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Sant’Agata, mozione del 6 ottobre 2015. Alcune riflessioni

Sagata

Nel Consiglio Comunale di ieri, è stato approvato, con la esclusione dei soli consiglieri del Gruppo del Movimento 5 Stelle, il testo di una mozione presentata il 9 febbraio scorso dal consigliere Pdl Guido Grillo. Nel testo si legge che “siccome il ponte di Sant’Agata accumula detriti e terra e ostruisce il deflusso delle acque” di chiedere ad “esperti di Protezione Civile” di verificare i rischi che questo comporta e se venisse confermato, si chiede di “attivare le procedure di abbattimento“.

Ora, tralasciando il fatto che la Protezione Civile non si occupa di verifiche strutturali ma solo di procedure di emergenza, si nota la solita schizofrenia e una certa contraddizione nei piani e nelle idee dei nostri rappresentanti in consiglio e nella Giunta comunale.

Primo punto: concentrarsi su quel punto del Bisagno significa non conoscere, o far finta di non conoscere il problema. Se si convince la popolazione, o peggio se si è davvero convinti in prima persona, che il problema delle esondazioni del Bisagno sia il Ponte di Sant’Agata significa non aver capito quale siano i problemi da affrontare rischiando di trascinare ancora per molti anni la querelle sulle colpe e responsabilità delle alluvioni, senza riuscire mai a intervenire sul problema in maniera efficace. Il fatto che le decisioni della città passino da quella Sala, naturalmente dovrebbe preoccupare tutti, se il tenore delle conoscenze e delle informazioni sul tema è davvero questo. L’informazione corretta e la divulgazione giornaliera della cultura del rischio sono le prime azioni che possiamo porre in atto fin da subito per affrontare il problema del dissesto idrogeologico:  fare una informazione distorta contribuisce a peggiorare la situazione. Concentrarsi sui problemi prioritari sarebbe invece la migliore cosa che una amministrazione potrebbe fare: incominciamo a dire che il problema, peggiorato da un aumento della intensità delle piogge dovuto ai cambiamenti climatici (e pertanto ne eccezionali ne controllabili o modificabili) consiste nel fatto che la portata del Bisagno attualmente è insufficiente e che tutti i bacini idrografici, i versanti abbandonati e le frane stanno collassando. Finché non diverrà chiara la portata estremamente drammatica del problema idraulico e geologico di questa città dovremmo concentrarci su questo: la manutenzione ordinaria è sicuramente importante ma il problema va affrontato in maniera straordinaria, con opere di idraulica e di manutenzione continua del territorio, dei versanti e dei rivi minori affluenti del Bisagno. E il problema va affrontato ora: il tempo a nostra disposizione è già terminato.

Dire che il problema del Bisagno sia il ponte di Sant’Agata è palesemente sbagliato e pericoloso: rischia solo di costituire uno specchietto per le allodole o un alibi per deviare il problema su altri temi. Il problema del Bisagno è che si è troppo costruito e che si continua a farlo, continuando a ridurre gli spazi permeabili e a disposizione delle acque: per questo motivo, come detto prima, la portata è diventata insufficiente.

Secondo punto: se si ritiene di dover intervenire sul ponte di Sant’Agata, ponte storico e medievale sul tracciato della strada romana verso il Levante, tutelato dalla Soprintendenza, cosa dire delle altre coperture, di più recente realizzazione, a monte (Genova Est o Stadio Marassi) o a foce (anche la nuova copertura in corso di realizzazione è fuori norma)? Anche queste coperture non vanno bene. Eppure non sono state realizzate nel Medioevo, ma da giunte di soli pochi anni fa. Senza contare che il Piano di Bacino già dalla fine degli anni ’90 per ovviare a questa realtà decise di puntare tutto sullo Scolmatore della Sciorba, non certo a caso! Se si fa lo scolmatore si supera il problema delle coperture su tutto il tratto del Bisagno, ponte S. Agata compreso con buona pace di chi lo vuole abbattere e con esso una parte di storia di questa città.

Terzo punto: La oculatezza dell’amministrazione nello spendere dei soldi pubblici, che sono soldi di tutti. Se si è discussa una mozione di questo tipo significa forse che non si crede veramente alla realizzazione dello scolmatore della Sciorba, che insieme ad altri necessari interventi diffusi sul territorio aiuterà ad alleggerire il carico di acqua su Borgo Incrociati? O forse si pensa che nell’attesa di quell’opera si debba intervenire in maniera sconclusionata e disordinata sul territorio con interventi “spot” e con slogan propagandistici, spendendo soldi pubblici in maniera contraddittoria rispetto a quanto prevede invece la programmazione pluriennale del Comune? Come scritto sopra: non fu un caso che il Piano di Bacino degli anni novanta scelse di realizzare lo scolmatore: facendo i conti è la soluzione meno costosa per tutti. L’intervento discusso ieri è quindi in contraddizione rispetto a quanto già pianificato.

Quarto punto: i consiglieri comunali non sanno quello che dicono, quando parlano di cose non a norma. Se lo sapessero avrebbero parlato anche della nuova copertura della Foce del Bisagno. La copertura della Foce, il lotto già realizzato, quello in realizzazione da pochi mesi e quello ancora da progettare NON SONO A NORMA CON LE NORMATIVE VIGENTI: SONO IN DEROGA ALLA LEGGE! Infatti, come affermato anche dal prof. Rosso del Politecnico di Milano e da altri suoi colleghi, la legge attuale prevede nei casi di ponti stradali di nuova realizzazione una luce tra le pile in alveo di 40 metri: nel Bisagno le nuove pile sono e saranno a una distanza di 12 metri. Eppure nessuno ha detto niente. Forse nemmeno lo sanno, a dire la verità. Altra questione di una certa preoccupazione in effetti.

La legge, art. 5.1.2.4 del DM 14-01-2008 recita infatti: “Di  norma il manufatto non dovrà interessare con spalle, pile e rilevati il corso d’acqua attivo e, se arginato, i corpi arginali. Qualora eccezionalmente fosse necessario realizzare pile in alveo, la luce minima tra pile contigue, misurata ortogonalmente al filone principale della corrente, non dovrà essere inferiore a 40 metri. Soluzioni con luci inferiori potranno essere autorizzate dall’Autorità competente, previo parere del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici.”

Ora, il progetto preliminare/definitivo di rifacimento era stato fatto PRIMA di questa normativa, e così il primo lotto (a mare) ma con la nuova normativa la responsabilità di chi l’approverà non sarà banale. Chi si prenderà questa responsabilità?

Quinto punto: una amministrazione pubblica che abbia in mente la sicurezza, la parsimonia nell’utilizzo dei soldi pubblici e il rispetto dei beni pubblici dovrebbe interrogarsi, da un punto di vista di “visione Politica” (ahi questa sconosciuta, ricordi di tempi che furono!) su come comportarsi in situazioni di questo genere, in maniera coerente, senza schizofrenia: la sicurezza prima di tutto ma prima di mettere in campo ragionamenti devastanti come la demolizione di beni storici andrebbero poste in essere tutte quelle misure necessarie e già attualmente previste dalla Legge per affrontare il problema e risolverlo in tutta la sua complessità facendo tutto ciò che è nelle facoltà dell’amministrazione comunale per preservare sia la sicurezza che l’identità storico-culturale e urbanistica di una città e le radici identitarie dei suoi cittadini. Non basta dire: “se la terra e i detriti ostruiscono il ponte questo va demolito“: occorre pensare a come intervenire per evitare che terra e detriti rimangano là o si accumulino diventando un pericolo. Risolvere un problema non significa eliminare l’ostacolo: significa porre in atto soluzioni volte a superare il problema nella maniera migliore possibile, nell’interesse di tutti.

E’ una questione culturale, di formazione e sensibilità culturale prima ancora che politica

giordano bruno

“Non so quando, ma so che in tanti siamo venuti in questo secolo per sviluppare arti e scienze
porre i semi della nuova cultura che fiorirà, inattesa, improvvisa, proprio quando il potere si
illuderà di avere vinto” – Giordano Bruno -

Fatte queste brevi considerazioni, invitiamo i nostri rappresentanti a Tursi, a parlare di quello che andrebbe fatto, fin da ieri (non certo da oggi visto il ritardo spaventoso), per affrontare il rischio alluvionale educando la popolazione genovese a convivere con il rischio e ad affrontare il tema con misure concertate e condivise dalla popolazione.

Ma questa intenzione la lasciamo nel libro dei sogni, per ora ci affidiamo a quello delle preghiere.

Testo della mozione presentata a febbraio 2015 e discussa nella seduta del 6 ottobre 2015: http://www.comune.genova.it/sites/default/files/documentazione_sedute/2015/10/06_10_2015%201400/2%20MOZ_07_2015.pdf

Il commento della Associazione Conoscere Genova Onlus: http://www.conosceregenovaonlus.org/associazione/?p=813

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