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Fotoracconto nel degrado del cimitero di Staglieno

Degrado

Insieme ad Alessandro Ravera siamo andati a vedere lo stato di conservazione di alcuni dei marmi più belli del cimitero monumentale di Staglieno. Ogni nuova visita mostra un peggioramento dello stato di conservazione dei marmi, sempre più corrosi dalla “lebbra dei marmi” (carbonatazione e solfatazione del marmo:http://www.whatischemistry.unina.it/it/martmarmo.html) che sgretola in maniera irreparabile quel gioiello di museo a cielo aperto di Staglieno.

Tra qualche anno questi capolavori non saranno più visibili, dissolvendosi piano piano sotto l’effetto dell’inquinamento atmosferico.

E’ necessario intervenire, subito.

Associazione Amici di Ponte Carrega

DEGRADO
(allegria di naufragi)
Quando porto i turisti a Staglieno, il “padrone di casa” sono io; non è l’assessore (gli assessori: lavori pubblici, turismo e cultura e servizi), non sono i custodi e non sono nemmeno i genovesi… sono io. E trovare una risposta alle condizioni in cui si trova tocca a me. Non posso fare come gli assessori che danno la colpa del degrado ai tagli di bilancio, non posso fare come i custodi che danno la colpa del degrado ai tagli dell’organico e non posso fare come i genovesi che danno la colpa del degrado alla maleducazione, ai cani e allo scontro di civiltà… Quando è venuta la responsabile della scultura del Novecento del Prado, piangeva; ma anche i normali turisti mediamente alfabetizzati che vengono dall’estero restano stupefatti Così, me la cavo dando la colpa al Bisagno: eh… il dissesto idrogeologico, la natura che si ribella, l’inquinamento del traffico, le scie chimiche…
Ma questa foto come diavolo la spiego? Gli dico che gli hanno tagliato il naso per ricordare Megollo Lercari?
Almeno quelli che sbriciolavano i marmi del Partenone ne ricavavano la calce.

PS Per carità di patria, non mi metto a descrivere le espressioni dei turisti “del mestiere”: vengono spesso gruppi legati alle esequie funerarie e quando vedono le condizioni delle bare accatastate all’ingresso rimangono a bocca aperta… bocca che gli chiude se provano ad andare nel bagno dietro alla camera ardente.

Alessandro Ravera

Tomba Pignone, Ora

Prima

Tomba Pignone, Prima

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Anche Caterina Campodonico, la venditrice di nocciolino, con l'orecchino oramai compromesso

Anche Caterina Campodonico, la venditrice di noccioline, una delle statue più conosciute e popolari, con l’orecchino oramai compromesso

Sant’Agata, mozione del 6 ottobre 2015. Alcune riflessioni

Sagata

Nel Consiglio Comunale di ieri, è stato approvato, con la esclusione dei soli consiglieri del Gruppo del Movimento 5 Stelle, il testo di una mozione presentata il 9 febbraio scorso dal consigliere Pdl Guido Grillo. Nel testo si legge che “siccome il ponte di Sant’Agata accumula detriti e terra e ostruisce il deflusso delle acque” di chiedere ad “esperti di Protezione Civile” di verificare i rischi che questo comporta e se venisse confermato, si chiede di “attivare le procedure di abbattimento“.

Ora, tralasciando il fatto che la Protezione Civile non si occupa di verifiche strutturali ma solo di procedure di emergenza, si nota la solita schizofrenia e una certa contraddizione nei piani e nelle idee dei nostri rappresentanti in consiglio e nella Giunta comunale.

Primo punto: concentrarsi su quel punto del Bisagno significa non conoscere, o far finta di non conoscere il problema. Se si convince la popolazione, o peggio se si è davvero convinti in prima persona, che il problema delle esondazioni del Bisagno sia il Ponte di Sant’Agata significa non aver capito quale siano i problemi da affrontare rischiando di trascinare ancora per molti anni la querelle sulle colpe e responsabilità delle alluvioni, senza riuscire mai a intervenire sul problema in maniera efficace. Il fatto che le decisioni della città passino da quella Sala, naturalmente dovrebbe preoccupare tutti, se il tenore delle conoscenze e delle informazioni sul tema è davvero questo. L’informazione corretta e la divulgazione giornaliera della cultura del rischio sono le prime azioni che possiamo porre in atto fin da subito per affrontare il problema del dissesto idrogeologico:  fare una informazione distorta contribuisce a peggiorare la situazione. Concentrarsi sui problemi prioritari sarebbe invece la migliore cosa che una amministrazione potrebbe fare: incominciamo a dire che il problema, peggiorato da un aumento della intensità delle piogge dovuto ai cambiamenti climatici (e pertanto ne eccezionali ne controllabili o modificabili) consiste nel fatto che la portata del Bisagno attualmente è insufficiente e che tutti i bacini idrografici, i versanti abbandonati e le frane stanno collassando. Finché non diverrà chiara la portata estremamente drammatica del problema idraulico e geologico di questa città dovremmo concentrarci su questo: la manutenzione ordinaria è sicuramente importante ma il problema va affrontato in maniera straordinaria, con opere di idraulica e di manutenzione continua del territorio, dei versanti e dei rivi minori affluenti del Bisagno. E il problema va affrontato ora: il tempo a nostra disposizione è già terminato.

Dire che il problema del Bisagno sia il ponte di Sant’Agata è palesemente sbagliato e pericoloso: rischia solo di costituire uno specchietto per le allodole o un alibi per deviare il problema su altri temi. Il problema del Bisagno è che si è troppo costruito e che si continua a farlo, continuando a ridurre gli spazi permeabili e a disposizione delle acque: per questo motivo, come detto prima, la portata è diventata insufficiente.

Secondo punto: se si ritiene di dover intervenire sul ponte di Sant’Agata, ponte storico e medievale sul tracciato della strada romana verso il Levante, tutelato dalla Soprintendenza, cosa dire delle altre coperture, di più recente realizzazione, a monte (Genova Est o Stadio Marassi) o a foce (anche la nuova copertura in corso di realizzazione è fuori norma)? Anche queste coperture non vanno bene. Eppure non sono state realizzate nel Medioevo, ma da giunte di soli pochi anni fa. Senza contare che il Piano di Bacino già dalla fine degli anni ’90 per ovviare a questa realtà decise di puntare tutto sullo Scolmatore della Sciorba, non certo a caso! Se si fa lo scolmatore si supera il problema delle coperture su tutto il tratto del Bisagno, ponte S. Agata compreso con buona pace di chi lo vuole abbattere e con esso una parte di storia di questa città.

Terzo punto: La oculatezza dell’amministrazione nello spendere dei soldi pubblici, che sono soldi di tutti. Se si è discussa una mozione di questo tipo significa forse che non si crede veramente alla realizzazione dello scolmatore della Sciorba, che insieme ad altri necessari interventi diffusi sul territorio aiuterà ad alleggerire il carico di acqua su Borgo Incrociati? O forse si pensa che nell’attesa di quell’opera si debba intervenire in maniera sconclusionata e disordinata sul territorio con interventi “spot” e con slogan propagandistici, spendendo soldi pubblici in maniera contraddittoria rispetto a quanto prevede invece la programmazione pluriennale del Comune? Come scritto sopra: non fu un caso che il Piano di Bacino degli anni novanta scelse di realizzare lo scolmatore: facendo i conti è la soluzione meno costosa per tutti. L’intervento discusso ieri è quindi in contraddizione rispetto a quanto già pianificato.

Quarto punto: i consiglieri comunali non sanno quello che dicono, quando parlano di cose non a norma. Se lo sapessero avrebbero parlato anche della nuova copertura della Foce del Bisagno. La copertura della Foce, il lotto già realizzato, quello in realizzazione da pochi mesi e quello ancora da progettare NON SONO A NORMA CON LE NORMATIVE VIGENTI: SONO IN DEROGA ALLA LEGGE! Infatti, come affermato anche dal prof. Rosso del Politecnico di Milano e da altri suoi colleghi, la legge attuale prevede nei casi di ponti stradali di nuova realizzazione una luce tra le pile in alveo di 40 metri: nel Bisagno le nuove pile sono e saranno a una distanza di 12 metri. Eppure nessuno ha detto niente. Forse nemmeno lo sanno, a dire la verità. Altra questione di una certa preoccupazione in effetti.

La legge, art. 5.1.2.4 del DM 14-01-2008 recita infatti: “Di  norma il manufatto non dovrà interessare con spalle, pile e rilevati il corso d’acqua attivo e, se arginato, i corpi arginali. Qualora eccezionalmente fosse necessario realizzare pile in alveo, la luce minima tra pile contigue, misurata ortogonalmente al filone principale della corrente, non dovrà essere inferiore a 40 metri. Soluzioni con luci inferiori potranno essere autorizzate dall’Autorità competente, previo parere del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici.”

Ora, il progetto preliminare/definitivo di rifacimento era stato fatto PRIMA di questa normativa, e così il primo lotto (a mare) ma con la nuova normativa la responsabilità di chi l’approverà non sarà banale. Chi si prenderà questa responsabilità?

Quinto punto: una amministrazione pubblica che abbia in mente la sicurezza, la parsimonia nell’utilizzo dei soldi pubblici e il rispetto dei beni pubblici dovrebbe interrogarsi, da un punto di vista di “visione Politica” (ahi questa sconosciuta, ricordi di tempi che furono!) su come comportarsi in situazioni di questo genere, in maniera coerente, senza schizofrenia: la sicurezza prima di tutto ma prima di mettere in campo ragionamenti devastanti come la demolizione di beni storici andrebbero poste in essere tutte quelle misure necessarie e già attualmente previste dalla Legge per affrontare il problema e risolverlo in tutta la sua complessità facendo tutto ciò che è nelle facoltà dell’amministrazione comunale per preservare sia la sicurezza che l’identità storico-culturale e urbanistica di una città e le radici identitarie dei suoi cittadini. Non basta dire: “se la terra e i detriti ostruiscono il ponte questo va demolito“: occorre pensare a come intervenire per evitare che terra e detriti rimangano là o si accumulino diventando un pericolo. Risolvere un problema non significa eliminare l’ostacolo: significa porre in atto soluzioni volte a superare il problema nella maniera migliore possibile, nell’interesse di tutti.

E’ una questione culturale, di formazione e sensibilità culturale prima ancora che politica

giordano bruno

“Non so quando, ma so che in tanti siamo venuti in questo secolo per sviluppare arti e scienze
porre i semi della nuova cultura che fiorirà, inattesa, improvvisa, proprio quando il potere si
illuderà di avere vinto” – Giordano Bruno -

Fatte queste brevi considerazioni, invitiamo i nostri rappresentanti a Tursi, a parlare di quello che andrebbe fatto, fin da ieri (non certo da oggi visto il ritardo spaventoso), per affrontare il rischio alluvionale educando la popolazione genovese a convivere con il rischio e ad affrontare il tema con misure concertate e condivise dalla popolazione.

Ma questa intenzione la lasciamo nel libro dei sogni, per ora ci affidiamo a quello delle preghiere.

Testo della mozione presentata a febbraio 2015 e discussa nella seduta del 6 ottobre 2015: http://www.comune.genova.it/sites/default/files/documentazione_sedute/2015/10/06_10_2015%201400/2%20MOZ_07_2015.pdf

Il commento della Associazione Conoscere Genova Onlus: http://www.conosceregenovaonlus.org/associazione/?p=813

Alla scoperta della Bellezza: riparte Noi di Val Bisagno

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Riparte il ciclo di incontri e visite alle bellezze della Val Bisagno organizzato dal Centro Culturale Terralba! Si ricomincia Giovedì 8 ottobre alle ore 16:00 presso la Sala Consiliare del Municipio III Bassa Val Bisagno con la conferenza dal titolo: “Gli aspetti ambientali dell’agricoltura di villa”, a cura del prof. Diego Moreno.

Anche la Associazione Amici di Ponte Carrega partecipa e aderisce a questa ricerca sulle evidenze storiche e le trasformazioni avvenute in Val Bisagno insieme alla Fondazione per la Cultura di Palazzo Ducale.

Qui il programma della seconda sessione di incontri fino a maggio 2016: http://www.palazzoducale.genova.it/noi-di-val-bisagno/

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Rio Torre: tutte le novità sul progetto

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Grazie all’accesso agli atti effettuato dal gruppo consiliare della Federazione della Sinistra siamo in grado di descrivervi il progetto previsto per l’adeguamento idraulico del rio Torre. Si ringrazia Antonio Bruno e il suo staff per la disponibilità.

La progettazione è stata interna agli uffici comunali. Una parte del progetto è stata però affidata a studi esterni (tra i quali Itec di Misurale: stesso ing. del Mermi. Il suo studio prevede che piazza Adriatico diventi da rossa a gialla). Anche dopo i lavori sul Torre permarrà il rischio esondazione, anche per portate inferiori alla duecentennale. Ci sarà comunque un miglioramneto rispetto all’attuale situazione e ciò, secondo le leggi vigenti, permetterà a Piazza Adriatico di diventare area gialla. Ciò presumibilmente dovrebbe ripermettere l’abitabilità degli appartamenti al piano terra.

Gli interventi:
-si interviene solo nella parte pubblica
-viene scavato un nuovo condotto parallelo a quello attuale (che sarà poi chiuso): il nuovo condotto avrà una sezione di 2,10×2,50 metri (oggi: 2,00×1,50 metri).
-ampliamento e allungamento della vasca a monte. La vasca verrà allungata dagli attuali 5,4m a 8,5 metri. La lamina verrà smussata per ridurre il distacco dell’acqua (il salto).
-chiusura delle grate sulla strada
-creazione di nuove grate più piccole per l’acqua di caduta ai lati della strada e intensificazione delle bocche di lupo sui marciapiedi. Motivazione del Comune: le griglie tendono a tapparsi con le foglie mentre le bocche di lupo no.
-la parte privata, che va dalla vasca a monte al tratto scoperto, non verrà toccata dall’intervento: la sezione qui rimane quella attuale. Nell’incontro con l’ing. Pinasco del 30 settembre il dirigente del comune ha detto che siccome c’è una concessione demaniale toccherà poi alla Regione intimare ai proprietari concessionari della strada privata di rifare il tratto di rio Torre di loro competenza: in questo caso si agisce per il danno nel caso di ulteriori allagamenti oppure la polizia idraulica della Regione potrebbe revocare la concessione.
-le reti bianche in Piazza non vengono toccate. Secondo Pinasco questo imput può essere dato solo dal comune: in totale il comune di Genova destina solo 800 mila euro all’anno alle reti bianche. Dipenderà dal comune decidere se farle e quando.
-viene posta una valvola antireflusso (tipo W.5) che impedisce all’acqua di entrare in Piazza dal Bisagno. La valvola è posta nel punto più basso della Piazza (ingresso carrabile di Piazza).
-il progetto non prende in considerazione il problema delle reti bianche nemmeno su Lungo Bisagno e non prevede nulla in sostituzione alle pesanti grate metalliche poste sull’argine dopo l’alluvione del 2011 che dovrebbero far defluire l’acqua in caso di allagamento della strada.

Come si interviene:
in due fasi

Prima fase:
-dalla foce fino a civ.13.
Su via Lungo Bisagno non scavano ma procedono con spingi tubo. E’ sorto però un problema dato che su Lungo Bisagno passa in corrispondenza della nuova foce del Torre anche la fognatura. Opereranno in modo tale da spostare la fognatura. Questo comporterà sicuramente un aggravio dei costi, non ancora quantificato.
La viabilità del primo tratto di Passo Ponte Carrega nella prima fase verrà spostata in Piazza Adriatico. Dalle scalette dell’Arci verrà realizzata una rampa carrabile. Ho chiesto esplicitamente di quale scaletta si trattava e mi è stato risposto che si trattava del piazzale dell’arci che al Patrimonio risulta essere comunale. Gli ho fatto notare che va verificato perchè attualmente quello spazio è occupato dai condomini. In alternativa Pinasco ha detto che si passerà dalle scalette a fianco.

Seconda fase:
-dal civ.13 al tratto scoperto
In questo tratto si procederà alla limitazione del traffico con semafori. Persisterà il divieto di transito agli autoarticolati anche dopo la nuova realizzazione, su tutta la strada.

Tempistiche:
-il progetto è stato già approvato in via preliminare dal Comitato di Bacino. In questa sede sono state riperimetrate le aree esondabili (quindi è stato già configurato il cambiamento di piazza da rosso a giallo)
-conferenza dei servizi è stata convocata in seduta referente il 9 settembre.
-Entro il 9 ottobre vanno presentate le eventuali osservazioni in conferenza dei servizi. Entro il 9 novembre devono invece arrivare tutti i pareri degli uffici tecnici del comune.
-Il progetto poi va in consiglio comunale per la approvazione
-Una volta approvato entro 30 giorni sarà convocata la seduta deliberante: a questo punto il progetto viene approvato e si va ad appalto (c.d. appalto integrato). Chi vince la gara fa il progetto definitivo e fa i lavori. Questo iter dovrebbe terminare a febbraio e i lavori, se tutto va bene, potrebbero cominciare in primavera. I lavori dureranno 15 mesi.

Tra i documenti in allegato si può leggere il rende Noto che comunica l’Avvio del Procedimento e gli espropri temporanei per le aree di cantiere. Anche per questi il termine ultimo per le osservazioni è il 9 ottobre.

A breve, insieme al Comitato di Piazza Adriatico, al Centro Documentazione Val Bisagno e all’Arci Ponte Carrega sarà convocata una assemblea pubblica per scrivere le osservazioni da far pervenire alla Conferenza dei Servizi e al Consiglio Comunale.

Il resp. del progetto è l’ing. Mirko Masini del Comune, mmasini@comune.genova.it
Le osservazioni vanno inviate per pec o consegnate a mano all’arch. Laura Marinato,SETTORE URBANISTICA-Conferenza di servizi e procedimenti concertativi.

Qui il > LINK < del progetto con tutte le tavole e il Rende Noto che avvia il procedimento.

Memorie del Bisagno, si parte!

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Si parte oggi con “Memorie del Bisagno”!!

Care Associazioni e Comitati della Val Bisagno,
siamo quattro associazioni che da un po’ di tempo si sono ritrovate attorno agli eventi che negli ultimi anni hanno interessato la Val Bisagno. Insieme abbiamo pensato di sviluppare un progetto nell’arco di un anno dal titolo “Le memorie del Bisagno”:
Il primo incontro di conoscenza e confronto in cui definire insieme il progetto si terrà oggi pomeriggio, lunedì 28 settembre, alle ore 18.30 presso il circolo ARCI “Lo Zenzero” in via Via Giovanni Torti 35.

Associazione Amici di Ponte Carrega
Ghett Up
Ingegneria Senza Frontiere
Legambiente, Circolo Nuova Ecologia

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Notte fra il 13 e il 14 settembre 2015

Viabilità a rischio inondazione

La nuova viabilità a Ponte Carrega, la rotonda costruita per accedere al nuovo centro commerciale nelle aree ex-Italcementi.  Tutto qui è nuovo: strada, tombini, caditoie perfettamente pulite, pendenze, tutto appena collaudato.

Eppure nonostante questo è evidente che la viabilità per raggiungere il nuovo centro commerciale è ancora facilmente allagabile. Non è stata una notte facile ma nemmeno eccezionale se raffrontata con il 2011.

Intanto il Rio Torre aspetta da troppi anni i lavori si adeguamento idraulico. Non si può più aspettare oltre, anche questa notte la Piazza stava andando sott’acqua.

(La foto è stata realizzata dalla rete di monitoraggio di LIMET)

Viabilità a rischio inondazione

Aggiungiamo alla foto notturna di LIMET un’altra foto scattata al mattino da un residente, si notano cumuli di fango lungo la nuova viabilità del centro commerciale. Perché in quel punto si sono accumulati quantitativi significativi fango? Da dove viene questo materiale? Perché una strada appena finita di costruire, dichiarata sicura, presenta segni così evidenti di ruscellamento?

Vedi anche il nostro precedente post: < qui >

Fango

Contrariamente a quanto indicato da alcuni giornali, queste foto non significano che sia esondato il Rio Mermi a valle del nuovo centro commerciale, su questo in tal senso non ci sono testimonianze. Quanto è avvenuto è comunque un indicatore importante perché a fronte di imponenti opere di mitigazione spesi in oneri di urbanizzazione, si è concesso di costruire tre volte l’edificato precedente e si sono realizzate nuove strade che permettendo ora di frequentare nuovamente luoghi da tempo abbandonati e che forse dovevano rimanere tali una volta bonificati. Evidentemente, nonostante tutte le opere realizzate, queste zone continuano ad essere in qualche modo allagabili o comunque investite da gravi fenomeni di ruscellamento proprio per la loro delicata collocazione di fondovalle. Nonostante i lavori siano stati eseguiti e collaudati a regola d’arte meno di un anno fa, qualcosa non ha funzionato.

Rai Report a Ponte Carrega

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La trasmissione condotta da Milena Gabanelli ha fatto tappa a Genova per un servizio sul dissesto idrogeologico. La troupe ha sostato anche a Ponte Carrega dove si è parlato di cementificazione e dove si è svolta l’intervista al professor Rosso del Politecnico di Milano (nella foto in basso). Tra i temi affrontati quello della costruzione dei centri commerciali, del restringimento della sponda destra del Bisagno e dello scolmatore della Sciorba. Tra gli interventi, oltre a quello della Associazione Amici di Ponte Carrega,  citiamo anche quello del professor Brancucci dell’Università di Genova sullo stato dei versanti e della manutenzione dei fiumi del bacino del Bisagno.
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Il Progetto Coop Val Bisagno non è piu un caso di studio CommOnEnergy

Albergo

Oggi una missiva del responsabile del progetto di studio CoopOnEnergy Ing. Roberto Lollini, ci ha informato che il centro commerciale COOP Valbisagno nelle aree Ex Guglielmetti non è più tra i casi pilota del progetto
La decisione non è ancora stata formalizzata perché le procedure sono piuttosto lunghe, ma di fatto è esecutiva e il consorzio afferma che sta già lavorando su un caso situato in Emilia Romagna.
Il responsabile ci informa che nei prossimi giorni il suddetto cambiamento troverà riscontro anche nel sito internet del progetto.

L’ing. Lollini non ha aggiunto commenti sul motivo di questa decisione, che avviene appena quattro mesi dopo il grande congresso CommOnEnergy svoltosi a Genova il 25 marzo scorso, nel quale il progetto di riqualificazione delle ex-Officine Guglielmetti veniva presentato come molto significativo e interessante, esempio pilota per l’Italia.

Sicuramente il fatto che il progetto presentato in prima istanza sia stato bocciato dalla VAS (Valutazione Ambientale Strategica) ha comportato uno slittamento dei tempi e inoltre può essere importante ricordare il singolare spostamento, successivamente a tale bocciatura, del dirigente responsabile del provvedimento, Nicoletta Faraldi, ad altro incarico: già queste considerazioni potrebbero essere state ragioni sufficienti, per il consorzio CommOnEnergy, per cessare gli studi di ricerca sostenibile applicati a un caso così singolare e imbarazzante.

Questi avvenimenti risalgono a date precedenti al Congresso del 25 marzo, nel quale tuttavia CommOnEnergy ha continuato a sostenere il progetto: può quindi sorgere il dubbio che non fossero solo queste le ragioni dell’attuale cessazione degli studi.

A nostro parere, oltre ai ragionevoli motivi di cui sopra, potrebbero aver influito anche le nostre istanze di richiesta di spiegazioni e la Petizione, inoltrate all’accademia di Bolzano EURAC dopo il nostro convegno sul Territorio come Bene Comune del 27 marzoLa nostra missiva infatti chiedeva indicazioni per capire come questo progetto, con tutte le criticità che abbiamo più volte sottolineato, potesse rientrare in un programma di studio per la sostenibilità ambientale ed essere portato come esempio pilota per l’Italia in Europa.

La Cessazione degli studi da parte di CommOnEnergy come caso dimostrativo, secondo noi è l’ennesima riprova che questo progetto, così come è stato concepito, anche se rispetta la norma e la legge, è comunque insostenibile, non rispettoso dell’ambiente, e deve essere ripensato.  

Albergo

Riteniamo sempre più indispensabile che la Coop Liguria intraprenda un vero percorso partecipato del progetto per apportare quei significativi miglioramenti auspicati e attesi dal quartiere.

Riteniamo che la Coop Liguria sia tenuta a un comportamento responsabile verso l’ambiente, perché l’art. 4 del suo statuto stabilisce che “La Cooperativa si propone di tutelare l’ambiente“: pertanto, per far sì che questi propositi non siano privi di riscontro pratico, riteniamo che non sia sufficiente, da parte dei suoi dirigenti, sostenere che questo progetto sia sostenibile e tuteli l’ambiente perché non realizza il massimo dei volumi ammissibili ma solo una parte o perché presenta destinazioni d’uso più gradevoli del produttivo. Affinché il progetto sia effettivamente sostenibile e tuteli l’ambiente, esso dovrà essere compatibile con i protocolli di effettiva sostenibilità con il territorio in cui viene inserito (Agenda 21, Green Building) rispetto del tessuto storico ambientale e paesaggio compreso: ci rendiamo conto che seguire queste indicazioni può essere impegnativo e comportare uno sforzo maggiore del semplice ottemperamento delle normative, ma è l’impegno richiesto a chi si proponga di agire in modo etico.

Sappiamo che le aree in questione sono state pagate molto caramente ma riteniamo che non sia corretto derogare al principio della tutela ambientale e ribaltare i propri impegni economici sulla collettività e sul territorio (salvataggio dell’AMT compreso) anche sempre tutto ovviamente nel rispetto della norma e della legge: uno scempio a metà è pur sempre uno scempio, non può essere il modo per lavarsi la coscienza.

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Continuiamo a ripeterlo: esiste solo un modo per uscire dalla dinamica di questi conflitti, intraprendere con il territorio e la cittadinanza attiva un cammino di mediazione, un percorso partecipato garantito per la condivisione dei progetti.

Sottolineiamo ancora una volta, come da noi sempre ripetuto, che un progetto condiviso e partecipato con la popolazione è un progetto in cui il conflitto è eliminato in una fase iniziale e che pertanto è percepito in modo completamente diverso dal quartiere: la concertazione  affronta il conflitto e lo risolve offrendo vantaggi plurimi ai soggetti: un impatto a misura di paesaggio per la popolazione, tempi più rapidi e meno spese per i proponenti e i costruttori.

La Partecipazione conviene a tutti!

NOTA:

Definizione di Ambiente: la Commissione Europea nel “Libro Verde” del 1993 definisce l’ambiente come l’insieme delle risorse naturali abiotiche e biotiche, quali l’aria, l’acqua, il suolo, la fauna e la flora, ma anche l’interazione tra questi fattori e i beni che formano il patrimonio culturale e gli aspetti caratteristici del paesaggio.

(evidentemente per tutelare l’ambiente non basta acquistare un frigorififero in classe A++)

Wiki Loves Monuments Genova 2015

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Anche quest’anno sosteniamo Associazione Open Genova​ per l’iniziativa Wikiloves Monuments Genoa!
http://www.opengenova.org/wikilovesmonuments/chicipromuove/

http://www.opengenova.org/wikilovesmonuments/

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La Costituzione in Piazza: il video con Fernanda Contri

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Pubblichiamo integralmente il video della manifestazione “La costituzione in piazza” con Fernanda Contri.

 

Domani Commissione per ex Officine Guglielmetti

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Domani alle 14:00 in Municipio aggiornamento sul progetto Ex Officine Guglielmetti. La cittadinanza è invitata a partecipare!

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Stasera a teatro!

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Riunioni di quartiere

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Domani alle ore 20:00 in PIAZZA ADRIATICO si svolgerà la Commissione seconda del Municipio. Saranno analizzate le proposte dei cittadini, presentate in modo unitario da Associazione Amici di Ponte Carrega, Comitato di Piazza Adriatico, Centro di Documentazione Val Bisagno, Arci Ponte Carrega e singoli cittadini.
Domani è importante partecipare e dire la propria opinione su come spendere i fondi in maniera utile e condivisa!
Ci sono infatti ancora circa 100 mila euro deliberati dalla Giunta comunale lo scorso anno che possono essere investiti nel quartiere! Qui la delibera:
http://www.amicidipontecarrega.it/2014/09/09/112mila-euro-per-il-quartiere/
Martedì 21 alle ore 14:00 in Municipio ci sarà un altro appuntamento importante per il nostro quartiere. In Commissione seconda verrà fatto il punto della situazione sull’operazione delle Ex Officine GUGLIELMETTI. Sarà presente Coop Liguria. Nonostante l’orario è importante portare la voce dei cittadini anche in questa sede.

Partecipiamo!
commissione 15 luglio

Qui di seguito una foto dell’ultima riunione di quartiere insieme alla Parrocchia per parlare della ricollocazione della antica edicola votiva di ponte Carrega:
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Domani in Piazza Adriatico il Festival dell’Acquedotto!

Intervento di Giordano Bruschi
Intervento di Giordano Bruschi

Intervento di Giordano Bruschi

Domani in Piazza Adriatico si terrà la conferenza “Istria, una guerra per prenderla, una guerra per perderla” con Silvio Ferrari e la Comunità istriano dalmata. La conferenza avrà inizio alle ore 17:30 in Piazza Adriatico e fa parte del programma del settimo festival dell’acquedotto e delle antiche vie.
Il luogo scelto dal Teatro dell’Ortica per la sede dell’incontro è evocativo: nel secondo dopoguerra, prima le baracche e poi i palazzi popolari di Piazza Adriatico, ospitarono gli esuli di Istria, Giulia e Dalmazia oltre agli sfollati del centro storico bombardato. Per questo motivo l’amministrazione Adamoli scelse per queste zone di nuova edificazione i nomi di Lungo Bisagno Istria e Dalmazia, Piazza Adriatico e Via Spalato. Nel 1970 Piazza Adriatico accolse poi parte delle popolazioni di Via Madre di Dio distrutta per sempre dalla speculazione edilizia.
Con il professor Silvio Ferrari ripercorreremo le vicende storiche dell’Istria tra le due guerre mondiali.
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Mirko Bonomi e il prof. Silvio Ferrari durante l'incontro

Mirko Bonomi e il prof. Silvio Ferrari durante l’incontro

 

L'intervento di Eugenio Bracco della Associazione Amici di Ponte Carrega

L’intervento di Eugenio Bracco della Associazione Amici di Ponte Carrega

Prossimi appuntamenti, Festival dell’Acquedotto e non solo!

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Anche nel 2015 la Associazione Amici di Ponte Carrega partecipa al Festival dell’Antico Acquedotto e delle Antiche vie organizzato per il settimo anno consecutivo dal teatro dell’Ortica. Alle tradizionale stondaiate e agli spettacoli teatrali si accompagnano anche una serie di interessanti incontri e conferenze. Una di queste avrà luogo in Piazza Adriatico (Arci Ponte Carrega in caso di pioggia) Lunedì 13 luglio alle ore 17:30. Il professor Silvio Ferrari insieme a Mirco Bonomi e alla Comunità Istriano Dalmata presenteranno, in un luogo che riporta non a caso la memoria geografica di quei posti, la conferenza a ingresso libero: “Istria, una guerra per prenderla, una guerra per perderla”.

Qui il programma completo del Festival: http://www.teatrortica.it/festival-dellacquedotto/Schermata 2015-07-06 a 16.32.17    Schermata 2015-07-06 a 16.36.13

Oltre a questo appuntamento segnaliamo due incontri che si terranno nel quartiere nei prossimi giorni:

Venerdì 9 luglio alle 20:30 dai nuovi giardinetti di Via Ponte Carrega la Associazione Amici di Ponte Carrega e la Parrocchia di Montesignano hanno convocato un incontro pubblico per informare e aggiornare la cittadinanza sulla ricollocazione dell’edicola votiva di Pontecarrega, rimossa più di un anno fa per i lavori di viabilità nel quartiere.

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Infine, Mercoledì 15 luglio alle ore 20:00 si terrà invece la Commissione seconda del nostro Municipio in Piazza Adriatico. Associazione Amici di Ponte Carrega, Arci Ponte Carrega, Comitato di Piazza Adriatico e Centro Documentazione Val Bisagno invitano la popolazione a partecipare alla commissione. Seguiranno altre comunicazioni.

 

Appello sulla Partecipazione: le prime adesioni

Albergo

Pubblichiamo le adesioni che abbiamo ricevuto fino ad oggi dal mondo associativo e della cultura per la discussione di una legge Regionale sulla Partecipazione e il caso delle Ex Officine Guglielmetti

AppelloCulturaCommOnEnergy

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Associazioni e Comitati

 Italia nostra Genova  Italia Nostra
 San Marcellino  Fondazione San Marcellino Onlus
 AssCom  Associazione di Mediazione comunitaria Genova
 Arci  Arci Liguria & Arci Genova
 Attac  Attac
 Acquacomune  Comitato Genova Acqua Bene Comune
 SalviamoIlPaesaggioGe Forum Salviamo Il Paesaggio – Genova
 TerraOnlus  Terra!Onlus
 Comitato8  Comitato 8 Acquedotto storico
 ComitatoViaLodi  Comitato Gino Benazzi Via Lodi
ComitatoSiTram Comitato Si Tram Genova

 

Personalità e mondo della cultura

Fernanda Contri, ex giudice della Corte Costituzionale

Pino Petruzzelli, attore, regista e scrittore

Marianella Sclavi, esperta di processi partecipativi

Renzo Rosso, Henry Darcy Medal, ordinario di idraulica al Politecnico di Milano

Massimo Morisi, Università di Firenze, Garante della Partecipazione e Comunicazione della Regione Toscana

Walter Massa, presidente Arci Liguria

Stefano Kovac, presidente Arci Genova

Giordano Bruschi, partigiano e attivista della Val Bisagno

…. presto pubblicheremo le altre adesioni

Il ponte liberato

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Questa mattina gli abitanti della Val Bisagno e di Ponte Carrega si sono svegliati con un una brutta sorpresa: Ponte Carrega, bene monumentale vincolato ai sensi del DDR n. 27/13 del 19/04/2013, bene tutelato dal Fondo Ambiente Italiano, primo luogo del Cuore della Provincia di Genova nel 2012, era stato oltraggiato con delle bandierine commerciali.

Il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio all’art. 49 cita testualmente che “è vietato collocare o affiggere cartelli o altri mezzi di pubblicità sugli edifici e nelle aree tutelati come beni culturali. Il collocamento o l’affissione possono essere autorizzati dal soprintendente qualora non danneggino l’aspetto, il decoro o la pubblica fruizione di detti immobili”.

Questo codice dovrebbe essere ben conosciuto dalle aziende che si dichiarano attente al rispetto dell’ambiente, tale rispetto infatti si deve intendere esteso, secondo la Commissione Europea, anche nei confronti dei “beni che formano il patrimonio culturale e gli aspetti caratteristici del paesaggio”.

Dopo la nostra segnalazione, la Soprintendenza ha fatto immediatamente rimuovere le bandiere commerciali che evidentemente erano state collocate sul ponte con infrazione al codice sopra citato.

La tutela e il decoro del bene monumentale di il Ponte Carrega non può essere svenduto a fini commerciali.

Ringraziamo la Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici della Liguria, il Municipio media Val Bisagno, nonché i Carabinieri del nucleo Tutela Patrimonio Culturale che sono intervenuti per far rimuovere rapidamente le bandiere minimizzando il danno all’immagine del nostro quartiere.

L’immagine sottostante mostra il bene monumentale oltraggiato dalle insegne pubblicitarie e la rimozione avvenuta in tarda mattinata dopo la nostra segnalazione alle autorità competenti.

In basso la festa sul ponte svolta nel 2013 dopo la proclamazione di Ponte Carrega Bene Monumentale

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Differenze

Una delegazione degli Amici di Ponte Carrega incontra l’ex Presidente José Pepe Mujica

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Oggi una delegazione degli Amici di Ponte Carrega ha incontrato l’ex Presidente della Repubblica di Uruguay José Pepe Mujica arrivato dall’altra parte del mondo per cercare le sue radici in Liguria.

Raccontate le nostre battaglie per il bene comune!

Qui il racconto del quotidiano La Repubblica: http://genova.repubblica.it/cronaca/2015/05/25/news/mujica_il_leader_uruguaiano_con_origini_liguri_il_viaggio_sulle_orme_della_memoria-115194493/
<<Non c’è niente nel breve periodo, nessuna vittoria dietro l’angolo. Non guadagnerò il paradiso o cose del genere. Ciò che voglio è combattere per il bene comune e il progresso>>.

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La Green Coop in Val Bisagno, senza dubbio un caso europeo, ma da chiarire

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Forse non tutti sanno che la Coop Liguria – Talea ha inserito il progetto sulla trasformazione delle ex-aree Guglielmetti di Genova Ponte Carrega dentro un programma di sostenibilità ambientale finanziato della Comunità Europea. Il progetto viene portato in Europa come caso pilota in Italia ed esempio di intervento eco-compatibile!

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Come possiamo leggere dalla pagina del sito Coop Liguria:  qui il link >  Coop Liguria <

Il progetto europeo si chiama “CommON Energy”, finanziato dall’Unione Europea nell’ambito del settimo Programma Quadro e volto a individuare criteri eco-compatibili per la costruzione di centri commerciali, attraverso approcci innovativi, sia per i materiali da adottare, con proprietà termo-acustiche passive elevate, sia per l’adozione di impianti e tecnologie ad altissima efficienza per il risparmio energetico, quali illuminazione e climatizzazione.

L’obiettivo, grazie a un investimento complessivo di 15 milioni di euro (9 dei quali a carico dell’Unione Europea) è ridurre fino al 75% i consumi energetici delle strutture, aumentare del 50% l’utilizzo di energie rinnovabili e limitare i picchi di consumo che impattano sulle reti.

Partner italiano di ‘CommONEnergy’ è INRES, il Consorzio Nazionale creato dalle Cooperative di Consumatori per la progettazione architettonica, impiantistica e la realizzazione delle strutture commerciali, che ha individuato nel centro commerciale genovese della Valbisagno, oggi in fase di progettazione nell’ambito di una collaborazione tra INRES e Coop Liguria, uno dei tre ‘case studies’ (cioè i progetti pilota), che applicheranno nel concreto le soluzioni ad alta sostenibilità studiate dai partner di ‘Common Energy’. Le altre due realizzazioni sono due centri commerciali a Valladolid (Spagna) e Trondheim (Norvegia).

Il complesso commerciale che dovrebbe nascere in Valbisagno prevede un intervento di ristrutturazione del piccolo centro commerciale esistente e la riqualificazione delle aree dove un tempo avevano sede le Officine Guglielmetti. Oltre a un supermercato Coop e a una galleria di negozi è prevista anche la realizzazione di una struttura ricettiva e di servizi per la socialità del quartiere.

L’intero complesso sarà progettato sulla base delle linee guida definite nell’ambito di ‘CommONEnergy’, che si avvale della collaborazione di 23 partner industriali e accademici, capaci di mettere in rete le proprie competenze e conoscenze per ridurre a tutti i livelli l’impatto ambientale della struttura.”

Ma cosa è CommOnEnergy?

CommOnEnergy Lo possiamo leggere direttamente qui >>  sito del progetto europeo <<

Ripensare i centri commerciali per trasformarli in esempi di efficienza energetica…” ma non solo..!!

Nel manifesto del programma troviamo pubblicato queste affermazioni:

CittadinoSostenibile

“Passare dall’idea di consumatore a quella di cittadino”

“Il progetto di ricerca integrato e multidisciplinare presentato dal consorzio di CommONEnergy punta a avere un notevole impatto non solo sugli stakeholders dell’efficienza energetica negli edifici e sul settore del commercio e della vendita al dettaglio,ma anche su tutti coloro che visitano i centri commerciali come clienti. L’obiettivo è infatti quello di rendere tangibili i risultati per un pubblico il più ampio possibile, promuovendo all’interno della società dei comportamenti di consumo più sostenibili”

Ora se CommOnEnergy è tutto questo, soffermiamoci sul significato di  Passare dall’idea di consumatore a quello di cittadino…rendere tangibili i risultati per un pubblico il più ampio possibile, promuovendo all’interno della società dei comportamenti di consumo più sostenibili”.

Queste affermazioni fanno sorgere alcuni dubbi su come sia possibile che un progetto europeo, che ha come suo obbiettivo la trasformazione dei centri commerciali in luoghi eco-compatibili e che ha la presunzione di indirizzare la società a comportamenti  più attenti verso l’ambiente, non preveda prima di ogni altra cosa dei percorsi di partecipazione dei cittadini alla realizzazione di questi progetti coinvolgendo in questo modo proprio quella società che si ha la presunzione di cambiare.

Come è possibile che un proponente e partner che aderisce a questo programma, possa nel contempo non aver previsto (prima) e aver negato (dopo) un vero percorso di partecipazione “garantito” ai  cittadini per influenzare e migliorare le scelte di quel progetto?

La Coop Liguria alle nostre richieste di partecipazione “garantita” ha sempre affermato che i percorsi di partecipazione erano già stati fatti, ma in realtà si sono svolti semplici incontri di presentazione di un progetto già confezionato dove il proponente si rendeva disponibile, a sua sola discrezione, a porre qualche limatura al progetto preliminare. Tutto questo è avvenuto senza un preciso protocollo o una specifica legge in materia di partecipazione e senza un’autorità garante “terza” tra il proponente stesso e l’autorità amministrativa (municipio, comune, regione) e la società tutta. In sostanza senza garanzie per i cittadini e associazioni di poter influire effettivamente sulle scelte progettiuali.

Come è possibile che un progetto pilota così importante, unico in Italia, possa partire dal presupposto di non tutelare il connettivo urbano storicamente consolidato e di salvaguardare il più possibile il suo paesaggio? Sappiamo bene che malgrado i nostri suggerimenti i volumi più impattanti dei nuovi edifici graveranno proprio davanti ai simboli identitari del territorio (Ponte Carrega e il suo storico Borgo, la collina della Chiesa di S. Michele e l’apertura della Valle del Mermi) e poi ancora si prevedendo enormi parcheggi in copertura che saranno visti dal parco dell’acquedotto storico e dei forti di Genova. Perché non sono stati applicate misure di mitigazione dell’impatto come per esempio tetti verdi e muri vegetali come sarebbe previsto dall’agenda 21 per la Valbisagno, protocollo di sostenibilità della Provincia di Genova pubblicato nel 2004 ?

Ricordiamo che tutelare l’ambiente non significa solo ridurre i consumi energetici, fu proprio la Commissione Europea nel “Libro Verde” del 1993 a definire l’ambiente come qualcosa di più vasto, inteso come l’insieme delle risorse naturali abiotiche e biotiche, quali l’aria, l’acqua, il suolo, la fauna e la flora, ma anche l’interazione tra questi fattori e i beni che formano il patrimonio culturale e gli aspetti caratteristici del paesaggio.

 


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(Render che abbiamo ipotizzato in base de progetto presentato da Coop-Talea – Questo è il cambiamento di visuale del paesaggio che presupponiamo si manifesterà dalle finestre della Scuola Primaria – Mazzini Lucarno.  Questo forse è il tipo di insegnamento verso una società più sostenibile, almeno come lo deve intendere il reparto sviluppo e strutture di Coop. Lo sarà anche per la Commissione Europea? Senza dubbio sarà molto educativo per i nostri bambini)

L’edificio presentato dalla Coop Talea, anche se sarà meno energivoro, rimarrà in ogni caso un manufatto completamente alieno e avulso dal contesto territoriale, circondato da zone ad alto rischio idrogeologico dove verranno attratte migliaia di persone. 

(Si veda articolo si WIRED –  edizione italiana di dicembre 2014) 

Come è possibile che un progetto come questo possa aderire a un programma di eco-compatibilità diventando il ‘case studies’ italiano ricevendo anche finanziamenti europei?

Paradossi che cercheremo di capire insieme ad esperti e personalità della cultura…

Link incorporato dal sito Legacoop  

DellaGuerra 
      Qui il link del convegno svoto a Palazzo Ducale sul caso Guglielmetti: “Territorio come bene comune” dove viene preso il progetto presentato da Coop Talea come pessimo esempio di gestione del territorio: Interventi del Prof. Massimo Morisi, Prof. Renzo Rosso, Arch. Giacomo Gallarati e Giovani Urbanisti

La partecipazione

 SCARICA QUI L’APPELLO
 
AppelloCulturaCommOnEnergy

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La sintesi del convegno Territorio come bene comune dell’11 gennaio scorso dei ragazzi di GhettUp TV

I ragazzi della tv di quartiere GhettUp Tv ci hanno fatto un bellissimo regalo: hanno montato una efficace sintesi delle parti più interessanti e significative della giornata di studio dello scorso 11 gennaio nella Sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale. Qui trovate il link del video:

https://www.youtube.com/watch?v=pp4wVmCsdI8

Il video raccoglie i tratti salienti e i passaggi più importanti e significativi della giornata di approfondimento e confronto sul territorio come bene comune!

Vogliamo ancora una volta ringraziare i ragazzi di GhettUp TV e tutti gli altri ragazzi e ragazze che ci hanno aiutato tramite strumenti video e fotografici a documentare e divulgare i contenuti e le idee dell’11 gennaio e degli altri eventi. Ringraziamo in particolare i ragazzi di GENOVIRUS che hanno ripreso tutto in streaming e hanno permesso così a tanta gente da tutta Italia di seguire il convegno in diretta (ci hanno contattati dalla Calabria, da Roma, dalla Valle d’Aosta, dalla Val Susa, Parma, da Milano e Torino). Ringraziamo il Teatro dell’Archivolto per averci imprestato la strumentazione professionale e Carola per aver fatto le riprese. E poi ringraziamo i tanti fotografi, come Jacopo Baccani, Alex, Chiara, Leonardo, Susanna, Monica e Guido per le tante e bellissime foto scattate!