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L’istituto di Ricerche e studi superiori sul Turismo (Irest) ha svolto uno studio sulla Val Bisagno. La nostra associazione è stata oggetto di indagine da parte dei ricercatori francesi.

 

 

 

 

 

Pontecarrega è arrivato fino alla Sorbonne di Parigi! Incomincia una importante collaborazione con l’università francese

Giorno per giorno l’interesse intorno alla nostra associazione cresce.

sorbonne

passarola Come riporta il titolo, i nostri tweet (che ci auguravamo arrivassero lontani, ma non speravamo così tanto!) le nostre attività sono arrivate in Francia, a Parigi.

Con grande sorpresa ed emozione abbiamo ricevuto la telefonata del prof. Sebastien Jacquot, ricercatore presso la più antica e più importante Università di Francia, la Paris 1-Sorbonne.

Jacquot si occupa di banlieu parigine e di periferie e già da alcuni anni studia per motivi accademici il Caso Genova e nel particolare il centro storico. Incuriosito dal nostro sito e dal nostro Manifesto (http://www.amicidipontecarrega.it/?page_id=460) e consigliatogli da chi ci segue da vicino, ha voluto incontrarci per farsi raccontare a viva voce la nostra storia, la nostra lotta di “periferia che vuole superare la periferia”: ne è scaturito un incontro che darà interessanti frutti e che pone le basi per una importante collaborazione internazionale che rafforza la nostra posizione e la nostra credibilità nello sforzo di estendere la nostra conoscenza e la nostra formazione culturale il più ampiamente possibile.

Questo incontro rende evidente a tutti il fatto che i temi da noi affrontati e discussi siano sempre più ascoltati e discussi. Noi descriviamo un caso piccolo e particolare come è il “caso Pontecarrega e della Val Bisagno”: si potrà quindi pensare a temi ristretti ai tipici argomenti da “comitato”, ma non è così.

Analizziamo il caso particolare per giungere a conclusioni generali e globalmente valide e condivise, anche in ambito accademico e in ambito europeo.

La famosa Agenda21 e la Carta di Aalborg, le chimere da cui dovevano ripartire Genova e la Val Bisagno del nuovo secolo, sono nate in Europa e rappresentavano il punto di inizio di un nuovo tipo di sviluppo per la città. Questo dettato è stato tradito e disatteso e ora incominciamo a pagarne le conseguenze, anche in termini di “pace sociale”. Parliamo di temi la cui sensibilità cresce di giorno in giorno: la cura del territorio e dei propri versanti, il lavoro di qualità e qualificante, il superamento del concetto di periferia e la Riscoperta del Bello, la democrazia partecipata.

Temi generalmente nuovi, o poco affrontati, di cui spesso si sente parlare solo in campagna elettorale. Come uno di quei frutti esotici di cui si vuole provare la polpa almeno una volta ma poi si scopre che non corrisponde ai propri gusti: così questi temi. Tutti devono almeno provare a parlarne ma poi si scopre che non vanno bene coi propri gusti. Come può sposarsi l’esotico gusto della sostenibilità con l’impellente bisogno di cementificare per dare lavoro agli amici costruttori? Come può abbinarsi il tema del lavoro di qualità e legato al territorio se bisogna favorire a tutti i costi determinati operatori che però sposano contratti di tipo flessibile o iterinale. Come poter sposare il gusto del Bello se come oneri di urbanizzazione chiediamo un parcheggio?

- Questione di gusti? -

Anche, ma è anche una questione di coerenza: quando si promuovono interessi particolari come si può pensare di essere credibili nel proporre interessi generali? Noi crediamo che non abbia alcun peso un percorso partecipato se non ci sono autorità garanti in grado di bilanciare le forze; infatti chi garantisce contro un’amministrazione che potrebbe favorire una particolare clientela piuttosto che il bene comune?

La partecipazione è soprattutto una questione culturale.

Essere periferia è uno stato mentale, come lo è essere provincia. L’amministrazione locale si pone, in un contesto europeo, con la sufficienza propria della provinciale, senza respiro di innovazione dovuto soprattutto ad un ritardo culturale e d’informazione. Il politico deve essere un bravo studente, deve aggiornarsi come un bravo professionista. Soprattutto a livello locale e decentrato il politico dovrebbe concentrarsi sui problemi del suo territorio: cosa serve discutere di politica monetaria internazionale se poi non si è in grado di risolvere i problemi più piccoli o peggio ancora se non li conosce neppure!