Archive for luglio 2014

Il percorso di partecipazione, cosa è? Lo spiega Marianella Sclavi

Rilanciamo il link della intervista a Marianella Sclavi, realizzata dal Centro Servizi per il Volontariato della Provincia di Bologna, perché riteniamo questa intervista una straordinaria sintesi di cosa significa un percorso di partecipazione a un progetto. Troppo spesso si confonde per percorso di partecipazione qualche sporadico incontro fra la cittadinanza e i proponenti che illustrarono il loro progetto. Se poi il progetto non piace, magari si fa qualche limatura, ma nulla di più perché tutto è già stato deciso e pensato prima, ma con quali dossier?

Il percorso di partecipazione a un progetto è la cosa opposta. Vediamo perché oggi questi percorsi (che in alcune legislazioni, come la nostra, non sono ancora obbligatori, ma è un segno di arretratezza culturale) sono oggi più che mai auspicabili e utili per tutti, proponenti e cittadini.

Oggi giorno, la società è cambiata in modo così profondo, anche grazie alla rivoluzione delle comunicazioni, internet, tutte queste cose qua, che, abbiamo dei fenomeni anche politici molto importanti.  Le minoranze non sono più disposte ad accettare la decisione della maggioranza se non sono state ascoltate, se non sono state parte del processo partecipativo, quindi abbiamo bisogno di una democrazia che garantisca l’ascolto della minoranza e tutti coloro che hanno a cuore i temi sui quali si decide. Questo è il passaggio della democrazia rappresentativa a una democrazia deliberativa nel quale il volontariato con la sua esperienza di riorganizzazione della società dal basso può dare un contributo assolutamente fondamentale,  a mio giudizio tutte le esperienze per dare questo contributo ci sono già.

L’altro motivo per cui bisogna passare a una democrazia deliberativa, nel quale chi ha a cuore un problema può dire la sua senza aspettare altri cinque anni per votare la nuova classe politica, è che in un ambiente complesso le decisioni richiedono un dossier più completo, richiedono che uno abbia fatto una diagnosi della situazione più completa e per fare questo, avere tutti i punti di vista di coloro che sono coinvolti in quella situazione ti aiuta a capire meglio la situazione. Quindi per avere un dossier completo per cui prendere una decisione che funziona meglio devi dare voce di nuovo anche alle minoranze, anche a una persona singola che ha una visione totalmente diversa da quella degli altri, ma che da un contributo per capire meglio la situazione. Il sapere fare questo implica il passaggio da una modalità di discussione di decisione, da quello che si chiama confronto parlamentare, cioè l’argomentazione, al dialogo, al confronto creativo. Il dialogo ha le sue regole che sono diverse da quelle del confronto parlamentare: noi siamo abituati che c’è un’assemblea, tutti hanno diritto di parola, c’è il contraddittorio, c’è il voto a maggioranza. Questo è il dibattito basato sull’argomentazione, il pro, il contro, il giusto e lo sbagliato, chi vince e chi perde, chi ha la maggioranza, chi ha la minoranza, eccetera..

Nel confronto creativo invece , basato sul dialogo, basato sulla capacità di ascolto, ognuno ascolta gli altri assumendo che abbiano ragione, anche se dicono delle cose anche completamente opposte a quelle che noi stiamo sostenendo. Come mai tu che sei intelligente, verso il quale io esprimo rispetto e riconoscimento, sostieni delle cose diverse? Con ciò ti responsabilizzo anche rispetto alle tue opinioni e comportamenti e capisco delle cose nuove. Se tutti hanno questo atteggiamento quello che succede è che si crea un contesto in cui si può operare in base a una intelligenza collettiva perché tutti imparano da questo e grazie a questo surplus di apprendimento, si possono prendere delle decisioni. I principi sono: diritto di ascolto, moltiplicazioni delle opzioni, co progettualità creativa. Prima si moltiplicano lo opzioni, s’inventano nuove soluzioni, su una base informativa più amplia, informativa sia delle necessità, che delle buone pratiche in giro per il mondo, e a questo punto si possono prendere delle decisioni in cui tutti si sentono coinvolti, sono impegnati a farli funzionare, e poi funzionano effettivamente meglio. L’attuale sistema è un sistema per cui 80% delle decisioni sono mal fatte e non funzionano, si sprecano tantissimi soldi e con la crisi non sembra il caso di buttare via soldi con opere che si dimostrano non funzionare, anche le priorità possono essere decise in modo più collettivo“.

Pubblichiamo sotto il commento di Marianella Sclavi, postato nella nostra pagina Facebook riguardo la nostra proposta di partecipazione al progetto Coop Talea per le ex-Officinie Guglielmetti.

Marianella Sclavi

Ovviamente condividiamo e apprezziamo moltissimo il commento di Marianella Sclavi per il nostro caso, sperando presto di poterla invitare a Genova a parlaci proprio di queste cose.

Ieri il consiglio municipale della Media Val Bisagno, chiamato ad esprimersi in merito al progetto Coop Talea, si è saggiamente astenuto nel prendere una decisione. Condividiamo questa presa di posizione del Municipio perché un SI o un No sarebbe stato inopportuno. Di fatto non c’era un dossier completo con il quale il consiglio potesse prendere serenamente una decisione. Da un lato le esigenze della Coop per sfruttare al meglio le aree comprate a caro prezzo, dall’altra parte le esigenze di un quartiere vivo che non vuole essere periferia per sempreQuale è la giusta misura? Solo un reale percorso partecipato può risolvere la questione. Una cosa è certa il quartiere non è disposto ad accettare un altro edificio come quello per il Bricoman.

 

Speranze in Piena, il film…

“Speranze in Piena” il film realizzato dai ragazzi del progetto Rise Up, tra cui i nostri amici Martina e Mirko in regia e alle riprese, finalista al Genova Film Festival nella categoria Obiettivo Liguria. Il documentario è girato in parte a Ponte Carrega e Piazza Adriatico e racconta la reazione dei luoghi e delle persone dopo l’alluvione del 2011.
Buona Visione

Amici di Ponte Carrega e Protezione Civile: un progetto pilota per Genova, un progetto concertato

Associazione Amici di Ponte Carrega e Protezione Civile Genova hanno cominciato a collaborare dallo scorso autunno in occasione del convegno sul dissesto idrogeologico. Uno degli obiettivi della nostra associazione è quello di portare l’attenzione sul tema del dissesto idrogeologico, della cultura del rischio e dell’adattamento al rischio alluvionale. Noi non parliamo di “messa in sicurezza”, uno slogan pericoloso e non attuabile, che non tiene conto degli scenari di rischio, dei cambiamenti climatici e della imprevedibilità dei nostri fiumi. Secondo noi si deve parlare di mitigazione del rischio alluvionale, volto a porre in atto tutte le misure che riducano il rischio alluvionale pur senza, realisticamente, eliminarlo del tutto.

Per fare questo si deve partire dalla cultura del rischio: parlare di questi temi, renderli quotidiani. L’ambiente in cui viviamo va affrontato e conosciuto, non trascurato e ignorato. Anche Leonardo Da Vinci, come riporta l’amico prof.Rosso era della stessa idea: “Se t’avviene di trattare delle acque, consulta prima l’esperienza e poi la ragione”: non è più possibile trascurare la conoscenza del territorio e la cittadinanza in questo scacchiere ha una importanza fondamentale perchè vive e conosce meglio di chiunque altro il territorio in cui opera quotidianamente. Da sole queste misure “culturali” non sono sufficienti ma rappresentano la base necessaria per porre in atto le altre misure che devono venire in aiuto della cittadinanza e che devono essere poste necessariamente in atto per dare completezza al quadro e mitigare il rischio. Le opere ingegneristiche fanno parte di questo quadro complesso e articolato: per essere il più intellettualmente chiari possibili va detto però che da sole, se non sono inserite in un mosaico ben definito e con tutte le tessere al posto giusto, rappresentano solo opere “politicamente scorrette” che danno una parvenza di sicurezza che risulta essere molto pericoloso per tutti. Le altre tessere del mosaico sono la cura e la tutela del territorio per evitare che le nostre alluvioni continuino ad essere “alluvioni di tronchi e fango” e le misure di prevenzione, siano esse di flood proofing (a settimane verrà definito il progetto preliminare fatto dal Politecnico di Milano) che di Protezione Civile.

Oggi la nostra attenzione è concentrata proprio su queste ultime: Protezione Civile ha preso al balzo la nostra proposta di collaborazione e ha esteso un interessante progetto pilota volto al superamento della ordinanza di sgombero n. 258 del 2011 (altro primario obiettivo della nostra associazione): il progetto verrà portato casa per casa e adattato caso per caso alle situazioni familiari. Un progetto che si sviluppa dal basso e che non viene imposto dall’alto ha più possibilità di funzionare e rendere i propri frutti sul territorio. E’ un tentativo di organizzazione dal basso che se funzionerà verrà esteso come modello a tutta la città di Genova e presentato durante il prossimo convegno di novembre. Inoltre è prevista anche una esercitazione di evacuazione al termine del progetto coordinata con la Sala Emergenze.

Il Progetto:

Il progetto stilato da Protezione Civile prende le mosse dalla nuova mappatura regionale delle zone a rischio e dalla constatazione che non tutte le case alluvionate rientrano in quelle a T50 (tempo di ritorno cinquantennale, il più pericoloso e circa il 10-15% del totale dei 1500 edifici a rischio): via via la mappatura sarà estesa anche alle case che sono in T200 e infie in T500. Saranno visitati, previo appuntamento, gli appartamenti che si trovano in zona rossa per verificare se ci sono unità abitative in condizione di pericolo. Il pericolo verrà diviso in: Generico (ordinario, rischio base), Strutturale (se sono presenti persone residenti, se c’è la possibilità di andare ai piani alti) e Vulnerabilità personale (presenza di bambibi, anziani, disabili). Questa analisi verrà fatta attraverso un dettagliato questionario che sarà completato con i funzionari della Protezione Civile e che è volto alla integrazione di questi dati con quelli della Anagrafe civile. Così sarà possibile individuare ed essere sempre aggiornati sulle situazioni più critiche e di conseguenza sarà possibile dare a ciascuna famiglia l’indicazione di come comportarsi e di cosa fare in maniera autonoma o assistita, in modo da pesare il meno possibile sulla famiglia ed evitare il controproducente e pericoloso stato di “Al lupo al lupo”.

Incrociando i dati del sistema dei pluviometri e degli idrometri sparsi nel territorio cittadino (rispettivamente 40 e 14 compresi quelli di Arpal), integrati con la presenza sul campo di squadre di Polizia Municipale e volontari di Protezione Civile (fino a 14 pattuglie + volontari) si potrà avere un riscontro immediato delle situazioni localizzate più a rischio e di maggior pericolo: in questo modo, oltre all’allerta generica data sui mezzi di comunicazioni, tramite telefonata e sms, sarà possibile circoscrivere il pericolo alle situazioni più critiche in quel preciso momento e concentrando quindi l’attenzione sul pericolo più attuale. La scala di pericolo (Stato di Attenzione, pre allarme, allarme e pericolo) sarà flessibile e all’interno del territorio cittadino potrà variare ed essere diversa da quartiere a quartiere. In questo modo, con la contemporanea formazione degli istituti scolastici e dei mercati rionali e negozi, sarà possibile diversificare il pericolo zona per zona e superare quindi l’ordinanza di sgombero a cui sono soggette 90 famiglie (21 a Ponte Carrega e Piazza Adriatico) sul territorio cittadino.
protezione civile

La morte dei centri commerciali

Rolling Acres shopping mall Akron, Ohio, USA. Foto di Seph Lawless per The Guardian

Rolling Acres shopping mall Akron, Ohio, USA. Foto di Seph Lawless per The Guardian

 

 North Randall Mall. Foto di Seph Lawless per The Guardian

North Randall Mall. Foto di Seph Lawless per The Guardian

Pubblichiamo una breve rassegna di articoli sulla morte dei centri commerciali. Il primo articolo è in inglese ed è stato pubblicato sull’ultimo numero di The Guardian, una delle riviste più prestigiose a livello globale: descrive la progressiva morte del modello del Mall (centro commerciale) americano: simbolo del benessere del secondo dopoguerra e simbolo della ricchezza economica della classe media che si sta via via sgretolando. Con essa muore anche il sogno del Mall. I giovani tornano a comprare in città, abbandonando questi mega centri costruiti in periferia. La sempre più crescente concorrenza del mercato web ha fatto il resto: per fare acquisti non si prende più l’auto ma si impugna un I Phone. Si calcola che nel prossimo decennio chiuderanno tra il 15 e il 50% dei centri commerciali americani. Gli USA sono presi spesso come modello di riferimento e spesso la loro economia anticipa le tendenze della nostra: sarebbe quindi il caso di riflettere che, se la più potente economia del mondo ha questo tipo di problema, la nostra economia potrebbe seguirla a ruota e pagare un prezzo altrettanto salato: crisi economica, perdita di potere della classe media, crisi demografica e abitativa: le tendenze attuali non danno speranze a questo tipo di modello che si basava proprio su un certo tipo di benessere ed era rivolto ad un certo tipo di popolazione. L’articolo ci dice anche che alcune catene hanno provato a correre ai ripari, investendo sul restyling dei mall per renderli più accattivanti alla clientela: non è servito a niente. Il problema vero è che “the customers don’t have the fucking money. That’s it. This isn’t rocket science” (i clienti non hanno più un fottutissimo soldo. Tutto qui, non si tratta di scienza missilistica!).

http://www.theguardian.com/cities/2014/jun/19/-sp-death-of-the-american-shopping-mall

Mentre l’articolo di The Guardian potrebbe essere premonitore ed è riferito agli USA, gli articoli che seguono invece sono più vicini alla nostra realtà italiana e parlano della Fine dei Centri commerciali nel nostro paese.

http://www.giovannicappellotto.it/88-centri-commerciali-stanno-morendo/

http://www.golagioconda.it/index.php/rubriche/commenti/167-la-fine-dei-centri-commerciali

http://tendenzeonline.info/articoli/2010/03/22/la-morte-dei-centri-commerciali/

http://www.sconfinare.net/?p=10049

 

Gli Amici di Ponte Carrega oggi al Cinema!

Alle ore 15:00 sarà proiettato al cinema The Space del Porto Antico il film documentario “Speranze in Piena” realizzato dai ragazzi del progetto Rise Up, tra cui i nostri amici Martina e Mirko in regia e alle riprese, finalista al Genova Film Festival nella categoria Obiettivo Liguria. Il documentario è girato in parte a Ponte Carrega e Piazza Adriatico e racconta la reazione dei luoghi e delle persone dopo l’alluvione del 2011.
Non mancate!
http://www.genovafilmfestival.org/nuovosito/1luglio/genova film festival