Archive for febbraio 2015

La Bellezza e il decoro urbano

Da qualche tempo assistiamo a un pericoloso aumento dell’abbandono che non è solo  imputabile all’amministrazione: manca un generale il senso di rispetto e dell’importanza della qualità urbana degli spazi pubblici.

Il tema della bellezza è fondamentale da collegare a una idea di cittadinanza e di comunità.  

Occorre conoscere il territorio, occorre farlo vivere, ci vuole consapevolezza dei valori storici e ambientali che abbiamo intorno.

Avere bellezza significa avere qualcosa intorno con il quale potersi identificare: non è solo un bisogno retorico ma è un’autentica cura sociale contro il degrado.

Preoccuparsi del nostro passato significa preoccuparsi del nostro futuro.

Occorrono atteggiamenti nuovi: occorre una concezione dello sviluppo del territorio che non sia concepito esclusivamente a funzioni: dove metto il supermercato, dove metto l’albergo? Questo ragionamento lo si può fare al massimo in un deserto, ma non in una città storica.

Per una corretta pianificazione del futuro occorre partire prendendo spunto dalle testimonianze storiche che abbiamo perché esse ci disegnano una strada anche per riscattare questa nostra città per il futuro.

Il problema non è propriamente rilegare le nostre testimonianze monumentali all’interno un museo, non è nemmeno un problema di spesa e di manutenzione: rifare un muretto a secco o lastricare una creuza. Il problema è quello di ricreare le condizioni di un rinnovato senso civico che permetta di riutilizzare queste nostre testimonianze nell’uso quotidiano, consapevoli della loro grande forza vitale ed espressiva, un senso di identificazione nella bellezza.

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Ecco un esempio di come si sono ristretti gli spazi della bellezza, qui siamo a Borgo Incrociati: la dove c’era una piazza con un percorso pedonale alberato ora c’è un benzinaio affacciato sul fiume e alcuni parcheggi.

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Le arcate del ponte di S. Agata, facente parte dall’antica via romana, sono state abbandonate al degrado,  piante infestanti minacciano la sua conservazione.

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L’asfalto non ha risparmiato nemmeno le piccole piazzette all’interno del Borgo Incrociati andando a coprire gli antichi ciottolati.

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Questo è l’inizio del ponte di S.Agata all’interno del Borgo Incrociati, anche qui asfalto e degrado non sono degni dell’importanza del luogo.

Come esempio di recupero e fruizione degli spazi pubblici monumentali proponiamo e vogliamo rilanciare il progetto dell’architetto Matteo Marino per il recupero del ponte di S. Agata.

Questo progetto sarebbe in grado di restituire all’antico ponte la sua funzione originale potendolo ripercorrere a piedi o in bicicletta.

Il tratto di ponte che rimane sotto via Canevari sarebbe rimarcato da lastroni e utilizzato come attraversamento pedonale. In questo modo sarebbe riqualificato a nuova funzione anche l’antico Borgo Incrociati, oggi molto colpito dagli ultimi eventi alluvionali.

Oltre alle necessarie opere di mitigazione del rischio idrogeologico, questo progetto dovrebbe essere perseguito per rivitalizzare una parte preziosissima della nostra città.

LatoBisagno

LatoDePaoli

 

Il testo del post è stato liberamente ispirato dagli argomenti trattati dal convegno-conferenza dell’Arch. Matteo Marino – “Noi di Val Bisagno”

Elogio della Bellezza

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SENTENZA: “IL PONTE ASSOLTO PER NON AVER COMMESSO IL FATTO”

 

La salvaguardia di Ponte Carrega.

Apprendiamo con soddisfazione della mozione votata alla unanimità dal consiglio comunale per la salvaguardia di Ponte Carrega. La notizia ci da spunti per alcune riflessioni maturate in questi anni di lavoro a difesa del Ponte.

Una prima riflessione ci dice che la politica non può essere sottomessa dalla tecnica e che la tecnica non deve essere strumentale alla politica: arrogarsi il diritto di imporre decisioni sotto la copertura e la giustificazione delle leggi scientifiche non è eticamente giustificabile. La politica non deve fermarsi di fronte alla tecnica ma deve rapportarsi con essa con tutti gli strumenti a sua disposizione: i più importanti strumenti di controllo sono il dibattito pubblico e la partecipazione dei cittadini al processo di gestione e governo del territorio. Rischiamo altrimenti una politica inumana, moralmente ignava, colpevole cioè di non voler comprendere fino in fondo le questioni della tecnica e di lasciare a questa ultima la responsabilità delle scelte e il lavoro “sporco” per arrivare a dire e realizzare qualunque cosa: “E’ la scienza, Signori, che ce lo impone” sarebbe la giustificazione più utilizzata: una bugia detta senza forse davvero comprendere fino in fondo le ragioni e la opportunità di quelle scelte, dettate da altri interessi. Noi siamo intervenuti in questo frangente: abbiamo studiato, ci siamo formati e informati, abbiamo cercato competenze al di fuori delle nostre conoscenze e competenze. Lo abbiamo fatto prima di tutto per una questione di dignità di un territorio che non vuole essere periferia nel senso classico di “banlieu” e rivendica una propria dimensione di bellezza che si oppone all’oblio di questi ultimi tempi.

La mozione pone anche un altro interrogativo etico, che non pone solo l’attenzione sulla idea di sviluppo di una città, ma piuttosto sulle priorità della nostra società: quali sono le priorità del nostro mondo? Fino a che punto possiamo spingerci, per esempio, per realizzare una infrastruttura? Il “progresso” fino a che punto può spingersi? Salvaguardare la storia, il nostro bagaglio culturale e identitario è un prezzo che possiamo pagare con leggerezza? In una società che svilisce il mondo della cultura e della scuola, che favorisce l’economia piuttosto che la comunità, questo interrogativo non diventa di facile risposta e rischia di trasformarsi in una domanda che travalica il mero esempio genovese e porta l’attenzione sullo “scontro di civiltà” che viviamo tutti i giorni, tra chi assiste passivamente contribuendo allo sfacelo e chi non rimane in silenzio e pensa ad una idea diversa di comunità e società. Può una opera, una infrastruttura essere messa davanti a tutto, davanti alle nostre sensibilità, alla nostra umanità?
In definitiva, perchè un gruppo di liberi cittadini si è voluto indignare e muovere per un così piccolo monumento presente nel proprio altrettanto piccolo quartiere? Crediamo che sia stato fatto soprattutto per salvaguardare il nostro futuro: preservare i simboli del nostro passato non significa fare un esercizio retorico, non significa essere dei malinconici individui attaccati ad una idea romantica di esistenza. Difendere il nostro passato, per citare Luca Borzani, significa difendere il nostro futuro. Significa dare un segnale alla città, non ripetere una nuova Via Madre di Dio. Preservare la Bellezza di un luogo e tutto ciò che è insito nel significato di bellezza stesso (l’umanità, il potenziale aggregativo di un luogo, il rispetto del paesaggio) significa rispettare e dare spazio alla bellezza nella sua dimensione pubblica di Bene Comune. Siamo a un bivio. Come immaginiamo la nostra società, e quindi la nostra città del futuro, quello spazio cioè dove si esplicita in maniera pubblica la nostra idea di società?
Ponte Carrega non è solo un insieme di pietre che si oppone alla furia del Bisagno: è una parte di città fatta di persone che vuole prendersi cura di un nostro territorio offeso dalla speculazione e ancor più dall’oblio della nostra democrazia.

L’idea di Bellezza è un tema politico che dovrebbe, senza retorica, fare parte dell’agenda politica di questa Regione e di questo Paese: l’articolo 9 della Costituzione ne è il fondamento giuridico e da qui passa il messaggio di una idea di cittadinanza, di una idea di cultura e di civiltà slegata dall’individualismo, dalla privatizzazione degli spazi pubblici, dalla autoreferenzialità e superficialità di un certo modo di fare politica che vorremmo vederci finalmente alle spalle.


Consiglio comunale: http://www.comune.genova.it/content/consiglio-comunale-seduta-del-24-febbraio
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http://genova.erasuperba.it/notizie-genova/ponte-carrega-valbisagno-no-demolizione
http://www.genovatoday.it/politica/ponte-carrega-demolizione.html
Qui il link della mozione approvata alla unanimità dal Consiglio comunale:http://www.comune.genova.it/sites/default/files/20150224_demolizione_ponte_carrega_moz.pdf

L’aria che tira – La7 – Piazza Adriatico: a Genova vendono case a rischio esondazione

Un altro servizio a livello nazionale riguardante Piazza Adriatico, trasmissione “L’aria che tira” – La7- servizio del 11-02-2015 – Link


Ponte Carrega ancora una volta Luogo del Cuore Fai!

logo-FAIOggi sono stati presentati a Milano i risultati del censimento internazionale promosso dal FAI -Fondo Ambiente italiano- I Luoghi del Cuore 2014.

Ponte Carrega nel 2012 si classificò primo luogo del cuore della Provincia di Genova: il ponte non era ancora stato vincolato con specifico decreto da parte del Ministero e quel risultato contribuì in maniera importante al suo vincolo. Le firme per quell’occasione furono raccolte in breve tempo e con urgenza per sensibilizzare l’opinione pubblica nell’intento di salvare il ponte dal possibile progetto di abbattimento e per valorizzarlo. Questa seconda tappa risponde a questa esigenza di protezione e valorizzazione che risponde allo scopo e allo spirito del censimento del Fondo Ambiente e della Associazione Amici di Ponte Carrega.

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La cosa più sorprendente di questa edizione del censimento è che questa volta, pur senza grandi clamori e con poca pubblicità (solo un paio di banchetti organizzati!), abbiamo riproposto la raccolta firme che con nostra grande sorpresa ha avuto di nuovo grande successo: mentre nel 2012 eravamo stati noi a promuoverla in prima persona, questa volta siamo stati soprattutto coordinatori e raccoglitori delle firme raccolte in giro per Genova e la Val Bisagno da cittadini e comitati che hanno raccolto molto spesso le firme in maniera autonoma e spontanea per Ponte Carrega: a tutte queste persone va oggi il nostro ringraziamento e il riconoscimento di questo ulteriore risultato ed obiettivo raggiunto dalla nostra vallata e dal Nostro Ponte! L’obiettivo di superare le mille firme è stato ampiamente sfondato e ora potremo partecipare al bando per cercare di ottenere quei finanziamenti per restauro che nel 2012 non eravamo riusciti ad ottenere per la mancanza di un dettaglio nel progetto di riqualificazione, chiudendo quindi un percorso incominciato nel 2012. Quest’anno, grazie allo studio di architetti Mangeruca, ci siamo mossi in anticipo per cercare di proporre al Fai un piccolo progetto per rendere questa parte di vallata più bella!

Il progetto verrà presentato in una delle prossime riunioni di quartiere.

Quest’anno il ponte si è classificato 3° luogo del cuore di Genova, rimanendo quindi sul podio e piazzandosi davanti alla Villa della Duchessa di Galliera di Voltri e all’Acquedotto storico e classificandosi al 207° posto su scala nazionale sugli oltre 20 mila luoghi segnalati e sui 1.658.701 voti complessivi (1 milione e seicentomila!) che hanno fatto di questa edizione una edizione record!

Il censimento del Fai ha poi riconosciuto, per la prima volta e con grande soddisfazione per la nostra Regione, la vittoria di un bene del cuore ligure: è arrivato infatti primo nella classifica nazionale il convento dei frati Cappuccini di Monterosso al Mare http://iluoghidelcuore.it/risultati# con oltre 110mila voti raccolti!

Il ponte è arrivato secondo nella categoria settoriale “ponti” a livello nazionale – un risultato per noi molto soddisfacente che ci permette di rientrare a pieno titolo nei piani di finanziamento del FAI e che ci rende orgogliosi del risultato raggiunto per il nostro quartiere e la vallata!

Grazie a tutti per aver partecipato!

Rassegna stampa Fai per recupero di Ponte Carrega nella scorsa edizione:

http://www.fondoambiente.it/Attivita-FAI/Index.aspx?q=recupero-del-primo-luogo-del-cuore-di-genova

Link Classifiche Luoghi del Cuore 2014: http://iluoghidelcuore.it/risultati#Fai3


Qui sotto riportiamo un video di repertorio sull’intervento di pulizia promosso dagli Amici di Ponte Carrega nel 2013

 

Un po’ di rassegna stampa

Linkiamo gli articoli delle redazioni web de Il Secolo XIX e La Repubblica sulla fantasiosa idea di una cabinovia sospesa a 35 metri di altezza sul Bisagno (una idea fantastica per favorire i negozi di vicinato evidentemente, ndr!): Secolo XIX: http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2015/02/17/ARCHe6YD-trasporto_valbisagno_progetto.shtml, La Repubblica: http://genova.repubblica.it/cronaca/2015/02/17/news/cabinovia-107551502/#gallery-slider=107565594.

Qui potete vedere il video realizzato da Il Secolo XIX Web dopo il convegno di ieri mattina, a presentazione avvenuta: http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2015/02/17/ARCHe6YD-trasporto_valbisagno_progetto.shtml mentre qui di seguito trovate l’articolo sulla Cabinovia della Val Bisagno anticipato in un articolo comparso sulla Gazzetta del Lunedì:

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 Qui il commento alla notizia del Comitato Si Tram:http://genova.mentelocale.it/63240-genova-funivia-sulla-valbisagno-progetto/.
Sempre sulla Gazzetta del Lunedì è comparso un articolo sul restringimento dell’argine destro del Bisagno con alcuni aggiornamenti: potete leggere l’articolo completo in formato pdf cliccando <qui>

 

Ieri infine in consiglio comunale si è parlato del degrado dell’Acquedotto storico e della scuola di Via Lodi a seguito degli ultimi interventi sui media locali e nazionali (Era Superba:http://genova.erasuperba.it/notizie-genova/acquedotto-storico-valbisagno-degrado-frane-discariche e La7: http://www.la7.it/laria-che-tira/video/a-genova-la-scuola-più-a-rischio-d’italia-06-02-2015-146822). Per quanto riguarda la scuola di Via Lodi è importante sottolineare come non ci siano centraline per il rilevamento della qualità dell’aria nelle vicinanze della più grande autorimessa di autobus della Regione! (le più vicine si trovano in corso Europa e Corso Buenos Aires!).

Qui potete leggere la sintesi del consiglio di ieri su Acquedotto (400 mila euro stanziati per recupero con fondi Por) e scuola di Via Lodi, oltrechè per la passeggiata di Nervi e la scalinata Borghese di Piazza Tommaseo: http://www.comune.genova.it/content/consiglio-comunale-seduta-del-17-febbraio

 

Dal bacino del Mediterraneo per parlare di Partecipazione a Ponte Carrega

Domani dalle ore 15:00 a Ponte Carrega accoglieremo 14 rappresentanti di associazioni e organizzazioni che lavorano nell’ambito della Partecipazione attiva provenienti dal bacino del Mediterraneo, dall’Africa del Nord, dall’Europa e dal Medio Oriente. Faremo loro visitare il quartiere e parleremo di Partecipazione confrontandoci e scambiandoci idee e esperienze: faremo vedere loro l’edificio per il Bricoman e il complesso delle ex officine Guglielmetti, esempi di una partecipazione mancata che travalica i confini nazionali come “Casi studio”. Alle ore 17:00 il seminario si sposta nella sala del Camino di Palazzo Ducale per continuare il dibattito e il confronto che rientra in un programma finanziato dalla Commissione Europea nell’ambito del programma Erasmus+ ed è organizzato dalla Associazione di promozione sociale milanese Joint.

Il nostro ringraziamento va alla Associazione Joint per aver pensato a Ponte Carrega e alla nostra associazione.comunicato stampa incontro 17 febbraio

Noi di Val Bisagno, alla scoperta della bellezza

Una bellissima iniziativa partita dal Centro Terralba: “Noi di Val Bisagno, alla scoperta della bellezza”, realizzata anche con il patrocinio di Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura e dei Municipi Bassa Val Bisagno e Media Val Bisagno .

Un progetto in cui noi crediamo fortemente e che speriamo rappresenti solo l’inizio di una rinnovata sensibilità verso il bello, al decoro urbano e al bene comune, per la nostra vallata, per la nostra città.

Un evento che abbiamo voluto seguire e riprendere con alcuni video perché crediamo che questi temi non devono rimanere segregati, a disposizione solo di quei pochi che hanno potuto essere presenti, ma devono diventare patrimonio comune di tutti: un unico un sentire, il sentire di un’intera comunità che si stringe intorno al suo futuro conservando e utilizzando il suo passato. 

c’è un bisogno di bellezza!

Qui sotto il video della presentazione e la conferenza dell’architetto Matteo Marino


 

Scarica qui il volantino Noi di Val Bisagno

Non è il relitto di del Titanic

Non è il relitto di del Titanic o di un’altra nave in fondo al mare!… si tratta dell’enorme edificio per il Bricoman di Ponte Carrega in fase di costruzione. Sempre di un naufragio si tratta: il naufragio dell’agenda 21 per la Val Bisagno e della Smart City.

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Per coloro a cui piace il nuovo edificio per il Bricoman nulla da dire, ognuno sceglie, aspira, immagina il suo futuro come meglio crede. Questa è anche la visione politica delle amministrazioni che fino ad oggi ci anno traghettato fino a questo punto.

Il post non è un giudizio sulla qualità del manufatto, che parla da solo, oggi è quasi completato, ma è l’intendo di ricordare un dato di fatto: con questo tipo di intervento è definitivamente naufragato il progetto dell’agenda 21 per la Val Bisagno. Per chi non sa cosa sia questo progetto, ma esprime un giudizio sul fatto che “qualcosa si doveva pur costruire e che l’area è decisamente migliorata rispetto a prima”, significa che ignora queste linee guida.

L’agenda 21 sono linee guida per il ventunesimo secolo, furono stabilite dopo la sottoscrizione del Comune di Genova alla carta di Aalborg. Il post esprime quindi un dato di fatto, non una opinione: questo intervento pregiudica e va nella direzione opposta alle linee di intervento dell’agenda 21 e della carta di Aalbrog.

Non accaso la prestigiosa rivista americana “WIRED” (in edizione italiana) riferendosi a Genova, pubblica un articolo con questo titolo “Così annega una smart city“, citando proprio la cementificazione di Ponte Carrega.  La riqualificazione per essere tale deve essere qualificante. Deve andare verso una direzione di sostenibilità, verso la diminuzione del traffico privato, consumo di suolo zero, verso un vero benessere delle persone.

Quindi la questione è se volgiamo essere una città che viaggia nella direzione europea o no: altrimenti perché abbiamo sottoscritto la carta di Aalborg? Perché vogliamo essere una città smart? Perché abbiamo speso soldi per definire l’agenda 21 se poi non viene rispettata? Queste amministrazioni ci hanno fatto ripiombare negli anni 60-70 con un consumo di suolo incontrollato (qui si è costruito tre volte il costruito)

Ci dicono che prima c’era una industria inquinante, ma non dicono che era dismessa da 20 anni. Un quartiere squartato per più di mezzo secolo con un cementificio polveroso e inquinante. Questo quartiere si aspettava una vera riqualificazione nel senso indicato dall’agenda 21, non una nuova area CAMPI. 

 

Foto da Google Earth

A Genova la scuola più a rischio d’Italia

Oggi l’emittente televisiva LA7, durante la trasmissione “L’aria che tira” ha trasmesso un servizio relativo alla scuola Mazzini-Lucarno in Val Bisagno.

La7

Ricordiamo che anche noi avevamo pubblicato qualcosa riguardo alla criticità della scuola in oggetto, ecco il link del post.

Alle cose dette dal servizio di La7 noi aggiungiamo che presto a questi bambini della scuola, la Coop-Talea toglierà anche la vista sulla collina di Montesignano, al posto della Chiesa di S.Michele si mostrerà in tutta la sua imponenza un albergo (a tre stelle, alto c.a.  35m e lungo c.a. 40m), collocato a pochi passi da un torrente e da una viabilità di sponda a grave rischio idrologico.

Chiediamoci con quali valori e riferimenti di spirito potranno crescere questi bambini.

Sopra alla grane struttura Coop, in bella vista dai parchi dei forti, sorgerà anche un enorme parcheggio di interscambio (tra cosa? forse fra auto e carrello.. non spetta a noi giudicarlo) ma saranno comunque soldi pubblici spesi in oneri di urbanizzazione.

Questa foto era stata elaborata a suo tempo dal nostro staff, (nei render del progetto originale non abbiamo trovato una vista che rappresentasse l’impatto del nuovo edificio visto dal basso dalla sponda destra del torrente Bisagno). Forse è un render artigianale ma l’idea dell’impatto sul paesaggio dovrebbe comunque darlo. Questo nostro sforzo voleva essere di aiuto ai proponenti per fare due conti, dare uno spunto di riflessione sul tipo di impatto che ancora oggi vogliono imporre al quartiere e a tutta la comunità della Val Bisagno.


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Tutti i loghi

Oggi, il 4 febbraio 2013 – 2015 – l’associazione Amici di Ponte Carrega compie ufficialmente due anni.

In realtà l’aggregazione di cittadini attivi di ponte Carrega e Piazza Adriatico nasce prima, ma il 4 febbraio 2013 viene depositato lo statuto dell’associazione dopo aver condiviso il Manifesto.

Poco prima di depositare lo statuto per diventare formalmente “associazione” avevamo lanciato un concorso per scegliere il simbolo. Molte furono le adesioni, la scelta fu difficile. Il logo di Eugenio Bracco fu scelto come il migliore in grado di rappresentare con semplicità il nostro motivo di essere, la nostra narrazione. Il Sito web non esisteva ancora.

Per ricordare questo importante evento ecco a voi la presentazione di “TUTTI I LOGHI“, sono i nostri loghi.

 

Il prodotto coop

 

Altri Carrelli

Negli ultimi giorni sono usciti diversi articoli che fanno riferimento alle aree delle ex-officine Guglielmetti a Ponte Carrega: secolo XIX del 31-01-2015 “Talea torna alla carica per la Coop nell’ex deposito Guglielmetti”, oppure quello del 29-01-2015 “Il Bisagno non è esondato in piazzale Bligny così la Coop alla Guglielmetti è salva”.

Questi articoli, insieme ad altri usciti in questo periodo, sembrano voler far intendere al lettore che ci sia una specie di “incubo” per il Comune nel caso in cui il progetto del grande “mall” di Coop non si possa realizzare per imprevisti impedimenti legati alla sicurezza delle aree e allo stato di emergenza per il rischio idrogeologico.

Le cose non stanno così.

Lo sa bene il Consiglio comunale che durante una commissione del settembre 2014 mise a tacere un dirigente del Settore Urbanistica che faceva intendere ai consiglieri il diritto di Coop di chiedere i soldi indietro in caso di voto contrario del Consiglio alla doppia variante al Puc, che ad oggi non prevede in quell’area una destinazione ricettiva (albergo). Il voto di un Consiglio Comunale è un voto sovrano e una impresa che abbia fatto i conti senza l’oste deve considerare l’alea derivante dal rischio d’impresa che grava su qualsiasi imprenditore di questo mondo. E’ impensabile infatti che un qualsiasi operatore possa comprare un’area “chiavi in mano”, incluso il cambiamento climatico e le diverse valutazioni del rischio idrogeologico, varianti e cambiamenti del piano urbanistico,  che per forza di cose passano dal voto sovrano del consiglio comunale. Si tratta chiaramente di fantascienza: tuttavia i giornali sembrano intendere proprio questo, affermando che il costruttore ha, a suo tempo, comprato un’area con le dovute rassicurazioni politiche e soprattutto giuridico-contrattuali circa il buon esito della propria operazione e la realizzazione del centro commerciale e tutto ciò che ne consegue (albergo compreso, anche se non è previsto dal Puc?). No, noi non ci crediamo e rimaniamo dubbiosi sulle affermazioni fatte dai giornali: davvero qualcuno si è premurato di assicurare a Coop ogni tipo di garanzia non solo politica, ma anche contrattuale, circa la realizzazione di una attività ricettiva non prevista nè dal piano regolatore del 2000 nè dall’attuale Puc adottato in attesa del nuovo?

Per chi non ha seguito questo caso sin dall’inizio vorremo fare chiarezza su alcuni punti:

L’area delle ex officine Guglielmetti fu venduta il 5 febbraio 2010 dalla società AMI spa in liquidazione attraverso un pubblico incanto a cui partecipò una sola società: la Talea (Coop), che risultò ovviamente il  vincitore (aperture delle buste avvenuta il 5 marzo 2010) Il bando prevedeva come base d’asta un costo di 25.000.000 euro.

(Vedi articolo: Repubblica http://genova.repubblica.it/cronaca/2010/03/02/news/l_officina_dei_bus_guglielmetti_diventa_un_centro_commerciale-2617001/)

L’area acquisita da Talea era già stata destinata ad avere un indirizzo urbanistico compatibile per un eventuale ampliamento del centro commerciale esistente. La trasformazione ha assunto specifica rilevanza con la variante urbanistica a cui si rimanda agli atti della D.C.C. n°57 del 28 luglio 2009.

Si ricorda che alla vendita delle aree si era opposta la Provincia, che però diede il via libera alla cessione delle aree con atto dirigenziale n. 5753 in data 29/09/2010 dove no ha più ravvisato profili di illegittimità su detto provvedimento, riscontrando il superamento dei rilievi formulati in precedenza.

(a gara già vinta)

(Vedi articoli: Il secolo http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2010/11/12/AMbbFIFE-polo_commerciale_valbisagno.shtml)

Proprio il dubbio sulla legittimità dell’operazione di vendita, ancora in essere durante le fasi dell”asta e nel periodo successivo, potrebbe aver indotto a scrivere nel contratto di vendita una clausola di salvaguardia per tutelare il compratore, ma questo è normale.

In base a questi fatti l’intervento di ampliamento del centro commerciale Coop è legittimo e conforme alla destinazione urbanistica assegnata alle aree. Quindi i giornali hanno ragione fino a questo punto: la realizzazione di un centro commerciale in continuità con l’adiacente centro commerciale Bisagno di piazzale Bligny è un diritto acquisito da parte del costruttore.

Quello che non era previsto al momento della gara e non è tuttora previsto dal piano regolatore è la funzione ricettiva delle aree, ovvero la possibilità di costruirci un albergo, cosa che invece Coop ora si prefigura voler fare per massimizzare il valore immobiliare delle aree che nel frattempo sono diventate meno appetibili, sia per la crisi, sia per l’inflazionata presenza di capannoni vuoti presenti in città e in tutta la Val Bisagno (edificio per il Bricoman compreso, in parte invenduto). Chi andrebbe mai ad acquistare una parte dell’ex struttura Guglielmetti per aprire una attività commerciale, quando quell’area è stata acquisita dal comune per una cifra “monstre” di 26 milioni di euro (contro un valore commerciale di 8 milioni), quando a pochi metri e in tutta la Val Bisagno ci sono capannoni sfitti che possono essere affittati per molto meno? Questo è quello che deve aver pensato la Sogegross quando nel 2010 fu approvato l’edificio per il Bricoman: perché insediarsi nell’area Guglielmetti quando posso usufruire di spazi meno costosi nel nuovo edificio a fianco? Ecco quindi che per rientrare dell’investimento oneroso, ormai compromessa la destinazione commerciale e preso atto che quella industriale residuale non è mai potuta decollare (anche se una attività legata alla produzione di cibo integrata al centro vendite sarebbe potuta essere una buona alternativa), ai proponenti non rimanevano che due scelte: lasciar da parte una buona porzione di capannoni in attesa di tempi migliori, ma lasciando l’investimento fermo e andando in perdita; oppure proporre una diversa destinazione d’uso: quella ricettiva e quindi l’albergo.

Come associazione abbiamo sempre sostenuto che questo cambio di destinazione d’uso è migliorativo rispetto alle precedenti destinazioni, ma tuttavia questo deve avvenire con un disegno architettonico idoneo al contesto delle aree urbane esistenti che sono storicamente consolidate.

Contrariamente a queste considerazioni il progetto presentato da Coop-Talea si è presentato da subito incapace di sposare questa logica migliorativa, come forse era nelle intenzioni dei proponenti: le modifiche già apportate dimostrano quanto fosse stato tenuto di poco conto il tessuto urbano del quartiere e del suo territorio. Si ricorda che in prima istanza il progetto era stato presentato addirittura con una rampa elicoidale altra 18 metri davanti al borgo storico e alle case di Ponte Carrega (per intenderci una rampa elicoidale del tipo presente in Lungo Bisagno presso la concessionaria Peugeot).

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Il progetto è un enorme ufo che incombe dall’alto sulla vallata con una enorme torre alberghiera disposta lungo il torrente Bisagno a mò di diga, a ripetere come se nulla fosse successo, l’infelice operazione dell’edificio per il Bricoman, davanti al borgo storico di Ponte Carrega e la Chiesa di S. Michele: quest’ultima viene coperta alla vista dalla sponda destra del Bisagno. E’ un po’ come se i palazzi verde e rosa di lungo Bisagno Dalmazia (quelli del bar Diana) venissero ripetuti in un continuum tra la concessionaria ex cinema Esperia e la baracchetta del fruttivendolo di Pontecarrega: valutate voi l’impatto che potrà avere!

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Il progetto presentato ha una sola logica di lettura: è un autentico monumento al commercio che si impone sopra ad ogni altra cosa come il paesaggio e la identità dei luoghi.  Ricordiamo, a chi non lo sapesse ancora, che i dirigenti che tirano le fila di questo progetto sono gli stessi che hanno promosso e attuato il vicino edificio per il Bricoman. Forse è anche per questo che nel procedimento della nuova Coop si riscontra la stessa sensibilità ai temi del paesaggio e della partecipazione (vi ricordate che tipo di partecipazione è stata svolta per l’edificio per il Bricoman!?)

Il procedimento per il cambiamento della destinazione d’uso delle aree acquisite da Talea, deve passare da  una variante al piano urbanistico. Questo passaggio comporta necessariamente un’approvazione da parte della maggioranza del Consiglio Comunale: quindi non è una decisione della Giunta ma un passaggio che prevede un consenso della maggioranza dei consiglieri comunali.

Da parte nostra abbiamo chiesto ai vari gruppi consiliari di condizionare il loro “si” all’attuazione di un percorso di partecipazione in grado di migliorare effettivamente il progetto con la tecnica della “moltiplicazione dell’opzione”. Ovviamente l’approvazione del consiglio dovrà avvenire dopo il percorso partecipato tenendo conto dell’esito del percorso stesso. Il tempo per fare questo percorso è stato stimato in tre mesi. Con la buona volontà si sarebbe già potuto svolgere ben due volte da quando lo avevamo richiesto. Il nostro non è un tentativo di sovrapporci al Consiglio, semmai il nostro intento è quello di contribuire alle scelte decisionali che spettano al consiglio in modo da rendere l’impatto della nuova costruzione meno impattante: il quartiere infatti è già stato messo a dura prova con il vicino “Mostro” edificio per Bricoman: due mostri sono veramente troppo! sia per il quartiere, sia per questa valle e per questa città.

Per quanto riguarda la presunta clausola contrattuale per la quale se il compratore delle aree non potrà realizzare quello che vuole e potrà pretendere la restituzione della somma versata, secondo noi è poco credibile, almeno nei termini presentati dai giornali. Tale clausola se c’è deve essere stata necessariamente indicata nel regolamento di vendita dell’asta pubblica, non può essere un accordo “segreto” e non può essere ne precedente alla vendita, ne successivo, ma compreso nel regolamento dell’asta pubblica. Quindi per averne una idea basterà guardare cosa scriveva il bando. (Verificheremo)

Comunque ci sembra poco credibile la presenza di una clausola vincolante che assicuri destinazioni urbanistiche future e non previste prima della vendita. Questa possibilità sarebbe un vero ricatto, una carta bianca concessa a un soggetto privato, veramente poco credibile e difficilmente accettabile da un’amministrazione: il Consiglio Comunale sarebbe esautorato e avvilito nel suo potere decisionale.

Stando a questi fatti secondo noi ci sono ancora tutti i termini per migliorare il progetto nel rispetto del tessuto storico esistente: basterà che il Consiglio Comunale richieda, come condizione preliminare alla delibera favorevole, lo svolgimento di un reale percorso di partecipazione con il territorio e i soggetti portatori di interesse. Diversamente il consiglio potrà negare la nuova destinazione e il proponete non potrà fare altro che procedere senza la realizzazione dell’albergo: ma gli conviene?

Coerentemente con la propria missione sociale, Coop Liguria non si limita a vendere scatolette: tutela l’ambiente; promuove la cultura, la socialità e l’aggregazione; diffonde stili di vita più sani, attraverso un articolato programma di attività di educazione al consumo consapevole; attua campagne di solidarietà.”  dal sito Coop Liguria.

. ma allora perché non fare un vero percorso partecipato per il miglioramento del progetto? Quello che fino ad oggi è stato svolto, in assenza di una legislazione in materia, sono solo assemblee pubbliche di presentazione di ciò che il proponente aveva deciso di fare a suo insindacabile giudizio: i miglioramenti li ha decisi solo lui, nel modo in cui piacciono a lui, come conviene solo a lui. Un modo di procedere opposto al principio di partecipazione dove il territorio è sempre sconfitto. Questo film lo abbiamo già visto per l’edificio Bricoman, è la stessa regia!.  

Dallo statuto sociale Coop Liguria
TITOLO I
COSTITUZIONE, SEDE, DURATA, SCOPO E OGGETTO

ARTICOLO 1
Denominazione
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La Cooperativa persegue la funzione sociale,
lo scopo e i principi mutualistici senza fini di
speculazione privata previsti dall’art. 45 della Costituzione.
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ARTICOLO 4
Scopo e oggetto sociale
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– promuovere ed organizzare attività e
servizi culturali, ricreativi e socialmente utili;
– contribuire a tutelare l’ambiente;
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