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Crollato il ponte Morandi…

Introduzione

Si tratta di un ponte strallato, i cui primi esempi, realizzati verso metà ‘800 vennero abbandonati a causa di crolli immediati e successivamente vennero ripresi, dopo quasi 100 anni, a fine anni ’50.

Progettato dell’ingegner romano Riccardo Morandi, fa parte della stessa serie di altri due ponti realizzati dallo stesso progettista, il ponte sulla baia di Maracaibo a fine anni ’50 e crollato nel ’64 a causa di una petroliera che urtò l’impalcato e uno in Libia.

Si tratta infatti di due ponti i quali hanno avuto simili problematiche a quelle del ponte in oggetto, probabilmente a causa delle caratteristiche costruttive, così come la realizzazione di un viadotto, progettato dallo stesso Morandi negli anni ’70 nei pressi di Agrigento, attualmente chiuso per problemi di corrosione e di possibili cedimenti strutturali.

Ecco le caratteristiche principali del Morandi.

Lunghezza: 1182 m

Campata maggiore: 210 m

Altezza pile: 90 m

Si tratta di una struttura realizzata in cemento armato precompresso per quanto riguarda l’impalcato mentre gli stralli, cioè gli elementi inclinati che hanno il compito di sorreggere l’impalcato, sono in acciaio, con i cavi di tensione non pretesi, con trefoli posti su più file rivestiti in calcestruzzo.

A livello di impatto sul contesto urbano, l’impatto è sicuramente notevole su alcune abitazioni di via Fillak, in particolare su alcuni poggioli e con un pilastro che poggia sul tetto di una casa. Questo testimonia che, solo per questi fattori, la struttura così come era stata concepita, con pilastri tozzi, in alcuni casi spessi  anche più di 1,50 m, vedasi quelli che si affacciano su Via Fillak,, non supererebbe nè la VIA (Valutazione Impatto Ambientale), nè la VAS( Valutazione Ambientale Strategica).

Le pile sono realizzate, secondo una singolare tecnica, il cavalletto rovesciato bilanciato. Si tratta di una struttura che fin dai primi anni ‘90 diede molti problemi di stabilità, con numerosi interventi di consolidamento, sia per la parte relativa alla soletta, sia per quanto riguarda soprattutto i tiranti. a

Vennero infatti inseriti, a causa dell’elevata corrosione anche e soprattutto in virtù della vicinanza con il mare, dei nuovi stralli di acciaio esterni affiancandosi ai cavi originali immersi nel calcestruzzo, 

La causa principale di questo difetto, secondo alcune ricerche è dovuta essenzialmente allo sbaglio del calcolo della deformazione viscosa, cioè gli effetti della corrosione della struttura nel corso del tempo, anticipata di almeno 25 anni rispetto alla situazione ordinaria di un ponte, che dovrebbe durare in condizione ordinaria almeno 50 anni. Alcuni ponti storici in muratura, realizzati comunque con materiale avente caratteristiche totalmente diverse, durano anche 150, 200 anni senza nessun bisogno di interventi di manutenzione.

Il grosso difetto strutturale è dovuto essenzialmente alla realizzazione dei tiranti ricoperti con il cemento armato. A grandi linee, senza entrare troppo nel tecnico, la logica, teoria del cemento armato, risalente a fine ‘800 prevede sostanzialmente l’assunzione delle forze di compressione da parte del calcestruzzo, mentre per gli sforzi di trazione verrebbero assunti dalle barre di armatura, disponibili di vario diametro.

La differenza del cemento armato precompresso, applicato per ponti di grandi luci rispetto al cemento armato normale è data dalla precompressione delle barre di armatura, immerse nel calcestruzzo Tuttavia, nel caso del cemento armato precompresso, usato per ponti di grandi luci dove il materiale è più sollecitato, la situazione è più complessa.

Possiamo infatti vedere, come ci mostra la figura, un tipico esempio di ponte strallato moderno, esattamente come accade oggi per i ponti ferroviari e autostradali, dove gli stralli, che siano funi o, come accade quasi sempre cavi di acciaio, sono non più a passo molto ampio, o addirittura singoli, come nel Morandi, ma disposti a ventaglio e più concentrati, con il passo che può variare a seconda della scelta progettuale.

Immagine ponte Morandi

Figura 1  Tipologie di ponti con gli stralli

Questa disposizione a ventaglio consente di avere un carico ripartito sulla soletta in maniera uniforme, con una maggiore tensione di trazione assunta dai cavi e meno peso a gravare sull’impalcato. Risulta infatti sempre preferibile avere un numero maggiore di stralli, quindi con una riduzione del passo degli elementi inclinati l’acciaio, piuttosto di avere cavi grossi, tozzi i quali non garantiscono una ripartizione uniforme dei carichi puntuali sulla soletta, costringendo l’impalcato ad un surplus di carico, e specialmente in condizioni atmosferiche particolare come quelle genovesi, soggetto a vento, azione salina.

A fine anni ‘90, quindi il ponte aveva quindi dei costi di manutenzione che erano quasi l’80% del costo di costruzione, il che significa che era arrivato praticamente al termine della sua vita utile con molti anni d’anticipo.

Il ponte, nonostante tutto, era considerato sicuro altrimenti sarebbe stato interdetto, non era prevedibile così nell’immediato. Si è parlato di un fulmine, di fatto una scarica elettrica potentissima, che lo avrebbe colpito poco prima del crollo, verso le ore 11 30 circa ma certamente non è la causa scatenante, potrebbe essere solo molto lontanamente una piccola scintilla tra le tante.

Oggi si parla di una vita utile in condizioni ordinarie di un ponte moderno di 50 anni ma anche oltre in alcuni casi, in ogni caso si è arrivati ai limiti di una possibile sostituzione. Le nuove norme tecniche sulle costruzioni, le NTC 2018 che hanno recentemente sostituito le NTC 2008 prevedono infatti interventi secondi i massimi canoni di sicurezza, monitoraggio analogamente agli Eurocodici, i quali dovrebbero integrarsi con le nostre norme entro il 2023. 

Lo schema statico

Lo schema statico adottato, la trave Gerber, isostatico, è corretto per questo tipo di ponti così lunghi, anche se oggi giorno non vengono quasi mai usate tale soluzioni, si preferisce correttamente l’iperstaticità per tenere conto di alcuni gradi di libertà in più.

Si tratta nel ponte in esame, di sconnessioni, poste proprio alle estremità, con un momento flettente, in questi punti praticamente nullo M=0, a seconda dei casi, quindi una trave praticamente appoggiata. Non è un caso se infatti il ponte è collassato quasi in mezzeria, imploso su se stesso. Viceversa, fosse stata incastrata, cosa tecnicamente errata per un ponte così lungo, l’andamento della deformata sarebbe stata sicurameente diversa, con molte più ripercussioni sui monconi rimasti, più pericolosi dal punto di vista della stabilità rispetto alla situazione attuale, i quali non sarebbero rimasti quasi orizzontali ma inclinati di una certo angolo verso il basso, come per una trave a sbalzo.

Sezione Morandi crollataFigura 2  Sezione del ponte crollata

Sul traffico, certamente i carichi sono aumentati di molto nel corso di questi 50 anni, vedi i camion da 40 t ma è riconducibile soltanto a una concausa, che si somma alle altre ma non la vera ragione, che è da imputare al cedimento dello strallo, oltre ai ferri di precompressione come sottolineava il prof Brencich, ormai usurati. Nota importante è infatti osservare lo stato dei ferri della parte rimanente, la loro conservazione, come si sono piegati e così via.

Non a caso a caso nei ponti moderni, ma anche in quelli passati, realizzati in struttura mista, quindi cemento armato, acciaio o solo in acciaio, i tiranti, funi o cavi di acciaio, molto sottili, sono concepiti, vedi ponte ferroviario ad arco sul Polcevera, in modo tale da essere alternativi l’uno all’altro. Quindi se per caso se ne rompe uno, a causa essenzialmente di fattori esterni, vedi vento, ghiaccio, sisma, quasi mai per cause interne anche se possono esserci, intervengono gli altri, in modo tale da avere una area di influenza molto maggiore e con carichi puntuali distribuiti sull’impalcato, non concentrati e modificati, appesantiti nel tempo in seguito alla costante manutenzione, come invece per il Morandi da quasi 30 anni


Schema del ponte Morandi
Figura 3  Schema della trave Gerber e il collasso della campata (Fonte: Ing. Arch G. De Nicolò)

Vi è infatti una vera simulazione di collasso per le moderne concezioni strutturali, esattamente come avviene per le strutture di civile abitazione, secondo cui per un cinematismo dovuto per esempio al sisma, un collasso di tipo duttile, non immediato, non fragile con alta capacità di deformazione, le cerniere plastiche, cioè i cinematismi di collasso si formano prima nelle travi, poi nei pilastri. Stessa cosa può quindi essere applicata nei ponti, dove l’elemento che si deve rompere per primo, in teoria l’elemento inclinato, fune o cavo di acciaio, deve essere sostituito a livello di funzione strutturale da un altro elemento uguale vicino. Questo concetto si chiama Gerarchia delle Resistenze.

In questo caso si è invece trattato di un meccanismo non duttile, cioè con alta capacità deformativa fino al raggiungimento del limite elastico, ma fragile, immediato, improvviso, segno che la struttura aveva già superato le riserve di resistenza, e quindi era entrata pienamente da anni nella fase plastica, con deformazioni permanenti oltre il limite elastico dei materiali.

La ricostruzione

Una possibile soluzione potrebbe essere la sostituzione con un ponte in acciaio non troppo complesso,, di facile trasporto che si appoggi sulla parte rimanente, verificando ovviamente tutte le condizioni di stabilità del due moncherini est e ovest grazie ad alcune prove consolidate, vedi sclerometro come infatti è stato eseguito.

La situazione attuale tuttavia deve fare i conti con uno stravolgimento delle condizioni iniziali, al contorno del ponte, che sono passate da una fase elastica dei materiale ad una fase plastica, che quindi tiene pienamente conto della memoria e delle passati dissesti strutturali, per cui, a meno di clamorosi situazioni,  l’unica soluzione è il totale rifacimento della struttura, ovviamente con canoni moderni, altamente leggera, con un comportamento duttile.

Si tratta di un impalcato che sarà realizzato con travi in acciaio prefabbricate e montate in opera, con l’ausilio di gru specializzate mentre gli elementi verticali dovrebbero essere realizzati sempre in acciaio e collegati con le fondazioni profonde a pozzo in cemento armato ordinario.

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I Cartelli del percorso Camillo Sbarbaro

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Prende vita il percorso della memoria di Camillo Sbarbaro a Ponte Carrega! Dalla garitta del dazio, al Ponte Carrega, al borgo storico, fin su per la creuza che conduce alla chiesa di San Michele e di lì alla Villa Grimaldi lasciatevi condurre dal racconto del poeta Camillo Sbarbaro!
Scaricate gratuitamente una qualsiasi App per leggere il QR CODE e puntate la fotocamera sul codice impresso sui cartelli e ascoltate automaticamente l’audio-guida che vi racconterà la storia del territorio e del paesaggio! L’audio-guida è disponibile in italiano (voce di Paolo Paolini), inglese (grazie a Ema) e genovese ( grazie alla A Compagna) e presto sarà disponibile in altre lingue!!
Il percorso della memoria di Camillo Sbarbaro ha ricevuto il patrocinio del Municipio IV Media Val Bisagno ed è stato riconosciuto di interesse culturale dal Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo che lo ha inserito nelle Giornate europee del Patrimonio! -

< Vai all’audio guida qui >

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Garitta del dazio – Prima Tappa


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Pontecarrega – Seconda Tappa

La Borgata – Terza Tappa

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Il Sagrato – Quarta Tappa

La Villa – Quinta Tappa

I Paolotti – Sesta Tappa


Una bella storia

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Abbiamo voluto scrivere una lettera al Papa in occasione della sua visita per raccontargli una bella storia che riguarda il nostro quartiere e contemporaneamente riflettere sulle Periferie e sull’alluvione prendendo le mosse dalla sua enciclica Laudato Si’. Insieme alla lettera abbiamo pensato di omaggiarlo con una ceramica artistica raffigurante la Madonna di Lujan, patrona di Argentina e di tutti gli argentini, Papa compreso.

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Perché questa scelta? Perché questa storia si intreccia con una storia che riguarda il nostro quartiere: forse non tutti sanno che a Montesignano è presente l’unica casa di suore argentine di Lujan presente al di fuori dell’Argentina e questa storia, che uno creda o non creda, ci è sembrato bello raccontarla e portarla all’attenzione di tutti! La lettera è stata già spedita a Roma mentre la ceramica commemorativa sarà consegnata come dono nell’apposita tenda allestita e dedicata a questo scopo per tutti coloro che desiderano omaggiare il Papa durante la cerimonia di sabato 27 a Genova.

La Storia, che riguarda il nostro quartiere…

Nel 1950 suor Catalina Weinzettel (detta La Madre) e suor Marta arrivano in Italia per partecipare al Giubileo di quell’anno. Rimasta incantata da Genova decide di voler aprire una casa delle suore di Lujan a Genova. Chiede l’autorizzazione a Papa Pio XII: al suo ritorno a Genova parla con il card. Siri che le dice di fondare una casa in periferia scegliendo tra ponente e la val Bisagno. Così suor Catalina, insieme a suor Marta, prende il primo tram che le passa davanti al suo ritorno a Genova Brignole. Era un 13, direzione Prato. Arrivate all’altezza di San Sebastiano decidono di scendere e lì suor Catalina ebbe l’intuizione di costruire la casa in quella zona. Pochi anni dopo venne inaugurata la casa di via Terpi, pronta ad ospitare l’asilo e la casa delle sorelle di Lujan che nel frattempo suor Catalina Weinzettel era andata, in missione, a cercare in giro per l’Italia. È così che ha incontrato le sue consorelle che ancora oggi proseguono la missione in via Terpi, come suor Maria e suor Alcira.

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Questa bella storia è stata strumentalizzata in un articolo del Secolo XIX per innescare una sterile polemica rivolta all’ente organizzatore dell’evento che, secondo il quotidiano genovese, si sarebbe dimenticate di loro coinvolgendo nella polemica la nostra associazione e soprattutto l’attore Mauro Pirovano. Qui sotto la rettificata del Secolo XIX che riportiamo.

 

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Così si uccide due volte una crosa

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Un post su facebook dell’architetto Matteo Marino ha scatenato sul web una forte polemica sull’usanza di bitumare le crose in occasione di interventi di manutenzione straordinaria delle strade.

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La polemica è nata dal fatto che la fotografia postata dall’architetto Marino non si riferiva a un intervento recentissimo ma datato 2014. La fotografia infatti è stata scattata dal fotografo Luciano Rosselli in occasione della manifestazione “invasioni digitali” svolta a Pontecarrega il 3 maggio 2015 e dimostra chiaramente come l’intervento di bitumazione sia profondo ed esteso a tutta la Salita alla Chiesa di Montesignano. Ricordiamo che proprio in quell’occasione lo stesso l’architetto Marino fece notare al pubblico come fosse impattante quella bitumazione “rinnovata”.

Il percorso è segnalato nelle tavole dei vincoli paesaggistici del vigente PUC  come percorso di origine storica certa <link> e quindi è riconosciuto dalla stessa amministrazione come degno di nota e di rispetto, oltre ad essere stato menzionato dal Poeta Camillo Sbarbaro in una sua prosa della raccolta “Trucioli” 

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Il post dell’architetto Marino ha avuto una diffusione talmente virale da costringere l’amministrazione, nella figura dell’assessore Crivello, a una risposta formale di giustificazione. In sostanza, l’assessore Crivello (che il sito Genova Quotidiana Notizie ha definito “Sherlock Holmes-Crivello”), sottolinea che la foto postata dall’architetto Marino non è recente ma è relativa all’ultimo ripristino definitivo a opera di Genova Reti Gas del 2014 su un manto stradale già bitumanto da decenni.  A sostegno di queste argomentazioni vengono mostrate fotografie risalenti a prima dell’intervento; c’è addirittura chi ha utilizzato street view  per dimostrare che la crosa era da sempre profondamente degradata ed era stata bitumata già da molti anni prima.


Post-Genova Notizie

Siamo molto sorpresi di queste reazioni e secondo noi il post dell’architetto Marino è riuscito nel suo intento: far parlare dei temi che riguardano la bellezza e l’attenzione che noi tutti, cittadini e amministrazione, dobbiamo porre nei confronti di ciò che riteniamo essere bello e avere un valore.

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L’amministrazione nella sua risposta non smentisce se stessa e di fatto ritiene normale e accettabile questa prassi tanto da giustificarsi e assolversi del fatto che sia possibile sostituire un bitume vecchio e brutto con uno, sempre brutto ma nuovo, perpetuando in questo modo lo scempio commesso anni addietro. Lo stesso pensiero che ha generato il problema si rinnova senza lasciare speranze di cambiamento.

Questa pensiero non si corregge nemmeno in occasione di lavori straordinari di grande impatto come quelli avvenuti e conclusi nel 2014 per il rinnovo delle reti gas, che non sono riconducibili a una semplice buca, ma piuttosto a un vero e proprio ribaltamento della crosa con una trincea profonda oltre un metro per tutta la salita, senza contare le derivazioni verso le utenze private. Questa coincidenza avrebbe potuto essere l’occasione giusta per rimediare agli errori di un passato meno attento e sensibile.

Invece, la replica dell’amministrazione al post dell’architetto Marino conferma l’idea che non esiste un coordinamento che consenta di far coincidere i finanziamenti per gli interventi di manutenzione, ad esempio sulle reti, con altrettanti finanziamenti di lavori di riqualificazione, di fatto confermando il rinnovato bitume come unica soluzione!

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Titolo su Genova Quotidiana Notizie, la replica dell’assessore

 

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Foto di Luciano Rosselli scattata il 3 mggio 2015 – manifestazione “invasioni digitali”

 

 

Ponte Carrega, Origine e Nome

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Seconda parte del video della conferenza tenuta il 3 marzo scorso nell’ambito della rassegna “Noi di Val Bisagno” nella Chiesa di San Michele di Montesignano.

Jolanda Valenti Clara racconta l’origine e il nome di Ponte Carrega.

Riprese a cura degli Amidi di Ponte Carrega

Buona visione

La Chiesa di San Michele di Montesignano raccontata da Paolo Giacomini

Giacomini

…il “c’era una volta incomincia in maniera molto semplice, forse non tutti sanno che Montesignano, insieme al paesino di Aggio, sono gli insediamenti più antichi della Val Bisagno…

Video della Conferenza di Paolo Giacomini sulla Chiesa di San Michele di Montesignano.


… il valore del paesaggio della Val Bisagno sempre più a rischio.

Giri in Famiglia al trogolo di Staglieno!

visita

Per domani segnaliamo che apriamo il trogolo di Salita alla Chiesa di Staglieno per una iniziativa organizzata da “Girinfamiglia” – La giornata prevede la visita al Presepe del Maragliano alla Chiesa di San Bartolomeo di Staglieno e merenda e visita al trogolo. volantino-GIRINFAMIGLIA-staglienoSFS

Alluvioni. Perchè? Leggende e Realtà. Tre incontri sul rischio idrogeologico e la cultura del rischio

alluvioni
la locandina dei tre incontri

la locandina dei tre incontri

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La Associazione Amici di Ponte Carrega, il Circolo Arci Zenzero e Ingegneria Senza Frontiere organizzano tre incontri per parlare insieme alla popolazione di informazione e prevenzione del rischio alluvionale.

Riteniamo sia fondamentale, come più volte ripetuto, parlare di queste tematiche il più possibile e nella maniera più completa possibile: per questo nel corso di questi tre incontri cercheremo di affrontare, insieme a voi, il tema in tutta la sua complessità: imparare insieme a conoscere il problema ci permette di affrontarlo in modo consapevole e senza pregiudizi. Cercheremo di sfatare miti e leggende sulle alluvioni, capire il ruolo delle manutenzioni del territorio e delle grandi opere ingegneristiche. Parleremo di consumo di suolo e metereologia e finiremo per parlare della prevenzione e dell’educazione al rischio.

La formula che abbiamo scelto per questi tre incontri è interattiva: presenteremo al pubblico una serie di domande abbastanza diffuse sulle alluvioni e vi inviteremo a rispondere. Sarà questo il punto di partenza della nostra chiaccherata sul dissesto idrogeologico e il rischio alluvionale.

L’evento su Facebook: https://www.facebook.com/events/490746157766996/

I tre incontri:

MARTEDì 13 OTTOBRE

Circolo Arci Zenzero, Via Torti 35

ore 18:00

Alluvioni, perchè? Leggende e realtà, parte 1

Incontro con il prof. Gerardo Brancucci dell’Università di Genova, Luca Onorato di Arpal e Fabrizio Spiniello della Associazione Amici di Ponte Carrega

MARTEDì 20 OTTOBRE

Circolo Arci Zenzero, Via Torti 35

ore 18:00

Alluvioni, perchè? Leggende e realtà, parte 2

Incontro con il prof. Gerardo Brancucci dell’Università di Genova, Luca Onorato di Arpal e Fabrizio Spiniello della Associazione Amici di Ponte Carrega

MARTEDì 27 OTTOBRE

Arci Ponte Carrega, Passo Ponte Carrega 32 r (in auto da Piazza Adriatico)

ore 18.00

Educare alla catastrofe

Incontro con il prof. Gerardo Brancucci dell’Università di Genova, con l’arch. Emanuele Piccardo e i rappresentanti del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco Francesco Filippone, Fabio Marchelli e Federico Brizio.

Questo ultimo incontro rappresenta per la Associazione Amici di Ponte Carrega un evento significativo in quel percorso intrapreso dopo le ultime alluvioni in cui l’educazione della popolazione ai rischi rappresentano un aspetto fondamentale per affrontare l’alluvione in una ottica di resilienza, consapevolezza e partecipazione nella gestione del territorio. In attesa di future ed eventuali opere e in attesa che queste tematiche vengano affrontate quotidianamente dal Comune e dalla Protezione Civile ci muoviamo in maniera autonoma per imparare a convivere col rischio. Per questo abbiamo fortemente voluto l’intervento dei Vigili del Fuoco che secondo noi devono essere parte della macchina dell’emergenza essendo i soggetti più preparati e meglio a conoscenza delle misure da seguire in caso di emergenza.

Emanuele Piccardo (http://www.acmaweb.com/biennalemediterraneo/evento/profili/e_piccardo.htm) , architetto, critico e fotografo, “ha trovato nelle arti visive, come si legge sul sito della Fondazione MAXXI (Museo Nazionale delle Arti del XXI Secolo), nel video come nella fotografia, il canale per esprimere le proprie riflessioni sul tema del paesaggio e della città, per rappresentare attraverso le immagini alcuni dei problemi che assillano il nostro Paese. Compito della fotografia sarà quello di leggere e analizzare criticamente, stabilire punti di vista, cercare metafore. Ma anche favorire il dialogo tra i cittadini e le autorità e sollecitare il potere poiché spetta alla politica «recuperare il rapporto con il territorio tutto, definendo un’idea di città, fatta di molteplici città”. Negli ultimi anni si è occupato anche dei disastri naturali e dopo l’alluvione del 2011 alle Cinque Terre ha realizzato un documentario, “Fango”, che racconta il lento ritorno alla normalità e alla terra di una famiglia dopo quella disastrosa alluvione. Ha studiato i casi della Fema in Usa e altri casi internazionali sulla reazione alle catastrofi naturali: all’Arci Ponte Carrega ci racconterà cosa si fa all’estero e cosa si potrebbe fare a Genova.

Gerardo Brancuccihttps://architettura.unige.it/per/doc/brancuccig/brancuccigw1.htm

Luca Onorato, Arpal, è anche socio del Circolo Arci Zenzero, lavora presso ARPAL -Centro Funzionale Regionale di Protezione Civile www.meteoliguria.it – www.arpal.gov.it)

Non è il relitto di del Titanic

Non è il relitto di del Titanic o di un’altra nave in fondo al mare!… si tratta dell’enorme edificio per il Bricoman di Ponte Carrega in fase di costruzione. Sempre di un naufragio si tratta: il naufragio dell’agenda 21 per la Val Bisagno e della Smart City.

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Per coloro a cui piace il nuovo edificio per il Bricoman nulla da dire, ognuno sceglie, aspira, immagina il suo futuro come meglio crede. Questa è anche la visione politica delle amministrazioni che fino ad oggi ci anno traghettato fino a questo punto.

Il post non è un giudizio sulla qualità del manufatto, che parla da solo, oggi è quasi completato, ma è l’intendo di ricordare un dato di fatto: con questo tipo di intervento è definitivamente naufragato il progetto dell’agenda 21 per la Val Bisagno. Per chi non sa cosa sia questo progetto, ma esprime un giudizio sul fatto che “qualcosa si doveva pur costruire e che l’area è decisamente migliorata rispetto a prima”, significa che ignora queste linee guida.

L’agenda 21 sono linee guida per il ventunesimo secolo, furono stabilite dopo la sottoscrizione del Comune di Genova alla carta di Aalborg. Il post esprime quindi un dato di fatto, non una opinione: questo intervento pregiudica e va nella direzione opposta alle linee di intervento dell’agenda 21 e della carta di Aalbrog.

Non accaso la prestigiosa rivista americana “WIRED” (in edizione italiana) riferendosi a Genova, pubblica un articolo con questo titolo “Così annega una smart city“, citando proprio la cementificazione di Ponte Carrega.  La riqualificazione per essere tale deve essere qualificante. Deve andare verso una direzione di sostenibilità, verso la diminuzione del traffico privato, consumo di suolo zero, verso un vero benessere delle persone.

Quindi la questione è se volgiamo essere una città che viaggia nella direzione europea o no: altrimenti perché abbiamo sottoscritto la carta di Aalborg? Perché vogliamo essere una città smart? Perché abbiamo speso soldi per definire l’agenda 21 se poi non viene rispettata? Queste amministrazioni ci hanno fatto ripiombare negli anni 60-70 con un consumo di suolo incontrollato (qui si è costruito tre volte il costruito)

Ci dicono che prima c’era una industria inquinante, ma non dicono che era dismessa da 20 anni. Un quartiere squartato per più di mezzo secolo con un cementificio polveroso e inquinante. Questo quartiere si aspettava una vera riqualificazione nel senso indicato dall’agenda 21, non una nuova area CAMPI. 

 

Foto da Google Earth

Un parco per Terralba

Terralba

Siamo lieti di invitarvi alla mostra organizzata dalla Scuola di Architettura dell’ Università di Genova. Dopo mesi di lavoro viene presentato il lavoro dei ragazzi del Laboratorio del Paesaggio, laboratorio a cui la Associazione Amici di Ponte Carrega ha partecipato, con grande soddisfazione.

La stessa esposizione sarà esposta a Palazzo Ducale nell’ ambito del Convegno sul dissesto idrogeologico che stiamo organizzando insieme a WWF, No cementificazione Terralba, Protezione Bosco Pelato, Vivere in Collina, Giovani Urbanisti e altre realtà del territorio.

 Non mancate alla inaugurazione del 3 novembre

(scarica la locandina cliccando sull’immagine)

Speranze in Piena, il film…

“Speranze in Piena” il film realizzato dai ragazzi del progetto Rise Up, tra cui i nostri amici Martina e Mirko in regia e alle riprese, finalista al Genova Film Festival nella categoria Obiettivo Liguria. Il documentario è girato in parte a Ponte Carrega e Piazza Adriatico e racconta la reazione dei luoghi e delle persone dopo l’alluvione del 2011.
Buona Visione

Metamorfosi della Val Bisagno

“…Or tutto intorno
una ruina involve,
ove tu siedi, o fior gentile, e quasi
i danni altrui commiserando, al cielo
di dolcissimo odor mandi un profumo,
che il deserto consola. A queste piagge
venga colui che d’esaltar con lode
il nostro stato ha in uso, e vegga quanto
è il gener nostro in cura
all’amante natura. E la possanza
qui con giusta misura
anco estimar potrá dell’uman seme,
cui la dura nutrice, ov’ei men teme,
con lieve moto in un momento annulla
in parte, e può con moti
poco men lievi ancor subitamente
annichilare in tutto.
Dipinte in queste rive
son dell’umana gente
«Le magnifiche sorti e progressive»….”

tratto da “la Ginestra” Giacomo Leopardi

Che fine ha fatto la storica Villa Gio Batta Invrea di Struppa? La ricordiamo ancora così, ma poi è venuta la “riqualificazione urbana“. Ecco le fasi della metamorfosi, metafora sull’idea di sviluppo della nostra vallata e in generale del nostro Bel Paese. Chi sono gli amministratori di questi processi, chi ha consentito tutto questo? Che idea di sviluppo sottendono queste riqualificazioni?

La villa come si presentava alla fine degli anni 90

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Guarda come era nel sito “la Val Bisagno” di Luciano Rosselli

La Villa all’inizio dei lavori…

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…2011 – risultato finale della “riqualificazione”

Fine Lavori

Non meravigliamoci se “con questo passo” siamo arrivati al naufragio dell’agenda 21 in Val Bisagno…

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Render realizzato dal nostro staff, che sovrappone le dimensioni del nuovo centro artigianale “ex-italcementi” di Ponte Carrega con le dimensioni di una nave da crociera moderna.

ricordiamoci chi ha sostenuto questi interventi 

…quale il giudizio delle generazioni future? 

La prossima tappa sarà la riqualificazione dell’area “Ex officine Guglielmetti”, come sarà la tendenza?

Ritirata la variante, ma è sufficiente?

 

Come preannunciato dagli ingegneri di Coopsette (e prima da Bricoman Italia) durante la visita della Commissione consiliare V Territorio del Comune di Genova che si è svolta mercoledì 7 maggio, la proposta di variante S.U. 174/2013 è stata ritirata.

Pubblichiamo il documento inviatoci dal Comune di Genova nel quale veniamo informati che il progetto S.U. 174/2013, inerente la variante al progetto in corso di esecuzione per la riconversione ad uso produttivo/commerciale dell’ex stabilimento “Italcementi”, parcheggio in struttura, è stato ritirato dall’iter istruttorio. 

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Accogliamo questa notizia con soddisfazione dopo mesi di resistenza.

Il progetto  era stato presentato alla cittadinanza, già approvato, con un vasto piazzale alberato davanti all’edificio, alberi a medio e alto fusto in sostituzione di quelli esistenti (che verranno presto tagliati). Sappiamo dai documenti progettuali consegnati in Comune che, malgrado quanto presentato, nel parcheggio Bricoman gli alberi non sono mai stati previsti.

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(Render fotografici sponsorizzati prima e durante la realizzazione dell’opera)

In sede di commissione V Territorio è emerso che le resistenze alla piantumazione di nuovi alberi è della committente Bricoman Italia, la stessa società che ha chiesto alla Coopsette di promuovere la variante in struttura per incrementare i posti auto di pertinenza e che ora sembra volervi rinunciare.

La motivazione è che gli alberi toglierebbero ulteriore spazio per le automobili.

Come interpretare questi fatti?  Al pubblico viene presentato un progetto che mostra un parcheggio evidentemente ingentilito da alberi medio grandi, ma che in realtà nel piazzale non sono mai stati previsti (solo arbusti).

Nel corso dei lavori la società proponente ha chiesto una variante per incrementare i posti auto di pertinenza, ma perché? Nel progetto iniziale forse sono stati sottostimati i flussi veicolari verso il nuovo centro commerciale?

In sede di commissione è stato riferito che il parcheggio in struttura non si farà, i posti auto necessari  saranno ricavati all’interno della struttura. Ma allora perché, se esisteva una soluzione meno impattante, non è stata presentata sin dall’inizio? Questa nuova soluzione non sarà una soluzione di ripiego?

Cosa succederà se domani i posti auto non fossero sufficienti perché sottostimati sin dall’inizio in tutto il procedimento istruttorio? E chi doveva controllare questo fatto?

Trovata la nuova soluzione di mettere i parcheggi mancanti dentro lo stabilimento, quali ostacoli ci sono ora per mettere gli alberi così apertamente pubblicizzati? Forse costano troppo, forse sono un impedimento o un ostacolo? Siamo sicuri che domani, spinti dall’esasperazione di un traffico sottostimato, non si possa riproporre l’idea di un parcheggio in struttura o qualcosa di simile? Lo avevamo già detto a suo tempo per il ponte (http://www.amicidipontecarrega.it/?p=1625), sarà lo stesso per il parcheggio in struttura?

Far leva sulla esasperazione dei cittadini per un traffico che presto esploderà: sarà così facile far accettare nuove opere come un nuovo ponte veicolare al posto di quello pedonale e  magari anche la possibilità di avere altri posti auto in struttura. Evviva le magnifiche sorti e progressive della Val Bisagno che qualcuno ha meticolosamente programmato.

Non è quindi sufficiente rinunciare alla costruzione dell’impalcato ma occorre pensare al quartiere e ai benefici in termini di salubrità dell’aria, di schermatura dell’edificio, di barriere contro il rumore e contro lo smog, che solo la presenza di una fitta alberatura (e il mantenimento dell’attuale) può garantire nei confronti degli abitanti di questo quartiere. In una parola applicare le prescrizioni dell’agenda 21: “non sono prescrizioni cogenti ma per chi si sponsorizza e vuole lo sviluppo sostenibile questi sono valori irrinunciabili“.

Intanto aspettiamo la risposta all’interrogazione scritta “di motivare la notevole differenza di valutazione del traffico stradale indotto dall’insediamento Bricoman, risalente al 2011 (veicoli in numero di 1000/1200 al giorno, pari a c.a. 100/ora – cfr. relazione D.R.L. 1835/11) rispetto alla valutazione presentata da T.T.A. S.r.l. per conto di Talea Soc. (nuovo insediamento area ex Guglielmetti) dove risulta, invece, un traffico incrementale di veicoli 549/ora di cui il 49% attribuibili solo al progetto Bricoman, ovvero circa 2600 in arrivo e altrettanto in partenza nell’arco temporale di 10 ore.

Guarda cosa ne pensa Renzo Piano e fatti tu un’opinione se può essere sufficienza!

 

 

Dalla Grande Genova alla speculazione edilizia

Consigliamo, per chi non lo avesse già visto, di guardare il documentario realizzato da EraSuperba e Fondazione Ansaldo, riguardante la storia dell’urbanistica genovese degli ultimi due secoli.

“Dalla Grande Genova alla speculazione edilizia”

La grande bellezza

 

la-grande-bellezza La primavera e’ vicina, il tepore di una giornata insolitamente calda sembra allontanare i preoccupanti rigurgiti dell’acqua che hanno caratterizzato un autunno finito alle porte della bella stagione.

C’è aria di rinnovato ottimismo con un oscar a un film italiano che è una “grande bellezza”, ma soprattutto abbiamo un nuovo governo che ci guiderà senza indugio verso la primavera perché, come a Ponte Carrega, è “cambiato il passo”.  

Nonostante l’aria che tira qualcuno non riesce ancora a digerire il cemento che è stato versato dopo il 4 novembre 2011. Sembra un butto sogno, o come un bambino che si è immedesimato in un racconto malvagio, quel fango spalato con fatica, ora sembra solidificarsi in colonne di cemento che la mente non riesce più a spazzare via. Il quartiere non si risolleverà, questo è certo,  non per l’alluvione ma per quello che è avvenuto dopo. In effetti il passo è stato cambiato, ma occorre capire in quale direzione, dato che il grande l’edificio un primato certamente lo ha, fin troppo ingombrante. Chi non e’ nato in questi luoghi, o chi non li ha frequentati, non può capire. Questo scempio edilizio continuerà a produrre sofferenza e a mantenere aperto un conflitto che non si placherà  perché fisicamente percepito come un’offesa agli abitanti. Il foresto si guarda intorno smarrito, non trova le differenze fra questa e tante altre periferie che ha trattato con uguale superficialità: ruggine e rottami, qualche traccia di antico vissuto, case popolari di operai senza lavoro e il degrado. Le grandi aree dismesse sono tutte uguali.

Il “nulla da riempire” deve essere stato il pensiero di  qualche tecnico, ingegnere o architetto che sia, spinto dagli indicatori di  sistema per massimizzare la speculazione e sfruttare il diritto a edificare.

Riguardo al fatto che la “cosa” poteva essere migliore, la risposta è sempre quella: il cliente ha sempre ragione altrimenti non si compra e non si vende. Questa è la convinzione ferma del mercante alla quale invece l’arte e il buon senso avrebbero consigliato la prudenza, il non buttar via secoli di storia, di cultura e con quello l’ultimo briciolo di umanità che avrebbe voluto far sorgere il bello, il buono e la giusta misura.

Persone, spinte da amorevole convinzione “cooperativa” non hanno esitato acquistare spazio a tre volte il suo valore, pur di non rischiare un concorrente.

Auto e carrello è il destino di tutti, altro non sanno pensare, perché se si abbassa, o si  restringe, il risultato è sempre quello: vieni a comprare.   altri-carrelli  

In tutto questo muover di concetti, propositi, riqualificazioni e speculazioni, piccoli rappresentanti del popolo s’aggirano smarriti al sorgere di un edificio che avevano inteso molto più piccolo e che ora invece appare grande il triplo.

Con il senno del poi, codesti personaggi, vorrebbero vederlo ridotto, ma è troppo tardi, ormai hanno concesso il titolo. Per dire di no, non hanno avuto la forza, perché più del popolo, rincorrono il partito, e in quello la base conta, ma il capitale di più, alla faccia di chi ci ha creduto! Il ponte intanto rimane li, a guardare queste cose, sempre avvezzo a sorprendere. Qualcuno lo vuole già spacciato e in quel posto vuole mettere un bel totem, segno di vittoria del mercato. totem

Ora i suoi abitanti sono già pronti con una colonna infame, di marmo o di cartone, questo non importa, a inaugurare gli incanti e questi sepolcri.  

Saranno gli abitanti di quei luoghi, i figli di nessuno, che in gran festa, ogni anno, davanti a quei mercati, sapranno rammentare i fatti: “S’ingannarono i miei occhi quella sera” e in terra dei franchi già vola un uccellino a rammentare le cose: di belle e di brutte qui se ne son viste di tutte.    

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Renzo Piano…vieni a Pontecarrega!

Piano venga a Pontecarrega!

Sarebbe bello poter replicare a Renzo Piano, consulente per l’urbanistica della scorsa amministrazione. Quale era la sua idea di periferia nel 2010 quando la giunta di cui era il consulente approvò il Bricoman? Quando nel 2009 la Guglielmetti passò alla Coop Talea e già si sapeva cosa ne sarebbe venuto fuori, cioè un centro commerciale…posteggi e interscambio auto-carrello? Vorremmo invitarlo qui e chiedergli di ripetere le stesse cose, molto condivisibili e da noi ripetute fino allo sfinimento. Queste cose le ha dette a La7, venga a qui a vedere l’effetto delle sue consulenze… davanti al nuovo edificio per il Bricoman!

                                                             LE PAROLE

                                                              I FATTI

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Guarda anche questo link

STOP al CONSUMO di SUOLO

Firma la petizione contro il consumo di suolo:

Consumo di suolo

 

 

 

 

Petizione on line: http://www.change.org/it/petizioni/stop-al-consumo-del-territorio

Raccogli le firme: scarica il modulo

 

 

 

La verità autentica

Un uomo al proprio interno può essere del tutto autentico, perfettamente dedito all’ideale, privo del più piccolo interesse personale, ma tuttavia vivere una vita autentica solo a metà.

Il caso esemplare è il fanatismo, politico o religioso che sia. Qui abbiamo a che fare con veri e propri asceti, nessun dubbio al riguardo, ma dell’idiozia e talora del crimine. Hitler era così.. forse anche Lenin e Stalin, Mao Tze-Tung e Pol Pot… Forse anche i terroristi, rossi o neri che hanno sparato alle spalle di persone per bene e mettevano bombe sui treni e nelle piazze erano così. Persino i mafiosi si chiamano tra loro “uomini d’onore”… Forse anche Roberto Bellarmino, gesuita, cardinale, dichiarato santo e dottore della Chiesa, che fece bruciare vivo Giordano Bruno, perché non aveva abiurato alle sue idee, era così.

Ma l’ideale a cui un uomo è autenticamente fedele, può essere distruttivo per gli altri e una prigione per lui. Può generare aggressività, violenza, superstizione, odio, morte, come di fatto è avvenuto e avviene, e in questo senso si parla letteralmente di – vittime della verità –

La verità autentica, infatti, ha natura relazionale, coincide con il bene comune e con la giustizia, e perciò le idee che intendono rappresentarla si verificano pragmaticamente sulla capacità di produrre bene e giustizia.

L’albero della verità, è stato detto, si riconosce dai suoi frutti…”

(Tratto dal saggio di Vito Mancuso – La vita autentica 2009)   

Riconoscendo al Comune di Genova una rigorosa autenticità nell’applicazione del vigente Piano di Bacino, pubblichiamo di seguito la lettera a firma del Sindaco Marco Doria, riguardante il nulla osta alla presentazione del nostro progetto di restauro di Ponte Carrega.

La nostra domanda è stata presentata al Comune per poter partecipare al concorso promosso dal FAI (Fondo per l’Ambiente Italiano), per accedere a un finanziamento volto al suo recupero. Ponte Carrega, in qualità di primo luogo del cuore 2012 nella Provincia di Genova, ha diritto di partecipare al concorso e accedere eventualmente al finanziamento per il suo recupero.

Clicca sull’immagine per accedere al documento – Vedere anche il nostro articolo “Perché”

il Comune ha dato il suo nulla osta, come poteva farlo Ponzio Pilato: lavandosene le mani – “.. il Comune non assume alcun impegno in ordine al mantenimento del ponte Carrega..”“..superiori esigenze di tutela della pubblica incolumità”..  e fino a questo punto nulla da obbiettare, anche noi siamo consapevoli che prima viene l’incolumità pubblica e poi il resto.. è l’ultimo inciso che ci ha preoccupato.

“mantenendo altresì una posizione estranea alla procedura in oggetto”. 

Chi finanzierebbe un restauro a un ponte “fuori norma” che il Comune dichiara di non voler adeguare ma piuttosto demolire?  La perdita del finanziamento per il recupero del Ponte, in queste circostanze, è certa.

In fondo anche la Lanterna probabilmente ha qualche problema nei riguardi dell’attuale norma sismica, ma forse, mettendo sempre in primo piano le superiori esigenze di tutela della pubblica incolumità, ci sono soluzioni alternative prima di proporne l’abbattimento.

Grazie comunque a tutti coloro che hanno partecipato, presto la pubblicazione con la lista delle adesioni alla presentazione del progetto di recupero al FAI.

Pontecarrega

 

La politica di urbanizzazione durante il regime Ceausescu

Bucarest

Stralcio dall’articolo della Dott.sa Anca Maria Mihaescu – “La politica di urbanizzazione durante il regime Ceausescu” cultura rumena – 2009

Con l’insediamento del cosi-detto “governo democratico” il 6 marzo 1945, assistiamo alla nascita del regime ateo-comunista in Romania. Con l’insediamento dei comunisti in Romania, iniziò un processo di ricostruzione del passato, della memoria, complesso ed esteso ad ogni settore della vita romena.

L’arrivo di Ceauşescu al potere nel 1967 come Presidente del Consiglio di Stato e, a partire dal 1974, come Presidente della Repubblica, trova nuovi profili dello Stato. Nel marzo 1974 è creata una nuova carica istituzionale: quella di Presidente della Repubblica, alla quale Ceauşescu è eletto all’unanimità dalla Grande Assemblea Nazionale. In questa occasione Ceauşescu sceglie di apparire con uno scettro. La sua qualità messianica, di eletto del destino, è materializzata in quella di un rappresentante del popolo.

La demolizione era evidentemente una passione di Ceauşescu, che aspirava ad operare giganteschi traslochi di spazi e di tempi, a spostare chiese e villaggi, a essere lo spedizioniere capo di una ditta di trasporti che imballa e trasloca lo scenario di secoli. Il progetto di Ceauşescu vuole estirpare la tradizione.

Fino alla caduta del regime di Ceauşescu nel 1989, almeno 29 città sono state completamente ristrutturate, mentre altre 37 erano in corso di ristrutturazione e la sistemazione rurale era già iniziata seriamente con la demolizione dei primi villaggi a Nord di Bucarest. La politica ufficiale prevedeva entro l’anno 2000 la demolizione di 7.000-8.000 villaggi dei 13.123 esistenti e la loro sostituzione con 500 centri agro-industriali.

Una tale politica ignorava il semplice fatto che la più grande risorsa di una nazione è il suo popolo, e che la soppressione del popolo attraverso la privazione di iniziativa non può far altro che dissipare questa risorsa.

Nel settembre del 1985 è stato ufficialmente dichiarato che entro l’anno 1990, il 90-95% degli abitanti di Bucarest avrebbe dovuto vivere in nuovi condomini, rendendo così la capitale un esempio per tutte le altre città della Romania. È stato simultaneamente annunciato che la ricostruzione dei villaggi avrebbe dovuto essere completata entro 15 anni.

Le cifre rilasciate in marzo e giugno 1988 parlavano della sparizione di approssimativamente 900 comuni dei 2.705 esistenti e la riduzione del numero di villaggi, dal presente livello di 13.123 ad un massimo di 5.000-6.000. In questo modo, approssimativamente 7.000-8.000 centri rurali sarebbero dovuti scomparire dalla carta geografica della Romania, mentre ai residui sarebbe toccato un intervento parziale, ma comunque estesissimo, in misura del 90-95%. Questo è il risultato di un processo iniziato negli anni del secondo dopoguerra.

Tutti gli sforzi fatti alla fine degli anni ’70 e durante gli anni ’80 per fermare la distruzione del patrimonio tradizionale non hanno dato che pochi risultati. Fino al 1989 al meno 29 città sono state distrutte fino al 90%: Suceava, Botoşani, Paşcani, Iaşi, Roma, Piatra-Neamţ, Bacău, Vaslui, Huşi, Bârlad, Tecuci, Focşani, Galaţi, Râmnicul Sărat, Buzău, Mizil, Ploieşti, Piteşti, Slatina, Craiova, Râmnicul Vâlcea, Giurgiu, Slobozia, Călăraşi, Medgidia, Tulcea, Constanţa, Mangalia e Baia Mare.

L’architettura e il tessuto urbano tradizionali sono stati cancellati e sostituiti dalle abitazioni collettive con tanti appartamenti e con una rete stradale diversa.

È sorto un nuovo mondo urbano completamente opposto a quello di prima e senza nessun collegamento con il passato, ma con monumenti storici isolati e pochi altri edifici mantenuti per essere nascosti tra le nuove costruzioni.

Gli ideatori di questi progetti promuovevano la nuova sistemazione, escludendo qualsiasi riferimento alla città precedentemente spianata.

Nel 1980 il centro civico di Bucarest fu proclamato come una realizzazione che rappresentava un’unica epoca storica, il più importante progetto di sistemazione e costruzione mai concepito in Romania. Una volta che la demolizione fu decisa non rimase nessuna possibilità di scelta per i cittadini. Gli ex-proprietari furono costretti a spostarsi in appartamenti di proprietà dello stato e diventare affittuari. I nuovi spazi abitabili furono affittati secondo i criteri fissati per legge: un monolocale per una persona o una famiglia senza bambini, senza riguardo alla casa o l’appartamento precedentemente espropriati e distrutti.

 

Palazzo Ducale 29 aprile 2013 – Intervento degli APC

Con un pochino di ritardo presentiamo il video di aprile relativa alla conclusione del nostro percorso di mediazione comunitaria