Archive for febbraio 2021

Alcune considerazioni dopo nove mesi di “Spesa sospesa”

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L’iniziativa “Spesa Sospesa” nasce in piena emergenza Covid, un’emergenza che ingenuamente si pensava fosse transitoria. Nasce come un servizio di bassissima soglia, per dare una risposta rapida a un bisogno – e un diritto – fondamentale, ossia il cibo.

La decisione di lanciarci in questa avventura nasce da anni di presidio e cura del territorio, una cura che non può prescindere dalla cura dalle persone che lo abitano e che si trovano ad affrontare serie difficoltà economiche dovute alla pandemia da Covid 19.

Con il passare dei mesi, l’esperienza si è consolidata e strutturata, ma sostanzialmente consiste in un piccolo gruppo di volontari che settimanalmente raccoglie, prepara e consegna borse di viveri non deperibili ad un numero variabile di famiglie, al momento 63, con una cadenza che da bisettimanale è diventata mensile. I beni non deperibili vengono raccolti nei supermercati del territorio, grazie alla solidarietà delle persone, con il prezioso supporto dei volontari.

Grazie all’impegno dei volontari e alla collaborazione con altri enti possiamo quindi assicurare un servizio continuativo che però, proprio perché conta sul volontariato delle persone, potrebbe doversi interrompere in qualsiasi momento se la situazione personale dei singoli dovesse cambiare.

Dall’inizio della pandemia (aprile 2020) abbiamo continuato l’attività di raccolta nei supermercati, preparato gli alimenti per le famiglie e consegnato quanto raccolto, tenendo traccia di quanto veniva donato e di quanto veniva consegnato. Dall’anno scorso come associazione abbiamo sostenuto in modo continuativo circa 30 famiglie, delle quali alcune segnalate dai servizi sociali, che non avendo risorse a disposizione ci hanno chiesto aiuto nel supporto alle persone più vulnerabili. Oggi con il prezioso supporto dei volontari del servizio civile (Cooperativa La Comunità e Legambiente) dei Circoli Operai, degli Scout del Genova48 e di Coserco riusciamo ad aiutare mensilmente 63 famiglie solo in Val Bisagno.

Complessivamente dallo scorso aprile sono stati raccolti:

1491 PACCHI DI BISCOTTI

576 TRA CONFEZIONI DI THE E CAFFE’

679 KG DI FARINA

1496.5 LITRI DI LATTE

1976 CONFEZIONI DI LEGUMI

562.5 LITRI DI OLIO

816 VASETTI DI OMOGENEIZZATI

2496.5 KG DI PASTA

1720 CONFERZIONI DI PELATI

881.5 KG DI RISO

1036.5 BOTTIGLIE DI SALSA DI POMODORO

2089 SCATOLETTE DI CARNE IN SCATOLA E TONNO

568 KG DI ZUCCHERO

357 TRA PRODOTTI PER LA CASA E IGIENE PERSONALE

Siamo consapevoli che quanto raccolto sopperisce solo in piccola parte al bisogno reale delle persone che abbiamo deciso di aiutare, e in modo maggiore rispetto ai bisogni dell’intera città. Bisogni che riteniamo non siano solo legati alla pura sussistenza. In un momento di fragilità e precarietà come questo le persone hanno bisogno di “relazione”, di comunità. È per questo motivo che la scorsa primavera abbiamo deciso di attivare dei numeri per le persone sole, che non hanno nessuno con cui condividere la propria quotidianità. Per lo stesso motivo prima di Natale abbiamo aderito all’iniziative del “Giocattolo sospeso”, ideato dai Circoli Operai. Grazie alla generosità delle persone e di alcuni negozianti abbiamo raccolto e distribuito giochi nuovi e usati alle famiglie coinvolte nella “Spesa sospesa” e a quanti si sono presentanti nelle giornate di distribuzione.

Crediamo fermamente che l’aiuto alle persone che in questo momento sono più fragili e in difficoltà non possa essere ridotto ad un mero sostentamento improntato sulla “carità”, dimenticandosi invece della complessità delle persone e delle situazioni che sono chiamate a vivere quotidianamente.

In una logica spesso troppo incentrata sul “fare” a volte non si trova il tempo di fermarsi e fare il punto su ciò che si sta facendo, su quali siano i punti forti e quali quelli critici del nostro agire.

Approfittando in qualche modo della libertà di espressione che la natura completamente volontaria del nostro impegno ci consente, ci siamo ritagliati alcuni momenti di pensiero e condivisione per osservare “dall’alto” la situazione particolare che stiamo vivendo. Come privati cittadini e come associazione di promozione sociale, riteniamo infatti fondamentale continuare a porci in maniera critica rispetto ai fenomeni sociali che osserviamo. Di seguito riportiamo quindi alcune riflessioni e constatazioni, non in ordine di importanza, che ci piacerebbe condividere con chiunque abbia voglia di conoscerci un po’ più da vicino .

Una prima constatazione riguarda proprio “l’osservatorio” della spesa sospesa: l’analisi ad un livello micro come quello del nostro quartiere ci dice molto sul contesto generale rispetto alle politiche del lavoro e al sostegno a quanti lo perdono, alla cura delle persone che per età o condizione non possono lavorare e più in generale rispetto allo stato dei servizi – in particolare sociali – e la visione della condizione di marginalità che vivono le persone, soprattutto nelle periferie come la nostra.

La risposta istituzionale alle necessità, impellenti, delle persone si limita ad un’azione emergenziale, una risposta carente e miope ai bisogni e diritti primari delle persone e basata su una logica di carità: redditi di emergenza – nella “migliore” delle ipotesi – buoni spesa – quando disponibili – e riferimento a realtà del volontariato o del terzo settore più o meno strutturate per accedere a servizi o beni che l’istituzione non è più in grado di fornire. È, quindi, chiara la debolezza dell’istituzione pubblica, in particolare di tutto l’apparato dei servizi sociali, che deriva da anni di risparmi sulla spesa pubblica e tagli che, nel momento di maggior bisogno di un’istituzione presente e forte, sono molto più evidenti. E dove l’istituzione manca ci si affida al territorio, al volontariato, al “buon cuore” delle associazioni e delle persone, in un meccanismo chiaramente improntato sulla carità.

E la stessa logica di affidamento alla persona si riflette in modo speculare nel nostro rapporto verso le istituzioni. Nella nostra esperienza c’è collaborazione e comunicazione con i servizi sociali del territorio perché c’è relazione col singolo operatore, ma non è abbastanza e le nostre reti di relazioni interpersonali sul territorio diventano fondamentali per continuare a fare quello che stiamo facendo.

Un altro aspetto su cui crediamo sia importante soffermarci riguarda il fatto che questa ultima crisi, come immaginabile, colpisce persone che già vivevano in situazione di fragilità: la quasi totalità delle famiglie che seguiamo era già conosciuta o in carico ai servizi e il nostro piccolo contributo si aggiunge ad una presa in carico istituzionale di anni a volte, indicatore del fatto che le risposte in essere prima della crisi probabilmente non erano abbastanza o abbastanza sostenibili.

Una terza riflessione è legata, come si menzionava sopra, al pensiero sulla persona in condizione di fragilità/marginalità: le famiglie e i singoli con cui ci rapportiamo non hanno diritto nemmeno a scegliere cosa mangiare, perché il contenuto delle borse dipende da cosa raccogliamo, dal “gusto” di terzi e da una suddivisione degli alimenti che giocoforza ci troviamo a fare per poter fronteggiare tutte le richieste. E sebbene chiediamo e cerchiamo quanto possibile di diversificare, o di rispondere ad alcune richieste puntuali, in questo sistema il “povero” non ha voce, né possibilità di azione: si limita a dover accettare l’aiuto concessogli, ringraziando noi che a nostra volta ringraziamo chi dona dei viveri perché sappiamo che grazie a questo potremo continuare ad assicurare un piccolo aiuto. Questo è svilente, prima di tutto per le persone con cui ci rapportiamo, e per noi volontari, che ci sentiamo bloccati in un meccanismo che si autoriproduce e da cui è difficile emergere.

L’ultima riflessione riguarda l’occasione di incontro e vicinanza che questa attività ci sta dando: in primis il rapporto con le famiglie, con cui ormai si è stabilita una certa confidenza, che si manifesta nell’invito a prendere un caffè o nella telefonata per chiedere un’informazione o capire come muoversi in una certa situazione: pagare le bollette, avere aiuti con gli affitti, trovare la cancelleria per la scuola dei figli. Il mercoledì sera è ormai fatto di piccoli riti nel passaggio di casa in casa e incontri preziosi. Arricchente e prezioso è lo scambio con le persone degli altri enti e associazioni che, a partire dai valori più diversi, sono impegnati in attività simili alla nostra, donando tempo, energie, braccia e kilometri e impegnandosi a collaborare per un obiettivo comune. Ci dà speranza, infine, incontrare una cittadinanza generosa, che continua a donare e a interessarsi, ed esercenti che continuano ad aderire all’iniziativa.

Ci chiediamo spesso se potremmo fare di più, strutturarci di più, interagire con altre realtà per poter dare una risposta più ampia ai bisogni con cui ci interfacciamo… certamente, organizzandosi è possibile fare tutto, ma non è questo il nostro compito.

Non vogliamo infatti diventare “professionisti della beneficienza”. Siamo presenti sul territorio e tra le persone che lo vivono, come comunità solidale, e vogliamo continuare a esprimerci liberamente rispetto a quello che facciamo, riportandone criticità e spunti di miglioramento.

Pertanto, vogliamo concludere riaffermando la necessità di risposte più complesse a situazioni complesse, come lo sono le vite delle persone, che escano da una logica emergenziale: è necessario coinvolgere le persone in una progettualità in cui siano protagoniste, in cui possano partecipare in prima persona, mettere a frutto le proprie competenze e conoscenze e attivarsi, per non rimanere schiacciate, per ripensarsi al di là della situazione di difficoltà che stanno affrontando. Nel nostro piccolo, stiamo cercando di coinvolgere quanti lo vogliano nelle attività dell’associazione nel quartiere, nel supporto alla spesa sospesa stessa e, quando il nostro sogno degli orti sociali diverrà finalmente realtà, ci auguriamo di riuscire a coinvolgere le famiglie che lo vorranno nella coltivazione di un piccolo orto.

Così come per i problemi legati al dissesto idrogeologico del nostro territorio, alla sanità o alla mobilità e i trasporti, anche per quel che riguarda i servizi sociali e il supporto alla persona crediamo fortemente che lo sguardo oggi debba andare oltre la gestione dell’emergenza. Occorre ripensarci come comunità, rimettere al centro le persone e le relazioni, per intraprendere un cammino di analisi e ci auspichiamo risoluzione di problematiche complesse come quelle sopra descritte.

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La politica urbanistica di questa città continua a colpi di variante

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Ieri è andata in scena l’ennesima puntata di questa soap opera che, con la complicità di giunte sia di destra che di sinistra, dura ormai da troppi anni: Esselunga sbarca a San Benigno

 

Puntualmente, i piani urbanistici vengono derogati e stravolti ogni qualvolta si presentino operatori privati della grande distribuzione. Disturba che al benessere dei cittadini sia costantemente anteposto il profitto dei privati e degli oneri di urbanizzazione che garantiscono incassi alle casse comunali in perenne stato di carenza.

 

 

L’interesse pubblico ѐ sempre accantonato: non esiste una politica urbanistica di ampio respiro che consideri il momento critico di questa città che continua a perdere abitanti. Pianificare la ripresa per il prossimo decennio sarebbe l’unico modo per tentare di evitare che i giovani se ne vadano e per tentare di attrarre forze lavoro e professionisti qualificati che qui potrebbero costruirsi un futuro.

29 settembre 2007 – Come risultano vuote e sterili le parole del Senatore Architetto Renzo Piano e l’allora Sindaco Marta Vincenzi “..sia chiaro che non si tratta di demolire per ricostruire, si tratta di demolire per dare aria..

Purtroppo alle parole non seguirono i fatti; al 2021 non è cambiato nulla; non si è fatto altro che apportare varianti dove il costruito aumenta a favore delle grandi catene di vendita a spese del territorio e delle prossime generazioni.

Cambiano i colori ma i risultati restano invariati. Queste sono le parole dell’architetto Simonetta Cenci, assessore all’urbanistica della Giunta Marco Bucci all’edizione 2018 della #GenovaSmartWeek. “Genova Smart intesa come essere flessibili e veloci: tra le nostre migliorie che ci siamo proposti è far sì che le procedure per le imprese possano essere agevolate in tutte le procedure, sia urbanistiche che commerciali.” – e oggi si procede in tal senso a cambiare il PUC per Esselunga con una procedura d’urgenza.

Questa politica ѐ ovvia quanto shoccante: attraverso nuove colate di cemento, si aumentano i profitti dei privati e delle grandi catene a discapito della cittadinanza.

Davvero Genova ha bisogno dell’ennesimo centro commerciale? Possiamo discutere quanto volete sull’opportunità di questa ennesima operazione: la nostra posizione si sposa con quella di quanti affermano che l’impoverimento del tessuto commerciale di prossimità sia un danno di enorme portata per i nostri quartieri.

Oltre a quanto detto sopra non abbiamo ancora citato il vero grande nemico del commercio locale, anche della grande distribuzione: l’e-commerce, cresciuto del 40% sotto l’emergenza Covid19 e che rappresenta un processo inevitabile che avrà un ulteriore ruolo nella trasformazione urbanistica delle città con la diffusione di grandi centri logistici e di magazzini.

Ma qui vogliamo invece raccontare della continuità tra l’attuale giunta e le passate per quanto riguarda la modifica dei piani urbanistici a servizio della GDO: era successo anni fa, sotto la giunta Vincenzi, per l’area dell’ex Italcementi e per l’area delle ex officine Guglielmetti; è accaduto ultimamente per le piscine di Nervi, per lo Champagnat e oggi accadrà anche per le aree Biasotti a San Benigno: un proliferare di tutti i tipi di grande distribuzione, di ogni tipo (inutile parlare di colore politico: quando si parla di GDO l’unico colore che conta è quello degli oneri di urbanizzazione che il privato è tenuto a versare per legge nelle casse pubbliche per la realizzazione delle opere) da Levante a Ponente passando per le due vallate, che hanno pagato il prezzo più alto in questo scacchiere per spartirsi la clientela genovese: la Val Polcevera e la Val Bisagno.

Quanto andrà avanti tutto questo?

Non possiamo fare previsioni. La misura sembra a tutti ben colma, da troppo tempo, soprattutto per le piccole e medie imprese del commercio di prossimità, oramai stremate e pronte a una nuova debacle.

Ma la misura sembra anche colma per il tessuto urbanistico di questa città, “riqualificata” a colpi di nuovi insediamenti commerciali, soffocata dal traffico veicolare per permettere il funzionamento di questi centri di grande attrazione e soprattutto sempre più povera, di persone e capitali.

Come ormai tutti saprete, Genova perde abitanti: il saldo tra nuovi nati e morti è negativo da alcuni decenni.

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Per quanto possiamo ancora permetterci una urbanistica d’assalto come quella che ci viene ancora oggi presentata?
Chi pagherà il prezzo di insediamenti sempre più diffusi e sempre meno frequentati?

 

 

 

Verbale riunione APC febbraio 2021

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Dal generale al particolare, e poi dal particolare di nuovo al generale. Perchè il decentramento e i municipi sono una soluzione al governo partecipato della città e non solo

SINDACO PERCHÉ VUOLE CAMBIARE? (La Repubblica 09/01/2021)

“Entro fine febbraio vogliamo concludere per migliorare l’efficienza, cioè avere il massimo risultato al minimo costo, e l’efficacia, che è il risultato percepito dai cittadini. È fondamentale ridefinire il rapporto e il ruolo Comune-Municipio, lavorare sul meccanismo di ripartizione di compiti, funzioni e risorse, e sul processo della costruzione delle decisioni politiche e amministrative.”

Lo stesso sindaco dichiara “Più fondi per le manutenzioni ma voglio municipi più efficienti

In cosa consistono l’efficacia e l’efficienza proclamate dal sindaco Marco Bucci, che preferisce definirsi manager più che politico? E qual è la percezione dei cittadini? Come si costruisce quella percezione che può portare effettivamente a un processo di costruzione delle decisioni pubbliche e amministrative?

La gestione di una città, specie una città complessa come Genova, richiede sicuramente un’organizzazione sistemica e funzionale a garantire una risposta efficace ed efficiente alle sue esigenze. La città è però anche comunità, cioè insieme di persone che condividono relazioni di molteplice natura, e che vivono un territorio vasto e diversificato. Ciascun cittadino vive il proprio contesto quotidiano, ha rapporti con il proprio quartiere, con il vicinato e con il contesto ambientale (anche se sempre più raramente) in cui è inserito. In questa rete di relazioni le persone maturano aspirazioni, desideri, frustrazioni, consapevolezza di sé e degli altri, più in generale, vivono. Ecco perché la Città è qualcosa di estremamente complesso. L’insieme delle persone e delle relazioni che si formano tra di esse danno vita ai quartieri, che in una città come Genova sappiamo essere molto diversi tra loro. I quartieri vengono poi a formare i Municipi, fino ad arrivare alla città tutta, che non è quindi un’entità a sé il cui governo possa essere definito in un unico palazzo. È invece l’insieme di percorsi locali, che dovrebbero essere chiamati a incontrarsi tra loro in modo da costruire una progettazione collettiva.

Il problema del decentramento, quindi, non è da trattare con canoni di efficienza puramente economica. L’obiettivo deve essere quello di promuovere esperienze di appartenenza consapevole tra territori, che è politico, prima che gestionale. La città va quindi ripensata come relazione di soggetti particolari con lo scopo di rendere possibile a tutti i livelli la partecipazione alla progettazione collettiva in cui collocare il proprio “specifico particolare”, assieme a quello degli altri, capendo cosa si sacrifica, perché e per cosa, con quali prospettive, in ragione di quali vincoli e opportunità. Se l’obiettivo è questo, la complessità non è più un ostacolo alla realizzazione efficiente dell’obiettivo, anzi. Riconoscere la complessità delle relazioni e delle particolarità descritte sopra, è il primo passo per instaurare un processo di costruzione delle decisioni pubbliche e amministrative, così come dichiarato dal sindaco Bucci. Ridurre “il risultato percepito dai cittadini” a una mera realizzazione efficiente di un operato (riparare una buca?) non va nella direzione di una percezione consapevole del ruolo che i cittadini possono avere nell’affermare il proprio percorso in relazione a quello di altre parti della città, ma si ridurrebbero, i cittadini, ad osservatori plaudenti di un operato deciso altrove.

Sulla base di cosa, quindi, i Municipi non sono definibili efficienti ed efficaci per il sindaco Bucci? Se i Municipi sono ridotti a esecutori amministrativi di quanto stabilito altrove, allora sicuramente la soluzione più efficace è di minimizzarne il ruolo politico. Se l’obiettivo è invece quello di garantire l’incontro con le territorialità da parte dell’amministrazione comunale, per recepirle e riportarle nella gestione della città tutta, allora non si può valutare l’efficienza dei Municipi sui canoni proposti dal nostro sindaco.

Nel Municipio IV Media Val Bisagno sono molti gli esempi di partecipazione attiva da parte di cittadini e associazioni, spesso legati al Municipio da patti di collaborazione, per la cura del verde e del quartiere in genere (pulizia del Bisagno, cura dell’acquedotto storico, recupero di terreni abbandonati per la realizzazione di orti sociali/comunitari). Quale consapevolezza esiste a livello comunale di questi percorsi? Percorsi che non sono di semplice cura del territorio, ma di costruzione di consapevolezza e relazioni. L’ultimo esempio di questo tipo di percorsi riguarda il progetto della “Spesa sospesa”, iniziato con la deliberazione di Giunta Municipale 10 del 10.04.2020. In collaborazione col Municipio e le ATS è stata costruita, in aiuto alle famiglie in forte difficoltà, una rete per la fornitura di beni di prima necessità e supporto all’accesso a fondi di sostegno. Ci ha sorpresi ricevere, ancora lo scorso novembre da parte del centro volontariato del Comune, una richiesta di volontari per il supporto a persone vulnerabili con oggetto: “riattivazione del servizio #TIFACCIOLASPESA”. Lo stupore viene dal fatto che il progetto “Spesa sospesa” non si è mai fermato da aprile scorso. Al contrario, le famiglie che ne usufruiscono continuano a crescere, segnalate anche dalle ATS, e sempre grazie a cittadini cha hanno deciso di regalare il proprio tempo per rispondere ai bisogni delle persone che vivono il territorio. Nuovamente ci chiediamo quale consapevolezza esista di questo percorso a livello comunale. È davvero la soluzione più efficace quella di reclutare volontari a livello centrale senza avere conoscenza dei percorsi già esistenti sui territori?

La valutazione di efficacia ed efficienza di un processo devono quindi essere ridefiniti rispetto all’obiettivo che si vuole perseguire, senza dimenticare che il processo stesso dovrebbe costituire parte dell’obiettivo da raggiungere. La costruzione di consapevolezza nei cittadini, che è il nostro primo obiettivo, passa attraverso la presa di coscienza della complessità dei territori da parte di più persone possibili. La soluzione non può essere, quindi, quella di smantellare luoghi in cui coltivare consapevolezza e partecipazione per fornire risposte veloci in nome dell’efficienza. Piuttosto è doveroso inserire risposte efficaci nella complessità che è propria di quei territori, in modo che i cittadini non siano, appunto, spettatori plaudenti, ma attori consapevoli.

I nostri commenti sul progetto Skytram della Val Bisagno

viadotto via Canevari

Mercoledi 23 Dicembre si è svolta la conferenza stampa di presentazione del cosiddetto skytram della Val Bisagno. Si tratta, in realtà, di una metropolitana leggera automatica che poggerebbe su di una struttura sopraelevata che verrebbe realizzata con una quota, al di sopra del livello stradale, di 9 m. Al bando hanno partecipato due raggruppamenti di imprese che hanno presentato al Comune due distinti elaborati; il primo costituto dalla Hitachi Rail, ex Ansaldo STS e da Salini Impregilo, il secondo, invece, da parte del raggruppamento di imprese costituito da ITINERA SPA, Alstom ferroviaria, Meridiam Investments.

Si tratta di due progetti che prevedono soluzioni differenti. La proposta progettuale del primo raggruppamento prevedeva, infatti, un binario unico lungo tutta la linea con raddoppi in prossimità delle stazioni mente il progetto che poi è risultato il vincitore prevede il doppio binario lungo tutta la linea, con un terzo binario in prossimità delle stazione di Brignole. Veniamo quindi ad analizzare dal punto di vista tecnico la proposta.

Si tratta di una metropolitana automatica a tutti gli effetti, con porte a banchina, questo significa che ogni stazione è dotata di porte che si aprono nel momento in cui il treno arriva in banchina.

La linea, lunga 6,5 km si sviluppa interamente in viadotto, con quota del piano di rotolamento posto a circa 9 m rispetto al piano stradale, partendo dalla stazione FS di Genova Brignole per poi svilupparsi lungo la sponda destra del Bisagno fino a Marassi e passare, quindi, in sponda sinistra fino a Molassana, ove sarebbe dislocato il capolinea, a nord, e l’officina per le manutenzioni.

Le pile sono previste sempre parallelamente alle due sponde del torrente, eccetto la zona di Marassi ove avviene il cambio di sponda, da quella destra alla sinistra. Sono previste 8 stazioni:

Brignole, Marassi, Parenzo, Staglieno, Adriatico, Piazzale Bligny, San Gottardo, Molassana.

 immagine stazioni skytram

Figura 1 Pianta con le otto stazioni

Le stazioni sono tutte a banchina laterale, tranne il capolinea di Brignole che potrebbe essere a tre banchine, con porte di banchina automatica. Ecco un render della stazione di San Gottardo.

Fotomontaggio skytram Sciorba

Figura 2 Render della stazione di San Gottardo

La linea è prevista a doppio binario per l’intero tracciato, con incroci in prossimità delle stazioni di Brignole e Molassana per permettere l’inversione di marcia dei convogli e in prossimità delle stazioni di Staglieno e San Gottardo per consentire elasticità in caso di guasti o avarie.

Per quanto riguarda l’impalcato, il viadotto viene realizzato interamente in conci di calcestruzzo prefabbricati, assemblati in cantiere per, secondo loro, minimizzare l’impatto della cantierizzazione. I piloni si troverebbero a un passo di 31 m circa, a sezione circolare, con un diametro di 2 m, aventi l‘asse spostato più verso l’argine del fiume. In alcuni tratti singolari l’impalcato poggia su sostegni a telaio, con due pile di minori dimensioni poste ai lati della strada sottostante.

Su Lungo Bisagno Dalmazia, a monte del ponte Feritore, al di sotto quindi dell’impalcato, si prevede poi la realizzazione di una pista ciclopedonale la quale, in corrispondenza delle pile, verrebbe realizzata a sbalzo sull’argine del torrente.

Analizziamo in alcuni punti quello che, dal nostro punto di vista, occorre sottolineare affinché non venga stravolta la vallata dal punto di vista paesaggistico, dell’impatto ambientale, ma anche dal punto di vista dell’utente medio che utilizza i mezzi pubblici.

1)Impatto ambientale devastante sul territorio, con vere e proprie cattedrali nel deserto, opere ciclopiche che dequalificherebbero il tessuto urbanistico, paesaggistico della vallata.

Un esempio è la stazione di Brignole con la realizzazione di una struttura sopraelevata, di fatto un viadotto vero e proprio costituito da due imponenti costruzioni, una l’impalcato che sorregge il mezzo di trasporto e l’altro, in gergo ingegneristico si parla di telaio, con pilastri da entrambi i lati a sorreggere la struttura.

viadotto via Canevari

Figura 3 Viadotto nei presso di Via Canevari

Si elencano alcuni fotomontaggi da noi realizzati per meglio rendere l’idea dell’impatto in altri punti della vallata

Immagine fotomontaggio porcata

Figura 4 Fotomontaggio nei pressi di Ponte Carrega

2)Impatto dei piloni sui marciapiedi e delle relative rampe di salita, discesa, ascensori, scale mobili, ecc..

Immagine ponte Monteverde

Figura 5 Fotomontaggio nei pressi del ponte Monteverde

Immagine Marassi porcata

Figura 6 Fotomontaggio nei pressi dello stadio

3) Tempo per arrivare alle fermate, che non è meno di 7, 8 minuti medi da sponda sinistra a sponda destra e viceversa, con il risultato che il tempo totale, tra salire le scale, gli ascensori, percorrere la banchina, fare il viaggio, scendere, attraversare la strada è pari a 25 minuti complessivi reali tra Molassana e Brignole, paragonabile a quello di una moderna tranvia a raso da Brignole a Molassana in sede protetta per oltre l’85%, 90% con fermate distanziate 300 m circa.

4) Mancanza dei parcheggi di interscambio che dovrebbero essere localizzati lungo il percorso, uno almeno presso Molassana, di difficile realizzazione, visto che si necessiterebbe di ulteriori piastre sul torrente con conseguente cementificazione delle aree a ridosso del Bisagno.

5) Costi spropositati, 580 milioni di euro per 6,5 km, cioè 89 milioni di euro a km, difficilmente sostenibili considerando che vi sarebbe una parallela linea di forza su gomma più capillare, che andrebbe ad intercettare la maggior parte dell’utenza, mentre con una moderna tranvia il costo a km sarebbe intorno ai 25 milioni di euro.

6) Sviluppo del percorso in sponda sinistra mentre l’utenza, da Marassi a Molassana è in sponda destra.

7) Distanza tra le fermate eccessiva, una media di 800 m per fermata,1400 m tra Marassi e Brignole.

8) Abbattimento del valore immobiliare delle case che vi si affacciano.

Proviamo a chiederci chi prenderebbe un mezzo lontano dalle case, difficilmente appetibile, che costringe la gente a lunghi percorsi a piedi e con uno stress motorio, specialmente per la popolazione anziana che costituisce una buona parte della demografia della zona, assolutamente non indifferente. Tutto ciò costituisce un motivo per non utilizzare questo mezzo di trasporto. Chi mai prenderebbe un mezzo del genere in condizioni di tempo perturbato, con vento, pioggia, neve, considerando che la nostra zona è spesso soggetta a questi fenomeni metereologici?

La soluzione, lo diciamo da decenni e oltre, è la realizzazione della tranvia della vallata da Molassana a Brignole, in un secondo tempo a Prato, in sede protetta per oltre l’85%, 90% del percorso, con una completo asservimento semaforico agli incroci. Una volta pronto il canale scolmatore del Bisagno, sarà possibile allargare il tratto compreso tra la località Doria e Staglieno, creando dunque la sede protetta per due corsie tranviarie, con uno spazio a raso occupato inferiore a 10 m. Possiamo vedere in queste tre sezioni come la sede tranviaria si inserirebbe tranquillamente nel tessuto cittadino.

sezione Gavette

Figura 7 Sezione Gavette

sezione cava Gavette

Figura 9 Sezione cava a Gavette

 Sezione Via Struppa Madonnetta con allargamento cava

Figura 8 Sezione Via Struppa, Madonnetta

Materiali di lavoro: documento su oneri di urbanizzazione ex Officine Guglielmetti

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Pulizie di primavera nel quartiere!

Sabato 7 marzo abbiamo iniziato nuovamente a lavorare sull’acquedotto storico. La cancellazione dell’evento pubblico di pulizia organizzato dalla Federazione di Associazioni dell’Acquedotto storico dovuto all’emergenza Coronavirus non ha permesso di accogliere volontari ma la nostra associazione ha portato a termine un paio di piccoli interventi per preparare i prossimi interventi di manutenzione del territorio.

Il lavoro è stato fatto nei pressi dell’aiuola del civico 65 di Lungo Bisagno Dalmazia, che era stata vandalizzata con il getto di zetto e l’abbattimento della staccionata.

L’area è stata ripulita e sistemata, dopodichè la nostra associazione ha provveduto a sfalciare rovi e infestanti nell’area del trogolo di Staglieno, dove nelle prossime settimane e nei prossimi mesi, proseguiranno i lavori volti alla riapertura del sito: l’obiettivo è finire i lavori entro settembre 2020.

Di seguito un po’ di foto della pulizia di sabato 7 marzo:

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Continua la raccolta firme per l’oratorio di San Rocco sull’Acquedotto storico

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Il deserto dei Tartari

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Lancio della «Città in fiore» verde ed ecologica, sarà una città innanzitutto sana, gradevole, il più possibile in armonia con l’ambiente, il territorio e la natura.

Mantenere la città bella e sempre più vivibile deriva non solo dalle regole bensì anche dalla capacità di progettisti e dalle aspirazioni dei cittadini.

Vi sarà una forte azione sulla risoluzione delle problematiche e nel contempo la valorizzazione delle Vallate.

L’enorme potenziale delle Vallate genovesi deve essere valorizzato a partire dal patrimonio paesaggistico, di cultura legata alle tradizioni rurali e architettonica di edifici storici.

Sono le visioni di una città meravigliosa, quelle del Sindaco Marco Bucci, sono parte del suo programma elettorale 2017, affermazioni ancora disponibili sul sito istituzionale del Comune di Genova.

Il deserto dei tartari film 1972: Philippe Noiret nel ruolo del generale.

Sono passati tre anni e mezzo dall’inizio del suo mandato, era il lontano 27 giugno 2017 quando Bucci succedette a Marco Doria.

Un inizio promettente perché il sindaco rappresentava il vento del cambiamento. Una città senza dubbio stanca e in difficoltà per mille ragioni e che non poteva resistere a una narrazione così seducente. Era la seduzione di un genovese venuto da lontano, “l’americano”, il manager dei prodigi con esperienze internazionali che ora si concedeva al servizio della città, nessuno poteva competere con lui, era la persona giusta che avrebbe sollevato le sorti di questa città, con lui Genova sarebbe diventata prima nel mediterraneo come al tempo dei dogi. Una illusione che il sindaco sa vendere bene, arriva a chiedere anche gli arretrati alla Regina d’Inghilterra perché “Sono secoli che non ci pagano l’affitto della bandiera”.

Una città meravigliosa che il 14 agosto 2018 con il crollo del Ponte Morandi si scontra con la realtà di una città che cade letteralmente a pezzi, senza una rete di trasporto pubblica efficiente, il lavoro che manca, la città che si spopola e diventa sempre più vecchia. Per fortuna c’è lui, il commissario straordinario che trasformerà questa tragedia nell’icona del buon fare, oltre alla costruzione del ponte viene messa in scena una colossale passerella con tanto di frecce tricolore, governatori, ministri, archi-star. Non importa quanto costerà, si inaugura un pilone alla volta, a ogni impalcato che viene posato c’è una bandiera, si realizzano conferenze e si convince che un ponte come questo non lo sa fare nessuno, all’inaugurazione splende perfino l’arcobaleno come nelle favole, le favole che si realizzano in diretta tv.

Che sindaco il super sindaco, non abbiamo mai avuto un sindaco come questo, grande sindaco, finalmente la politica del fare, ogni città se lo sogna un sindaco così: sono i commenti più comuni sui social network. Infatti Lui riceve i cittadini a colazione, in un bar, in un semplice bar! Ma a cosa servono gli assessori, le commissioni, i percorsi partecipativi, i consiglieri, i presidenti di municipio, se poi puoi incontrare il tuo amico sindaco al bar? Genova come un buon condominio dove ti metti d’accordo con una semplice stretta di mano e tutto si risolve. Il sindaco ti ascolta e lo fa davanti alle telecamere, come ormai si fa da anni, ma lui sicuramente lo sa fare meglio. E’ il modello Genova, un modello da prendere come esempio per l’Italia e perché no, anche per l’Europa, il modello dei commissari straordinari che operano in deroga a quasi tutto

Genova è una città meravigliosa tanto che al posto dei tram “ci sarà qualcosa di più bello” – dice – “che va su ferro, su acciaio, per aria, questo sarà il destino della Val Bisango, lo chiameranno skytram, una sopraelevata alta dieci metri lungo tutto il fiume fino a Molassana, ma per Prato ci vorrà ancora pazienza. Qualcuno dice che i piloni non saranno nulla di impattante perché si metteranno nei marciapiedi. La Valbisagno come Dubai, Tokyo, perché è difficile trovare esempi nostrani su queste scelte. Molassana come Manhattan e nessuno lo può mette in discussione. A sortire con queste scelte c’è il Prof. Musso, il direttore del centro di Eccellenza sulla Logistica Trasporti e Infrastrutture dell’Università di Genova.

Di fronte a tanta scienza, ai comuni mortali, non resta nemmeno l’opzione del dubbio. Solo qualche “Saggio” si dimette, ma sono casi rari, sicuramente è gente che non ha capito la visione, non è entrato nel sogno, non si è stupito a sufficienza.

Qualcuno chiede dettagli dell’opera, ma è come ricercare il santo Gral, si presenta l’opera con le animazioni, come nei cartoni animati, meglio del video dei Simpson. C’è qualcosa che ci sfugge, ma come sono le stazioni? Ma ci saranno gli ascensori, le scale mobili? Ma questi dettagli nei sogni non ci sono, perché se ci pensi, quando ti svegli ti viene il mal di testa a pensare al costo della manutenzione.

Intanto sotto i piloni di questo ponte qualcosa si muove, non c’è l’umido e l’ombra, ma ci sarà un grande parco, il più grande del ponente e tutti vorranno andare ad abitare al Campasso, anche se il mercato immobiliare ancora non se ne è accorto e segna un -8,3% nelle compravendite, a livello nazionale nessuna città è riuscita a fare meglio.

Genova come Copenagen così dice Forbis, un modello per le città del futuro. Genova scala 26 posizioni in un anno nella qualità della vita, lo dice il Sole 24h.  Questo è in sintesi il sogno che diventa realtà. La capacità di far vedere quello che non c’è ma che ci sarà. In fondo è come la magia del Natale, l’attesa è meglio del regalo, perché quando apri quel pacco ti accorgi di cosa c’è dentro.

Nella Genova che verrà, mentre il sogno si realizza, si sanziona un clochard: 200 euro di multa, lo ha denunciato il San Marcellino, succedeva alle 22.00 del 4 luglio 2019, in piazza Piccapietra, in virtù dell’articolo 28 del comma 1 del regolamento di Polizia Urbana. Evidentemente quel poveraccio non sapeva nulla del nuovo corso, di quella “sharing economy” per la totalità dei suoi cittadini, “un Comune in tasca“, accessibile a tutti i soggetti interessati, perché tutto sarà online fruibile da ogni dispositivo digitale, sarà perfino potenziato il WIFI.

Il deserto dei tartari film 1972 – scena dentro il forte

In questa versione della Genova smart al sapore di gomma, succede anche questo, perché l’ingiustizia sociale non è una bestemmia, è una colpa da sanzionare, una situazione da coprire, da nascondere, perché non ci sia il dubbio: con questa Giunta la nostra città è migliore.

Intanto Via della Maddalena sprofonda nello spaccio, la prostituzione dilaga come e più di prima, lo dicono i suoi abitanti, le associazioni il 17 novembre 2020, protestano davanti al municipio perché “Il degrado non si ferma a colpi di hashtag

Ma in fondo nella Genova al pesto e checiap, dei “percorsi turistici in pillole”, dei “port days, dei Master plan, dei flussi “in and out“, dalla “e-­‐Government, del “low-­‐cost, fly & cruise“, del “Waterfront“, “Blue Print“, “HiTech“, del “Great Campus“, sono passati solo tre anni e mezzo, ma sembrano sei, dodici, non eravamo abituati a tutto questo cambiamento, e come in letteratura nel deserto dei tartari:

Si sente che qualche cosa è cambiato, il sole non sembra più immobile ma si sposta rapidamente, ahimè, non si fa tempo a fissarlo che già precipita verso il confine dell’orizzonte, ci si accorge che le nubi non ristagnano più nei golfi azzurri del cielo ma fuggono accavallandosi l’una sull’altra, tanto è il loro affanno.

 

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Studiate e Siate Coraggiosi

Studiate e siate coraggiosi

Oggi su la Repubblica Genova è stata pubblicata un’intervista di Marco Preve agli Amici Di Pontecarrega , Mobige e Friday for future sul tema della militanza dal basso e del rapporto con la politica e i partiti. L’articolo fa parte dell’inchiesta “Alla ricerca della sinistra” e ha dato ampio spazio alle posizioni della nostra associazione.

L’attuale periodo storico è caratterizzato da un vuoto di rappresentanza che tenta di essere colmato dall’associazionismo: i partiti non hanno più una rappresentanza territoriale e faticano a trovare una quadra su diverse tematiche. L’organizzazione e l’impegno dei comitati e delle associazioni dovrebbe invece essere considerata una risorsa da non disperdere ma per il momento non è così e i due mondi continuano a viaggiare su due binari separati per incontrarsi solo prima delle elezioni.

Diffidenze reciproche, disillusione dalla politica, scontro tra interessi generali e particolari: tutto ciò ha contribuito a uno svuotamento del ruolo dei partiti nel meccanismo democratico.

È come se mancasse un meccanismo: il macchinario non può continuare a girare come se nulla fosse. Mancano i pezzi di ricambio ma anche le professionalità che possano sistemarlo.

Il tema dell’articolo era soprattutto questo: il ruolo delle associazioni è fondamentale ma è chiaro che la loro diffusione risponda a un bisogno di rappresentanza che non è più svolto dai partiti e che va colmato.

 

Qui di seguito il testo dell’articolo.

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Creare socialità attraverso la terra: bozza di progetto per gli orti sociali

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Il nuovo progetto Coop per l’area delle ex Officine Guglielmetti

Guglielmetti

Come molti di voi avranno letto su Il Secolo XIX (https://www.ilsecoloxix.it/genova/2021/02/08/news/coop-all-attacco-obiettivo-valbisagno-maxi-progetto-per-l-ex-officina-amt-1.39875090) Coop Liguria ha infine presentato il progetto di riconversione delle ex officine Guglielmetti a Ponte Carrega.

Siamo in grado di fornirvi il render del progetto in questione e di dare alcuni commenti sul progetto.

Guglielmetti

Render del nuovo centro commerciale presentato in Comune da Coop-Talea

 

Come ormai era risaputo già dal 2017 non ci sarà alcuna variante al PUC: nessuno stravolgimento urbanistico e soprattutto nessuna torre alberghiera alta 35 metri nel mezzo della Val Bisagno: con la presentazione di questo nuovo progetto questa voce viene consolidata. Ricordiamo quanto impattante e violento nei confronti del nostro territorio fosse il vecchio progetto. - vedi qui come era il vecchio progetto

Il progetto attuale, a cura dello studio Design International, è ridimensionato rispetto alle prime versioni non essendoci più la destinazione ad uso ricettivo con l’eliminazione del vincolo in altezza dei relativi edifici.

E’ qui che si instaura il dubbio lanciato da Il Secolo XIX e che per molto tempo è stato anche da noi commentato: questa porzione del lotto di proprietà poteva o potrebbe essere permutato o nuovamente ceduto al Comune per realizzare una nuova rimessa di mezzi di trasporto pubblico locale (anche in tal caso sarebbe comunque necessaria una variante al PUC vigente, non essendo prevista quel tipo di destinazione.

L’area fu pagata da Coop la bellezza di circa 26 milioni di euro: un gioiellino piuttosto caro quindi, difficile da piazzare a un soggetto pubblico (Comune o Città metropolitana che sia), comprensibile quindi che il soggetto privato volesse in qualche modo far fruttare l’investimento fatto con l’acquisto dell’area nel 2009.

Abbiamo pensato che questa operazione potesse essere fatta attraverso una permuta (quindi uno scambio di aree tra pubblico e privato) o attraverso i fondi governativi grazie ai quali, salvo soprese, Genova (e la Val Bisagno) sarà dotata di un sistema di trasporto filoviario.

Abbiamo talmente a cuore il destino di questa area strategica della città che più volte abbiamo sostenuto, insieme all’attuale giunta municipale, l’importanza di far rimanere questo spazio di natura produttiva: sappiamo di aziende, anche di una certa rilevanza e di un certo prestigio e appeal internazionale, che erano in cerca di spazi per allargare la propria attività manifatturiera: abbiamo seguito da vicino questi passaggi ma il risultato è stato un nulla di fatto, fumata nera, nessuna lottizzazione della proprietà, o tutto o niente!

Rimane quindi a Coop l’unica altra destinazione prevista dal PUC, abilmente modificato dalla Giunta Vincenzi ormai tanti anni fa: la grande distribuzione, che si legge “centro commerciale”.

Saranno presenti tre medie superficie di vendita, MSV per un totale di circa 3.800 metri quadrati di superficie netta di vendita, dove saranno ricollocate le due MSV attualmente presenti più una terza.

La galleria commerciale avrà, in estrema sintesi, 22 negozi e 9 esercizi di vicinato (circa 3.000 metri quadrati complessivi) , oltre alla grande struttura di vendita Coop che sarà di 2.500 metri quadrati di SNV (Superficie netta di vendita).

Si tratta quindi proprio di quella destinazione d’uso che ora incontra più difficoltà a livello globale sia per la crisi economica sia per l’exploit dell’e-commerce e il boom di Amazon e altre piattaforme simili, ma che a Genova sembra non conoscere fine dato anche il recente ingresso sul mercato locale di un altro colosso della GDO come Esselunga.

Per questo motivo siamo rimasti un po’ perplessi dopo aver visto il nuovo progetto (che in realtà, salvo piccole modifiche) è il progetto rielaborato nel 2017 rimasto nei cassetti dei proponenti e depositato in Comune solo la scorsa settimana.

Il progetto, come anticipato, è sicuramente meno impattante rispetto alle prime versioni del 2013 e del 2014, mantiene una parte di produttivo con la realizzazione di due palazzine destinate, probabilmente, a uffici e una parte ad uso pubblico, a scorporo degli oneri, che è rappresentata da una piccola area verde in copertura e da uno spazio polivalente (un teatro).

La parte destinata agli uffici è realizzata con due palazzine spostate più a valle rispetto all’attuale capannone, con il mantenimento delle quote esistenti o forse, speriamo, anche più basse. Per queste palazzine auspichiamo che possano essere realizzate nell’ottica dell’insediamento in Val Bisagno degli uffici di una partecipata del Comune di Genova come Aster, che ha manifestato la volontà di spostare i propri uffici da Via XX Settembre. Un inserimento che auspichiamo il più possibile compatibile anche sotto il profilo delle scelte estetiche e funzionali in armonia con il prezioso tessuto storico e culturale del luogo.

Tornando al progetto presentato, siamo sempre perplessi di come non vengano valorizzate le ampie e luminose superfici della copertura dove il panorama si affaccia sul parco dei forti e dell’acquedotto storico.

Il pensiero progettuale in tal senso è sempre orientato a utilizzare le coperture quasi esclusivamente come parcheggio. A nostro avviso sarebbe stato meglio rafforzare in questi luoghi la funzione di aggregazione e connessione tra le persone in forte sintonia con il territorio destinando tali spazi alla pratica del coworking, della ristorazione e dell’intrattenimento anche all’aperto.

Chiudiamo con le dichiarazioni riportate dal Presidente di Coop: “…l’intervento permetterà di riqualificare un’area oggi inutilizzata , anche a beneficio del quartiere, al quale Coop Liguria continuerà a offrire un’ampia proposta di attività culturali, solidali e educative”.

Dunque invitiamo il presidente a conoscere questo quartiere ricco di testimonianze storiche e inserito dal MiBACT nel 2017 nelle manifestazioni delle giornate europee del patrimonio “Percorso della memoria culturale e paesaggistico da Ponte Carega alla Val Trebbia sulle tracce di Camillo Sbarbaro e Giorgio Caproni> vedi qui <  e oggi anche percorso multimediale > vedi qui < .

Nel 2020 la quercia del Sagrato è diventata un albero monumentale > vedi qui <

Questi importanti riconoscimenti dovrebbero indurre tutti gli operatori privati e pubblici a porre molta attenzione su ciò che in queste aree si andrà a costruire per non mortificare ulteriormente questa vallata, per far si che questa operazione non sia l’ennesima occasione persa per la Val Bisagno.

Per concludere la nostra associazione porterà tutta la sua attenzione sul tema degli oneri di urbanizzazione che saranno versati per la realizzazione di questa opera: è interesse di tutto il territorio concordare come e dove concentrare le risorse economiche derivanti da questa operazione.