Archive for luglio 2015

Il Progetto Coop Val Bisagno non è piu un caso di studio CommOnEnergy

Albergo

Oggi una missiva del responsabile del progetto di studio CoopOnEnergy Ing. Roberto Lollini, ci ha informato che il centro commerciale COOP Valbisagno nelle aree Ex Guglielmetti non è più tra i casi pilota del progetto
La decisione non è ancora stata formalizzata perché le procedure sono piuttosto lunghe, ma di fatto è esecutiva e il consorzio afferma che sta già lavorando su un caso situato in Emilia Romagna.
Il responsabile ci informa che nei prossimi giorni il suddetto cambiamento troverà riscontro anche nel sito internet del progetto.

L’ing. Lollini non ha aggiunto commenti sul motivo di questa decisione, che avviene appena quattro mesi dopo il grande congresso CommOnEnergy svoltosi a Genova il 25 marzo scorso, nel quale il progetto di riqualificazione delle ex-Officine Guglielmetti veniva presentato come molto significativo e interessante, esempio pilota per l’Italia.

Sicuramente il fatto che il progetto presentato in prima istanza sia stato bocciato dalla VAS (Valutazione Ambientale Strategica) ha comportato uno slittamento dei tempi e inoltre può essere importante ricordare il singolare spostamento, successivamente a tale bocciatura, del dirigente responsabile del provvedimento, Nicoletta Faraldi, ad altro incarico: già queste considerazioni potrebbero essere state ragioni sufficienti, per il consorzio CommOnEnergy, per cessare gli studi di ricerca sostenibile applicati a un caso così singolare e imbarazzante.

Questi avvenimenti risalgono a date precedenti al Congresso del 25 marzo, nel quale tuttavia CommOnEnergy ha continuato a sostenere il progetto: può quindi sorgere il dubbio che non fossero solo queste le ragioni dell’attuale cessazione degli studi.

A nostro parere, oltre ai ragionevoli motivi di cui sopra, potrebbero aver influito anche le nostre istanze di richiesta di spiegazioni e la Petizione, inoltrate all’accademia di Bolzano EURAC dopo il nostro convegno sul Territorio come Bene Comune del 27 marzoLa nostra missiva infatti chiedeva indicazioni per capire come questo progetto, con tutte le criticità che abbiamo più volte sottolineato, potesse rientrare in un programma di studio per la sostenibilità ambientale ed essere portato come esempio pilota per l’Italia in Europa.

La Cessazione degli studi da parte di CommOnEnergy come caso dimostrativo, secondo noi è l’ennesima riprova che questo progetto, così come è stato concepito, anche se rispetta la norma e la legge, è comunque insostenibile, non rispettoso dell’ambiente, e deve essere ripensato.  

Albergo

Riteniamo sempre più indispensabile che la Coop Liguria intraprenda un vero percorso partecipato del progetto per apportare quei significativi miglioramenti auspicati e attesi dal quartiere.

Riteniamo che la Coop Liguria sia tenuta a un comportamento responsabile verso l’ambiente, perché l’art. 4 del suo statuto stabilisce che “La Cooperativa si propone di tutelare l’ambiente“: pertanto, per far sì che questi propositi non siano privi di riscontro pratico, riteniamo che non sia sufficiente, da parte dei suoi dirigenti, sostenere che questo progetto sia sostenibile e tuteli l’ambiente perché non realizza il massimo dei volumi ammissibili ma solo una parte o perché presenta destinazioni d’uso più gradevoli del produttivo. Affinché il progetto sia effettivamente sostenibile e tuteli l’ambiente, esso dovrà essere compatibile con i protocolli di effettiva sostenibilità con il territorio in cui viene inserito (Agenda 21, Green Building) rispetto del tessuto storico ambientale e paesaggio compreso: ci rendiamo conto che seguire queste indicazioni può essere impegnativo e comportare uno sforzo maggiore del semplice ottemperamento delle normative, ma è l’impegno richiesto a chi si proponga di agire in modo etico.

Sappiamo che le aree in questione sono state pagate molto caramente ma riteniamo che non sia corretto derogare al principio della tutela ambientale e ribaltare i propri impegni economici sulla collettività e sul territorio (salvataggio dell’AMT compreso) anche sempre tutto ovviamente nel rispetto della norma e della legge: uno scempio a metà è pur sempre uno scempio, non può essere il modo per lavarsi la coscienza.

CittadinoSostenibile

Continuiamo a ripeterlo: esiste solo un modo per uscire dalla dinamica di questi conflitti, intraprendere con il territorio e la cittadinanza attiva un cammino di mediazione, un percorso partecipato garantito per la condivisione dei progetti.

Sottolineiamo ancora una volta, come da noi sempre ripetuto, che un progetto condiviso e partecipato con la popolazione è un progetto in cui il conflitto è eliminato in una fase iniziale e che pertanto è percepito in modo completamente diverso dal quartiere: la concertazione  affronta il conflitto e lo risolve offrendo vantaggi plurimi ai soggetti: un impatto a misura di paesaggio per la popolazione, tempi più rapidi e meno spese per i proponenti e i costruttori.

La Partecipazione conviene a tutti!

NOTA:

Definizione di Ambiente: la Commissione Europea nel “Libro Verde” del 1993 definisce l’ambiente come l’insieme delle risorse naturali abiotiche e biotiche, quali l’aria, l’acqua, il suolo, la fauna e la flora, ma anche l’interazione tra questi fattori e i beni che formano il patrimonio culturale e gli aspetti caratteristici del paesaggio.

(evidentemente per tutelare l’ambiente non basta acquistare un frigorififero in classe A++)

Il trogolo di Staglieno

La Val Bisagno non è esclusivamente un’area di servizio della città e conserva ancora caratteri pregevoli nonostante la continua cementificazione e la costruzione dei centri commerciali a Ponte Carrega contribuiscano mattone dopo mattone a fendere colpi sempre più duri alla sua identità. La frase che ci sentiamo ripetere più spesso invece è “Ma intanto quella zona è già brutta”: ci stiamo abituando al “brutto”.
Eppure sono tantissime le testimonianze di bellezza della nostra valle e le sue potenzialità ancora oggi inespresse. Sono tantissimi i Beni Comuni dimenticati e nascosti che vanno riscoperti e riconsegnati alla città e alla comunità.
Una di queste testimonianze di bellezza e di Bene Comune è il truogolo di Salita alla Chiesa di Staglieno, di cui si erano ormai perse le tracce nella memoria storica e nei ricordi dei più giovani. Il truogolo infatti, situato alle spalle del Cimitero di Staglieno in cima alla creuza che conduce alla Chiesa di San Bartolomeo di Staglieno e poi sul condotto dell’acquedotto storico, era celato da qualche decennio dietro un gran numero di rottami e di vegetazione invasiva che ne ostruivano quasi completamente la visione anche agli sguardi più attenti. Grazie al libro di un amatore della vallata “I truogoli della Val Bisagno”, di Luciano Rosselli, abbiamo incominciato la romantica impresa di riportare alla luce l’antico truogolo di Salita alla Chiesa di Staglieno.

A dicembre 2013, cominciano i lavori di pulizia e di volontariato in accordo col Municipio IV Media Val Bisagno. Nel frattempo, consapevoli del tesoro riscoperto, ricerchiamo aiuto e competenze per poter arrivare ad avere una conoscenza completa del luogo e del manufatto: chiediamo quindi alle memorie storiche del luogo a Jolanda Valenti, grande amatrice dell’acquedotto storico, di aiutarci a scoprire qualcosa di più sulla storia del truogolo. Lo studio di Architettura Castaldi Poggi si offre di aiutarci gratuitamente, spinto dallo spirito di volontariato e affascinato dalla bellezza del posto. Il loro aiuto sarà importante per presentare il progetto di restauro alla Soprintendenza, con la quale collaboriamo e ci relazioniamo continuamente. Insieme al Municipio concertiamo le fasi dei lavori e infine sigliamo una intesa di affidamento del truogolo che, a fine lavori, sarà aperto a cadenza mensile e restituito alla cittadinanza e alla collettività. Già dalle prime settimane si incomincia a scorgere che sotto i piedi non c’è solo terreno: viene fuori, con grande emozione di tutti, l’originario acciottolato ottocentesco in pietre del Bisagno. Incomincerà e si prolungherà per mesi un lungo e faticoso lavoro di pulizia dell’acciottolato e di ripristino delle varie lacune che nei decenni si erano create. Ora il risseu è riemerso in tutta la sua bellezza. L’obiettivo adesso è quello di riportare l’acqua al truogolo e di ridotarlo della copertura in lamiera zincata oggi mancante. Non avrà più una funzione di lavatoio come lo aveva un tempo, ma tornerà ad essere un luogo di aggregazione proprio come era al tempo delle “bugaixe” di inizio novecento.
Ora è finita la prima parte di restauri, culminata con una festa e uno spettacolo del duo Cambri – Pirovano durante l’ultimo Festival dell’Antico Acquedotto. Una volta arrivati i permessi della Soprintendenza, vorremmo poi poter completare il restauro, confidando anche nell’aiuto di qualche sponsor per le opere più complicate e onerose, come la nuova copertura. Ultimato questo secondo lotto il truogolo sarà aperto al pubblico su appuntamento e ogni primo sabato del mese insieme al Ponte Sifone adottato dalla Associazione Aegua Fresca, in modo da poter incominciare a creare una rete di monumenti visitabili in un percorso lungo l’acquedotto.

Concludiamo con quanto riemerso dagli archivi storici del Comune di Genova grazie alla ricerca di Jolanda Valenti.
Il lavatoio, muto testimone della conquista sociale dell’acqua, racconta la trasformazione che ha subito il territorio nel corso delle varie fasi di costruzione del
Cimitero, il cui inizio avvenne quando Staglieno era ancora comune autonomo. La costruzione del lavatoio, appaltato insieme ad altri cinque nelle frazioni suburbane ed una nel centro alla Impresa Tommaso Roncallo il 25 aprile 1877, può iniziare subito perché l’area individuata è già di proprietà del comune, che l’aveva espropriata per l’allargamento del cimitero: si tratta di una piccola parte della grande villa Rusca. La superficie sul quale sorge il lavatoio corrisponde al viale d’accesso alla casa padronale posto nel penultimo gomito della salita, allora non recintato. Il viale era sormontato dal tipico pergolato retto da colonnine di pietra, in parte poste sul muro di contenimento a valle e terminava contro un muro che racchiudeva il giardino e la casa padronale, ai quali si accedeva da una porticina; sul lato a monte c’erano le cisterne riempite dal bronzino numero 12 dell’acquedotto, lo stesso che alimenterà il lavatoio. L’area in questione è stata stravolta negli anni settanta con la costruzione della strada carrabile di via delle Gavette.
Il lavatoio ha una struttura a due vasche e conserva inalterate tutte le caratteristiche costruttive originarie previste nell’appalto: dalla struttura in pietra di cava al pavimento del fondo della vasca in lastre di Luserna disposte a corsi regolari in senso longitudinali, colla dovuta pendenza e di un sol pezzo; dal canaletto intorno al lavatoio medesimo, alla copertura delle banchine o marciapiede con lastre di Luserna. Il coronamento delle sponde e divisioni interne è eseguito con coperture di granito e in pietra di Luserna.
Di particolare interesse la struttura dalla quale si erogava un tempo l’acqua, composta da un truogolo di marmo con calotta semisferica a base ottagona, conforme a quelle esistenti ad altri lavatoi. Purtroppo quando con la chiusura dell’acquedotto storico si rese necessario modificare l’alimentazione del lavatoio: la calotta fu aperta e sostituita la guarnizione di rame e relativa chiavetta con cemento. Il lavatoio è rifinito da intonacatura, quella interna resa impermeabile dal cemento inglese Portland.
La copertura invece viene appaltata con delibera di Giunta del primo settembre 1893. La struttura è in ferro con colonne in ghisa del modello usuale, fissate in una base di pietra e con copertura in lamiera di ferro ondulata e zincata, condotta in zinco verticale e orizzontale per lo scarico delle acque pluviali e il tutto colorato.

Ora non vi resta che venire a riscoprire questo Bene Comune ritrovato che mantiene intatto il suo fascino.

Fabrizio Spiniello
Jolanda Valenti Clari

L’articolo è la riduzione del testo comparso sul bollettino di A Compagna. Il testo qui sopra è comparso sul mensile “Noi in 20 Pagine, il mensile della Polisportiva Alta Val Bisagno”, nella sezione “C’era una volta…”a cura della Associazione Amici di Ponte Carrega. Con questo numero incomincia la collaborazione tra gli Amici di Ponte Carrega e il mensile della Polisportiva Alta Val Bisagno.
pallavolo_normac_notiziario-800x390-599x275

Val Bisagno, un patrimonio da valorizzare e da salvare

Da troppo tempo la nostra vallata è considerata l’area di servizio della città. Questa situazione non cambierà vista la volontà manifesta di trasformare questa porzione di città nella “Campi del levante” con grandi aree adibite a centri commerciali (Bricoman e Coop nelle ex officine Guglielmetti) con aree che continueranno a essere di servizio per la città (Rimessa Amt Gavette, Volpara, forno crematorio) e con le potenziali aree di prossima trasformazione come la stessa area della Rimessa Amt di Gavette, i macelli civici di Cà de Pitta, l’area Moltini e la cava Zanacchi.
La Val Bisagno non è e non può essere solo questo soprattutto alla luce di quello che era previsto per la nostra vallata dall’Agenda 21 che avrebbe dovuto fare della nostra vallata un progetto pilota di sviluppo sostenibile nel nuovo millennio per Genova e la Liguria, in un’ottica europea.
La vallata contiene molte potenzialità ancora oggi inespresse e tanto meno valorizzate. Nonostante la cementificazione e il conseguente peggioramento del problema del dissesto idrogeologico, la nostra valle racchiude grandi bellezze. La nostra associazione, come altre su questo territorio, si pone l’obiettivo di far risaltare, tra le contraddizioni e i problemi, le bellezze e le potenzialità del nostro territorio, ponendo l’attenzione su tutta una serie di beni comuni di cui moltissimi ancora oggi non ne conoscono l’esistenza e di cui si incomincia a perdere il valore e la memoria. Vogliamo puntare sul termine “riqualificazione” parlandone senza nasconderci dietro la speculazione edilizia e la cementificazione di cui questo termine sembra essere diventato sinonimo. Parliamo di beni come l’acquedotto storico, il sistema dei forti, delle neviere e delle ridotte, le chiese e gli oratori, il Cimitero di Staglieno, i sentieri storici, le nostre colline e i nostri versanti e infine il nostro Bisagno, un fiume da riscoprire e non da nascondere.

Uno di questi luoghi simbolo a cui la nostra associazione è molto legata è l’antico Ponte Carrega.

L’antico borgo di Ponte Carrega, abitato fin da epoca antichissima dai discendenti degli invasori Longobardi situati intorno a Bavari e poi diventati stanziali (presenza ancora oggi viva nei toponimi e nei cognomi di alcune famiglie ancora qui residenti, come i Gambaro), era posto in una posizione strategica tra la strada verso Genova e i valichi per andare verso la Val Polcevera (Gavette, toponimo che deriva dal termine “gava”, passo), verso Levante ma anche strategico per chi dalla val Bisagno andava verso Piacenza e la Val Padana. La storia tradizionale racconta che dopo aver pagato un alto contributo di vite umane durante i tentativi di guadare il fiume in piena, gli abitanti di Montesignano nel 1744 fecero richiesta alla Signoria di Genova di dotarli di un più solido attraversamento in pietra. Non si esclude la presenza di un ponte più antico di quello odierno, costruito forse dalle potenti famiglie che nella Valle avevamo ampie tenute e che usavano sentieri secondari per non pagare il tributo alla Repubblica. Si sa che nella zona erano frequenti i mulini (ne è testimonianza il fatto che ancora oggi verso Mermi una parte di borgo si chiama Molini) e la probabile presenza di cave di pietra rendevano necessaria la costruzione di un solido ponte carrabile: nasce così, tra il 1784 e il 1788 circa, il ponte di quattordici arcate che collegava le due sponde del Bisagno e che, secondo la fonte più ripetuta ma non la più sicura, era proprio denominato “delle Carrae” per questa caratteristica. Recenti ipotesi, che hanno trovato un riscontro importante in un documento ritrovato nell’archivio della Confraternita del SS. Sacramento di Terpi, riguarda la presenza di un certo Carrega quale protettore del ponte. Potrebbe essere la vera origine del toponimo. Il primo maggio del 1800 il ponte fu testimone di una battaglia della campagna d’Italia. Il generale Massena fronteggiò e sconfisse un reggimento austriaco che assediava Genova. Fu in quella occasione che gli antichi mulini furono privati dalle pale e bruciati per costringere la popolazione alla fame. Quasi un secolo dopo, sui terreni che appartenevano ad alcuni nobili genovesi che volevano evitare la costruzione della seconda parte del cimitero di Staglieno nella zona delle Gavette, fu realizzato in occasione della esposizione universale del 1892 il campo dei velocipedisti, che diverrà famoso per aver, tra il 1898 e il 1907, ospitato le prime partite di foot-ball della storia italiana e ammirato le prime imprese sportive di una giovanissima squadra chiamata Genoa Cricket and football Club. Il Genoa vinse qui, come il Milan, il suo primo scudetto. Vittorio Pozzo vide qui il suo primo incontro di calcio, come testimonia la Gazzetta dello Sport dell’epoca.
Nel 1914 una alluvione priva il ponte di un’arcata; negli anni ’20 il ponte viene mutilato per permettere la costruzione della strada di sponda sinistra e da allora si presenta così come oggi lo conosciamo, con sei arcate. E’ la fine della dimensione bucolica della Val Bisagno e della trasformazione della vallata in zona di servizio ed è l’inizio, con il restringimento del Bisagno, dei problemi idrogeologici della città.

Due anni fa, dopo aver resistito alla furia del Bisagno per secoli, il Ponte è stato messo in pericolo dall’uomo, a causa di un progetto di demolizione fatto dalla Regione e Comune: a seguito di questo disegno il quartiere si è mobilitato in difesa del proprio Ponte affermando il valore storico e simbolico di questo bene e mobilitando il mondo della tecnica e della cultura in suo aiuto.
L’Università di Genova e il Politecnico di Milano sono venuti in nostro aiuto affermando la possibilità di un adeguamento idraulico. Si sono strette attorno al ponte associazioni di ogni sorta, compresa “A Compagna”, Fondazione Genoa, Palazzo Ducale, WWF e FAI. Proprio il Fondo Ambiente, con la passata edizione del censimento “I luoghi del cuore” ci ha permesso di arrivare primi a Genova nell’edizione 2012. In seguito a questa manifestazione di interesse la Soprintendenza per i Beni Artistici e Architettonici della Liguria ha posto un vincolo monumentale sul Ponte Carrega. Ora la nostra Associazione si appresta a raccogliere altre firme sempre per il censimento “I luoghi del cuore” per accedere ai fondi per completare il restauro del Ponte incominciato già lo scorso anno con una grande manifestazione di cittadinanza attiva con i volontari del CAI Bolzaneto appesi alle ringhiere per togliere le piante infestanti cresciute ai lati del ponte e con il resto della cittadinanza impegnata a carteggiare e a riverniciare la ringhiera ottocentesca.
L’Associazione chiese i permessi per lavorare sul Ponte un mese, ma dopo quattro giorni tutto era già finito. I tanti cittadini che accorsero a lavorare per il Ponte, dagli Scout ai centri sociali, dagli Ultras ai circoli Arci, resero le operazioni di restauro veloci e festose. Ora con la nuova raccolta firma l’Associazione vuole completare i lavori per riportare il Ponte all’antico splendore ricollocando l’antica edicola votiva al centro del Ponte (dove si trovava fino agli anni ’20 e fino all’arginatura della sponda sinistra) e ripristinando la vecchia illuminazione con i pali ottocenteschi che IREN ci ha concesso.

L’obiettivo è quello, ancora una volta, di portare l’attenzione su un “bene comune” al centro del mirino, patrimonio della vallata e della città.

Fabrizio Spiniello

Articolo comparso sul numero 2 del febbraio 2015 del giornale “Noi in 20 Pagine, il mensile della Polisportiva Alta Val Bisagno”, nella sezione “C’era una volta…”a cura della Associazione Amici di Ponte Carrega.

pallavolo_normac_notiziario-800x390-599x275

Passeggiata sull’Acquedotto-Luciano Rosselli

Al giorno d’oggi è difficile credere che per secoli le acque del Bisagno e dei suoi affluenti, siano riuscite a dissetare tutta Genova. Il continuo disboscamento e la messa a cultura del terreno hanno reso scarse le sue acque e diminuito il numero delle sorgenti che in passato gli valsero l’appellativo di “fiume”
Gli antichi documenti mostrano che già nel 200 AC in prossimità della fontana Coperclata, si sviluppava lungo la sponda destra del Bisagno un antico acquedotto romano che aveva origine nella pescaia del follo (attuale Giro del Fullo). Dopo l’anno mille, questo acquedotto fu abbandonato e iniziò la costruzione di quello medievale che sfruttava le sorgenti della valle del Veilino (toponimo che deriva dal termine dialettale Beo che significa derivazione d’acqua o ruscello). Nei secoli successivi l’acquedotto medioevale fu prolungato fino alla valle di Trensasco e in seguito fino a Schienadasino, riuscendo così a convogliare nel suo canale le abbondanti acque del Bisagno.
Nei primi anni dell’800, per catturare più acqua, e quindi aumentare la sua portata vennero incanalate nell’acquedotto anche le acque del rio Torbido , e in seguito quelle della valle del Concasca, dove scorre l’omonimo torrente chiamato anche Lavena. Con questi ultimi prolungamenti, l’acquedotto raggiunse la sua massima distanza dalla città.
Tra la valle del Veilino e quella di Trensasco vi sono la valle di Preli, dove scorre Il rio Figallo, e quella della Cicala che prende il nome dalla famiglia genovese dei Cicala, proprietaria della zona fin dai tempi antichi. La sensazione che si prova entrando nella valle della Cicala e passando a fianco delle rare case a ridosso del canale dell’acquedotto è quella di tornare indietro nel tempo: ogni angolo qui pare animarsi in un caleidoscopio di colori, ricordi, suoni, odori e fatica. Poco dopo il tramonto, le fronde degli alberi, che lambiscono il canale, si oscurano rapidamente in contrasto con l’orizzonte che riflette ancora la luminosità azzurra del cielo. In questa luce quieta, lo sguardo spazia sull’abitato della valle che sale tra piccoli orti coltivati e mulattiere che s’inerpicano verso il monte perdendosi poco oltre nel bosco. Il lungo nastro grigio dell’acquedotto si addentra nella valle ancora incontaminata, che mantiene le peculiarità tipiche della campagna, costituita da numerosi terrazzamenti e coltivi. La vegetazione è bassa e il tracciato è affiancato da vistosi resti di canali dismessi, a testimonianza dei continui rifacimenti e ampliamenti cui è stato sottoposto tutto il condotto. Per passare al versante opposto si attraversa il piccolo ponte-canale sul fossato della Cicala che sorprende per la sua aspra bellezza e per il silenzio intenso che la avvolge, pur essendo a così breve distanza dalla città. Appena passato il ponte, sulla destra c’è la derivazione che si inoltra per una cinquantina di metri fino alla presa, rasentando il fianco del fossato che scende a valle formando innumerevoli cascatelle di acqua limpida. Sul versante opposto della valle il paesaggio intorno fa da sfondo all’avvicinarsi della città; la bassa vegetazione e i pochi alberi evidenziano il tracciato dell’acquedotto permettendoci di attraversare questo lembo di paesaggio, tra i più belli e meno contaminati, sino ai tre ponti canali che si susseguono, ottimamente conservati. Il primo ponte ad unica arcata è sul rio Costa Pelosa, segue a poca distanza quello sul rio Pezzola a tre arcate e completo di scolmatori. Sul rio Borneli, il terzo ponte ad una arcata precede di poco un altro tratto franoso che ricopre il canale per un centinaio di metri. Il tracciato prosegue poi fino a incrociare l’abitato di Preli e continuare verso la città.

Luciano Rosselli
fotografo e autore di libri e siti web sulla Val Bisagno

Articolo comparso sul numero 3 del marzo 2015 del giornale “Noi in 20 Pagine, il mensile della Polisportiva Alta Val Bisagno”, nella sezione “C’era una volta…”a cura della Associazione Amici di Ponte Carrega.
1454740_665570156899009_793757123964178767_n
pallavolo_normac_notiziario-800x390-599x275

L’ultimo secolo in Val Bisagno-Matteo Marino

L’ULTIMO SECOLO IN VAL BISAGNO.

Ti propongo qualche ”vitamina” per aiutarti ad immaginare la valle del cemento e delle auto d’oggi, com’era all’epoca dei cavalli e del verde.
Un racconto che puoi ancora ripercorrere sul filo della memoria orale, tra la Scoffera e Sant’Agata mentre oltre, e fino alla foce, aiutano solo fotografie sbiadite e stampe, perché è stato tutto cancellato dai condomini ottocenteschi, spartiti da ampi viali alberati

Sopra il fondovalle congestionato, a mezzacosta lungo Le spalle montuose soleggiate dal sole di levante, le chiese come quella di Molassana alta, intitolata a s. Gb sono rimaste quelle d’un tempo, quando alla domenica, le contadine si vestivano a festa, ed i mariti s’atteggiavano con la sigaretta. Oggi con le vaste trasformazioni succedutesi rapidamente, il territorio è cambiato e con esso, l’aria della gente, anche di fronte all’obiettivo fotografico.
Ed intanto Paravagna un pastore, sempre di Molassana alta, s’incammina con la moglie e la mucca: ne resta memoria tra le tombe del cimitero
Nel fondovalle, a Molassana bassa, l’Olmo lungo il Bisagno è stato tagliato alla fine degli anni 80, cancellato, insieme all’omonima osteria, facendo posto al nuovo municipio, il IV della città di Genova.
Un’altra osteria, a Staglieno, conserva il profilo dell’edificio, ma in un contesto disseminato di condomini dove il bel pergolato sul terrazzo, accecato della vista, non avrebbe più senso
Un tempo i mulattieri ed i carrettieri per riposarsi dalla fatica del lavoro rivolto ai trasporti per la costruzione di case di famiglia, su per la costa, vi si fermavano appena possibile.
Ma i trasporti hanno traguardi più lunghi, con muli e mulattieri che guadagnano la salita di Preli per uscire dalla valle
Intanto tori, mucche e pecore cercano di scappare dai macelli di piazzale Bligny, mentre la diligenza a cavallo fa servizio tra Genova e Piacenza
Anche il ghiaccio costituiva un perno dell’economia del tempo. Ospedali e pesciai, avevano bisogno del freddo.
A san GB nel greto del Bisagno s’accendono i falò, accumulando le cassette recuperate dai fruttivendoli . Con i ragazzi di san Gottardo in competizione con quelli di Molassana che cercano di sfilarsele nottetempo per avere la catasta più alta.

Dalla valle del Mermi le Ville da villeggiatura, costellano il verde, e con la bella stagione i signori vi rientrano festeggiando con i bimbi del paese lanciandogli al volo le caramelle, dal calesse, ma solo una volta all’anno Nelle foto d’epoca quelle ville sono ritoccate per metterle in evidenza
E se viene la tosse asinina si va dallo zio a Capenardo o a Creto, per cambiare aria.

Ma la valle reca testimonianze antiche, timori di guerre, dalle quali difendersi sin dal Mille, come testimonia il Castelluzzo di Molassana che non ha nulla da invidiare al castello di Torriglia, oltre giogo. Anche quest’edificio militare viene evidenziato in foto con il ritocchino. Tralascio le fortificazioni, più recenti di sponda destra e sinistra, più prossime al grande porto. Mentre presso Davagna, alla Scoffera una tendopoli accoglie i soldati nel via vai dal fronte per la guerra del 15-18, mentre più di recente i cacciatori s’esercitano con il tiro al piattello sotto la via Emilia.

Oltre le costruzioni di difesa, la valle sin dal 200 a.C. fu munita dai romani, di un acquedotto, le cui piu antica vestigia s’ammirano sotto via Menini dove si staglia un arco dell’acquedotto romano.
Successivamente la Repubblica aristocratica dispiega sempre più a monte le prese dell’acquedotto, risalendo la sponda di ponente del Bisagno, per Molassana col Ponte sifone di fine 700 sul Geirato, studiato e valorizzato con grande impegno dal Circolo Sertoli in un decennio di lavoro.
L’acquedotto storico riforniva molti mulini come quello del ponte sul rio Torbido, altri ponti risalgono piu a monte la valle come quello imponente di Cavassolo.
Qui a Cavassolo il ponte dell’acquedotto non era accessibile ai pedoni, costretti a guadare il torrente nel greto. Si provò ad aprirne l’accesso ma l’osteria sottostante perdeva i clienti carichi di merce e così non se ne fece più nulla.

Le case popolari, come quelle di San Gottardo, coesistevano con retrostanti concerie ed orti che ora hanno lasciato posto ad alti condomini
Quelle dell’area popolarmente chiamata Arizona, ospitavano ragazzi che si potevan fare grandi scorpacciate solo di frutta colta dall’albero. Siamo in via Sertoli, a Molassana, furono realizzate negli anni trenta e destinate inizialmente agli abitanti del centro storico di Genova, i cui originari rioni venivano demoliti, nella zona di piazza Ponticello (Piano di Sant’Andrea).
Nel secondo dopoguerra s’inizia a costruire anche nel lungobisagno Dalmazia, quelle più recenti sono in via Adamoli E prima delle casette di piazzale Adriatico c’erano le baracche degli accampati.

Il Tram, di recente lascia posto alle automobili private, come il treno industriale a vapore che partiva dallo scalo merci di Terralba e per corso Sardegna dove serviva il Mercato ortofrutticolo, si spingeva sino alle officine del gas, alle Gavette, dinanzi a ponte Carrega, portando carbone alle officine, e rifornendo, poi anche i macelli ed altre fabbriche della zona
Tra i ragazzi che rubavano il carbone, e gli incidenti, il treno viaggiava scortato a passo d’uomo:
A sancire l’abbandono della linea , il ponte ferroviario in diagonale, dinanzi alle Gavette, venne demolito 10 anni fa.
Resistono il Ponte di sant’Agata, lungo la via romana, per la maggior parte interrato, ed il ponte Carrega tagliato a sei arcate delle 14 d’un tempo, sotto cura di animati amici che stanno restituendo al ponte anche la madonnina a metà carreggiata. Un tempo, a levante, sbarcava sulla seconda rotonda, dal lato del Mermi, a filo d’una bella osteria.

In valle, nel dopoguerra fioriscono i cinema, ed anche una discoteca di gran moda.
Il Cinema nazionale di Molassana, Il Perla, con la sua conchiglia e la perla al centro nell’insegna, costruito in via Piacenza verso la fine degli anni ’50. Sul retro una grossa piazza, nei periodi estivi fungeva da cinema all’aperto, caso unico in tutta la Valbisagno.
Il Cinema Esperia in lungobisagno Dalmazia, presso piazzale Adriatico aveva il tetto apribile durante l’estate.
Da via San Felice c’era “La Soffitta”. Alla Soffitta sono passati tutti i cantanti di successo, e per chi non aveva i soldi del biglietto dietro l’archivolto davanti all’osteria poteva arrampicarsi ugli alberi per vedere Patty Pravo oltre il canniccio davanti ai camerini.

Lo Stadio è stato rifatto per i mondiali, del 92, demolendo il vecchio campo del Genoa, nato come Stadio ed ippodromo, nella tenuta di villa piantelli per dono del padrone di casa appassionato di calcio e cavalli

La spianata del Bisagno ha accolto anche il circo di Buffalo Bill.

Queste brevi note mi sono state suggerite dalla bella presentazione odierna dell’ultimo libro di Luciano Rosselli sul filo delle fotografie che riempiono questo suo ultimo lavoro. Mentre gli amici di Pontecarrega me l’hanno sollecitato, obbligandomi a fare le ore piccole.

Matteo Marino
Centro culturale Terralba
Architetto e studioso della Val Bisagno

Articolo comparso sul numero 4 e 5 del maggio e del giugno 2015 del giornale “Noi in 20 Pagine, il mensile della Polisportiva Alta Val Bisagno”, nella sezione “C’era una volta…”a cura della Associazione Amici di Ponte Carrega.
14383345751541
pallavolo_normac_notiziario-800x390-599x275

I forti della Val Bisagno

I forti della Valbisagno
Maestosi e imponenti giacciono in cima alla loro montagna, isolati e dimenticati immersi nel loro silenzio. Sembrano essere lì da sempre, un tutt’uno con la natura. Il loro aspetto è ormai sfregiato dal passare delle stagioni, degli anni e dei secoli. Sono i Forti di Genova. Costruiti nelle alture tra il 1700 e la prima metà dell’Ottocento, difendevano la città e davano supporto alle Nuove Mura, innalzate nel Seicento. Nella zona della Valbisagno si affacciano il Forte Diamante, il Forte Puin, il Forte Sperone, il Forte Castellaccio e la Torre Specola.
Il suggestivo Diamante è tra le fortificazioni più antiche, infatti, per la sua posizione strategica, il sito è stato fortificato già dopo il 1507. In seguito, per controllare gli assedi austriaci del Settecento, è stata costruita una ridotta a base stellare, che servì, poi, da piattaforma al Forte vero e proprio che possiamo ammirare ancora oggi. Il Diamante si può raggiungere in vari modi: partendo dal Righi e proseguendo verso il sentiero che passa sotto l’osteria de “Le Baracche”, oppure prendendo il trenino di Genova Casella e scendendo alla fermata di Sant’ Olcese, da qui si procede per il sentiero che ci porterà in cima alla fortificazione. Insieme al Fratello Minore, terminato nel 1830, è il più ricco di storia e battaglie, con protagonisti francesi ed austriaci. Il piccolo Forte Puin è composto da una torre a base quadrata e un terrapieno con forma a base di “tartaruga”. È stato costruito tra il 1815 e il 1830 come collegamento tra il Forte Sperone e i Due Fratelli. Deve il suo nome alla sottostante “Baracca del padrino” (in genovese la “baracca” veniva chiamata “di Puin”). Il Forte dopo l’abbandono del ‘900, è stato ristrutturato nel 1963 dal pittore Parodi, che vi ha abitato per quindici anni. Si può raggiungere dal Righi, seguendo il “sentiero delle Farfalle” oltre l’osteria “Le Baracche”. L’imponente Forte Sperone è l’apice delle Nuove Mura e la sua importanza strategica era fondamentale. Il suo aspetto maestoso e minaccioso è caratterizzato da torri circolari donandogli l’aria di un antico castello medievale. La sua origine è molto antica, in questa zona già nel 1300 a causa delle battaglie tra Guelfi e Ghibellini, il sito è sempre stato fortificato e nel corso dei secoli si è provvisto di perfezionarla. Dalla Bastia in legno si è passati a quella in muratura e nel ‘600, con la costruzione delle Nuove Mura, è nata una prima versione del Forte, ma si è continuato a svilupparlo fino agli ultimi decenni dell’800 fino alla forma attuale. Abbandonato dopo le Guerre Mondiali, nel 1958 è stato dato in concessione alla Guardia di Finanza che vi è stata fino agli anni ’80. Si sono svolte molte manifestazioni, come eventi teatrali, matrimoni e “Luci sui Forti”. So può raggiungere partendo da piazza Manin e percorrendo via Carso e imboccando poi la via del Peralto. Il Forte Castellaccio fa parte di un complesso che comprende, oltre la fortificazione, la Torre Specola e insieme allo Sperone è uno dei più antichi e importanti. Torre Specola, chiamata dai genovesi anche “la torre rossa”, è famosa per essere vista da ogni angolo di Genova. Da ricordare che qui veniva sparato il tradizionale colpo di cannone chiamato “lo sparo del mezzogiorno”, usanza persa nel 1940. Il complesso attualmente non è visitabile ed è in parte in concessione alla Marina Militare, si può raggiungere percorrendo via Carso oppure prendendo la funicolare e superando l’osservatorio. Questi sono solo alcuni Forti che sono presenti a Genova, raccontati molto brevemente ma che nascondono dettagli e sfaccettature affascinanti. Sono un nostro patrimonio e un pezzetto della nostra storia, spesso si guarda verso il mare ma ogni tanto è bello voltarsi e poter ammirare i vecchi custodi della città.

Paolo Congiu
Fotografo e appassionato di Val Bisagno

Articolo comparso sul numero 6 del giugno 2015 del giornale “Noi in 20 Pagine, il mensile della Polisportiva Alta Val Bisagno”, nella sezione “C’era una volta…”a cura della Associazione Amici di Ponte Carrega.
Jpeg

Recupero del Truogolo di salita alla Chiesa di Staglieno

Appunti Legge Regionale

Questo post è visibile solo agli utenti registrati

Wiki Loves Monuments Genova 2015

Schermata 2015-07-23 a 11.46.04

Anche quest’anno sosteniamo Associazione Open Genova​ per l’iniziativa Wikiloves Monuments Genoa!
http://www.opengenova.org/wikilovesmonuments/chicipromuove/

http://www.opengenova.org/wikilovesmonuments/

Schermata 2015-07-23 a 11.46.04

Incontro con Maragliano

Questo post è visibile solo agli utenti registrati

La Costituzione in Piazza: il video con Fernanda Contri

FC

Pubblichiamo integralmente il video della manifestazione “La costituzione in piazza” con Fernanda Contri.

 

Domani Commissione per ex Officine Guglielmetti

Piano di Bacino Sovraimpressione

Domani alle 14:00 in Municipio aggiornamento sul progetto Ex Officine Guglielmetti. La cittadinanza è invitata a partecipare!

Schermata 2015-07-20 a 09.15.17

Stasera a teatro!

11760268_473228856173418_6278018806853184107_n

11760268_473228856173418_6278018806853184107_n

Incontro con Alice Salvatore per PDB

Questo post è visibile solo agli utenti registrati

Riunioni di quartiere

IMG-20150709-WA0015

Domani alle ore 20:00 in PIAZZA ADRIATICO si svolgerà la Commissione seconda del Municipio. Saranno analizzate le proposte dei cittadini, presentate in modo unitario da Associazione Amici di Ponte Carrega, Comitato di Piazza Adriatico, Centro di Documentazione Val Bisagno, Arci Ponte Carrega e singoli cittadini.
Domani è importante partecipare e dire la propria opinione su come spendere i fondi in maniera utile e condivisa!
Ci sono infatti ancora circa 100 mila euro deliberati dalla Giunta comunale lo scorso anno che possono essere investiti nel quartiere! Qui la delibera:
http://www.amicidipontecarrega.it/2014/09/09/112mila-euro-per-il-quartiere/
Martedì 21 alle ore 14:00 in Municipio ci sarà un altro appuntamento importante per il nostro quartiere. In Commissione seconda verrà fatto il punto della situazione sull’operazione delle Ex Officine GUGLIELMETTI. Sarà presente Coop Liguria. Nonostante l’orario è importante portare la voce dei cittadini anche in questa sede.

Partecipiamo!
commissione 15 luglio

Qui di seguito una foto dell’ultima riunione di quartiere insieme alla Parrocchia per parlare della ricollocazione della antica edicola votiva di ponte Carrega:
IMG-20150709-WA0015

Domani in Piazza Adriatico il Festival dell’Acquedotto!

Intervento di Giordano Bruschi
Intervento di Giordano Bruschi

Intervento di Giordano Bruschi

Domani in Piazza Adriatico si terrà la conferenza “Istria, una guerra per prenderla, una guerra per perderla” con Silvio Ferrari e la Comunità istriano dalmata. La conferenza avrà inizio alle ore 17:30 in Piazza Adriatico e fa parte del programma del settimo festival dell’acquedotto e delle antiche vie.
Il luogo scelto dal Teatro dell’Ortica per la sede dell’incontro è evocativo: nel secondo dopoguerra, prima le baracche e poi i palazzi popolari di Piazza Adriatico, ospitarono gli esuli di Istria, Giulia e Dalmazia oltre agli sfollati del centro storico bombardato. Per questo motivo l’amministrazione Adamoli scelse per queste zone di nuova edificazione i nomi di Lungo Bisagno Istria e Dalmazia, Piazza Adriatico e Via Spalato. Nel 1970 Piazza Adriatico accolse poi parte delle popolazioni di Via Madre di Dio distrutta per sempre dalla speculazione edilizia.
Con il professor Silvio Ferrari ripercorreremo le vicende storiche dell’Istria tra le due guerre mondiali.
A domani!Schermata 2015-07-06 a 16.32.17

Mirko Bonomi e il prof. Silvio Ferrari durante l'incontro

Mirko Bonomi e il prof. Silvio Ferrari durante l’incontro

 

L'intervento di Eugenio Bracco della Associazione Amici di Ponte Carrega

L’intervento di Eugenio Bracco della Associazione Amici di Ponte Carrega

Prossimi appuntamenti, Festival dell’Acquedotto e non solo!

Schermata 2015-07-06 a 16.32.17

Anche nel 2015 la Associazione Amici di Ponte Carrega partecipa al Festival dell’Antico Acquedotto e delle Antiche vie organizzato per il settimo anno consecutivo dal teatro dell’Ortica. Alle tradizionale stondaiate e agli spettacoli teatrali si accompagnano anche una serie di interessanti incontri e conferenze. Una di queste avrà luogo in Piazza Adriatico (Arci Ponte Carrega in caso di pioggia) Lunedì 13 luglio alle ore 17:30. Il professor Silvio Ferrari insieme a Mirco Bonomi e alla Comunità Istriano Dalmata presenteranno, in un luogo che riporta non a caso la memoria geografica di quei posti, la conferenza a ingresso libero: “Istria, una guerra per prenderla, una guerra per perderla”.

Qui il programma completo del Festival: http://www.teatrortica.it/festival-dellacquedotto/Schermata 2015-07-06 a 16.32.17    Schermata 2015-07-06 a 16.36.13

Oltre a questo appuntamento segnaliamo due incontri che si terranno nel quartiere nei prossimi giorni:

Venerdì 9 luglio alle 20:30 dai nuovi giardinetti di Via Ponte Carrega la Associazione Amici di Ponte Carrega e la Parrocchia di Montesignano hanno convocato un incontro pubblico per informare e aggiornare la cittadinanza sulla ricollocazione dell’edicola votiva di Pontecarrega, rimossa più di un anno fa per i lavori di viabilità nel quartiere.

Schermata 2015-07-06 a 15.27.11

Infine, Mercoledì 15 luglio alle ore 20:00 si terrà invece la Commissione seconda del nostro Municipio in Piazza Adriatico. Associazione Amici di Ponte Carrega, Arci Ponte Carrega, Comitato di Piazza Adriatico e Centro Documentazione Val Bisagno invitano la popolazione a partecipare alla commissione. Seguiranno altre comunicazioni.

 

Resoconto incontro Gianni Pastorino 1/7/2015 Regione Liguria

Questo post è visibile solo agli utenti registrati

incontro con assessore all’ambiente, 30 giugno 2015

Questo post è visibile solo agli utenti registrati

Riunione di quartiere

Questo post è visibile solo agli utenti registrati