Cara maestra, ti scrivo

Albergo

Cara Coop Liguria, ti scrivo questa lettera perché ho letto nel giornale(1) che tu hai sottoscritto un accordo con la Regione Liguria e ufficialmente diventerai la mia maestra di scuola per insegnarmi il consumo consapevole e responsabile per non parlare delle buone pratiche di cittadinanza attiva.  

Sono molto contento che si parli anche a scuola di queste cose perché questi valori sono anche i miei valori, quelli insegnati dal mio papà e dalla mia mamma.

Infatti i miei genitori di recente si sono iscritti a un gruppo di acquisto solidale (GAS) che si è costituito spontaneamente nel quartiere e si sono fatti anche un piccolo orto urbano con il quale condividono esperienze e i frutti del raccolto tra vicini di casa.

Da qualche tempo i miei genitori hanno smesso di frequentare i vicini centri commerciali, che portano anche il tuo nome, perché mi hanno spiegato che preferiscono incentivare il piccolo esercizio di vicinato piuttosto che i grandi gruppi di vendita.

Il piccolo negozio di vicinato aperto ravviva la vie del quartiere in cui vivo che diversamente sarebbe solo un dormitorio.

Di recente mio papà e mia mamma si sono iscritti a un’associazione nata per tutelare un ponte pedonale che porta il nome del mio quartiere.

I miei genitori si sono dovuti impegnare molto per salvare il ponte perché il Comune aveva previsto di abbatterlo per farci al suo posto un nuovo ponte stradale per le macchine.

Molti dicono che questo intervento, più che la messa in sicurezza idrogeologica, avrebbe agevolato i nuovi centri commerciali in costruzione, fra cui c’è anche il tuo.

Cara maestra Coop, tu che mi vuoi insegnare cosa è un comportamento etico e sostenibile, vorrei sapere perché proprio tu hai previsto di sottrarmi la gioia di vedere sorgere il sole dietro alla mia collina con la costruzione di un grande albergo alto oltre 30m quando il quartiere ti aveva proposto e mostrato come farlo diversamente.

Cara maestra, vorrei capire quali valori avresti la pretesa di insegnarmi se proprio tu mi farai perdere il senso e il valore del paesaggio nel quale tutti i giorni mi riconosco ogni volta che mi affaccio alla finestra della scuola vedendo il mio bel ponte, la Chiesa di San Michele e il verde della collina dove sorge la torretta di Quezzi.

Rivedere sorgere la bellezza nel mio quartiere è il desiderio del mio cuore, l’insegnamento che ti posso offrire.

Con affetto,

un tuo (prossimo) alunno

Albergo

La foto mostra approssimativamente i profili  del nuovo centro commerciale Coop nelle ex aree delle officine Guglielmetti con il profilo della torre alberghiera davanti alla chiesa di S. Michele, l’apertura della valle del Mermi, il borgo di Ponte Carrega. Il profilo rappresenta la perdita della vista del paesaggio visto dalla sponda destra del Bisagno nella vicinanze della scuola Mazzini Lucarno.

(1) – Articolo uscito sul secolo XIX – del 9.04.2015 – “Intesa fra Coop e Regione sulla didattica nelle aule”

Coop

Oggi alle 17:30!

IL TERRITORIO COME BENE COMUNE
LA PARTECIPAZIONE DEI CITTADINI E IL CASO VAL BISAGNO
Ci vediamo oggi alle ore 17:30 a Palazzo Ducale nella Sala del Munizioniere. Parleremo di Partecipazione dei cittadini e dell’operazione nelle ex officine Guglielmetti insieme al Professor Massimo Morisi dell’Università di Firenze, al presidente di Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura Luca Borzani, al professor Renzo Rosso del Politecnico di Milano, ai Giovani Urbanisti – Fondazione Labò e all’architetto Giacomo Gallarati. Condurrà l’incontro la professoressa Mara Morelli dell’Università di Genova e della Associazione di Mediazione Comunitaria di Genova.

Partecipazione

TERRITORIO COME BENE COMUNE – “LA PARTECIPAZIONE DEI CITTADINI e IL CASO VAL BISAGNO”

Dopo il convegno dell’11 gennaio vi aspettiamo al secondo appuntamento sul tema della Partecipazione che si terrà venerdì 27 marzo dalle 17:30 alle 20:00 a Palazzo Ducale nella Sala del Munizioniere.

Parteciperanno alla discussione:

Fabrizio SpinielloINTRODUCE
Presidente Associazione Amici di Pontecarrega

Luca Borzani: Partecipazione o le fatiche della democrazia
Presidente della Fondazione per la Cultura di Palazzo Ducale

Massimo MorisiLa partecipazione come forma normale di città. Il nostro esempio concreto
Ordinario di Scienza dell’amministrazione presso la Scuola di Scienze politiche dell’Università di Firenze e Garante della comunicazione nel governo del territorio della Regione Toscana.

Renzo Rosso: Alluvioni d’Italia: dall’unità a oggi cosa è cambiato
Ordinario di costruzioni idrauliche al Politecnico di Milano.

Giovani Urbanisti: Buone pratiche di partecipazione in Europa
L’Associazione Giovani Urbanisti-Fondazione Labò è nata come supporto volontario all’operato della Fondazione Mario e Giorgio Labò (fondazione di studi urbani e residenziali attiva sul territorio genovese a partire dagli anni ottanta), dall’unione di laureati in Pianificazione Urbanistica, Territoriale ed Ambientale.

Giacomo GallaratiIl caso Guglielmetti in Val Bisagno
(Gallarati Architetti), ha elaborato, come esempio di moltiplicazione dell’opzione,  una proposta progettuale alternativa per l’intervento Talea-Coop in area ex-Guglielmetti, in collaborazione con l’Associazione Amici di Pontecarrega.

Mara MorelliCONDUCE
Università di Genova e Associazione di Mediazione Comunitaria.
Locandina del convegno

Partecipazione

Luca Mercalli a Ponte Carrega: un caso nazionale di cementificazione visto da 1,5 milioni di spettatori in Italia

Sabato 21 marzo su Rai 3 è andato in onda il servizio della trasmissione condotta da Luca Mercalli, Scala Mercalli. Il tema trattato durante il programma è stato quello dei disastri ambientali, della gestione del rischio, dei danni provocati dalla cementificazione. Nel suo viaggio intorno al mondo Luca Mercalli ha fatto tappa in Val Bisagno. Insieme all’Associazione Amici di Ponte Carrega, a Giordano Bruschi e ai professori Renzo Rosso e Gerardo Brancucci ha voluto soffermarsi su questo caso nazionale, indugiando naturalmente sul dissesto idrogeologico e sulla cementificazione, sottolineando le contarddizioni di questa città che continua ad andare sott’acqua e allo stesso tempo continua a costruire.

Il riferimento ai centri commerciali di Ponte Carrega è stato poi oggetto di richiamo per il proseguo della trasmissione dove si sono analizzati i problemi dati dal consumo di suolo, in particolare in Italia, nell’analisi del professor Pileri.

Al di là di questo, al di là della gravità di quanto sta accadendo a livello locale e nazionale in termini di rischi alluvionali e di cementificazione selvaggia, non possiamo negare l’emozione di aver portato a conoscere ad altri 1,5 milioni di italiani la situazione della nostra vallata e della nostra città e in particolare del nostro quartiere.

Vedere Luca Mercalli che passeggiava su Ponte Carrega sulle note di De Andrè ci ha fatto emozionare e soprattutto speriamo abbia fatto riflettere, in tutta Italia, su quanto viene fatto a Genova, un esempio infelice di governo e gestione del territorio.
Ma la storia continua…..in attesa del nuovo centro commerciale Coop Liguria.

I proponenti vorranno continuare a fare ancora tutto da soli oppure aprirsi a un reale percorso di condivisione del progetto con la cittadinanza?

Che questa occasione diventi opportunità per tutto il territorio, il suo paesaggio e la mitigazione del rischio,  non solo l’ennesimo esempio di autoreferenzialità e speculazione.

Link della trasmissione su Rai Replay > qui <

Qui sotto incorporiamo lo stralcio del servizio andato in onda su Rai Tre

Qui Sotto riportiamo l’iconografia del libro del Prof. Renzo Rosso: “Bisagno, il fiume nascosto”, menzionato nel servizio di Luca Mercalli

La morte dei centri commerciali in Italia

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Vi ricordate un nostro articolo di qualche mese fa, ripreso dal prestigioso periodico britannico The Guardian, sulla morte del modello del centro commerciale, del grande Mall, in Usa? L’articolo elencava i motivi della crisi dei centri commerciali e preannunciava una rapida diffusione di questa “malattia” anche in Italia: http://www.amicidipontecarrega.it/?p=5293

Come vediamo in questo nuovo articolo, la cui lettura ci è stata suggerita dal professor Francesco Gastaldi, la previsione si è dimostrata ampiamente corretta anche per l’Italia e non così prematura come molti ci avevano voluto fare intendere fino ad oggi. Nell’articolo di cui sotto si parla della fine del boom degli ipermercati nella regione del Friuli Venezia Giulia, una regione che ha un Pil procapite superiore rispetto a quello della Liguria (da 27,397 a 31,689 euro mentre il Pil procapite ligure va da 22,063 a 27,396 euro. Dati Istat, 2012).

http://messaggeroveneto.gelocal.it/udine/cronaca/2015/03/15/news/e-finito-il-boom-degli-ipermercati-negozi-vuoti-ampliamenti-sospesi-1.11044560

 

Tornando al caso concreto del nostro quartiere, in attesa di conoscere gli sviluppi, anche legati al Piano di Bacino in elaborazione in Regione con i dati delle alluvioni del 2014, del futuro centro commerciale e albergo nell’area ex Guglielmetti, vi presentiamo un trafiletto comparso qualche giorno fa su Il Corriere Mercantile sulla imminente chiusura del Brico Io presente oggi nel centro commerciale Bisagno di piazzale Bligny a vantaggio della apertura del nuovo Bricoman che si terrà il prossimo 27 maggio. Ciò a sostegno della tesi che il nuovo centro rischia solo di SPOSTARE lavoro piuttosto che crearne di nuovo. Torneremo più avanti sul saldo tra le vecchie attività che andranno a chiudere e le nuove assunzioni (e il tipo di contratto) della nuova attività. L’unica certezza, detta dall’A.d. del Bricoman Italia in commissione Sviluppo Economico del Comune a settembre è quella che il Bricoman pensa di fatturare qualcosa tra i 15 e i 20 milioni di euro all’anno: secondo Ascom Edilizia il fatturato annuale di tutto il genovesato è di 35 milioni in totale e se i conti sono questi vi lasciamo immaginare le conseguenze e le altre innumerevoli chiusure dei piccoli esercizi. Si creerà nuovo lavoro o i lavoratori del settore si limiteranno a spostarsi, almeno quelli più fortunati tra loro, verso le nuove attività “ammazza piccole”?

Il Corriere Mercantile

Il Corriere Mercantile

Dal bacino del Mediterraneo per parlare di Partecipazione a Ponte Carrega

Domani dalle ore 15:00 a Ponte Carrega accoglieremo 14 rappresentanti di associazioni e organizzazioni che lavorano nell’ambito della Partecipazione attiva provenienti dal bacino del Mediterraneo, dall’Africa del Nord, dall’Europa e dal Medio Oriente. Faremo loro visitare il quartiere e parleremo di Partecipazione confrontandoci e scambiandoci idee e esperienze: faremo vedere loro l’edificio per il Bricoman e il complesso delle ex officine Guglielmetti, esempi di una partecipazione mancata che travalica i confini nazionali come “Casi studio”. Alle ore 17:00 il seminario si sposta nella sala del Camino di Palazzo Ducale per continuare il dibattito e il confronto che rientra in un programma finanziato dalla Commissione Europea nell’ambito del programma Erasmus+ ed è organizzato dalla Associazione di promozione sociale milanese Joint.

Il nostro ringraziamento va alla Associazione Joint per aver pensato a Ponte Carrega e alla nostra associazione.comunicato stampa incontro 17 febbraio

A Genova la scuola più a rischio d’Italia

Oggi l’emittente televisiva LA7, durante la trasmissione “L’aria che tira” ha trasmesso un servizio relativo alla scuola Mazzini-Lucarno in Val Bisagno.

La7

Ricordiamo che anche noi avevamo pubblicato qualcosa riguardo alla criticità della scuola in oggetto, ecco il link del post.

Alle cose dette dal servizio di La7 noi aggiungiamo che presto a questi bambini della scuola, la Coop-Talea toglierà anche la vista sulla collina di Montesignano, al posto della Chiesa di S.Michele si mostrerà in tutta la sua imponenza un albergo (a tre stelle, alto c.a.  35m e lungo c.a. 40m), collocato a pochi passi da un torrente e da una viabilità di sponda a grave rischio idrologico.

Chiediamoci con quali valori e riferimenti di spirito potranno crescere questi bambini.

Sopra alla grane struttura Coop, in bella vista dai parchi dei forti, sorgerà anche un enorme parcheggio di interscambio (tra cosa? forse fra auto e carrello.. non spetta a noi giudicarlo) ma saranno comunque soldi pubblici spesi in oneri di urbanizzazione.

Questa foto era stata elaborata a suo tempo dal nostro staff, (nei render del progetto originale non abbiamo trovato una vista che rappresentasse l’impatto del nuovo edificio visto dal basso dalla sponda destra del torrente Bisagno). Forse è un render artigianale ma l’idea dell’impatto sul paesaggio dovrebbe comunque darlo. Questo nostro sforzo voleva essere di aiuto ai proponenti per fare due conti, dare uno spunto di riflessione sul tipo di impatto che ancora oggi vogliono imporre al quartiere e a tutta la comunità della Val Bisagno.


AlbergoRenderSpondaDestra

Il prodotto coop

 

Altri Carrelli

Negli ultimi giorni sono usciti diversi articoli che fanno riferimento alle aree delle ex-officine Guglielmetti a Ponte Carrega: secolo XIX del 31-01-2015 “Talea torna alla carica per la Coop nell’ex deposito Guglielmetti”, oppure quello del 29-01-2015 “Il Bisagno non è esondato in piazzale Bligny così la Coop alla Guglielmetti è salva”.

Questi articoli, insieme ad altri usciti in questo periodo, sembrano voler far intendere al lettore che ci sia una specie di “incubo” per il Comune nel caso in cui il progetto del grande “mall” di Coop non si possa realizzare per imprevisti impedimenti legati alla sicurezza delle aree e allo stato di emergenza per il rischio idrogeologico.

Le cose non stanno così.

Lo sa bene il Consiglio comunale che durante una commissione del settembre 2014 mise a tacere un dirigente del Settore Urbanistica che faceva intendere ai consiglieri il diritto di Coop di chiedere i soldi indietro in caso di voto contrario del Consiglio alla doppia variante al Puc, che ad oggi non prevede in quell’area una destinazione ricettiva (albergo). Il voto di un Consiglio Comunale è un voto sovrano e una impresa che abbia fatto i conti senza l’oste deve considerare l’alea derivante dal rischio d’impresa che grava su qualsiasi imprenditore di questo mondo. E’ impensabile infatti che un qualsiasi operatore possa comprare un’area “chiavi in mano”, incluso il cambiamento climatico e le diverse valutazioni del rischio idrogeologico, varianti e cambiamenti del piano urbanistico,  che per forza di cose passano dal voto sovrano del consiglio comunale. Si tratta chiaramente di fantascienza: tuttavia i giornali sembrano intendere proprio questo, affermando che il costruttore ha, a suo tempo, comprato un’area con le dovute rassicurazioni politiche e soprattutto giuridico-contrattuali circa il buon esito della propria operazione e la realizzazione del centro commerciale e tutto ciò che ne consegue (albergo compreso, anche se non è previsto dal Puc?). No, noi non ci crediamo e rimaniamo dubbiosi sulle affermazioni fatte dai giornali: davvero qualcuno si è premurato di assicurare a Coop ogni tipo di garanzia non solo politica, ma anche contrattuale, circa la realizzazione di una attività ricettiva non prevista nè dal piano regolatore del 2000 nè dall’attuale Puc adottato in attesa del nuovo?

Per chi non ha seguito questo caso sin dall’inizio vorremo fare chiarezza su alcuni punti:

L’area delle ex officine Guglielmetti fu venduta il 5 febbraio 2010 dalla società AMI spa in liquidazione attraverso un pubblico incanto a cui partecipò una sola società: la Talea (Coop), che risultò ovviamente il  vincitore (aperture delle buste avvenuta il 5 marzo 2010) Il bando prevedeva come base d’asta un costo di 25.000.000 euro.

(Vedi articolo: Repubblica http://genova.repubblica.it/cronaca/2010/03/02/news/l_officina_dei_bus_guglielmetti_diventa_un_centro_commerciale-2617001/)

L’area acquisita da Talea era già stata destinata ad avere un indirizzo urbanistico compatibile per un eventuale ampliamento del centro commerciale esistente. La trasformazione ha assunto specifica rilevanza con la variante urbanistica a cui si rimanda agli atti della D.C.C. n°57 del 28 luglio 2009.

Si ricorda che alla vendita delle aree si era opposta la Provincia, che però diede il via libera alla cessione delle aree con atto dirigenziale n. 5753 in data 29/09/2010 dove no ha più ravvisato profili di illegittimità su detto provvedimento, riscontrando il superamento dei rilievi formulati in precedenza.

(a gara già vinta)

(Vedi articoli: Il secolo http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2010/11/12/AMbbFIFE-polo_commerciale_valbisagno.shtml)

Proprio il dubbio sulla legittimità dell’operazione di vendita, ancora in essere durante le fasi dell”asta e nel periodo successivo, potrebbe aver indotto a scrivere nel contratto di vendita una clausola di salvaguardia per tutelare il compratore, ma questo è normale.

In base a questi fatti l’intervento di ampliamento del centro commerciale Coop è legittimo e conforme alla destinazione urbanistica assegnata alle aree. Quindi i giornali hanno ragione fino a questo punto: la realizzazione di un centro commerciale in continuità con l’adiacente centro commerciale Bisagno di piazzale Bligny è un diritto acquisito da parte del costruttore.

Quello che non era previsto al momento della gara e non è tuttora previsto dal piano regolatore è la funzione ricettiva delle aree, ovvero la possibilità di costruirci un albergo, cosa che invece Coop ora si prefigura voler fare per massimizzare il valore immobiliare delle aree che nel frattempo sono diventate meno appetibili, sia per la crisi, sia per l’inflazionata presenza di capannoni vuoti presenti in città e in tutta la Val Bisagno (edificio per il Bricoman compreso, in parte invenduto). Chi andrebbe mai ad acquistare una parte dell’ex struttura Guglielmetti per aprire una attività commerciale, quando quell’area è stata acquisita dal comune per una cifra “monstre” di 26 milioni di euro (contro un valore commerciale di 8 milioni), quando a pochi metri e in tutta la Val Bisagno ci sono capannoni sfitti che possono essere affittati per molto meno? Questo è quello che deve aver pensato la Sogegross quando nel 2010 fu approvato l’edificio per il Bricoman: perché insediarsi nell’area Guglielmetti quando posso usufruire di spazi meno costosi nel nuovo edificio a fianco? Ecco quindi che per rientrare dell’investimento oneroso, ormai compromessa la destinazione commerciale e preso atto che quella industriale residuale non è mai potuta decollare (anche se una attività legata alla produzione di cibo integrata al centro vendite sarebbe potuta essere una buona alternativa), ai proponenti non rimanevano che due scelte: lasciar da parte una buona porzione di capannoni in attesa di tempi migliori, ma lasciando l’investimento fermo e andando in perdita; oppure proporre una diversa destinazione d’uso: quella ricettiva e quindi l’albergo.

Come associazione abbiamo sempre sostenuto che questo cambio di destinazione d’uso è migliorativo rispetto alle precedenti destinazioni, ma tuttavia questo deve avvenire con un disegno architettonico idoneo al contesto delle aree urbane esistenti che sono storicamente consolidate.

Contrariamente a queste considerazioni il progetto presentato da Coop-Talea si è presentato da subito incapace di sposare questa logica migliorativa, come forse era nelle intenzioni dei proponenti: le modifiche già apportate dimostrano quanto fosse stato tenuto di poco conto il tessuto urbano del quartiere e del suo territorio. Si ricorda che in prima istanza il progetto era stato presentato addirittura con una rampa elicoidale altra 18 metri davanti al borgo storico e alle case di Ponte Carrega (per intenderci una rampa elicoidale del tipo presente in Lungo Bisagno presso la concessionaria Peugeot).

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Il progetto è un enorme ufo che incombe dall’alto sulla vallata con una enorme torre alberghiera disposta lungo il torrente Bisagno a mò di diga, a ripetere come se nulla fosse successo, l’infelice operazione dell’edificio per il Bricoman, davanti al borgo storico di Ponte Carrega e la Chiesa di S. Michele: quest’ultima viene coperta alla vista dalla sponda destra del Bisagno. E’ un po’ come se i palazzi verde e rosa di lungo Bisagno Dalmazia (quelli del bar Diana) venissero ripetuti in un continuum tra la concessionaria ex cinema Esperia e la baracchetta del fruttivendolo di Pontecarrega: valutate voi l’impatto che potrà avere!

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Il progetto presentato ha una sola logica di lettura: è un autentico monumento al commercio che si impone sopra ad ogni altra cosa come il paesaggio e la identità dei luoghi.  Ricordiamo, a chi non lo sapesse ancora, che i dirigenti che tirano le fila di questo progetto sono gli stessi che hanno promosso e attuato il vicino edificio per il Bricoman. Forse è anche per questo che nel procedimento della nuova Coop si riscontra la stessa sensibilità ai temi del paesaggio e della partecipazione (vi ricordate che tipo di partecipazione è stata svolta per l’edificio per il Bricoman!?)

Il procedimento per il cambiamento della destinazione d’uso delle aree acquisite da Talea, deve passare da  una variante al piano urbanistico. Questo passaggio comporta necessariamente un’approvazione da parte della maggioranza del Consiglio Comunale: quindi non è una decisione della Giunta ma un passaggio che prevede un consenso della maggioranza dei consiglieri comunali.

Da parte nostra abbiamo chiesto ai vari gruppi consiliari di condizionare il loro “si” all’attuazione di un percorso di partecipazione in grado di migliorare effettivamente il progetto con la tecnica della “moltiplicazione dell’opzione”. Ovviamente l’approvazione del consiglio dovrà avvenire dopo il percorso partecipato tenendo conto dell’esito del percorso stesso. Il tempo per fare questo percorso è stato stimato in tre mesi. Con la buona volontà si sarebbe già potuto svolgere ben due volte da quando lo avevamo richiesto. Il nostro non è un tentativo di sovrapporci al Consiglio, semmai il nostro intento è quello di contribuire alle scelte decisionali che spettano al consiglio in modo da rendere l’impatto della nuova costruzione meno impattante: il quartiere infatti è già stato messo a dura prova con il vicino “Mostro” edificio per Bricoman: due mostri sono veramente troppo! sia per il quartiere, sia per questa valle e per questa città.

Per quanto riguarda la presunta clausola contrattuale per la quale se il compratore delle aree non potrà realizzare quello che vuole e potrà pretendere la restituzione della somma versata, secondo noi è poco credibile, almeno nei termini presentati dai giornali. Tale clausola se c’è deve essere stata necessariamente indicata nel regolamento di vendita dell’asta pubblica, non può essere un accordo “segreto” e non può essere ne precedente alla vendita, ne successivo, ma compreso nel regolamento dell’asta pubblica. Quindi per averne una idea basterà guardare cosa scriveva il bando. (Verificheremo)

Comunque ci sembra poco credibile la presenza di una clausola vincolante che assicuri destinazioni urbanistiche future e non previste prima della vendita. Questa possibilità sarebbe un vero ricatto, una carta bianca concessa a un soggetto privato, veramente poco credibile e difficilmente accettabile da un’amministrazione: il Consiglio Comunale sarebbe esautorato e avvilito nel suo potere decisionale.

Stando a questi fatti secondo noi ci sono ancora tutti i termini per migliorare il progetto nel rispetto del tessuto storico esistente: basterà che il Consiglio Comunale richieda, come condizione preliminare alla delibera favorevole, lo svolgimento di un reale percorso di partecipazione con il territorio e i soggetti portatori di interesse. Diversamente il consiglio potrà negare la nuova destinazione e il proponete non potrà fare altro che procedere senza la realizzazione dell’albergo: ma gli conviene?

Coerentemente con la propria missione sociale, Coop Liguria non si limita a vendere scatolette: tutela l’ambiente; promuove la cultura, la socialità e l’aggregazione; diffonde stili di vita più sani, attraverso un articolato programma di attività di educazione al consumo consapevole; attua campagne di solidarietà.”  dal sito Coop Liguria.

. ma allora perché non fare un vero percorso partecipato per il miglioramento del progetto? Quello che fino ad oggi è stato svolto, in assenza di una legislazione in materia, sono solo assemblee pubbliche di presentazione di ciò che il proponente aveva deciso di fare a suo insindacabile giudizio: i miglioramenti li ha decisi solo lui, nel modo in cui piacciono a lui, come conviene solo a lui. Un modo di procedere opposto al principio di partecipazione dove il territorio è sempre sconfitto. Questo film lo abbiamo già visto per l’edificio Bricoman, è la stessa regia!.  

Dallo statuto sociale Coop Liguria
TITOLO I
COSTITUZIONE, SEDE, DURATA, SCOPO E OGGETTO

ARTICOLO 1
Denominazione
….
La Cooperativa persegue la funzione sociale,
lo scopo e i principi mutualistici senza fini di
speculazione privata previsti dall’art. 45 della Costituzione.
….
ARTICOLO 4
Scopo e oggetto sociale
…..
– promuovere ed organizzare attività e
servizi culturali, ricreativi e socialmente utili;
– contribuire a tutelare l’ambiente;
…..

Luca Mercalli a Ponte Carrega, Riprese in corso…

Oggi Luca Mercalli è venuto a Ponte Carrega per toccare con mano la spregiudicata cementificazione concessa e attuata dalla nostra amministrazione solo otto mesi dopo l’alluvione del 2011. Un “costruito sul costruito” di 49.000 mq su un tessuto industriale esistente di 15.000 mq. Una riconversione che prevede nuovi centri commerciali che attireranno migliaia di persone vicini in luoghi a rischio.

Nell’intervista si è parlato anche del progetto di riconversione presentato da Coop-Talea sulle aree ex officine Guglielmetti, un soggetto che si dichiara sensibile ai temi ambientali e di difesa del paesaggio, ma che di fatto non ha esitato a presentare un progetto impattante sul paesaggio urbano consolidato di Ponte Carrega. Abbiamo parlato della grande torre alberghiera alta 35m davanti al Bisagno e allo storico borgo di Ponte Carrega.

Questo caso lascia sempre perplessi e increduli tutti coloro che ne vengono a conoscenza ed è oramai diventato un tema di rilevanza nazionale.

Da parte nostra abbiamo ribadito il nostro impegno a continuare nella denuncia di questi scempi.

A queste considerazioni aggiungiamo che ad oggi non esiste in Liguria una legge di regolamentazione sui processi di partecipazione della cittadinanza alla gestione del territorio: le decisioni sono state imposte dall’alto esclusivamente dal proponente e dall’autoreferenzialità amministrativa delle istituzioni. Il “caso” Ponte Carrega è evidentemente emblematico di come è gestita l’intera questione del territorio in Liguria. 

La trasmissione “SCALA MERCALLI”  andrà in onda su RAI 3 in prima serata per sei puntate da febbraio, dopo il programma di Fabio Fazio: si tratterà di clima, energia, rifiuti, consumo del suolo, agricoltura sostenibile, protezione civile, eventi meteorologici estremi. Mercalli darà voce a tante realtà come associazioni e comitati che lottano contro il degrado ambientale del paese e darà voce a tanti ricercatori e professori non noti al pubblico televisivo ma eccellenze nei loro campi di ricerca.

A Genova le riprese sono state effettuate tra Sant’Agata, il greto del Bisagno, Marassi e Ponte Carrega.

Nella foto: Luca Mercalli con il prof. Gerardo Brancucci a Ponte Carrega davanti alle ex-aree officine Guglielmetti

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Il convegno è on line! Se non hai partecipato guardalo qui!

Grazie a ai tecnici di GenoVirus, che si sono offerti gratuitamente per prestare il loro servizio tecnico al Convegno, abbiamo la possibilità di poterlo riascoltare o seguire in differita streaming.


Dissesto
GenoVirus è un blog multimediale basato totalmente sul volontariato e la passione di chi, come noi, preferisce adoperarsi per il bene comune tutto l’anno e non solo durante l’emergenza impugnando la pala per qualche giorno per spalare il fango. Il fango va rimosso durante l’emergenza, ma soprattutto dopo, tutto l’anno, rimuovendo le cause che lo hanno provocato, per farlo ci sono molti modi,  ognuno con le proprie competenze, senza retorica, senza essere angeli. Aiutare a diffondere la cultura del Bene Comune è uno di questi modi.

 


(per la visone a schermo intero impostare la modalità adoperando il tasto [ ] in basso a destra sul pannelo del video)