Archive for Ex Italcementi

Ricorso al TAR in caso di approvazione della variante?

Questa mattina RAI 3 ha girato un servizio sul cantiere Bricoman e sul dissesto idrogeologico nel quartiere. Sono intervenuti il Presidente del Municipio Agostino Gianelli e il Consigliere Regionale Lorenzo Pellerano.
La nostra associazione ha parlato del rischio alluvionale del rio Mermi sottolineando come i lavori non siano ancora cominciati nonostante lo stato di lavori del centro commerciale siano invece molto avanzati con il rischio di vedere finito il cantiere e non vedere i lavori sul Mermi.
Abbiamo parlato anche della variante, altri 6mila mq in più di posteggio pertinenziale al Bricoman di fronte alle case di Pontecarrega e abbiamo esposto la possibilità che stiamo valutando insieme a uno studio legale di fare ricorso al TAR in caso di approvazione della variante per ridiscutere la legittimità di alcune scelte. L’amministrazione ci aveva dato GARANZIE di una MITIGAZIONE dell’impatto del centro commerciale (“Non avremmo mai approvato un’opera così e faremo di tutto per mitigare l’impatto”) attraverso la piantumazione di alberi ad alto fusto da sistemarsi nel parcheggio: con la costruzione del parcheggio in impalcato (cioè in quota) ciò non sarà più possibile e l’amministrazione verrebbe meno al suo impegno: legittima, quindi, la nostra volontà di volerci vedere chiaro dopo mesi di inutili mediazioni: discorso che si farebbe interessante anche considerando che se c’è ora bisogno di una variante evidentemente c’è stato qualche errore di valutazione prima: se erano necessari più parcheggi perchè non sono stati chiesti prima? Sono cambiati i flussi di traffico? Bricoman abbandonerebbe un cantiere su cui sta investendo milioni di euro da tre anni in mancanza della variante? O forse si tratta di una mossa disperata di Coopsette per rendere più appetibile un’area che non riesce a vendere (il terzo e ultimo piano ancora invenduto)?.
La nostra associazione ritiene che la costruzione di una nuova area di altri 6mila mq di cemento per aumentare i parcheggi del Bricoman potrà solo aumentare il traffico nella zona e quindi andrà ad aumentare il VALORE DEL RISCHIO ALLUVIONALE ESPOSTO. In poche parole: portare potenzialmente nuove centinaia di automobili e di persone in un’area a forte rischio alluvionale (Mermi, Bisagno) non aiuta a mitigare il rischio alluvionale bensì rende quell’area molto più a rischio.

Una vera lezione di estetica del paesaggio

 

Convegno Consumo di Suolo

Mercoledì 4 dicembre alle ore 17.15  abbiamo partecipato alla tavola rotonda Stop al Consumo di Suolo presso il Salone di rappresentanza di Palazzo Tursi.

Molti sono stati gli spunti, ma una cosa ha suscitato la nostra curiosità: la posizione del Vice Sindaco Stefano Bernini diventato un vero esteta del paesaggio!

A chi era presente non sarà sfuggito il suo riferimento a un contadino di S. Ilario che, secondo il Vice Sindaco, ha deturpato irrimediabilmente il paesaggio. Un vero scempio ambientale che si mostra visibilmente dall’autostrada Genova – Livorno.

La nostra curiosità è motivata dal fatto che il vice sindaco Bernini ha la delega all’urbanistica da maggio 2012.  L’amministrazione di cui ha l’assessorato ha concesso il titolo edilizio (sei mesi dopo l’alluvione del 4 novembre 2011) il 6/08/2012, per la costruzione dell’edificio ex-Italcementi.  Un intervento edilizio che ha visto sbancare una collina vergine con molti orti urbani in un contesto di elevata fragilità del territorio (trattasi di paleo frana insistente su un bacino ancora a rischio idrogeologico).

Lo sbancamento è stato necessario per costruire nuove strade e rampe veicolari per permettere accessi carrabili al grande centro commerciale.

Un intervento non propriamente soft, senza dubbio non volto alla salvaguardia del paesaggio o al consumo di suolo. Si è scelto di barattare la messa a norma dell’asta terminale del Rio Mermi con ulteriori 10.000 mq di S.A. da edificare rispetto a quanto inizialmente previsto.

L’edificio sarà una delle più grandi costruzioni della Val Bisagno, con i suoi 49.000 mq di superficie agibile sarà grande come due volte il transatlantico RMS Titanic (c.a. 300x60x40 m) e s’imporrà mortificando la vista del paesaggio sia dall’acquedotto storico, sia dal parco delle mura dei forti genovesi.

Con queste premesse ci siamo chiesti di che tipo di scempio avremo trovato a S. Ilario, tanto da suscitare lo sdegno del vicesindaco diventato improvvisamente un esteta.

Siamo dunque andati a vedere di quale scempio si fosse macchiato il misterioso contadino, abbiamo chiesto alla gente del posto quali erano gli interventi edilizi in corso sulla costa di S. Ilario che fossero visibili dall’autostrada.

L’unico intervento è quello di un piccolo edificio rurale in prossimità dell’autogrill di S. Ilario. Abbiamo scoperto che la proprietà non è propriamente di un “contadino”.

Quindi abbiamo contattato telefonicamente i titolari per sapere di cosa si trattasse e abbiamo scoperto che l’intervento tanto contestato dal vicesindaco è un fabbricato agricolo ad uso laboratorio artigianale, peraltro autorizzato dal Comune di Genova dopo quattro anni di assurda burocrazia.

Si tratta di un’azienda familiare, i titolari sono marito e moglie, entrambi dottori laureati in scienze naturali. L’azienda è una delle sei eccellenze regionali per lo sviluppo rurale, vincitrici del bando europeo PSR 2007/2013 e hanno come slogan “…Abbiamo messo le nostre competenze al servizio del territorio”, una delle più importanti aziende start-up nel settore del biologico per la produzione agroalimentare di alta qualità, attività stanziale legata al territorio.  Ecco i riferimenti del loro sito:http://89.119.249.8/RRNeccellenzeRurali/liguria/dorotheacosta.html

Quindi se non abbiamo capito male l’assessore Bernini ha indicato come cattivo esempio di gestione del territorio, non un “contadino”, ma una delle sei aziende di eccellenza rurale nel settore del biologico della Regione Liguria. Un’azienda familiare legata al territorio formata da giovani imprenditori laureati che hanno deciso di non andare all’estero, bensì di valorizzare i terreni di famiglia in un’area totalmente abbandonata e degradata ad elevato rischio incendi e idrogeologico.

Forse mancherà qualche permesso o un’autorizzazione per finire i lavori, forse qualcosa durante la costruzione non è andata come avrebbe dovuto, non spetta a noi esprimerci in merito: certo non ci sembra uno scempio edilizio come dice il vicesindaco ma anzi un esempio da prendere in considerazione.

Foto 1) Intervento edilizio che tanto preoccupa il vicesindaco, perché questo scempio si vede dall’autostrada Genova – Livorno

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Foto 2) Cantiere per il Bricoman

Bricoman dai Forti

Il nuovo edificio in costruzione a Ponte Carrega, quando sarà terminato sarà visibile dall’acquedotto storico e dal parco urbano delle mura dei forti, ma questo intervento evidentemente non preoccupa i sonni del vicesindaco e assessore che al termine della tavola rotonda ci ha confermato che la giunta approverà senza indugio la variante proposta da Coopsette per un ulteriore parcheggio in struttura da 6000 mq, infatti occorre agevolare Bricoman Italia srl, perché si tratta di tutelare nuovi posti di lavoro.

SoloPark

Al termine della tavola rotonda l’associazione ha condotto un’assemblea straordinaria durata fino alle ore tre del mattino. Si è deciso di intraprendere un’istruttoria per verificare insieme ad alcuni legali se ci sono gli estremi per un ricorso al TAR. Per affrontate le eventuali spese legali si coinvolgeranno altre associazioni e comitati nonché il contributo spontaneo dei cittadini sensibili al destino del proprio territorio. 

Cronologia Ponte Carrega

 

 

 

 

Un parcheggio è sempre meglio di una piazza

SoloParkOggi Il Corriere Mercantile dedica due pagine a Pontecarrega e in particolare alla variante del Bricoman che è in via di approvazione in giunta comunale (ma prima deve passare in giunta municipale per una osservazione che anche se non vincolante è politicamente incisiva). Crediamo che alla fine la variante verrà approvata. Ancora una volta sarà il nostro territorio a pagare il prezzo più alto di un progetto perdente e le poche migliorie da noi proposte (sostanzialmente mettere qualche albero nel parcheggio) non saranno realizzate, nonostante le parole dei nostri amministratori, da sempre favorevoli (a loro detta) ad una mitigazione dell’impatto: impossibile infatti piantare alberi su un parcheggio in struttura. Come si concluderà la questione? Facile. Puntando sulla mancanza di parcheggi pubblici. Ad oggi infatti non c’è nessun accordo tra amministrazione e Bricoman per l’apertura al pubblico dei parcheggi privati della struttura. Questi parcheggi sono “privati ad uso pubblico”, il che significa che dalle 22:00 alle 6:00 i parcheggi saranno chiusi al pubblico. Degli 80 parcheggi oggi esistenti su Via Pontecarrega e in parte su Lungo Bisagno Dalmazia ne saranno realizzati solo 26 pubblici. Un errore voluto? Secondo noi si perchè in questo modo Bricoman potrà avere carta bianca all’approvazione di una variante che, pur prendendo in giro il cittadino e la nostra associazione, accontenterebbe sia l’amministrazione (la panacea dei parcheggi), sia il proponente (il piano ancora invenduto potrà essere venduto più facilmente se presentato agli acquirenti con un’area di 6.000 mq in più di parcheggi pertinenziali e quindi di potenziali clienti). Eppure i parcheggi sarebbero più che sufficienti per l’intero quartiere e anche di più: 208 parcheggi sono già previsti infatti solo nel piazzale antistante il Bricoman. In questo modo rispondiamo anche al presidente Gianelli che oggi a Primocanale ha dichiarato di volere i parcheggi: i parcheggi ci sono già e a questi possiamo anche aggiungere l’innumerevole mole di parcheggi che sarà realizzata nella copertura della ex Guglielmetti: un grande parcheggio che andrà da Pontecarrega a Piazzale Bligny.
Caro Presidente, non sono i parcheggi che mancheranno a Pontecarrega, ma spazi aggregativi e sociali.
(Nota bene, gli alberi nel render di cantiere sono un inganno, non sono mai stati previsti, come è scritto nella relazione istruttoria: il piazzale antistante all’edificio e il parcheggio… saranno delimitate da aiuole idoneamente piantumate con essenze a basso fusto e cespugli)

Un film già visto..


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Tra qualche giorno la giunta dovrà esprimersi per l’approvazione della variante richiesta dal gruppo Coopsette, per l’edifico in cui andrà a collocarsi il nuovo negozio Bricoman.

Il film sarà sempre lo stesso, forse perché queste cose sono regolate con accordi preliminari, dove i cittadini contano come il due di picche.

Come associazione da circa un anno abbiamo chiesto il miglioramento del progetto attraverso semplici interventi di piantumazione di alberi a medio e alto fusto intorno all’attività prevista. Questa richiesta sarebbe un minimo riconoscimento e attenzione per il disagio che sarà arrecato a chi dovrà vivere con il traffico e l’aumento dell’inquinamento portato dei nuovi centri commerciali.

Dopo sei mesi di comunicazioni politiche e istituzionali, dove i signori di turno esprimevano compiacenza e approvazione alle nostre richieste, il risultato è stato quello di ottenere una variante dove al posto del piazzale del parcheggio viene proposta una nuova struttura per aumentare i posti auto pertinenziali.

Evidentemente nel progetto approvato i posteggi previsti non erano sufficienti.

In questa storia troppe cose non tornano: un ponte del 1788, non più idoneo al piano di bacino, si deve abbattere senza nemmeno prospettare un suo adeguamento. Perché questa volontà distruttiva? Forse non si conosceva il valore storico o culturale del monumento? In tal caso l’ipotesi è ancora più inquietante perché getterebbe un ombra sulle capacità, soprattutto culturali, dei progettisti proponenti. Noi non crediamo che sia così. Anzi i tecnici a questo livello sono molto bravi, piuttosto crediamo che abbiano risposto alle esigenze di un committente superiore, ma quale?

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Dopo l’abbattimento di Ponte Carrega il progetto prevede il rifacimento di un ponte a quattro corsie automobilistiche con innesto nella rotonda verso i nuovi centri commerciali: ex-Italcementi, ex-officine Gulgielmetti. Ma non è difficile prospettare che il nuovo ponte è realizzato per favorire l’accesso veicolare verso l’area delle Gavette, oggi di proprietà del Comune tramite la società controllata S.P.IN.spa

In tutto questo procedere sembra che ci sia una regia superiore, estranea anche alla volontà dichiarata dalle principali forze politiche di maggioranza e dei cittadini. In campagna elettorale si diceva: “..non s’intende avvallare un modello di insediamento presente in altre parti della citta (Campi) , molti di noi hanno creduto a queste affermazioni, ma i fatti, ora è certo, sono un’altra cosa.

In Val Bisagno ci sono grandi distretti di trasformazione, aree pubbliche da vendere ai privati e da far fruttare il più possibile con la monetizzazione e gli oneri di urbanizzazione, proprio come è già avvenuto per l’ex area italcementi e le ex-officine Guglielmetti. Diciamo la verità, le grandi aree pubbliche, per essere appetibili ai privati, dovranno essere prima raccordate con una nuova viabilità, altrimenti la vallata esploderà.

Ma come far passare tutta questa opera di trasformazione senza che ci sia un opposizione forte dei residenti che presto saranno travolti dal nuovo traffico, inquinamento e rumore, con un declassamento complessivo della qualità di vita?

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Occorre qualcosa che attragga il consenso e che sia anche di grande riscontro mediatico, diversamente nessuno approverebbe una trasformazione della Val Bisagno nella Val Polcevera del levante.

Ecco quindi l’idea di unire il concetto della messa in sicurezza idraulica“, ovvero di un  fine superiore al quale nessuno porterà opporsi, all’idea della mobilità.

La chiave è la necessità di un TPL veloce, e in tal senso ben vengano anche le riduzioni degli autobus e la difficoltà dei cittadini nel muoversi. Questo non farà altro che portare consenso e maggiore pressione per la realizzazione dell’opera, ma riducendo il rischio di critiche sulla qualità della progettazione che favorisce non solo il trasporto pubblico ma soprattutto quello privato. Non era possibile un altro progetto altrettanto efficace per il trasporto pubblico ma meno impattante per l’ambiente e magari capace di riqualificare il tessuto urbano in un senso più umanoIl progetto del TPL presentato prevede l’abbattimento dei cinque ponti, tra cui lo storico Ponte Carrega, e la ricostruzione di solo due ponti a quattro corsie automobilistiche, non viene quindi favorita la mobilità pedonale tra le due sponde (distruzione delle attuali passerelle pedonali senza loro sostituzione) isolando le due sponde che rimarranno fra loro irraggiungibili senza un mezzo di trasporto. Tutto il progetto è pianificato per non intaccare, anzi favorire, la circolazione di mezzi privati. A ben guardare il progetto sembra essere studiato dalla stessa regia che ha mosso la volontà di costruire in Val Bisagno gli enormi centri commerciali, ovvero appartenere a quella volontà assoluta di non sottrarre spazio alla circolazione veicolare privatache anzi deve essere agevolarla, se no ai centri commerciali chi ci va?

Ruzzola

(rampa elicoidale prevista vicino alla rotonda di Ponte Carrega per l’accesso al centro commerciale Coop)

Dunque se verrà approvata la variante del parcheggio in struttura presentata dalla ditta Coopsette per aumentare il numero di posti auto di pertinenza al Bricoman, sarà un ulteriore riprova di questa volontà.

 

(alcune immagini sono tratte dal film metropolis di Fritz Lang)

>> Guarda il film Metropolis <<

>> guarda tutte le foto del progetto in variante <<

Il Secolo XIX – Ponte Carrega, occasione mancata

L’intervista effettuata ieri da Licia Casali de Il Secolo XIX ad alcuni membri della nostra associazione ed oggi in prima pagina su Il Secolo Web.
L’intervista è incentrata sul nostro appello-accusa a Renzo Piano, sulla cementificazione del quartiere e sulla mancanza di spazi e aree verdi e di aggregazione.

Ponte Carrega – occasione mancata

Questa è l’applicazione della tanto auspicata agenda 21 per la Valbisagno?

Questo è il risultato degli Urban-Lab di Marta Vincenzi e del Neo senatore Renzo Piano?

Nel video non è presente il nostro appello alla giunta per non approvare la variante di un ulteriore parcheggio in struttura di 6000mq. Appello ribadito davanti al Sindaco Marco Doria a Villa Bombrini domenica scorsa.

Il Sindaco e Vice Sindaco avevano promesso, qualche mese fa, che questo intervento che si andrebbe a sommare agli edifici in costruzione, non sarebbe fatto e anzi avrebbero richiesto di aggiungere alberi a medio e alto fusto per  mascherare l’edificio in costruzione.

(Clicca sull’immagine per vedere il video)

Slogan

Il carosello

Lo slogan è la moda dei nostri tempi, è una breve frase capace di esprimere un concetto in modo efficace e sintetico, il che lo rende particolarmente adatto alla propaganda e alla pubblicità.

Ma spesso lo slogan nasconde insidie e deviazioni dei concetti che sono in grado di assopire la coscienza e il buon senso dei cittadini, in questo modo è più facile fargli accettare cose che diversamente sarebbero respinte.

Per esempio si sosteneva che un ponte del 1788 era “fuori norma” e per questo occorreva abbatterlo, ma se accettassimo questa logica dovremo abbattere anche ponte vecchio di Firenze, e forse anche molti altri ponti romani o medioevali, certamente “non a norma” semplicemente perché a quel tempo non esistevano norme come quelle di oggi. 

Ma l’insidia degli slogan è molto più sottile e idoneo alla propaganda.

Per esempio un famoso slogan ancora oggi molto di moda che piace tanto è “costruire nel costruito” lasciando intendere che non è più possibile procedere con un consumo indiscriminato di suolo.

Solo un bene riconosciuto tale ha valore e quindi merita di essere perseguito dalla collettività. 

Costruire sul costruito” non è un bene a priori, basta pensare ai danni che la dittatura di Nicolae Ceaușescu’ ha fatto con la demolizione della capitale Bucarest, distruggendo il centro storico e demolendo capolavori medioevali per costruirci sopra enormi e anonimi palazzoni in stile sovietico.

Costruire sul costruito” non è un bene a priori!

costruire MENO superfici e volumetrie” non è un bene a priori, basta pensare cosa sarebbe del bel paese se i nostri maestri del rinascimento avessero applicato questa singolare regola. Non ci sarebbe la cupola del Brunellechi: chi sarebbe contrario a un’opera davanti a casa dove aprendo la finestra si mostrasse un capolavoro come Santa Maria Novella?

costruire MENO superfici e volumetrie” non è un bene a priori! è la qualità del costruito che fa la differenza!

 Anche “creare nuovi posti di lavoro” è uno slogan di moda e attualissimo. Ma anche in questo caso creare nuovi posti di lavoro non è un bene a priori. Se non si guarda alla qualità del lavoro creato, la società che massimizza questo slogan è la società basata sulla schiavitù, e questo certamente non è un bene.

creare nuovi posti di lavoro” non è un bene a priori!

Per rovesciare il senso comune di questi slogan basta riflettere su cosa sia veramente un bene e quindi porsi in quella prospettiva. Ovviamente in questa prospettiva emergono le visioni contrastanti, i conflitti di interessi, perché non è detto che un bene particolare, per esempio quello che massimizza un profitto o la strategia per non avere concorrenti commerciali, coincida con il bene comune, o comunque dei molti.

Un intervento di riqualificazione urbana, per essere un bene, deve porsi come obbiettivo il bene comune e mediarlo con il bene dei proponenti che hanno spesso obbiettivi contrastanti.  Derogare al bene comune, per un’amministrazione, significa porsi in una condizione d’ingiustizia a favore di una parte più forte che ha la capacità di imporla. 

Quali sono i beni che un’amministrazione dovrebbe tutelare?

La salute dei cittadini e delle generazioni future sono beni riconosciuti come tali e come tali hanno un valore.

Un ambiente sostenibile è un bene e come tale ha valore.

Il paesaggio e l’identità storica, sono un bene e come tale hanno un valore.

I posti di lavoro stabili e qualificati, sono un bene e come tale hanno un valore.

L’istruzione e l’intelligenza è un bene e come tali hanno un valore.

La mobilità, ovvero la possibilità di muoversi in città a basso costo è un bene e come tale ha un valore, ma spesso questo bene non coincide con nuovi parcheggi, tantomeno se sono parcheggi di interscambio: auto – carrello (della spesa).

Per giudicare i progetti di trasformazione occorre valutare se questi massimizzano il bene comune o diversamente sono compatibili solo con gli slogan e gli interessi dei costruttori.

Per perseguire il Bene Comune occorre darsi un Etica, non c’è altra via.

“Noi crediamo nel potere illimitato delle forze spirituali: Amore, Verità, Giustizia, Bellezza. Gli uomini, le ideologie, gli stati che dimenticheranno una sola di queste forze creatrici non potranno indicare a nessuno il cammino della civiltà. 

..ma il disordine ancora prevale. Ne siamo consapevoli quando incontriamo  – e la tristezza ci avvince – il diseredato, il disoccupato, quando nei rioni delle nostre città e nei borghi vediamo giocare in letizia nugoli di bambini che hanno soltanto a loro difesa il sole, caldo e materno, e nulla sappiamo del loro avvenire: è ancora disordine quando vediamo le nostre città crescere senza piani, senza spazi verdi, nel rumore e nella bruttezza.”  Adriano Olivetti, il mondo che nasce: dieci scritti per la cultura, la politica, la società.

 

 

Genovatoday.it sul rischio idrogeologico a Pontecarrega e Piazza Adriatico

http://www.genovatoday.it/cronaca/centro-commerciale-ponte-carrega.html

L’interrogazione regionale di Lorenzo Pellerano sul rischio alluvionale per Pontecarrega e Piazza Adriatico. La risposta dell’ass. Briano

 

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la risposta dell’assessore Briano

 

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Quest’oggi l’interrogazione presentata dal Consigliere Regionale di Lista Biasotti Lorenzo Pellerano è stata discussa in Consiglio Regionale.
L’assessore all’ambiente Briano ha risposto sostenendo che sono state fatte opere di messa in sicurezza del Mermi e ha fornito quattro pagine di relazione sulla situazione del rischio idrogeologico del Mermi nel cantiere Coopsette. Alleghiamo la risposta dell’ass. Briano sul rischio idrogeologico del Mermi.

La risposta dell’assessore afferma che i lavori edilizi potevano iniziare contestualmente con la messa in sicurezza, ma purtroppo non dice nulla sullo stato attuale della situazione di rischio alluvionale, evadendo la domanda e rimbalzando la competenza sulle condizioni realizzative e di sicurezza alle materie di competenza del Comune. Emerge che solo con la fine dei lavori si avrà una sicurezza idraulica, ma non viene data risposta alla nostra domanda riguardo l’aumento della situazione di rischio durante lo svolgimento dei lavori.

Pertanto, in merito alle domande da rivolgere al Comune, aspettiamo la mozione che il gruppo Pd della Media Val Bisagno presenterà alla Giunta municipale il prossimo 30 settembre, impegnando la Giunta ad interpellare il Comune sul rischio idrogeologico attuale. 

l'interrogazione regionale del consigliere Lorenzo Pellerano indirizzata all'assessore Briano

l’interrogazione regionale del consigliere Lorenzo Pellerano indirizzata all’assessore Briano

 

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Banchetto informativo alla festa del Leccio

Il nostro picolo banchetto informativo (per informare sulle nostre iniziative sociali e sulle operazioni Coop e Coopsette in atto nel nostro quartiere) alla Festa organizzata da Il Leccio di Sant’Eusebio nella bellissima piazza del paese…a proposito…sarebbe bello che anche il nostro quartiere avesse un angolo così vivibile!

La variante Bricoman e la sicurezza idrogeologica del nostro quartiere. I motivi del nostro NO alla variante

foto delle tavole della variante Bricoman-Coopsette

 

Ieri abbiamo avuto un incontro al circolo Pd Guglielmetti di Staglieno con alcuni amministratori di Municipio (Ass. Baghino) e Comune (Malatesta).
Ecco quello che è emerso in termini di novità:
RIO MERMI E RIO TORRE
Riguardo al Rio Mermi e rio Torre siamo in alto mare. Il primo dipende dai lavori di Coopsette, mentre per il secondo si aspetta l’approvazione del progetto della Provincia. Originariamente (il 7 giugno scorso) Crivello aveva detto che la gara per i lavori doveva partire subito dopo l’estate: vediamo se l’impegno verrà rispettato, ma l’impressione è che passerà un altro autunno come gli altri. E intanto in piazza Adriatico un privato ha venduto il suo appartamento (inagibile e allagato perchè situato al piano terra) ad una famiglia. La nostra associazione si chiede come ciò sia possibile e già da ieri si è attivata per fare chiarezza sulla questione mobilitando l’ufficio del sindaco.
Alla domanda “Quali sono le misure prese in considerazione dal comune per limitare il rischio alluvionale” la risposta è stata da una parte la costruzione dello scolmatore del Fe e dall’altra gli interventi di pulizia e cura dei piccoli rivi (a cura del Municipio). Noi oltre a questo proponiamo le misure di AUTOPROTEZIONE (compresi piani di emergenza e di evacuazione), di FLOOD PROOFING (barriere gonfiabili mobili) e di cura dei versanti.

BRICOMAN:
abbiamo fatto valere le nostre ragioni sul perchè siamo contrari alla costruzione dell’impalcato che raddoppia la superficie di parcamento del centro commerciale:
– raddoppiare i parcheggi significa raddoppiare il traffico e quindi il TRAFFICO e lo SMOG.
-significa impedire la piantumazione degli alberi ad alto fusto nel parcheggio, alberi che avrebbero la funzione di limitare proprio lo smog e il RUMORE del traffico che aumenterà in maniera vertiginosa, oltrechè avere una innegabile funzione estetica per migliorare un’area di servizio.
-significa AUMENTARE LA IMPERMEABILITÀ DEL SUOLO e quindi PEGGIORARE IL DISSESTO IDROGEOLOGICO proprio a ridosso delle case (in parole povere il cemento fa scorrere più velocemente l’acqua verso Pontecarrega e piazza Adriatico)
-significa creare DEGRADO e un’area critica per la SICUREZZA dei cittadini. Immaginatevi un parcheggio coperto (come quello della Fiumara) incustodito dall’ora di chiusura e fino al mattino.
-significa DEQUALIFICARE ulteriormente il nostro quartiere: che senso avrebbe il nostro tentativo di riqualificare l’area della casetta e i sentieri che portano alla Torretta di Quezzi; che senso avrebbe puntare sul progetto del Parco delle Mura Orientali se poi ci troveremo soffocati dalle auto e dai tir?

L’iter dell’approvazione dovrebbe concludersi entro ottobre-novembre al massimo. La giunta municipale dovrà dare un parere sulla variante ma poi la decisione spetterà alla GIUNTA Doria. La dequalificazione del quartiere passa attraverso loro: purtroppo noi temiamo che la variante possa passare. Secondo noi l’aumento di parcheggi è l’unica carta che rimane a Coopsette per riuscire a vendere il piano che non è ancora riuscita a vendere: promettere a un acquirente il doppio dei parcheggi significa promettergli potenzialmente il doppio dei clienti.
Per noi il doppio dei disagi.

Realizziamo un bosco in città, come a Milano

In coerenza con le linee guida indicate dall’agenda 21 che cita: “Valorizzazione del sistema dei parchi urbani genovesi e delle aree di pregio a valenza naturalistica-ambientale non istituzionalizzate”, riteniamo che la destinazione d’uso dei fondi delle aree ex-industriali intorno a Ponte Carrega avrebbe dovuto essere molto diversa rispetto alle trasformazioni e alla qualità architettonica approvata. Per queste aree infatti l’agenda 21 auspicava la“promozione di nuovi regolamenti edilizi orientati alla sostenibilità e all’uso di tecniche di bioedilizia”.

Di seguito segnaliamo un intervento del Prof. Renzo Rosso, ordinario di costruzioni idrauliche e marittime e idrologia al Politecnico di Milano, sul >> secolo XIX del 23.08.2013 <<  riguardante l’area ferroviaria di Terralba

Per mitigare l’impatto delle trasformazioni in atto preso Ponte Carrega, riteniamo necessario innestare attorno alle aree di servizio previste, interventi qualificanti che siano in grado, citando sempre l’agenda 21, di garantire lavalorizzazione dell’attività agricola, non commerciale – soprattutto periurbana – tutela della biodiversità anche con forme d’assistenza colturale” () “valorizzare le esperienze delle singole realtà associative della Valle, e per favorire la ricostruzione del senso d’identità”, per questo l’associazione ha chiesto all’amministrazione di dotare il quartiere di spazi verdi pubblici per realizzare orti urbani e nuovi centri di aggregazione. Visti gli alti costi di manutenzione l’associazione si prenderebbe carico della gestione della concessione e della sua manutenzione. Vedremo quali saranno le risposte…

Variante edificio per Bricoman

Il giorno 31 luglio 2013 una nostra delegazione è andata presso gli uffici del Comune per vedere le tavole della variante al progetto 270/2010, cioè l’edificio per Bricoman: non c’è traccia di casetta o verde pubblico, ma c’è spazio per un nuovo impalcato, senza aiuole, senza alberi, una bella piastra di cemento per metterci spora tante auto, e una nuova strada parallela a Viale Gambaro. La nostra associazione da almeno sei mesi continua a chiedere all’attuale amministrazione di operarsi per mitigare l’impatto dell’edificio in costruzione, come sappiamo approvato dalla scorsa amministrazione. Una maggiore richiesta di interventi di riqualificazione e verde non è una richiesta così insensata dato che anche la Regione Liguria, nell’istruttoria di valutazione dell’impatto ambientale, aveva suggerito: nel proprio parere il servizio di Tutela del paesaggio suggerisce, a titolo collaborativo, di prestare particolare attenzione al rapporto tra le nuove attività e le abitazioni poste in adiacenza…mantenimento o/e implementazione delle aree a verde”.

Per chi avesse la memoria corta ricordiamo un passo, a noi particolarmente caro, del programma PD, promosso durante la campagna elettorale del 2012: “Zona Guglielmetti/Italcementi: il processo di insediamenti commerciali e attività produttive-artigianali, è già stato avviato dall’attuale amministrazione (Marta Vincenzi) e i lavori sono già in corso. Il PD della Valbisagno ritiene, con fermezza, che questo debba essere l’ultimo insediamento commerciale della vallata e chiede che la progettazione di tale area si integri armonicamente nel contesto urbanistico e sociale nel quale è collocato“.

Con questa premessa, è naturale che i nostri interlocutori sono stati, sin dall’inizio, soprattutto gli amministratori e i rappresentanti di questo schieramento politico, anche perché finora, in Valbisagagno, hanno avuto sempre molto seguito, e ci aspettiamo che le promesse fatte vengano rigorosamente mantenute, molti di noi infatti hanno dato fiducia a queste intenzioni!

Da quando ci siamo costituiti in associazione abbiamo partecipato a molti incontri, formali e informali, e abbiamo tentato di interloquire costruttivamente per suggerire la mitigazione dell’impatto dell’edificio e del suo indotto con molte idee, fra le quali, una maggiore piantumazione di alberi intorno all’edificio, sia per ridurre l’impatto visivo di questo intervento, sia per ridurre l’inquinamento acustico causato dalla movimentazione dei moltissimi automezzi previsti in entrata e in uscita da quest’area.

Oggi che possiamo valutare la variante presentata, la domanda che sorge spontanea è questa: che tipo di mediazione hanno svolto i nostri interlocutori?  Ai costruttori sono state segnalate le esigenze espresse dalla nostra associazione e in generale dall’umore dei cittadini?

Ecco la motivazione della richiesta della variante….

Impalcato

(…) si è reso necessario incrementare il numero di posti auto pertinenziali realizzando un autorimessa in struttura su 2 piani di cui il piano terra anche parzialmente a cielo libero si estende per c.a. 6600 metri q. e ricalcherà le superfici del progetto concessionato (…) (…) per la necessità di reperire altri posti auto per raggiungere il numero richiesto dalla pubblica amministrazione ha portato alla realizzazione del piano primo (…)

Ma non è tutto, si dice che la variante non porterà significative modifiche alla viabilità, ma tuttavia viene realizzata una nuova via parallela a viale Gambaro! proprio sopra alle case (…) al fine di migliorare la fruibilità del piano primo e di quelli superiori (…) ovvero di tutto l’edificio (…) sarà realizzato un asse viario a senso unico che da via Fratelli Chiarella porterà ai piazzali antistanti le varie medie strutture di vendita…senza dover percorrere la strada interna garantendone un alternativa sia carrabile, sia pedonale (…)

Viabilità parallela a Viale Gambaro

E’ evidente che questa variante darà il definitivo colpo di grazia alla dequalificazione del nostro quartiere, che a questo punto non potremo accettare!

Riguardo l’impatto estetico dell’edificio, ecco la descrizione nella relazione della variante: un armonico impasto di forme geometriche e materiali completato da alternanze cromatiche decisamente definite
Ecco una foto del progetto dell’edificio, senza dubbio s’integra “armonicamente nel contesto urbanistico e sociale nel quale è collocato”, giudicate voi, si tratta di capire solo di quale contesto urbano si stia parlando!

Bricoman Foto Comune

La motivazione della variante è veramente inquietante: avevamo chiesto agli amministratori di richiedere alberi a medio e alto fusto nel parcheggio auto, in sostituzione ai previsti arbusti, proprio per mitigare il rumore e la visuale del grande parcheggio visto dall’alto, e invece, con sorpresa, la variante propone un lastricato di cemento in struttura nel quale non sono presenti nemmeno le aiuole con gli arbusti.

A cosa serviranno tanti posti auto in variante? Forse la stima di flusso veicolare nel progetto originario era sotto stimato? Se il flusso veicolare era originariamente sotto valutato, la valutazione dell’impatto ambientale sarebbe ancora valida? Le superfici drenanti richieste per mitigare il rischio idrogeologico, come saranno garantite da un’ulteriore struttura la dove era previsto un parcheggio a suolo drenante?

L’area verde pubblica richiesta dalla nostra associazione è stata indicata all’amministrazione per compensare, almeno in parte, la popolazione residente del grande disagio che dovrà affrontare prossimamente con l’apertura del nuovo centro commerciale in termini di traffico e rumore. Infatti il progetto in origine considerava solo in un piccolo spazio verde al margine di una delle due rotonde.

La nostra richiesta di un’area verde non deve considerarsi un baratto con la possibilità di edificare ulteriormente un parcheggio in struttura, consumando altro suolo, perché a quello possiamo francamente rinunciare.

Come promesso dagli amministratori e dai rappresentanti delle forze di maggioranza, con i quali abbiamo dialogato assiduamente, ci aspettiamo che “con fermezza” rispettino i loro impegni.

Diversamente potrebbe configurarsi la necessità di rivolgersi ad altri organismi istituzionali per far valere i nostri diritti di cittadini per ottenere un ambiente qualificato e vivibile anche a Ponte Carrega.

Per quanto riguarda il progetto 87/2013, cioè Guglielmetti. Siamo andati per visionare il progetto e farne copia ma non era disponibile: infatti il progetto in questione è stato ritirato da Talea (il ramo immobiliare di Coop Liguria) e ora sta discutendo un nuovo progetto, lo stesso che è stato presentato a Tursi la settimana scorsa all’assemblea dei capi gruppo. Per ora si sa solo che in Guglielmetti è prevista una riduzione della parte produttiva da 14 mila metri q. a 7 mila metri quadrati e la realizzazione di un albergo a 3stelle.
Presto maggiori aggiornamenti.

Il senso del bello e del paesaggio secondo le amministrazioni

Il senso del bello Bricoman
(Edificio di Coopsette per Bricoman a c.a. 1/3 della sua costruzione)

Il nuovo edifico, pur ricalcando prevalentemente la giacitura e gli allineamenti dei manufatti preesistenti, è stato traslato a Nord al fine di aprire la visuale verso la collina antistante caratterizzata peraltro da una folta vegetazione

“L’assetto cromatico è vincolato al format che la catena Bricoman in Italia ripete per ogni nuovo negozio” 

“Nel proprio parere il servizio di Tutela del paesaggio suggerisce, a titolo collaborativo, di prestare particolare attenzione al rapporto tra le nuove attività e le abitazioni poste in adiacenza…mantenimento o/e implementazione delle aree a verde”

Tratto dal documento – valutazione impatto ambientale – protocollo NP/11297 2011 Regione Liguria  

- guarda qui la galleria del verde che non c’è più –

INTORNO A QUELL’ALBERO. Osservazioni a margine del restauro di Ponte Carrega sul futuro della Val Bisagno

intorno a quell'albero..Queste osservazioni sono dedicate a un albero che forse nessuno avrà notato, trattandosi di una pianta priva di valore, nata spontaneamente là dove non avrebbe dovuto nascere.
Grazie al suo vigore stagionale ha allietato inconsapevolmente la nostra festa sul ponte, come una quinta al termine di una bella scena teatrale: quella pianta sarà presto rimossa e svelerà il vero contenitore.
Non sarà una piacevole sorpresa: il ricordo incantevole di quella festa, quasi campestre, con tante cose genuine, musica e canto, cesserà definitivamente nella nostra memoria lasciandoci un senso di tristezza.

Lo scenario che ci apparirà sarà quello di un enorme edificio per il quale l’amministrazione non ha esitato ad avallare lo sbancamento di una collina ancora intatta, in una zona ad alto rischio idrogeologico, nonostante le rassicuranti manifestazioni del “costruiamo nel costruito”.
Oggi le parole sono cambiate, “si cambia passo, questa sarà l’ultima volta! il ponte è un valore e si deve preservare!”.

Ma noi, nel culmine del successo della nostra manifestazione, riteniamo che la nostra valle sia ancora in grave pericolo, con l’abbattimento del ponte non ancora scongiurato in realtà, la profilatura degli argini del fiume e l’allargamento della sede stradale in previsione.

Non sarà una cosa immediata, ma tutto è stato deciso e programmato in anticipo, prevedendo anche la nostra eventuale  reazione per il mantenimento di Ponte Carrega.

Gli amici di Ponte Carrega saranno ricordati per essere stati dei bravi ragazzi che hanno fatto un bel lavoro, ma degli utopisti in fondo, dediti alla bellezza e privi di quel senso pratico che mostra le soluzioni veramente necessarie, e pertanto ora diventati un ostacolo allo sviluppo.

Tra un anno o poco più, il grande sipario sull’edificio Bricoman e Guglielmetti si alzerà, e con la loro apertura il traffico veicolare, già critico, si congestionerà definitivamente in modo irreversibile.
Sarà uno scenario critico per chi dovrà raggiungere zone periferiche: Prato, Davagna, Traso, Bargagli, diventeranno mete esotiche.
Qualche mese più tardi, spinti dalla rabbia di questi cittadini, l’amministrazione promuoverà l’allargamento della sponda destra con l’abbattimento dei ponti come originariamente previsto, e questa volta il progetto verrà applaudito e auspicato da tutti.
Sarà la rabbia dei cittadini stessi che si rivolterà contro di noi e contro tutti coloro che si opporranno alla realizzazione del progetto.

Al quel tempo noi appariremo ridicoli e nostalgici di quel piccolo mondo antico e di un torrente ancora vivo sotto il suo ponte.

Sarà una guerra tra i poveri, fra comitati di vedute opposte, tra chi vuole la qualità di vita del suo quartiere e chi è stato privato della possibilità di tornare a casa in tempi ragionevoli. Alla fine prevarrà la solidarietà verso chi è distante dal centro e a farne le spese saranno ancora una volta il torrente, il suo ponte e il suo nostro antico quartiere.

Chi avrà vinto ancora una volta a scapito della cittadinanza e della qualità della vita, saranno gli speculatori fondiari, le grandi catene di vendita, e non importa se gli orientamenti dichiarati dalle amministrazioni, attuali e precedenti, sono spiccatamente definiti di “sinistra”, attenti alle tematiche sociali – il Comune amico dei cittadini.

Così alla fine i responsabili e gli artefici di quella trasformazione della vallata che vede Ponte Carrega come nodo strategico di viabilità e servizio, saranno doppiamente meritevoli e gloriosi per aver dapprima preso posizione per il mantenimento del ponte e poi per aver saputo prendere la difficile decisione di abbatterlo, per assecondare “le magnifiche sorti e progressive” di sviluppo della valle, commossi e con molto dispiacere avvallando la richiesta del popolo!

“Divide et impera”

Ponte Carrega - Render

(render eseguito dal nostro staff tecnico come ipotesi di profilatura degli argini in località Ponte Carrega)

Ponte Carrega su Era Superba!

http://genova.erasuperba.it/rubriche/ponte-carrega-val-bisagno-quezzi-associazione-lavori-restauro-volontari-luglio-2013

Dall’alluvione di tronchi all’alluvione di cemento

 

Sono passati circa 16 mesi da quando il 4 Novembre 2011 una così definita “bomba d’acqua” ha colpito la Valbisagno ed ha provocato l’esondazione dei rivi che portano le acque delle colline sino al torrente Bisagno. Infatti, come è noto, non è stato il grande torrente ad esondare ma sono stati i rivi laterali che lo riforniscono a non reggere la quantità d’acqua scaricata dal cielo. L’opera distruttiva delle acque è stata amplificata dall’incuria che purtroppo impera in questi periodi dove i soldi per la sicurezza sono sempre troppo pochi, se non inesistenti ed è molto più semplice e remunerativo intervenire solo dopo, in stato di emergenza. In quei giorni abbiamo imparato che l’amministrazione è impreparata e non svolge il suo ruolo principale, ovvero quello di preoccuparsi della sicurezza del cittadino! A distanza di quasi un anno e mezzo, qui è ancora tutto in forse e apparentemente lasciato al caso. Parliamo nello specifico di quello che è successo in Piazza Adriatico e Pontecarrega, due fra i quartieri maggiormente colpiti rimasti in ombra rispetto a via Fereggiano solo perché fortunatamente non è morto nessuno. Il fatto che non vi siano state vittime è stata solo una coincidenza fortuita dato che sono stati sommersi quasi completamente tutti fondi e i primi piani degli edifici; se l’evento si fosse verificato di notte invece che di giorno avrebbe trovato nel sonno decine di anziani ed invalidi. Diversamente e per fortuna con la luce del giorno sono riusciti a mettersi in salvo. Oggi la nostra Piazza è ancora ferita da quei giorni, una ferita aperta, perché fra di noi c’è chi ha perso la casa con tutto quello che essa rappresentava per la sua vita, e c’è chi ha visto amici e parenti disperati. Abbiamo perso quel poco che avevamo, come per esempio l’ARCI, un punto di incontro e di iniziative, ancora oggi in attesa di iter amministrativi da parte del Comune per consentirne l’apertura, pratiche che tardano o vengono rimandate. A fronte di questa disgrazia tuttavia abbiamo trovato la solidarietà di tutti i cittadini che sono scesi con noi per strada per darci una mano a ripulire e ripartire. Fu come riscoprirci fratelli nel nostro “ghetto” in cui ormai non siamo più disposti a farci relegare! E’ necessario che i quartieri dormitorio delle periferie escano da questo triste ruolo! La storia del nostro quartiere è sempre stata travagliata: inizia nel dopoguerra con l’installazione di alcune baracche di legno costruite urgentemente per dare alloggio alle famiglie senza tetto vittime dei bombardamenti del conflitto mondiale e soprattutto alle popolazioni di lingua italiana in fuga di massa dalla Dalmazia e dalla Jugoslavia. I nomi della nostra piazza e delle vie adiacenti ricordano quei tristi avvenimenti: “Adriatico, Istria e Dalmazia”. Solo successivamente vennero costruite le case in muratura, intorno agli anni 50, ma sciaguratamente i fondi e i primi piani delle nuove costruzioni vennero collocati a un livello inferiore rispetto gli argini dei torrenti Mermi, Rio Torre e dello stesso Bisagno. Queste abitazioni non hanno mai avuto una effettiva agibilità ma vennero assegnate d’urgenza per la contingente necessità di nuovi alloggi per le famiglie sfollate.

Durante gli episodi alluvionali del 1970 le case vennero gravemente danneggiate: questo episodio avrebbe dovuto far riflettere le istituzioni, mentre, solo qualche mese più tardi, nel 1971, esse derogarono nuovamente al buon senso e alla incolumità delle persone, ripristinando gli appartamenti per assegnarli forzatamente alle famiglie del quartiere di Via Madre di Dio. Una operazione riconosciuta oggi all’unanimità come “infame” che vide come protagonisti la diaspora e l’allontanamento dal centro di intere famiglie verso collocazioni disparate in degradanti periferie. Più tardi, intorno agli anni 90, il Comune riuscì a vendere un lotto di case sia agli stessi inquilini sia a una società immobiliare, la TONO Spa, con una operazione di vendita riuscita nonostante sulle abitazioni gravassero seri dubbi di sostanziale inagibilità. Ancora oggi ci sono contestazioni e cause legali aperte in merito alla legittimità degli atti di vendita: una situazione paradossale, dove il soggetto che vende le case è lo stesso che poi ne dichiara l’inagibilità per l’evidente rischio idrogeologico. Nonostante tutto questo agli inquilini ancora oggi è richiesto di continuare a pagare

il mutuo contratto per l’acquisto della casa. Questo paradosso denota la mancanza di coerenza, o volontà, di certe amministrazioni per risolvere queste situazioni. Un modo di procedere che rivela come la Valbisagno continui ad essere pensata come un’area di periferia, un parcheggio sociale al servizio della città, un territorio pensato come una entità astratta e indifferente rispetto al fenomeno umano. Un concetto che promuove l’idea di centro come mera collocazione geografica e per questo, per sua natura, necessariamente delimitata da aree periferiche di minore importanza. Per ribaltare la situazione basterebbe capire che “centro” non è una collocazione geografica, ma ogni luogo in cui si concretizza e sono favoriti l’armonia di relazione e l’incontro umano, modalità con le quali gli individui possono aspirare a diventare persone ed esprimere in pienezza la loro vocazione, quel soffio vitale che gli antichi greci chiamavano “ànemos” (anima). Con questa visione emergerebbe subito che l’idea di centro geografico è assolutamente inadeguata ad assurgere a questa funzione. La periferia vista come occasione “dell’anima” diventerebbe una risorsa per la città, non un parcheggio sociale o un area di servizio per qualcuno.

Non cʼè la volontà politica, probabilmente nemmeno la competenza, per cambiare questa situazione e le operazioni a cui stiamo assistendo e dovremo ancora assistere nei prossimi anni lo dimostrano. Pochi giorni prima dell’alluvione 2011 venne variato il PUC, (piano urbanistico comunale) e autorizzato il progetto per la costruzione di un grande edificio adibito a centro commerciale e artigianale di oltre 49.000 m2 (più grosso per intenderci del palasport del quartiere fieristico alla Foce), lungo circa 300 metri e alto 40 metri, un bell’ecomostro dove troveranno casa grosse catene di vendita, tra cui spicca “Bricoman”, colosso della vendita al dettaglio e allʼingrosso di materiali edili, idraulici, elettrici, bricolage, ferramenta, giardinaggio. Un colosso che fa capo alla multinazionale francese ADEO Groupe e che metterà in crisi il settore delle piccole distribuzioni dello stesso settore merceologico. Il tutto passato dopo il solito finto dibattito pubblico tenuto segreto ai più e per quelli che sono riusciti a saperlo, ben poco spazio di trattativa sulle migliorie o sulle opzioni.

A fianco di questo grosso complesso ne sorgerà un altro, nellʼarea delle ex officine Guglielmetti: qui sorgerà una nuova Coop con annessa galleria commerciale di proporzioni molto più grandi rispetto allʼodierno centro acquisti ValBisagno.

Il tutto infarcito dai soliti “non sapevo” delle istituzioni municipali che invece hanno posto in chiaro le loro firme su molti documenti autorizzativi, spinti dalla promessa che tutto questo porterà nuovi posti di lavoro sul territorio. Sappiamo sulla nostra pelle che i posti di lavoro promessi saranno a tempo determinato, contratti al ribasso a fronte della chiusura di centinaia di piccoli negozi che oggi vendono quello che andranno a proporre le multinazionali con costi estremamente più bassi in virtù dei giochi finanziari internazionali e salari spinti al ribasso. Insomma il solito regalo a chi già “sguazza nel denaro” a discapito di chi tira la cinghia per arrivare a fine mese.

Oggi tocca a Pontecarrega dover pagare un prezzo altissimo, ma domani toccherà allʼarea Moltini, poi allʼarea Boero e così via: tutta la Valbisagno può essere toccata da queste operazioni. Il rischio concreto è quello di veder eseguite in Valbisagno le stesse operazioni che sono state fatte nellʼarea Campi e in generale in Val Polcevera. Lʼex assessore al commercio Gianni Vassallo lo aveva detto rilasciando unʼintervista al secolo XIX ((24.01.2011) “un polo simile a quello che attira a Campi numerose persone”. A questo punto sorge spontanea un’altra domanda – il traffico? Oggi le strade sono molto trafficate e i tempi di percorrenza sono lunghissimi, una volta realizzati questi nuovi centri commerciali come si pensa di migliorare il traffico a fronte di unʼaffluenza giornaliera prevista di oltre 1200 autovetture in più per la sola area “Bricoman”? Secondo gli studi della

Regione sarà sufficiente inserire una rotonda in corrispondenza di Pontecarrega per migliorare il traffico di oltre il 30%. (S67-DECR-1835-2011).

E se i fatti non corrispondessero agli studi eseguiti che giustificano queste operazioni (quasi sempre succede che gli studi siano fatti con criteri che agevolano il costruttore e che non mettono in discussione la bontà del progetto), chi pagherà le conseguenze per un flusso di traffico incontrollato? facile, noi cittadini! Se non fosse sufficiente questo, a dimostrare come la Pubblica Amministrazione consideri la nostra vallata come una zona di servizio e i suoi cittadini di serie B, si aggiunge il progetto di demolire 5 ponti (Bezzeca, passerella gas Veronelli, Carrega, Guglielmetti, Feritore) per ricostruirne solo due di tipo carrabile prospicienti ai nuovi centri commerciali. Si prevede di restringere lʼargine destro di oltre 3m e alzarlo per un totale di 5m per una lunghezza di 1,8km per farvi transitare la “busvia”, il tutto per una cifra complessiva di 24 milioni di euro. Peccato che così facendo non si migliora la sicurezza del Bisagno e avremo sempre più traffico. Vogliamo opere di mitigazione degli impatti di tali edifici e un serio ripensamento di come giungere alla tramvia senza sfasciare ulteriormente la natura del torrente e la conformazione dellʼintera Vallata. Per questo i cittadini della Valbisagno da molti mesi si stanno mobilitando per promuovere incontri e chiedere un confronto con l’amministrazione. Vogliamo riprenderci la nostra Valbisagno e diciamo basta a chi decide del nostro futuro senza interpellarci! CITTADINI DI PONTECARREGA E DELLA VALBISAGNO

L’on. Mariani, commissione Ambiente della Camera, in visita a Pontecarrega e Piazza Adriatico

A seguito della visita dell’on.Mariani (VIII Commissione Ambiente, territorio e lavori pubblici) a Pontecarrega e Piazza Adriatico svoltasi lo scorso 7 giugno, pubblichiamo la mozione sul contrasto al dissesto idrogeologico che sarà discussa alla Camera dei Deputati alla fine del mese di giugno.

>> Mozione dissesto idrogeologico in discussione alla camera_24-28giugno2013 <<

On. Mariani a Pontecarrega

Nella Foto l’On. Mariani e il presidente APC, Fabrizio Spiniello, osservano lo sbancamento della collina in prossimità di zone a rischio idrogeologico, lo sbancamento delle zone verdi servirà per fare spazio alle rampe d’accesso all’edificio per Bricoman.      

Pubblichiamo anche le nostre riflessioni riguardo la mozione, inviate all’on.Mariani:

Gentile On. Mariani,

abbiamo letto e stiamo studiando la mozione sul dissesto idrogeologico che sarà discussa alla Camera alla fine di giugno.

 

Riteniamo sia, come scritto nella mozione, “indispensabile un piano strutturale di messa in sicurezza e di manutenzione del territorio e dei corsi d’acqua finalizzato alla riduzione del rischio idrogeologico”. Analogamente riteniamo anche noi che ciò “rappresenti uno straordinario strumento di rilancio economico e di creazione di occupazione, a partire dalla riattivazione degli investimenti immediatamente cantierabili”, ma è necessario in questo caso, secondo noi, dare una interpretazione precisa di quali siano questi “strumenti di rilancio economico” e quali siano questi “investimenti immediatamente cantierabili” : l’impressione che si ha è quella che in realtà vengano privilegiati pochi interventi molto costosi, piuttosto che i piccoli interventi diffusi sul territorio e sui versanti. E’ chiaro, almeno nell’esempio genovese, che tutti gli investimenti immediatamente cantierabili siano quelli che Le abbiamo illustrato durante il sopralluogo a Pontecarrega e di cui già esiste un progetto “immediatamente cantierabile”, mentre per quanto riguarda il recupero dei versanti e del territorio ciò che ho appena detto non è posibile, dato che si incomincia a parlare di queste tematiche solo oggi. Il disegno che emerge è perciò abbastanza netto e delineato: prima si pensa alle grandi opere, poi alla gestione del territorio e quindi alla prevenzione del rischio. Sappiamo però entrambi che non ci sono risorse per entrambe le idee. Dei due, perciò, l’uno. Pazienza se poi non ci saranno le risorse per affrontare una politica pluriennale di piccoli interventi diffusi sul territorio, almeno si sarà fatta la grande opera. Ma ne siamo proprio sicuri? Prendiamo l’esempio dello scolmatore del Fereggiano: il piano di bacino prevedeva due tipi di interventi. Il primo prevedeva l’allargamento dell’alveo e della tombinatura fino al Bisagno per eliminare la strozzatura e le criticità del tratto sottostradale in cui il Fereggiano si restringe. Prezzo preventivato: 15 milioni di euro.

Il secondo prevedeva invece la realizzazione di un canale scolmatore del Fereggiano: prezzo preventivato 59 milioni di cui solo 45 certi (25 dal Piano Città, 5 dalla Regione, 5 dal Comune e 10 ancora da un mutuo del Comune ) e 14 ancora de reperire. Ma siamo sicuri che questi ulteriori 14 milioni potranno essere un giorno reperiti? Ce lo auguriamo, ma fino ad oggi la situazione è quella che Le sto descrivendo.

Nonostante l’impegno degli amministratori locali si è privilegiato l’aspetto mediatico della questione, si è privilegiata l’opera “immediatamente cantierabile” che rappresenterebbe, dal punto di vista degli amministratori, un evidente “strumento di rilancio economico”, che però, non avrebbe una forte ricaduta sul tessuto economico locale. La grande opera muove grandi risorse, ma necessita di un bando di gara europeo per la sua assegnazione; ricostruire un muretto a secco lungo gli argini di un fiume o per mettere in sicurezza una frana invece ha una ricaduta immediata sulle piccole-medie imprese locali. La grande opera prevede di essere inaugurata nel 2017: tre anni di lavoro. Il lavoro costante sui versanti, il presidio del territorio, può avere una ricaduta pluriennale su una economia locale provata da una crisi che non si risolleverà con facilità nel giro di pochi anni.

E’ pertanto necessario che emerga in maniera univoca l’idea di contrasto al dissesto idrogeologico che la mozione intende perseguire, quale sia la priorità che si intende portare avanti. Una pioggia di denaro su poche opere di impatto può valere una pioggia di denaro su tanti piccoli-medi interventi diffusi su tutto il territorio.

Per la lotta al dissesto andrebbe poi, secondo la nostra opinione di semplici cittadini interessati alla Cosa Pubblica, promosso un profondo e radicale dibattito sul Regio Decreto 523/1904, ancora oggi vigente, ma derogabile da ogni Regione. E’ impensabile parlare di mitigazione del rischio alluvionale se la normativa regionale ligure permette di costruire, in deroga al R.D. 523/1904, fino a tre metri dall’alveo di un fiume.

RingraziandoLa per la cortese attenzione,

La saluto cordialmente.
Fabrizio Spiniello
Associazione Amici di Pontecarrega

Alluvione di cemento, non c’è pace per il nostro quartiere

Nonostante la nostra campagna informativa sul degrado del nostro territorio e sulla continua cementificazione, nonostante il riconoscimento delle amministrazioni sul fatto che il rischio idrogeologico è determinato anche da una eccessiva cementificazione e impermeabilizzazione del suolo, nonostante il Comune di Genova e la stessa Provincia hanno aderito alla carta di Aalborg con l’agenda 21 per la Valbisagno città sostenibile, ecco spuntare un altro progetto per cementificare altre aree verdi del quartiere. Un altro capannone con destinazione produttivo artigianale accanto all’enorme edificio in costruzione Coopsette – Bricoman, con costruzione di strada di pertinenza annessa.

Ecco gli estremi del progetto >>  Settore Approvazione Progetti e Controllo Attività Edilizia Prot. 5491 / 2010 <<

Vial Gambaro

Ora la nostra tesi è la seguente: se il rischio idrogeologico è determinato anche da una eccessiva cementificazione e il bacino idrografico dove dovrebbero insistere questi edifici è particolarmente delicato (nel 2011 il Presidente del Consiglio dei Ministri ha dichiarato lo stato di emergenza per il territorio della Liguria e Piemonte) e poco più a valle vige ancora una ordinanza  (provvedimento N. 2012-POS.274 del 28/08/2012), che impone ai residenti di Piazzale Adriatico e di Ponte Carrega, e alle persone che svolgono attività nei locali ai piani terra, di non permanere in tali zone in caso di sola Allerta idrologica di tipo I e II. Come è possibile sostenere ora che questi nuovi interventi di cementificazione sono estranei rispetto agli scenari di rischio idrogeologico? >> Leggi articolo della Stampa “Allarme cementificazione, dall’Anbi un piano per la riduzione del rischio idrogeologico <<

La contraddizione è evidente, se l’amministrazione non risponde a favore di un ripensamento generale sulla opportunità di continuare ad edificare in collina consumando ulteriori aree verdi, in zone a grande rischio idrogeologico, occorrerà procedere con altre strade per tutelare la nostra sicurezza e la nostra qualità di vita. Queste ultime istanze sono diritti che vanno ben oltre alla regolarità dei procedimenti edilizi e delle concessioni dei  titoli a costruire che il Comune ha il potere di rilasciare, soprattutto per monetizzare e mettere in ordine i conti in rosso. Questo modo di costruire e concedere permessi a costruire in colline e zone ad alto rischio idrogeologico è una pratica che a lungo termine si rivela tragicamente pericolosa e già superata dai fatti, purtroppo anche molto gravi come quelli recentemente avvenuti il 4 novembre 2011, per non parlare delle recentissime frane di via Ventotene e Via Dassori, dove solo per caso non c’è scappato il morto.

>> Guarda il video si cosa ne pensa l’attuale Sindaco Marco Doria <<

“…nella nostra realtà il fenomeno di un certo tipo di urbanizzazione è sicuramente una delle cause della complessità dei dissesti… l’inasprimento dei fattori climatici, è ormai accertato genericamente, determina anche un diverso regime delle precipitazioni, quindi cause complesse…”

“…I rimedi: la prima questione è pensare a quale modello di società vogliamo tendere…come società civile, come amministratori, come politici, come cittadini, siamo tenuti a compiere o a pronunciarci su scelte che riguardano il futuro che noi volgiamo costruire…”  

(Marco Doria, Palazzo Tursi, Convegno “Alluvioni, mitigazione e adattamento” – 5 novembre 2012)

A questo punto è legittimo chiedersi, quale sarà la scelta?…

Il sindaco Doria in visita a Pontecarrega e Piazza Adriatico con gli Amici di Pontecarrega: ecco gli impegni presi dall’amministrazione verso il quartiere.

Il 9 maggio alle 17 presso l’Arci Pontecarrega e grazie all’Arci Pontecarrega abbiamo incontrato il sindaco Marco Doria e abbiamo avuto contemporaneamente la possibilità anche di parlare con il Presidente di Municipio, Agostino Gianelli e due membri della sua giunta, Gianni Baghino assessore al territorio e Roberto D’Avoglio, assessore agli Affari Istituzionali.
L’incontro è stato molto positivo sotto tutti i punti di vista e ha visto nascere un dibattito sui problemi del quartiere e le idee per risolverli.
Un primo passo sarà proprio la riapertura dell’Arci (l’incontro era proprio finalizzato a questo), ma poi la discussione si è spostata verso altri punti, non secondari.
La sicurezza idrogeologica è una priorità assoluta: ma sia sindaco che assessori presenti ci hanno assicurato i progressi fatti al riguardo. In particolare il problema si è posto sulla situazione del rio Mermi, legato alla ripresa dei lavori di Coopsette nel sito di Bricoman. L’ass. Baghino ha anche avanzato la richiesta fatta dal Municipio di cominciare i lavori di sistemazione del rio partendo da valle anzichè da monte. In attesa di un riscontro da parte dell’ass. comunale Garotta abbiamo perciò la rassicurazione riguardo alla sistemazione di questo tratto di quartiere.
Contemporaneamente è stata avanzata anche la richiesta, da parte nostra, di andare oltre la mera installazione delle sirene poste in piazza Adriatico per avvertire la popolazione della imminente esondazione. Siamo certi che vada intrapreso un percorso partecipato con la popolazione sulla percezione del rischio e su misure di protezione civile che non lascino al caso la salvezza dei cittadini come finora accaduto, ma che vadano ponderati con chi si occupa in maniera professionale di queste situazioni: ci riferiamo alla Cima Foundation di Savona, ente di ricerca di fama internazionale dell’Università di Genova e della Regione Liguria.
Allo stesso modo è stato più volte sottolineato come sia necessario rendere definitivamente non abitabili i primi piani e come sia necessario occuparsi di quelle famiglie che ancora abitano lì attraverso l’assegnazione di altri alloggi, oggi vuoti ma di proprietà di Tono s.p.a., nella stessa piazza Adriatico, posti in piani diversi rispetto al primo.
Felice poi la proposta del Presidente del Municipio, che ha proposto la riutilizzazione di tutti i primi piani ad uso sociale. Sarebbe un modo felicissimo per rendere la vita del quartiere viva e allo stesso tempo sarebbe una grande operazione per tutte quelle associazioni del territorio che non hanno una sede o un ufficio. Lì potrebbero trovare finalmente una casa e nello stesso tempo rivitalizzare una zona che dopo l’alluvione ha perso tutto (chiesa compresa).
Il discorso è poi proseguito sull’idea di risistemazione di Piazza, disegnata dalla nostra associazione e dalle idee dei nostri soci: spazio per i bambini, un campetto nuovo, nuova pavimentazione, una piazza con panchine più vivibile. Abbiamo solo una bozza di queste idee e qualche progetto (presentato ufficialmente alla cittadinanza il 29 aprile scorso a Palazzo Ducale-presto il video dell’incontro-), ma siamo apertissimi ad ogni altra integrazione e proposta. Il primo passo sarà parlare di queste idee con il Municipio e l’ass. al territorio, e naturalmente col Comitato di piazza.
La visita è poi proceduta, come dimostrano le foto pubblicate, in Salita Migliavacca. Abbiamo voluto che il sindaco facesse un giro per il quartiere insieme ai suoi abitanti e tastasse con mano le nostre preoccupazioni, ma anche le nostre speranze e i nostri sogni: uno di questi è la CASETTA di Salita Migliavacca, una piccola casetta in mattoni rossi con annesse fasce che vogliamo risanare per renderla fruibile a tutta la cittadinanza: sarà, con l’aiuto di tutti, il giardino del quartiere, con area verde, panchine, area cani, area barbecue! Quello che fino a poche ore fa sembrava una chimera ha invece preso una piega del tutto nuova e ora sembra un sogno più vicino.
Il sindaco era entusiasta della visita alla casetta e ha dato il suo assenso all’operazione, di comune accordo con il Municipio e con l’ass. Baghino che sta seguendo la pratica con determinazione, dichiarandola di vitale importanza per il quartiere.
Speriamo presto di poter pubblicare il video della visita così che tutti, anche se non eravate presenti, possiate seguire quanto è stato detto durante la visita del 9 maggio scorso a Pontecarrega e Piazza Adriatico!
Sia Doria che Gianelli hanno poi risposto ad alcune nostre domande sull’area Bricoman affermando che:
1) non verrà effettuato un ulteriore silos impalcato per le auto
2) nei parcheggi (una parte dovrà essere destinata ad uso pubblico per il quartiere) saranno piantati alberi a medio-alto fusto, al posto delle siepi, in modo da contribuire a schermare l’edificio.
Sono stati poi numerosi altri (il sindaco è andato via alle ore 20:00) i discorsi spesi sul futuro del quartiere (quale idea di sviluppo per la vallata?) in vista anche della prossima operazione Guglielmetti (A proposito, Italia Nostra ha inoltrato richiesta di accesso agli atti all’uff.urbanistico del Comune).
Si è anche parlato, come dimenticarlo, di Ponte Carrega, difeso da tutto il quartiere, dal Fai e dal mondo accademico e senza dubbio, dopo le parole di Agostino Gianelli a sua difesa, dall’amministrazione municipale tutta.

Una giornata positiva.
Ora, dopo le parole, aspettiamo la realizzazione di quanto detto.

Vigileremo, non c’è dubbio!190450_314001942064066_906153783_n

Articolo sul Secolo XIX – Sbancamenti, gli incubi di Piazza Adriatico

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>> Leggi l’articolo completo…sul Secolo XIX del 09 maggio 2013 <<