttare meglio un sito così strategico per lo sviluppo sostenibile della vallata nel senso dell’agenda 21, anche considerato il fatto che nelle alture soprastanti è presente un Sito di Interesse Comunitario (S.I.C.), il comprensorio intorno alla torretta di Quezzi.

Una costruzione che certamente non brilla per fantasia, bellezza e sensibilità per il paesaggio. Almeno si spera che questa impattante costruzione porti nuovi posti di lavoro, ma non è certo nemmeno questo dal momento che non si sa quante attività verranno chiuse a seguito dell’apertura dei nuovi punti vendita.

L’operazione Bricoman nell’area ex Italcementi ha provocato un distacco tra la cittadinanza e la pubblica amministrazione per l’imposizione di un progetto senza concertazione e di forte impatto ambientale.

Per i nuovi progetti riteniamo assolutamente necessario evitare questi errori.

Per l’area Guglielmetti bisogna considerare che il proponente, oltre qualche limatura dell’idea progettuale, non ha dato alternative perché ritenute irricevibili. A fronte di questa rigidità ci siamo rivolti a un affermato studio di architettura, membro della Prince’s Foundation for Building Community (associazione no profit che si occupa di partecipazione e città sostenibili con sede a Londra), lo studio Gallarati Architetti, con i quali abbiamo approfondito le informazioni forniteci da Coop constatandone l’incompletezza.
L’ipotesi Gallarati ha come unico scopo quello di dimostrare che sono possibili altre ipotesi progettuali più sostenibili e rispettosi delle caratteristiche del luogo pur mantenendo le stesse destinazioni d’uso richieste dal proponente. Riteniamo che difronte a interessi divergenti fra tutela del territorio e interessi dei proponenti, onde evitare conflitti si debba ricorrere a una mediazione attuabile tramite un percorso di partecipazione.
Per svolgere questo percorso la nostra associazione si è preparata da tempo coinvolgendo figure di primo piano a livello nazionale. In particolare il professor Massimo Morisi, Preside della scuola di scienze politiche dell’Università degli studi di Firenze, Garante per l’informazione e la partecipazione della Regione Toscana.
La proposta di cui alleghiamo un estratto, prevede una concertazione tra tutti i soggetti coinvolti: Comune, Municipio, cittadinanza e costruttore in tempi rapidi e circoscritti nel tempo come desumibile dal documento allegato.

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PercorsoDiPartecipazione

Il percorso di partecipazione, cosa è? Lo spiega Marianella Sclavi

Rilanciamo il link della intervista a Marianella Sclavi, realizzata dal Centro Servizi per il Volontariato della Provincia di Bologna, perché riteniamo questa intervista una straordinaria sintesi di cosa significa un percorso di partecipazione a un progetto. Troppo spesso si confonde per percorso di partecipazione qualche sporadico incontro fra la cittadinanza e i proponenti che illustrarono il loro progetto. Se poi il progetto non piace, magari si fa qualche limatura, ma nulla di più perché tutto è già stato deciso e pensato prima, ma con quali dossier?

Il percorso di partecipazione a un progetto è la cosa opposta. Vediamo perché oggi questi percorsi (che in alcune legislazioni, come la nostra, non sono ancora obbligatori, ma è un segno di arretratezza culturale) sono oggi più che mai auspicabili e utili per tutti, proponenti e cittadini.

Oggi giorno, la società è cambiata in modo così profondo, anche grazie alla rivoluzione delle comunicazioni, internet, tutte queste cose qua, che, abbiamo dei fenomeni anche politici molto importanti.  Le minoranze non sono più disposte ad accettare la decisione della maggioranza se non sono state ascoltate, se non sono state parte del processo partecipativo, quindi abbiamo bisogno di una democrazia che garantisca l’ascolto della minoranza e tutti coloro che hanno a cuore i temi sui quali si decide. Questo è il passaggio della democrazia rappresentativa a una democrazia deliberativa nel quale il volontariato con la sua esperienza di riorganizzazione della società dal basso può dare un contributo assolutamente fondamentale,  a mio giudizio tutte le esperienze per dare questo contributo ci sono già.

L’altro motivo per cui bisogna passare a una democrazia deliberativa, nel quale chi ha a cuore un problema può dire la sua senza aspettare altri cinque anni per votare la nuova classe politica, è che in un ambiente complesso le decisioni richiedono un dossier più completo, richiedono che uno abbia fatto una diagnosi della situazione più completa e per fare questo, avere tutti i punti di vista di coloro che sono coinvolti in quella situazione ti aiuta a capire meglio la situazione. Quindi per avere un dossier completo per cui prendere una decisione che funziona meglio devi dare voce di nuovo anche alle minoranze, anche a una persona singola che ha una visione totalmente diversa da quella degli altri, ma che da un contributo per capire meglio la situazione. Il sapere fare questo implica il passaggio da una modalità di discussione di decisione, da quello che si chiama confronto parlamentare, cioè l’argomentazione, al dialogo, al confronto creativo. Il dialogo ha le sue regole che sono diverse da quelle del confronto parlamentare: noi siamo abituati che c’è un’assemblea, tutti hanno diritto di parola, c’è il contraddittorio, c’è il voto a maggioranza. Questo è il dibattito basato sull’argomentazione, il pro, il contro, il giusto e lo sbagliato, chi vince e chi perde, chi ha la maggioranza, chi ha la minoranza, eccetera..

Nel confronto creativo invece , basato sul dialogo, basato sulla capacità di ascolto, ognuno ascolta gli altri assumendo che abbiano ragione, anche se dicono delle cose anche completamente opposte a quelle che noi stiamo sostenendo. Come mai tu che sei intelligente, verso il quale io esprimo rispetto e riconoscimento, sostieni delle cose diverse? Con ciò ti responsabilizzo anche rispetto alle tue opinioni e comportamenti e capisco delle cose nuove. Se tutti hanno questo atteggiamento quello che succede è che si crea un contesto in cui si può operare in base a una intelligenza collettiva perché tutti imparano da questo e grazie a questo surplus di apprendimento, si possono prendere delle decisioni. I principi sono: diritto di ascolto, moltiplicazioni delle opzioni, co progettualità creativa. Prima si moltiplicano lo opzioni, s’inventano nuove soluzioni, su una base informativa più amplia, informativa sia delle necessità, che delle buone pratiche in giro per il mondo, e a questo punto si possono prendere delle decisioni in cui tutti si sentono coinvolti, sono impegnati a farli funzionare, e poi funzionano effettivamente meglio. L’attuale sistema è un sistema per cui 80% delle decisioni sono mal fatte e non funzionano, si sprecano tantissimi soldi e con la crisi non sembra il caso di buttare via soldi con opere che si dimostrano non funzionare, anche le priorità possono essere decise in modo più collettivo“.

Pubblichiamo sotto il commento di Marianella Sclavi, postato nella nostra pagina Facebook riguardo la nostra proposta di partecipazione al progetto Coop Talea per le ex-Officinie Guglielmetti.

Marianella Sclavi

Ovviamente condividiamo e apprezziamo moltissimo il commento di Marianella Sclavi per il nostro caso, sperando presto di poterla invitare a Genova a parlaci proprio di queste cose.

Ieri il consiglio municipale della Media Val Bisagno, chiamato ad esprimersi in merito al progetto Coop Talea, si è saggiamente astenuto nel prendere una decisione. Condividiamo questa presa di posizione del Municipio perché un SI o un No sarebbe stato inopportuno. Di fatto non c’era un dossier completo con il quale il consiglio potesse prendere serenamente una decisione. Da un lato le esigenze della Coop per sfruttare al meglio le aree comprate a caro prezzo, dall’altra parte le esigenze di un quartiere vivo che non vuole essere periferia per sempreQuale è la giusta misura? Solo un reale percorso partecipato può risolvere la questione. Una cosa è certa il quartiere non è disposto ad accettare un altro edificio come quello per il Bricoman.