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Storia e tradizioni della Val Bisagno: Fontanegli e la lavorazione del corallo

fontanegli

La Media Valle della Valbisagno è formata da antiche frazioni in cui gli abitanti si occupavano prevalentemente di agricoltura. Ma c’è un paese che in questo si è differenziato da ogni altro: Fontanegli, il paese a forma di cuore. Prima di addentrarci in questo discorso, conosciamolo meglio.

Situato su una collina nel versante sinistro del torrente Bisagno, facente parte del comune di Bavari. È nato da piccole famiglie contadine nei pressi della “via del sale”, creando così un luogo di ristoro per i mercanti. Il suo nome, come si può intuire, è stato ispirato dalla presenza di numerose sorgenti naturali, infatti il termine “Fontanegli” deriva dalla forma dialettale “Fontaneggi”.

Per la sua posizione soleggiata e tipicamente fresca, questa vallata è stata scelta come luogo di villeggiatura da importanti famiglie nobili, di cui possiamo ancora trovare tre ville: Villa Ferretto, Villa Centurione Thellung e Villa Raggi. Villa Ferretto, di origine seicentesca, è stata proprietà dei marchesi omonimi e successivamente di altre famiglie molto conosciute nella Valbisagno.

La seicentesca Villa Centurione Thellung é situata più in basso rispetto le altre ville ed è meno visibile, dicerie popolari affermano che qui Goffredo Mameli, abbia scritto l’Inno d’Italia. Villa Raggi è anch’essa di epoca seicentesca e, dopo un periodo di totale abbandono é stata in parte ricostruita e restaurata. Proprio la famiglia Raggi si prestò a donare soldi per restaurare ed ingrandire l’antica chiesa di San Pietro, apostolo di Fontanegli, di cui le prime notizie si hanno nel 1198.

Ma ora ritorniamo al discorso iniziale. Nella grande vallata della Valbisagno era tradizione coltivare la terra, occuparsi del bestiame, preoccuparsi del proprio mulino e accogliere i mercanti provenienti dalla “via del sale”, tutto questo avveniva anche a Fontanegli, ma c’era una cosa che la caratterizzava da tutti gli altri paesi vicini: la lavorazione del corallo. Genova, che era molto gelosa del suo primato nella lavorazione di gioielli di corallo, tra il ‘600 e ’800 si proteggeva con delle leggi studiate appositamente e acconsentiva a pochissimi paesi al di fuori delle Mura questo tipo di commercio.

Un aneddoto lo possiamo trovare nell’avventura poco fortunata di Giacinto Lastrego di Fontanegli, un grande artista in questo settore. Dopo essersi  distinto a Genova, decise di provare il salto di qualità trasferendosi in Toscana, ma una volta trasferitosi, gli vennero sequestrati tutti i suoi beni e imprigionarono il padre, costringendolo a tornare a lavorare nel paese natale. La lavorazione del corallo avveniva in laboratori specifici in  mano a delle grandi botteghe artigiane, di cui si ricordano soprattutto la “Francesco e Raffaele Costa”, i “Morando” e i “Dellepiane”. La materia prima arriva direttamente dalla Sardegna, ma anche da India e Giappone. Si aveva una vastissima richiesta di compratori dalle grandi città di tutta Europa, soprattutto dalla Russia. Tutte le polveri e gli avanzi di corallo venivano riciclati per la realizzazione dei pavimenti alla veneziana, insomma, non si buttava assolutamente nulla. Naturalmente questo lavoro avveniva soprattutto nelle tradizionali case-botteghe a conduzione famigliare, ricordi di cui ormai non si ha più traccia. Durante l’ottocento queste attività persero di interesse ma restò ugualmente viva grazie alle donne di paese che durante l’inverno cercavano di “arrotondare” le entrate della propria famiglia. Questa è una delle tante storie di un passato che purtroppo si sta perdendo, ma che tutti insieme possiamo mantenere viva. Questa era Fontanegli, il paese che per alcuni dei suoi attuali abitanti ha la forma di un cuore…di corallo!

Paolo Congiu, fotografo e appassionato di storia e tradizioni della Val Bisagno.

L’articolo è tratto dal numero di Giugno 2016 “Noi in 20 Pagine, il notiziario della Polisportiva Alta Val Bisagno”, dalla rubrica C’era una volta.


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 Aggiorniamo questo post con il seguente video di RAI TRE del 1982 riguardante lo straordinario tesoro della “Casa del Corallo” a Ligorna, un tempo appartenuta alla ditta Raffaele Costa.