La Valbisagno di Camillo Sbarbaro

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Siamo lieti di poter partecipare ai martedì della Compagna presentando la conferenza “la Valbisagno di Camillo Sbarbaro“, con la presentazione del percorso della memoria di Pontecarrega e approfondimenti sul poeta ligure nel cinquantesimo anniversario della sua morte.

 

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Riunione pubblica del 28 settembre 2017

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Qui di seguito potete scaricare il documento che le realtà associative del quartiere hanno presentato al Municipio durante l’incontro pubblico del 28 settembre scorso: punti riunione pubblica del 28 settembre con tavole PDF

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A Ponte Carrega con Camillo Sbarbaro

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Il percorso della memoria di Camillo Sbarbaro entra a far parte degli eventi delle giornate europee del patrimonio nella edizione 2017. Un importante riconoscimento paesaggistico e culturale per questo angolo di Val Bisagno da parte della Sporintendenza e del Ministero dei Beni e delle attività Culturali e per il Turismo. Per noi il percorso storico dell’acquedotto rappresenta il naturale accesso verso la conoscenza della vallata e delle sue piccole ma importanti costellazioni: chiese, ville, crêuze, mulini, acciotolati artistici, oratori, terrazzamenti, orti, boschi, torrenti, che nel loro insieme costituiscono un sistema monumentale e naturalistico di straordinaria importanza per la memoria storica e l’identità di questa città.

Giornata Europea del Patrimonio

Domenica 14 maggio – Passeggiate alla scoperta del territorio – Memorie del Bisagno

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Renzo Rosso, professore di costruzioni idrauliche al Politecnico di Milano e autore del libro “Bisagno, il fiume nascosto” ci porta alla scoperta della storia idraulica, civile e politica del Bisagno.
Partendo da Ponte Carrega e scendendo in alveo all’altezza di Via Lodi è previsto di risalire il Bisagno fino alla zona della Sciorba, il tratto di corso d’acqua nel quale è prevista la realizzazione dello scolmatore del Bisagno.
A causa della presenza di ancora molta acqua all’interno del greto si consiglia di munirsi di stivali e abbigliamento sportivo.
Appuntamento alle ore 10:00 sul Ponte Carrega
Ingresso gratuito!

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Guerrilla Gardening! Sabato 8 Aprile ore 10:00

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Il percorso della memoria, sulle tracce di Camillo Sbarbaro

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Con questo nuovo articolo vogliamo segnalare un sentiero ancora oggi poco conosciuto che si stacca dal percorso dell’acquedotto storico e raggiunge la collina di Montesignano. Il sentiero è percorribile facilmente come deviazione dal percorso principale in circa 30 minuti di cammino.

Il percorso è ricco di testimonianze storiche e culturali d’importanza monumentale con una peculiarità che lo rende unico: i luoghi attraversati sono stati esplicitamente menzionati dal Poeta Camillo Sbarbaro in una sua prosa “Tramonto a Pontecarrega“. Ancora oggi i luoghi attraversati dal poeta, a quasi cinquant’anni dalla sua morte, si possono facilmente riconoscere anche se avulsi e a volte nascosti dietro l’intensa urbanizzazione del secolo scorso e del passato recente.

Il fascino evocativo di questo percorso è ancora oggi straordinario perché molto del paesaggio descritto dal poeta è ancora leggibile e in grado di emozionare.

Scopriamo questo percorso che idealmente abbiamo chiamato “percorso della memoria, sulle tracce di Camillo Sbarbaro” perché molti hanno dimenticato che questo tracciato un tempo era frequentato da Camillo Sbarbaro. Forse questo paesaggio così evocativo, tanto da essere menzionato dal poeta, ha contribuito a stimolarlo verso quella “tematica della natura” così ricorrente nei suoi testi. I tesori nascosti di valore paesagistico sono ancora oggi straordinariamente intensi e di grande rilevanza per la memoria storica di tutta la Val Bisagno.

Molti, la natura li disturba; i più non la vedono. In lei io mi verso. È la sola costanza, la sola fedeltà che conosco nell’incertezza di tutto” – Camillo Sbarbaro

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< audio guida >

Il percorso inizia idealmente come deviazione al percorso principale dell’acquedotto storico in corrispondenza di Salita della Chiappa. Il punto è facilmente riconoscibile per la presenza di uno strano manufatto a pianta quadrata. Si tratta dell’antica garitta del dazio, oggi purtroppo in rovina. Dalla garitta s’imbocca Salita della Chiappa in direzione valle e si raggiunge via Lodi e si prosegue verso Via Piacenza.

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Si percorre un breve tratto lungo la sponda destra del Bisagno lungo Via Piacenza. Da questo punto guardando le sponda sinistra possiamo ammirare il paesaggio descritto da Sbarbaro (Rif. 1) dove in alto svetta la nostra meta: la Chiesa di San Michele Arcangelo di Montesignano. La chiesa ha origini che risalgono al quattrocento, come testimoniano gli affreschi recentemente rinvenuti con gli ultimi restauri. Il campanile che domina l’accesso alla valle del Rio Mermi, come un segnavia, indica la presenza dell’antico valico di crinale che porta verso Sant’Eusebio e Bavari.

Scendendo lungo Via Piacenza s’incontra Ponte Carrega, primo riferimento esplicito nella prosa di Sbarbaro.

S’ingannarono i miei occhi quella sera o Pontecarrega è in mattone (Rif 2)

Al tempo di Camillo Sbarbaro la strada di scorrimento della sponda sinistra non esisteva ancora e il ponte conservava ancora tutte le sue originali arcate.

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Veduta della Chiesa di San Michele dalla sponda sinistra del torrente Bisagno

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Pontecarrega al tempo del Poeta Sbarbaro

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Pontecarrega come appare oggi

Attraversata la strada di scorrimento, dopo la prima rotonda, guadagnano nuovamente il percorso storico, più o meno dove finiva l’antico ponte prima del suo restringimento, ovvero in corrispondenza a Salita alla Chiesa di Montesignano. Qui incontriamo il secondo riferimento esplicito nella prosa di Sbarbaro.

La stagione arruginiva il cono cui la borgata s’inerpica, pezzato di vigne (Rif 3)

L’antica borgata di Ponte Carrega a cui il poeta si riferisce è quella parte dell’abitato di Pontecarrega che sale verso la Chiesa di Montesignano le cui colline erano un tempo tappezzate di vigne. Il borgo è tuttora esistente ma le colline, in parte edificate, sono ancora oggi ben tenute con alberi da frutto e siepi.

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“il cono cui la borgata s’inerpica, pezzato di vigne”, il borgo esiste ancora ma è rimasto dietro i depositi delle ex. Officine Guglielmetti

 

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Borgata di Pontecarrega come appare oggi, verso Salita alla Chiesa di Montesignano

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il percorso sale verso Salita alla Chiesa di Montesignano

Superate le prime case la strada risale con i caratteristici tratti di una mulattiera acciottolata ma le pietre sono visibili solo al primo tornante mentre l’inizio del percorso è purtroppo ricoperto d’asfaltato. Il gruppo di edifici che si attraversa costituiscono il nucleo storico di Pontecarrega, probabilmente coevo con il ponte da cui prende il nome.

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Particolare della cartografia militare del Genio sardo rappresentante Pontecarrega con gli edifici della borgata omonima. Ignazio Porro, 1835

Consigliamo di soffermarsi sui particolari perché nel retro del borgo è ancora visibile il profilo dell’argine originale del Bisagno prima del suo restringimento. Il profilo coincide con il confine degli orti urbani ancora esistenti e ben mantenuti dietro gli edifici della borgata.

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Borgata storica di Pontecarrega ancora esistente dietro le ex. Officine Guglielmetti

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Particolare di un cortile nella borgata

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Inizio di Salita alla Chiesa di Montesignano (loc. detta “porte chiuse”)


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Pompa idraulica per pozzo in uno dei cortili della borgata

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Risalita dopo il primo tornante di Salita alla Chiesa di Montesignano

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Salita dopo il secondo tornante di Salita alla Chiesa di Montesignano

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Ultimo tratto della salita prima di arrivare alla Chiesa di San Michele Arcangelo di Montesignano

Al termine della salita la mattonata s’interrompe bruscamente per l’allargamento di Via Mogadiscio che sale verso S. Eusebio.

Finalmente siamo arrivati al sagrato della Chiesa di Montesignano, San Michele Arcangelo, e scopriamo il terzo riferimento esplicito nella prosa di Sbarbaro

Dal rogo scampavano solo le querce del sagrato.(Rif 4)

Il sagrato della chiesa è caratterizzato ancora oggi dall’antico mosaico acciottolato, uno dei più belli della Val Bisagno. Uno dei due lecci (Quercus ilex) a cui il Poeta si riferiva è ancora presente con i sui 300 e passa anni di esistenza.

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Sagrato della Chiesa San Michele Arcangelo di Montesignano

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Facciata della Chiesa di San Michele Arcangelo di Montesignano

 

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Una delle due querce rimasta come era al tempo di Camillo  ..”dal rogo scamparono solo le querce del sagrato”

Dal sagrato della Chiesa s’affacciano davanti a noi i crinali del parco dei forti, notiamo sulla sinistra Forte Sperone, poi spostandoci sulla destra in ordine Forte Puin e Forte Diamante con la sua inconfondibile forma a piramide. Questo paesaggio non è sfuggito al Poeta che così lo rappresenta:

I torvi picchi dei Forti in corona erano giganti che assistevano alla nascita d’una rosa” 

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Vista del parco dei forti dal sagrato della Chiesa, il paesaggio descritto dal poeta e forse come queste le nuvolaglie a cui si riferiva?

 

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Pontecarrega dal sagrato della Chiesa, “..un attimo dopo la borgata si splendette di un più raccolto lume.”

Per visitare la Chiesa consigliamo di contattare la Parrocchia o la Confraternita del Santissimo Sacramento e Santa Maria di Terpi, una delle confraternite più antiche della vallata e della città, la cui fondazione risale a 541 anni fa. Il nucleo originario della attuale chiesa è già presente infatti nel 1475, anno a cui si fa risalire la nascita della Confraternita e dell’oratorio, trasformato poi in chiesa parrocchiale nel 1818. Al suo interno si conservano opere della scuola genovese del seicento, da Orazio De Ferrari al Biscaino. Svetta per importanza la grande pala d’altare del fiammingo Cornelius De Wael, uno dei primi fiamminghi a lavorare in pianta stabile a Genova nella prima metà del seicento. Anche i marmi degli altari sono importanti: negli anni della trasformazione da oratorio a chiesa parrocchiale vennero acquisiti gli antichi marmi di San Domenico, demolito proprio in quegli anni per far spazio al Teatro Carlo Felice. Meritano ancora citazioni il ciclo di affreschi realizzati sulla volta dal Passano nel 1846 e l’ampio e prezioso corredo di stoffe e di cristi processionali della Confraternita. La statua lignea della Madonna del Maragliano è invece oggi conservata nella nuova sede parrocchiale in Via Terpi.

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cappa processionale della Confreternita, da poco restaurata

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La Madonna del Maragliano, conservata in Via Terpi

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Tracce degli affreschi quattrocenteschi ritrovati dietro il coro

 

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Particolare della pala d’altare di C. De Wael

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Ancora tracce degli antichi affreschi del ‘400 recentemente ritrovati

Non sappiamo se il Poeta ha proseguito oltre il sagrato, noi consigliamo di proseguire verso la borgata in località Terpi risalendo l’omonima mattonata fino alla Villa Durazzo-Grimaldi-Chiarella, la cui fabbrica risale agli inizi del seicento, e che fu anche sede del Comune di Bavari.(Rif. 5) dove notiamo come il paesaggio si apre nuovamente con i verdi crinali di S. Eusebio, di Monte Ratti e di Quezzi con la caratteristica torretta di costruzione sabauda. 

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Villa monumentale Durazzo-Grimaldi del secolo XVI. Il palazzo fu anche proprietà Raggi, Grillo-Cattaneo, Burlando e Chiarella

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Affresco interno alla villa

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Androne interno della villa

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Vista del campanile da Terpi


Il nostro percorso giunge a termine ma per ripercorrere le orme di Sbarbaro occorre ridiscendere nuovamente da dove siamo venuti.

Al ritorno, esprimeva l’ultima luce la vetrata limone dei “Paolotti(Rif. 6) 

I Paolotti è il nome di una delle tante osterie di Pontecarrega. Di questo luogo rimangono ancora molti ricordi nella memoria collettiva degli abitanti perché sono disponibili alcune fotografie su come si svolgeva la vita sociale di un tempo.

Anche in questo caso l’antica osteria è ancora riconoscibile nel contesto avulso e disordinato dell’urbanizzazione. I discutibili interventi urbanistici di recente realizzazione non hanno saputo cogliere e interpretare al meglio i valori della memoria, forse si poteva armonizzare con maggiore efficacia l’esigenze del nostro tempo con il prezioso tessuto storicamente consolidato che rappresenta un collegamento ideale, storicamente certo, tra i due parchi monumentali dei forti di Genova, quelli del versante occidentale e quelli del versante orientale, collegamento tanto auspicato per una effettiva valorizzazione di questo immenso patrimonio culturale.

Si ricorda per chi volesse ristorarsi, che la vecchia osteria dei Paolotti è ancora esistente, ma oggi si chiama trattoria “al Ciclamino”.

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Momento di socialità all’inizio del secolo scorso presso l’osteria dei Paolotti

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Insegna riconoscibile dell’osteria Paolotti

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L’antica osteria dei Paolotti, oggi trattoria “Il Ciclamino” e l’antica borgata di Pontecarrega ancora oggi riconoscibile nonostante l’aggressiva l’urbanizzazione del nostro tempo

 Vogliamo concludere la nostra breve descrizione con queste ultime parole

Sul ponte di tozza pietra bambinelle si davano la mano a girotondo” 

Di là del fiume il Caffè dei Velocipedisti sbadigliava dai buchi delle porte la noia della giornata.
Pontecarrega, rosso fiore colto dagli occhi una sera; come un ricordo d’amore tra le pagine chiuso.

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   Il testo integrale della prosa e la galleria storica è disponibile a questo <link>

 


Il percorso della memoria di Camillo Sbarbaro è stato inserito negli eventi della giornata europea del patrimonio nella edizione 2017

Camillo Sbarbaro 

Video su Camillo Sbarbato Città Metropolitana di Genova

Per approfondimenti su Camillo Sbarbaro e la tematica della natura

Camillo Sbarbaro, proposta di lettura del prof. Silvio Guarnieri

Alcune poesie

il mio cuore si gonfia per te terra,Camillo Sbarbaro

A volte, mentre vado per le strade – Camillo Sbarbaro

Svegliandomi il mattino – Camillo Sbarbaro

Talor mentre cammino, Camillo Sbarbaro

Forse un giorno, sorella – Camillo Sbarbaro

Padre che muori tutti i giorni un poco – Camillo Sbarbaro

Padre se tu non fossi – Camillo Sbarbaro

La trama delle lucciole – Camillo Sbarbaro

Domani Amici di Ponte Carrega ospiti al Laboratorio di analisi e progettazione del paesaggio ad Architettura!

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Guerrilla gardening!

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In attesa di scendere di nuovo per strada il prossimo Sabato 19 Novembre insieme al Comitato di Piazza Adriatico e al Centro documentazione Val Bisagno per un nuovo guerrilla gardening rinfreschiamoci la memoria con il video di Ghett Up TV sulla guerrilla del 2015 a Ponte Carrega!

 

 

Il volantino per la giornata di sabato 19 novembre

Il volantino per la giornata di sabato 19 novembre

Migliorare la qualità del decoro urbano, ognuno può far qualcosa…

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L’approssimazione o la cura con cui si trattano i particolari del decoro urbano, la pulizia, la piccola manutenzione, il mantenimento del verde, sono importanti segni che rappresentano il modo in cui viene vissuta e percepita un città, il modo in cui essa è desiderata dai suoi cittadini.

Anche un singolo cittadino può fare molto per migliorare la qualità del decoro urbano, per esempio prendendosi cura di un aiuola o mantenere pulita la via sotto casa, mettere fioriere nel proprio balcone.
Volgiamo presentarvi un piccolo esempio a Ponte Carrega. Qui di recente è stato riqualificato un piccolo cortile privato. Era un vero e proprio “buco di cemento” ma con un poco di volontà e fantasia il buco è diventato un  allegro cortile fiorito.
Si è partiti dall’idea che non esistono spazi che non possono essere riqualificati e diventare più belli anche con semplici gesti e pochissimo impegno economico.

 

Nella foto il cortile come appariva prima dell’intervento

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Nella foto sottostante il render del progetto di miglioramento

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Nella foto sotto inizio dei lavori, tolto il cemento

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Come appare oggi

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Via Madre di Dio

un stralcio del video proiettato sulle memorie di Via Madre di Dio, opera di Samantha Woods

Il proposito di questo documento video di Samantha Woods sulla demolizione dell’intero quartiere di Via Madre di Dio a Genova,e quindi della costruzione di nuovi edifici, è quello di far sì che la la cittadinanza, le persone, possano farsi una idea propria delle motivazioni che portano le amministrazioni pubbliche a compiere determinate scelte anziché altre; sopratutto far sì che, proprio la cittadinanza ,osservi sempre più da vicino simili fenomeni più che mai attuali, si interroghi, ed interroghino i responsabili, cercando di valutarne insieme rischi e benefici.

Il documento video, caricato da Ghett Up Tv sul forum: http://forum.ghettuptv.net/node/82

Se si osserva “La forma della città” di Pasolini (https://www.youtube.com/watch?v=btJ-EoJxwr4) si può notare come egli mette in paragone la forma di una città antica, ormai “naturalizzata”, con una città moderna, di stampo fascista, costruita ad hoc per l’uomo moderno. Pasolini valorizza e vuole salvaguardare in entrambe i casi la popolarità, cioè il popolo come “artista” nel costruire un antico borgo e il popolo nei suoi usi e costumi, rimasto nella sua genuinità e umiltà nonostante l’architettura fu pensata per un altro “tipo di uomo” Nel corso di alcune ricerche ho scoperto un “piccolo mondo” ormai andato perduto, il primo borgo di Genova e nucleo da cui si sviluppò il famoso centro storico genovese, Via Madre di Dio.

I palazzi, le case, le botteghe, le trattorie sono state costruite dal popolo per il popolo. Si creò dunque un centro di scambi, dialogo e cultura. Nei vicoli del quartiere riecheggiavano canti popolari, i bambini giocavano liberi e le donne lavavano i panni comunitariamente nel trogolo.
Via madre di Dio negli anni della grande guerra fu colpita dalle bombe, del resto come tanti altri luoghi, lasciando “scarni” alcuni edifici, ma questo non impedì ai cittadini di continuare a vivere nelle proprie abitazioni adiacenti; nonostante ciò per il volere di pochi e per cause ufficialmente non identificabili, è stato distrutto un intero quartiere portando via con sé tradizioni usi e costumi. Proteste e resistenze da parte della comunità non sono servite poiché il parere di essi stessi non è stato ascoltato.
Ciò che più sconcerne è che nel medesimo lasso di tempo in cui è stato abbattuto un intero quartiere medievale, la coscienza del patrimonio culturale era già viva nelle persone, tant’è vero che nel 1974 fu istituito il ministero dei beni culturali da Giovanni Spadolini.
Oggi al posto di Via Madre di Dio troviamo i giardini di Baltimora, un praticello incorniciato da nuovi palazzoni dell’architettura brutalista e nascosti in questa zona si posso trovare alcune tracce di un ipotetico passato. E. Turri ne “Il paesaggio e il silenzio” asserisce che: “Quando negli anni ’60 del 900 s’imposero le trasformazioni indotte dal miracolo economico, non furono molte le voci che, in Italia, si sollevarono per lamentare le offese patite del paesaggio (…) Ed è in quel periodo della storia Italiana che il nostro paesaggio comincia a morire. Si intende per morte una storia di trasformazioni così profonde che è venuto meno, per alcune generazioni, il riferimento a scenari di vita, a immagini e testimonianze nel territorio che si ponevano come elementi di identità e la cui perdita ha provocato perciò stesso una sorta di straniamento, di disorientamento”.
Quando Turri scrive di alcune generazioni a cui manca uno scenario di vita che testimonia il passato di un territorio, io posso affermare che la mia generazione, e quelle successive, subiscono inconsciamente questo stato di straniamento, poiché io ho scoperto quasi per caso l’estrapolamento del nucleo della mia città. Se è vero che l’identificazione e l’orientamento sono aspetti primari dello stare al mondo, credo che spetta a noi il recupero di un ricordo collettivo da mandare avanti per poi poterci orientare e progredire in una società consapevole (testo di Samantha Woods).

Per concludere vorremmo sottolineare come sia forte il legame del nostro quartiere con Via Madre di Dio: quando nel 1970 il quartiere del centro storico fu raso al suolo i suoi abitanti furono  dispersi per gli atri quartieri cittadini, tra i quali Piazza Adriatico e Via Mogadiscio. Memori di quello scempio, il Manifesto della nostra associazione si è intitolato “No ad un’altra via Madre di Dio” (http://www.amicidipontecarrega.it/manifesto/)
un stralcio del video proiettato sulle memorie di Via Madre di Dio, opera di Samantha Woods

un stralcio del video di Samantha Woods proiettato sulle memorie di Via Madre di Dio su Ponte Carrega