Archive for ottobre 2015

Una tesi di laurea sulla trasformazione delle aree dismesse della Val Bisagno

Tesi

Sono passati alcuni anni da quando abbiamo incominciato a collaborare col Politecnico di Milano. Da allora abbiamo avuto un cospicuo scambio di interessi e opinioni, abbiamo partecipato insieme al bando per un progetto europeo Life+, siamo stati ai loro convegni per informarci e formarci e abbiamo ospitato gli interventi dei professori nei nostri eventi. Abbiamo incontrato insieme esponenti della Giunta comunale per portare avanti temi di interesse collettivo e collaborato a studi su interventi di flood proofing (barriere anti alluvione) nel quartiere. Insieme a queste attività si è affiancata anche quella di dare una mano e collaborare ad alcune tesi di laurea sia di Ingegneria che di Architettura.

Una di queste tesi, arrivata alla sua conclusione, è quella delle studentesse Martina Romanò, Serena Galli e Valentina Gaffuri ed è incentrata, come si legge nell’abstract qui sotto, sulla trasformazione di alcune aree della Val Bisagno.

Chi fosse stato presente al convegno dell’11 gennaio scorso nella sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale potrà ricordare il loro intervento e l’intervento del Correlatore della tesi, il prof. Ezechieli, che insieme al Prof. Rosso ha seguito le tre studentesse nel loro percorso di laurea. Questa tesi verrà nuovamente presentata a Genova, ancora a Palazzo Ducale ma nella Sala del Minor Consiglio, sabato 31 ottobre alle ore 10:00 all’interno del calendario del Festival della Scienza, nel contorno di una conferenza su Leonardo da Vinci organizzata dal Circolo Sertoli di Molassana.

L'abstract della tesi

L’abstract della tesi

Riportiamo anche un articolo dell’agosto 2014 sull’idea lanciata dalla nostra associazione della Università in Val Bisagno al posto di aree dismesse e centri commerciali comparso sulle pagine del quotidiano La Repubblica. L’articolo è stato uno degli spunti raccolti dal prof. Rosso per la la tesi di laurea.

La-Repubblica-art-unige-18-agosto-2014

La locandina della conferenza di sabato 31 ottobre

La locandina della conferenza di sabato 31 ottobre

Lo scolmatore del Fereggiano oggetto di una interrogazione parlamentare

RispostaScritta

Pubblichiamo di seguito il link del sito della Camera dei Deputati con il testo dell’interrogazione presentata dal Deputato Zolezzi del Movimento 5 Stelle sullo scolmatore del Fereggiano: http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=4%2F10697&ramo=CAMERA&leg=17

Riparte il Trenino

TreninoCattura

 

Finalmente, Riparte il Trenino!

Qualche mattina fa, è partito, seppur non con la trazione elettrica, il primo treno di materiali dalla stazione di Genova Piazza Manin fino a Casella Paese; si tratta certamente di un evento soprattutto simbolico, tenuto conto che ha riguardato solamente il trasporto del materiale necessario per poter completare i lavori, tutti già appaltati. 

Le cause della sospensione del servizio sono state infatti le mancate opere di manutenzione delle due travate in ferro, risalenti agli anni ’50, che dovevano essere effettuate parecchi anni prima. Ricordiamo molto bene le accesissime polemiche che hanno contraddistinto questi due anni quasi, da quel l’11 Novembre del 2013 quando la linea venne chiusa dall’USTIF(Ufficio Speciale Trasporti a Impianto Fisso), in teoria solo per 60 giorni, con la conseguente sostituzione del servizio ferroviario per mezzo di un servizio di autobus.

Dettagli tecnici

Il ponte metallico della Fontanassa, di luce di circa 25 metri, era stato posto in opera nel 1953 in sostituzione di quello originario in muratura che era stato danneggiato dall’alluvione. Si tratta di un ponte militare Anglo-Americano; dopo lo smontaggio a pezzi si provvederà alla demolizione delle spalle precedente e alla costruzione di nuove in cemento armato.

Le due nuove travi sono alte 2,20 m, poggianti su due punti fissi, lato Genova e parti scorrevoli per poter assorbire le dilatazioni termiche, lato Casella. Data la posizione del ponte in area non accessibile si provvederà al trasporto di tutti i materiali e mezzi meccanici con ferrovia, quindi rimossa la linea elettrica si monterà la gru di supporto al cantiere; è previsto il montaggio di adeguato paraurti di sicurezza nella galleria Fontanassa 1°, dato che la spalla del ponte è parte integrante del portale.

     Foto del ponte della Fontanassa (fonte www.amicifgc.it)

La travata metallica di Crocetta è stata posta in opera negli anni ’60 per superare un movimento franoso di circa 20 metri; le travi attuali appoggiano su pile di traverse incrociate e una piastra di acciaio. I lavori prevedono la costruzione di due nuove spalle in cemento armato; una spalla fungerà da punto fisso e l’altra, lato Casella, scorrevole per poter assorbire le dilatazioni termiche. Altri lavori saranno eseguiti per favorire il drenaggio delle acque; le due nuove travi sono HEB 1000. Data la posizione e gli accessi non si prevedono grosse difficoltà per l’esecuzione del lavoro con adeguati mezzi di sollevamento.

      Foto travata metallica della Crocetta (fonte www.amicifgc.it)

 

Particolare della travata metallica della Crocetta (fonte www.amicifgc.it)

 

Come poi spesso accade, specialmente da queste parti ma in Italia in generale, quando si ha a che fare con la politica, la burocrazia e una mancata pianificazione a livello generale, quei 60 giorni di sospensione si sono purtroppo tramutati in quasi due anni, con serissimi rischi di chiusura della linea.

A questa mancanza di pianificazione si sono poi aggiunti i danni provocati dalle alluvioni del 14 Ottobre 2014 e dai successivi smottamenti che si sono registrati, soprattutto in relazione alle numerose frane e che hanno dunque comportato un ulteriore ritardo dei lavori.

Solo la tenacia degli abitanti della zona e relative amministrazioni, degli appassionati, di molte associazioni, a cominciare ovviamente dall’Associazione Amici Ferrovia Genova Casella (AAFGC) e dalla nostra, accompagnata da una campagna di sensibilizzazione martellante, ha creato tutti i presupposti affinchè questo gioiellino ripartisse, un vero capolavoro di ingegneria costruito in sette anni ed inaugurato nel 1929.

Lasciata quindi questa parentesi critica, ma assolutamente doverosa concentriamoci sul proseguo dei lavori.

In data 16 Ottobre, una elettromotrice ha superato S. Olcese Tullo giungendo sino a poco prima di Busalletta. Nel corso della settimana è stato inoltre completato il livellamento dei binari in zona Niusci dove la settimana scorsa si erano ultimati i lavori di consolidamento della sede.

Completamente ultimato il ponte di Crocetta, si sta lavorando a pieno regime su quello di Fontanassa. Nel corso di questa settimana, a partire da lunedì 26 ottobre, saranno effettuati treni di materiali per rifornire i lavori di consolidamento in parete delle frane lato Genova.

Ricordiamo che tutti i lavori sono stati completamente appaltati ed a brevissimo termine si procederà con il ripristino di tutta la linea aerea.

La riapertura alla utenza è prevista per la primavera 2016.

Segnaliamo anche il rinnovato sito della Ferrovia Genova Casella, ricco di informazioni soprattutto turistiche per gite fuori porta e sentieri da percorrere a piedi: http://www.ferroviagenovacasella.it/geca/ , un sito finalmente destinato alle potenzialità turistiche della FGC.

Appuntamento con il prossimo aggiornamento.

Storia e tradizioni della Val Bisagno: Canate, un paese da scoprire

Canate

Canate è un paese ormai semi-abbandonato nelle alture della Valbisagno, nel comune di Davagna. Nel periodo della grande espansione genovese, con la creazione di grandi carrozzabili, Canate è rimasta isolata in mezzo ad una natura plasmata dall’uomo. Il suo abbandono, dovuto per l’appunto alla mancanza di una carrozzabile adeguata per raggiungere agevolmente il paese, lo si può datare all’incirca negli anni Sessanta del ‘900, anni in cui si poteva ancora contare una popolazione di novanta persone. La sua origine, molto antica, possiamo datarla all’incirca al XII secolo, ma una domanda sorge spontanea, perché costruire un paese così lontano dagli altri centri abitati e così difficile da raggiungere? La risposta possiamo forse trovarla in antichi racconti locali, in cui si narra che sia nato dalle mani di prigionieri e usato come luogo di esilio per donne accusate di stregoneria, ma che non si potevano condannare per mancanza di prove.  Ma questo è avvenuto durante il periodo dell’inquisizione, quindi successiva alla sua fondazione, probabilmente potrebbe esserci stato un primo abbandono è utilizzato appunto come prigione. Da allora, la popolazione aumentò e, questo luogo di confino, divenne un vero e proprio paese. La naturale morfologia del terreno scosceso ha permesso al borgo di costruire muretti a secco per ottenere il classico andamento terrazzato che tanto caratterizza tutto l’entroterra ligure. Per costruire le abitazioni sono stati usati materiali di recupero che si potevano trovare facilmente nel territorio, quindi venivano lavorate le rocce, i legnami e il ferro. Venivano costruite con un pian terreno adibito a stalla e un primo piano accessibile tramite scaletta esterna. La grande ricchezza idrica di questa vallata ha permesso la costruzione di moltissimi trogoli e di rudimentali mulini che venivano sfruttati per macinare le castagne, che qui erano la maggior fonte di sostentamento. Inoltre, grazie al terreno a fasce e alla perfetta esposizione solare, venivano coltivate le vigne, testimonianza ne abbiamo con la presenza in loco di antiche attrezzature e botti di varie dimensioni. Non fu mai costruita una chiesa e non c’era una vera e propria scuola, ma l’ignoranza non era di casa qui, infatti, una giovane ragazza ogni giorno, dal caldo estivo, alla neve e al gelo invernale, andava ad insegnare ai bambini del piccolo borgo. Durante la Seconda Guerra Mondiale il paese ospitò un gruppo di partigiani, i quali vennero scoperti dal reggimento tedesco che attuò un violento rastrellamento. A distanza di circa vent’anni da quell’evento, il paese subì il quasi totale abbandono. La costruzione della carrozzabile che porta a Marsiglia ha convinto gli abitanti a migrare verso altri paesi meglio attrezzati, ad eccezione di una coppia di anziani che, indomiti, continuano la loro vita solitaria in questa romantica desolazione. Nell’ultimo decennio però, altre persone hanno raggiunto il paese e intrapreso uno stile di vita in cui l’orologio sembra essersi fermato in quegli anni dove l’energia elettrica e la tecnologia erano ancora argomenti sconosciuti. Ad accogliere i turisti curiosi ci pensa il bestiame di un abitante di Canate: capre, galline, cavalli, asino e gatti qui sono liberi e girano per tutte le vie rendendole meno solitarie. Ma le antiche mulattiere e sentieri che portano ad esso sono ostili e impervie. Per raggiungere questo suggestivo paese si può percorrere l’antica mulattiera che collega Canate a Marsiglia, che scende verso un rio e poi, dopo aver percorso un ponticello in legno, risale ripido verso Canate. In alternativa c’è il sentiero dei mille scalini, che si può iniziare da Cavassolo. E ancora, il percorso di costa che collega San Martino di Struppa a Canate, sotto le pendici del Monte Alpesisa. Percorrendo sentieri liberi nel bosco, possiamo trovare tracce di lupi che qui si stanno riproducendo e di rado attaccano il bestiame del paese. Indubbiamente, percorrere queste antiche mulattiere, trasmette ad ognuno di noi emozioni differenti, che va dall’ammirazione verso un panorama naturalistico in contrasto con vecchi ruderi, alla malinconia nel vedere abitazioni vuote e oggetti abbandonati. Vie che un tempo erano popolate e vissute, ora riposano sotto il peso di un silenzio nostalgico. Ma l’aria che si respira e l’atmosfera che ci accoglie a Canate, è di quelle positive, come se non ci fosse mai stato un addio alla vita in questo lato della vallata, ma soltanto un arrivederci.

Paolo Congiu, fotografo e appassionato di storia della Val Bisagno

L’articolo è tratto dal numero di Settembre di “Noi in 20 Pagine”, periodico della Polisportiva Alta Val Bisagno e dalla rubrica “C’era una volta” curata dalla Associazione Amici di Ponte Carrega.

Guarda i diversi video su youtube, ti proponiamo questo.. < Link >

L'articolo di Paolo Congiu

L’articolo di Paolo Congiu

Educare alla catastrofe. Terzo incontro del ciclo “Alluvioni, perchè? Leggende e realtà”

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Martedì 27 ottobre

ore 18:00

Arci Ponte Carrega, Passo Ponte Carrega, 32 (in auto da Piazza Adriatico)Incontri_Alluvione_A3

Il Fatto Quotidiano su Bricoman e Coop Guglielmetti

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Il Fatto Quotidiano del 20/10/2015

Il Fatto Quotidiano del 20/10/2015

Qui di seguito invece un articolo sempre del 20 ottobre comparso invece su Il Secolo XIX con al centro i dati ISPRA sul consumo di suolo in Liguria e il Piano Caso della Giunta Toti:

http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2015/10/19/ARPMooNG-territorio_consumato_avanzata.shtml

Panta Rei. Il servizio di Report sul Bricoman e le alluvioni a Genova

ReportBricoman

Schermata 2015-10-20 a 09.33.43Pubblichiamo, per chi se lo fosse perso, il link del servizio di Report del 18.10.2015

Veniamo finalmente a conoscenza del vero punto di vista del sindaco Marco Doria sull’intervento ex  Cementificio Italcementi di Ponte Carrega

Ecco lo stralcio dell’intervista:

MARCO DORIA – SINDACO DI GENOVA “Sul tema della sicurezza idrogeologica del territorio, da questo punto di vista, secondo me, c’è stato un vantaggio con la messa in sicurezza del Rio Mermi 

Viabilità a rischio inondazione

GIORGIO MOTTOLA “Però si poteva riqualificare in qualche altro modo. Cioè, non mi dica che un centro commerciale vuol dire riqualificare un’area.

Contronto

MARCO DORIA – SINDACO DI GENOVA “No, non dico questo, che sia riqualificato, significa riutilizzare l’area.”

Dunque l’intervento nell’ex area Italcementi non è riqualificazione ma solo riutilizzo dell’area, ma significa ammettere di aver condannato quell’area a un destino di periferia per sempre alla faccia dei suoi abitanti e della paventata riqualificazione urbana proposta e venduta per anni con l’agenda 21 per la Val Bisagno.

Finalmente si fa chiarezza e si dicono le cose come stanno: non è riqualificazione ma riutilizzo dell’area: peccato solo che questo riutilizzo non sia temporaneo! Finalmente un po’ di verità sulle vere intenzioni delle amministrazioni e sul destino di questa vallata: non ci sarà riqualificazione ma solo riutilizzo delle aree dismesse con attività altrettanto degradanti.. e la Guglielmetti è dietro l’angolo: che facciamo? Riutilizziamo anche quell’area, come è stato fatto con il Bricoman, o la riqualifichiamo?

Occorrerebbe una svolta, un comportamento più responsabile da parte dei proponenti e delle amministrazioni: un progetto veramente condiviso con il territorio (non solo nelle sedi istituzionali) ma con tutta la società che desidera partecipare al miglioramento di questa città. Ma è possibile che questa stessa amministrazione possa prima permettere determinate operazioni urbanistiche e poi apra a percorsi partecipati e condivisi con il territorio? E’ evidentemente difficile.

In questi luoghi non ci sarà una vera riqualificazione urbana nonostante le enormi potenzialità di questa valle sia in ambito storico, sia ambientale naturalistico, come anche si cerca di far emergere con il progetto “Memorie del Bisagno”

Qui di seguito trovate il link con l’articolo de Il Secolo XIX con la trascrizione dell’intervista:http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2015/10/19/ARxZOLNG-bisagno_parcheggio_sindaco.shtml
e qui la replica del sindaco dopo le polemiche a seguito del suo intervento pubblicate sul suo profilo facebook:
https://www.facebook.com/ComitatoDoriaSindaco?fref=nf

Infine, una riflessione: a chi dice che il servizio di Report sia stato fazioso e confezionato per far fare una figuraccia al sindaco noi rispondiamo così: di fronte a domande non concordate o compiacenti il sindaco è andato in crisi; ciò forse non sarebbe accaduto con un organo di stampa locale, normalmente molto più soft e morbido verso l’amministrazione. Se l’intervista di Report vi scandalizza è perchè siete voi stessi ad essere faziosi, perchè parteggiate per una parte senza spirito critico e senza obiettività. Il sindaco non è uscito bene dall’intervista, non è uscito bene dalla questione del parcheggio di Molassana come non è uscito bene parlando di temi urbanistici come per il Bricoman. Se il sindaco avesse risposto bene qualcuno si sarebbe scandalizzato? Ha risposto male, e ne paga le conseguenze mediatiche. Il giornalismo funziona anche così: non è sempre compiacente.

Aspetti Ambientali della agricoltura di Villa: video della conferenza del prof. Diego Moreno

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Pubblichiamo il primo video del ciclo di incontri “Noi di Val Bisagno, alla scoperta della bellezza“. La conferenza è stata tenuta dal prof. Diego Moreno sul tema degli “aspetti ambientali dell’agricoltura di villa” giovedì 8 ottobre presso la Sala consiliare del Municipio III Bassa Val Bisagno.

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Si ringrazia Riccardo Costa per le riprese.

Il prossimo incontro è previsto Giovedì 22 ottobre alle ore 16:00 presso il Centro Terralba 4R. L’arch.Matteo Marino parlerà delle chiese barocche della Val Bisagno.


Costruttori: una proposta che fa sorridere

città
Articolo de Il Secolo XIX del 10 ottobre 2015

Articolo de Il Secolo XIX del 10 ottobre 2015

Leggiamo le dichiarazioni del presidente dei costruttori: siamo molto stupiti del tanto spazio riservato su Il Secolo XIX per dichiarazioni tanto fantasiose e mistificatrici della realtà.
Il presidente dei costruttori dice che si deve continuare a costruire in collina, anche alle Cinque Terre (cit. “Bisogna eliminare i blocchi vigenti alle Cinque Terre”), perché c’è “uno studio dell’Università di Firenze che dimostra che le zone più fragili da un punto di vista del dissesto idrogeologico sono quelle abbandonate dall’uomo”.

Bella scoperta: a parte il fatto che lo studio citato dell’Università di Firenze è uno studio sul paesaggio agrario che tratta di interventi di ingegneria naturalistica che dice quindi tutt’altro rispetto a quanto sostenuto dall’Ance (http://landscapeunifi.it/it/ ), c’è davvero una bella differenza nel trasformare aree abbandonate che dovrebbero essere recuperate in ambito agricolo o forestale, in zone urbanizzate. E’ ormai risaputo che la cementificazione e il consumo di suolo, divorando risorse non rinnovabili, sono i maggiori responsabili del dissesto idrogeologico (basti leggere le Comunicazioni della UE, come COM(2006)231:http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/?uri=URISERV:l28181&from=IT).

La proposta del Presidente dei costruttori è una posizione irrazionale e fuori dalla realtà: è una visione distorta che mira a proteggere solo il suo bel “mondo antico” oramai irreversibilmente in crisi. La nostra economia ligure e genovese si basa su alcuni dati certi: abbiamo perso più di 200 mila abitanti in venti anni (e ne perderemo altrettanti e di più nei prossimi venti anni), attestandoci quindi in un ambito di città medio-piccola, come Bologna per intenderci. Allo stesso tempo però abbiamo case per più di un milione di persone e al momento abbiamo circa 50 mila case vuote, che non fanno altro che contribuire ad abbassare il mercato immobiliare genovese (che regge fin troppo bene al momento, ma chissà ancora per quanto, senza possibilità di grandi balzi in avanti). Quindi, forti di questi dati, una proposta come quella del capo dei costruttori appare ancora di più come una proposta irresponsabile e esclusivamente corporativistica, una proposta che guarda al loro tornaconto personale (ma che imploderà su loro stessi prima o poi) ed è basata su idee vecchie e sorpassate di sviluppo, di cui l’immobilismo di questa società impreditoriale dovrebbe rendersi conto prima di sparire completamente lasciando per strada migliaia di lavoratori dopo aver compromesso ulteriormente il nostro territorio.  Prima di veder peggiorare il rischio idrogeologico dovuto al consumo di suolo, prima di vedere l’esplosione di una ben più grave bolla immobiliare sul mercato ligure, prima di rendersi conto che non ci saranno più acquirenti per le nuove case(e nemmeno per le vecchie), c’è solo una cosa che andrebbe pensata e realizzata: demolire e a far sparire dalle memoria urbana intere parti di città costruite a partire dagli anni sessanta (ma anche prima), aumentando la vivibilità e la sostenibilità economica dei nostri quartieri e diminuendo il carico di case vuote presenti in città. In questo contesto  anche il contributo e le opportunità per il comparto edile potranno essere importanti.

Questa si che sarebbe una proposta nuova.

A tal proposito alleghiamo un reportage de L’Espresso del 16 ottobre 2015 sul consumo di suolo, assolutamente da leggere: http://ispra.telpress.it/news/2015/10/16/2015101600933930248.PDF

“La Val Bisagno non può avere alcuna potenzialità turistica”

Ieri, guardando la folla che sta percorrendo l’Acquedotto storico (e i forti del lato orientale del Parco) nell’ambito della Giornata del Camminare, un evento ben pubblicizzato e promosso a livello nazionale tornano in mente le parole pronunciate da un Dirigente del Settore Urbanistica del Comune di Genova nel Maggio del 2013 durante la presentazione del Puc presso la Sala Punto d’Incontro Coop in Piazzale Bligny: “La Val Bisagno non può avere alcuna potenzialità turistica”. Dopo quell’intervento la Sala gremita incominciò a mugugnare e a mormoreggiare.

Nella convinzione comune si ritiene sia davvero così; sarà sicuramente così. Eppure quelle dichiarazioni stonano con la nostra idea diversa di Città e di Vallata: sono tante le persone che non ritengono la Val Bisagno solo una zona di servizio della città. La Val Bisagno è anche verde e natura, storia e tradizioni. C’è tanta Bellezza in Val Bisagno! La difficoltà è semmai quella di farla conoscere e di demolire quei luoghi comuni che la descrivono solo come area industriale o di servizio; l’altra difficoltà, che si scontra con una classe dirigente e politica arretrata, è quella di preservarla da ulteriori speculazioni edilizie che continuino a compromettere la sua identità e la sua Bellezza, come nuovi Bricoman e la prossima realizzazione della torre alberghiera a Ponte Carrega.

https://www.youtube.com/watch?t=77&v=q_aQisNlKAkIMG-20151011-WA0000 IMG-20151011-WA0003 IMG-20151011-WA0004

Le osservazioni sul Rio Torre e sul Rio Mermi presentate in Conferenza dei Servizi

BFS

Pubblichiamo qui di seguito le osservazioni prodotte in sede di Conferenza dei Servizi per il progetto di adeguamento idraulico del rio Torre di Quezzi, accompagnate dalle osservazioni sui problemi idrogeologici del quartiere e da alcune osservazioni sul rio Mermi. Le seguenti osservazioni saranno presentate anche al Consiglio comunale.

Visto il Progetto definitivo dei Lavori di sistemazione idraulica della tombinatura del “Rio Torre di Quezzi “ (GULP 12496), visto il Verbale della Conferenza dei Servizi Referente del 9 settembre 2015 e visto il Rende Noto allegato con cui si comunica l’avvio del procedimento, I cittadini di Piazza Adriatico e Ponte Carrega riuniti in assemblea insieme all’Associazione Amici di Ponte Carrega, all’ Arci Ponte Carrega e al Comitato di Piazza Adriatico producono le seguenti osservazioni chiedendo che vengano raccolte in sede di Conferenza dei Servizi deliberante:

-Considerato il fatto che anche dopo i lavori sul Rio Torre permarrà nella zona il rischio esondazione, anche per portate inferiori alla duecentennale (T200), chiediamo agli Uffici del Comune, in previsione della riperimetrazione delle aree di esondabilità che potrebbero trasformare Piazza Adriatico in area Gialla di non concedere l’abitabilità agli alloggi posti al pian terreno di Piazza Adriatico civici 3; 4; 5; 6; 7; 11; 12; 17; 18; 19 e 20, visto e considerato anche il permanere dell’obbligo di sgombero delle famiglie in caso di allerta 1 e 2 come previsto da Ordinanza Sindacale n 2012-258 del 12/09/2012.

-Considerato il fatto che il progetto interessa solo la parte pubblica della copertura di Passo Ponte Carrega si chiede al Comune di Genova di sollecitare la Regione Liguria a intervenire per la sistemazione idraulica anche della tombinatura in concessione demaniale, corrispondente al tratto a nord del civico 24 di Passo Ponte Carrega fino al salto a cielo aperto posto a monte della strada stessa. Riteniamo infatti che intervenire solo nella parte a valle sia insufficiente come evidenziato anche in Pag.16 della Relazione Idraulica (PO25-13-I-RE-IDR-001-C) dove si legge: “(…) permane la criticità legata all’insufficienza del franco idraulico per il tratto tombinato a monte”.

-Si domanda poi che vengano inserite nella progettazione anche opere di regimazione delle acque a monte della vasca e griglie di contenimento per evitare che l’opera idraulica venga occlusa dai materiali di trasporto solidi come alberi e massi. -Per quanto riguarda la valvola antireflusso di tipo W.5 posizionata nel punto più basso di Piazza Adriatico si ritiene che questa rappresenti una ulteriore sicurezza per il quartiere, nonostante non si siano mai riscontrati problemi di reflusso. Tuttavia per facilitare l’attività di svuotamento riteniamo sia essenziale a monte della valvola antireflusso collocare una pompa idrovora in modo da evitare che la Piazza si allaghi a causa dell’acqua di caduta e in arrivo da altre direzioni, considerato anche il fatto che, come evidenziato dalla Relazione Idraulica in Pag.16, permarrà la criticità legata all’insufficienza del franco idraulico per il tratto tombinato a monte del rio Torre.

-ll progetto non prende in considerazione il rifacimento delle reti bianche in Piazza Adriatico, nonostante l’insufficienza e la vetustà dell’attuale rete. Si ritiene assolutamente necessario e imprescindibile intervenire in tal senso e in tempi ristretti.

-Analogamente si sottolinea che, nonostante i lavori degli oneri di urbanizzazione del progetto 270/2010 (Edificio per il Bricoman) la rete bianca delle vie Ponte Carrega e Passo Ponte Carrega risultino ancora gravemente insufficienti. Come mostrano le foto in allegato, nel corso delle piogge di agosto e settembre 2015 si sono verificati allagamenti, che risultano tanto più paradossali se consideriamo che sono avvenuti a soli pochi mesi dal collaudo dell’opera. Come già evidenziato in sede di Sopralluogo Commissione V Territorio del Comune di Genova e come ampiamente denunciato si nota che questo tratto di strada sia gravato dalle acque che scendono a valle dai versanti intorno al nuovo edificato del Bricoman, dalle vivagne e dai versanti di via Terpi, Via Mogadiscio e Via Fratelli Chiarella e che il nuovo tratto di strada, sprovvisto in alcuni punti di adeguate pendenze, bocche di lupo e griglie di raccolta delle acque superficiali, sia un tratto di strada soggetto a gravi allagamenti.

-Constatiamo anche il fatto che su Lungo Bisagno Dalmazia non è previsto nulla in sostituzione alle pesanti paratie metalliche poste sull’argine sinistro dopo l’alluvione del 2011 e che dovrebbero far defluire l’acqua in caso di allagamento della strada, ne sono previste attualmente bocche di lupo lungo la strada.

-Per quanto riguarda la viabilità interna a Piazza Adriatico si chiede in dettaglio come questa verrà regolata, considerando il numero dei veicoli in ingresso e in uscita; vorremmo inoltre avere rassicurazioni circa il fatto che il traffico venga limitato ai residenti e ai mezzi di soccorso e che il traffico commerciale sia disciplinato e limitato allo stretto necessario. Non risulta chiaro se siano state previste modifiche alla regolazione semaforica di Piazza Adriatico: nelle ore di maggior traffico infatti, con un aumento dei veicoli che insisteranno su Piazza Adriatico, si potrà assistere alla creazione di code anche all’interno della Piazza stessa, con conseguente aumento di problemi legati all’inquinamento e alla sicurezza dei pedoni.

-Per quanto riguarda le criticità idrauliche legate al Rio Mermi si fa presente quanto segue: ITEC ha redatto uno studio idraulico sul Rio Mermi, codice P160-08-1 -RE-IDR -002-A.DOC. La Provincia di Genova, competente per quanto riguarda la tutela del vincolo idrogeologico, con atto n. 2416 del 26/04/2012, ha autorizzato l’intervento subordinatamente all’osservanza di precise condizioni fra cui l’adozione di tutti i possibili accorgimenti per l’ ottimale regimazione delle acque superficiali e profonde, sia in corso d’opera che a lavori eseguiti. Come poi si evince dalla relazione geologico-ingegneristica resa nel proc. penale n. 38335/11144 – Procura della Repubblica presso il Tribunale di Genova ,dai Prof. Alfonso Bellini (geologo), Dr. Marco Masetti (geologo), Ing. Siviglia (docente presso il Politecnico di Zurigo) e Prof. Marco Tubino (ordinario di idraulica presso l’Università di Trento), dalla quale si rilevano le componenti geologiche del territorio che circonda l’ambito oggetto dell’intervento Bricoman, la stazione di riferimento per l’analisi delle piogge dei bacini del rio Mermi e del Rio Torre è quella di Ponte Carrega; le piogge considerate per l’analisi sono quelle critiche per tali bacini, di durata intermedia tra l’ora e le tre ore. Dall’analisi statistica condotta da ARPAL emerge che l’evento registrato nel 2011 su base oraria ha un periodo di ritorno variabile tra i 30 e 90 anni, mentre su base tri-oraria tra i 60 e i 150 anni, a seconda del metodo utilizzato per la sua valutazione. Dal confronto con la serie storica disponibile per questa stazione si riscontra che i dati registrati sono quelli più alti della serie, mentre dal confronto con i dati degli eventi intensi delle zone limitrofe si evince che per l’evento orario i dati sono paragonabili a quelli dell’evento registrato nella stazione di Monte Gazzo nell’Ottobre del 2010; per quanto riguarda l’evento tri-orario, sia l’evento dell’Ottobre 2010, sia l’evento dell’Ottobre 1970 hanno fatto registrare intensità maggiori. Detto ciò, i periti concludono che i rivi Mermi e Torre sono stati soggetti, per quanto riguarda le durate brevi, a un evento piovoso di notevole ma non straordinaria entità. Ora, si consideri che in merito ai recenti eventi alluvionali della notte fra il 9 e il 1O ottobre 2014 i dati pluviometrici di Arpal, per quanto riguarda il sensore di Gavette, hanno rilevato una intensità massima di 75mm intorno alle ore 22.30-23.00, mentre nel precedente evento del 4 novembre 2011 l’intensità massima è stata di 125mm, quindi il 60% in più. Il 13 settembre 2015 i dati pluviometrici di Arpal hanno registrato una intensità massima di 70,4mm. Conseguentemente, viene da chiedersi:

1) se l’attuale tombinatura del tratto terminale del Rio Mermi che sfocia nel Bisagno, alla luce dei lavori effettuati in concomitanza con le opere di riconversione dell’area ex Italcementi, che non hanno interessato detto tratto tombinato se non per il rifacimento dei muri d’argine, rispetta il franco idraulico previsto dalla normativa vigente per la piena duecentennale del Rio Mermi (e se si ritiene che tale piena duecentennale corrisponda alla piovosità attuale alla luce dei cambiamenti climatici ormai confermati dai climatologi mondiali);

2) se la nuova edificazione, eseguita su un sedime a quota artificialmente più elevata rispetto allo stato iniziale, può comportare un peggioramento delle condizioni di inondazione, sia per quanto riguarda il tirante idrico, sia la velocità di impatto nelle zone circostanti, tenuto conto che la pendenza realizzata condiziona la direzione delle acque al suolo rendendo più vulnerabili le zone allagabili delle abitazioni, delle attività commerciali, di box e cantine circostanti;

3) se nei parametri di piena duecentennale del Rio Mermi è stato anche calcolato che:

a) l’acqua delle vivagne che prima dei lavori di riconversione dell’area ex Italcementi confluiva e veniva assorbita dagli orti, poi sbancati per la costruzione dell’imponente edificio Bricoman e trasformati in piazzali totalmente impermeabili, è ora convogliata nel Rio Mermi per mezzo di tubazioni;

b) la mancata captazione delle acque di caduta che si riversano da via Fratelli Chiarella, via Terpi, Via Mogadiscio e viale Gambaro, va ad aggravare la portata del Rio Mermi;

c) le acque dei parcheggi interni ed esterni al lotto Bricoman ora sono convogliate nel Rio Mermi per mezzo di tubazioni;

-Si allegano anche le osservazioni dell’ing. Daniele Fabrizio Bignami del Politecnico di Milano che ha effettuato uno studio sulle reti bianche del quartiere e uno studio di prefattibilità per la installazione di barriere anti alluvione insieme alla Associazione Amici di Ponte Carrega:

Dopo aver visionato il progetto “lavori di sistemazione idraulica della tombinatura del rio Torre di Quezzi”, avendo letto le considerazioni fatte dall’associazione Amici di Ponte Carrega a tale proposito, avendo visionato le opere realizzate contemporaneamente all’edificazione del Bricoman e avendo riscontrato quanto avvenuto durante l’evento meteorologico di metà settembre, con le seguenti riflessioni speriamo di poter essere utili al processo decisionale in corso nella comunità genovese, offrendo alcuni spunti, di seguito riportati:

•Valutare la sostituzione dei ponti in calcestruzzo armato presenti sul rio Mermi, realizzati in occasione della costruzione del Bricoman, con delle strutture completamente a griglia, per esempio in materiali metallici, che evitino l’incanalamento dell’acqua proveniente dalla strada e dai versanti a monte di via Ponte Carrega nel quartiere di Ponte Carrega;

•In alternativa agli attraversamenti a griglia, dotarsi di barriere temporanee sui medesimi ponti da installare durante le fasi di allertamento (tecniche di emergency flood proofing: es. Noaq, Watergate), organizzando apposite squadre di volontari, coordinati dalla protezione civile (potrebbe essere un progetto pilota interessante da valutare ed estendere ad altre zone della città, in caso di successo);

•Comunque garantire un servizio di scrupolosa pulizia e manutenzione periodiche dell’alveo, soprattutto per i tratti tombinati e la rete di drenaggio, al fine di evitare un eccesivo aumento della scabrezza di fondo e la formazione di possibili occlusioni;

•Comunque garantire la predisporre di un presidio idraulico effettivo da attivare nelle fasi di allertamento al fine di monitorare in tempo reale l’evolversi della situazione e garantire un adeguato preavviso in caso di allarme; tale presidio dovrà essere intensificato durante la fase di transitorio in cui avverrà la realizzazione dell’opera in esame, che non può che rappresentare particolare motivo di apprensione;

•Comunque valutare il più ampio impiego di tecniche di floodproofing nel quartiere, anche dopo l’ultimazione dei lavori di sistemazione idraulica della tombinatura del rio Torre di Quezzi;



•Per quanto riguarda la valvola antireflusso da installare in piazza Adriatico richiedere garanzie sulla sua affidabilità nel tempo (corretta installazione, facilità di pulizia e manutenzione che venga scrupolosamente svolta secondo le indicazioni fornite dal costruttore) e sulla sua effettiva necessità (altezze idrauliche attese nel Bisagno);

•Favorire, con bocche di lupo, griglie, canalini, tecniche temporanee di floodproofing ecc. il deflusso delle acque dal lungo Bisagno all’alveo del Bisagno stesso;

•Valutare la possibilità di aumentare le dimensioni della vasca sghiaiatrice e trasformarla in una piccola cassa di espansione in linea con lo scopo di ridurre la portata transitante a valle e far sì che il franco sia verificato anche per il tratto tombinato di monte non interessato dal progetto;

•Dotarsi per tempo e disporre, in fase di allertamento, barriere temporanee (tecniche di emergency flood proofing: es. AquaDike) intorno alla vasca sghiaiatrice e all’apertura intermedia (a monte di piazza Adriatico) al fine di contenere eventuali fuoriuscite di acqua;

– CONCLUSIONI:

-Si fa notare inoltre la necessità di non realizzare i prioritari lavori idraulici in concomitanza con i lavori di riqualificazione di piazza Adriatico (come esprime la Delibera di Giunta comunale del 31/07/2014 n.171) .Le precedenti osservazioni sono dettate esclusivamente dalle esigenze e dalle esperienze passate,dall’osservazione degli ultimi eventi alluvionali che hanno colpito il quartiere e hanno l’obiettivo di migliorare la sicurezza, la vivibilità e la salvaguardia del quartiere e dei cittadini.

Genova, 9 ottobre 2015

Alluvioni. Perchè? Leggende e Realtà. Tre incontri sul rischio idrogeologico e la cultura del rischio

alluvioni
la locandina dei tre incontri

la locandina dei tre incontri

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La Associazione Amici di Ponte Carrega, il Circolo Arci Zenzero e Ingegneria Senza Frontiere organizzano tre incontri per parlare insieme alla popolazione di informazione e prevenzione del rischio alluvionale.

Riteniamo sia fondamentale, come più volte ripetuto, parlare di queste tematiche il più possibile e nella maniera più completa possibile: per questo nel corso di questi tre incontri cercheremo di affrontare, insieme a voi, il tema in tutta la sua complessità: imparare insieme a conoscere il problema ci permette di affrontarlo in modo consapevole e senza pregiudizi. Cercheremo di sfatare miti e leggende sulle alluvioni, capire il ruolo delle manutenzioni del territorio e delle grandi opere ingegneristiche. Parleremo di consumo di suolo e metereologia e finiremo per parlare della prevenzione e dell’educazione al rischio.

La formula che abbiamo scelto per questi tre incontri è interattiva: presenteremo al pubblico una serie di domande abbastanza diffuse sulle alluvioni e vi inviteremo a rispondere. Sarà questo il punto di partenza della nostra chiaccherata sul dissesto idrogeologico e il rischio alluvionale.

L’evento su Facebook: https://www.facebook.com/events/490746157766996/

I tre incontri:

MARTEDì 13 OTTOBRE

Circolo Arci Zenzero, Via Torti 35

ore 18:00

Alluvioni, perchè? Leggende e realtà, parte 1

Incontro con il prof. Gerardo Brancucci dell’Università di Genova, Luca Onorato di Arpal e Fabrizio Spiniello della Associazione Amici di Ponte Carrega

MARTEDì 20 OTTOBRE

Circolo Arci Zenzero, Via Torti 35

ore 18:00

Alluvioni, perchè? Leggende e realtà, parte 2

Incontro con il prof. Gerardo Brancucci dell’Università di Genova, Luca Onorato di Arpal e Fabrizio Spiniello della Associazione Amici di Ponte Carrega

MARTEDì 27 OTTOBRE

Arci Ponte Carrega, Passo Ponte Carrega 32 r (in auto da Piazza Adriatico)

ore 18.00

Educare alla catastrofe

Incontro con il prof. Gerardo Brancucci dell’Università di Genova, con l’arch. Emanuele Piccardo e i rappresentanti del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco Francesco Filippone, Fabio Marchelli e Federico Brizio.

Questo ultimo incontro rappresenta per la Associazione Amici di Ponte Carrega un evento significativo in quel percorso intrapreso dopo le ultime alluvioni in cui l’educazione della popolazione ai rischi rappresentano un aspetto fondamentale per affrontare l’alluvione in una ottica di resilienza, consapevolezza e partecipazione nella gestione del territorio. In attesa di future ed eventuali opere e in attesa che queste tematiche vengano affrontate quotidianamente dal Comune e dalla Protezione Civile ci muoviamo in maniera autonoma per imparare a convivere col rischio. Per questo abbiamo fortemente voluto l’intervento dei Vigili del Fuoco che secondo noi devono essere parte della macchina dell’emergenza essendo i soggetti più preparati e meglio a conoscenza delle misure da seguire in caso di emergenza.

Emanuele Piccardo (http://www.acmaweb.com/biennalemediterraneo/evento/profili/e_piccardo.htm) , architetto, critico e fotografo, “ha trovato nelle arti visive, come si legge sul sito della Fondazione MAXXI (Museo Nazionale delle Arti del XXI Secolo), nel video come nella fotografia, il canale per esprimere le proprie riflessioni sul tema del paesaggio e della città, per rappresentare attraverso le immagini alcuni dei problemi che assillano il nostro Paese. Compito della fotografia sarà quello di leggere e analizzare criticamente, stabilire punti di vista, cercare metafore. Ma anche favorire il dialogo tra i cittadini e le autorità e sollecitare il potere poiché spetta alla politica «recuperare il rapporto con il territorio tutto, definendo un’idea di città, fatta di molteplici città”. Negli ultimi anni si è occupato anche dei disastri naturali e dopo l’alluvione del 2011 alle Cinque Terre ha realizzato un documentario, “Fango”, che racconta il lento ritorno alla normalità e alla terra di una famiglia dopo quella disastrosa alluvione. Ha studiato i casi della Fema in Usa e altri casi internazionali sulla reazione alle catastrofi naturali: all’Arci Ponte Carrega ci racconterà cosa si fa all’estero e cosa si potrebbe fare a Genova.

Gerardo Brancuccihttps://architettura.unige.it/per/doc/brancuccig/brancuccigw1.htm

Luca Onorato, Arpal, è anche socio del Circolo Arci Zenzero, lavora presso ARPAL -Centro Funzionale Regionale di Protezione Civile www.meteoliguria.it – www.arpal.gov.it)

Memorie del Bisagno! Secondo incontro oggi all’Arci Ponte Carrega

SiParte

Care Associazioni/gruppi territoriali presenti o meno alla prima riunione organizzativa sul progetto “MemoriaBisagno”, nel raccogliere le indicazioni emerse in quella occasione, riteniamo opportuno sintetizzarle in alcune linee operative in vista della chiusura di questa prima fase, che avverrà all’atto della prossima riunione plenaria con l’adesione formale di chi vorrà parteciparvi.
Innanzitutto ricordiamo chi era presente alla riunione precedente. A nostra memoria, oltre alle Associazioni promotrici Amici PonteCarrega, Ingegneria Senza Frontiere, Legambiente Circolo Nuova Ecologia: lo Zenzero, Arci, Comitato Via Lodi, Associazione culturale Gossypium, Comitato No Cementificazione Terralba, Comitato Ex Mercato Corso Sardegna, Associazione Sì tram, Attac/Forum Beni Comuni, Associazione Insieme per Staglieno per un totale di 35 persone.
Nella sostanza si è affermata l’intenzione di costruire iniziative in un’ottica collaborativa, calendarizzandole in un arco temporale a costituire il programma fino alla notte di vigilia di S.Giovanni con il falò simbolico conclusivo.
La fase che seguirà la formazione del cartello di Associazioni aderenti al progetto, comincerà quindi con il lavorare, subito dopo la prossima riunione plenaria, attorno ad alcune idee guida, componendo il programma di massima che andrà presentato pubblicamente non più tardi dell’ultima decade di Ottobre. Si tratta di immaginare un percorso di iniziative, alcune delle quali particolarmente caratterizzanti, per cui sarebbe richiesta la massima partecipazione e una gestione condivisa, da collocare con periodicità mensile fino alla conclusione del progetto.
I motivi che ad oggi si prestano a ipotesi di collaborazione sono:
– lavoro con le scuole di cui si tratta di sviluppare compiutamente le tracce;
– iniziativa/e emotivo/sensoriale di accesso all’alveo e altre ipotesi di animazione;
– biciclettata in sponda destra del Bisagno con ipotesi di lavoro per una linea di trasporto pubblico in sede propria e di connessa riqualificazione urbana;
– Contratto di fiume per una gestione partecipata della risorsa Bisagno;
– falò sul greto del Bisagno tramite la costruzione di un percorso di avvicinamento e di coinvolgimento della popolazione.
…..
Le modalità promozionali e attuative delle suddette attività si avvarranno di produzioni di contenuti multimediali, workshop, visite guidate, mappatura dei sentieri storici….

Nel prosieguo del percorso si pensava inoltre di adottare un approccio interdisciplinare con l’individuazione di aree tematiche per ricondurre lo svolgersi di tutti gli eventi proposti sul territorio secondo un ordine espositivo logico, riannodandoli al filone principale e obiettivo ultimo dell’intero progetto, che è la gestione realmente partecipata del territorio e la richiesta di avere regole certe in merito, a garantirne la rispondenza ai voleri della popolazione interessata.

Per trattare e definire unitariamente quanto sopra esposto si dà appuntamento a:
Lunedì 12/10/2015 alle ore 18,30 presso l’Arci Ponte Carrega

Fotoracconto nel degrado del cimitero di Staglieno

Degrado

Insieme ad Alessandro Ravera siamo andati a vedere lo stato di conservazione di alcuni dei marmi più belli del cimitero monumentale di Staglieno. Ogni nuova visita mostra un peggioramento dello stato di conservazione dei marmi, sempre più corrosi dalla “lebbra dei marmi” (carbonatazione e solfatazione del marmo:http://www.whatischemistry.unina.it/it/martmarmo.html) che sgretola in maniera irreparabile quel gioiello di museo a cielo aperto di Staglieno.

Tra qualche anno questi capolavori non saranno più visibili, dissolvendosi piano piano sotto l’effetto dell’inquinamento atmosferico.

E’ necessario intervenire, subito.

Associazione Amici di Ponte Carrega

DEGRADO
(allegria di naufragi)
Quando porto i turisti a Staglieno, il “padrone di casa” sono io; non è l’assessore (gli assessori: lavori pubblici, turismo e cultura e servizi), non sono i custodi e non sono nemmeno i genovesi… sono io. E trovare una risposta alle condizioni in cui si trova tocca a me. Non posso fare come gli assessori che danno la colpa del degrado ai tagli di bilancio, non posso fare come i custodi che danno la colpa del degrado ai tagli dell’organico e non posso fare come i genovesi che danno la colpa del degrado alla maleducazione, ai cani e allo scontro di civiltà… Quando è venuta la responsabile della scultura del Novecento del Prado, piangeva; ma anche i normali turisti mediamente alfabetizzati che vengono dall’estero restano stupefatti Così, me la cavo dando la colpa al Bisagno: eh… il dissesto idrogeologico, la natura che si ribella, l’inquinamento del traffico, le scie chimiche…
Ma questa foto come diavolo la spiego? Gli dico che gli hanno tagliato il naso per ricordare Megollo Lercari?
Almeno quelli che sbriciolavano i marmi del Partenone ne ricavavano la calce.

PS Per carità di patria, non mi metto a descrivere le espressioni dei turisti “del mestiere”: vengono spesso gruppi legati alle esequie funerarie e quando vedono le condizioni delle bare accatastate all’ingresso rimangono a bocca aperta… bocca che gli chiude se provano ad andare nel bagno dietro alla camera ardente.

Alessandro Ravera

Tomba Pignone, Ora

Prima

Tomba Pignone, Prima

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Anche Caterina Campodonico, la venditrice di nocciolino, con l'orecchino oramai compromesso

Anche Caterina Campodonico, la venditrice di noccioline, una delle statue più conosciute e popolari, con l’orecchino oramai compromesso

Sant’Agata, mozione del 6 ottobre 2015. Alcune riflessioni

Sagata

Nel Consiglio Comunale di ieri, è stato approvato, con la esclusione dei soli consiglieri del Gruppo del Movimento 5 Stelle, il testo di una mozione presentata il 9 febbraio scorso dal consigliere Pdl Guido Grillo. Nel testo si legge che “siccome il ponte di Sant’Agata accumula detriti e terra e ostruisce il deflusso delle acque” di chiedere ad “esperti di Protezione Civile” di verificare i rischi che questo comporta e se venisse confermato, si chiede di “attivare le procedure di abbattimento“.

Ora, tralasciando il fatto che la Protezione Civile non si occupa di verifiche strutturali ma solo di procedure di emergenza, si nota la solita schizofrenia e una certa contraddizione nei piani e nelle idee dei nostri rappresentanti in consiglio e nella Giunta comunale.

Primo punto: concentrarsi su quel punto del Bisagno significa non conoscere, o far finta di non conoscere il problema. Se si convince la popolazione, o peggio se si è davvero convinti in prima persona, che il problema delle esondazioni del Bisagno sia il Ponte di Sant’Agata significa non aver capito quale siano i problemi da affrontare rischiando di trascinare ancora per molti anni la querelle sulle colpe e responsabilità delle alluvioni, senza riuscire mai a intervenire sul problema in maniera efficace. Il fatto che le decisioni della città passino da quella Sala, naturalmente dovrebbe preoccupare tutti, se il tenore delle conoscenze e delle informazioni sul tema è davvero questo. L’informazione corretta e la divulgazione giornaliera della cultura del rischio sono le prime azioni che possiamo porre in atto fin da subito per affrontare il problema del dissesto idrogeologico:  fare una informazione distorta contribuisce a peggiorare la situazione. Concentrarsi sui problemi prioritari sarebbe invece la migliore cosa che una amministrazione potrebbe fare: incominciamo a dire che il problema, peggiorato da un aumento della intensità delle piogge dovuto ai cambiamenti climatici (e pertanto ne eccezionali ne controllabili o modificabili) consiste nel fatto che la portata del Bisagno attualmente è insufficiente e che tutti i bacini idrografici, i versanti abbandonati e le frane stanno collassando. Finché non diverrà chiara la portata estremamente drammatica del problema idraulico e geologico di questa città dovremmo concentrarci su questo: la manutenzione ordinaria è sicuramente importante ma il problema va affrontato in maniera straordinaria, con opere di idraulica e di manutenzione continua del territorio, dei versanti e dei rivi minori affluenti del Bisagno. E il problema va affrontato ora: il tempo a nostra disposizione è già terminato.

Dire che il problema del Bisagno sia il ponte di Sant’Agata è palesemente sbagliato e pericoloso: rischia solo di costituire uno specchietto per le allodole o un alibi per deviare il problema su altri temi. Il problema del Bisagno è che si è troppo costruito e che si continua a farlo, continuando a ridurre gli spazi permeabili e a disposizione delle acque: per questo motivo, come detto prima, la portata è diventata insufficiente.

Secondo punto: se si ritiene di dover intervenire sul ponte di Sant’Agata, ponte storico e medievale sul tracciato della strada romana verso il Levante, tutelato dalla Soprintendenza, cosa dire delle altre coperture, di più recente realizzazione, a monte (Genova Est o Stadio Marassi) o a foce (anche la nuova copertura in corso di realizzazione è fuori norma)? Anche queste coperture non vanno bene. Eppure non sono state realizzate nel Medioevo, ma da giunte di soli pochi anni fa. Senza contare che il Piano di Bacino già dalla fine degli anni ’90 per ovviare a questa realtà decise di puntare tutto sullo Scolmatore della Sciorba, non certo a caso! Se si fa lo scolmatore si supera il problema delle coperture su tutto il tratto del Bisagno, ponte S. Agata compreso con buona pace di chi lo vuole abbattere e con esso una parte di storia di questa città.

Terzo punto: La oculatezza dell’amministrazione nello spendere dei soldi pubblici, che sono soldi di tutti. Se si è discussa una mozione di questo tipo significa forse che non si crede veramente alla realizzazione dello scolmatore della Sciorba, che insieme ad altri necessari interventi diffusi sul territorio aiuterà ad alleggerire il carico di acqua su Borgo Incrociati? O forse si pensa che nell’attesa di quell’opera si debba intervenire in maniera sconclusionata e disordinata sul territorio con interventi “spot” e con slogan propagandistici, spendendo soldi pubblici in maniera contraddittoria rispetto a quanto prevede invece la programmazione pluriennale del Comune? Come scritto sopra: non fu un caso che il Piano di Bacino degli anni novanta scelse di realizzare lo scolmatore: facendo i conti è la soluzione meno costosa per tutti. L’intervento discusso ieri è quindi in contraddizione rispetto a quanto già pianificato.

Quarto punto: i consiglieri comunali non sanno quello che dicono, quando parlano di cose non a norma. Se lo sapessero avrebbero parlato anche della nuova copertura della Foce del Bisagno. La copertura della Foce, il lotto già realizzato, quello in realizzazione da pochi mesi e quello ancora da progettare NON SONO A NORMA CON LE NORMATIVE VIGENTI: SONO IN DEROGA ALLA LEGGE! Infatti, come affermato anche dal prof. Rosso del Politecnico di Milano e da altri suoi colleghi, la legge attuale prevede nei casi di ponti stradali di nuova realizzazione una luce tra le pile in alveo di 40 metri: nel Bisagno le nuove pile sono e saranno a una distanza di 12 metri. Eppure nessuno ha detto niente. Forse nemmeno lo sanno, a dire la verità. Altra questione di una certa preoccupazione in effetti.

La legge, art. 5.1.2.4 del DM 14-01-2008 recita infatti: “Di  norma il manufatto non dovrà interessare con spalle, pile e rilevati il corso d’acqua attivo e, se arginato, i corpi arginali. Qualora eccezionalmente fosse necessario realizzare pile in alveo, la luce minima tra pile contigue, misurata ortogonalmente al filone principale della corrente, non dovrà essere inferiore a 40 metri. Soluzioni con luci inferiori potranno essere autorizzate dall’Autorità competente, previo parere del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici.”

Ora, il progetto preliminare/definitivo di rifacimento era stato fatto PRIMA di questa normativa, e così il primo lotto (a mare) ma con la nuova normativa la responsabilità di chi l’approverà non sarà banale. Chi si prenderà questa responsabilità?

Quinto punto: una amministrazione pubblica che abbia in mente la sicurezza, la parsimonia nell’utilizzo dei soldi pubblici e il rispetto dei beni pubblici dovrebbe interrogarsi, da un punto di vista di “visione Politica” (ahi questa sconosciuta, ricordi di tempi che furono!) su come comportarsi in situazioni di questo genere, in maniera coerente, senza schizofrenia: la sicurezza prima di tutto ma prima di mettere in campo ragionamenti devastanti come la demolizione di beni storici andrebbero poste in essere tutte quelle misure necessarie e già attualmente previste dalla Legge per affrontare il problema e risolverlo in tutta la sua complessità facendo tutto ciò che è nelle facoltà dell’amministrazione comunale per preservare sia la sicurezza che l’identità storico-culturale e urbanistica di una città e le radici identitarie dei suoi cittadini. Non basta dire: “se la terra e i detriti ostruiscono il ponte questo va demolito“: occorre pensare a come intervenire per evitare che terra e detriti rimangano là o si accumulino diventando un pericolo. Risolvere un problema non significa eliminare l’ostacolo: significa porre in atto soluzioni volte a superare il problema nella maniera migliore possibile, nell’interesse di tutti.

E’ una questione culturale, di formazione e sensibilità culturale prima ancora che politica

giordano bruno

“Non so quando, ma so che in tanti siamo venuti in questo secolo per sviluppare arti e scienze
porre i semi della nuova cultura che fiorirà, inattesa, improvvisa, proprio quando il potere si
illuderà di avere vinto” – Giordano Bruno -

Fatte queste brevi considerazioni, invitiamo i nostri rappresentanti a Tursi, a parlare di quello che andrebbe fatto, fin da ieri (non certo da oggi visto il ritardo spaventoso), per affrontare il rischio alluvionale educando la popolazione genovese a convivere con il rischio e ad affrontare il tema con misure concertate e condivise dalla popolazione.

Ma questa intenzione la lasciamo nel libro dei sogni, per ora ci affidiamo a quello delle preghiere.

Testo della mozione presentata a febbraio 2015 e discussa nella seduta del 6 ottobre 2015: http://www.comune.genova.it/sites/default/files/documentazione_sedute/2015/10/06_10_2015%201400/2%20MOZ_07_2015.pdf

Il commento della Associazione Conoscere Genova Onlus: http://www.conosceregenovaonlus.org/associazione/?p=813

Collaborazione scuole_alternanza scuola-lavoro

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Obiettivi MemorieBisagno

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Percorso partecipato, Piazza Adriatico_Agosto-Settembre

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Osservazioni Rio Torre, bozza, 6 ottobre 2015

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Alla scoperta della Bellezza: riparte Noi di Val Bisagno

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Riparte il ciclo di incontri e visite alle bellezze della Val Bisagno organizzato dal Centro Culturale Terralba! Si ricomincia Giovedì 8 ottobre alle ore 16:00 presso la Sala Consiliare del Municipio III Bassa Val Bisagno con la conferenza dal titolo: “Gli aspetti ambientali dell’agricoltura di villa”, a cura del prof. Diego Moreno.

Anche la Associazione Amici di Ponte Carrega partecipa e aderisce a questa ricerca sulle evidenze storiche e le trasformazioni avvenute in Val Bisagno insieme alla Fondazione per la Cultura di Palazzo Ducale.

Qui il programma della seconda sessione di incontri fino a maggio 2016: http://www.palazzoducale.genova.it/noi-di-val-bisagno/

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