L’ultimo secolo in Val Bisagno-Matteo Marino

L’ULTIMO SECOLO IN VAL BISAGNO.

Ti propongo qualche ”vitamina” per aiutarti ad immaginare la valle del cemento e delle auto d’oggi, com’era all’epoca dei cavalli e del verde.
Un racconto che puoi ancora ripercorrere sul filo della memoria orale, tra la Scoffera e Sant’Agata mentre oltre, e fino alla foce, aiutano solo fotografie sbiadite e stampe, perché è stato tutto cancellato dai condomini ottocenteschi, spartiti da ampi viali alberati

Sopra il fondovalle congestionato, a mezzacosta lungo Le spalle montuose soleggiate dal sole di levante, le chiese come quella di Molassana alta, intitolata a s. Gb sono rimaste quelle d’un tempo, quando alla domenica, le contadine si vestivano a festa, ed i mariti s’atteggiavano con la sigaretta. Oggi con le vaste trasformazioni succedutesi rapidamente, il territorio è cambiato e con esso, l’aria della gente, anche di fronte all’obiettivo fotografico.
Ed intanto Paravagna un pastore, sempre di Molassana alta, s’incammina con la moglie e la mucca: ne resta memoria tra le tombe del cimitero
Nel fondovalle, a Molassana bassa, l’Olmo lungo il Bisagno è stato tagliato alla fine degli anni 80, cancellato, insieme all’omonima osteria, facendo posto al nuovo municipio, il IV della città di Genova.
Un’altra osteria, a Staglieno, conserva il profilo dell’edificio, ma in un contesto disseminato di condomini dove il bel pergolato sul terrazzo, accecato della vista, non avrebbe più senso
Un tempo i mulattieri ed i carrettieri per riposarsi dalla fatica del lavoro rivolto ai trasporti per la costruzione di case di famiglia, su per la costa, vi si fermavano appena possibile.
Ma i trasporti hanno traguardi più lunghi, con muli e mulattieri che guadagnano la salita di Preli per uscire dalla valle
Intanto tori, mucche e pecore cercano di scappare dai macelli di piazzale Bligny, mentre la diligenza a cavallo fa servizio tra Genova e Piacenza
Anche il ghiaccio costituiva un perno dell’economia del tempo. Ospedali e pesciai, avevano bisogno del freddo.
A san GB nel greto del Bisagno s’accendono i falò, accumulando le cassette recuperate dai fruttivendoli . Con i ragazzi di san Gottardo in competizione con quelli di Molassana che cercano di sfilarsele nottetempo per avere la catasta più alta.

Dalla valle del Mermi le Ville da villeggiatura, costellano il verde, e con la bella stagione i signori vi rientrano festeggiando con i bimbi del paese lanciandogli al volo le caramelle, dal calesse, ma solo una volta all’anno Nelle foto d’epoca quelle ville sono ritoccate per metterle in evidenza
E se viene la tosse asinina si va dallo zio a Capenardo o a Creto, per cambiare aria.

Ma la valle reca testimonianze antiche, timori di guerre, dalle quali difendersi sin dal Mille, come testimonia il Castelluzzo di Molassana che non ha nulla da invidiare al castello di Torriglia, oltre giogo. Anche quest’edificio militare viene evidenziato in foto con il ritocchino. Tralascio le fortificazioni, più recenti di sponda destra e sinistra, più prossime al grande porto. Mentre presso Davagna, alla Scoffera una tendopoli accoglie i soldati nel via vai dal fronte per la guerra del 15-18, mentre più di recente i cacciatori s’esercitano con il tiro al piattello sotto la via Emilia.

Oltre le costruzioni di difesa, la valle sin dal 200 a.C. fu munita dai romani, di un acquedotto, le cui piu antica vestigia s’ammirano sotto via Menini dove si staglia un arco dell’acquedotto romano.
Successivamente la Repubblica aristocratica dispiega sempre più a monte le prese dell’acquedotto, risalendo la sponda di ponente del Bisagno, per Molassana col Ponte sifone di fine 700 sul Geirato, studiato e valorizzato con grande impegno dal Circolo Sertoli in un decennio di lavoro.
L’acquedotto storico riforniva molti mulini come quello del ponte sul rio Torbido, altri ponti risalgono piu a monte la valle come quello imponente di Cavassolo.
Qui a Cavassolo il ponte dell’acquedotto non era accessibile ai pedoni, costretti a guadare il torrente nel greto. Si provò ad aprirne l’accesso ma l’osteria sottostante perdeva i clienti carichi di merce e così non se ne fece più nulla.

Le case popolari, come quelle di San Gottardo, coesistevano con retrostanti concerie ed orti che ora hanno lasciato posto ad alti condomini
Quelle dell’area popolarmente chiamata Arizona, ospitavano ragazzi che si potevan fare grandi scorpacciate solo di frutta colta dall’albero. Siamo in via Sertoli, a Molassana, furono realizzate negli anni trenta e destinate inizialmente agli abitanti del centro storico di Genova, i cui originari rioni venivano demoliti, nella zona di piazza Ponticello (Piano di Sant’Andrea).
Nel secondo dopoguerra s’inizia a costruire anche nel lungobisagno Dalmazia, quelle più recenti sono in via Adamoli E prima delle casette di piazzale Adriatico c’erano le baracche degli accampati.

Il Tram, di recente lascia posto alle automobili private, come il treno industriale a vapore che partiva dallo scalo merci di Terralba e per corso Sardegna dove serviva il Mercato ortofrutticolo, si spingeva sino alle officine del gas, alle Gavette, dinanzi a ponte Carrega, portando carbone alle officine, e rifornendo, poi anche i macelli ed altre fabbriche della zona
Tra i ragazzi che rubavano il carbone, e gli incidenti, il treno viaggiava scortato a passo d’uomo:
A sancire l’abbandono della linea , il ponte ferroviario in diagonale, dinanzi alle Gavette, venne demolito 10 anni fa.
Resistono il Ponte di sant’Agata, lungo la via romana, per la maggior parte interrato, ed il ponte Carrega tagliato a sei arcate delle 14 d’un tempo, sotto cura di animati amici che stanno restituendo al ponte anche la madonnina a metà carreggiata. Un tempo, a levante, sbarcava sulla seconda rotonda, dal lato del Mermi, a filo d’una bella osteria.

In valle, nel dopoguerra fioriscono i cinema, ed anche una discoteca di gran moda.
Il Cinema nazionale di Molassana, Il Perla, con la sua conchiglia e la perla al centro nell’insegna, costruito in via Piacenza verso la fine degli anni ’50. Sul retro una grossa piazza, nei periodi estivi fungeva da cinema all’aperto, caso unico in tutta la Valbisagno.
Il Cinema Esperia in lungobisagno Dalmazia, presso piazzale Adriatico aveva il tetto apribile durante l’estate.
Da via San Felice c’era “La Soffitta”. Alla Soffitta sono passati tutti i cantanti di successo, e per chi non aveva i soldi del biglietto dietro l’archivolto davanti all’osteria poteva arrampicarsi ugli alberi per vedere Patty Pravo oltre il canniccio davanti ai camerini.

Lo Stadio è stato rifatto per i mondiali, del 92, demolendo il vecchio campo del Genoa, nato come Stadio ed ippodromo, nella tenuta di villa piantelli per dono del padrone di casa appassionato di calcio e cavalli

La spianata del Bisagno ha accolto anche il circo di Buffalo Bill.

Queste brevi note mi sono state suggerite dalla bella presentazione odierna dell’ultimo libro di Luciano Rosselli sul filo delle fotografie che riempiono questo suo ultimo lavoro. Mentre gli amici di Pontecarrega me l’hanno sollecitato, obbligandomi a fare le ore piccole.

Matteo Marino
Centro culturale Terralba
Architetto e studioso della Val Bisagno

Articolo comparso sul numero 4 e 5 del maggio e del giugno 2015 del giornale “Noi in 20 Pagine, il mensile della Polisportiva Alta Val Bisagno”, nella sezione “C’era una volta…”a cura della Associazione Amici di Ponte Carrega.
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