River restoration: un articolo de La Voce di Genova

Condividiamo con voi l’articolo di Rosangela Urso su La Voce di Genova sulla tesi di laurea in Architettura di Francesca Viani a cui abbiamo collaborato.

La tesi di laurea è incentrata sulla Val Bisagno e su un progetto di River Restoration che guarda a modelli europei e americani e a una riqualificazione leggera e flessibile che asseconda le stagioni e le piene del fiume.

Buona lettura

 

https://www.lavocedigenova.it/2021/04/06/mobile/leggi-notizia/argomenti/municipio-media-valbisagno/articolo/pista-ciclabile-e-spazio-da-vivere-la-nuova-vita-del-bisagno-nella-tesi-di-unarchitetta-genovese.html

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Next generation?

Sumson
Il progetto dello skytram della Val Bisagno sarebbe, nei sogni dell’amministrazione comunale, finanziabile con i fondi del Recovery Fund, il Piano Next Generation EU, una valanga di soldi pubblici che l’Europa si appresta a erogare ai paesi membri come contributo per la “transizione ecologica“.
E’ straordinario come questo piano sia in così netta contraddizione con un progetto come quello dello skytram che di “futuribile” e di sostenibile ha assai poco.
E’ vero, però, che questo progetto ha messo a nudo uno scontro generazionale nella visione della nostra città. Da una parte un’idea antiquata di città in cui ha la priorità il trasporto privato e il singolo individuo, che si contrappone ad una una visione di città di più ampio respiro in cui il mezzo di trasporto pubblico non è solo un mezzo di trasporto ma un vero e e proprio veicolo di trasformazione e di miglioramento del territorio.
Nella prima concezione, si punta su un’opera dai costi sproporzionati che rimarrà a carico delle generazioni future (alla faccia della Next Generation) e che intende cambiare tutto per non cambiare niente: il traffico rimarrà uguale ma il paesaggio della Val Bisagno ne uscirà deturpato. La nostra visione invece mira alla realizzazione di una tranvia, un’opera che tenta di migliorare la vivibilità dei nostri quartieri e che limitando il traffico privato, lo disciplinerebbe e di conseguenza contribuirebbe a diminuirlo. Nei contesti urbani in cui è stato reinserito, il tram è stato uno straordinario volano di riqualificazione e di rivalutazione del trasporto pubblico. In merito vi è una larga letteratura di respiro europeo e tutti sono concordi nel valutare positivamente gli effetti di reintroduzione del tram. Non vi è altrettanta letteratura in merito ad una proposta di Skytram perché non vi sono molti esempi di questo mezzo di trasporto in Europa e nel mondo. Sappiamo solo che al di là delle facili considerazioni riguardo all’impatto paesaggistico e di impatto sul torrente Bisagno, il costo di quest’opera si aggira intorno agli 80 – 89 milioni di euro al chilometro. Il Ministero dei Trasporti ha da sempre bocciato il progetto del tram poiché ritenuto antieconomico per i volumi di utenza rappresentati dalla valle. Il tram ha un costo al chilometro che varia dai 20 ai 26 milioni di euro. Basterebbe questo per sostenere le cause di un’opposizione ad un’opera spropositata per il nostro territorio, ma possiamo anche stare al gioco ed elencare altre cause di perplessità: il governo ha appena approvato il finanziamento del filobus per un totale di quasi 500 milioni di euro per tutta la città di Genova e per una linea in Val Bisagno. Davvero il governo aggiungerà altri 800 milioni ai 500 già dati per la città di Genova solo per la Val Bisagno? Altro punto critico: la distanza tra le varie stazioni. I progettisti dello Skytram prevedono di percorrere la Val Bisagno da Molassana (è impensabile un prolungamento verso Prato per gli stessi motivi di cui sopra: alto costo e poca domanda di utenza) a Brignole in 14 minuti. Per fare ciò è necessario ridurre il numero di fermate che sarebbero distanziate di circa 800 metri/1 chilometro l’una dall’altra. Quale sarà quindi l’effettivo tempo di percorrenza fino a Brignole contando gli spostamenti a piedi o con altro mezzo di trasporto o con altro mezzo pubblico? Oltretutto si consideri che la maggior parte del tracciato sarà sulla sponda sinistra del Bisagno e quindi lontano dalle abitazioni. Terzo punto critico: il finanziamento dell’opera. Se è vero che il Comune ha chiesto un finanziamento di 500 milioni per un’opera che ne costa almeno 800 e se è vero, come sembra, che i restanti costi saranno coperti da una joint venture di aziende private, come potrà il privato rientrare di questo investimento con 30 anni di affidamento del servizio in un territorio che perde continuamente utenza e abitanti? Quale dovrà essere il costo dei biglietti per poter assicurare la sostenibilità di quest’opera agli investitori? 
A sostegno di questa tesi che prende in considerazione gli alti costi e la difficile manutenzione, riportiamo il  caso della monorotaia di Sydney: Lo skytram viene demolito solo dopo 30 anni di esercizio.

In definitiva rileviamo diverse contraddizioni che ci sembra troppe persone non abbiano intenzione di approfondire abbagliate da promesse di progresso e che hanno invece a che vedere più con la sfera della propaganda politica.  In questo senso, è molto più facile sostenere un’opera che pur costando 3, 4 volte di più non intralcia la mobilità privata  abbassando il rischio di “costi” elettorali – piuttosto che sostenere un progetto riqualificante da un punto di vista ambientale, trasportistico, urbanistico e perfino più sostenibile economicamente se messo in comparazione con lo Skytram.

La politica urbanistica di questa città continua a colpi di variante

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Ieri è andata in scena l’ennesima puntata di questa soap opera che, con la complicità di giunte sia di destra che di sinistra, dura ormai da troppi anni: Esselunga sbarca a San Benigno

 

Puntualmente, i piani urbanistici vengono derogati e stravolti ogni qualvolta si presentino operatori privati della grande distribuzione. Disturba che al benessere dei cittadini sia costantemente anteposto il profitto dei privati e degli oneri di urbanizzazione che garantiscono incassi alle casse comunali in perenne stato di carenza.

 

 

L’interesse pubblico ѐ sempre accantonato: non esiste una politica urbanistica di ampio respiro che consideri il momento critico di questa città che continua a perdere abitanti. Pianificare la ripresa per il prossimo decennio sarebbe l’unico modo per tentare di evitare che i giovani se ne vadano e per tentare di attrarre forze lavoro e professionisti qualificati che qui potrebbero costruirsi un futuro.

29 settembre 2007 – Come risultano vuote e sterili le parole del Senatore Architetto Renzo Piano e l’allora Sindaco Marta Vincenzi “..sia chiaro che non si tratta di demolire per ricostruire, si tratta di demolire per dare aria..

Purtroppo alle parole non seguirono i fatti; al 2021 non è cambiato nulla; non si è fatto altro che apportare varianti dove il costruito aumenta a favore delle grandi catene di vendita a spese del territorio e delle prossime generazioni.

Cambiano i colori ma i risultati restano invariati. Queste sono le parole dell’architetto Simonetta Cenci, assessore all’urbanistica della Giunta Marco Bucci all’edizione 2018 della #GenovaSmartWeek. “Genova Smart intesa come essere flessibili e veloci: tra le nostre migliorie che ci siamo proposti è far sì che le procedure per le imprese possano essere agevolate in tutte le procedure, sia urbanistiche che commerciali.” – e oggi si procede in tal senso a cambiare il PUC per Esselunga con una procedura d’urgenza.

Questa politica ѐ ovvia quanto shoccante: attraverso nuove colate di cemento, si aumentano i profitti dei privati e delle grandi catene a discapito della cittadinanza.

Davvero Genova ha bisogno dell’ennesimo centro commerciale? Possiamo discutere quanto volete sull’opportunità di questa ennesima operazione: la nostra posizione si sposa con quella di quanti affermano che l’impoverimento del tessuto commerciale di prossimità sia un danno di enorme portata per i nostri quartieri.

Oltre a quanto detto sopra non abbiamo ancora citato il vero grande nemico del commercio locale, anche della grande distribuzione: l’e-commerce, cresciuto del 40% sotto l’emergenza Covid19 e che rappresenta un processo inevitabile che avrà un ulteriore ruolo nella trasformazione urbanistica delle città con la diffusione di grandi centri logistici e di magazzini.

Ma qui vogliamo invece raccontare della continuità tra l’attuale giunta e le passate per quanto riguarda la modifica dei piani urbanistici a servizio della GDO: era successo anni fa, sotto la giunta Vincenzi, per l’area dell’ex Italcementi e per l’area delle ex officine Guglielmetti; è accaduto ultimamente per le piscine di Nervi, per lo Champagnat e oggi accadrà anche per le aree Biasotti a San Benigno: un proliferare di tutti i tipi di grande distribuzione, di ogni tipo (inutile parlare di colore politico: quando si parla di GDO l’unico colore che conta è quello degli oneri di urbanizzazione che il privato è tenuto a versare per legge nelle casse pubbliche per la realizzazione delle opere) da Levante a Ponente passando per le due vallate, che hanno pagato il prezzo più alto in questo scacchiere per spartirsi la clientela genovese: la Val Polcevera e la Val Bisagno.

Quanto andrà avanti tutto questo?

Non possiamo fare previsioni. La misura sembra a tutti ben colma, da troppo tempo, soprattutto per le piccole e medie imprese del commercio di prossimità, oramai stremate e pronte a una nuova debacle.

Ma la misura sembra anche colma per il tessuto urbanistico di questa città, “riqualificata” a colpi di nuovi insediamenti commerciali, soffocata dal traffico veicolare per permettere il funzionamento di questi centri di grande attrazione e soprattutto sempre più povera, di persone e capitali.

Come ormai tutti saprete, Genova perde abitanti: il saldo tra nuovi nati e morti è negativo da alcuni decenni.

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Per quanto possiamo ancora permetterci una urbanistica d’assalto come quella che ci viene ancora oggi presentata?
Chi pagherà il prezzo di insediamenti sempre più diffusi e sempre meno frequentati?

 

 

 

Il nuovo progetto Coop per l’area delle ex Officine Guglielmetti

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Come molti di voi avranno letto su Il Secolo XIX (https://www.ilsecoloxix.it/genova/2021/02/08/news/coop-all-attacco-obiettivo-valbisagno-maxi-progetto-per-l-ex-officina-amt-1.39875090) Coop Liguria ha infine presentato il progetto di riconversione delle ex officine Guglielmetti a Ponte Carrega.

Siamo in grado di fornirvi il render del progetto in questione e di dare alcuni commenti sul progetto.

Guglielmetti

Render del nuovo centro commerciale presentato in Comune da Coop-Talea

 

Come ormai era risaputo già dal 2017 non ci sarà alcuna variante al PUC: nessuno stravolgimento urbanistico e soprattutto nessuna torre alberghiera alta 35 metri nel mezzo della Val Bisagno: con la presentazione di questo nuovo progetto questa voce viene consolidata. Ricordiamo quanto impattante e violento nei confronti del nostro territorio fosse il vecchio progetto. - vedi qui come era il vecchio progetto

Il progetto attuale, a cura dello studio Design International, è ridimensionato rispetto alle prime versioni non essendoci più la destinazione ad uso ricettivo con l’eliminazione del vincolo in altezza dei relativi edifici.

E’ qui che si instaura il dubbio lanciato da Il Secolo XIX e che per molto tempo è stato anche da noi commentato: questa porzione del lotto di proprietà poteva o potrebbe essere permutato o nuovamente ceduto al Comune per realizzare una nuova rimessa di mezzi di trasporto pubblico locale (anche in tal caso sarebbe comunque necessaria una variante al PUC vigente, non essendo prevista quel tipo di destinazione.

L’area fu pagata da Coop la bellezza di circa 26 milioni di euro: un gioiellino piuttosto caro quindi, difficile da piazzare a un soggetto pubblico (Comune o Città metropolitana che sia), comprensibile quindi che il soggetto privato volesse in qualche modo far fruttare l’investimento fatto con l’acquisto dell’area nel 2009.

Abbiamo pensato che questa operazione potesse essere fatta attraverso una permuta (quindi uno scambio di aree tra pubblico e privato) o attraverso i fondi governativi grazie ai quali, salvo soprese, Genova (e la Val Bisagno) sarà dotata di un sistema di trasporto filoviario.

Abbiamo talmente a cuore il destino di questa area strategica della città che più volte abbiamo sostenuto, insieme all’attuale giunta municipale, l’importanza di far rimanere questo spazio di natura produttiva: sappiamo di aziende, anche di una certa rilevanza e di un certo prestigio e appeal internazionale, che erano in cerca di spazi per allargare la propria attività manifatturiera: abbiamo seguito da vicino questi passaggi ma il risultato è stato un nulla di fatto, fumata nera, nessuna lottizzazione della proprietà, o tutto o niente!

Rimane quindi a Coop l’unica altra destinazione prevista dal PUC, abilmente modificato dalla Giunta Vincenzi ormai tanti anni fa: la grande distribuzione, che si legge “centro commerciale”.

Saranno presenti tre medie superficie di vendita, MSV per un totale di circa 3.800 metri quadrati di superficie netta di vendita, dove saranno ricollocate le due MSV attualmente presenti più una terza.

La galleria commerciale avrà, in estrema sintesi, 22 negozi e 9 esercizi di vicinato (circa 3.000 metri quadrati complessivi) , oltre alla grande struttura di vendita Coop che sarà di 2.500 metri quadrati di SNV (Superficie netta di vendita).

Si tratta quindi proprio di quella destinazione d’uso che ora incontra più difficoltà a livello globale sia per la crisi economica sia per l’exploit dell’e-commerce e il boom di Amazon e altre piattaforme simili, ma che a Genova sembra non conoscere fine dato anche il recente ingresso sul mercato locale di un altro colosso della GDO come Esselunga.

Per questo motivo siamo rimasti un po’ perplessi dopo aver visto il nuovo progetto (che in realtà, salvo piccole modifiche) è il progetto rielaborato nel 2017 rimasto nei cassetti dei proponenti e depositato in Comune solo la scorsa settimana.

Il progetto, come anticipato, è sicuramente meno impattante rispetto alle prime versioni del 2013 e del 2014, mantiene una parte di produttivo con la realizzazione di due palazzine destinate, probabilmente, a uffici e una parte ad uso pubblico, a scorporo degli oneri, che è rappresentata da una piccola area verde in copertura e da uno spazio polivalente (un teatro).

La parte destinata agli uffici è realizzata con due palazzine spostate più a valle rispetto all’attuale capannone, con il mantenimento delle quote esistenti o forse, speriamo, anche più basse. Per queste palazzine auspichiamo che possano essere realizzate nell’ottica dell’insediamento in Val Bisagno degli uffici di una partecipata del Comune di Genova come Aster, che ha manifestato la volontà di spostare i propri uffici da Via XX Settembre. Un inserimento che auspichiamo il più possibile compatibile anche sotto il profilo delle scelte estetiche e funzionali in armonia con il prezioso tessuto storico e culturale del luogo.

Tornando al progetto presentato, siamo sempre perplessi di come non vengano valorizzate le ampie e luminose superfici della copertura dove il panorama si affaccia sul parco dei forti e dell’acquedotto storico.

Il pensiero progettuale in tal senso è sempre orientato a utilizzare le coperture quasi esclusivamente come parcheggio. A nostro avviso sarebbe stato meglio rafforzare in questi luoghi la funzione di aggregazione e connessione tra le persone in forte sintonia con il territorio destinando tali spazi alla pratica del coworking, della ristorazione e dell’intrattenimento anche all’aperto.

Chiudiamo con le dichiarazioni riportate dal Presidente di Coop: “…l’intervento permetterà di riqualificare un’area oggi inutilizzata , anche a beneficio del quartiere, al quale Coop Liguria continuerà a offrire un’ampia proposta di attività culturali, solidali e educative”.

Dunque invitiamo il presidente a conoscere questo quartiere ricco di testimonianze storiche e inserito dal MiBACT nel 2017 nelle manifestazioni delle giornate europee del patrimonio “Percorso della memoria culturale e paesaggistico da Ponte Carega alla Val Trebbia sulle tracce di Camillo Sbarbaro e Giorgio Caproni> vedi qui <  e oggi anche percorso multimediale > vedi qui < .

Nel 2020 la quercia del Sagrato è diventata un albero monumentale > vedi qui <

Questi importanti riconoscimenti dovrebbero indurre tutti gli operatori privati e pubblici a porre molta attenzione su ciò che in queste aree si andrà a costruire per non mortificare ulteriormente questa vallata, per far si che questa operazione non sia l’ennesima occasione persa per la Val Bisagno.

Per concludere la nostra associazione porterà tutta la sua attenzione sul tema degli oneri di urbanizzazione che saranno versati per la realizzazione di questa opera: è interesse di tutto il territorio concordare come e dove concentrare le risorse economiche derivanti da questa operazione.

 

Giornata di pulizia del Bisagno!

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DSC_0990 DSC_1011 DSC_1039 DSC_1042Il 10 settembre 2020 abbiamo partecipato alla pulizia del Bisagno, nel tratto di Marassi, organizzata insieme a il Metereologo Ignorante, Trash Team-Clean the river, Mtb Sant’Eusebio, Croce Rossa Italiana, Clean Up e Lega Ambiente. Almeno un centinaio di persone, soprattutto giovanissimi, si sono date appuntamento sul Piazzale Marassi e una volta discese nel letto del fiume hanno iniziato un’opera di pulizia e rimozione di rifiuti senza precedenti per la nostra valle. A fine giornata Amiu ha raccolto decine e decine di sacchi e centinaia di chili di spazzatura e rottami di ogni genere, dalle carcasse di motorini alle reti dei materassi, dai tubi di gomma ai sacchetti di plastica. Certi che questa sarà una prima iniziativa che si potrà organizzare nuovamente insieme a tutte queste interessanti realtà del territorio già a partire dalla prossima primavera.

Foto di Francesca Viani e del Trash Team.

 

Terminati i lavori sulla briglia di Ponte Carrega!

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Siamo felici di constatare la fine dei lavori fatti da Aster sulla sottobriglia di Ponte Carrega, lavori richiesti e attesi da anni dall’associazioen Amici di Ponte Carrega e che finalmente sono stati ultimati. Il nostro impegno per il nostro ponte è stato premiato dalla realizzazione di questi importanti lavori e pertanto il nostro ringraziamento va al Comune di Genova, ad Aster e al Municipio IV Media Val Bisagno.

Di seguito potrete vedere alcune fotografie scattate durante l’arco dei lavori. Alcune di queste sono state scattate da ASTER.

River Restoration e il caso Ponte Carrega: una tesi di laurea

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Vogliamo fare i nostri complimenti a Francesca Viani che si è laureata alla triennale di Architettura all’Università di Genova con una tesi sulla “RiverRestoration” e il caso Val Bisagno.

Siamo felici di averle dato una mano e soprattutto siamo orgogliosi di essere stati inseriti nel suo lavoro di ricerca come un caso studio!
Grazie anche alla prof.ssa Katia Perini e al Dipartimento di Architettura per la continua attenzione e lo studio del nostro territorio!

Ospitiamo qui di seguito un breve intervento proprio di Francesca Viani sul contenuto della sua tesi:

La riqualificazione dei fiumi è un fenomeno che sta prendendo sempre più piede a partire dalle grandi metropoli fino alle città di dimensioni più ridotte.

Con il passare degli anni, la riqualificazione delle strutture sul nostro territorio e una presa di coscienza sulla parte verde delle nostre città diventa fondamentale per creare spazi di alta qualità.
Nella mia tesi “River Restoration and community involvement” ho analizzato come a partire dalle piccole realtà e da poche persone possano nascere delle associazioni che scelgono di prendersi cura del territorio che le ospita, in particolare parleremo di fiumi urbani.
Questo tipo di processo ha un nome, “Bottom-up”, e significa che le persone (Bottom) si uniscono e cercano di attirare l’attenzione degli enti governativi (Up) che trascurano i loro spazi, spesso a causa di scarsi interessi e investimenti nell’area in questione.
Sono stati presi in analisi alcuni fiumi urbani, europei e non, che in mano ad associazioni stanno o hanno recuperato uno stato simil naturale.
A partire da questi esempi sono stata messa in contatto dalla mia relatrice, Katia Perini, ricercatrice e professoressa presso la facoltà di Architettura di Genova, con l’associazione “Amici di Ponte Carrega”, che opera in Val Bisagno a Genova, un esempio molto vicino a me e decisamente attuale.
L’associazione non solo ha acconsentito a rilasciare un’intervista, ma mi ha coinvolto in discussioni riguardanti i loro obiettivi e su come muoversi per ottenere risultati.
L’aspetto che più mi incuriosiva era come si inizia a farsi sentire? Come essere ascoltati?
Così mi è stato spiegato che la diplomazia e l’informazione sono le due armi principali. Parliamo di persone che si sono trovate senza una casa di fronte alle alluvioni e di chi si è visto rovinare una valle bellissima nel corso degli anni a causa di costruzioni poco studiate e adattate al contesto, che hanno portato scarsi vantaggi per non dire nessuno alla vita dei cittadini. Lentamente si aggiungono persone, si cercano le motivazioni di determinate scelte prese dagli enti governativi.
Attrarre persone all’associazione vuol dire attrarre competenze e avere la possibilità di fare domande, mettendo in difficoltà chi non si aspettava reazioni ,ma solo silenzio.
Così la propria voce acquisisce importanza ,diventa difficile ignorarla e si modificano decisioni nelle quali inizialmente il cittadino non era coinvolto.
Ho partecipato con loro alla Clean Up del 26 settembre, durante la quale ho scattato alcune foto e ho compreso meglio lo spazio del letto del fiume.
Parlando del potenziale della valle abbiamo gettato le basi per un progetto di riqualificazione. La Val Bisagno potrebbe essere il territorio ideale per sperimentare la smart city di cui si parla tanto, bisogna solo comprenderlo e cercare di lasciarle spazio.

 

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Aggiornamento sui lavori del Rio Torre e sul rifacimento di Piazza Adriatico

Il 19 Maggio 2020, alla presenza dell’assessore Pietro Piciocchi , del Presidente del Municipio IV Media Val Bisagno Roberto D’Avolio,  dell’Arch. Pietro Valcalda della Direzione Opere Idrauliche del Comune di Genova e delle associazioni Comitato Piazza Adriatico e Amici di  Ponte Carrega, si è svolta una Video Riunione sul tema del restyling di Piazza Adriatico e della sistemazione idraulica del Rio Torre.

Per quanto riguarda il Rio Torre, l’assessore Piciocchi come già annunciato ha detto che attualmente è in corso la procedura di revoca in danno dell’appalto dei lavori sul rio Torre. Si è impegnato nella valutazione di un procedimento d’urgenza attraverso un appalto integrato per la riassegnazione del secondo lotto del vecchio progetto (che sarà comunque oggetto di una revisione progettuale complessiva), per la messa in gara e successiva assegnazione dei lavori entro la fine del 2020, in modo che i lavori possano partire a gennaio 2021 per una durata totale di 6 mesi, quindi con una previsione di fine lavori a giugno 2021.

Nel frattempo, per evitare di perdere l’attuale finanziamento di 800mila Euro messi a disposizione dall’amministrazione Comunale per il restyling di Piazza Adriatico, si è deciso di stornare da questa somma l’ammontare necessario per il rifacimento delle reti bianche di piazza Adriatico e Passo Ponte Carrega e per le reti nere di Piazza Adriatico, lavoro che potrà essere eseguito, a differenza del progetto di restyling, in concomitanza ai lavori sul Rio Torre.

Per quanto riguarda poi il progetto di restyling di Piazza Adriatico, bisognerà quindi vedere quanto rimarrà degli iniziali 800mila Euro a seguito dei lavori per il rifacimento delle reti bianche e nere.

L’Amministrazione comunale per voce dell’Ass. Piciocchi si è detta disponibile a reperire ulteriori risorse e a trovare la miglior soluzione economica per coprire tutti i costi relativi al progetto di restyling.

Le associazioni, Comitato Piazza Adriatico e Amici di Ponte Carrega, hanno gradito la disponibilità dell’assessore Picciocchi e degli impegni che si è preso in prima persona e sono fiduciose di un buon esito dei due progetti che devono essere realizzati ma rimarranno comunque presenti e vigili, nei confronti dell’amministrazione Comunale, per fare in modo che dalle parole si passi definitivamente e finalmente ai fatti.

 

Comitato Piazza Adriatico

Amici di Ponte Carrega

Il progetto di restyling di Piazza Adriatico su La Repubblica

Piazza Adriatico

Con grande entusiasmo e un pizzico di orgoglio pubblichiamo qui di seguito l’articolo apparso su La Repubblica in merito al progetto di rifacimento di Piazza Adriatico. Le nostre osservazioni e i nostri commenti sono contenuti nell’articolo firmato da Donatella Alfonso.

Qui invece la versione PDF dell’articolo: articolo La Repubblica Piazza Adriatico

Articolo su Piazza Adriatico La Repubblica

Piazza Adriatico su “La Città, giornale di società civile”

SocietàCivile

“La Città, Giornale di Società Civile” ha ospitato nel mese di gennaio 2020 un intervento scritto dal presidente dell’Associazione Amici di Ponte Carrega, Fabrizio Spiniello, in merito al progetto di restyling di Piazza Adriatico.

Riproduciamo qui sotto il testo scritto dal nostro Presidente:

4  novembre 2019: questa giornata, come ogni anno, ha un significato particolare per Ponte Carrega e Piazza Adriatico. Cercare di riordinare pensieri e parole oggi ha un qualcosa di simbolico. La consegna del pezzo è stata fissata per il 5 novembre, il tempo stringe, ma non potevo non aspettare proprio oggi per scrivere. Ogni 4 novembre i ricordi e i pensieri sono più nitidi, più vivi; emerge in tutta la sua chiarezza la mattinata di 8 anni fa che portò fango, morte e cicatrici nella nostra città.

Tuttavia è proprio di questi giorni la notizia dell’inserimento di una cifra considerevole per interventi di riqualificazione in Piazza Adriatico nel Piano Triennale dei Lavori Pubblici del Comune e questa notizia rende questa giornata meno buia del solito. In una nota dell’assessore Pietro Piciocchi, sostenitore del progetto di riqualificazione insieme al presidente del Municipio IV Media Val Bisagno Roberto D’Avolio, viene specificato che la cifra da considerare utile per gli interventi in Piazza è di 800 mila euro. Questa considerevole somma, a otto anni dall’alluvione, fa riaprire alle associazioni e al quartiere il libro dei sogni per la rivincita e per il miglioramento degli spazi pubblici devastati dall’alluvione.

La ferita del 4 novembre, per le persone che l’hanno vissuta da vicino, è sempre aperta. Per alcune di queste, l’esperienza dell’Associazione Amici di Ponte Carrega è stato un modo per reagire a questa ferita e per provare a curarla. La violenza del fango che ha spazzato via ogni cosa ha portato via anche il nostro vecchio quartiere: le ultime attività che non hanno riaperto, le famiglie che sono andate via, un degrado sempre crescente accompagnato da un vuoto urbano e da un vuoto umano da contrastare. Allo stesso tempo il quartiere ferito è stato mortificato da nuove operazioni speculative, con l’oramai antica operazione nell’area dell’ex Italcementi su tutte, a dimostrare che non c’è fango che tenga quando di mezzo ci sono le esigenze di costruttori e di amministrazioni comunali avide di oneri di urbanizzazione.

La Piazza viveva nei ricordi di molti di noi come il luogo centrale del quartiere, il luogo da cui ripartire per far tornare le persone a vivere il territorio, a uscire di casa. La prospettiva di farla rivivere è sempre stata fin dall’inizio uno degli orizzonti dell’attività dell’associazione. Tutti avevamo in mente un’idea romantica di piazza, non più corrispondente alla realtà di un quartiere come quello del post alluvione: ognuno di noi sapeva che non sarebbe stato più possibile tornare ad un quartiere come quello dei nostri ricordi ma tutti eravamo consapevoli che bisognava muoversi in prima persona per scatenare una qualche reazione per far tornare a vivere la zona, per migliorarla e soprattutto, per superare la paura e far di nuovo pace con il nostro territorio.

“Viva la Piazza Viva” fu il primo segnale di questa ritrovata dinamicità. Nel tentativo di organizzare, ad un anno dall’alluvione, un evento lontano dagli stereotipi istituzionali della commemorazione, incontrammo l’esperienza della Mediazione comunitaria che, attraverso un progetto coordinato da San Marcellino tramite l’Università di Genova e la Fondazione per la Cultura di Palazzo Ducale, accese una prima scintilla che permise al gruppo di passare dalla fase della rabbia dei primi mesi alla fase della progettualità. Il 29 aprile 2013, alla presenza delle istituzioni cittadine, presentammo pubblicamente per la prima volta la nostra idea e il nostro progetto per Piazza Adriatico, frutto degli incontri dell’associazione nei mesi precedenti.

Si trattava di un progetto “senza portafoglio” ovvero di un’idea che, seppur senza fondi disponibili, tentava di raccontare come parte della popolazione volesse far rivivere il quartiere dopo l’alluvione. Risalgono a quel momento alcune delle idee che ancora oggi caratterizzano l’idea della nuova piazza: trasformare gli spazi abitativi distrutti dall’alluvione e abbandonati in spazi sociali e aggregativi, come una casa di quartiere; ampliare la zona pedonale, allontanare le auto dalla parte centrale della piazza, migliorare il fondo attraverso una nuova pavimentazione drenante che potesse ridare permeabilità al suolo migliorando la respirazione dell’impianto arboreo oggi presente e favorendo l’assorbimento delle acque di caduta al suolo anche solo per le piogge più deboli (perchè Piazza si allaga anche con piogge leggere!), ed infine rifare il campetto da calcio e le aree gioco.

L’occasione per tramutare queste idee in realtà si ebbe per la prima volta durante la discussione del progetto di riconversione dell’area ex Italcementi, ora Bricoman, di Ponte Carrega. Seguendo da vicino quella operazione, contrastandola ed opponendoci a quel maldestro tentativo di riqualificazione, fummo informati nel corso di una commissione consiliare che una piccola parte di oneri di urbanizzazione di quella operazione milionaria sarebbe andata a coprire due voci di spesa che, secondo noi, equivalevano però ad uno spreco di denaro pubblico: 112 mila euro di questi oneri di urbanizzazione sarebbero stati utilizzati infatti per la realizzazione di un cordolo spartitraffico su Lungo Bisagno Dalmazia e per la mera progettazione di Piazza Adriatico. Noi avevamo già un progetto, idee che partivano dal basso e ritenevamo che non fosse necessario sacrificare quella cifra per una progettazione che non sarebbe mai stata realizzata. Fu allora che, insieme al Municipio e all’allora assessore al territorio Gianni Baghino, chiedemmo di stornare quella cifra dagli oneri di urbanizzazione del Bricoman e di inserirli nel Piano Triennale dei Lavori Pubblici, in attesa di un futuro adeguamento della cifra verso l’alto o di un restyling, seppur minimo, con la cifra a disposizione.

Nell’estate del 2015 l’Associazione Amici di Ponte Carrega propose quindi al Municipio e agli altri gruppi del quartiere, Arci Ponte Carrega, Comitato Piazza Adriatico e Centro Documentazione Val Bisagno, di organizzare incontri pubblici per informare la cittadinanza della cifra a disposizione e per ragionare insieme su cosa proporre al Comune. Nel corso dell’estate e dell’autunno, con l’aiuto di alcuni architetti, venne elaborata una progettazione condivisa che portò alla presentazione nel gennaio del 2016 delle Linee Guida per Piazza Adriatico, sottoscritte da tutte le associazioni del quartiere, presentate e protocollate anche in sede di Conferenza dei Servizi per i Lavori di Adeguamento idraulico del rio Torre, il rivo che, insieme al Rio Mermi, aveva sommerso il quartiere il 4 novembre 2011, e i cui lavori, finanziati già dalla scorsa amministrazione comunale, sono ora in fase di realizzazione.

Il punto centrale del documento presentato ai Lavori Pubblici è stata la pedonalizzazione della Piazza. Un’enorme corte centrale, racchiusa tra i palazzi e tra gli alberi, può diventare di nuovo il centro della vita del quartiere. Le persone che oggi si spostano per far giocare i loro bambini in altre zone, potranno tornare a vivere una piazza rinnovata e vivibile.

L’obiettivo delle Linee Guida e del progetto di restyling è quello di ricreare socialità in un quartiere dormitorio in cui le persone, soprattutto quelle di nuovo insediamento ma anche quelle più anziane, difficilmente vivono il quartiere e socializzano tra di loro. Alcuni degli accorgimenti inseriti nel documento, come l’installazione di panchine ravvicinate in modo da permettere alle persone sedute di stare vicine, faccia a faccia, il rinnovo dell’area gioco per i più piccoli con l’inserimento nella stessa di tavoli da gioco per i più anziani, tendono proprio a favorire il contatto tra le persone e tra le diverse generazioni.

Il comunicato con il quale l’assessore Piciocchi comunica l’aumento dei fondi dai 112 mila inizialmente previsti a 800 mila euro, apre adesso nuove e interessanti prospettive per ampliare il libro dei sogni del quartiere con nuove idee che possono essere rimesse in circolo e nuovamente presentate al Municipio e al Comune per arricchire le Linee Guida presentate nel 2016 bisognose ora di un doveroso aggiornamento e di nuovi elementi. Tutti gli appartamenti e gli spazi distrutti dall’alluvione del 2011, per i quali da sempre ci battiamo affinchè non venga ridata l’abitabilità, potrebbero per esempio essere riutilizzati a favore delle associazioni della vallata e della città come spazi associativi e aggregativi: tanti, tra di noi, sognano una piccola biblioteca di quartiere, uno spazio per la memoria del territorio, un luogo in cui esprimere e coltivare le arti con laboratori di pittura, di musica, di teatro. Potrebbero essere spazi in cui i più giovani possono lavorare o studiare insieme: questi spazi, riportati in vita, potrebbero risvegliare il nostro quartiere dopo un lungo autunno. Con i fondi annunciati si potrebbe anche sistemare il campetto da calcio, uno dei pochissimi campetti rimasti aperti e liberi nell’intera vallata e forse si potrebbero anche rendere più agibili le abitazioni per le persone anziane che vivono nei palazzi popolari di Piazza, ancora oggi sprovvisti di ascensori.

Con questo obiettivo, vorremmo ora, partendo dalle Linee Guida del 2016, tornare in piazza e promuovere, insieme agli altri gruppi del quartiere, un percorso partecipato per decidere insieme alle persone la Piazza Adriatico che vogliamo. Il percorso partecipato, come da sempre sosteniamo, è lo strumento necessario per portare le decisioni tra le persone, tra coloro che vivono e partecipano alla vita del territorio: nei nostri pensieri, in assenza di una regolamentazione a riguardo, questo deve essere uno strumento utile ad arricchire la percezione e la sensibilità dei progettisti del Comune a cui sarà affidata la progettazione.

La partecipazione degli abitanti del quartiere e il loro contributo nel dire come vorrebbero migliorare la Piazza e cosa vorrebbero fare, è un messaggio importante che si vuole dare al Comune per rendere il nostro quartiere più bello, più vivibile, fatto a misura di persona. Questo è l’obiettivo della nostra associazione e degli altri gruppi che lavorano da tanti anni per migliorare questo spazio di città che negli ultimi decenni è stato dimenticato e lasciato a sé stesso, usato spesso per fini elettorali, travolto infine da alluvioni e dallo sviluppo incontrollato della valle che ha lasciato indietro questa parte di città che adesso può tornare a dire la sua e a rivivere, otto anni dopo l’alluvione che aveva provato a metterci in ginocchio.

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Per leggere l’estratto in in formato pdf: la città (3)