Archive for Ponte Carrega

Noi di Val Bisagno: il 3 marzo si parla dei ponti della val Bisagno

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Il Politecnico di Milano studia le opportunità del Bisagno

Su Il Secolo XIX del 27 gennaio si parla dei laboratori di Architettura che il Politecnico di Milano svolgerà in Val Bisagno nel prossimo biennio accademico:12644702_1551575248501991_50532267707494459_n

FAI: Ponte Carrega tra gli interventi ammissibili ma non finanziati per esaurimento dei fondi del Censimento I Luoghi del Cuore

Nel 2012 la grande mobilitazione per Ponte Carrega portò il Nostro ponte ad aggiudicarsi il primo posto per la città di Genova nel Censimento dei luoghi del Cuore 2012. Anche nel 2014 Ponte Carrega si è comportato molto bene: a fronte di un aumento dei beni segnalati, circa 100 mila per più di un milione di voti complessivi in tutta Italia Ponte Carrega si è piazzato comunque terzo a livello genovese. Un buon risultato contando il fatto che questa volta non abbiamo organizzato banchetti e le firme spontanee arrivate in associazione sono state tantissime, portateci da tante atre associazioni e comitati cittadini che si sono prodigati a raccogliere le firme per permetterci di raggiungere quelle 1000 firme necessarie per partecipare al bando di concorso per proporre un progetto di restauro finanziato da Fai e Intesa San Paolo. Alla fine sono arrivate più di 1400 firme ed essendoci mossi per tempo grazie allo Studio di Architettura Mangeruca siamo riusciti a presentare un progetto di restauro seguendo le linee guida del Fai: il progetto è stato approvato in Comune, in Città metropolitana e in Soprintendenza ed ha superato le selezioni preliminari del concorso senza però aggiudicarsi i fondi richiesti. Si è comunque piazzato tra i progetti approvati e questo, a fronte delle migliaia di progetti presentati, è comunque un motivo di orgoglio per la nostra organizzazione.

Il progetto ora tenterà altre strade per poter veder realizzato il disegno di abbellimento di ponte Carrega con la installazione della antica edicola votiva e della nuova illuminazione “storica”.

Un grazie a chi ci ha sostenuti!

Ci vediamo al prossimo Censimento de I Luoghi del Cuore del FAI!

Link FAI: http://iluoghidelcuore.it/infografica

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Ordinanza 439/2015 del Comune di Genova

Ordina

Sotto l’albero gli abitanti di Ponte Carrega e Piazza adriatico hanno trovato un nuovo regalo, l’ordinanza 439/2015 del Comune di Genova ( link qui che impone l’evacuazione dalle proprie abitazioni collocate al piano terra in caso di allerta idrogeologica tipo arancio e rossa (ex. allerta 1 ed ex. allerta 2)

Uso

                              (clicca sull’immagine per leggerla)

Non è una novità perché questa ordinanza conferma quella precedente, la N° 258/2012 ma al tempo non erano ancora partiti i lavori di messa in sicurezza del torrente Rio Mermi, inoltre era stato dichiarato lo stato di emergenza dopo l’alluvione del 2011. Uno stato di emergenza che non ha comunque impedito ai cantieri Coopsette di sbancare una collina per far spazio al nuovo centro commerciale nelle aree ex Italcementi collocate poco sopra alle aree dichiarate allagabili.

Ricordiamo che il torrente Rio Mermi, responsabile degli allagamenti di Ponte Carrega e Piazza Adriatico, doveva essere messo in sicurezza con i lavori previsti come onere di urbanizzazione per la costruzione del nuovo edificio (Bricoman) per un importo di 2.167.436,38 euro di soldi pubblici.

 

L’ordinanza emessa a fine dicembre 2015 conferma che nonostante questi imponenti lavori le zone limitrofe al nuovo centro commerciale sono rimaste PERICOLOSE tanto da dover riconfermare le stesse drastiche misure adottate nel 2012 dopo l’alluvione del 2011. In questo modo si conferma la necessità per gli abitanti degli appartamenti collocati ai piani terra di evacuare le proprie abitazioni in caso di allerta arancione e rossa  per gravi motivi di rischio per la propria incolumità. Nulla è cambiato dal 2011.

Per noi non è una novità, sapevamo da tempo che i lavori di adeguamento sono serviti esclusivamente per mettere in “salvo” l’area del nuovo centro commerciale che è stata alzata artificialmente di circa 10m con un enorme movimentazione di terre. 

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In questo modo le aree del centro commerciale collocate a monte dei centri abitati non sono più allagabili, ma per le aree collocate a valle cosa è successo?. Se consideriamo che l’ultimo ponte stradale del Rio Mermi, collocato all’imbocco del torrente Bisagno non è stato toccato e non sembra nemmeno avere il franco idraulico necessario per il corretto defluire delle acque, si potrebbe ipotizzare un peggioramento delle condizioni di rischio e non un miglioramento. A monte, con la costruzione del centro commerciale è stata impedita ogni esondazione, tutta l’acqua che prima veniva dispersa in una vasta zona ora giunge a valle più copiosa e rapidamente di prima, ma nel ponte l’acqua trova l’imbuto di sempre, cosa mai succederà a valori di pioggia simili a quelli del 2011?

Mermi

 

I lavori di adeguamento, pagati con soldi pubblici, non sono serviti per mettere in sicurezza le aree a valle del centro commerciale e l’ultima ordinanza emessa a ridosso della fine del 2015, a lavori finiti e collaudati, lo conferma ufficialmente. Le aree a valle del centro commerciale rimangono a rischio.

Ordina

Per Piazza Adriatico si potrebbe obbiettare che il torrente Torre, corresponsabile degli allagamenti del 2011, non è stato ancora adeguato. Ma questo non vale per le zone di Ponte Carrega collocate sulla sponda destra del torrente Mermi. Nella sponda destra gli allagamenti sono sempre stati provocati solo dal Mermi stesso.

Se consideriamo che anche la nuova viabilità per accedere al centro commerciale non è idonea a garantire sicurezza dal momento che al primo evento di pioggia di settembre 2015 la viabilità si è completamente allagata (per fortuna era notte e non giorno), viene da chiedersi a cosa sono serviti i lavori di adeguamento, se non al centro commerciale stesso! Ma allora perché li abbiamo pagati noi con soldi pubblici!

Viabilità a rischio inondazione

Secondo noi prima di riconfermare questa ordinanza l’amministrazione avrebbe fatto bene a convocare in assemblea le persone interessare e spiegare meglio i motivi di tale necessità, perché dopo la conclusione di lavori di “messa in sicurezza” così impegnativi e costosi., ci si aspettava un miglioramento delle condizioni di disagio e non una loro conferma.

Ma evidentemente questo interessa poco, l’importante è ordinare e assolversi da ogni responsabilità.

Qui sotto la conferma dell’Assessore Crivello che i lavori di messa in sicurezza del Rio Mermi e del Rio Torre, non sono sufficienti a mettere in sicurezza le zone collocate a valle del Centro Commerciale. L’Assessore ammette che esiste il problema delle sponde del Bisagno che non sono adeguate, ma se è così significa ammettere che tutto il traffico verso e in uscita al nuovo centro commerciale avviene in zone allagabili.. con migliaia di persone in più che vanno a frequentare quelle strade… come è possibile che non sia aumentato il valore esposto? (il centro commerciale rimane aperto anche con allerta rossa – massima allerta)

Poi ci sono anche ruscellamenti dietro il nuovo insediamento, ma se è così, se non sono stati risolti prima dell’apertura del nuovo centro commerciale, il sito come può essere considerato sicuro, il valore esposto non dipende da quante persone sono state attratte vicino a ruscellamenti e allagamenti di vario genere?

Alcuni progetti del 2003 per la valorizzazione di beni storici della Val Bisagno

Incontroluce

Riproponiamo alcuni progetti che nel 2003 furono proposti per valorizzare alcuni monumenti della Val Bisagno come l’Acquedotto Storico, l’Abbazia di San Siro di Struppa e Ponte Carrega attraverso una nuova illuminazione e la organizzazione di alcuni eventi volti alla riscoperta di questi beni. I progetti “Genova in Controluce” sono a firma di: Aldo Vinci, Liliana Iadeluca, Irene Delfino e Cristina Torriano.

Riscopriamoli insieme:

 

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Scarica la guida

 

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Scarica la guida

 

Da Montpellier per Ponte Carrega

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Grazie alla Associazione Yeast che si occupa di mobilità internazionale di giovani e studenti abbiamo ricevuto la visita di una delegazione di giovani ragazzi di Montpellier e una di Recco: entrambi vivono in zone alluvionate e alluvionabili e insieme abbiamo parlato di Acqua e Alluvioni. Abbiamo camminato per il quartiere, parlato con loro di cultura del rischio, resilienza ma anche di versanti e misure di flood proofing, dell’importanza dell’associazionismo, di periferia e di Bellezza raccontando loro dei Forti, dei sentieri e dell’Acquedotto storico. Grande stupore ha suscitato la visita in Piazza Adriatico, dove hanno visto il livello che l’acqua e il fango avevano raggiunto nel 2011, e la vista dell’edificio per il Bricoman, che ha introdotto il tema della urbanizzazione e della cementificazione.

E’ curioso il fatto che un gruppo di studenti francesi sia capitato proprio qui? No, secondo noi: le scelte urbanistiche fatte su questo territorio sono emblematiche di una cattiva gestione del territorio negli ultimi decenni, che fanno di Genova e della Val Bisagno un caso studio di livello europeo.

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Ponte Carrega – Invasioni digitali

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Ponte Carrega, recentemente salvato dall’abbattimento, il Trogolo di Staglieno, strappato al degrado, l’Acquedotto Storico, una potenzialità ancora da recuperare in pieno, saranno le tappe di questo percorso. Una festa, un incontro, una scoperta, una breve e facile escursione accompagnati dagli Amici di Pontecarrega, da Mauro Pirovano, Luciano Rosselli, Matteo Marino e da alcuni abitanti della vallata che illustreranno gli aspetti storici, architettonici e ambientali dei tre manufatti e del contesto che li circonda. Quest’invasione propone così una spontanea passeggiata in un itinerario ad anello con tre tappe:

Domenica 3 maggio, ore 9 – Ponte Carrega ore 10 – Acquedotto Storico (ponte rio Preli) ore 11 – Trogolo di Staglieno

E’ possibile partecipare all’invasione che si preferisce o effettuare il percorso insieme. Vi aspettiamo numerosi! Tutti gli aggiornamenti qui sull’evento.

#invasionidigitali

#digitalinvasions

#genova2015

#id_pontecarrega

#id_acquedottostorico

#id_trogolodistaglieno

#id_valbisagno

Info mail: ilfocato@gmail.com

info@amicidipontecarrega.it

http://www.invasionidigitali.it/it/invasionedigitale/invasione-valbisagno-ponte-carrega-acquedotto-storico-trogolo#.VSqk3uHkUlN  Nota:

invasioni digitali

Lungo il percorso si potrà toccare con mano anche gli effetti della recente cementificazione: la così detta “riqualificazione urbana” del quartiere di Ponte Carrega, ovvero il grande edificio “ex-italcemtneti”, 3 volte il costruito grande come due RMS Titanic (300x40x60m) collocato a 10m dal torrente Rio Mermi, oltre a poter ammirare le aree del prossimo intervento di “riqualificazione” delle aree “ex-officine Guglielmetti”, altro intervento che impatterà sul paesaggio con i grandi volumi previsti per la costruzione di una grande torre alberghiera.

Qui sotto il nostro impegno alla ricerca della bellezza in Val Bisagno: ultimi preparativi per l’evento: la messa a dimora del nuovo cancello in tondino di ferro all’ingresso del recuperato truogolo di Salita alla Chiesa di Staglieno.

(Ringraziamo tutti coloro che hanno partecipato con la loro donazione per comprare il materiale, si ricorda che la vernice è stata gentilmente offerta dallo stabilimento colorificio Tassani nel 2013, scorte che avevamo ancora dalla verniciatura della ringhiera di Ponte Carrega)

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Guarda anche il sito di Luciano Rosselli: http://www.lavatoigenovesi.altervista.org/117.html

Guarda anche il percorso dell’acquedotto storico del ‘600 intorno al quartiere di Ponte Carrega: Itinerario N°8

Stasera a Scala Mercalli si parla di alluvione e cementificazione a Genova

Stasera il programma di Rai 3 Scala Mercalli condotto da Luca Mercalli tratterà il tema delle alluvioni e del dissesto idrogeologico, facendo tappa anche a Genova e in particolare in Val Bisagno.

Qui il link del programma: http://www.scalamercalli.rai.it/dl/portali/site/page/Page-1b0bb64f-44f2-43ea-9f7e-6d791bb192e6.html

Nella foto, una delle fasi delle riprese a Ponte Carregamercalli

Elogio della Bellezza

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SENTENZA: “IL PONTE ASSOLTO PER NON AVER COMMESSO IL FATTO”

 

La salvaguardia di Ponte Carrega.

Apprendiamo con soddisfazione della mozione votata alla unanimità dal consiglio comunale per la salvaguardia di Ponte Carrega. La notizia ci da spunti per alcune riflessioni maturate in questi anni di lavoro a difesa del Ponte.

Una prima riflessione ci dice che la politica non può essere sottomessa dalla tecnica e che la tecnica non deve essere strumentale alla politica: arrogarsi il diritto di imporre decisioni sotto la copertura e la giustificazione delle leggi scientifiche non è eticamente giustificabile. La politica non deve fermarsi di fronte alla tecnica ma deve rapportarsi con essa con tutti gli strumenti a sua disposizione: i più importanti strumenti di controllo sono il dibattito pubblico e la partecipazione dei cittadini al processo di gestione e governo del territorio. Rischiamo altrimenti una politica inumana, moralmente ignava, colpevole cioè di non voler comprendere fino in fondo le questioni della tecnica e di lasciare a questa ultima la responsabilità delle scelte e il lavoro “sporco” per arrivare a dire e realizzare qualunque cosa: “E’ la scienza, Signori, che ce lo impone” sarebbe la giustificazione più utilizzata: una bugia detta senza forse davvero comprendere fino in fondo le ragioni e la opportunità di quelle scelte, dettate da altri interessi. Noi siamo intervenuti in questo frangente: abbiamo studiato, ci siamo formati e informati, abbiamo cercato competenze al di fuori delle nostre conoscenze e competenze. Lo abbiamo fatto prima di tutto per una questione di dignità di un territorio che non vuole essere periferia nel senso classico di “banlieu” e rivendica una propria dimensione di bellezza che si oppone all’oblio di questi ultimi tempi.

La mozione pone anche un altro interrogativo etico, che non pone solo l’attenzione sulla idea di sviluppo di una città, ma piuttosto sulle priorità della nostra società: quali sono le priorità del nostro mondo? Fino a che punto possiamo spingerci, per esempio, per realizzare una infrastruttura? Il “progresso” fino a che punto può spingersi? Salvaguardare la storia, il nostro bagaglio culturale e identitario è un prezzo che possiamo pagare con leggerezza? In una società che svilisce il mondo della cultura e della scuola, che favorisce l’economia piuttosto che la comunità, questo interrogativo non diventa di facile risposta e rischia di trasformarsi in una domanda che travalica il mero esempio genovese e porta l’attenzione sullo “scontro di civiltà” che viviamo tutti i giorni, tra chi assiste passivamente contribuendo allo sfacelo e chi non rimane in silenzio e pensa ad una idea diversa di comunità e società. Può una opera, una infrastruttura essere messa davanti a tutto, davanti alle nostre sensibilità, alla nostra umanità?
In definitiva, perchè un gruppo di liberi cittadini si è voluto indignare e muovere per un così piccolo monumento presente nel proprio altrettanto piccolo quartiere? Crediamo che sia stato fatto soprattutto per salvaguardare il nostro futuro: preservare i simboli del nostro passato non significa fare un esercizio retorico, non significa essere dei malinconici individui attaccati ad una idea romantica di esistenza. Difendere il nostro passato, per citare Luca Borzani, significa difendere il nostro futuro. Significa dare un segnale alla città, non ripetere una nuova Via Madre di Dio. Preservare la Bellezza di un luogo e tutto ciò che è insito nel significato di bellezza stesso (l’umanità, il potenziale aggregativo di un luogo, il rispetto del paesaggio) significa rispettare e dare spazio alla bellezza nella sua dimensione pubblica di Bene Comune. Siamo a un bivio. Come immaginiamo la nostra società, e quindi la nostra città del futuro, quello spazio cioè dove si esplicita in maniera pubblica la nostra idea di società?
Ponte Carrega non è solo un insieme di pietre che si oppone alla furia del Bisagno: è una parte di città fatta di persone che vuole prendersi cura di un nostro territorio offeso dalla speculazione e ancor più dall’oblio della nostra democrazia.

L’idea di Bellezza è un tema politico che dovrebbe, senza retorica, fare parte dell’agenda politica di questa Regione e di questo Paese: l’articolo 9 della Costituzione ne è il fondamento giuridico e da qui passa il messaggio di una idea di cittadinanza, di una idea di cultura e di civiltà slegata dall’individualismo, dalla privatizzazione degli spazi pubblici, dalla autoreferenzialità e superficialità di un certo modo di fare politica che vorremmo vederci finalmente alle spalle.


Consiglio comunale: http://www.comune.genova.it/content/consiglio-comunale-seduta-del-24-febbraio
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http://genova.erasuperba.it/notizie-genova/ponte-carrega-valbisagno-no-demolizione
http://www.genovatoday.it/politica/ponte-carrega-demolizione.html
Qui il link della mozione approvata alla unanimità dal Consiglio comunale:http://www.comune.genova.it/sites/default/files/20150224_demolizione_ponte_carrega_moz.pdf

Ponte Carrega ancora una volta Luogo del Cuore Fai!

logo-FAIOggi sono stati presentati a Milano i risultati del censimento internazionale promosso dal FAI -Fondo Ambiente italiano- I Luoghi del Cuore 2014.

Ponte Carrega nel 2012 si classificò primo luogo del cuore della Provincia di Genova: il ponte non era ancora stato vincolato con specifico decreto da parte del Ministero e quel risultato contribuì in maniera importante al suo vincolo. Le firme per quell’occasione furono raccolte in breve tempo e con urgenza per sensibilizzare l’opinione pubblica nell’intento di salvare il ponte dal possibile progetto di abbattimento e per valorizzarlo. Questa seconda tappa risponde a questa esigenza di protezione e valorizzazione che risponde allo scopo e allo spirito del censimento del Fondo Ambiente e della Associazione Amici di Ponte Carrega.

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La cosa più sorprendente di questa edizione del censimento è che questa volta, pur senza grandi clamori e con poca pubblicità (solo un paio di banchetti organizzati!), abbiamo riproposto la raccolta firme che con nostra grande sorpresa ha avuto di nuovo grande successo: mentre nel 2012 eravamo stati noi a promuoverla in prima persona, questa volta siamo stati soprattutto coordinatori e raccoglitori delle firme raccolte in giro per Genova e la Val Bisagno da cittadini e comitati che hanno raccolto molto spesso le firme in maniera autonoma e spontanea per Ponte Carrega: a tutte queste persone va oggi il nostro ringraziamento e il riconoscimento di questo ulteriore risultato ed obiettivo raggiunto dalla nostra vallata e dal Nostro Ponte! L’obiettivo di superare le mille firme è stato ampiamente sfondato e ora potremo partecipare al bando per cercare di ottenere quei finanziamenti per restauro che nel 2012 non eravamo riusciti ad ottenere per la mancanza di un dettaglio nel progetto di riqualificazione, chiudendo quindi un percorso incominciato nel 2012. Quest’anno, grazie allo studio di architetti Mangeruca, ci siamo mossi in anticipo per cercare di proporre al Fai un piccolo progetto per rendere questa parte di vallata più bella!

Il progetto verrà presentato in una delle prossime riunioni di quartiere.

Quest’anno il ponte si è classificato 3° luogo del cuore di Genova, rimanendo quindi sul podio e piazzandosi davanti alla Villa della Duchessa di Galliera di Voltri e all’Acquedotto storico e classificandosi al 207° posto su scala nazionale sugli oltre 20 mila luoghi segnalati e sui 1.658.701 voti complessivi (1 milione e seicentomila!) che hanno fatto di questa edizione una edizione record!

Il censimento del Fai ha poi riconosciuto, per la prima volta e con grande soddisfazione per la nostra Regione, la vittoria di un bene del cuore ligure: è arrivato infatti primo nella classifica nazionale il convento dei frati Cappuccini di Monterosso al Mare http://iluoghidelcuore.it/risultati# con oltre 110mila voti raccolti!

Il ponte è arrivato secondo nella categoria settoriale “ponti” a livello nazionale – un risultato per noi molto soddisfacente che ci permette di rientrare a pieno titolo nei piani di finanziamento del FAI e che ci rende orgogliosi del risultato raggiunto per il nostro quartiere e la vallata!

Grazie a tutti per aver partecipato!

Rassegna stampa Fai per recupero di Ponte Carrega nella scorsa edizione:

http://www.fondoambiente.it/Attivita-FAI/Index.aspx?q=recupero-del-primo-luogo-del-cuore-di-genova

Link Classifiche Luoghi del Cuore 2014: http://iluoghidelcuore.it/risultati#Fai3


Qui sotto riportiamo un video di repertorio sull’intervento di pulizia promosso dagli Amici di Ponte Carrega nel 2013

 

Un po’ di rassegna stampa

Linkiamo gli articoli delle redazioni web de Il Secolo XIX e La Repubblica sulla fantasiosa idea di una cabinovia sospesa a 35 metri di altezza sul Bisagno (una idea fantastica per favorire i negozi di vicinato evidentemente, ndr!): Secolo XIX: http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2015/02/17/ARCHe6YD-trasporto_valbisagno_progetto.shtml, La Repubblica: http://genova.repubblica.it/cronaca/2015/02/17/news/cabinovia-107551502/#gallery-slider=107565594.

Qui potete vedere il video realizzato da Il Secolo XIX Web dopo il convegno di ieri mattina, a presentazione avvenuta: http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2015/02/17/ARCHe6YD-trasporto_valbisagno_progetto.shtml mentre qui di seguito trovate l’articolo sulla Cabinovia della Val Bisagno anticipato in un articolo comparso sulla Gazzetta del Lunedì:

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 Qui il commento alla notizia del Comitato Si Tram:http://genova.mentelocale.it/63240-genova-funivia-sulla-valbisagno-progetto/.
Sempre sulla Gazzetta del Lunedì è comparso un articolo sul restringimento dell’argine destro del Bisagno con alcuni aggiornamenti: potete leggere l’articolo completo in formato pdf cliccando <qui>

 

Ieri infine in consiglio comunale si è parlato del degrado dell’Acquedotto storico e della scuola di Via Lodi a seguito degli ultimi interventi sui media locali e nazionali (Era Superba:http://genova.erasuperba.it/notizie-genova/acquedotto-storico-valbisagno-degrado-frane-discariche e La7: http://www.la7.it/laria-che-tira/video/a-genova-la-scuola-più-a-rischio-d’italia-06-02-2015-146822). Per quanto riguarda la scuola di Via Lodi è importante sottolineare come non ci siano centraline per il rilevamento della qualità dell’aria nelle vicinanze della più grande autorimessa di autobus della Regione! (le più vicine si trovano in corso Europa e Corso Buenos Aires!).

Qui potete leggere la sintesi del consiglio di ieri su Acquedotto (400 mila euro stanziati per recupero con fondi Por) e scuola di Via Lodi, oltrechè per la passeggiata di Nervi e la scalinata Borghese di Piazza Tommaseo: http://www.comune.genova.it/content/consiglio-comunale-seduta-del-17-febbraio

 

Luca Mercalli a Ponte Carrega, Riprese in corso…

Oggi Luca Mercalli è venuto a Ponte Carrega per toccare con mano la spregiudicata cementificazione concessa e attuata dalla nostra amministrazione solo otto mesi dopo l’alluvione del 2011. Un “costruito sul costruito” di 49.000 mq su un tessuto industriale esistente di 15.000 mq. Una riconversione che prevede nuovi centri commerciali che attireranno migliaia di persone vicini in luoghi a rischio.

Nell’intervista si è parlato anche del progetto di riconversione presentato da Coop-Talea sulle aree ex officine Guglielmetti, un soggetto che si dichiara sensibile ai temi ambientali e di difesa del paesaggio, ma che di fatto non ha esitato a presentare un progetto impattante sul paesaggio urbano consolidato di Ponte Carrega. Abbiamo parlato della grande torre alberghiera alta 35m davanti al Bisagno e allo storico borgo di Ponte Carrega.

Questo caso lascia sempre perplessi e increduli tutti coloro che ne vengono a conoscenza ed è oramai diventato un tema di rilevanza nazionale.

Da parte nostra abbiamo ribadito il nostro impegno a continuare nella denuncia di questi scempi.

A queste considerazioni aggiungiamo che ad oggi non esiste in Liguria una legge di regolamentazione sui processi di partecipazione della cittadinanza alla gestione del territorio: le decisioni sono state imposte dall’alto esclusivamente dal proponente e dall’autoreferenzialità amministrativa delle istituzioni. Il “caso” Ponte Carrega è evidentemente emblematico di come è gestita l’intera questione del territorio in Liguria. 

La trasmissione “SCALA MERCALLI”  andrà in onda su RAI 3 in prima serata per sei puntate da febbraio, dopo il programma di Fabio Fazio: si tratterà di clima, energia, rifiuti, consumo del suolo, agricoltura sostenibile, protezione civile, eventi meteorologici estremi. Mercalli darà voce a tante realtà come associazioni e comitati che lottano contro il degrado ambientale del paese e darà voce a tanti ricercatori e professori non noti al pubblico televisivo ma eccellenze nei loro campi di ricerca.

A Genova le riprese sono state effettuate tra Sant’Agata, il greto del Bisagno, Marassi e Ponte Carrega.

Nella foto: Luca Mercalli con il prof. Gerardo Brancucci a Ponte Carrega davanti alle ex-aree officine Guglielmetti

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Il convegno è on line! Se non hai partecipato guardalo qui!

Grazie a ai tecnici di GenoVirus, che si sono offerti gratuitamente per prestare il loro servizio tecnico al Convegno, abbiamo la possibilità di poterlo riascoltare o seguire in differita streaming.


Dissesto
GenoVirus è un blog multimediale basato totalmente sul volontariato e la passione di chi, come noi, preferisce adoperarsi per il bene comune tutto l’anno e non solo durante l’emergenza impugnando la pala per qualche giorno per spalare il fango. Il fango va rimosso durante l’emergenza, ma soprattutto dopo, tutto l’anno, rimuovendo le cause che lo hanno provocato, per farlo ci sono molti modi,  ognuno con le proprie competenze, senza retorica, senza essere angeli. Aiutare a diffondere la cultura del Bene Comune è uno di questi modi.

 


(per la visone a schermo intero impostare la modalità adoperando il tasto [ ] in basso a destra sul pannelo del video)

Menzionati su WIRED! – Come annega una smart city

Wired è una delle riviste più diffuse a livello mondiale, compare anche nel cartone animato americano de I Simpson

Wired è una delle riviste più diffuse a livello mondiale, compare anche nel cartone animato americano de I Simpson

 

WiredTerstat

La prestigiosa rivista americana Wired (edizione italiana di dicembre 2014) – dedica un articolo alla nostra città, citando la nostra associazione e il caso di Ponte Carrega. L’articolo evidenzia le contraddizioni tra il voler essere una Smart City e la realtà dei fatti. Un amministrazione indolente che non sa imparare dai propri errori.

(Un articolo a firma della giornalista Carola Frediani, autrice del libro Deep Web)

WIRED

Non è un caso che la famosa giornalista esperta del web e la prestigiosa rivista americana Wired prenda come cattivo esempio il caso di Ponte Carrega per descrivere le contraddizioni di una città che pretende di essere “Smart” ma poi avvalla progetti di trasformazione edilizia devastanti dimostrando in tal senso di navigare a vista senza una effettiva strategia.  Evidentemente l’intervento CoopSette – Bricoman e ora anche Coop Liguria – Talea per le aree delle ex-officine Guglielmetti, rappresentano un caso emblematico non solo per la nostra città ma per il nostro paese: qui si continua a costruire e si è “costruito sul costruito” passando da 15.000 mq a oltre 49.000 mq.

Evidentemente ci sono interessi superiori a uno sviluppo “Smart” della città e questi attori sono in grado di condizionare la politica a loro esclusivo vantaggio, sanno già che i loro progetti hanno la strada spianata.  L’articolo riportato sul XIX secolo di oggi(http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2014/12/10/ARc5blpC-ultimatum_rimessa_guglielmetti.shtml ) mette in evidenza come ci siano opacità negli  accordi tra la politica di sempre e l’interesse privato di sempre. In particolare per il caso Coop Liguria e le aree delle ex Officine Guglielmetti sembrano essere state vendute con un contratto di vendita che avrebbe al suo interno una clausola con la quale il proponente ora minaccia la restituzione dei soldi se non verrà approvato il suo devastante progetto. Ricordiamo che Coop Liguria, contrariamente ai suoi principi etici di tutela per l’ambiente e del paesaggio, ha presentato un progetto completamente estraneo al contesto in cui si inserisce con una torre alberghiera innalzata davanti al borgo storico di Ponte Carrega e alla chiesa di Montesignano, una struttura di vendita che prevede un enorme parcheggio in copertura che dequalificherà completamente gli insediamenti storici urbani consolidati. Saranno previste migliaia di autovetture che andranno ad aumentare il traffico in queste zone ad alto rischio di inondazione. Una città che non sa valorizzare le sue risorse, svendendo con esse anche la sua memoria storica.

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Mitigazione dei rischi di Piena del Torrente Bisagno

Di seguito potrete scaricare in streaming la presentazione del Dossier sviluppato da Italia Nostra (Associazione Nazionale per la Tutela del Patrimonio Storico Artistico e Naturale della Nazione) riguardo la mitigazione del rischio di Piena del Torrente Bisagno.

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Il dossier, che potrete scaricare <qui> o nel sito www.italianostragenova.org , rappresenta un contributo fondamentale per la corretta comprensione della mitigazione dei Rischi di Piena del Torrente Bisagno.

Il documento di Italia Nostra rappresenta per la nostra associazione un altro autorevole tassello che dimostra come l’edificio per il Bricoman di Ponte Carrega, anche se formalmente autorizzato, non rispetta affatto i requisiti di integrazione nell’ambiente, ma anzi ne è un pessimo esempio. In tal senso diminuiscono le argomentazioni di coloro che sostengono che l’intervento ha previsto un complessivo miglioramento dell’assetto idrogeologico dell’intera area perché approvata dagli enti competenti.

Il Dossier di Italia Nostra (a pagina 20) evidenzia come l’edificio ex-Italcementi (Bricoman), insieme ad altri interventi nelle stesse vicinanze, sia da ritenere critico per la lotta alla mitigazione del rischio idrogeologico, insediamenti che erano da evitare e che sono stati costruiti con disposizioni normative di cui oggi il mondo scientifico e culturale ne auspica un superamento.

Insediamenti Critici

               La foto sottostante mostra l’enorme edificio detto per il Bricoman costruito sul fondovalle del torrente Mermi, affluente del Bisagno.

Bricoman

TgR Rai 3: http://www.tgr.rai.it/dl/tgr/regioni/PublishingBlock-e76ff69f-39a6-4e43-a278-3566b7d783b2.html

Primocanale a Ponte Carrega, il programma Intorno a Noi racconta di alluvioni e crisi della politica con gli Amici di Ponte Carrega

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Restringimento del Bisagno: è come mettersi un sacchetto in testa per respirare meglio!

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A meno di un mese dall’ultima alluvione un articolo apparso su Repubblica ci ripropone il progetto presentato nel 2012 per allargare la strada di sponda destra in Val Bisagno per far spazio alla Busvia. 

è previsto un allargamento della strada senza restringere la portata idraulica del Bisagno

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Questa affermazione è apparsa su un articolo di Repubblica del 25.10.2014 a detta del segretario provinciale del PD, Alessandro Terrile. Nell’articolo viene rimarcato il fatto che per la Val Bisagno è necessario un TPL veloce e per far questo si avvieranno presto i cantieri per iniziare ad allargare la strada sulla sponda destra del torrente. L’articolo ribadisce che il progetto presentato non ridurrà la portata idraulica del Bisagno.

Sul fatto che la portata non verrà ridotta siamo tutti d’accordo perché ridurre la portata non sarebbe comunque possibile dato che oggi è già insufficiente.

Il progetto presentato si basa su una riprofilatura degli attuali argini con la demolizione di alcuni ponti e passerelle pedonali, nella versione preliminare si doveva demolire anche Ponte Carrega. Con questa operazione si riesce a strappare ancora qualche briciola di spazio per allargare la strada sulla sponda destra.

L’effetto di questa operazione non sarà quello di ridurre la portata idraulica perché questa senza dubbio dovrà risultare aumentarla, i nuovi argini dovranno garantire la tenuta alla piena bi-centenaria. Dunque se rifare gli argini significa evitare che l’acqua esca significa che la stessa la ritroviamo più a valle (vedi articolo: Sturare un lavandino… )

La nuova profilatura con il ristringimento dell’alveo di circa 3m (media) avrà l’effetto di aumentare la velocità dell’acqua che arriverà più copiosa e veloce di prima a valle,  infliggendo situazioni ancora più critiche laddove l’arginatura già oggi è gravemente insufficiente, per esempio a Borgo Incrociati o alla Foce.

Il rifacimento della copertura del Bisagno e lo scolmatore del Fereggiano non risolveranno definitivamente la questione perché il nodo rimarrà comunque insufficiente per la piena bi-centenaria.

Tutto questo si fa per il tram?

A chi auspica un tram che funzioni, e non due binari che passino da qualche parte, possiamo dire che questa cosa sarà palesemente disattesa.

Noi auspichiamo un progetto dove il tram sia vicino alla gran parte della gente, vicino ai palazzi, ai negozi, perché sia il più comodo possibile e perchè solo così il tram può essere strumento di riqualificazione urbanistica e non diventi un treno veloce di collegamento Periferia-Centro. Facendo così ci sarebbe anche un maggior ritorno dell’investimento perché in questo modo più gente sarà incentivata a prendere il tram e inoltre sarebbe un investimento che potrebbe tendere la mano ai piccoli esercizi commerciali in contrapposizione ai grandi centri commerciali favoriti e approvati dalla stessa parte politica e che basano la propria prosperità soprattutto con l’utilizzo del mezzo su gomma. Favorire il tram significherebbe favorire il piccolo esercizio di vicinato e il negozio di quartiere che non potrà più competere con la grande distribuzione dei grandi centri di sponda sinistra.

Con questo progetto invece si naviga a vista, portando avanti una proposta che non migliora di sicuro il problema idraulico della città e non pone le basi per un reale investimento sulla tramvia: manca infatti uno studio completo sulla tramvia in Val Bisagno e il suo ripristino in città. C’è solo una vaga idea, oltretutto spesso rimangiata nonostante il dibattito pubblico in Val Bisagno di quattro anni fa, ma manca complessivamente un grande progetto organico che lo determini anche con un recupero di tipo urbanistico e di riqualificazione di questa parte della città. Una riqualificazione che evidentemente non è nei reali progetti della amministrazione viste le operazioni speculative in atto e l’aggravio della situazione della Volpara, che sottolineano ancora una volta come sia lontano dalla realtà di una Smart City e di una Agenda 21 la Val Bisagno.

Si ha l’impressione di trovarsi davanti a un ennesimo tentativo maldestro di “tapullo” alla genovese come di quelli avanzati e realizzati dalla amministrazione comunale negli ultimi decenni e negli ultimi anni e la realtà dei fatti ci fa vedere dove si è arrivati continuando a “tapullare” per decenni: una azienda di trasporto pubblico al collasso, la discarica di Scarpino al collasso, la rete idrografica genovese collassata, muri e versanti che crollano: tutti i nodi, prima o poi vengono al pettine, un problema in più se vengono al pettine tutti insieme. Vogliamo sottolineare come non sia un caso questo collasso: è solo ciò che raccogliamo del Buon Governo degli ultimi decenni e dell’inerzia degli ultimi anni.

Si naviga a vista costruendo con urgenza un argine per allargare una strada che forse un giorno servirà anche per realizzare un tram, ma per il momento sarà solo una corsia in più per il bus con il numero di automobili in circolazione sempre più pesante (almeno 6.000 in più grazie alle operazioni Coopsette e Coop senza contare i camion in arrivo in Volpara da tutta l’area metropolitana).

Se davvero si volesse realmente il tram non saremmo ancora oggi in questa situazione di incertezza: se davvero si volesse realizzare il tram si sarebbe già cominciato partendo da Brignole e invece ci si è voluti concentrare proprio sul tratto più problematico, per cavalcare una situazione di “impasse” che a una prima vista sembra essere molto complicata e che invece non lo è: le soluzioni per far passare il tram nel tratto Staglieno-Feritore sono molteplici e tutte più economiche di quelle presentate dalla amministrazione. Esistono modi per superare questo problema senza dover far pagare un prezzo troppo caro alla città, sia dal punto di vista economico (l’allargamento costa 26milioni di euro di soldi pubblici) sia soprattutto dal punto di vista del rischio idrogeologico, senza dover necessariamente restringere il Bisagno!

Il WWF ha proposto una valida alternativa (vedere più sotto) ma ci sono anche proposte per modificare la viabilità in quel tratto rendendolo un traffico di destinazione o proponendo un senso unico alternato anche con un breve tratto in sede promiscua (non più di 50metri!). Con i nuovi insediamenti in sponda sinistra potrebbero poi essere cambiati alcuni flussi e potrebbe in futuro cambiare il tipo di domanda su quel tratto di sponda: pertanto non può essere esclusa a priori,senza adeguate indagini e prospettive, anche un passaggio del tram in sponda sinistra su alcuni tratti. Nel tratto poi di Gavette una soluzione molto valida e a costo praticamente zero è quella di prendere spazio alla rimessa Gavette evitando così ogni tipo di restringimento, spostando semplicemente la strada di qualche metro, considerato anche il fatto che l’area di Aster verrà spostata e che la stessa rimessa Gavette con l’avvento del tram sarebbe ridimensionata, a beneficio anche e finalmente della scuola Mazzini-Lucarno, oggi affogata nello smog degli autobus di mezza città. Se infine vogliamo tornare al ragionamento sul rischio idrogeologico le cose ideali sarebbero addirittura due: ridare, dove possibile, anche attraverso cassonamento, spazio al Bisagno (proposta tra l’altro dalla stessa amministrazione regionale nel 2009, proposta di allargamento del Ponte Carrega in uno dei tratti più stretti del Bisagno, guarda foto della ripresa da Bing maps

Percorso Busvia

e il link de Il Secolo XIX 6 maggio 2010 e realizzare il progetto dello scolmatore del Bisagno dalla Sciorba, quello approvato già dal 2007.

In fondo se pensiamo che il grande scolmatore costa meno dei danni provocati dall’ultima alluvione, circa 250 milioni (e ricordiamo che come quantità d’acqua caduta l’alluvione del 2014 è stata pari a 1/3 rispetto a quella ben più grave del 1822, ma allora l’area urbanizzata era solo il 2%) allora possiamo solo rammentare alla nostra classe dirigente quale sia la vera Grande Opera (che tanto grande non è dato che costa 1/20 della Gronda o come il monte ingaggi di una squadra di calcio di primo livello di Serie A) per la nostra città e per il nostro paese: la “messa in sicurezza” del nostro territorio.

La messa in sicurezza è un termine molto abusato e non può realizzarsi né in poco tempo né con pochi e rari interventi: a dire il vero noi, come Amici di Ponte Carrega, sosteniamo l’inesistenza del Rischio Zero e pertanto vogliamo parlare di “Mitigazione del rischio” e non di “messa in sicurezza”. Ad ogni modo, dal nostro punto di vista l’opera ingegneristica può essere solo una delle misure da fare per dare una risposta al problema, ma non l’unica. Servono importanti investimenti nel campo naturalistico e ambientale (zone umide, briglie, vasche di laminazione), un ritorno al lavoro sui versanti (ripristino dei terrazzamenti, piantumazione di specie che trattengono frane) e sul bosco, soprattutto quello ceduo (creando una filiera corta che possa renderla autosufficiente e quindi anche una occasione di lavoro sfruttando i mezzi già a nostra disposizione come i Psr e la Banca della Terra di Regione Liguria), un lavoro importante sulla cultura del rischio e della autoprotezione in ottica resiliente (ad esempio attraverso il flood proofing), un lavoro importante a livello legislativo per quanto riguarda il consumo del suolo e l’adeguamento delle nostre visioni di sviluppo alle politiche di sviluppo previste dall’Europa (Obiettivo Consumo di Suolo Zero entro il 2050).

Porre il progetto di restringimento come un progetto di miglioramento idraulico del Bisagno è invece quanto di più distante da quello che avete appena letto qui sopra ed “è un po’ come mettersi in testa un sacchetto di plastica per respirare meglio” (frase pronunciata da Enrico Pedemonte, ex corrispondente da New York per L’Espresso e La Repubblica al Festival della Scienza ). Ritenere il restringimento una opera idraulica significa che il progetto dello scolmatore approvato nel 2007 o non si farà mai oppure è ritenuto inutile: entrambe le posizioni sono presto spiegate. Nel primo caso, se sosteniamo che restringere il Bisagno sia una opera idraulica allora significa che si è deciso, politicamente, di non realizzare il grande scolmatore perché le due opere sono una il doppione dell’altra. Altrimenti perché un amministratore pubblico dovrebbe spendere 26 milioni di euro dopo che si è già deciso di realizzare lo scolmatore del Bisagno e si è approvata l’opera? Che senso avrebbe, spendere 26 milioni oltre a quelli già previsti fin dal 2007 per lo scolmatore? Significherebbe fare uno sperpero di soldi pubblici e realizzare due opere idrauliche con lo stesso scopo. Forse quindi che non si tratti di opera idraulica ma di un’opera viabilistica travestita da opera idraulica?

Nel secondo caso invece abbiamo ipotizzato che la opera dello scolmatore del Bisagno fosse invece considerata superflua: è chiaramente una provocazione, il piano di bacino lo prevede ed ha passato a pieni voti , a differenza di quello del Fereggiano, il parere del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici. Può darsi però che lo scolmatore del Bisagno sia ritenuto una soluzione non abbastanza percorribile o efficace, almeno non quanto il restringimento del Bisagno. Questa seconda motivazione ha una spiegazione più squisitamente politica e spiega il gioco a cui siamo sottoposti noi povere pedine. Una opera come il grande scolmatore si misura in termini di tempo che vanno al di là delle prossime elezioni o della prossima campagna elettorale. La realizzazione di uno scolmatore di questa portata potrebbe durare anche un paio di lustri (per dovere di cronaca va invece scritto che lo scolmatore del Fereggiano sarebbe invece realizzabile in 4 anni, meno della metà del tempo, ma avrà anche una incidenza nulla sul Bisagno e un costo maxi attorno ai 60 milioni di euro, compreso dei due stralci): troppo per chi è alla ricerca di un immediato ritorno elettorale. E allora chiediamoci cosa è, soprattutto a Genova, ciò che rende tutti contenti e felici di votare? Et voilà, la viabilità!: “La viabilità a Genova è un moloch cui concedere ogni sacrifizio“, si legge a pagina 63 del libro del professor Rosso, “Bisagno. Il fiume nascosto“.

Perché quindi, questa fretta di allargare l’argine? Forse perché darà visibilità in vista delle prossime elezioni? Il progetto si farà passare per una “messa in sicurezza” idraulica del Bisagno e come primo lotto per la corsia protetta per TPL. Ovviamente l’opera non verrà descritta per quella che è in realtà, ossia un altro tratto di autostrada urbana che andrà ad incentivare a aumentare il traffico su gomma. Probabilmente c’è anche l’urgenza di contenere l’aumento del traffico privato che produrranno i nuovi centri commerciali. In questo modo si impiegheranno soldi pubblici per compensare problemi causati da investimenti privati, una idea di sviluppo di città lasciato al caso.

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L’idea di allargare la strada nasce con la Perizia Misurale che avrebbe in prima battuta decretato anche la demolizione di Pontre Carrega e tutti i collegamenti tra le due sponde fra Ponte Feritore e Ponte Monteverde.

Il progetto sceglie di utilizzare lastre cemento prefabbricate per realizzare i nuovi argini. In sostanza nulla di innovativo perché è esattamente quello che si è sempre fatto in Val Bisagno.

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 Notare il muro d’argine esistente e la nuova profilatura per allargare la strada

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Su questo argomento noi appoggiamo la proposta promossa dal WWF Genova. Un progetto ben articolato dove individua il mezzo tram come occasione efficace di riqualificazione urbana.

Il progetto WWF prende in considerazione che la strada attuale di sponda destra è più che sufficiente a contenere i 2 binari del tram e consentire il traffico privato in modalità promiscua con i binari. Ovviamente questo non deve avvenire con un traffico privato di scorrimento come avviene ora, ma solo con quello dei residenti o da chi è veramente interessato ad accedere a quella zona. Una circolazione senza divieti, ma con una diversa distribuzione della circolazione, utilizzando per esempio sensi unici e svolte obbligate, che scoraggi chi vuole utilizzare questo percorso come una scorciatoia in alternativa alla strada di scorrimento su sponda sinistra. In queste circostanze ci sarebbe anche un recupero urbano di notevole rilevanza, non scordando che dietro a questa strada c’è un tessuto storico da valorizzare. La zona diventerebbe più silenziosa e gradevole con grande vantaggio per tutti in particolare per i residenti che fino ad oggi sono stati solo penalizzati dalla presenza della Volpara e da un traffico che si potrebbe evitare. Solo per quei pochi esercizi commerciali che sarebbero veramente penalizzati da un minore scorrimento privato (distributori di benzina, venditori di materiali edili, gommisti, ecc.) si potrebbe ipotizzare un trasferimento agevolato in zone limitrofe più idonee magari sulla sponda opposta. La maggioranze degli esercizi commerciali, come già dimostrato in esperienze analoghe, sarebbe invece molto avvantaggiato da una maggiore qualità urbana. Il progetto proposto dal WWF non prevede di togliere le passerelle pedonali ma anzi rafforzare la loro presenza con altre di nuova concezione, per esempio sarebbe utile averne una all’altezza dello sbocco di Via delle Gavette. 

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 Scarica qui il progetto preliminare dell’opera

Bisagno

La Giunta chiede al Governo i fondi per la Val Bisagno

Pubblichiamo la delibera di giunta del 17 luglio 2014 e l’articolo firmato da Anna Maria Coluccia de Il Corriere Mercantile sui fondi Pon destinati alla Val Bisagno.

progetti piano operativo nazionale

mercantile

Gli Amici di Pontecarrega in una tesi di laurea sui percorsi di mediazione comunitaria

L’attività sociale volta a superare il concetto di Periferia e la riscoperta del Bello, unito agli altri temi sociali ed ambientali che contraddistinguono la nostra attività e i nostri scopi statutari, ci ha portato, come avrete visto negli ultimi mesi, a superare i confini del quartiere arrivando ben al di là delle nostre aspettative finanche all’estero. L’attività svolta dalla nostra associazione e i temi generali da noi trattati hanno riscosso interesse e consenso tanto da essere menzionati in una tesi di laurea magistrale in Metodologie Filosofiche (curricilum etico-politico) della Scuola di Scienze Umanistiche della Università degli Studi di Genova ed opera della dott.ssa Maddalena Mari. La tesi di laurea parla delle tecniche di mediazione volte a semplificare i rapporti tra le persone e la comunicazione tra i vari gruppi. Ospitiamo il contributo della dott.ssa Mari scritto appositamente per il nostro sito.

La comunicazione tra gli umani è molto avanzata da punto di vista tecnologico, ma è diventata più difficile  la comunicazione diretta tra le persone.

Si ha bisogno di costruire  ponti tra identità diverse: tra le  persone, tra i gruppi, tra i quartieri, tra i cittadini e le istituzioni. Un metodo per farlo è quello della mediazione, da sempre usata in varie società, da tempi lontanissimi.

Oggi fare “mediazione nella comunità” diventa non solo un modo per recuperare rapporti umani in maniera  che riescano a far superare conflitti e differenze, perché questi si  trasformino in processi di sviluppo positivi, ma anche un modo di fare politica “dal basso”.

Un modo di restituire equità tra le parti in gioco. Anche i cittadini “normali” (la casalinga, l’impiegato, l’artigiano, il commerciante, l’insegnante, il pensionato, anche i bambini quando li si lascia sviluppare il dialogo) possono avere un ruolo e un peso nel quadro generale, a patto di  rispettare la “giustizia procedurale”,. Nelle società  pluralistiche e democratiche giungere ad un accordo sulle questioni di sostanza è molto arduo. Ѐ invece possibile concordare i principii e le regole secondo le quali costruire il nostro dialogo, come  strutturarlo. Le parole, i gesti costruiscono le situazioni.

E’ quanto  accaduto a Ponte Carrega. Cittadini “normali” hanno preso in mano la situazione che stanno vivendo, non accettando di subirla e hanno trasformato un disagio grave, una questione di fondo come la qualità della vita in un quartiere di periferia, soggetto alle alluvioni, in opportunità per informarsi, fare cultura, riscoprire la bellezza, condividere idee con altri cittadini, genovesi – e ora anche Europei – e creare confronto con istituzioni e con realtà economiche molto importanti.

Tesi della dott.ssa Maddalena Mari

Anche Oliviero Toscani per Ponte Carrega! C’era una volta il Bel Paese: il Bello e il Brutto raccontato per immagini come denuncia civile

oliviero-toscani-1 Il celebre fotografo Oliviero Toscani ha scelto per il blog “Fatto in Italia“, da lui curato per Il Fatto Quotidiano, anche una foto del cantiere Coopsette per il Bricoman di Ponte Carrega per raccontare per immagini cosa sta succedendo a quello che un tempo era considerato il Bel Paese. Una denuncia civile per testimoniare il Brutto e la fine del Bel Paesaggio all’italiana.

Questo nuovo riconoscimento del mondo della Cultura rafforza le nostre idee circa il tema del Cambiamento e il Valore del Bello. Le cose possono essere fatte con criteri che rispettino la dignità delle persone che abitano nelle aree di trasformazione ovvero senza questo tipo di percorso a cui corrisponde, inevitabilmente, un conflitto. Se la trasformazione viene confrontata con la cementifera nella sua piena attività è chiaro il miglioramento, ma se confrontata con i parametri e la tendenza europea allora si evidenzia l’inopportunità e l’arretratezza di certe scelte, un “costruire sul costruito” che prevede una riedificazione di tre volte il volume demolito: noi contestiamo il metodo con il quale sono state prese queste decisioni, non ascoltando a sufficienza la popolazione, senza una adeguata informazione e condivisione. Il contesto urbano e ambientale in cui si sviluppano le nostre esistenze dovrebbe essere la prima preoccupazione di un operatore che sceglie di investire in un’area di trasformazione, non solo il mercato. La preoccupazione delle Amministrazioni dovrebbe essere quella di farsi mediatrice tra i diversi interessi tutelando soprattutto la parte più debole, i cittadini, cercando di trovare una soluzione condivisa, non solo fare cassa con gli oneri di urbanizzazione, tanto più è grande l’opera e tanto più è l’incasso.

Riportiamo di seguito il link dove poter guardare le altre foto scelte dal celebre fotografo.

link al fattoquotidinao