Archive for Cultura

Memorie del Bisagno.. i video delle escursioni

Memorie

Inseriamo in questo post i principali video degli eventi di questa primavera – estate della rassegna “Memorie del Bisagno

Buona Visione a tutti.

 

 

La città va in collina

Il decumano Bisagno

I Risseu della Val Bisagno

Bisagno storia di acqua e fiori

Il fiume nascosto

 

I Risseu della Val Bisagno

Memorie

Risseu

Conferenza sull’Enciclica “Laudato Sì” di Papa Francesco, a cura dell’Associazione Amici di Ponte Carrega

LaudatoSi

 

 

 

 

 

Laudato Si': Lunedì 15 maggio dibattito alla Chiesa di S. Michele di Montesignano

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Dibattito tra visione laica e religiosa dell’Enciclica di Papa FrancescoLaudato Si‘” riguardante i temi dell’ambiente e della Bellezza.

Vi aspettiamo Lunedì 15 maggio 2017 presso la Chiesa di San Michele Arcangelo di Montesignano in via Mogadiscio 10 alle ore 20:30.

Pino Petruzzelli, attore e regista teatrale e Don Nicolò Anselmi, vescovo ausiliare di Genova, daranno vita a un dibattito moderato da Fernanda Contri, ex giudice della Corte costituzionale, in cui si incontreranno il punto di vista del laico e il punto di vista del religioso sui temi ambientali affrontati dall’Enciclica Laudato Si’ di Papa Francesco.

L’ingresso è gratuito!

 

 

 

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Domenica 7 maggio – Passeggiate alla scoperta del territorio – Memorie del Bisagno

MDB

Volantino Memorie

Esperienze di Mediazione: Massimo Morisi presenta l’ultimo libro di Danilo De Luise e Mara Morelli

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Torna Memorie del Bisagno: domenica 5 marzo visita guidata al Cimitero di Staglieno!

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Da contadini a operai: le trasformazioni del lavoro in Val Bisagno

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Così si uccide due volte una crosa

Crosa

Un post su facebook dell’architetto Matteo Marino ha scatenato sul web una forte polemica sull’usanza di bitumare le crose in occasione di interventi di manutenzione straordinaria delle strade.

Post-Marino

La polemica è nata dal fatto che la fotografia postata dall’architetto Marino non si riferiva a un intervento recentissimo ma datato 2014. La fotografia infatti è stata scattata dal fotografo Luciano Rosselli in occasione della manifestazione “invasioni digitali” svolta a Pontecarrega il 3 maggio 2015 e dimostra chiaramente come l’intervento di bitumazione sia profondo ed esteso a tutta la Salita alla Chiesa di Montesignano. Ricordiamo che proprio in quell’occasione lo stesso l’architetto Marino fece notare al pubblico come fosse impattante quella bitumazione “rinnovata”.

Il percorso è segnalato nelle tavole dei vincoli paesaggistici del vigente PUC  come percorso di origine storica certa <link> e quindi è riconosciuto dalla stessa amministrazione come degno di nota e di rispetto, oltre ad essere stato menzionato dal Poeta Camillo Sbarbaro in una sua prosa della raccolta “Trucioli” 

Puc-Vincoli puntuali

Il post dell’architetto Marino ha avuto una diffusione talmente virale da costringere l’amministrazione, nella figura dell’assessore Crivello, a una risposta formale di giustificazione. In sostanza, l’assessore Crivello (che il sito Genova Quotidiana Notizie ha definito “Sherlock Holmes-Crivello”), sottolinea che la foto postata dall’architetto Marino non è recente ma è relativa all’ultimo ripristino definitivo a opera di Genova Reti Gas del 2014 su un manto stradale già bitumanto da decenni.  A sostegno di queste argomentazioni vengono mostrate fotografie risalenti a prima dell’intervento; c’è addirittura chi ha utilizzato street view  per dimostrare che la crosa era da sempre profondamente degradata ed era stata bitumata già da molti anni prima.


Post-Genova Notizie

Siamo molto sorpresi di queste reazioni e secondo noi il post dell’architetto Marino è riuscito nel suo intento: far parlare dei temi che riguardano la bellezza e l’attenzione che noi tutti, cittadini e amministrazione, dobbiamo porre nei confronti di ciò che riteniamo essere bello e avere un valore.

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L’amministrazione nella sua risposta non smentisce se stessa e di fatto ritiene normale e accettabile questa prassi tanto da giustificarsi e assolversi del fatto che sia possibile sostituire un bitume vecchio e brutto con uno, sempre brutto ma nuovo, perpetuando in questo modo lo scempio commesso anni addietro. Lo stesso pensiero che ha generato il problema si rinnova senza lasciare speranze di cambiamento.

Questa pensiero non si corregge nemmeno in occasione di lavori straordinari di grande impatto come quelli avvenuti e conclusi nel 2014 per il rinnovo delle reti gas, che non sono riconducibili a una semplice buca, ma piuttosto a un vero e proprio ribaltamento della crosa con una trincea profonda oltre un metro per tutta la salita, senza contare le derivazioni verso le utenze private. Questa coincidenza avrebbe potuto essere l’occasione giusta per rimediare agli errori di un passato meno attento e sensibile.

Invece, la replica dell’amministrazione al post dell’architetto Marino conferma l’idea che non esiste un coordinamento che consenta di far coincidere i finanziamenti per gli interventi di manutenzione, ad esempio sulle reti, con altrettanti finanziamenti di lavori di riqualificazione, di fatto confermando il rinnovato bitume come unica soluzione!

Crivello

Titolo su Genova Quotidiana Notizie, la replica dell’assessore

 

Luciano Rosselli Crosa

Foto di Luciano Rosselli scattata il 3 mggio 2015 – manifestazione “invasioni digitali”

 

 

Gli Acciottolati della Val Bisagno

sagrato

Ospitiamo con molto piacere sul nostro sito l’intervento di Luca Riggio sui risseu della Val Bisagno

(a cura del Laboratorio SAN LUCA)

Mi presento: mi chiamo Luca Riggio, e da dieci anni mi occupo di acciottolati liguri (di rissêu, per dirla alla ligure) realizzandoli, restaurandoli e documentandoli. Essendo valbisagnino sono felice di condividere brevemente qui le mie ricerche, per cultura ma anche per dare lo spunto di una bella gita.
Usciamo dal centro città e risaliamo il torrente: 1) sotto la fermata Brignole della metro è stato scoperto il cinquecentesco sagrato di Santa Maria degli Incrociati, tra i più antichi della città, e proprio lì ne trovate una porzione e qualche foto; 2) a sinistra, in via s.Bartolomeo degli Armeni, c’è Villa Pallavicino delle Peschiere, con molti splendidi acciottolati ben conservati nel giardino, ma occorre chiedere il permesso all’amministrazione; 3) a destra in alto c’è la Madonna del Monte, datato 1904, con bel tappeto quadrato con stemmi, restaurato da Armando Porta; 4) risalendo il fiume, sopra il cimitero spicca la Chiesa di S.Bartolomeo di Staglieno, sagrato ricco con interessanti e insolite tessiture bianche e nere, ben restaurato di recente; 5) dall’altro lato, dominante su Ponte Carrega, abbiamo il magico sagrato della Chiesa di S.Michele Arcangelo, con i grigi e i bianchi incerti tipici degli acciottolati più antichi e rustici –i ciottoli sono piuttosto grossi e a km.0: i disegni, archetipici, asimmetrici e imprevedibili, tendono a confondersi con lo sfondo grigio; 6) poco più avanti, sul lato sinistro, c’è la Chiesa vecchia di S.Gottardo, un sagrato grande e accurato ma quasi completamente distrutto; 7) in ottime condizioni invece il sagrato della Chiesa dell’Assunta di Molassana, in via S.Felice, con la caratteristica M mariana coronata in un fine riquadro bianco e nero in mezzo al piazzale di bianchi e grigi ; 8) più avanti, sempre sulla sinistra per noi che risaliamo, imbocchiamo la strada per Creto – dopo qualche tornante troviamo la meravigliosa Chiesa di S.Siro di Struppa, con un grande sagrato nuovo indegno di lei, da menzionare in negativo per la poca cura del progetto e della posa e per i ciottoli impropri – istruttivo il confronto con i pochi metri quadri antichi davanti all’adiacente Oratorio; 9) seguiamo ancora questa strada e troviamo S.Giovanni Battista di Aggio, sagrato lungo e stretto a “frecce” bianche e nere, datato 1894, con un bel panorama; 10) tornati a valle proseguiamo di poche centinaia di metri e imbocchiamo via Trossarelli: la prima Chiesa, quella di S.Cosimo, è una delle tante che hanno perso il proprio rissêu (come anche Fontanegli e S.Eusebio), ma per fortuna dopo troviamo S.Martino di Struppa, 1887, e nella penombra degli alberi possiamo ammirare un grande e insolito sagrato bianco e nero – davanti all’ingresso un fiore “optical” a dodici petali e quattro spirali, di casa nel Levante ligure ma qui strane; 11) proseguiamo nella risalita del Bisagno, usciamo dalla città, prendiamo la SS 45 e svoltiamo a sinistra sul ponte direzione Davagna. Dopo qualche km troviamo la chiesa di S.Andrea di Càlvari, con acciottolato non molto grande, grigio, a ciottoli piuttosto grandi ma con posa estremamente accurata, tessitura originale e ottimo stato di conservazione; 12) il penultimo di questo giro si trova a Terrusso, sull’altra sponda del Bisagno, bivio sulla SS 45 a destra salendo, ed è un grande regalo per chi ama la cultura popolare: più rustico di quello di Calvari, con ciottoli più grandi e con tanti disegni evidentemente improvvisati e un po’ misteriosi, effetto accentuato dal fatto che la differenza tra bianchi e grigi, già in partenza non netta, si è ridotta col tempo; 13) purtroppo chiudiamo il giro con una nota dolente: il grande sagrato di S.Alberto di Bargagli è stato per metà asfaltato, e per metà è in stato di abbandono: incredibile il degrado a cui ho assistito nel giro di pochi anni, tra poco sarà del tutto illeggibile.

Luca Riggio
classe 1963, ha trovato nell’acciottolato il punto di equilibrio tra uomo e natura, di incontro tra spirito e materia, esempio di progresso umanistico e sostenibile (approfondimenti sul sito www.laboratoriosanluca.it), riproduzione riservata.

San Bartolomeo di Staglieno

San Bartolomeo di Staglieno – (Nota 1)

San Michele Arcangelo di Montesignano

San Michele Arcangelo di Montesignano

San Martino di Struppa

San Martino di Struppa

San Giovanni Battista di Terrusso

San Giovanni Battista di Terrusso

Sant'Alberto di Bargagli

Sant’Alberto di Bargagli

 

Nota (1) : Il sagrato della Chiesa di San Michele di Montesignano è stato menzionato nella Poesia di Camillo Sbarbaro, “Tramonto a Ponte Carrega”, nella raccolta Truccioli.

Domani Amici di Ponte Carrega ospiti al Laboratorio di analisi e progettazione del paesaggio ad Architettura!

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Storie e tradizioni della Val Bisagno: Val Bisagno, valle di ville

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Genova è una “civiltà di palazzi”. Non può quindi stupire che le stesse ricche famiglie di mercanti e finanzieri genovesi che risiedevano in città cercassero di esportare quella bellezza e magnificenza anche nei luoghi di villeggiatura fuori porta, sia a Levante che a Ponente, così come in Val Polcevera o in Val Bisagno.

Si tratta generalmente di ville coltive situate laddove le grandi famiglie patrizie possedevano grandi appezzamenti di terreno che davano rendite sia attraverso la locazione dei terreni a terzi sia attraverso la produzione di beni agricoli destinati alle residenze di città (Una cucina a Genova nell’ottocento, Sagep 2016).

Si può parlare di un sistema di ville in Val Bisagno: raggiungibili per la maggior parte attraverso la Strada di Bisagno, la più antica strada di fondovalle che sfruttava l’ampio greto del fiume e i periodi di secca per trasformare il Bisagno in una strada carrabile, le ville erano poi raggiungibili attraverso strade appositamente sviluppate per favorire l’accesso dei carri alle ville. Era così, ad esempio, per Villa Durazzo Grimaldi a Montesignano (chi voleva transitarvi doveva pagare una imposta per il transito) la cui strada partiva da Ponte Carrega o per la Villa Ferretto a Fontanegli che ripercorre quasi completamente l’attuale via Giovanni da Verrazzano.

Ogni grande appezzamento di terreno aveva il proprio palazzo di villa: la maggior parte di questi risale al periodo d’oro della finanza genovese, tra XVI e XVII secolo: è il periodo che Rubens celebra nel suo libro sui Palazzi di Genova nel quale comprende anche alcune ville suburbane.

Quasi tutte queste costruzioni sono state però via via riedificate o alterate nel corso degli ultimi due secoli, relegate ai margini nella disordinata crescita urbanistica del secondo dopoguerra (si pensi alla Villa Musso Piantelli stretta tra stadio e palazzi o alla vicina Villa Saredo Parodi oggi Comando dei Vigili di Marassi o ancora alla Villa Montebruno); Hanno quasi tutte perso i caratteri originari diventando spesso condomini plurifamiliari. Alcune sono state demolite, altre abbandonate per lungo tempo o vittime di speculazione (si citi, una per tutte, la villa Gio. Battista Invrea a Prato vedi ns. articolo ).

In generale non abbiamo molte notizie sui palazzi di villa della vallata: sappiamo poco sugli iniziatori delle “Fabriche” e quasi sempre non conosciamo il nome degli architetti, ad eccezione della villa di Galeazzo Alessi che sorge nella odierna via San Vincenzo (Sauli Grimaldi “in Bisagno”), anche se pesantemente modificata rispetto al disegno originario. Proprio l’Alessi rappresenta il nome che traccia lo spartiacque tra passato e futuro dell’architettura di villa nel corso del cinquecento. I palazzi da lui progettati (se ne contano tre certi tra quelli suburbani) e soprattutto quelli che a lui si ispirano (molto più numerosi), prediligono come nuovo canone architettonico la pianta quadrata e il monumentale tetto a quattro spioventi a fortissima pendenza (ad esempio la Villa oggi proprietà dell’Istituto delle Suore Maria Ausiliatrice a Marassi oppure villa Brignole Sale oggi Marassi a Montesignano o villa Thellung a Fontanegli).

Ripercorrendo la valle dalla attuale zona di Brignole fino all’estremo nord del Comune contiamo numerose testimonianze di ville antiche a partire dalla splendida villa Imperiale a Terralba (oggi sede della biblioteca Lercari), riccamente affrescata da Luca Cambiaso e talmente importante da essere scelta per ospitare nel 1502 il re di Francia Luigi XII durante un suo viaggio a Genova (come una anticipazione di quello che sarà poi il sistema dei Rolli cittadini inventato nel 1576).

Anche San Pantaleo fin dal secolo XV è zona ricca di testimonianze di villa: tra le tante ricordiamo la villa Cattanei in cima a San Pantaleo. A Staglieno troviamo la Villa Parodi in via del Veilino sulla cui facciata sono murate le palle di cannone della ritirata austriaca della guerra del 1746. Alcune ville (Rusca e Vaccarezza) furono sacrificate nel corso dell’ ottocento dall’espansione del cimitero di Staglieno. A Montesignano troviamo le già citate Durazzo Grimaldi che fu anche Grillo Cattaneo, Burlando e Chiarella, la villa Brignole Sale oggi  Marassi e la Durazzo Pallavicino Cattaneo Zanoletti alla Sciorba (Sorboa), testimonianze degli antichi possedimenti di queste famiglie nella media valle. A Sant’Eusebio incontriamo alcune ville più recenti, costruite tra ottocento e novecento (Odetti e Dolcino) mentre a Molassana ritroviamo la Villa Sauli (della Marchesa). A Fontanegli sono situate la villa Thellung, dove si conserva lo studio di G.B. Mameli, fratello di Goffredo, Ferretto (oggi casa di riposo) e Raggi (da qualche anno restaurata ad abitazione privata).

Anche se geograficamente non più nel Municipio Media Val Bisagno ma un tempo strettamente collegata alle direttrici viarie della Val Bisagno verso il Levante è importante citare la Villa di caccia dei Fieschi (e poi degli Spinola) a Bavari con il suo curioso tetto. Splendida è la Villa Durazzo a Pino, oggi Opera Don Orione, che conserva ancora alcuni ambienti al pian terreno decorati con finte grotte e nicchie e con alcuni affreschi del Guidobono: la proprietà conserva ancora alcune carrozze d’epoca che furono dei nobili Durazzo.

Concludiamo il nostro giro della vallata con l’antica villa Pallavicino a Struppa (oggi Asilo Le Coccinelle) un tempo primo bronzino dell’ acquedotto storico. Infine un breve cenno a quella che fu una delle più belle testimonianze della vallata, quella villa di Gio.Battista Invrea a Prato, vittima di una scellerata urbanistica incurante della bellezza e della storia, oggi deturpata e definitivamente compromessa. vedi ns. articolo

Il giro delle ville della Val Bisagno è pertanto un tour interessante e ricco di fascino e ispirazioni per la riscoperta e la rivalutazione della nostra vallata da un punto di vista storico paesaggistico e architettonico che sottolinea la bellezza spesso sottovalutata dei nostri quartieri.

L’ottava edizione del Festival dell’Antico Acquedotto, tenutosi durante il mese di Luglio e organizzato dal Teatro dell’Ortica ha ben valorizzato questo aspetto del nostro patrimonio facendo letteralmente scoprire angoli inaspettati di vallata, altrimenti difficilmente accessibili.

Per saperne di più: Catalogo delle Ville genovesi,  Italia Nostra, 1967
Le ville del genovesato, Valenti editore, 1987

Fabrizio Spiniello, associazione Amici di Ponte Carrega

Si ringrazia Jolanda Valenti per la collaborazione

Prospetto principale di Palazzo Thellung a Fontanegli

Prospetto principale di Palazzo Thellung a Fontanegli

Venere e Adone, Guidobono: particolare di Venere. Villa Durazzo a Pino

Venere e Adone, Guidobono: particolare di Venere. Villa Durazzo a Pino

affresco della Villa Durazzo Grimaldi a Montesignano

Affresco della Villa Durazzo Grimaldi a Montesignano

L’articolo è tratto dall’ultimo numero di “Noi in 20 Pagine”, bimestrale della Polisportiva Alta Val Bisagno a cui la Associazione Amici di Ponte Carrega ha collaborato nel corso di questi due anni curando la rubrica “C’era una volta”. Purtroppo, con il numero di Novembre 2016 si interrompono le pubblicazioni del periodico: è stato un piacere e una rara e importante opportunità poter collaborare con la Polisportiva e la redazione del giornale, vetrina più unica che rara per questi due anni della Val Bisagno e delle sue bellezze.

Nella speranza che le pubblicazioni in futuro possano riprendere cogliamo l’occasione per ringraziare in particolar modo il Direttore responsabile della testata, Maria Grazia Marletto e il Coordinatore editoriale Aldo De Crignis.

La rubrica “Storie e tradizioni della Va Bisagno” continuerà comunque sul nostro sito www.amicidipontecarrega.it: il prossimo articolo tratterà della tradizioni dei “risseu”,  con le foto dei più belli acciottolati della Val Bisagno!

In foto vi mostriamo l’ultimo (speriamo per ora) editoriale e la pagina con l’articolo delle ville della Val Bisagno (in versione tagliata rispetto all’articolo pubblicato qui sopra):

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Storie e tradizioni della Val Bisagno: il fantasma di Forte Sperone

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La Leggenda di Forte Sperone

Se alziamo lo sguardo sulla sommità del monte Peralto, noteremo un’imponente fortificazione che minacciosa vigila sulla Valbisagno. Tra le nubi grigie lo osserviamo: oscuro, tetro, grandi torri circolari in pietra, finestre vuote e misterioso con la sua storia e antiche leggende. Forte Sperone, l’apice delle seicentesche Nuove Mura e protagonista di una cruenta battaglia contro gli austriaci nell’assedio del 1800, con i suoi soldati riempì il proprio fossato di cadaveri nemici, senza accusare perdite. Era temuto, rispettato e ambito. Ma questa è storia, in pochi invece conoscono la sua antica leggenda. Si narra che oggi la fortificazione non sia totalmente abbandonata, ma che all’interno si aggiri un fantasma dall’aspetto brutale. Facendo un passo indietro nel 1600, nelle vicinanze del Forte una famiglia di contadini trovò il corpo orribilmente mutilato di una pastorella, presentando un grosso morso alla gola. Da quel giorno il monte Peralto non è più stato lo stesso, strane presenze spaventarono numerosi viandanti e contadini, finchè in una data imprecisata del ‘800, nei pressi del Forte si decise di eseguire una seduta spiritica all’interno di una vecchia scuderia abbandonata da tempo per evocare lo spirito. Apparì il fantasma di un bruto accompagnato da un grosso cane nero, il quale affermò di essere costretto a vagare per l’eternità in questo limbo a causa delle sue malefatte. Raccontò di aver attirato a sè una giovane che abitualmente portava il suo gregge a pascolare in questi prati; con la menzogna le fece credere di essere un suo collega, portandola in un luogo isolato. Lei si fidò, ma finì per essere picchiata, violentata e uccisa con un terribile morso alla gola. Dileguandosi poi nel nulla con il suo cane. Da quel terribile giorno, è costretto a vagare intorno al Forte con il suo infinito tormento insieme al suo cane. Spesso, durante i mesi più freddi, quando i primi raggi del sole si infiltrano tra gli alberi del bosco, vengono avvistate tre sagome: quella di un bruto trasandato, quella di un grosso cane e una fanciulla dal colorito pallido e dagli abiti insanguinati. Ormai costretti a vagare per l’eternità insieme. Questa è la leggenda di Forte Sperone. Fantasiosa o no che sia, da oggi osservarlo sulla cima del monte Peralto tra le nubi dei mesi invernali farà sicuramente viaggiare la nostra fantasia.

Breve storia

La data di inizio della costruzione di Forte Sperone non è certa, ma possiamo basarci su una notizia riguardante una Bastia costruita dai Ghibellini nel 1319 proprio sul monte Peralto, ad una altitudine diversa da quella odierna: “Fecero una fortezza prima di legname e poi di pietre e di calcina, la qual fu domandata Bastia”. Nel 1625 l’offensiva fallita dai francesi, convinse le autorità ad un potenziamento della Bastia e una nuova sistemazione per i soldati, come indicano i rilievi segnati da Giovanni Gerolamo Doria, che provvise anche ad indicare altre migliorie per consentire un’autonomia maggiore alla fortificazione.

Nel 1626 tra discussioni e progetti delle ambiziose Mura Nuove, si prese tempo per decidere se “inglobare” la Bastia del Peralto e renderla l’apice della nuova cinta muraria oppure fermarsi alla Bastia del Promontorio; si decise nel luglio dello stesso anno di estendere il più possibile le mura, per controllare meglio le alture e un eventuale movimento del nemico. In seguito ai fatti bellici del 1746, per contrastare l’avanzata austriaca, il Sicre ordinò la costruzione di un cavaliere in gabbioni sull’estremo bastione dello Sperone, con lo scopo di aumentare la potenza di fuoco e concentrare meglio la forza sulle valli, lavori che ebbero inizio nel 1747, data importante per il forte che permise di intuirne la sua reale importanza strategica.
Nel 1800 con l’assedio austriaco, per la prima volta la capacità della fortificazione venne messa alla prova: durante questo periodo Poterna Sperone venne murata perchè il generale Massena ne ordinò la chiusura ritenendola “mal difesa e facile a sforzarsi”. Al termine dell’assedio e dopo aspre battaglie, Forte Sperone si confermò inespugnabile e riempiendo di nemici morti i fossati sottostanti. Da una testimonianza di un anonimo “Sulla cresta del monte il forte è inattaccabile per diverse ragioni, e primieramente, oltre a che malegevole sia l’ascendere sulla schiena dè monti su cui è situata, questa medesima non offre che la larghezza di pochi palmi su cui possa formarsi la colonna per andarne all’attacco; da tutte le parti il soldato vi arriva sbandato e così più facilmente resta colpito. Impossibile è poi d’attaccarlo secondo le regole dell’arte, a ciò ostando l’impossibilità del trasporto delle artiglierie (…) per non offrire il terreno area o spazio alcuno di ciò capace (…)”. Dopo questo evento e sotto l’influenza napoleonica si apre una nuova fase per il forte, il quale sarà oggetto di numerose modifiche da parte del generale Chasseloup.
Nel periodo del suo massimo sviluppo, forte Sperone contò su 300 soldati e 900 “paglia a terra” in caso di bisogno, nove obici, tre mortai, undici cannoni da 32, sei cannoni da 8 e dieci cannoncini. Durante i moti del 1849 i rivoltosi presero in ostaggio l’intendente Generale per chiedere in riscatto il forte e l’abbandono delle truppe regie da esso. Ceduto il forte si voltarono i cannoni, che prima puntavano verso la città, verso le valli. Col peggiorare degli eventi militari e la ripresa delle truppe piemontesi, iniziarono le diserzioni da parte della Guardia Urbana che presidiava il forte, in molti fuggirono calandosi dalle mura; una testimonianza della vicenda si ha con l’Avezzana “Al cittadino G.D. comandante lo Sperone. Sento tutta la gravità della posizione: il paese vi terrà conto della costanza spiegata da voi in questi supremi momenti. Alle nove si raduneranno gli arruolati disponibili, e farò quanto sarà possibile per rinforzare questa importante posizione… Frattempo continuate nella vostra fermezza. Nel momento che tutti disertano i pochi che restano al loro posto devono fare non solo il possibile, ma fore per così dire miracoli”. Il 10 aprile, con la definitiva resa, si aprirono le porte del forte trovando all’interno due soli uomini. Da segnalare un ultimo tentativo fallito di assedio del forte il 29 giugno 1857 da parte di una quarantina di uomini sostenitori delle idee mazziniane. Negli anni successivi, progressivamente con l’avanzata delle nuove tecnologie militari, le fortificazioni genovesi persero il loro scopo, durante la Grande Guerra infatti il forte fu convertito in prigione. Alla fine della Seconda Guerra Mondiale il forte venne definitivamente abbandonato e fu depredato nella “corsa” al legno, ferro e ardesie per le ricostruzioni del dopo-guerra. Nel 1958 parte di esso fu dato in concessione alla Guardia di Finanza. Definitivamente abbandonato nel 1981 anno nel quale venne smantellata la casermetta, venne utilizzato in seguito per la realizzazione di spettacoli teatrali e visite guidate: attualmente è dichiarato chiuso ed inagibile da parte del Demanio.

Architettura

Forte Sperone, è una delle fortificazioni genovesi che ha subito più modifiche nel corso dei secoli. La sua origine è precedente al 1319, anno in cui sappiamo per certo che nel sito è presente una costruzione chiamata “Bastia”, costruita in legno e poi in pietra. Nel 1626 vengono edificate le Nuove Mura, terminate nel 1639, che inglobarono l’antica Bastia del Peralto.
Il Sicre, per potenziare l’apice delle mura durante l’assedio del 1747, fece costruire un “cavaliere” a gabbioni e una caserma per i soldati. Il cavalliere altro non è che un’opera rialzata che serviva per aumentare la potenza di fuoco, ma con il punto debole di essere più esposta. Nel 1796, la caserma non era ancora completata, ma si decise di ampliarla, edificando due ali perpendicolari ad essa con tetto a doppia falda. Con il regno sabaudo, vengono intrapresi una serie di lavori, che lo portano ad avere l’aspetto odierno composto da tre livelli su altitudini diverse. La prima fase del 1815, prevedeva l’innalzamento della cortina nel primo livello (il punto più basso) con un portale d’accesso provvisto di ponte levatoio e un serie di feritoie per i fucilieri.
Nel 1820 viene edificata una caserma bastionata nei suoi estremi con un lungo intercapedine che la divide dal monte, parallela al primo livello. Nel 1823, iniziarono i lavori sul terzo livello, con la demolizione del cavaliere e dei due corpi, aggiunti all’antica caserma, anch’essa modificata con una campata, per inserirne una nuova. Questo nuovo progetto è caratterizzato con l’inserimento di tre torri: agli estremi e una centrale, con al suo interno una scala elicoidale. La caserma è su due piani, con solidi muri che arrivano fino a 4 metri di spessore, la copertura è a volta di botte, con un grosso terrapieno per renderlo a prova di bomba. Al suo interno si può notare il grande uso di mattoni, tipicamente piemontesi. Infine, come ultimo lavoro, viene inserita una polveriera con il suo muro di contenimento in caso di esplosioni, che si caratterizza con una copertura in ardesia e un pavimento lastricato che nasconde al di sotto delle volte.
Nel 1830, completata, la caserma su due piani del secondo livello, vengono inserite tutte le coperture a doppia falda in legno, sorrette da monconi in pietra visibili ancora adesso e rivestite di ardesia. questo venne fatto sia per impermeabilizzare le caserme sia per aumentarne gli spazi disponibili. All’interno del forte possiamo trovare: cappelletta, forni, cisterne, lavatoi, magazzini e stalle.
L’articolo è opera di Paolo Congiu, appassionato di storia della Val Bisagno e fotografo, coautore insieme a Luciano Rosselli del libro “La Val Polcevera dal primo novecento ad oggi, immagini e ricordi” edito a cura della Nuova Editrice Genovese. L’articolo sulla leggenda del Forte Sperone è tratto dal sito web http://luoghiabbandonati.altervista.org/index.html , a cura di Paolo Congiu e Francesca Cervellini.

Via Madre di Dio

un stralcio del video proiettato sulle memorie di Via Madre di Dio, opera di Samantha Woods

Il proposito di questo documento video di Samantha Woods sulla demolizione dell’intero quartiere di Via Madre di Dio a Genova,e quindi della costruzione di nuovi edifici, è quello di far sì che la la cittadinanza, le persone, possano farsi una idea propria delle motivazioni che portano le amministrazioni pubbliche a compiere determinate scelte anziché altre; sopratutto far sì che, proprio la cittadinanza ,osservi sempre più da vicino simili fenomeni più che mai attuali, si interroghi, ed interroghino i responsabili, cercando di valutarne insieme rischi e benefici.

Il documento video, caricato da Ghett Up Tv sul forum: http://forum.ghettuptv.net/node/82

Se si osserva “La forma della città” di Pasolini (https://www.youtube.com/watch?v=btJ-EoJxwr4) si può notare come egli mette in paragone la forma di una città antica, ormai “naturalizzata”, con una città moderna, di stampo fascista, costruita ad hoc per l’uomo moderno. Pasolini valorizza e vuole salvaguardare in entrambe i casi la popolarità, cioè il popolo come “artista” nel costruire un antico borgo e il popolo nei suoi usi e costumi, rimasto nella sua genuinità e umiltà nonostante l’architettura fu pensata per un altro “tipo di uomo” Nel corso di alcune ricerche ho scoperto un “piccolo mondo” ormai andato perduto, il primo borgo di Genova e nucleo da cui si sviluppò il famoso centro storico genovese, Via Madre di Dio.

I palazzi, le case, le botteghe, le trattorie sono state costruite dal popolo per il popolo. Si creò dunque un centro di scambi, dialogo e cultura. Nei vicoli del quartiere riecheggiavano canti popolari, i bambini giocavano liberi e le donne lavavano i panni comunitariamente nel trogolo.
Via madre di Dio negli anni della grande guerra fu colpita dalle bombe, del resto come tanti altri luoghi, lasciando “scarni” alcuni edifici, ma questo non impedì ai cittadini di continuare a vivere nelle proprie abitazioni adiacenti; nonostante ciò per il volere di pochi e per cause ufficialmente non identificabili, è stato distrutto un intero quartiere portando via con sé tradizioni usi e costumi. Proteste e resistenze da parte della comunità non sono servite poiché il parere di essi stessi non è stato ascoltato.
Ciò che più sconcerne è che nel medesimo lasso di tempo in cui è stato abbattuto un intero quartiere medievale, la coscienza del patrimonio culturale era già viva nelle persone, tant’è vero che nel 1974 fu istituito il ministero dei beni culturali da Giovanni Spadolini.
Oggi al posto di Via Madre di Dio troviamo i giardini di Baltimora, un praticello incorniciato da nuovi palazzoni dell’architettura brutalista e nascosti in questa zona si posso trovare alcune tracce di un ipotetico passato. E. Turri ne “Il paesaggio e il silenzio” asserisce che: “Quando negli anni ’60 del 900 s’imposero le trasformazioni indotte dal miracolo economico, non furono molte le voci che, in Italia, si sollevarono per lamentare le offese patite del paesaggio (…) Ed è in quel periodo della storia Italiana che il nostro paesaggio comincia a morire. Si intende per morte una storia di trasformazioni così profonde che è venuto meno, per alcune generazioni, il riferimento a scenari di vita, a immagini e testimonianze nel territorio che si ponevano come elementi di identità e la cui perdita ha provocato perciò stesso una sorta di straniamento, di disorientamento”.
Quando Turri scrive di alcune generazioni a cui manca uno scenario di vita che testimonia il passato di un territorio, io posso affermare che la mia generazione, e quelle successive, subiscono inconsciamente questo stato di straniamento, poiché io ho scoperto quasi per caso l’estrapolamento del nucleo della mia città. Se è vero che l’identificazione e l’orientamento sono aspetti primari dello stare al mondo, credo che spetta a noi il recupero di un ricordo collettivo da mandare avanti per poi poterci orientare e progredire in una società consapevole (testo di Samantha Woods).

Per concludere vorremmo sottolineare come sia forte il legame del nostro quartiere con Via Madre di Dio: quando nel 1970 il quartiere del centro storico fu raso al suolo i suoi abitanti furono  dispersi per gli atri quartieri cittadini, tra i quali Piazza Adriatico e Via Mogadiscio. Memori di quello scempio, il Manifesto della nostra associazione si è intitolato “No ad un’altra via Madre di Dio” (http://www.amicidipontecarrega.it/manifesto/)
un stralcio del video proiettato sulle memorie di Via Madre di Dio, opera di Samantha Woods

un stralcio del video di Samantha Woods proiettato sulle memorie di Via Madre di Dio su Ponte Carrega

Piazza Adriatico: il mio posto magico

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Pubblichiamo il racconto scritto da Sabrina Casagrande su Piazza Adriatico per la guida topografica alternativa alla città di Genova ideata da Incontri in Città, il laboratorio permanente di studi urbani dell’Università di Genova che ci aveva chiesto di scrivere un contributo sul nostro quartiere: Sabrina ha scritto il suo ricordo in un testo che la rappresenta e che rappresenta il suo e il nostro amore nei confronti di Piazza Adriatico e del Nostro quartiere! Il Blog Luoghi Comuni racconta la vita della città nei piccoli racconti di chi la abita e la frequenta: i luoghi comuni, gli spazi condivisi, i momenti collettivi. Descrive la città delle persone. L’idea è stata sviluppata nel corso del 2013 ed è stata pubblicata in un libro, che trovate in tutte le librerie: Luoghi Comuni – Guida topografica alternativa della città (http://genova.mentelocale.it/64753-genova-luoghi-comuni-arriva-guida-informale-citta/)

Qui il link al sito e al racconto firmato da Sabrina Casagrande: https://luoghicomunigenova.wordpress.com/2015/05/23/il-mio-posto-magico-piazza-adriatico/

Buona lettura!

Qui il testo del racconto:

Voglio raccontare una storia…la storia di un posto magico.
Si…magico.
Un posto di cui non puoi non innamorarti.
Piazza Adriatico.
Ci sono arrivata da bambina,2 anni e mezzo appena. La mia piazza l’ho vista la prima volta da sopra un’Ape 50, durante il trasloco da via Madre di Dio (altro posto meraviglioso, purtroppo distrutto). Nonostante i pochi anni che avevo, il ricordo è vivissimo… un “rettangolo” bellissimo…alberi, panchine, giochi per bambini.
Spazio per tutti. Da 0 a 100 anni.
Li sono cresciuta…insieme a molti altri.
È stato bello crescere li. Eravamo tanti, di tutte le età…che ricordi…
Alla mattina a scuola, pranzo e poi tutti fuori. Nel nostro mondo magico.
Dove si poteva stare ore e ore a giocare a grette, maschi e femmine, a nascondino…chi pattinava, chi giocava a pallone…Quanti vetri rotti ai piani terreni!!!
Chi costruiva carretti per poi lanciarsi (come pazzi) giù dal discesone di Ponte
Carrega.
Chi giocava a “figu”…c’è l’ho…mi manca…
Nella mia piazza c’era sempre posto per tutti. Grandi e piccini. Le mamme…che ti chiamavano dalla finestra…le nonne…erano le mamme e le nonne di tutti..un piccolo paese…
Poi, da grande, li sono cresciuti i miei figli, i figli delle mie amiche.
È stato bello vedere che anche loro hanno vissuto con amore quel posto…anche se la generazione era un’altra, l’amore per la mia piazza, da parte loro, è stato lo stesso. E anche loro, oggi adulti, ognuno con la loro vita e la loro storia si ritrovano

  1. Sulle stesse panchine di un tempo, come se il tempo si fosse fermato.

Perché in un posto così, nella mia piazza, non puoi non starci bene.
Negli anni, la mia piazza, è stata anche maltrattata…dagli eventi atmosferici…dalle istituzioni…dall’egoismo.
Ma ogni volta che sono li…che mi siedo su una panchina e mi guardo intorno…mi rendo conto di quanto sono stata fortunata a crescere in quel posto…e di quanto lo amo.
Dove si era tutti (o quasi) amici, dove i bambini si sbucciavano le ginocchia, dove si beveva alla fontanella, dove la sera c ‘era chi prendeva la chitarra e si cantava tutti insieme. Dove a mezzanotte, d’estate, un’anguria divisa da “buoni fratelli”.
Dove si andava in motorino in due…dove si faceva la guerra dei gavettoni…dove il
24 giugno tutti sul greto del Bisagno A fare il falò…ma i “pive” no, era pericoloso.
Riuscite, leggendo i miei ricordi, ad immaginare questo posto magico…la mia piazza?
E sì… la MIA PIAZZA…….ci torno spesso a respirare i ricordi…a mettere insieme i pezzi del mio cuore.

 

Ponte Carrega sul muro del Paradise di Ghett Up tv!

GetUpTV

Ecco il link della 2^ puntata del Muro del Paradise girata al Bar Paradise di Via Canneto da Ghett Up Tv nel quale trovate l’intervento degli Amici di Ponte Carrega:

http://forum.ghettuptv.net/node/80
“Il Muro del Paradise” è un programma sperimentale per la costituzione di un televisione di quartiere. La puntata è stata realizzata grazie al contributo di:

cittadini di Vico Amandorla e via S. Donato sulle conseguenze altamente inquinanti
per l’ambiente e le persone dell’attività di demolizione delle navi prevista nel Blue Print;
gli Amici di Ponte Carrega il cui amore per il territorio che abitano, la Val Bisagno, li
spinge a impegnarsi attivamente per promuovere politiche di riassetto ambientale
contro il dissesto provocato da una dissennata speculazione edilizia e commerciale, che
continua anche oggi malgrado sia la causa principale riconosciuta da tutti delle tragiche
vicende vissute con le ultime alluvioni;
Cristina Nico, cantutrice rock, con due splendidi brani sulla nostra contemporaneità che
interessano da vicino anche i nostri quartieri e la nostra città.
Una televisione di quartiere ha senso solo se nasce da un processo partecipato dal basso.

Fate pervenire a Ghett Up Tv le vostre idee per la terza puntata!

muro del Paradise 2

 

La cantautrice  Cristina Nico

La cantautrice Cristina Nico

San Giovanni sul Bisagno!

Memorie

VOLANTINO 23 GIUGNO

 

Programma della serata, a partire dalle ore 18:00:

 

Aperitivo e bicchierata gratis per tutti, offerti dalle associazioni e dalla Pizzeria d’asporto ” Il Boss della Pizza Via Lungo Bisagno Dalmazia 23;

Presentazione del progetto “Memoria/e del Bisagno” e del calendario di eventi e manifestazioni;

Spazio per la condivisione e la presentazione di idee, proposte e racconti sulla valle;

Cittadini e associazioni si raccontano;

Concerto del cantautore Aldo Ascolese “La musica che viene dal ponte come il vento”;

Esposizione della mostra fotografica “Terre” di Iskra Coronelli, a cura del Centro documentazione Val Bisagno;

Proiezione video “Via Madre di Dio”, di Samantha Woods (Accademia di Carrara)

Musica dal vivo e Giocolieri di strada

Spazio libero per la condivisione

INGRESSO LIBERO

Sosteniamo il progetto “Il sole sulla pelle”!

Il sole sulla pelle III

12920380_1015598255192999_6494944329992576700_nGino Martella e Massimo Bondielli, dopo essersi occupati dell’alluvione nello spezzino del 2011, raccontata attraverso le immagini e le parole di “Se Io Fossi Acqua” si sono cimentati in una nuova avventura. Il loro ultimo lavoro, “Il Sole sulla Pelle”, è il racconto della strage alla stazione ferroviaria di Viareggio. Il corto ha vinto il premio come miglior cortometraggio al Festival di Cannes e ora vuole crescere e continuare a raccontare quella storia attraverso la forma del documentario. Per farlo, per far si che il progetto cresca e che il messaggio e la storia di Viareggio non venga dimenticata c’è bisogno dell’aiuto di tutti, di una raccolta fondi popolare.

Vi chiediamo di sostenere a abbracciare la campagna di crowdfunding del progetto “Il sole sulla pelle
Le donazioni sono già a 35 con oltre 2.000 € raccolti. E’ una buona partenza!

 

Anche la nostra associazione vuole contribuire a diffondere tale iniziativa per la riuscita del progetto.

 

Per procedere con una quota di sostegno < link qui >
 

 

Alleghiamo una sintesi degli articoli, interviste ed altro apparsi in questi ultimi giorni su questo tema.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/05/20/festival-cannes-2016-premio-come-miglior-corto-al-documentario-sulla-strage-di-viareggio-familiari-ce-la-nostra-vita-e-il-nostro-dolore/2750610/

http://video.repubblica.it/edizione/firenze/ovunque-proteggi-il-corto-sulla-strage-di-viareggio-vince-a-newyork/238263/238118

http://www.iodonna.it/personaggi/cinema-tv/2016/05/21/cannes-2016-i-vincitori-di-un-certain-regard/

http://iltirreno.gelocal.it/versilia/cronaca/2016/05/21/news/il-film-sulla-strage-approda-a-cannes-1.13516043

http://www.lanazione.it/viareggio/global-short-film-awards-1.2120998

http://www.anonimacinefili.it/2016/05/10/ovunque-proteggi-strage-viareggio-cortometraggio/

http://www.liguritutti.it/2016/05/12/strage-di-viareggio-un-documentario-per-cercare-giustizia/

http://www.cittadellaspezia.com/Sarzana/Sarzana-Val-di-Magra/Strage-di-Viareggio-proiezione-207745.aspx

http://www.laspeziaoggi.it/2016/05/08/da-ovunque-proteggi-a-il-sole-sulla-pelle/

http://www.tgregione.it/cultura-e-spettacolo/la-strage-di-viareggio-diventa-un-film-da-ovunque-proteggi-a-il-sole-sulla-pelle/

http://www.intoscana.it/site/it/articolo/Da-Virzi-a-Mordini-il-cinema-toscano-protagonista-a-Cannes/

http://www.novaradio.info/ovunque-proteggi-corto-sulla-strage-di-viareggio-vince-a-new-york/

http://www.radiotoscana.it/11245/strage-di-viareggio-cortometraggio-premiato-a-cannes/

http://www.noitv.it/reteversilianews/programmi/tg-versilia-extra-27052015/

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La Costituzione in Piazza torna domani in Piazza Adriatico!

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Domattina in Piazza Adriatico parliamo di Resistenza e Costituzione insieme agli studenti dell’Istituto Comprensivo Staglieno e all’ex Giudice della Corte Costituzionale Fernanda Contri!
L’ingresso è libero ma in caso di brutto tempo o freddo l’appuntamento sarà spostato a scuola e sarà riservato ai soli studenti e insegnanti della scuola.
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Gestione sostenibile delle acque: dieci progetti in giro per il mondo e una tesi sulla Val Bisagno!

Una Questione per Genova

Sul numero di Febbraio 2016 della rivista IoArch si parla di gestione sostenibile del ciclo delle acque come opportunità per le città: dieci progetti da Milano al New Jersey passando per l’Olanda, tra architettura e ambiente. Tra questi progetti emerge una tesi di laurea sulla Val Bisagno, seguita fin dalla nascita dalla nostra associazione e opera di Martina Romanò, Valentina Gafurri e Serena Galli coordinate dai Prof. Ezechieli e Rosso del Politecnico di Milano.
È sempre bello parlare di nuove idee, buona lettura!

Link <qui>
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