Scopriamo il convegno: Periferia?

IL TERRITORIO COME BENE COMUNE
Domenica 11 gennaio dalle ore 9.30
Sala del Maggior Consiglio – Palazzo Ducale, Genova
PERIFERIA

Superiamo il concetto di periferia partecipando alle scelte urbanistiche delle trasformazioni in città!

Per essere Centro riprendiamoci la città, partendo dagli spazi dismessi e contribuendo a rendere a misura d’uomo e di cittadino gli spazi di trasformazione della Val Bisagno attraverso un “recupero pubblico della città esistente”: è questo il titolo della tavola rotonda coordinata dai ragazzi di Incontri in Città e dai Giovani UrbanistiFondazione Labò e che vede la partecipazione di cittadini e università per discutere le proposte per la Val Bisagno: i temi e i progetti che saranno affrontati riguardano le aree di Terralba, dell’ex mercato di Corso Sardegna, delle ex Officine Guglielmetti, dell’area di Gavette e le aree di attraversamento tra le due sponde del Bisagno. Introdurrà il tema il prof. Giovanni Spalla; interverranno le prof.sse Eleonora Burlando e Adriana Ghersi della Scuola Politecnica dell’Università di Genova, Patrizia Conte e Stefano Lanzarotto del Gruppo per la Riqualificazione del mercato di Corso Sardegna, Giacomo Gallarati per la trasformazione delle aree ex Guglielmetti a Pontecarrega con la proposta alternativa al progetto Talea Coop Liguria (http://www.amicidipontecarrega.it/?p=5053) e il prof. Ezechieli del Politecnico di Milano (http://carloezechieli.tumblr.com/about) che sta coordinando un gruppo di studentesse nella studio “Riscoprire il Bisagno: da minaccia a opportunità” e che presenteranno una idea coraggiosa per la Val Bisagno!
Nello spazio espositivo ricavato nella Sala del Maggior Consiglio saranno durante la giornata di domenica esposti alcuni di questi elaborati e progetti!
La tavola rotonda ha inizio alle 14:30 di domenica 11 gennaio mentre la esposizione degli elaborati incomincerà alle 9:00.

Menzionati su WIRED! – Come annega una smart city

Wired è una delle riviste più diffuse a livello mondiale, compare anche nel cartone animato americano de I Simpson

Wired è una delle riviste più diffuse a livello mondiale, compare anche nel cartone animato americano de I Simpson

 

WiredTerstat

La prestigiosa rivista americana Wired (edizione italiana di dicembre 2014) – dedica un articolo alla nostra città, citando la nostra associazione e il caso di Ponte Carrega. L’articolo evidenzia le contraddizioni tra il voler essere una Smart City e la realtà dei fatti. Un amministrazione indolente che non sa imparare dai propri errori.

(Un articolo a firma della giornalista Carola Frediani, autrice del libro Deep Web)

WIRED

Non è un caso che la famosa giornalista esperta del web e la prestigiosa rivista americana Wired prenda come cattivo esempio il caso di Ponte Carrega per descrivere le contraddizioni di una città che pretende di essere “Smart” ma poi avvalla progetti di trasformazione edilizia devastanti dimostrando in tal senso di navigare a vista senza una effettiva strategia.  Evidentemente l’intervento CoopSette – Bricoman e ora anche Coop Liguria – Talea per le aree delle ex-officine Guglielmetti, rappresentano un caso emblematico non solo per la nostra città ma per il nostro paese: qui si continua a costruire e si è “costruito sul costruito” passando da 15.000 mq a oltre 49.000 mq.

Evidentemente ci sono interessi superiori a uno sviluppo “Smart” della città e questi attori sono in grado di condizionare la politica a loro esclusivo vantaggio, sanno già che i loro progetti hanno la strada spianata.  L’articolo riportato sul XIX secolo di oggi(http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2014/12/10/ARc5blpC-ultimatum_rimessa_guglielmetti.shtml ) mette in evidenza come ci siano opacità negli  accordi tra la politica di sempre e l’interesse privato di sempre. In particolare per il caso Coop Liguria e le aree delle ex Officine Guglielmetti sembrano essere state vendute con un contratto di vendita che avrebbe al suo interno una clausola con la quale il proponente ora minaccia la restituzione dei soldi se non verrà approvato il suo devastante progetto. Ricordiamo che Coop Liguria, contrariamente ai suoi principi etici di tutela per l’ambiente e del paesaggio, ha presentato un progetto completamente estraneo al contesto in cui si inserisce con una torre alberghiera innalzata davanti al borgo storico di Ponte Carrega e alla chiesa di Montesignano, una struttura di vendita che prevede un enorme parcheggio in copertura che dequalificherà completamente gli insediamenti storici urbani consolidati. Saranno previste migliaia di autovetture che andranno ad aumentare il traffico in queste zone ad alto rischio di inondazione. Una città che non sa valorizzare le sue risorse, svendendo con esse anche la sua memoria storica.

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Mitigazione dei rischi di Piena del Torrente Bisagno

Di seguito potrete scaricare in streaming la presentazione del Dossier sviluppato da Italia Nostra (Associazione Nazionale per la Tutela del Patrimonio Storico Artistico e Naturale della Nazione) riguardo la mitigazione del rischio di Piena del Torrente Bisagno.

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Il dossier, che potrete scaricare <qui> o nel sito www.italianostragenova.org , rappresenta un contributo fondamentale per la corretta comprensione della mitigazione dei Rischi di Piena del Torrente Bisagno.

Il documento di Italia Nostra rappresenta per la nostra associazione un altro autorevole tassello che dimostra come l’edificio per il Bricoman di Ponte Carrega, anche se formalmente autorizzato, non rispetta affatto i requisiti di integrazione nell’ambiente, ma anzi ne è un pessimo esempio. In tal senso diminuiscono le argomentazioni di coloro che sostengono che l’intervento ha previsto un complessivo miglioramento dell’assetto idrogeologico dell’intera area perché approvata dagli enti competenti.

Il Dossier di Italia Nostra (a pagina 20) evidenzia come l’edificio ex-Italcementi (Bricoman), insieme ad altri interventi nelle stesse vicinanze, sia da ritenere critico per la lotta alla mitigazione del rischio idrogeologico, insediamenti che erano da evitare e che sono stati costruiti con disposizioni normative di cui oggi il mondo scientifico e culturale ne auspica un superamento.

Insediamenti Critici

               La foto sottostante mostra l’enorme edificio detto per il Bricoman costruito sul fondovalle del torrente Mermi, affluente del Bisagno.

Bricoman

TgR Rai 3: http://www.tgr.rai.it/dl/tgr/regioni/PublishingBlock-e76ff69f-39a6-4e43-a278-3566b7d783b2.html

Fango e cemento il nostro testamento – manifestazione del 20-11-2014

Dopo gli allagamenti provocati dal Rio Torre e dal Rio Mermi il 9 ottobre scorso, il rischio idrogeologico di queste zone è aumentato nella sua componente “geologica” con frane, cedimenti, e manufatti fatiscenti lasciati a marcire in mezzo ai torrenti. Tutto questo è avvenuto con il 60% di pioggia in meno rispetto al 4  novembre 2011, cosa succederebbe in caso di evento critico paragonabile a quello?

Questi dissesti ora gravitano minacciosi dietro l’edificio per il Bricoman e rischiando di riversarsi a valle compromettendo l’efficacia dei nuovi argini che ci dovrebbero mettere in “sicurezza”

La protezione civile impone un continuo stato di allerta che ci obbliga a lasciare continuamente le nostre case ogni volta che piove, evidentemente le nuove opere non sono efficaci e il rischio rimane, altro che messa in sicurezza!.

L’esasperazione dei cittadini oggi è esplosa. Ci dispiace per il disagio di coloro che dovevano attraversare queste aree, ma se si continua in questa direzione, non rimarrà altra via:  il disagio non sarà solo il nostro perché continueremo a manifestare!

Ora occorre cambiare rotta

 

 ADESSO BASTA PROMESSE MALTEMPO O MALGOVERNO

 


Fonte: http://www.ilsecoloxix.it/p/multimedia/genova/2014/11/20/ARL3ZEdC-adriatico_carrega_protesta.shtml

Fonte: http://www.7gold.tv/

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-b9fa9f18-7148-4ba0-99c7-9959aace8573-tgr.html#p=0


Articolo de Il Secolo XIX: http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2014/11/20/ARfj1AdC-allerta_protestano_adriatico.shtml

Articolo de La Repubblica: http://genova.repubblica.it/cronaca/2014/11/21/news/piazzale_adriatico_la_roulette_della_sicurezza-101093480/

Articolo sempre de La Repubblica: http://genova.repubblica.it/cronaca/2014/11/19/news/piazzale_adriatico_meno_pioggia_e_stessa_paura_un_corteo_per_chiedere_pi_sicurezza_e_controlli-100908371/

Video da Genova24: http://webtv.genova24.it/2014/11/20/lunico-allerta-cittadini-valbisagno-in-piazza/

Video da Primocanale: http://www.primocanale.it/video/alluvione-i-residenti-di-piazzale-adriatico-chiedono-interventi-66130.html

Video da Primocanale con intervento Coopsette: http://www.primocanale.it/video/coopsette-sul-rio-mermi-importanti-interventi-di-messa-in-sicurezza–66132.html

Rassegna stampa: Il Secolo XIX del 7/11/2014

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La casualità non è contemplata….

La casualità non è contemplata…. la sicurezza è un’altra cosa!

Asfalto

Dal 4 novembre 2011 sono passati 1055 giorni, ovvero 2,9 anni, e un altro devastante fenomeno meteorologico ha colpito nuovamente la nostra città, affondandola nel fango.

Altre vittime, altre parole di cordoglio, scuse, accuse, altri proclami su come la “messa in sicurezza idrogeologica” sarà la prossima priorità dell’Amministrazione Comunale.

Intanto modelli matematici previsionali falliscono, incapaci di prevedere l’impossibile. Le solite accuse fra chi avrebbe dovuto prevedere e coloro che avrebbero dovuto agire.

La liturgia del dopo alluvione, infatti, prevede due atti sempre ben definiti, l’accusa a chi avrebbe dovuto prevedere e gestire e il compianto da parte degli amministratori per le opere che avrebbero dovuto essere eseguite, questa volta incentrato sul tema delle opere di “messa in sicurezza”, già previste e finanziate, ma fermate dal TAR o impantanate in cavilli amministrativi.  

Per quanto riguarda il primo atto, a coloro dai quali si pretende la previsione dell’imprevedibile va tutta la nostra solidarietà, perché dai modelli probabilistici non si può pretendere la certezza assoluta.

Ma, per quanto riguarda il secondo atto della liturgia, siamo sicuri che tali affermazioni siano effettivamente sufficienti ed esaurienti? Se queste opere in discussione fossero state eseguite non avremmo avuto danni o vittime?  Le cose stanno veramente così?

L’appalto “incriminato” in realtà è solo un breve tratto della “nuova” copertura del Bisagno, quella che va da C.so Buenos Aires a via Carlo Barabino, e non ci sembra propriamente un intervento risolutivo dato che quel tratto è poco più della metà della strada di copertura e il nodo più difficile è quello di Brignole.  

Il rifacimento della copertura del Bisagno fermato dal TAR è soprattutto un’opera di viabilità più che di messa in sicurezza del torrente, dato che le strutture della copertura degli anni 30 sono ormai logore e c’è il pericolo che prima o poi si apra una voragine, ma una volta terminati i lavori rimarrebbe comunque sempre il problema del sottopasso ferroviario di Brignole: portata massima c.a. 850 m3/s contro una piena del Bisagno che sappiamo può raggiungere i valori impressionanti di 1300 m3/s

L’altra opera sulla quale si recrimina è l’opera definita dagli Amministratori “primo lotto dello scolmatore del Bisagno”: si tratta in realtà del piccolo scolmatore, quello del Fereggiano, per il quale si dimentica di dire che il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici ha bocciato il progetto in modo clamoroso. Lo ha bocciato perché i costi sono sottostimati, la copertura economica è molto carente, gli studi sono vecchi e non considerano l’impatto sul territorio, non si è certi che intercetterà tutta l’acqua ed anzi c’è il rischio che vada a creare problemi da altre parti (vedi la falda di Terralba). In aggiunta, il CSLP stigmatizza che è anche impropria la definizione di “primo lotto dello scolmatore del Bisagno”, in quanto è lampante che l’opera non abbia alcuna attinenza con il vero e proprio scolmatore del Bisagno.

vedi fonte Regione Liguria

vedi fonte consiglio superiore lavori pubblici

Per risolvere definitivamente il problema delle esondazioni del Bisagno infatti bisognerebbe impegnarsi per la realizzazione del “Grande scolmatore” del Bisagno, il cui progetto è già approvato nel 2007. Il piano di bacino del Bisagno prevede per una sicurezza “assoluta” una portata massima di 1.300 metri corrispondente alla piena bicentennale, e solo lo scolmatore può aumentare la portata di altri 450 metri cubi al secondo. Un’opera che però deve essere realizzata tutta d’un pezzo se si vuole che sia veramente efficace, ma la cui realizzazione si scontra con costo di realizzazione di circa 250-270 ml di euro, una cifra che per l’Amministrazione Comunale sembra impossibile da affrontate, anche se in realtà è solo un decimo del costo della Gronda autostradale di Ponente o ancora meno rispetto al costo del terzo valico, di cui i lavori sono già avviati.  Da notare che anche l’impegno profuso dai nostri amministratori sembra squilibrato a favore della realizzazione delle due opere infrastrutturali piuttosto che quella di una definitiva messa in sicurezza idraulica del Bisagno con il grande scolmatore. 

Le opere idrauliche comunque realizzate non basteranno.

Il clima cambia e le strade diventano torrenti, le scalinate diventano cascate, le piazze diventano laghi, con una frequenza fino a qualche anno fa inimmaginabile.

Nonostante questa consapevolezza si continua a costruire e cementificare in zone golenali, fondo valle spesso instabili e idrogeologicamente complessi.

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La “messa in sicurezza” idraulica di un torrente è solo una sicurezza formale,  significa che il torrente sarà regimato da nuove sponde teoricamente in grado di contenere una piena probabile statisticamente prevedibile entro un periodo di ritorno di 200 anni. Un modo di procedere analitico che tiene conto di una probabilità che con il cambiamento climatico non è più costante, ma si è sensibilmente ridotta, con il rischio di avere esondazioni molto più frequenti anche là dove si è costruito “a norma” ma con un periodo di ritorno ormai superato dai fatti.

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Per ridurre il rischio idrogeologico occorre intervenite riducendo il valore del danno esposto, che poi sono le vite umane, per non parlare delle cose. Significa decostruire e non cementificare più, ma questa è una pratica poco gradita alle amministrazioni perché impedisce di far cassa con la gestione del territorio.

Un esempio eclatante di questa cattiva gestione del territorio è rappresentato dal caso di Genova a Ponte Carrega dove nell’area Ex-Italcementi, dopo l’alluvione del 4 novembre 2011 ,anziché applicare un principio di precauzione, sono stati approvati interventi di edificazione con concessioni a edificare tre volte tanto rispetto alla situazione precedente, prevedendo grandi attività commerciali in grado di incrementare il traffico veicolare privato di oltre 6000 auto/giorno per senso di marcia, lungo la viabilità di sponda del torrente Bisagno in un fondovalle a forte rischio inondazione. 

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Prima di questo intervento il valore esposto intorno all’area di intervento era rappresentato solo da un vecchio fabbricato in disuso e poche persone residenti, ma con la nuova destinazione urbanistica migliaia di persone saranno attratte in questi luoghi con grave pericolo per la loro vita in caso di forti piogge, che come abbiamo potuto constatare non sempre sono prevedibili.

Inoltre anche con argini “messi in sicurezza” nessuno potrà scongiurare un imprevisto. Un albero che accidentalmente va ad ostruire l’asta terminale del torrente in prossimità di un sottopasso,  una frana che cade sul greto del torrente, un versante che cede e riversa fango e detriti nel letto del fiume ostruendolo. Nessuno di questi casi si può prevedere e abbiamo visto che nemmeno i sofisticati modelli matematici possono farci nulla.  E’ evidente che l’unico metodo efficace per ridurre il rischio idrogeologico è dunque quello di evitare che in siti così pericolosi siano attratte persone in gran numero.

Altri Carrelli

Un atro progetto “schizofrenico” proposto dalla nostra amministrazione, che da un lato lamenta i danni provocati dall’alluvione e dall’altra parte approva pesanti varianti urbanistiche con nuovi insediamenti e devastanti cementificazioni, è quello che prevede il restringimento del Bisagno con innalzamento degli argini per far posto alla Busvia. 

AsseProtetto

Questo restringimento è previsto a monte delle zone oggi alluvionate di Borgo Incrociati e del sottopasso ferroviario di Brignole, esattamente prima di Staglieno, tra Ponte Monteverde e Ponte Feritore.  Senza opportune opere a valle l’opera di restringimento con innalzamento della sponda non farà altro che aumentare la velocità dell’acqua.  A valle  la situazione diventerà ancora più critica, ma su questo tema abbiamo ancora molto da raccontare e sarà per la prossima puntata.

La Associazione Amici di Ponte Carrega audita nella Commissione V e Commissione VI del Comune di Genova

consiglio_comunale In seguito alla Conferenza Capigruppo del Comune di Genova cui la nostra associazione era stata invitata a partecipare il 28 luglio scorso, il Presidente del Consiglio Comunale Giorgio Guerello con l’unanimità dei capigruppo del Consiglio ha deciso di convocare due Commissioni sul nostro quartiere. Il 2 settembre si è svolta la Commissione V Territorio presieduta dal cons. Antonio Bruno e il 4 settembre si è svolta la Commissione VI Sviluppo Economico, presieduta dal cons. Giampaolo Malatesta. Entrambe le commissioni avevano come oggetto un confronto sull’area Ex Italcementi- Bricoman dal punto di vista del territorio e dal punto di vista dell’impatto sulle attività commerciali esistenti della vallata. La prima delle due sedute è stata anche ampiamente dedicata al tema Ex Officine Guglielmetti. Nella Commissione VI Sviluppo Economico era presenta l’ass. Oddone, i rappresentanti del Bricoman e le associazioni di categoria, Ascom, Confesercenti e Camera di Commercio. Pubblichiamo i documenti che abbiamo prodotto per i commissari e gli assessori competenti presenti (L’ass. Bernini non era presente alla commissione V perchè impegnato col Ministro Lupi) e l’articolo de Il Secolo XIX del 5 settembre sulla commissione VI.

Bricoman conferenza capigruppo

Guglielmetti conferenza capigruppo

Commissione Consiliare V Territorio del 02-09-2014

BRICOMAN, COMMISSIONE BEFFA

A breve pubblicheremo anche i verbali completi delle sedute.

 

Ipotesi di processo partecipativo

Come noto il gruppo Talea, immobiliare Coop, ha presentato un anno fa un progetto di riconversione delle aree ex-officine Guglielmetti, molto impattante per Ponte Carrega e la Val Bisagno. L’intervento che si vuole realizzare è molto complesso, soprattutto per le caratteristiche del luogo in cui si inserisce il nuovo edificio. L’area da riqualificare è posta in un contesto storicizzato a margine di tessuti urbani consolidati, con gravi criticità dal punto di vista paesaggistico e ambientale. Nel progetto Talea non si riscontra alcuna cognizione di questa complessità,  viene proposto un edificio concepito come un grande oggetto fuori scala che cala dall’alto sul territorio della Valbisagno senza alcun rispetto per le sue caratteristiche naturali e per la sua storia secolare. A nulla sono serviti gli incontri fra cittadini e proponenti per ottenere un miglioramento del progetto. Nella seconda revisione il proponente non risolve le criticità individuate, ma si limita a spostarle in altri punti con altre forme.

Non abbiamo dubbi sulla capacità progettale dei tecnici proponenti, ma forse sono troppo impegnati nella esclusiva funzionalità del nuovo centro commerciale, mettono in secondo piano gli aspetti del paesaggio e della storicità dei luoghi che sono beni comuni non rinnovabili. La regia e la sensibilità con cui viene proposto questo nuovo progetto sembra essere la stessa che ha sostenuto il vicino ecomostro nell’area ex-Italcementi, un edificio voluto grande tre volte il precedente stabilimento, innestato in una valle di pregio paesaggistico con pendici boschive affacciate al parco dei forti e dell’acquedotto storico. Un vero scempio del paesaggio che irresponsabilmente non è stato salvaguardato dai proponenti e nemmeno dalle istituzioni che non sono stati capaci a mediare una soluzione meno impattante. Le idee sullo sfruttamento dell’area sono state limitate al solito capannone, frequentato da tir e autovetture e non si è saputo immaginare altro di innovativo che potesse sfruttare meglio un sito così strategico per lo sviluppo sostenibile della vallata nel senso dell’agenda 21, anche considerato il fatto che nelle alture soprastanti è presente un Sito di Interesse Comunitario (S.I.C.), il comprensorio intorno alla torretta di Quezzi.

Una costruzione che certamente non brilla per fantasia, bellezza e sensibilità per il paesaggio. Almeno si spera che questa impattante costruzione porti nuovi posti di lavoro, ma non è certo nemmeno questo dal momento che non si sa quante attività verranno chiuse a seguito dell’apertura dei nuovi punti vendita.

L’operazione Bricoman nell’area ex Italcementi ha provocato un distacco tra la cittadinanza e la pubblica amministrazione per l’imposizione di un progetto senza concertazione e di forte impatto ambientale.

Per i nuovi progetti riteniamo assolutamente necessario evitare questi errori.

Per l’area Guglielmetti bisogna considerare che il proponente, oltre qualche limatura dell’idea progettuale, non ha dato alternative perché ritenute irricevibili. A fronte di questa rigidità ci siamo rivolti a un affermato studio di architettura, membro della Prince’s Foundation for Building Community (associazione no profit che si occupa di partecipazione e città sostenibili con sede a Londra), lo studio Gallarati Architetti, con i quali abbiamo approfondito le informazioni forniteci da Coop constatandone l’incompletezza.
L’ipotesi Gallarati ha come unico scopo quello di dimostrare che sono possibili altre ipotesi progettuali più sostenibili e rispettosi delle caratteristiche del luogo pur mantenendo le stesse destinazioni d’uso richieste dal proponente. Riteniamo che difronte a interessi divergenti fra tutela del territorio e interessi dei proponenti, onde evitare conflitti si debba ricorrere a una mediazione attuabile tramite un percorso di partecipazione.
Per svolgere questo percorso la nostra associazione si è preparata da tempo coinvolgendo figure di primo piano a livello nazionale. In particolare il professor Massimo Morisi, Preside della scuola di scienze politiche dell’Università degli studi di Firenze, Garante per l’informazione e la partecipazione della Regione Toscana.
La proposta di cui alleghiamo un estratto, prevede una concertazione tra tutti i soggetti coinvolti: Comune, Municipio, cittadinanza e costruttore in tempi rapidi e circoscritti nel tempo come desumibile dal documento allegato.

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PercorsoDiPartecipazione

Il percorso di partecipazione, cosa è? Lo spiega Marianella Sclavi

Rilanciamo il link della intervista a Marianella Sclavi, realizzata dal Centro Servizi per il Volontariato della Provincia di Bologna, perché riteniamo questa intervista una straordinaria sintesi di cosa significa un percorso di partecipazione a un progetto. Troppo spesso si confonde per percorso di partecipazione qualche sporadico incontro fra la cittadinanza e i proponenti che illustrarono il loro progetto. Se poi il progetto non piace, magari si fa qualche limatura, ma nulla di più perché tutto è già stato deciso e pensato prima, ma con quali dossier?

Il percorso di partecipazione a un progetto è la cosa opposta. Vediamo perché oggi questi percorsi (che in alcune legislazioni, come la nostra, non sono ancora obbligatori, ma è un segno di arretratezza culturale) sono oggi più che mai auspicabili e utili per tutti, proponenti e cittadini.

Oggi giorno, la società è cambiata in modo così profondo, anche grazie alla rivoluzione delle comunicazioni, internet, tutte queste cose qua, che, abbiamo dei fenomeni anche politici molto importanti.  Le minoranze non sono più disposte ad accettare la decisione della maggioranza se non sono state ascoltate, se non sono state parte del processo partecipativo, quindi abbiamo bisogno di una democrazia che garantisca l’ascolto della minoranza e tutti coloro che hanno a cuore i temi sui quali si decide. Questo è il passaggio della democrazia rappresentativa a una democrazia deliberativa nel quale il volontariato con la sua esperienza di riorganizzazione della società dal basso può dare un contributo assolutamente fondamentale,  a mio giudizio tutte le esperienze per dare questo contributo ci sono già.

L’altro motivo per cui bisogna passare a una democrazia deliberativa, nel quale chi ha a cuore un problema può dire la sua senza aspettare altri cinque anni per votare la nuova classe politica, è che in un ambiente complesso le decisioni richiedono un dossier più completo, richiedono che uno abbia fatto una diagnosi della situazione più completa e per fare questo, avere tutti i punti di vista di coloro che sono coinvolti in quella situazione ti aiuta a capire meglio la situazione. Quindi per avere un dossier completo per cui prendere una decisione che funziona meglio devi dare voce di nuovo anche alle minoranze, anche a una persona singola che ha una visione totalmente diversa da quella degli altri, ma che da un contributo per capire meglio la situazione. Il sapere fare questo implica il passaggio da una modalità di discussione di decisione, da quello che si chiama confronto parlamentare, cioè l’argomentazione, al dialogo, al confronto creativo. Il dialogo ha le sue regole che sono diverse da quelle del confronto parlamentare: noi siamo abituati che c’è un’assemblea, tutti hanno diritto di parola, c’è il contraddittorio, c’è il voto a maggioranza. Questo è il dibattito basato sull’argomentazione, il pro, il contro, il giusto e lo sbagliato, chi vince e chi perde, chi ha la maggioranza, chi ha la minoranza, eccetera..

Nel confronto creativo invece , basato sul dialogo, basato sulla capacità di ascolto, ognuno ascolta gli altri assumendo che abbiano ragione, anche se dicono delle cose anche completamente opposte a quelle che noi stiamo sostenendo. Come mai tu che sei intelligente, verso il quale io esprimo rispetto e riconoscimento, sostieni delle cose diverse? Con ciò ti responsabilizzo anche rispetto alle tue opinioni e comportamenti e capisco delle cose nuove. Se tutti hanno questo atteggiamento quello che succede è che si crea un contesto in cui si può operare in base a una intelligenza collettiva perché tutti imparano da questo e grazie a questo surplus di apprendimento, si possono prendere delle decisioni. I principi sono: diritto di ascolto, moltiplicazioni delle opzioni, co progettualità creativa. Prima si moltiplicano lo opzioni, s’inventano nuove soluzioni, su una base informativa più amplia, informativa sia delle necessità, che delle buone pratiche in giro per il mondo, e a questo punto si possono prendere delle decisioni in cui tutti si sentono coinvolti, sono impegnati a farli funzionare, e poi funzionano effettivamente meglio. L’attuale sistema è un sistema per cui 80% delle decisioni sono mal fatte e non funzionano, si sprecano tantissimi soldi e con la crisi non sembra il caso di buttare via soldi con opere che si dimostrano non funzionare, anche le priorità possono essere decise in modo più collettivo“.

Pubblichiamo sotto il commento di Marianella Sclavi, postato nella nostra pagina Facebook riguardo la nostra proposta di partecipazione al progetto Coop Talea per le ex-Officinie Guglielmetti.

Marianella Sclavi

Ovviamente condividiamo e apprezziamo moltissimo il commento di Marianella Sclavi per il nostro caso, sperando presto di poterla invitare a Genova a parlaci proprio di queste cose.

Ieri il consiglio municipale della Media Val Bisagno, chiamato ad esprimersi in merito al progetto Coop Talea, si è saggiamente astenuto nel prendere una decisione. Condividiamo questa presa di posizione del Municipio perché un SI o un No sarebbe stato inopportuno. Di fatto non c’era un dossier completo con il quale il consiglio potesse prendere serenamente una decisione. Da un lato le esigenze della Coop per sfruttare al meglio le aree comprate a caro prezzo, dall’altra parte le esigenze di un quartiere vivo che non vuole essere periferia per sempreQuale è la giusta misura? Solo un reale percorso partecipato può risolvere la questione. Una cosa è certa il quartiere non è disposto ad accettare un altro edificio come quello per il Bricoman.

 

La morte dei centri commerciali

Rolling Acres shopping mall Akron, Ohio, USA. Foto di Seph Lawless per The Guardian

Rolling Acres shopping mall Akron, Ohio, USA. Foto di Seph Lawless per The Guardian

 

 North Randall Mall. Foto di Seph Lawless per The Guardian

North Randall Mall. Foto di Seph Lawless per The Guardian

Pubblichiamo una breve rassegna di articoli sulla morte dei centri commerciali. Il primo articolo è in inglese ed è stato pubblicato sull’ultimo numero di The Guardian, una delle riviste più prestigiose a livello globale: descrive la progressiva morte del modello del Mall (centro commerciale) americano: simbolo del benessere del secondo dopoguerra e simbolo della ricchezza economica della classe media che si sta via via sgretolando. Con essa muore anche il sogno del Mall. I giovani tornano a comprare in città, abbandonando questi mega centri costruiti in periferia. La sempre più crescente concorrenza del mercato web ha fatto il resto: per fare acquisti non si prende più l’auto ma si impugna un I Phone. Si calcola che nel prossimo decennio chiuderanno tra il 15 e il 50% dei centri commerciali americani. Gli USA sono presi spesso come modello di riferimento e spesso la loro economia anticipa le tendenze della nostra: sarebbe quindi il caso di riflettere che, se la più potente economia del mondo ha questo tipo di problema, la nostra economia potrebbe seguirla a ruota e pagare un prezzo altrettanto salato: crisi economica, perdita di potere della classe media, crisi demografica e abitativa: le tendenze attuali non danno speranze a questo tipo di modello che si basava proprio su un certo tipo di benessere ed era rivolto ad un certo tipo di popolazione. L’articolo ci dice anche che alcune catene hanno provato a correre ai ripari, investendo sul restyling dei mall per renderli più accattivanti alla clientela: non è servito a niente. Il problema vero è che “the customers don’t have the fucking money. That’s it. This isn’t rocket science” (i clienti non hanno più un fottutissimo soldo. Tutto qui, non si tratta di scienza missilistica!).

http://www.theguardian.com/cities/2014/jun/19/-sp-death-of-the-american-shopping-mall

Mentre l’articolo di The Guardian potrebbe essere premonitore ed è riferito agli USA, gli articoli che seguono invece sono più vicini alla nostra realtà italiana e parlano della Fine dei Centri commerciali nel nostro paese.

http://www.giovannicappellotto.it/88-centri-commerciali-stanno-morendo/

http://www.golagioconda.it/index.php/rubriche/commenti/167-la-fine-dei-centri-commerciali

http://tendenzeonline.info/articoli/2010/03/22/la-morte-dei-centri-commerciali/

http://www.sconfinare.net/?p=10049